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sabato 25 aprile 2020

LE POLVERE SOTTILI TRASPORTANO IL VIRUS

IL VIRUS È STATO TROVATO NEL PARTICOLATO ATMOSFERICO E QUESTO POTREBBE AUMENTARE LA PERSISTENZA DEL VIRUS NELL’ATMOSFERA. 
MA NON È DIMOSTRATO CHE SIA UNA TERZA VIA DEL CONTAGIO. 
ALTRI STUDI HANNO IPOTIZZATO CHE IL CORONAVIRUS SIA PIÙ LETALE DOVE C’È INQUINAMENTO…
Cristina Marrone per corriere.it

La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) annuncia che il coronavirus SARS-Cov-2 è stato ritrovato sul particolato (PM), le polveri sottili. «Questa prima prova apre la possibilità di testare la presenza del virus sul particolato atmosferico delle nostre città nei prossimi mesi come indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell’inizio di una nuova epidemia», anticipa il professor Alessandro Miani, presidente della Sima.
polveri sottiliPOLVERI SOTTILI

«Le prime evidenze relative alla presenza del coronavirus sul particolato provengono da analisi eseguite su 34 campioni di PM10 in aria ambiente di siti industriali della provincia di Bergamo, raccolti con due diversi campionatori d’aria per un periodo continuativo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo», spiega Leonardo Setti, coordinatore del gruppo di ricerca scientifica insieme a Gianluigi De Gennaro e a Miani.

La presenza del virus nel particolato
I campioni sono stati analizzati dall’Università di Trieste in collaborazione con i laboratori dell’azienda ospedaliera Giuliano Isontina, che hanno verificato la presenza del virus in almeno 8 delle 22 giornate prese in esame. I risultati positivi sono stati confermati su 12 diversi campioni per tutti e tre i marcatori molecolari, vale a dire il gene E, il gene N ed il gene RdRP, quest’ultimo altamente specifico per la presenza dell’RNA virale SARS-CoV-2» . Possiamo confermare di aver ragionevolmente dimostrato la presenza di RNA virale del SARS-CoV-2 sul particolato atmosferico rilevando la presenza di geni altamente specifici, utilizzati come marcatori molecolari del virus, in due analisi genetiche parallele”4, precisa Setti.
polveri sottiliPOLVERI SOTTILI


La persistenza del virus nell’aria
Secondo De Gennaro «questa è la prima prova che l’RNA del SARS-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente, suggerendo così che, in condizioni di stabilità atmosferica e alte concentrazioni di PM, le micro-goccioline infettate contenenti il coronavirus SARS-CoV-2 possano stabilizzarsi sulle particelle per creare dei cluster col particolato, aumentando la persistenza del virus nell’atmosfera come già ipotizzato sulla base di recenti ricerche internazionali. L’individuazione del virus sulle polveri potrebbe essere anche un buon marker per verificarne la diffusione negli ambienti indoor come ospedali, uffici e locali aperti al pubblico».

Una nuova via di contagio?
«La prova che l’RNA del SARS-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente non attesta ancora con certezza definitiva che vi sia una terza via di contagio», prosegue De Gennaro. «Tuttavia, occorre che si tenga conto nella cosiddetta Fase 2 della necessità di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus». «È possibile che il particolato possa facilitare la diffusione del virus , può essere un trasportatore, ma non conosciamo la carica virale e quanto è efficace per contribuire davvero al contagio» sintetizza Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano.

Cosa dicono gli altri studi: non c’è univocità
polveri sottiliPOLVERI SOTTILI
Altri studi hanno ipotizzato che il coronavirus sia più letale dove c’è inquinamento. Secondo un’analisi non pubblicata dell’Università di Harvard condotto dall’italiana Francesca Dominici, sul lungo periodo basta un piccolo aumento nei livelli medi di polveri sottili per far salire la mortalità del 15% anche se la metodologia utilizzata presenterebbe lacune.

Un altro studio evidenzia la relazione tra epidemia e polveri sottili. La società italiana di aerosol ha sempre ribadito che non è stato dimostrato alcun effetto di maggiore suscettibilità al contagio al Covid-19 dovuto all’esposizione alle polveri atmosferiche. Nelle varie analisi contano moltissimi fattori com e densità di popolazione, scambi internazionali, attività industriali e non solo l’inquinamento atmosferico, scrive Sergio Harari, direttore della Unità operativa di Pneumologia all’ospedale San Giuseppe di Milano. Ancora molte relazioni sono da verificare.

