venerdì 28 dicembre 2018
NEL 2019 AUMENTANO GAS, RC AUTO E MULTE
COME DA TRADIZIONE LA MAZZATA TARIFFARIA ARRIVA CON IL CAPODANNO. E POTREBBE ARRIVARE A OLTRE 900 EURO A FAMIGLIA
LE ASSOCIAZIONI A TUTELA DEI CONSUMATORI STIMANO UN RINCARO ANNUO PER FAMIGLIA DI 26 EURO SOLO PER IL GAS…
Antonio Castro per “Libero quotidiano”
Aumentano gas, Rc auto e multe. E va già bene perché il leggero ritracciamento del petrolio ha fatto scendere la bolletta elettrica (con un risparmio di "ben" 50 centesimi l' anno). Come da tradizione la mazzata tariffaria arriva con il Capodanno. E potrebbe arrivare a oltre 900 euro a famiglia. Di sicuro si rischia di farsi andare per traverso cenoni e libagioni natalizie varie. Il 2019 si annuncia davvero pirotecnico dal punto di vista tariffario.
Per il gas - spiega l' Arera, l' Autorità di regolazione per energia reti e ambiente - dal «1° gennaio si registrerà una crescita del 2,3%, legata alla dinamica delle quotazioni nei mercati all' ingrosso e all' aumento degli oneri generali gas».
IL CONTO
Le associazioni a tutela dei consumatori hanno già fatto di conto e stimato un rincaro annuo per famiglia di 26 euro solo per il gas. Per quanto riguarda l' energia elettrica nel primo trimestre 2019 l' aggiornamento tariffario (un calo stimato di appena 50 centesimi) è dovuto principalmente ad un «deciso calo della componente a copertura dei costi per l' approvvigionamento della materia prima (-5,32% sulla spesa della famiglia tipo), controbilanciato dalla riattivazione degli oneri generali (+5% sulla stessa spesa).
Un aggiornamento degli oneri con cui si ottiene il loro completo adeguamento per recuperare, nel corso del 2019, quanto sospeso negli ultimi 2 trimestri del 2018». E dobbiamo anche essere contenti visto che avevamo in eredità un aumento complessivo, per la luce del 9%. Qualche mese fa l' Authority - per raffreddare i prezzi - aveva attivato un' operazione di "scudo" e ora rispalma nel tempo il ripristino di tutti gli aumenti bloccati nei due precedenti trimestri.
Operazioni di rinvio a parte, saltano fuori comunque degli aumenti consistenti: per Federconsumatori si arriverà ad un aumento per famiglia di 560,2 euro (tra il 1 aprile 2018 e il 31 marzo 2019), per la sola energia elettrica, e di 1.150 euro l' anno per il gas.
INFRAZIONI PIÙ SALATE
Il Codacons, invece, è più pessimista e stima una mazzata per famiglia pari a 914 euro.
«Il nuovo anno si aprirà con gli aumenti delle tariffe autostradali decisi dal governo che avranno un effetto diretto per gli utenti stimabile in +45 euro», fanno di conto, «mentre le multe stradali dovrebbero salire del +2,2%, con un aggravio di spesa di +6 euro a famiglia».
Se poi il tasso «di inflazione si manterrà ai livelli attuali, solo per i prezzi dei beni al dettaglio occorrerà mettere in conto una maggiore spesa pari a +211 euro a nucleo, mentre per l' alimentazione spenderemo 185 euro in più rispetto al 2018». E tutto questo confidando in una tenuta sui livelli attuali del prezzo del petrolio.
Se invece dovesse lievitare, i costi per il rifornimento di carburante potrebbero aumentare (+149 euro a nucleo). Con evidenti ripercussioni anche per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti), per +67 euro a famiglia. Per l' Rc auto si stimano aumenti dell' 1,4% (18 euro in media), confidando in un accordo tra governo e gestori autostradali per contenere i previsti aumenti contrattuali al casello (si stima un aggravio di 45 euro a famiglia).
