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lunedì 10 aprile 2017

Attacco USA contro base dell'esercito siriano

Gli USA hanno effettuato un attacco missilistico contro una base dell'esercito siriano. Lo comunica la tv NBC News, su informazione proveniente da fonti governative.


Secondo i dati trasmessi, gli USA avrebbero lanciato 59 missili Tomahawk dal Mediterraneo contro una base militare dell'esercito siriano situata nelle vicinanze di Homs, da cui, secondo il Pentagono, sarebbero partiti gli attacchi con armi chimiche.
La CNN comunica che l'attacco è avvenuto tra le 20 e le 21 di Washington, piena notte europea.
La Siria ha definito l'accaduto un "vile atto di aggressione".
Fonte: qui

Cremlino: "Gli Usa avevano pianificato il bombardamento della Siria prima dell'attacco contro Idlib"

 










Cremlino: Gli Usa avevano pianificato il bombardamento della Siria prima dell'attacco contro Idlib

Lavrov: "si tratta di un atto di aggressione che ricorda il 2013 quando, con alcuni alleati, invasero l'Iraq".

La portavoce del ministero degli affari esteri russo, María Zajárova, ha assicurato che il bombardamento contro la Siria era stato deciso dalla Casa Blanca prima dell'attacco chimico contro la provincia di Idlib. Lo riporta Interfax.

Secondo la portavoce, Washington ha semplicemente approfittato dell'occasione per lanciare i missili contro il paese arabo e "fare una dimostrazione di forza": Per la Zajárova è "ovvio" che il raid è stato pianificato "prima" come può comprendere "qualsiasi specialista".

Il presidente russo  Vladímir Putin, ha definito l'attacco Usa contro la base siriana "un'aggressione contro un paese sovrano" che "viola le norme internazionali con una scusa fittizia", ha precisato Peskov.

"Così la Casa Bianca provoca danni significativi nelle relazioni russo-statunitensi, che già sono in brutte condizioni" e, conclude Peskov, facendo un regalo al terrorismo internazionale. 
Il ministro degli affari esteri russo, Serguéi Lavrov, ha qualificato da parte sua il bombardamento "un atto di aggressione con un pretesto inventato". "Gli Stati Uniti hanno manifestato l'arroganza di non mostrare nulla che provi l'attacco chimico nella provincia di Idlib", ha proseguito Lavrov. Si tratta, conclude il ministro, di "un atto di aggressione che ricorda il 2013 quando con alcuni alleati invasero l'Iraq".

Fonte: qui

Terza Guerra Mondiale Usa-Russia: al via dopo l’attacco in Siria di Trump?

Terza Guerra Mondiale Usa-Russia: al via dopo l'attacco in Siria di Trump?

Terza Guerra Mondiale Usa-Russia: nella notte 59 missili americani hanno colpito una base militare siriana dopo l’ok di Trump. Putin furioso, cosa succederà adesso?

Terza Guerra Mondiale Usa-Russia: cosa può succedere dopo l’attacco missilistico ordinato da Donald Trump che ha colpito una base militare in Siria?
Sembrerebbe essere già finito l’idillio tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo collega russo Vladimir Putin. Dopo il lancio di 59 missili americani che hanno provocato la morte di una decina di militari siriani, il Cremlino è furioso annunciando in una nota che questo attacco provocherà danni considerevoli.
Donald Trump nella notte ha autorizzato l’attacco in risposta alla strage di Khan Sheikhoun, dove armi chimiche siriane hanno provocato la morte di un centinaio di civili.
L’obiettivo dei missili statunitensi è stata proprio la base militare di Al Shayrat, dalla quale sarebbero partiti gli aerei che avrebbero bombardato con armi chimiche la città in mano ai ribelli siriani.

Israele e Gran Bretagna si sono subito schierate al fianco di Donald Trump, mentre l’Iran si è unita alla dura condanna espressa da Vladimir Putin. La tensione tra Usa e Russia è alle stelle, siamo vicini ad una Terza Guerra Mondiale?

Terza Guerra Mondiale Usa-Russia? Missili contro la Siria

Torna lo spettro di una Terza Guerra Mondiale tra Usa e Russia. Alle 02:45 ora italiana, da due navi statunitensi schierate nel Mediterraneo sono partiti 59 missili Tomahawk, che hanno colpito la base militare siriana di Al Shayrat provocando una decina di morti secondo fonti non governative.
L’attacco è stato ordinato da Donald Trump, con lo stesso neo presidente americano che ha dichiarato come il lancio di missili verso la base siriana sia una risposta alla barbara strage di civili di Khan Sheikhoun.