Densità abitativa
Proprio sulla densità abitativa si è focalizzato un altro studio italiano diffuso oggi dalla Società italiana di Allergologia. Secondo i ricercatori la densità abitativa diffonde il coronavirus più dello smog: Bergamo e Brescia, più densamente abitate di Verona, sono state colpite più duramente dal virus nonostante un livello di smog simile o addirittura inferiore, come nel caso della città di Bergamo. Fonte: qui

Gli scienziati trovano ulteriori prove: il coronavirus può viaggiare sulle particelle di inquinamento atmosferico

Gli scienziati si stanno arrampicando per trovare spiegazioni sul perché l'epidemia di coronavirus nel nord italiano sia stata molto più pervasiva e mortale rispetto alle epidemie in altre parti d'Europa e persino in altre parti d'Italia. Alcuni hanno suggerito che la popolazione anziana italiana potrebbe avere qualcosa a che fare con essa, sebbene i dati demografici del Giappone siano simili e lo scoppio in quel paese sia stato molto meno mortale.
Ora, un team di ricercatori che ha studiato i livelli di inquinamento atmosferico nella provincia di Bergamo in Italia ha trovato ulteriori prove del fatto che il virus può viaggiare su particelle di inquinamento atmosferico, secondo il rapporto Guardian , che potrebbe offrire alcune informazioni sul problema.
Leonardo Setti dell'Università di Bologna, in Italia, che ha guidato il lavoro, ha affermato che è importante indagare se il virus potrebbe essere trasportato più ampiamente dall'inquinamento atmosferico.
"Sono uno scienziato e sono preoccupato quando non lo so", ha detto. "Se lo sappiamo, possiamo trovare una soluzione. Ma se non lo sappiamo, possiamo solo subirne le conseguenze".
A dire il vero, mentre gli scienziati hanno trovato prove di materiale genetico virale sulle particelle d'aria, la ricerca non offre alcuna idea sul fatto che queste particelle possano effettivamente trasmettere il virus in un modo che gli consentirebbe di infettare altri esseri umani.
Ecco altro dal Guardian:
Gli scienziati italiani hanno utilizzato tecniche standard per raccogliere campioni di inquinamento dell'aria esterna in un sito urbano e industriale nella provincia di Bergamo e hanno identificato un gene altamente specifico di Covid-19 in più campioni. Il rilevamento è stato confermato da test ciechi presso un laboratorio indipendente.
[…]
Il potenziale ruolo delle particelle di inquinamento atmosferico è legato alla domanda più ampia di come viene trasmesso il coronavirus. Grandi gocce cariche di virus da tosse e starnuti delle persone infette cadono a terra entro un metro o due. Ma goccioline molto più piccole, di diametro inferiore a 5 micron, possono rimanere nell'aria per minuti o ore e viaggiare ulteriormente.
Gli esperti non sono sicuri se queste minuscole goccioline trasportate dall'aria possano causare infezioni da coronavirus, sebbene sappiano che il coronavirus Sars del 2003 è stato diffuso nell'aria e che il nuovo virus può rimanere vitale per ore in minuscole goccioline.
Ma i ricercatori affermano che l'importanza della potenziale trasmissione nell'aria e il possibile ruolo di potenziamento delle particelle di inquinamento significano che non deve essere escluso senza prove.
Setti non è il primo ricercatore a trovare prove del fatto che le particelle di inquinamento atmosferico potrebbero consentire al virus di spostarsi ulteriormente facendo essenzialmente un giro sulle particelle. Secondo il Guardian, altri due progetti di ricerca sono arrivati ​​a risultati simili.
Un'analisi statistica dei dati di Setti suggerisce che livelli più alti di inquinamento potrebbero spiegare - o in parte spiegare - i più alti tassi di infezione nel Nord Italia, che è più laborioso, e lotta con livelli più alti di inquinamento atmosferico (è uno dei più cattivi aree inquinate in Europa). Al contrario, il sud italiano impoverito ha un'economia che è più agraria nel suo focus. 
Nessuno di questi studi è stato sottoposto a peer review, almeno non ancora. Ma un legame tra inquinamento atmosferico e livelli di infezione è mai definitivamente dimostrato, almeno i lettori possono trovare conforto nel fatto che la chiusura economica globale ha contribuito a ridurre i livelli di inquinamento atmosferico in tutto il mondo - almeno per ora.
Fonte: qui