Fonte: qui
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giovedì 27 dicembre 2018
DESIRÉE ERA VERGINE QUANDO È STATA VIOLENTATA
“GIALLO” RIVELA NUOVI DETTAGLI CHOC SULLA TRAGEDIA DELLA 16ENNE MORTA A SAN LORENZO DOPO DUE GIORNI DI SEVIZIE E VIOLENZE –DESIRÉE È STATA PRIMA DROGATA E SEDATA CON POTENTI PSICOFARMACI, POI VIOLENTATA RIPETUTAMENTE E LASCIATA MORIRE
MA NON SI ERA MAI CONCESSA IN CAMBIO DI DOSI DI DROGA. NELL’AUTOPSIA È STATA RISCONTRATA UNA…
Anteprima stampa da “Giallo”
Desirée Mariottini è deceduta a seguito di una crisi cardiocircolatoria. Inoltre, nel corso dell’esame autoptico, si è riscontrata una recentissima rottura imeneale. Desirée era vergine prima di essere violentata! È lo scioccante dettaglio emerso dall’autopsia eseguita dal medico legale sul cadavere della 16enne di Cisterna di Latina morta due mesi fa a Roma. La tragedia è avvenuta nel quartiere San Lorenzo, in uno stabile abbandonato: la ragazzina vi è arrivata la sera del 17 ottobre, ma è morta dopo due giorni di atroci sevizie. Desirée è stata prima drogata e sedata con potenti psicofarmaci, poi violentata ripetutamente. Infine, è stata lasciata morire nell’indifferenza generale.
Nessuno in quel maledetto edificio fatiscente, che si trova in via dei Lucani, cioè in pieno centro a Roma, ha mosso un dito per aiutarla. Anzi, la minore sarebbe stata violata perfino da morta. Violenza su violenza, orrore su orrore. Chi era presente la tragica notte del 17 ottobre non ha avuto un briciolo di umana pietà nei confronti di questa sfortunata ragazzina, per il cui decesso sono accusati quattro immigrati clandestini, abituali frequentatori di quel palazzo abbandonato nonché noti spacciatori di sostanze stupefacenti.
DUE AFRICANI SONO GIÀ STATI SCARCERATI!
Sono Mamadou Gara detto “Paco”, 27 anni, del Senegal, Brian Minteh detto “Ibrahim”, 43 anni, anche lui del Senegal, Chima Alinno detto “Sisco”, 46 anni, della Nigeria, e Yusif Salia detto “Youssef”, 32 anni, del Gambia. Due di loro, Paco e Youssef, sono in carcere con l’accusa di omicidio volontario.
Per gli altri due, Ibrahim e Sisco, è decaduta l’accusa di violenza di gruppo. Tuttavia, entrambi restano indagati per la morte della 16enne di Cisterna di Latina e sono ancora in carcere con l’accusa di spaccio di droga. Ma torniamo all’autopsia, i cui risultati, clamorosi, sono finiti in una dettagliata relazione consegnata in questi giorni alla Procura di Roma, titolare delle indagini. Da quanto ha potuto constatare il medico legale incaricato dal pubblico ministero di eseguire l’esame sul cadavere di Desirée, quest’ultima, fino a poco prima di morire, non aveva mai avuto rapporti sessuali. Insomma, Desirée era ancora vergine.
Molti si chiederanno perché vi riferiamo un particolare così intimo della vittima. Ve lo riferiamo perché ha una grandissima rilevanza nell’inchiesta sulla morte della ragazzina. Dopo il decesso, infatti, era stato detto che la vittima si concedeva sessualmente in cambio di droga. Un oltraggio alla memoria di questa ragazzina morta nel fiore degli anni. Accuse che si sono rivelate completamente false.