Questa sera ho ordinato un attacco mirato contro la base da cui è partito l’attacco chimico. È un interesse vitale degli Stati Uniti prevenire e fermare la diffusione e l’uso di armi chimiche mortali.
Secondo Trump, la Siria avrebbe violato gli avvertimenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu compiendo attacchi utilizzando armi chimiche, chiedendo poi alle altre nazione di sostenere anche loro questa sua decisione.
Immediata è arrivata la reazione della Russia, storica alleata della Siria, che ha duramente condannato l’attacco. Vladimir Putin avrebbe parlato di una situazione che potrebbe portare a gravi conseguenze, chiedendo una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Anche l’Iran si è espressa in maniera contraria sull’accaduto, con il ministro degli esteri di Teheran Bahran Ghasemi che parlato di un’azione unilaterale pericolosa e che viola i principi del diritto internazionale.

Al fianco di Trump invece si sono schierate Israele, Gran Bretagna, Turchia e Australia, in uno scenario dove si starebbero compattando due fronti contrapposti. Il timore di tutti è che questo attacco possa dare vita ad una escalation militare ben più strutturata, sfociando nella temuta nuova Terza Guerra Mondiale.

Aria di guerra tra Usa e Russia

Donald Trump fin da quando è stato nominato presidente degli Stati Uniti ha dovuto fronteggiare la questione Russia su un ben diverso fronte. Per i suoi rapporti con Mosca precedenti alla sue elezione, il presidente è coinvolto in quello che è stato rinominato Russiagate dove rischierebbe anche l’impeachment.
Se prima era sotto accusa la troppa vicinanza con il Cremlino, adesso invece tutti gli occhi del mondo sono puntati su questa profonda crisi tra Usa e Russia, che potrebbe sfociare anche in un conflitto di dimensioni mondiali.

Lo scenario di guerra è sempre la Siria, che al momento è divisa tra la parte controllata dal regime di Assad, quella in mano ai ribelli ostili a Damasco e le zone dove è stato proclamato il sedicente Stato Islamico dell’Isis.
Un terreno di scontro dove la Russia ha da sempre appoggiato il governo ufficiale siriano di Assad, compiendo anche diversi attacchi sia contro l’Isis che contro i ribelli ostili al regime, che secondo diverse fonti internazionali sarebbero supportati dagli Stati Uniti.
L’attacco missilistico ordinato da Trump contro la base militare siriana ha provocato l’immediata formazione di due fronti opposti: da una parte Usa, Gran Bretagna e Israele, dall’altra Siria, Russia e Iran.
La Cina per il momento ha condannato con fermezza l’utilizzo di armi chimiche da parte di Damasco, ma ha invitato gli Stati Uniti a evitare qualsiasi ulteriore deterioramento della situazione.

Dall’Europa si sono levate voci di sostegno all’azione Usa dal governo tedesco, mentre Marine Le Pen si è detta stupita dell’attacco. Nessun commento al momento è arrivato dal nostro premier Paolo Gentiloni o dal ministro degli Esteri Angelino Alfano, probabilmente impegnati in qualcosa di più importante.
La Siria è in questo momento una polveriera pronta ad esplodere, con la decisione dell’ultima ora di Mosca di sospendere l’accordo con gli Usa sulla sicurezza dello spazio aereo che non promette nulla di buono.
Spirano i venti di una Terza Guerra Mondiale sul Medio Oriente, ma la speranza è che la diplomazia riesca a fermare questa forte tensione che si è creata tra Stati Uniti e Russia.
Fonte: qui

"L'aggressione degli Stati Uniti ha ucciso uomini che combattevano contro il terrorismo"



 

Intervista di RT a Bouthaina Shaaban, principale consigliera politica del Presidente Assad: "Uccidere i soldati e gli ufficiali che sono in prima linea nella lotta contro l'ISIS e altri terroristi mette i cittadini dei paesi occidentali in pericolo."


Gli attacchi Usa sulla base aerea siriana hanno il significato di "rafforzare il morale dei terroristi" dopo le sconfitte pesanti dei jihadisti delel settimane scorse per mano dell'esercito siriano. A dichiararlo a RT è Bouthaina Shaaban, consigliera politica e della comunicazione del Presidente Assad.
“Gli Stati Uniti si comportano come se devono salvare i terroristi e aumentare il loro morale. E la prova è che Israele, Turchia e Aabia Saudita sono coloro che hanno immediatamente supportato quest'attacco e sono i paesi che più hanno facilitato l'arrivo e l'armamento dei terroristi contro il popolo siriano e contro il nostro paese", ha dichiarato Shaaban.

