Visualizzazione post con etichetta poliziotti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poliziotti. Mostra tutti i post

venerdì 31 luglio 2020

SONO STATI IDENTIFICATI I DUE POLIZIOTTI CHE HANNO PICCHIATO IL RAGAZZO A ROMA: ERANO DUE AGENTI DEL REPARTO VOLANTI FUORI SERVIZIO


DOPO LA DENUNCIA DI “LEGGO” SI MUOVE ANCHE LA QUESTURA DI ROMA, CHE HA APERTO UN’INCHIESTA INTERNA PER CAPIRE COSA È SUCCESSO

IL RACCONTO DEL 23ENNE AGGREDITO: “IL POLIZIOTTO MI URLAVA IN FACCIA PAROLACCE. ERO PRONTO A REAGIRE QUANDO TIRA FUORI IL TESSERINO E…”


"SONO STATO PICCHIATO DA UN POLIZIOTTO IN BORGHESE" – IL RACCONTO DI UN 23ENNE ROMANO A “LEGGO” Fonte: qui

 

Pestaggio del 23 enne romano, identificati i due poliziotti coinvolti: sono due agenti del reparto volanti

Da www.leggo.it

 

 

marco, il ragazzo massacrato di botte da un poliziotto a romaMARCO, IL RAGAZZO MASSACRATO DI BOTTE DA UN POLIZIOTTO A ROMA

Sono stati identificati i due poliziotti che nella notte tra sabato e domenica sono stati protagonisti del pestaggio del ragazzo di Roma. Almeno stando alla denuncia che Marco, 23 anni, ha presentato alla stazione dei carabinieri di Porta Portese.

 

L'aggressione violenta è avvenuta poco dopo le 3 di notte. La vittima, insieme ad un amico, è riuscita a chiamare il 112. Sul posto, per competenza territoriale, sono giunte due gazzelle dei carabinieri e, per ragioni inspiegabili e da capire chi le abbia chiamate, anche quattro volanti della polizia.

 

I due poliziotti in borghese, a bordo di una Fiat 500 XL di colore grigio, secondo il racconto della vittima  tra schiaffi e pugni hanno sbandierato il distintivo della polizia. E, infatti, da quanto si è appreso i due sono stati identificati. Si tratta di due agenti del Reparto Volanti della Questura di Roma. Entrambi dell'accaduto erano fuori servizio. Al momento in Questura tutto tace, da Via San Vitale non è arrivata nessuna nota in  merito.

la storia del ragazzo picchiato dalla polizia su leggoLA STORIA DEL RAGAZZO PICCHIATO DALLA POLIZIA SU LEGGO

 

Ecco tutta la ricostruzione della storia pubblicata da Leggo questa mattina.

 

«Sono stato picchiato senza motivo da un poliziotto in borghese. In una delle strade più frequentate di Roma. Guardate come mi ha ridotto». Ha la voce che trema ancora dallo choc e il volto tumefatto Marco. Un ragazzo romano di 23 anni che sabato scorso ha vissuto improvvisamente un incubo.

 

«Erano passate le 3 di notte. Stavo tornando a casa con un mio amico dopo aver passato la serata a Trastevere - racconta - arrivati a viale Marconi si affianca allo scooter su cui viaggiavamo un’auto grigia. Era una 500 XL con a bordo due uomini. Mi fissano e mi urlano “ma che cazzo ti guardi?”. Io rispondo per le rime e continuiamo a battibeccare per qualche secondo. Quando pensavo fosse tutto finito si scatena l’inferno».

 

marco, il ragazzo massacrato di botte da un poliziotto a roma 1MARCO, IL RAGAZZO MASSACRATO DI BOTTE DA UN POLIZIOTTO A ROMA

La voce trema sempre più e il dolore delle ferite diventa più forte: «Ci tagliano la strada, bloccando lo scooter e quello alla guida si avvicina a me. Mi urla in faccia parolacce e minacce di ogni tipo. Poi mi colpisce con due schiaffi fortissimi. In pieno viso. Ero pronto a reagire quando tira fuori il tesserino e mi dice di esser un poliziotto. E urla ancora “e mo che fai?”. A quel punto mi blocco. Non credevo ai miei occhi. Mi urlava “ti arresto”, “ti faccio sparare” e altre frasi rabbiose. Inizio a parlare chiedendo loro perché si stavano comportando così e per tutta risposta mi sferra un pugno in pieno volto».

 

Il ragazzo è una maschera di sangue. Non si regge in piedi ma decide di chiamare il 112 per denunciare il fatto. «Mettiamo il motorino davanti alla loro auto per non farli scappare - continua il ragazzo - e quell’energumeno ha tentato di togliermi il telefonino. Mi spintonava. In pochi minuti è arrivata un’ambulanza e sei o sette volanti a sirene spiegate che hanno raccolto le nostre versioni».