Non è vero che Desirée concedeva il suo corpo per la droga. Lo ha stabilito, come avete letto, un esame scientifico “infallibile”. Nel clamore iniziale che aveva suscitato questo crimine così efferato, qualcuno aveva creduto alle voci circolate sul conto della ragazza e della sua famiglia: «Desirée Mariottini non era seguita dai genitori. Era una drogata. Faceva sesso in cambio di stupefacenti», dicevano. Tutto falso! Da quanto è stato possibile ricostruire durante le indagini, la ragazza apparteneva a una buona famiglia. I genitori sono persone perbene, stimate da tutti. Non è vera nemmeno la circostanza secondo cui la 16enne viveva con la nonna. Le era molto affezionata, questo sì, e qualche volta andava a dormire a casa sua, ma la maggior parte delle notti le trascorreva a casa della mamma, a cui era stata affidata dal giudice dopo la separazione dei genitori.
È STATA ACCERCHIATA DAI QUATTRO MOSTRI
Ora che sono trascorsi più di due mesi dalla tragedia, è doveroso stabilire un minimo di verità sul conto di questa ragazzina, che, complice la tenera età, ha commesso l’errore di entrare in un luogo degradato, senza alcun controllo da parte delle autorità. Ma niente giustifica ciò che le è stato fatto. All’interno del “palazzo della droga”, come viene ribattezzato lo stabile di via dei Lucani, è stata accerchiata da un manipolo di orchi, che l’hanno violentata ripetutamente. E sono andati avanti ad abusare di lei anche quando la ragazza non aveva più le forze per opporsi alle barbarie. Desirée era incosciente, ma loro andavano avanti.
I risultati dell’autopsia hanno fatto emergere tutta la verità sulla tragica fine della povera ragazzina. E allora lo ripetiamo ancora una volta: Desirée non si è affatto concessa ai suoi aguzzini in cambio di dosi di droga. Non lo ha fatto in quei tragici giorni di ottobre e non lo aveva mai fatto prima di allora. È stata vittima della crudeltà di un branco di quattro uomini senza scrupoli. Dei veri e propri mostri, la cui spietatezza emerge dalle testimonianze raccolte durante la prima fase dell’inchiesta.
Si legge nelle carte in mano al giudice per le indagini preliminari: «La condizione di incoscienza in cui si trovava la ragazza e che diventa con il trascorrere delle ore sempre più grave e intensa è riconosciuta da tutti coloro che sono presenti nel palazzo. Essa è chiara a coloro che l’hanno procurata, a coloro che ne approfittano, ai soggetti intervenuti per prestare ausilio, nonché a coloro che tale soccorso impediscono».
Fa venire i brividi quanto si legge a un certo punto nel provvedimento di fermo, emesso nei confronti degli indagati: «La persona offesa (Desirée Mariottini, ndr) manifesta, invero, sin dal pomeriggio del 18 ottobre, lo stato di stordimento strumentalizzando il quale gli indagati abusano di lei. Ma esso si aggrava, così da tramutarsi in una condizione di dormiveglia prima e incoscienza poi che viene immediatamente avvertita dai presenti allorché trasportano il corpo della ragazza dal container al capannone. Ed è proprio in questa fase che Youssef, Ibrahim e Sisco, che pure sono presenti, ridimensionano la gravità delle condizioni della ragazza e impediscono che vengano allertati i soccorsi, assumendo lucidamente la decisione di sacrificare la giovane vita per garantirsi l’impunità o qualsivoglia fastidioso controllo delle forze dell’ordine.
Al riguardo appare di estrema efficacia la frase “meglio che muore lei che noi in galera”, che secondo quanto riferito da diversi informatori gli indagati avrebbero pronunciato». Poi ci sono le parole pronunciate da Noemi C., una ragazza giapponese.