L'attacco alla base aerea siriana è "una violazione del diritto internazionale ed una violazione della nostra sovranità", ha proseguito Shaaban. "Quest'attacco rende noi e i nostri alleati più determinati a sconfiggere il terrorismo. E quest'attacco ci dimostra anche

“Se stanno combattendo davvero il terrorismo perché non rispondono al suggerimento del Presidente Putin di fare una coalizione, una coalizione internazionale contro il terrorismo? .. Hanno ucciso centinaia di nostri soldati a Deir-ez-Zor e ci sono voluti settimane prima che riconoscessero la paternità dell'attacco aereo. Ci sono così tante contraddizioni nel discorso occidentale verso la Siria. ... La realtà in Siria è assolutamente diversa da ciò che il governo americano, francese e britannico cercano di mediare al pubblico occidentale.”
 
Solo i terroristi hanno beneficiato dell'attacco missilistico Usa, con l'Isis e le altre formazione jihadiste che l'hanno usato come pretesto per scatenare un'offensiva contro l'esercito arabo siriano dopo settimane di arretramenti continui. Questo rende l'attacco come un disperato tentativo di aiuto di attuare i terroristi in ritirata, prosegue Shaaban.
 
“Nelle ultime settimanre gli attacchi si sono concentrati nelle vicinanze di Damasco e ad Homs, dove l'attacco Usa ha preso parte. E abbiamo raggiunto grandi obiettivi contro l'Isis e al-Nusra. L'attacco degli americani sulla nostra base ha solo permesso ai terroristi di aumentare il morale e, nei fatti, è venuto in loro supporto". 
Uccidere i soldati e gli ufficiali che sono in prima linea nella lotta contro l'ISIS e altri terroristi mette i cittadini dei paesi occidentali in pericolo. Per questo, secondo Shaaban, l'attacco degli Stati Uniti è "un doppio crimine contro l'umanità".

L'attacco missilistico è un "tentativo disperato da parte degli Stati Uniti di cambiare la bilancia dei poteri in favore dei terroristi. Ci stanno provando da sette anni, in segreto e pubblicamente, e non ci stanno riuscendo perché questa terra è nostra e la difenderemo fino all'ultima goccia del nostro sangue", ha proseguito Shaaban che ha sottolineato come il governo siriano non può essere ritenuto responsabile dell'incidente di Idlib, utilizzato come pretesto dagli Stati Uniti, dato che il governo siriano non controllava l'area di Khan Sheikhoun dove si è svolto il presunto attacco chimico.

La Siria aveva accettato di consegnare tutto il suo arsenale chimico e organizzazioni internazionali avevano monitorato la procedura affermando che l'esercito siriano non fosse più in possesso di armi chimiche.

Non solo le autorità siriane, ma anche le organizzazioni internazionali non sono presenti nelle aree controllate dai terroristi. Solo la Turchia ha accesso nelle aree intorno ad Idlib e quindi a lei bisogna chiedere “oltre che a Jabhat al-Nusra e all'ISIS della presenza di armi chimiche nell'area”, ha concluso Shaaban.

Fonte: qui

sabato 8 aprile 2017

MISSILI USA CONTRO BASE AREA SIRIANA. ASSAD CONTRO GLI USA: “AZIONE SPERICOLATA”

PUTIN: “E’ UN’AGGRESSIONE A UN NOSTRO ALLEATO” 

LAVROV: “GLI AMERICANI AVEVANO DECISO DI ATTACCARE PRIMA DELLE STRAGE DEL GAS” 

TUSK, JUNCKER E LA NATO BENEDICONO L’AZIONE 

PERCHE’ I MISSILI USA HANNO FATTO FLOP? 

LA RUSSIA, AVVERTITA DEL RAID, HA ALLERTATO I SIRIANI

1 - SIRIA: ASSAD, AZIONE USA SPERICOLATA E IRRESPONSABILE 
(ANSA-AP) - Il comportamento degli Usa è stato "spericolato e irresponsabile". Lo denuncia lo staff del presidente siriano Bashar al Assad dopo l'attacco americano.

2 - CREMLINO,DA USA ATTO AGGRESSIONE CONTRO NOSTRO ALLEATO
 (ANSA) - La Russia considera il raid missilistico degli Usa in Siria "un atto di aggressione nei confronti di una nostro alleato". Così il portavoce del Cremlino che ha evitato di rispondere alla domanda se Mosca aumenterà la sua presenza militare in Siria. "Solo il presidente Putin può disporre l'aumento delle truppe russe in Siria", ha detto. Lo riporta la Tass.