 

marco, il ragazzo massacrato di botte da un poliziotto a roma 2MARCO, IL RAGAZZO MASSACRATO DI BOTTE DA UN POLIZIOTTO A ROMA 2

Marco a quel punto viene trasportato in ospedale, al Cto della Garbatella: per lui cinque punti sul labbro. La mattina seguente il fatto è stato denunciato ai carabinieri della stazione di Porta Portese. Le accuse se confermate sono pesantissime: lesioni aggravate e tentata rapina. Fonte: qui


Pestaggio del 23enne, la Questura di Roma apre un'inchiesta interna dopo la denuncia di Leggo

Da www.leggo.it

 

In data odierna, dalla lettura di articoli pubblicati su 'Leggo' si è appreso di ulteriori e non conosciuti aspetti relativi a interventi espletati da personale dipendente della Questura di Roma avvenuti in data 25 luglio. Marco, il 23enne romano accusa di essere stato picchiato a sangue da un poliziotto in borghese a Roma.

 

DAVIDE DESARIO DIRETTORE LEGGODAVIDE DESARIO DIRETTORE LEGGO

Per gli episodi rappresentati, sono state subito promosse attività ispettive interne volte a ricostruire l'esatta dinamica ed accertare le eventuali responsabilità connesse. Lo precisa l'ufficio stampa della Questura di Roma. Si rappresenta, inoltre, che sono state tempestivamente inoltrate per il necessario prosieguo di legge, le comunicazioni all'autorità giudiziaria con le informative di reato. Nell'ambito della consueta collaborazione con l'autorità giudiziaria sono stati inviati gli articoli di stampa, uno dei quali corredato dal video che riproduce le immagini della perquisizione, attesa che è condivisa la volontà di fare piena luce sulla dinamica di entrambi i fatti.

 

Pestaggio del 23enne romano, la politica chiede chiarimenti: Giachetti, Nobili, Migliore e Smeriglio presentano un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno: qui

venerdì 17 gennaio 2020

ROMA, STORIACCE SULLE FORZE DELL’ORDINE


QUATTRO EX POLIZIOTTI CONDANNATI A OTTO ANNI DI CARCERE PER RAPINA A UNA ESCORT: ENTRARONO NEL SUO APPARTAMENTO E LE PRESERO UN MIGLIAIO DI EURO 
DUE VIGILI DEL GRUPPO DI SAN LORENZO A PROCESSO PER ABUSI E CONCUSSIONE 
I DUE AVREBBERO CHIESTO A UN RISTORATORE DI METTERE I TAVOLINI FUORI SOLO PER LORO: "FAMO LA FESTA LI'..."
POLIZIOTTI RAPINATORI, OTTO ANNI DI CARCERE
Giuseppe Scarpa per “il Messaggero”

Una finta perquisizione per rapinare in casa una prostituta. Era questo l'escamotage impiegato dalla banda dei poliziotti rapinatori. All'epoca, era il gennaio del 2014, gli agenti infedeli vennero arrestati dai colleghi ligi al dovere. Ieri, per gli ormai ex uomini in divisa, è arrivata la sentenza in primo grado per rapina: otto anni di carcere ciascuno per Corrado Martello, Roberto Cresci, Prisco Laurenti e Sergio Doria. Assieme a loro sono state condannate altre tre persone. I complici che gli facevano da palo durante il blitz illegale di cui fu vittima una escort. Una donna che nel suo appartamento venne travolta dalla prepotenza del gruppo. Spintonata, offesa e minacciata subì il furto di un migliaio di euro.

LA VICENDA
polizia poliziotti agenti 2POLIZIA POLIZIOTTI AGENTI
L'atto di prepotenza va in scena a gennaio del 2014. Martello e Cresci sono poliziotti in servizio. Il primo è assistente capo, il secondo è sovrintendente. Gli altri due, Laurenti e Doria, erano già all'epoca ex agenti.

Ad ogni modo la banda si presenta a casa della donna, in zona Tor Sapienza. Il blitz, secondo i quattro, è giustificato dal fatto che in quell'appartamento si spaccia. Quindi c'è droga. Gli uomini sfoderano i tesserini di servizio e li fanno vedere alla vittima. In bella mostra hanno le pistole d'ordinanza. Spintonano la donna. L'intimoriscono. «Facciamo venire i cani antidroga». Mettono sottosopra tutto ma degli stupefacenti nemmeno l'ombra. La donna, però, non ci sta. Li accusa di abusare del loro ruolo.

escortESCORT
Per tutta risposta la vittima viene chiusa in una stanza assieme al nipote minorenne. Nel frattempo, però, i poliziotti continuano a cercare. Alla fine trovano solo dei soldi. Un migliaio di euro. A questo punto i due poliziotti e i due ex agenti decidono di intascarsi tutto. La vittima, ovviamente, protesta.