POLVERI SOTTILI IN EUROPAPOLVERI SOTTILI IN EUROPA

lunedì 23 settembre 2019

IL PM HA CHIESTO LA CONDANNA A UN ANNO DI RECLUSIONE DI DUE ANESTESISTI PER IL DECESSO DI UNA BIMBA DI 10 ANNI MORTA DURANTE UN INTERVENTO ALL’ORECCHIO NELLA CASA DI CURA DI VILLA MAFALDA DI ROMA

“SE NON FOSSERO STATI DISTRATTI SAREBBE ANCORA VIVA” 
UNO DEI DUE MEDICI SI SAREBBE ALLONTANATO E LA PICCOLA SAREBBE DECEDUTA IN SEGUITO A…

interventoINTERVENTO
Il pm Mario Ardigò ha chiesto due condanne e tre assoluzioni per il decesso della piccola Giovanna Fatello, morta a 10 anni nel marzo del 2014, durante un intervento all’orecchio, nella casa di cura Villa Mafalda. «Se gli anestesisti non fossero stati del tutto distratti Giovanna sarebbe ancora viva» ha detto l’accusa, rappresentata da Ardigò.

Il pm: «Dopo l’induzione dell’anestesia Dauri si è allontanato»
intervento 4INTERVENTO 
Si tratta degli anestesisti Pierfrancesco Dauri e Federico Santilli, per cui è stata chiesta la condanna ad un anno di reclusione, con l’accusa di omicidio colposo. «Dopo l’induzione dell’ anestesia il professor Dauri si è allontanato» ha sottolineato l’accusa.

Secondo questa ricostruzione, la bambina sarebbe morta per problemi con la respirazione meccanica e per la mancata attivazione della leva automatica dell’apparecchiatura: «Vi chiedo di condannare Dauri e Santilli a un anno di reclusione per l’omicidio colposo della paziente».

intervento 2INTERVENTO 
Gli avvocati della clinica: «Così usciamo di scena»
Procura ha invece chiesto l’assoluzione per i chirurghi, Giuseppe Magliulo e Dario Marco Tullio, e per la direttrice sanitaria all’epoca dei fatti del clinica, Rossella Moscatelli, che era accusata di falso. «Così la clinica esce definitivamente di scena» hanno affermato gli avvocati della difesa della struttura. Fonte: qui

giovedì 20 giugno 2019

GIANRICO CAROFIGLIO SI STRACCIA LE VESTI PER IL CASO CSM E I RAPPORTI MARCI TRA GIUDICI E POLITICA.


MA È LO STESSO CHE SI INCONTRAVA CON L’ALLORA GOVERNATORE DELLA PUGLIA NICHI VENDOLA E IL GIUDICE CHE LO ASSOLSE DALL’ACCUSA DI ABUSO D’UFFICIO SUSANNA DE FELICE? 

QUELLA VICENDA EBBE DEGLI STRASCICHI GIUDIZIARI, CON CAROFIGLIO CHE PROVÒ A BLOCCARE IL GIORNALISTA GIACOMO AMADORI, MA ALLA FINE...

VIDEO | MAGISTRATURA E POLITICA, LO SCAMBIO DI OPINIONI TRA SALLUSTI E CAROFIGLIO : 

Simone Di Meo per “la Verità”

gianrico carofiglio 10GIANRICO CAROFIGLIO
Se, come sosteneva Oscar Wilde, la coerenza è l' ultimo rifugio delle persone prive d' immaginazione, possiamo ben dire che l' ex senatore-pm-scrittore Gianrico Carofiglio sia un uomo ricco di inventiva, e non solo per le articolate trame dei suoi libri. Ne ha dato dimostrazione lunedì sera, nel corso della trasmissione di Nicola Porro, Quarta Repubblica, commentando con alti lai lo scandalo delle toghe che sta terremotando il Pd e il Csm.
luca palamaraLUCA PALAMARA





«Io sono un po' turbato da tutta questa discussione», ha detto Carofiglio battibeccando con la collega di partito Alessia Morani, che difendeva Luca Lotti, «perché la mia opinione è che, per esempio, l' onorevole Morani sia in buona fede e questo mi preoccupa parecchio, lo devo dire in modo franco, perché quasi quasi sarebbe meglio se non credesse a quello che dice».