IL CERCHIO STA PER CHIUDERSI
Ecco cosa ha riferito la testimone agli inquirenti: «Hanno abusato di Desirée solo per divertimento». Ma per comprendere meglio l’immane tragedia, leggiamo la ricostruzione meticolosa che in poche ore gli agenti della squadra mobile di Roma, coordinati dal dirigente Luigi Silipo, sono riusciti a fare: «Alle ore 4.20 del 19 ottobre, personale del commissariato interveniva all’interno dello stabile sito a Roma, in via Lucani 22, per una segnalazione relativa al presunto decesso di una donna.
Lo stabile in questione, i cui cancelli apparivano chiusi con dei lucchetti, era ritrovo solitamente frequentato da senzatetto e tossicodipendenti. Questi ultimi hanno certezza di trovare all’interno del predetto sostanza stupefacente, in particolare cocaina ed eroina. Avuto accesso all’edificio, per il quale si rendeva necessario l’intervento dei vigili del fuoco, gli agenti rinvenivano, riverso su un materasso, il cadavere di una ragazza dall’età apparente di anni 20/25 (in realtà ne ha 16, ndr).
I preliminari accertamenti sullo stato dei luoghi permettevano di rinvenire tracce del consumo di sostanze stupefacenti avvenuto in quel luogo e, inoltre, dal riscontro dattiloscopico (identificazione, ndr), si individuava il cadavere in questione come quello appartenente in vita a Desirée, nata a Latina il 13 settembre del 2002. Ciò che si è immediatamente evidenziato è che la persona offesa (Desirée, ndr) frequentava da qualche settimana il complesso in questione dove si recava per procurarsi sostanza stupefacente di ogni tipo che assumeva ivi (sul posto, ndr). In tali occasioni era entrata in contatto con le persone lì gravitanti, per lo più costituite da spacciatori, ricevendo da alcune donne il consiglio di stare molto attenta in quanto si trattava di un ambiente difficile e pericoloso».
Le indagini della squadra mobile e della Procura di Roma continuano e molto presto il cerchio intorno a tutti i responsabili della morte di Desirée sarà chiuso. Se lo augura la sua famiglia, assistita dall’avvocato Valerio Masci.
Fonte: qui
martedì 25 dicembre 2018
Il percorso verso la depressione globale
L'economia mondiale non ha mai affrontato una situazione più pericolosa. Mentre molti hanno appena iniziato a discutere se una recessione inizierà nel 2019 o nel 2020, pochissimi percepiscono il "buco nero" in cui l'economia globale sta per essere risucchiata ...
Il buco ha due principali "forze gravitazionali": l'ampia diffusione del rischio e la stagnazione della crescita della produttività. La banca centrale che si intromette con i loro programmi di acquisto di obbligazioni (QE) ha seriamente distorto i prezzi nei mercati dei capitali, il che significa che anche il rischio è stato erroneamente valutato in grande scala. Anche le implicazioni e le ripercussioni del periodo di sei anni di stagnazione della crescita della produttività globale non sono state comprese. Questi sviluppi intrecciati porteranno l'economia mondiale in una grave crisi economica, una depressione globale.
Non vedere alcun rischio, non sentire alcun rischio
Abbiamo dedicato la maggior parte del numero di marzo della nostra Q-review per spiegare in che modo i programmi di acquisto di attività (QE) delle banche centrali hanno creato un ambiente che incoraggia l'assunzione di rischi, la leva finanziaria e la ricerca di rendimento. Al centro di tutto ciò vi è la soppressione dei rendimenti sui beni considerati sicuri, in particolare i titoli di stato, che sono stati l'obiettivo principale dei loro programmi di QE. Il QE ha creato un impulso straordinario e pluriennale di liquidità artificiale della banca centrale costretta nel sistema finanziario. Mentre le principali banche centrali continuavano a pompare, alla fine ha finito per aumentare il prezzo di quasi ogni singola classe di attività nel mondo con la possibile eccezione dei metalli preziosi.