3 - MOSCA, ATTACCO USA DECISO PRIMA STRAGE ARMI CHIMICHE
ASSAD PUTINASSAD PUTIN
(ANSA) - Gli Usa avevano deciso di attaccare la Siria già prima della strage avvenuta tre giorni fa nella provincia siriana di Idlib per un presunto attacco con armi chimiche di cui sono accusate le truppe di Damasco: lo sostiene il ministero degli Esteri russo, secondo cui la carneficina di Idlib è stata per gli americani solo "un pretesto".

4 - TUSK, DA USA MOSTRATA NECESSARIA RISOLUTEZZA
 (ANSA) - "Gli attacchi degli Usa mostrano la necessaria risolutezza contro i barbari attacchi chimici. La Ue lavorerà con gli Usa per mettere fine alla brutalità in Siria". Lo ha twittato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.
Sergey LavrovSERGEY LAVROV

5 - MOSCA, WASHINGTON CI HA AVVISATO DELL'ATTACCO
(ANSA) - La Russia è stata avvisata dell'attacco missilistico degli Usa in Siria attraverso i canali esistenti. Lo ha confermato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. Lo riporta la Tass.

6 - NATO, GOVERNO SIRIANO PIENAMENTE RESPONSABILE REAZIONE USA
 (ANSA) - "Il Governo siriano porta la piena responsabilità per questo sviluppo". Lo dichiara il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, dopo aver affermato che "a seguito dell'orrendo attacco con armi chimiche di questa settimana a Khan Shaykhun, che ha ucciso dozzine di persone compresi molti bambini, gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco contro la base aerea di Shayrat in Siria". Stoltenberg ha sottolineato che l'Alleanza "considera l'uso di armi chimiche come una minaccia alla pace e sicurezza internazionali".
attacco usa in siria 4ATTACCO USA IN SIRIA 

7 - LAVROV, ATTACCO USA RICORDA INVASIONE IRAQ
(ANSA) - L'attacco americano in Siria "è un atto di aggressione con un pretesto assolutamente inventato" e "ricorda la situazione del 2003, quando gli Usa e la Gran Bretagna, con alcuni loro alleati, hanno invaso l'Iraq": lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov.

8 - MOSCA, RAFFORZEREMO LE DIFESE AEREE DI ASSAD
(ANSA) - Il ministero della Difesa russo ha annunciato piani per il rafforzamento delle difese aeree siriane per proteggere le infrastrutture del Paese dopo il raid Usa. Lo riporta la Tass.


9 - FLOP USA, SOLO 23 MISSILI SU 59 A BERSAGLIO
attacco usa in siria 3
ATTACCO USA IN SIRIA 
(ANSA) - Secondo i dati a disposizione delle autorità russe, "la base aerea siriana" di Shayrat "è stata raggiunta solo da 23 missili" americani e "il luogo in cui sono caduti gli altri 36 missili da crociera è sconosciuto": lo ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, sottolineando che stando a queste cifre "l'efficacia bellica del massiccio attacco missilistico americano alla base siriana è estremamente bassa".

10 - JUNCKER, SI DOVEVA RISPONDERE A ATTACCO CHIMICO
jean claude junckerJEAN CLAUDE JUNCKER
(ANSA) - La scorsa notte "gli Usa hanno lanciato attacchi aerei" contro un aeroporto in Siria "in risposta" all' "orribile" attacco chimico di Idlib. Lo ha detto Jean Claude Juncker in una dichiarazione letta dalla portavoce Mina Andreeva. "Gli Usa hanno informato l'Ue che gli attacchi erano limitati e mirati a prevenire ulteriori atrocità con armi chimiche". La portavoce ha aggiunto che "Juncker è stato inequivocabile nella sua condanna dell'uso delle armi chimiche e sul fatto che il ripetuto uso delle stesse doveva avere una risposta".

Fonte: qui

Attacco alla Siria, comanda davvero Trump negli USA?


Gli Stati Uniti hanno bombardato la base militare siriana di Shayrat, Trump colpisce il governo di Assad, schierandosi così con i terroristi e mettendo a repentaglio i rapporti con Mosca. La giravolta di Trump in realtà è un segnale politico più che militare. Comanda davvero Trump negli USA?