Un attimo di suspense da consumato autore noir. «Io credo invece che ci creda e questo ci pone di fronte a un problema molto serio e cioè che noi tutti, collettivamente e individualmente, abbiamo perso una capacità che è fondamentale per la salute della democrazia, e cioè la capacità di vergognarsi». Per essere più diretto, l' ex magistrato spiega: «Dicevo l' incapacità () di vergognarsi di cose che sono vergognose.

LA FOTO PUBBLICATA DA PANORAMA CON VENDOLA E CAROFIGLIOLA FOTO PUBBLICATA DA PANORAMA CON VENDOLA E CAROFIGLIO
Ed è vergognoso che un politico, senza alcun mandato del suo partito (chiaro il riferimento a Luca Lotti e a Cosimo Ferri, ndr), in una situazione chiaramente clandestina, vada a trattare di cose di cui non ha nessun titolo per occuparsi, è qualche cosa che è assolutamente fuori da qualsiasi prospettiva di tollerabilità».

Parafrasando il titolo di un suo bestseller, L' arte del dubbio, sarebbe interessante sapere se questa integerrima posizione di intransigenza tra politica e giustizia, peraltro giustissima, l' ex senatore-pm-scrittore di Bari l' abbia maturata a proposito degli ultimi fatti di cronaca o se facesse parte del suo patrimonio etico anche negli anni scorsi, quando un nutrito gruppo di uomini di legge pugliesi - egli compreso - transitò nelle fila dei Ds-Pd.
gianrico carofiglio a otto e mezzoGIANRICO CAROFIGLIO A OTTO E MEZZO

Magistrati come Alberto Maritati, senatore della Quercia dal 1999 e sottosegretario nei governi D' Alema I e II (1999-2000), o come Michele Emiliano, sindaco di Bari e attuale governatore della Puglia. Entrambi - Maritati ed Emiliano - nel corso delle indagini s' imbatterono (il primo nell' inchiesta «Operazione speranza», il secondo nel fascicolo «Missione arcobaleno») in esponenti politici del partito che, di lì a poco, li avrebbe candidati e fatti eleggere.

gianrico carofiglio 6GIANRICO CAROFIGLIO




O se - continuiamo a esercitarci nell' arte del dubbio - questo rifiuto ideologico a relazioni improprie tra politici e magistrati, che possono essere non di competenza del codice penale ma del codice morale e deontologico, fosse presente in Carofiglio pure in occasione delle conviviali (nel 2007 e nel 2012, date che di certo conosciamo) a cui partecipò insieme all' allora governatore Nichi Vendola e al giudice che lo assolse dall' accusa di abuso d' ufficio, Susanna De Felice.

Il secondo incontro si tenne proprio a casa di Carofiglio, mentre il primo fu immortalato da una foto pubblicata nel febbraio 2013 dal settimanale Panorama. Di quest' ultimo episodio conviene ricordare gli strascichi giudiziari che videro coinvolti il giornalista autore dello scoop, Giacomo Amadori, lo stesso pm-scrittore e il cognato di Vendola, Cosimo Ladogana.

L'INCHIESTA DI PANORAMA SU VENDOLA-CAROFIGLIO-SUSANNA DE FELICEL'INCHIESTA DI PANORAMA SU VENDOLA-CAROFIGLIO-SUSANNA DE FELICE
Dopo la pubblicazione dell' immagine, si attivò infatti un «sofisticato progetto» che provò a far cadere il giornalista in una trappola e a procurargli seri guai giudiziari. Ladogana, fingendosi un appartenente ai servizi segreti, contattò infatti Amadori proponendogli l' acquisto di foto asseritamente rubate dal pc della sorella di Vendola, Patrizia.

Scene tra Vendola, la donna e il giudice che aveva decretato l' innocenza del politico con l' orecchino. Il cronista non abboccò all' amo e, dopo un primo incontro, smise di rispondere alle sue pressanti mail. Allora, Ladogana, mosso da «vendicative e non proprio commendevoli intenzioni» (questo lo scrive il pm), pur di arrecare danno al giornalista, si autodenunciò del furto delle immagini e accusò Amadori di ricettazione. Facendolo finire per quasi due anni sotto inchiesta.