Mentre la leva finanziaria può essere di solito misurata con una certa metrica adeguata (come il debito-reddito o -equity), la valutazione del rischio finanziario richiede un punto di riferimento considerato privo di rischio. Questo crea un problema sconcertante, perché i programmi di QE delle banche centrali hanno creato una situazione in cui non abbiamo punti di riferimento non manipolati che ci dicano quale sia il tasso di rendimento "senza rischi". Quindi, attualmente non c'è modo di dire la differenza tra attività che possono essere considerate sicure e quelle che non possono, e quindi nessun modo per misurare il rischio di un'attività finanziaria con una ragionevole certezza. Il vero rischio si rivelerà solo dopo che la liquidità artificiale indotta dalla banca centrale si ritirerà e la bolla immobiliare scoppierà. Quando ciò accade, è probabile che vedremo i bilanci di numerose banche, società, i governi e le famiglie si deteriorano in insolvenza. Purtroppo, le banche centrali hanno effettivamente creato Black Swans, eventi su larga scala sconosciuti e imprevedibili, che minacciano di indebolire i mercati finanziari.
'La grande stagnazione'
La massiccia intromissione dal mercato ha lasciato l'economia globale sia meno dinamica (innovativa) che più fragile. I salvataggi di banche e imprese in difficoltà combinate con una politica monetaria straordinariamente allentata hanno creato un periodo prolungato di crescita stagnante della produttività totale dei fattori (TFP), una "grande stagnazione".
Figura. Tassi di crescita regionali e globali della produttività totale dei fattori (TFP) in punti percentuali. Fonte: GnS Economics, Conference Board
La stagnazione nella crescita della produttività dimostra che le aziende non sono state in grado di aumentare l'efficacia della loro produzione (produttività), il principale motore di miglioramenti durevoli degli standard di vita. In questo modo mostra, effettivamente, la "zombificazione" dell'economia globale.
Quando i tassi di interesse aumentano e la disponibilità di credito diminuisce, gli "zombi", cioè le società con bilanci eccessivamente indebitati incapaci di coprire i costi degli interessi, inizieranno a fallire. La bancarotta del conglomerato globale di Steinhoff lo scorso anno e le finanze del gigante aziendale statunitense General Electric sono i primi segnali di questo. Il destino di GE e Steinhoff sarà condiviso da molti quando la crisi entrerà in azione. Ad esempio, si stima che oltre il 14% delle aziende dello S & P 1500 siano zombi.
Questa diminuzione del tasso di crescita della produttività mostra anche che l'economia mondiale non è stata in grado di crescere organicamente, ma è dipesa dallo stimolo continuo (che ha peggiorato il problema). Quando questo stimolo viene ritirato, l'economia collasserà.
Nella depressione
Attualmente, l'economia globale affronta le minacce da tre fronti.
- Il rallentamento della Cina minaccia di rimuovere il supporto critico per i settori di esportazione e importazione globali, che interesseranno in particolare l'Eurozona. Alla fine, il rallentamento in Cina si trasformerà in un "atterraggio duro" (vedi Q-review 2/2017 ).
- Ritirare la liquidità artificiale della banca centrale globale rischia di far crollare il mercato globale delle attività e del credito (vedi Q-review 1/2018 ).
- L'aumento dei tassi di interesse e l'inasprimento delle condizioni monetarie minacciano di far crollare il settore aziendale globale zombificato (si veda, ad esempio, Q-review 3/2017 ).
Questi colpiranno tutti i lati dell'economia globale, invertendo la crescita del commercio globale, dei flussi finanziari e del reddito. Non c'è assolutamente nessun altro fine a questo di una depressione globale.