Non vuole essere derubata del denaro. I poliziotti fanno finta di niente e l'aggrediscono. La spingono tanto da procurarle cinque giorni di prognosi per «trauma, stato di agitazione e crisi ipertensiva». Alla fine vanno via, chiudono la porta dietro di loro. All'interno la vittima incredula piange, il nipote cerca di calmarla. Poco dopo intervengono i colleghi onesti. Arrestano il gruppo dei sette, mettendo fine a un terribile storia di illegalità.

DUE VIGILI DEL GRUPPO DI SAN LORENZO A PROCESSO PER ABUSI E CONCUSSIONE
Adelaide Pierucci per “il Messaggero”

VIGILI URBANIVIGILI URBANI
Berretti bianchi, dehors, e micromazzette. Un caso di tavolino selvaggio al contrario ha messo nei guai due vigili urbani del gruppo Sapienza, finiti ai domiciliari a novembre e ora a giudizio. I due, a differenza dei colleghi, spesso impegnati a smantellare i dehors abusivi, avevano chiesto appositamente a un ristoratore di San Lorenzo di tirare fuori tavoli e sedie e di apparecchiare per loro.

«Metti i tavoli fori e famo la festa lì, no?». I due sono stati intercettati mentre in divisa e in servizio, il 10 giugno 2018, si preparavano a sedersi da “Pesce fritto e baccalà”. Un escamotage che avrebbe non solo assicurato un pranzo all’aperto non dovuto (una manifestazione in corso vietava a tutti i negozianti sedie e banchetti) ma anche fatto affluire altri clienti. Il comportamento dei due vigili è stato inquadrato dal pm Claudia Terracina, che indagava su un giro di corruzione tra i ristoratori di San Lorenzo, come un abuso d’ufficio. E per questo Marco D. e il collega Claudio F. si sono ritrovati con la misura cautelare.
tavolino selvaggioTAVOLINO SELVAGGIO

Per il secondo vigile, già condannato a 4 anni per aver preteso una mazzetta da “Franco al vicoletto”, un ristoratore della zona, la procura ha contestato di nuovo un caso di concussione. Avrebbe taglieggiato un cingalese gestore di un minimarket in via Lorenzo il Magnifico. «Il vigile - ha detto la vittima - si è presentato come un comandante di zona e mi ha detto: “Dammi dei soldi o comunque una contestazione per farti chiudere comunque la trovo», ha ammesso il commerciante. «Io gli ho detto che avevo pochi soldi e una bimba di sette mesi». La somma sottratta in più riprese: 230 euro.

Fonte: qui

giovedì 26 dicembre 2019

TERRACINA. ARRESTATI DUE POLIZIOTTI PER CONCUSSIONE E ARRESTO ILLEGALE

Procura della Repubblica di Latina
Procura della Repubblica di Latina
Arresti domiciliari eseguiti dalla Squadra Mobile e gli agenti del Commissariato di Terracina per due poliziotti accusati di concussione e arresto illegali
Venerdì scorso è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Latina Pierpaolo Bortone, dopo la richiesta del pm Valerio De Luca, nei confronti di due poliziotti Simone Caiazzo e Antonio Petruccetti. A scriverlo nell’edizione odierna è il quotidiano “Latina Editoriale Oggi“.
Caiazzo, secondo gli inquirenti, avrebbe pagato a un venditore 27.300 euro per un’automobile mai ricevuta. Al che, a giugno, ne sarebbe nata un’inchiesta per truffa con vittima l’agente di polizia il quale, passati sei mesi, sarebbe stato indagato a sua volta per concussione insieme all’altro collega Petruccelli.
La ricostruzione della Procura ha stabilito che Caiazzo e Petruccelli si sarebbero recati nella sede di un’associazione in cui si trovava la moglie del venditore. Una volta lì, la situazione si sarebbe fatta tesa a tal punto che la moglie del venditore avrebbe voluto chiamare la Polizia, mentre un’altra persona presente in loco ha chiamato i Carabinieri.
Arrivati i militari dell’Arma, i due poliziotti si sono presentati richiedendo l’arresto del venditore e della moglie in quanto, secondo loro, avrebbero commesso il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Al contrario, per i due coniugi il reato sarebbe stato imputabile ai due poliziotti che – ha sostenuto la coppia – li avrebbero aggrediti.
Due versioni discordanti prese in mano dalla Procura di Latina che, dopo sei mesi di indagine, ha deciso che sono i due poliziotti a dover essere arrestati e sottoposti ai domiciliari con accuse che vanno, a vario titolo, dalla concussione alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, dalla calunnia all’arresto illegale
Fonte: qui

venerdì 11 ottobre 2019

ALEJANDRO AUGUSTO STEPHAN MERAN, IL KILLER DEI POLIZIOTTI NELLA QUESTURA DI TRIESTE SAREBBE STATO ARRESTATO PER TRAFFICO DI DROGA A CASA SUA, IN REPUBBLICA DOMINICANA