gianrico carofiglio 12GIANRICO CAROFIGLIO
Dopo l' archiviazione di Amadori, considerato che nessuna foto ipoteticamente rubata era stata acquistata tanto meno pubblicata dal settimanale, la «macchina del fango» innestò la retromarcia e colpì chi, fino a quel momento, l' aveva guidata. Ladogana finì indagato per autocalunnia e Carofiglio, che aveva - secondo l' accusa - offerto un contributo per correggere e limare l' esposto dell' amico -, per omessa denuncia. Peraltro, nella scheda di registrazione del reato, è curioso constatare come l' allora pm dello stesso ufficio, Gianrico Carofiglio, fosse per la Procura di Bari «soggetto da identificare».
vendolaVENDOLA

Il pm Pasquale Drago, il 3 ottobre 2017, archivierà anche questa tranche giudiziaria ritenendo che non ci fu calunnia nei confronti del giornalista autore dello scoop su Panorama perché non si era configurato il reato di ricettazione. Su questi spunti, magari, l' ex senatore-pm-scrittore pugliese potrebbe offrire una sua profonda riflessione in grado di aprire un ulteriore squarcio di consapevolezza all' interno del Pd e della galassia della giustizia. Non vorremmo restare, e qui citiamo un altro bestseller, con Ragionevoli dubbi. Fonte: qui

lunedì 20 maggio 2019

IL PROCURATORE D’AGRIGENTO FA SBARCARE I MIGRANTI DELLA SEA WATCH, SALVINI LO SCOPRE IN DIRETTA DA GILETTI E CARICA A TESTA BASSA: “SONO PRONTO A DENUNCIARE PER FAVOREGGIAMENTO DELL' IMMIGRAZIONE CLANDESTINA GLI ORGANI DELLO STATO CHE DOVESSERO AGEVOLARE LO SBARCO”

Fabrizio Caccia per il “Corriere della sera”

salvini migranti sea watchSALVINI MIGRANTI SEA WATCH
Ora sarà scontro duro con l' Onu ma anche con il Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che ha disposto ieri sera di far sbarcare i 47 migranti a bordo della nave ong Sea Watch3 alla fonda a Lampedusa. Matteo Salvini ha deciso: «Finché il ministro sono io, nego l' autorizzazione. E sono pronto a denunciare per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina gli organi dello Stato che dovessero agevolare lo sbarco - annuncia il ministro in collegamento con Massimo Giletti a Non è l' Arena su La7, mentre però sull' isola sono già in corso le operazioni -.

Se questo procuratore, che è lo stesso che mi indagò per sequestro di persona (per il caso Diciotti, ndr ) intende fare il ministro si candidi alle elezioni. Da una nave fuorilegge non può scendere nessun migrante». Ma poi si vedono in diretta le immagini dei migranti che sono già saliti sulla motovedetta della Guardia Costiera diretti al porto e allora Giletti lo incalza, ricordandogli che la Guardia Costiera dipende dal ministro M5S Danilo Toninelli: «Se qualche ministro ha dato l' ok allo sbarco ne risponderà davanti agli italiani», dice Salvini. E arriva la replica di Toninelli: «Porti chiusi a Sea Watch come a tutte le navi che non rispettano le convenzioni. Salvini s' informi prima di parlare, l' epilogo della vicenda è legato alla decisione della magistratura».
salvini migranti sea watchSALVINI MIGRANTI SEA WATCH

Dura anche la risposta di Di Maio: «Non accetto che Salvini accusi il M5S, si legga le leggi dello Stato». Il procuratore Patronaggio, nonostante Salvini, ha dunque disposto il sequestro probatorio della Sea Watch 3 per violazione dell' articolo 12 del testo unico sull' immigrazione (che contrasta gli ingressi illegali, ndr ) e il conseguente sbarco dei migranti.

Sarà la Questura di Agrigento ad indagare sull' eventuale presenza di scafisti e sulla condotta dell' ong tedesca. La nave con l' equipaggio andrà a Licata per gli accertamenti.