LA PROTESTA INFINITA DEI GILET GIALLI: C'È LA DECIMA VITTIMA
MANIFESTAZIONE A SORPRESA A PARIGI, NEL QUARTIERE DI MONTMARTRE. QUATTRO LE PERSONE IN STATO DI FERMO, TRA CUI IL PORTAVOCE ERIC DROUET
DISORDINI ANCHE ALLA FRONTIERA TRA FRANCIA E ITALIA E A QUELLA TRA FRANCIA E SPAGNA
IL FANTOCCIO DECAPITATO DI MACRON…
Andrea Federica de Cesco per corriere.it
Circa 800 persone hanno manifestato a Parigi sabato 22 dicembre per il sesto atto consecutivo della protesta dei «gilet gialli», mentre il presidente francese, Emmanuel Macron, si trovava in visita in Ciad. Un automobilista è rimasto vittima di un incidente stradale. La protesta è partita da Montmartre, con un raduno a sorpresa, e si è estesa poi in diverse direzioni della capitale, dal Louvre all'Opera passando per i Grandi magazzini. Molti negozi e la Reggia di Versailles - a una trentina di chilometri da Parigi, dove il portavoce dei gilet gialli Eric Drouet aveva dato appuntamento ai manifestanti - sono rimasti chiusi per il timore di subire danni.
Alcuni gilet gialli hanno bloccato la frontiera tra Francia e Italia e quella tra Francia e Spagna. Nel primo pomeriggio Eric Drouet è stato fermato a Parigi per avere appunto organizzato su Facebook la manifestazione di Versailles e aver poi deviato i partecipanti verso Montmartre. Drouet è accusato di organizzazione di manifestazione non autorizzata, possesso di armi e partecipazione a raduno mirante a violenze e danneggiamenti.
La decima vittima delle proteste
Secondo quanto riferito dal procuratore della città, l'automobilista ha perso la vita in un incidente stradale a Perpignan, nel dipartimento dei Pirenei Orientali, nel sud della Francia, all'altezza di una barricata organizzata dai gilet gialli nella notte. L'automobilista 36enne, riporta BfmTv, viaggiava con la sua auto sulla D900 verso la A9 e ha tamponato un camion fermo a un blocco dei manifestanti. È la decima vittima da quando sono iniziate le proteste del movimento dei gilet gialli.
La manifestazione a sorpresa a Montmartre
Tra i 600 e gli 800 manifestanti con i gilet gialli sono comparsi a sorpresa a Parigi nel quartiere di Montmartre, con un appello all'ultimo minuto di Eric Drouet. A Versailles, dove lo stesso Drouet aveva dato appuntamento su internet, non ci sarebbe invece alcun manifestante, tanto che le strade sono state riaperte. Secondo molti manifestanti la chiamata a radunarsi a Versailles era una falsa pista per sviare polizia e giornalisti. Dopo la «sorpresa» a Montmartre, i gilet gialli nella capitale hanno dato vita a diversi cortei in direzione di Republique, del Louvre e dell'Opera. Nei pressi dell'Hotel de Ville gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni e i manifestanti hanno dato fuoco ad alcuni cassonetti. Trenta persone sono state identificate e tre poste in stato di fermo.
Il fantoccio decapitato di Macron
Sulla spianata del Sacré-Coeur alcune decine di gilet gialli hanno intonato la Quenelle, il brano del comico antisemita Dieudonné accompagnato dall'omonimo gesto ispirato al saluto nazista. Un fantoccio con l'effige del presidente francese Emmanuel Macron è stato decapitato nel corso di una dimostrazione di gilet gialli ad Angouleme nel sud-ovest della Francia, venerdì sera: stigmatizzando la «macabra messa in scena», la prefettura di Charente ha denunciato l'accaduto alla magistratura di Angouleme.
23.800 manifestanti
Polizia e blindati sono in allerta a Parigi ma anche a Lione, Tolosa, Orleans e in Bretagna. In totale, sono 23.800 i francesi che hanno deciso di riversarsi in diverse piazze in tutto il Paese, quasi 10.000 in meno rispetto ai 33.500 della scorsa settimana. Lo riferisce il ministero dell'Interno francese. Tra i cinquanta e cento gilet gialli sono scesi inoltre per le strade di Namur, capitale della Vallonia, in Belgio.