CI SONO TRE FASCICOLI SU DI LUI IN PATRIA, ERA SCHEDATO, MA IN ITALIA HA OTTENUTO TRANQUILLAMENTE UN PERMESSO DI SOGGIORNO DI LUNGA PERMANENZA: EVIDENTEMENTE NESSUNO HA INDAGATO SUI SUOI EVENTUALI PRECEDENTI AI CARAIBI…
Fausto Biloslavo per “il Giornale”

Alejandro Augusto Stephan MeranALEJANDRO AUGUSTO STEPHAN MERAN
Alejandro Augusto Stephan Meran, il killer dei poliziotti nella Questura di Trieste, sarebbe stato arrestato per traffico di droga a casa sua, in Repubblica Dominicana, secondo un' informativa della Dndc, la Direzione nazionale antidroga del paese caraibico. La conferma arriva da Santo Domingo grazie ad Alicia Ortega, une delle più famose giornaliste investigative dell' isola.

A Trieste gli investigatori spiegano di non avere ancora ricevuto queste informazioni. «Per ora non abbiamo riscontri del genere, ma siamo in attesa di ricevere per vie ufficiali informazioni dettagliate dalla Repubblica Dominicana» spiegano da Trieste.
Nell' informativa dell' antidroga di Santo Domingo, che fornisce anche una foto del killer dei due poliziotti con un filo di pizzetto e sguardo triste, corrispondono anche il numero di passaporto, in possesso degli inquirenti italiani, l'età, 29 anni e il luogo di nascita, Comendador, il capoluogo della provincia di Elías Piña.
Alejandro Augusto Stephan MeranALEJANDRO AUGUSTO STEPHAN MERAN

Un'area al confine con Haiti dove passano le vie del narcotraffico caraibiche. Su Alejandro ci sono «tre fascicoli della Dncd» e sarebbe «stato in carcere nel Paese per traffico di droga» si legge nell' informativa, dove «ha scontato la pena». Forse potrebbe trattarsi solo di un fermo o le accuse magari sono cadute in seguito, ma le certezze si avranno solo con l' arrivo della documentazione ufficiale richiesta dagli inquirenti del capoluogo giuliano. Le notizie che arrivano dall' antidroga di Santo Domingo sollevano, però, ulteriori domande sul passato tutto da chiarire del pluriomicida, che si tenta di accreditare come un bravo ragazzo affetto da turbe mentali.
Alejandro Augusto Stephan MeranALEJANDRO AUGUSTO STEPHAN MERAN

Ortega è certa che il dominicano era schedato, ma in Italia non si è mai saputo nulla. Il giovane Alejandro sarebbe arrivato la prima volta nel nostro paese con la famiglia nel 2005. Poi però, se risultano tre dossier e l' arresto in Repubblica Dominicana, deve essere rientrato in patria.

Nel nostro Paese era incensurato e ha ottenuto un permesso di soggiorno di lunga permanenza. Evidentemente nessuno ha indagato su eventuali precedenti ai Caraibi. Secondo informazioni raccolte da il Giornale a l' Aquila il futuro killer, registrato come immigrato disoccupato, ha girato dal 2015 a Montebelluna in provincia di Treviso, Ponte della Alpi, vicino a Belluno e alla fine Trieste.

Il legale di fiducia, Francesco Zacheo, che lo ha incontrato nel carcere del capoluogo giuliano racconta che «legge la Bibbia ogni giorno e non si ricorda» dei due poliziotti uccisi. Mercoledì prossimo si terranno a Trieste le esequie solenne delle vittime, Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. Il legale sta cercando «di ricostruire la vita di Alejandro da quando è nato a oggi, ma da quello che dice la madre ha una fedina penale pulita».

alejandro augusto stephan meran 2ALEJANDRO AUGUSTO STEPHAN MERAN 
Il killer faceva anche la spola con la Germania dove ha vissuto con un amico a Deggendorf, che gli investigatori vogliono interrogare. Lo scorso novembre, a Monaco, Alejandro ha rubato un' Audi, non facile da portare via per un neofita, andando poi a sbattere contro la recinzione dell' aeroporto. Sembra che volesse entrare nello scalo a forza per prendere un volo diretto a Santo Domingo. Ali agenti tedeschi intervenuti ha detto che esprimeva «pensieri confusi su una missione per Gesù».

alejandro augusto stephan meranALEJANDRO AUGUSTO STEPHAN MERAN
Per questo motivo è stato ricoverato in una struttura psichiatrica. Il legale ed i familiari sottolineano che aveva problemi mentali ed era in cura in Germania. Zacheo, ha ribadito che la madre «prima dell' accaduto aveva denunciato tantissime volte» i problemi del figlio. «Se non ricordo male - conclude - Alejandro è stato negli ospedali di Belluno, Udine e Trieste». Secondo l' avvocato «tutto, sarà basato ovviamente sulla perizia psichiatrica, dove si valuta la sua condizione mentale difficile».
Nonostante la dimestichezza con le armi dimostrata nella mattanza in Questura, Betanja, la madre, ha garantito al legale «che suo figlio non ha mai preso pistole in mano».