Luigi Di Maio, il vicepremier M5S, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa , cerca di smorzare i toni: «La Chiesa Valdese ha lanciato la disponibilità ad accogliere, lavoriamo nel senso della redistribuzione» e «non scontriamoci con la magistratura, queste tensioni non fanno bene al Paese». Ma Salvini ormai ha deciso di aprire anche l' altro fronte: quello con l' Onu. Due giorni fa l' Alto Commissariato per i Diritti Umani ha chiesto al governo italiano di ritirare il decreto sicurezza bis perché «viola i diritti umani». Il ministro non ci sta: «Un organismo che costa miliardi di euro ai contribuenti, che ha come membri la Corea del Nord e la Turchia, viene a fare la morale sui diritti umani all' Italia. È da Scherzi a parte ...». Così torna alla carica: «Non vedo l' ora di approvare (oggi al Cdm, ndr ) un decreto che combatte camorristi, scafisti e teppisti...».

matteo salvini sovranisti a milanoMATTEO SALVINI SOVRANISTI A MILANO
Intanto, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, ha incaricato il rappresentante italiano all' Onu, l' ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, di «contattare i firmatari» della lettera inviata all' Italia «per chiedere elementi più precisi». «Comunicazioni» come quella ricevuta - chiosa la Farnesina - «sono lettere» il cui contenuto «si basa su informazioni ricevute da fonti varie che, talvolta, sono risultate imprecise o inaffidabili». Touché.

LA RABBIA DEL MINISTRO CHE VOLEVA RESISTERE FINO AL VOTO EUROPEO: LASCIATO SOLO DAGLI ALLEATI
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

CONTE E DI MAIOCONTE E DI MAIO
La strategia elettorale era già stata stabilita: tenere i migranti a bordo della Sea Watch il più a lungo possibile in vista dell' appuntamento con le urne. E invece già ieri mattina, quando si è capito che la procura di Agrigento era pronta a intervenire proprio per impedire un nuovo «sequestro» degli stranieri, è stata pianificata una linea alternativa.
E il ministro Matteo Salvini ha deciso di andare all' attacco, aprendo uno scontro istituzionale proprio con la magistratura che rischia di coinvolgere altri poteri dello Stato.

Sfidando anche gli alleati di governo del M5S con cui ormai i rapporti sono di massima tensione. Epilogo di una giornata che lo ha visto solo contro tutti, ma soprattutto contro i cattolici, dopo l' utilizzo dei simboli sacri proprio a fini di propaganda. «C' è un silenzio assordante di Conte e Di Maio a differenza di altre volte in cui si erano prodigati per trovare una soluzione», sbotta Salvini.

matteo salvini sovranisti a milanoMATTEO SALVINI SOVRANISTI A MILANO
E tanto basta a comprendere che quanto sta accadendo sarà sfruttato proprio in vista del voto di domenica prossima.

La scelta di tenere la linea dura nella convinzione che questo possa pagare in termini di voti, viene presa sabato sera quando la Sea Watch forza il blocco navale e fa rotta verso la Sicilia. «Non entreranno, non sbarcheranno», ripete il ministro dell' Interno convinto che anche questa volta tutti eseguiranno le sue disposizioni, nessuno cercherà strade alternative e alla fine pure Palazzo Chigi cercherà una mediazione.

E invece dalla prefettura di Agrigento arrivano notizie poco rassicuranti per lui, il procuratore Luigi Patronaggio questa volta sembra determinato a impedire la permanenza della nave in porto con i migranti a bordo in attesa che qualche Paese della Ue o qualche associazione religiosa accetti di ospitare gli stranieri.
salviniSALVINI

Per tutto il giorno al Viminale cercano una soluzione alternativa. Salvini sa bene che la delega alla Guardia di Finanza di salire a bordo per valutare il sequestro della nave in realtà serve solo a determinare lo sbarco dei migranti. In serata, quando si capisce che non ci saranno mediazioni decide di giocare d' anticipo e dirama una nota per far vedere che è ancor lui a condurre il gioco.

Parla di «nave fuorilegge». Invoca «provvedimenti nei confronti del comandante della nave, dal quale è lecito attendersi indicazioni precise sui presunti scafisti presenti a bordo». Tenta di rilanciare affermando che «la difesa dei confini nazionali e l' ingresso in Italia di un gruppo di sconosciuti dev' essere una decisione dalla politica (espressione della volontà popolare)».

E per questo torna a sfidare gli alleati chiedendo già questa mattina «di approvare il Decreto Sicurezza Bis già nel Consiglio dei ministri, per rafforzare gli strumenti del governo per combattere i trafficanti di uomini e chi fa affari con loro». Ma sapendo bene che in vista delle elezioni di domenica la sua strategia elettorale contro i migranti è ormai un' arma spuntata.