Disordini al confine Francia-Italia
Decine di gilet gialli hanno inoltre bloccato la frontiera tra Francia e Italia sulla A8. I dimostranti sono partiti in mattinata dallo stadio Allianz Riviera di Nizza, e poi da Nice-Saint Isidore, e si sono recati alla frontiera a Mentone. Lo riferisce il giornale Nice Matin, spiegando che nella direzione Francia-Italia sono gli agenti italiani che bloccano e filtrano gli ingressi, mentre nella direzione Italia-Francia sono i gilet gialli a occuparsi della circolazione. Poco dopo le 15 si è chiusa la manifestazione di circa 150 gilet gialli francesi che, come già avvenuto l'8 dicembre scorso, hanno invaso il piazzale della barriera autostradale dell'A10 a Ventimiglia. Il traffico ha subito numerosi rallentamenti dalle 11.30 circa, quando i manifestanti hanno bloccato l'accesso ai caselli e rallentato i veicoli in entrata e in uscita dall'Italia. Nel corso della manifestazione sono stati lanciati fumogeni e fermati i mezzi pesanti per poter consegnare volantini. Disagi si sono avuti anche al valico di Ponte San Ludovico, sull'Aurelia a mare, con il traffico che già in frazione Latte, a Ventimiglia, è stato deviato alla frontiera di Ponte San Luigi. Prima di lasciare il presidio, come ormai da tradizione, i gilet gialli hanno cucinato il pranzo, davanti a un nutrito servizio d'ordine di polizia, carabinieri e finanza.
E quelli al confine Francia-Spagna
Infine, centinaia di gilet gialli radunati a Boulou - vicino al confine spagnolo - hanno bloccato il traffico alla frontiera con la Spagna e sono stati dopo un po' sgomberati dalla polizia. Lo ha reso noto la prefettura dei Pirenei Orientali. Al presidio, nel corso della mattinata, si erano uniti decine di attivisti catalani separatisti, alcuni con indosso gilet gialli e con la bandiera dell'indipendentismo, gli stessi che venerdì venerdì 21 dicembre avevano bloccato alcune strade tra i Pirenei Orientali e la Catalogna. I manifestanti sono stati cacciati fuori dall'autostrada con gas lacrimogeni e allineati su un ponte. «L'autostrada viene pulita per consentire la normale ripresa del traffico», ha riferito la prefettura. I gilet gialli avevano bloccato di buon mattino una rampa sull'autostrada a Boulou, poi si erano diretti verso l'ultimo casello prima della Spagna. «È stato molto difficile arrivare qui, ma ci siamo riusciti», ha detto Marcel, enologo di 49 anni. Secondo lui, i gilet gialli lasciavano passare le macchine ma bloccavano i camion pesanti, «simboli delle importazioni spagnole in Francia a prezzi svenduti per molti anni».
Il disegno di legge pro gilet gialli
Il Senato francese ha adottato le misure di emergenza economica e sociale in risposta alla crisi dei gilet gialli. Il disegno di legge, votato per alzata di mano venerdì 21 dicembre, riflette alcuni degli annunci fatti dal presidente Emmanuel Macron il 10 dicembre: esenzione fiscale degli straordinari, prolungata esenzione dall'aumento dellla contribuzione sociale generalizzata per i pensionati e possibilità per le società di pagare un premio eccezionale di 1.000 euro (esente da ogni contributo sociale e dall'imposta sul reddito) ai loro impiegati pagati fino a 3.600 euro. Non ci sarà alcun rinvio a priori al Consiglio costituzionale e il testo dovrebbe essere promulgato rapidamente, per l'attuazione all'inizio del 2019. Il ministro laburista Muriel Pénicaud ha elogiato lo «spirito di responsabilità» dei senatori, così come la loro «volontà di partecipare al rapido ripristino di un clima di pacificazione» nel Paese.
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