Fonte: qui

sabato 5 ottobre 2019

I DUE AGENTI RIMASTI UCCISI A TRIESTE SONO STATI COLPITI ALL’INTERNO DELLA QUESTURA

GLI AGGRESSORI ERANO DUE FRATELLI SU CUI ERANO PREVISTI ACCERTAMENTI PER UNA RAPINA 
HANNO CHIESTO DI ANDARE IN BAGNO E GLI AGENTI LI HANNO ACCOMPAGNATI. UNO DEI DUE HA SOTTRATTO LA PISTOLA A UN POLIZIOTTO E HA FATTO FUOCO 



Trieste, morti due agenti: colpiti all'interno della questura
sparatoria alla questura di trieste 1SPARATORIA ALLA QUESTURA DI TRIESTE 
 (LaPresse) - I due agenti rimasti uccisi nel pomeriggio a Trieste sono stati colpiti all'interno della questura. L'uomo che ha sparato era stato portato in questura con il fratello per accertamenti su una rapina avvenuta in mattinata. I due hanno chiesto di andare in bagno e gli agenti li hanno accompagnati. Improvvisamente è nata una colluttazione durante la quale uno dei due presunti rapinatori è riuscito a sottrarre la pistola a un agente e ha fatto fuoco, colpendo i due poliziotti in organi vitali.
sparatoria alla questura di trieste 3SPARATORIA ALLA QUESTURA DI TRIESTE


Trieste, agenti uccisi: fermati entrambi gli aggressori
 (LaPresse) - Sono stati fermati entrambi i fratelli, che nel pomeriggio erano stati portati in questura a Trieste per accertamenti su una rapina e che hanno aggredito gli agenti. Uno dei due nella colluttazione ha sfilato l'arma a un poliziotto e fatto fuoco, uccidendo i due agenti e ferendo in maniera non grave, alla mano, un terzo collega. I due sono stati immediatamente bloccati e arrestati. Fonte: qui


E' finito in tragedia l'arresto di due ladri di scooter a Trieste. Due 30enni, fratelli, sono stati condotti al commissariato centrale e quando uno dei due ha chiesto di andare in bagno ha aggredito due poliziotti, gli ha rubato le pistole e ha cominciato a sparare. I due agenti sono morti. Nel conflitto a fuoco sono rimasti feriti altri tre poliziotti e il fratello dello sparatore. Quest'ultimo è stato fermato dopo un inseguimento.



Il furto e l'arresto - A compiere il furto in mattinata era stato Alejandro Augusto Stephan Meran, di 29 anni, di nazionalità dominicana. Subito dopo il colpo, però, il giovane pente e chiama il fratello, Carlysle Stephan Meran, di 32 anni, il quale avverte la polizia. Sul posto giungono una Volante con due agenti a bordo e un'auto della Squadra Mobile. I due fratelli vengono portati in questura: un'operazione di routine, senza particolari difficoltà. Quel che segue sono fotogrammi di un film impazzito, una manciata di minuti che seminano il terrore e spezzano due vite.

Gli spari in Questura e il tentativo di fuga - Alejandro, affetto da difficoltà psichiche, chiede di andare in bagno. Gli agenti lo accompagnano, ma all'improvviso lui ingaggia una colluttazione: riesce a sfilare le pistole dalla fondina del poliziotto che lo accompagna e spara. Poi si incammina verso l'uscita e trova sulla sua strada il secondo agente. L'uomo spara ancora e quando il poliziotto cade in terra gli prende la pistola, strappandogli la fondina. A quel punto si avvicina l'uscita e ha un terzo conflitto a fuoco, con l'agente al corpo di guardia, che lo ferisce.

Meran, dicono ancora le fonti, riesce comunque ad uscire dall'edificio e qui viene bloccato dagli uomini della squadra mobile. "Spari a bruciapelo", dirà la Questura nella ricostruzione. Un'azione fulminea che non ha lasciato ai poliziotti la possibilità di difendersi. A terra restano due agenti, mentre il fratello Carlysle fugge nei sotterranei della Questura, pare per paura, Sembra infatti che l'uomo non abbia avuto alcun ruolo nella sparatoria. 

Trieste, sparatoria in Questura: uccisi due agenti 

In un video diffuso dall'emittente locale Tele4 si vede il 29enne a terra all'esterno della Questura. L'uomo, ferito durante il tentativo di fuga, si rivolge al fratello e urla: "Vieni a prendermi... non voglio l'ambulanza... sto morendo".