I primi a gioire per i 60 missili americani lanciati sulla base militare siriana sono i tagliagole, i terroristi, ma anche la Merkel, Hollande e Gentiloni. I leader europei hanno infatti definito "proporzionato" l'attacco di Trump contro la Siria. Il pretesto del bombardamento? Il presunto utilizzo di armi chimiche da parte dell'esercito siriano contro i civili di Idlib. Come insegna la storia, non è la prima volta che l'utilizzo di armi chimiche, spesso e volentieri non dimostrato, fa scattare immediatamente nuovi bombardamenti e l'esportazione della democrazia USA.
Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
© FOTO: FORNITA DA MIRKO MOLTENI
Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
Senza prove, inchieste né appelli all'Organizzazione delle Nazioni Unite, il nuovo presidente americano, che fino al giorno prima affermava di battersi contro il terrorismo al fianco di Mosca, all'improvviso attacca chi il terrorismo lo combatte. Perché Trump scombina le carte in tavola? Il nuovo presidente si è piegato alle pressioni antirusse dell'establishment americano? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari.
—  Sembra di assistere ad un film già visto più volte: si stabilisce un colpevole senza processo e piena certezza delle prove, si agisce di impulso con un attacco, subito seguito da un riattivarsi delle forze di opposizione. Mirko, la Siria secondo te farà la fine della Jugoslavia, dell'Iraq e della Libia?
—  Secondo me non seguirà lo stesso destino fin tanto che una potenza come la Russia vorrà tutelare i propri interessi nella zona, soprattutto la base di Tartus e la base aerea vicino a Latakia. Bisognerà vedere se questo attacco missilistico rimarrà un fatto isolato come quando Bill Clinton lanciò dei missili su una fabbrica farmaceutica in Sudan 1998 accusata di produrre armi chimiche. Finì tutto lì, non ci furono strascichi o addirittura l'arrivo delle truppe americane.
Se l'azione di Trump rimarrà un'azione isolata da intendersi come un messaggio geopolitico che Washington lancia verso i russi, ma anche verso la Corea del Nord oppure l'Iran è un conto; se si tratterà di una serie di iniziative in serie è tutta un'altra storia.
—  Trump ha agito in violazione del diritto internazionale, senza interpellare l'ONU, ma anche in violazione del diritto statunitense, visto che non ha ottenuto il via libera dal Congresso, no?
—  Certamente è un attacco a sorpresa senza alcuna dichiarazione formale di guerra nei confronti del governo di Damasco. Chiaramente è un tipo di azione che presuppone un'avventatezza: se il movente era l'attacco chimico a Idlib e il tutto è successo solo alcuni giorni fa non si è avuto nemmeno il tempo di imbastire una commissione di inchiesta per stabilire se sia stato Assad a lanciare le armi chimiche o meno. Si può parlare di un'azione più che altro politica legata a questioni interne allo stesso governo di Washington.
—  Prima del raid improvviso contro la Siria, la posizione di Trump era in bilico e rischiava l'impeachment. Con questo attacco missilistico non c'è il rischio che si sia alienato anche quella parte di opinione pubblica americana che lo sosteneva?
— Questo attacco potrebbe dare l'idea che Trump sia stato costretto in un certo senso a concedere qualcosa alla gran parte del Congresso e dei funzionari governativi americani che non volevano una vera riconciliazione nei confronti della Russia. Lo si può vedere in queste ore con il fatto che dopo varie polemiche il deputato repubblicano David Nunes è stato costretto a dimettersi dalla Commissione di Inchiesta della Camera del Congresso americano, che indagava sui presunti contatti fra Trump e la Russia in campagna elettorale. Nunes è stato accusato negli ultimi giorni di avere avvertito Trump del fatto che i servizi segreti americani lo avrebbero "accidentalmente" intercettato.
—  L'attacco contro la Siria dimostra, se vogliamo, che Trump non decide più di tanto negli Stati Uniti?
—  Bisogna capire chi comanda veramente negli Stati Uniti. Trump aveva detto la settimana scorsa che il vero problema non era Assad, ma l'ISIS e in generale il terrorismo. Non era affatto prioritario per lui cambiare il governo a Damasco. Il fatto che in pochi giorni si sia avuta questa giravolta politica indica che Trump, per quanto personalmente possa rimanere convinto che non è Assad il problema, è tenuto sotto pressione da vari elementi del Pentagono, della CIA, dei fattori quindi legati alla precedente amministrazione Obama.
Dalle notizie che emergono oggi sembra che i 59 missili abbiano provocato pochi danni, perché la maggior parte degli aerei siriani erano stati sgombrati da quella base. Si parla di un numero limitato di vittime e danni in proporzione ai 59 missili. Per il momento si può parlare di un raid più politico che militare.
—  Il Cremlino ha reagito al raid americano definendolo come "un'aggressione ad uno Stato sovrano", inoltre la Russia ha sospeso il memorandum di cooperazione sulla Siria con gli Stati Uniti. L'attacco di Trump alla fin fine ha segnato un importante passo indietro nella lotta comune al terrorismo minando i rapporti con Mosca. Qual è il rischio?
— Dopo questo raid Mosca e Washington dovrebbero tornare a discutere della questione siriana cercando di mantenere la calma. Data la presenza in Siria di forze russe, se continueranno azioni americane di questo tipo si rischierà veramente una tensione e forse uno scontro sul terreno fra russi e americani. Il terreno siriano non è gigantesco, risulta affollato quindi di aerei e missili. America e Russia dovranno intendersi una volta per tutte per mantenere al centro del bersaglio l'ISIS e le milizie jihadiste affini e non un elemento come Assad, che per i russi è un alleato.
—  I primi ad esultare dopo il raid americano sono stati i tagliagole di Daesh. L'Italia, assieme a Germania e Francia però hanno definito quest'attacco "proporzionato". Com'è possibile che l'Europa giustifichi un'azione illecita da un punto di vista del diritto internazionale e a favore dei terroristi?
—  È una classe di governanti che si è fatta guidare dall'emozione per il video dell'attacco chimico di Idlib senza andare oltre e agire secondo una riflessione geopolitica e diplomatica. Comunque in situazioni del genere avrebbero dovuto appellarsi alla calma prima di qualsiasi azione, sarebbe stato necessario chiedere un'inchiesta indipendente sull'episodio di Edlib.
—  C'è chi parla addirittura di un'imminente terza guerra mondiale. Quali scenari futuri ci possono attendere?
—  Se a Washington prevale la linea dei funzionari e degli ufficiali, che continuano a vedere nel confronto con Mosca un fattore di interesse nazionale, Trump rimanendo isolato si ritroverà costretto a portare avanti questa strategia. Vedremo in questo caso continuare la tensione con Mosca ai livelli che abbiamo visto negli ultimi due tre anni.
Lo scenario futuro dipenderà in parte dalla forza con cui Trump potrà imporre almeno una moderazione nella linea antirussa e in parte anche dall'atteggiamento del governo russo. Putin e Lavrov sanno certamente che Trump a Washington deve affrontare i problemi di politica interna, i leader russi potrebbero cercare di facilitare Trump con proposte diplomatiche che gli permettano di riproporre ai funzionari statunitensi la collaborazione con la Russia in chiave anti terrorismo. Per il momento i funzionari americani non sembrano entusiasti della collaborazione con Mosca…
Fonte: qui