I nomi degli agenti uccisi - Gli agenti uccisi si chiamano Pierluigi Rotta, agente scelto di 34 anni, e Matteo Demenego, agente 30enne. Rotta, originario di Pozzuoli (Napoli), era figlio di un poliziotto, attualmente in pensione, che ha lavorato a Napoli. Dolore e sgomento negli uffici della Questura di Napoli per la tragica morte del 34enne. 

Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due poliziotti uccisi a Trieste 

A sinistra Pierluigi Rotta, a destra Matteo Demenego (ansa)

Sindaco di Trieste dichiara il lutto cittadino - Il sindaco di Trieste, Roberto Di Piazza, ha dichiarato il lutto cittadino. Annullati anche tutti gli interventi politici dei governatori del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, del Veneto, Luca Zaia, del Piemonte, Alberto Cirio e della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti previsti in occasione dell'apertura della Festa regionale della Lega Fvg organizzata a Porcia (Pordenone). E' quanto si apprende dai vertici della Lega regionale. Tutte le attività di intrattenimento previste sono state annullate.

Il capo della polizia e il ministro dell'Interno a Trieste - Il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, e il capo della polizia, Franco Gabrielli in serata hanno raggiunto Trieste. Insieme si sono recati in Questura dove ad attenderli c'erano il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, e il sindaco della città, Roberto Dipiazza.

Il cordoglio di Mattarella - "Ho appreso con profonda tristezza la notizia della barbara uccisione dell’agente scelto Matteo Demenego e dell’agente Pierluigi Rotta, feriti mortalmente presso la Questura di Trieste mentre erano impegnati in una operazione di servizio - ha scritto il Presidente Sergio Mattarella in un messaggio al capo della polizia Franco Gabrielli -. In questa dolorosa circostanza, desidero esprimere a lei e alla polizia di Stato la mia solidale vicinanza, rinnovando i sentimenti di considerazione e riconoscenza per il quotidiano impegno degli operatori della polizia al servizio dei cittadini. La prego di far pervenire ai familiari degli agenti le espressioni della mia commossa partecipazione al loro dolore". Fonte: qui


“SIAMO IN OSTAGGIO, SONO STATI ARRESTATI DUE, FORSE DOMINICANI, NON SO…” 
L’AUDIO CHOC DI UNA POLIZIOTTA DALL’INTERNO DELLA QUESTURA DI TRIESTE, DOVE SONO STATI UCCISI DUE AGENTI, E UN TERZO È RIMASTO FERITO 
“DENTRO L’UFFICIO VOLANTI HANNO PRESO UNA O DUE PISTOLE E HANNO COMINCIATO A SPARARE. IO MI SONO DOVUTA RIFUGIARE IN UFFICIO" 
I POLIZIOTTI UCCISI SI CHIAMAVANO PIERLUIGI ROTTA E MATTEO DEMENEGO


"HANNO RUBATO LA PISTOLA E SPARANO", L'AUDIO CHOC DALLA QUESTURA

pierluigi rotta matteo demenego 1PIERLUIGI ROTTA MATTEO DEMENEGO 
"Siamo in ostaggio, dentro la questura di Trieste perché sono stati arrestati due, forse domenicani, non lo so, io li ho visti entrare, un secondo dopo quando ho aperto il portone di ingresso, ho sentito degli spari". Così una poliziotta racconta i concitato momenti della sparatoria alla Questura di Trieste nella quale due agenti sono rimasti uccisi ed un terzo ferito. Un racconto trafelato disponibile su sito Adnkronos. Al momento di andare in rete non vi è però certezza sulla nazionalità dei due.

trieste, due agenti uccisi in una sparatoria 2TRIESTE, DUE AGENTI UCCISI IN UNA SPARATORIA
"Praticamente dentro l'ufficio volanti, hanno preso una o due pistole ai colleghi che li hanno arrestati, e hanno cominciato a sparare. Due colleghi sono feriti all'ufficio volanti, io non so niente stavo entrando ed ero senza pistola e quindi mi sono dovuta rifugiare in un ufficio, anzi prima in uno scantinato poi in un ufficio, non mio. - continua il racconto - Uno è scappato, è uscito dalla questura con l'arma in mano e l'hanno ucciso(in realtà solo ferito) davanti alla questura, l'altro sta vagando per la questura e non l'abbiamo ancora trovato probabilmente è dentro lo scantinato e un collega adesso ha detto che si sta cominciando ad arrendere".
                                                              
trieste, due agenti uccisi in una sparatoria 4TRIESTE, DUE AGENTI UCCISI IN UNA SPARATORIA 
PIERLUIGI ROTTA E MATTEO DEMENEGO: CHI SONO I DUE AGENTI DI POLIZIA MORTI NELLA SPARATORIA NELLA QUESTURA DI TRIESTE
Simone Pierini per www.leggo.it