giovedì 10 novembre 2016

Usa 2016: Le reazioni nel mondo all'esito del voto


Le dichiarazioni dei leader oscillano tra la soddisfazione e la preoccupazione

Le reazioni alla vittoria di Donald Trump oscillano tra la soddisfazione e la preoccupazione.

"I legami tra Ue e Usa sono più profondi di qualsiasi cambiamento politico. Continueremo a lavorare insieme, riscoprendo la forza dell'Europa". Così l'Alto commissario Federica Mogherini su Twitter dopo l'elezione di Donald Trump.


ONU. "Mi congratulo con Donald Trump per la sua elezione come 45esimo presidente degli Stati Uniti, al termine di una campagna spesso divisiva. L'unità nella diversità è uno dei maggiori punti di forza di questo Paese e incoraggio tutti gli americani a rimanere fedeli a questo spirito": così il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha commentato il risultato delle presidenziali.


NATO. "La Nato è importante per la sicurezza collettiva in Europa, ma lo è anche per quella degli Stati Uniti" perché "l'unica volta che è stato invocato l'art.5" per la difesa collettiva l'Alleanza "è stato dopo l'attacco agli Usa" del 9/11 con l'intervento in Afghanistan. Lo ha detto il segretario generale Jens Stoltenberg dopo essersi "congratulato con Donald Trump" per l'elezione aggiungendo di "non vedere l'ora" di discutere col nuovo presidente, ricordando che "l'impegno alla difesa collettiva" è "assoluto e garantito".
RUSSIA. Vladimir Putin. "Abbiamo sentito le dichiarazioni elettorali dell'allora candidato alla Casa Bianca Donald Trump mirate a ripristinare i rapporti fra la Russia e gli Usa. Noi capiamo e ci rendiamo conto che sarà un percorso difficile dato il deterioramento in cui si trovano le nostre relazioni. La Russia è pronta a far la sua parte e desidera ricostruire i rapporti a pieno titolo con gli Usa".  Putin si è "congratulato" con Donald Trump per la vittoria e si augura che i "rapporti russo-americani possano uscire dalla crisi". Il presidente russo - che ha inviato un telegramma al nuovo presidente Usa - si dice "sicuro" che il dialogo fra Mosca e Washington, basati sul rispetto reciproco, rispondano "agli interessi dei due paesi". Lo fa sapere il Cremlino citato dalla Tass.
Tra i primi a parlare i russi con il presidente delle Commissione Affari Esteri del Senato Konstantin Kosachev: si "concretizza una piccola speranza" per migliore i rapporti russo-americani, anche se Trump "sarà frenato dal Congresso a trazione repubblicana".  "Ma - aggiunge - meglio rispetto alla disperante prospettiva di un'America guidata dalla Clinton", ha aggiunto.

MESSICO. "Ovviamente il Messico non pagherà per il suo maledetto muro": molto dura la prima reazione dell'ex presidente messicano Vicente Fox dopo l'elezioni alla Casa Bianca di Donald Trump, che ha fatto della costruzione di un muro sulla frontiera fra gli Usa e il suo vicino meridionale un leitmotiv della sua campagna elettorale. Fox, uno dei leader del Partito di Azione Nazionale (Pan, opposizione di destra), ha detto che Trump è "un uomo d'affari mediocre" che "non capisce la differenza fra condurre un'impresa e governare un paese come gli Stati Uniti". "Se gli venisse veramente in mente di costruire il suo muro, scoprirà che noi messicani siamo come i nostri peperoncini: piccoli, ma piccanti", ha sottolineato l'ex presidente.

EUROPA. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e quello della Commissione Jean Claude Juncker si sono congratulati con Donald Trump in una lettera congiunta. "Oggi - scrivono - è più importante che mai rafforzare le relazioni transatlantiche. Non dovremmo risparmiare alcuno sforzo per assicurare che i legami tra noi restino forti e duraturi". Nella missiva, Tusk e Juncker hanno anche invitato Trump a visitare l'Europa per un summit Ue-Usa appena possibile.
Poi sempre Tusk: "Questa mattina ci siamo congratulati con il presidente eletto Donald Trump ma, nonostante sia una scelta democratica dei cittadini americani, siamo consapevoli delle nuove sfide che porta", di cui la prima è "l'incertezza delle nostre relazioni transatlantiche". Tusk ha quindi rivolto un "appello", dopo quello all'unità Usa da parte di Trump, "all'unità Ue e transatlantica", ricordando le "origini comuni" dovute agli immigrati europei in Usa e l'aiuto Usa per costruire l'Ue.
Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha affermato che con Donald Trump presidente Usa "sicuramente la relazione transatlantica diventerà più difficile". Schulz, intervistato dal primo canale pubblico tedesco Ard, ha fatto un parallelo con "le grandi paure" suscitate da Ronald Reagan e ha premesso che "il sistema degli Stati Uniti è forte abbastanza per reggere un presidente Donald Trump e integrarlo". Dopo l'ufficialità nel congratularsi con Donald Trump, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha espresso la "speranza che rispetterà i diritti e le regole fondamentali". Questo è un momento difficile nelle relazioni Usa-Ue - ha ribadito - ma Trump merita pieno rispetto". "Le campagne elettorali sono cosa diversa dalla politica - ha aggiunto - spero che ora ci sia un ritorno alla razionalità e che Trump si attenga alla costituzione americana". "Noi - ha concluso - siamo pronti a collaborare".

FRANCIA. "Dopo il Brexit, dopo l'elezione di Trump, l'Europa non si deve piegare. L'Europa deve essere più solidale e più attiva e più offensiva. Non dobbiamo abbassare la testa, serve un'Europa più solidale, non dobbiamo chiuderci su noi stessi. In questo mondo di incertezze la Francia e l'Europa hanno oggi il compito di rassicurare": lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean Marc Ayrault, intervistato in diretta su France 2. "Gli Usa - ha aggiunto .- sono i nostri alleati. Vogliamo continuare a lavorare con loro. Se i risultati saranno confermati ci congratuleremo con Donald Trump". "Questa elezione americana apre un periodo di incertezza. Va affrontata con lucidità e chiarezza": lo ha detto il presidente francese, Francois Hollande, commentando la vittoria di Donald Trump alla Casa Bianca. Bisogna essere "vigili e sinceri" con il partner Usa, ha precisato Hollande, congratulandosi "com'è naturale che sia" con il candidato repubblicano.