L'agente Pierluigi Rotta, napoletano di 34 anni. L'agente scelto Matteo Demenego, 31 anni di Velletri, alle porte di Roma. Sono i due agenti di polizia morti nella sparatoria avvenuta all'interno della questura di Trieste. Entrambi in servizio presso l'Upgsp sono morti dopo i tentativi disperati di rianimazione. Rotta era figlio di un poliziotto, attualmente in pensione, che ha lavorato a Napoli. Dolore e sgomento negli uffici della Questura di Napoli per la tragica morte del 34enne. Ad ucciderli Alejandro Augusto Stephan Meran, 29 anni, dominicano. Il fratello, che ha tentato la fuga nei sotterranei, si chiama Carlysle Stephan Meran, 32enne. Entrambi sono titolari di permesso di soggiorno per motivi di famiglia.

pierluigi rotta matteo demenegoPIERLUIGI ROTTA MATTEO DEMENEGO


«Ho parlato adesso con i colleghi della Mobile. Hanno smesso di fare il massaggio cardiaco ai due colleghi in atrio, hanno smesso perché... perché son morti tutti e due. Agente scelto e agente. Non superavano i 30 anni, a quanto ricordo. Li conosciamo tutti, sono le ultime notizie, non so, boh». È l'audio scioccante, triste, pubblicato sul sito Adnkronos, di un poliziotto della questura di Trieste con il quale, su whatsapp, avvisa i colleghi della morte dei due agenti dopo un disperato tentativo di rianimazione.
Fonte: qui

Trieste, due agenti uccisi in Questura: il fermato non risponde ai magistrati. Rotta colpito due volte, Demenego tre

A sinistra Pierluigi Rotta, 34 anni, a destra Matteo Demengo, 31 anni
Si attende la conferma del provvedimento da parte del Gip. La dinamica dei fatti nella ricostruzione della Questura. Sequestrate le fondine della vittime: da prima analisi non risulterebbero danni da comprometterne la funzionalità. La madre dell'indagato: "Chiedo perdono, mio figlio è malato"
Alejandro Augusto Stephan Meran, il giovane dominicano accusato di avere ucciso a colpi di pistola due poliziotti, Pierluigi Rotta e Matteo Demengo, all'interno della Questura di Trieste, si è avvalso della facoltà di non rispondere. E' stato raggiunto ieri sera in ospedale dal magistrato di turno e il procuratore, dopo che il primo in Questura aveva sentito il fratello del pluriomicida.

I magistrati lo hanno dichiarato alle 23.00 in stato di fermo. Secondo quanto si è appreso, gli inquirenti ritengono che sussista il pericolo di fuga e di reiterazione di reato e per questo hanno chiesto la custodia cautelare in carcere, misura che il Gip dovrà convalidare o no una volta interrogato il giovane. L'uomo, che aveva appena rubato uno scooter, e per questo era stato fermato dagli agenti, sarebbe affetto da disturbi psichici. Oggi la madre del giovane domenicano,  dopo aver chiesto "perdono alle famiglie" delle vittime, ha raccontato che la sera prima della sparatoria il figlio sentiva delle voci "che lo stavano perseguitando e lo volevano ammazzare".

All'indomani della sparatoria, ha parlato anche la madre dell'agente Rotta, chiedendo "giustizia". Parole prima sussurrate, poi quasi una supplica al questore Giuseppe Petronzi che l'ha incontrata. Mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato le vittime con "riconoscenza e dolore".

Mattarella ricorda i poliziotti uccisi a Trieste, la platea si alza in piedi e applaude

I funerali

Non è stato ancora deciso il luogo in cui si terranno i funerali dei due agenti. A quanto si apprende, le esequie potrebbero tenersi in forma solenne, martedì prossimo. Si attende in tal senso anche il parere delle famiglie che dovranno decidere il luogo e le modalità dei funerali.



La cerimonia

Intanto oggi  a Trieste c'è stata una cerimonia per ricordare le vittime. Alle 12.30 davanti alla Questura sono arrivati i mezzi delle forze dell'ordine che si sono schierati davanti al Teatro romano, che si trova di fronte a uno degli ingressi della Questura. All'ingresso erano ad attendere, disposti lungo l'edificio, i colleghi e i familiari delle due vittime. Il Questore a quel punto ha voluto stringere la mano ai tanti operatori delle forze di polizia e, una volta finito, sono state suonate le sirene. Dopo trenta secondi è scrosciato l'applauso della folla numerosa. Alcuni cittadini hanno posto fiori e ceri votivi all'ingresso della Questura.