"Quello che è successo questa notte non è la fine del mondo, è la fine di un mondo": lo ha detto la leader del Front National, Marine Le Pen, dopo la vittoria di Donald Trump in Usa. "La sua elezione è una buona notizia per il nostro Paese. I suoi impegni saranno benefici per la Francia", ha continuato. E ancora, per Le Pen, quello di oggi "è il ritorno dei popoli liberi" e di "un'immensa sete di libertà".
GERMANIA. Germania e gli Usa sono legati da "valori" comuni e la Germania offre a Donald Trump una "stretta collaborazione": lo ha detto a Berlino la cancelliera Angela Merkel congratulandosi per la sua elezione.
Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier ha detto che sebbene le elezioni americane sono andate "diversamente" da quanto molti avrebbero desiderato "dobbiamo accettare" l'elezione di Donald Trump. Steinmeier, in una dichiarazione fatta a Berlino e trasmessa in diretta dalla tv N24, ha detto inoltre che ora "nulla e' piu' facile, molto diventa piu' difficile".
ISRAELE. Donald Trump "è un amico sincero dello stato di Israele. Agiremo insieme per portare avanti la sicurezza, la stabilità e la pace nella nostra regione". Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu che si è felicitato con il presidente eletto. "Il forte legame tra Usa e Israele - ha aggiunto - si basa su valori, interessi e destino comuni. Sono sicuro che Trump ed io - ha concluso - continueremo a rafforzare l'alleanza speciale tra i due paesi e la eleveremo a nuove vette".
EGITTO. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi si è congratulato con Donald Trump per la vittoria alle elezioni presidenziali americane. Lo rende noto la presidenza del Cairo. Sisi ha "augurato a Trump successo nel suo lavoro e ha auspicato una nuova era nei rapporti tra i due Paesi con un rafforzamento delle relazioni di cooperazione a tutti i livelli tra l'Egitto e gli Stati Uniti" ma anche della "pace e della stabilità nella regione mediorientale alla luce delle grandi sfide che sta affrontando".
TURCHIA. "Il popolo americano ha fatto la sua scelta e con questa scelta negli Stati Uniti inizia una nuova stagione. Auguro un futuro felice agli Stati Uniti, interpretando favorevolmente la scelta del popolo americano". Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sull'elezione di Donald Trump alla presidenza Usa.
COREA DEL SUD. La presidente sudcoreana Park Geun-hye ha sollecitato un rapido avvio della cooperazione con la nuova amministrazione Usa rimarcando la necessità di lavorare a stretto contatto di fronte alla crescente minaccia nucleare e sui missili della Corea del Nord. Nella riunione del Consiglio sulla sicurezza nazionale, Park ha sollecitato tutto il governo a "fare il massimo" per assicurare che sotto l'amministrazione Trump Seul e Washington lavorino insieme in modo "deciso" perché Pyongyang rinunci ai suoi piani attraverso "pesanti sanzioni".
GRAN BRETAGNA. Gran Bretagna e Stati Uniti rimarranno "partner stretti e vicini". Lo ha detto la premier britannica Theresa May congratulandosi con Donald Trump per l'elezione alla presidenza degli Usa. May si augura di parlare della "relazione speciale" fra i due Paesi "nella prima occasione possibile".
IRAN. "Il risultato delle elezioni negli Stati Uniti non ha alcun effetto sulle politiche della Repubblica islamica dell'Iran". Lo ha detto il presidente iraniano, Hassan Rohani, nel corso di una riunione di gabinetto riportata nel sito ufficiale della presidenza. Per Rohani, "il risultato dell'elezione indica instabilità all'interno degli Usa e sarà necessario un lungo tempo per la rimozione di questi problemi e differenze interni".
TURCHIA. "Ci congratuliamo con Trump. Invito apertamente il nuovo presidente all'estradizione urgente di Fethullah Gulen, la mente, l'esecutore e l'autore dello scellerato tentativo di colpo di stato del 15 luglio" in Turchia. Così il premier di Ankara, Binali Yildirim, dopo l'elezione di Donald Trump alla presidenza Usa, sottolineando che la consegna di Gulen alle autorità turche potrebbe rappresentare un "nuovo inizio" nelle relazioni tra i due Paesi, già segnate da una "partnership strategica".
SERBIA. "Che magnifica notizia. La democrazia e' ancora viva". Cosi' il premier conservatore ungherese Viktor Orban ha commentato la vittoria di Donald Trump nelle presidenziali Usa, con un messaggio su Facebook riferito dai media serbi.
CINA. Il presidente cinese Xi Jinping ha inviato un messaggio di congratulazioni al neo presidente Usa Donald Trump affermando di voler lavorare con lui nel rispetto del "win-win principle", vale a dire di una collaborazione vantaggiosa per entrambe le parti. E' quanto riportano i media ufficiali, in merito alla prima reazione della massima leadership di Pechino alla vittoria di Trump alle presidenziali americane.

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