Sparatoria Trieste, l'omaggio di tutte le forze dell'ordine ai colleghi uccisi


Dubbi sulla sicurezza

Intanto dalla Questura emergono i dettagli della sparatoria costata la vita ai due agenti. Pierluigi Rotta è stato raggiunto da due colpi di pistola al lato sinistro del petto e all'addome. Demenego è stato colpito tre volte: alla clavicola sinistra, al fianco sinistro e alla schiena. Secondo la ricostruzione, Alejandro Augusto Stephan Meran, che si trovava all'interno dell'edificio per un'indagine per furto di uno scooter, è riuscito a sottrarre la pistola in dotazione a Rotta e a fare fuoco. Sentiti gli spari Demenego è uscito venendo a sua volta colpito. Nell'ambito delle indagini sulla sparatoria avvenuta ieri nella Questura di Trieste e nella quale sono morti due agenti, sono state sequestrate le fondine delle due vittime per verificarne l'integrità. Da una prima analisi non risulterebbero danni da comprometterne la funzionalità.

Ma è di parere opposto il Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). "Ci sono stati problemi con le fondine. Al primo è stata sfilata la pistola - riferisce il Sap -perché aveva una fondina vecchia, in quanto quella in dotazione gli si era rotta. Al secondo agente ucciso, la fondina sarebbe stata strappata dalla cintura. Al secondo agente l'arma sarebbe stata strappata quando ormai era già in terra inerte a causa delle ferite per i colpi esplosi con la prima pistola sottratta".


Un terzo agente, rimasto ferito, sarà operato alla mano. "E' in buone condizioni. Sto andando da lui per parlargli" dice il questore di Trieste, Giuseppe Petronzi, aggiungendo: "La dinamica è abbastanza chiara. E' avvenuta in uno spazio della Questura, dove non c'erano altre persone se non le vittime e l'autore del fatto, che si è impossessato dell'arma e ha fatto fuoco. Azzardare ipotesi sarebbe poco serio e rispettoso".

Sparatoria Trieste, il questore Petronzi: "La dinamica è chiara"

La ricostruzione della Questura

Tutto nasce ieri mattina, da una circostanza "banale": una donna in scooter, a via Carducci, viene scaraventata a terra da un giovane di colore, che le ruba il mezzo. Nel pomeriggio, alla Questura triestina giunge la telefonata di Carlysle Stephan Meran, che riferisce di aver appreso dal fratello Alejandro Augusto che è lui l'autore della rapina. Il dominicano si rende disponibile ad accompagnare gli operatori a casa del fratello per recuperare il mezzo, specificando che Alejandro Augusto soffre di disturbi psichici, pur non essendo allo stato seguito dai servizi di igiene mentale del capoluogo. Due equipaggi in servizio di Volante e una pattuglia della Squadra Mobile si recano a casa del giovane, insieme a personale del 118. Alejandro è a casa, appare "collaborativo e pacato". Viene accompagnato in Questura insieme al fratello, a bordo di una vettura della Polizia.

All'interno dell'Ufficio Prevenzione Generale, l'autore della rapina chiede di andare in bagno, e riesce a sottrarre (con modalità non specificate nella lunga nota della Questura) la pistola d'ordinanza in dotazione all'agente Rotta, colpendolo con due spari. Demenego accorre per verificare cosa sta accadendo, venendo a sua volta colpito tre volte. Nel caos che ne segue, Carlysle, il fratello maggiore, prima si barrica nell'Ufficio Prevenzione Generale, impaurito e sotto choc, addirittura sbarrando la porta con una scrivania. Poi, non sentendo più spari, fugge nei sotterranei della Questura, dove viene individuato e bloccato dagli agenti intervenuti.

Intanto l'omicida tenta di imboccare le scale di accesso ai piani superiori, ma viene fatto desistere dal personale presente negli uffici, a cui indirizza altri colpi senza causare feriti; poi cerca di guadagnare l'uscita dalla Questura attraversando l'atrio adiacente, con in mano entrambe le pistole d'ordinanza sottratte agli agenti, ed  esplodendo ulteriori colpi di pistola all'indirizzo del personale in servizio al corpo di guardia, che risponde al fuoco. E' a questo punto che vieneacolpito alla mano sinistra un assistente capo in servizio.

Una volta fuori dall'edificio, il fuggitivo cerca prima di entrare in una volante parcheggiata in prossimità dell'ingresso di via di Tor Bandena, e poi, notando l'auto della squadra mobile, apre il fuoco verso il mezzo e all'indirizzo del personale, colpendo la portiera lato passeggero appena aperta. Gli operatori rispondono al fuoco, colpendo l'uomo all'inguine, senza danneggiare parti vitali, riuscendo a renderlo inoffensivo ed a disarmarlo, e verificando che una delle pistole poco prima sottratte era aperta e col serbatoio vuoto, mentre l'altra aveva il cane armato. Nel frattempo i sanitari del 118 intervenuti tentano invano di rianimare gli agenti colpiti e prestano soccorso al ferito.

Fonte: qui