Fonte: qui

sabato 19 gennaio 2019

CI MANCAVA SOLO IL PM ARRESTATO - MICHELE NARDI STAVA PER ENTRARE NELLA GIUNTA RAGGI, A FARE IL VICE-CAPO DI GABINETTO

NELLE INTERCETTAZIONI IL MAGISTRATO, CHE DA TRANI È ARRIVATO A ROMA, VENIVA INVITATO DA UN POLITICO VICINO AI 5 STELLE AD INVIARE IL CV ALLA SINDACA 

IL FRATELLO DI SIMONE DI STEFANO (CASAPOUND) RACCONTA QUANDO IL PM SI PRESENTÒ AGLI SGOMBERI DELLE CASE OCCUPATE, UNA PHOTO-OPPORTUNITY STRANA PER UN PM…

AL PM ARRESTATO FU FATTA L’OFFERTA NEL 2016 DI FARE IL VICE CAPO DI GABINETTO NELLA GIUNTA RAGGI
Ivan Cimmarusti per www.ilsole24ore.com

Virginia Raggi voleva il pm di Roma Michele Nardi - arrestato per corruzione in atti giudiziari - come vice capo di gabinetto dell’allora nascente giunta M5S a Roma. Almeno questo è uno dei particolari che restituiscono gli atti giudiziari della Procura della Repubblica di Lecce, che ieri ha ottenuto l’arresto sia di Nardi sia del giudice Antonio Savasta, entrambi accusati di aver veicolato procedimenti giudiziari istruiti al Tribunale di Trani e alla Corte di Cassazione. Un imbarazzo mancato per la prima cittadina pentastellata, già criticata per le nomine di Raffaele Marra e di Luca Lanzalone, entrambi coinvolti in fatti di corruzione.

La richiesta del curriculum dal Campidoglio
la sindaca virginia raggi sul red carpet del teatro dell opera (2)LA SINDACA VIRGINIA RAGGI SUL RED CARPET DEL TEATRO DELL OPERA (2)
Negli atti si legge che «verso la fine del mese di agosto 2016, Michele Nardi veniva invitato da un esponente politico vicino al Movimento 5 Stelle ad inviare un proprio curriculum vitae alla segreteria del sindaco di Roma, avvocato Virginia Raggi, poiché la stessa era intenta alla formazione della nuova compagine amministrativa di governo del campidoglio». Il particolare è contenuto anche in una intercettazione intrattenuta da Nardi con una sua intima amica, F.R.. La telefonata, riassunta dagli inquirenti in quanto non penalmente rilevante, è del 2 settembre 2016.

«Michele Nardi – si legge – chiama l’amica e riprendono a parlare della situazione politica di Roma e della possibilità di Nardi di poter essere nominato vice capo di gabinetto al Comune di Roma nella giunta Raggi, così come proposto da un avvocato vicino alla predetta Raggi». Una nomina che lo stesso Nardi, però, ritiene complicata: nella stessa telefonata afferma che «di essersi sentito con il suo amico avvocato, vicino alla sindaca Raggi, dicendo che la sua candidatura a vice capo di gabinetto è complicata in quanto vi sono numerosi papabili che si sono fatti avanti».

Le accuse dei pm di Lecce
antonio savastaANTONIO SAVASTA
Nardi è accusato con Savasta di associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari, millantato credito e minacce. Ad ammettere le corruzioni c’è l'imprenditore Flavio D’Introno, che ha raccontato ai pm di Lecce tutta la vicenda. Nardi, in particolare, «si faceva consegnare plurime utilità quale prezzo della propria mediazione con il pretesto di dover comprare il favore dei giudici, utilità consistite in un viaggio a Dubai del valore di 10mila euro; l'esecuzione a spese del D'Introno, che forniva materiale e manodopera, dei lavori di ristrutturazione dell'immobile di proprietà del Nardi sito in Roma (...) per un importo pari a circa 120-130mila euro; nell’importo di circa 600mila euro, come corrispettivo mai pagato dei lavori di ristrutturazione della villa di proprietà della moglie» di Nardi.

VIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRA
Secondo le indagini il pm avrebbe tentato di farsi consegnare complessivi 2 milioni di euro. La paventata influenza sarebbe giunta anche in Corte di Cassazione. Per questo Nardi si sarebbe fatto dare da D’Introno anche «un Rolex Daytona acquistato il 16 maggio 2016 in prossimità di una delle udienze e costato 34mila 500 euro» oltre a «due diamanti ciascuno del valore di 27mila euro».



NARDI, IL PM ARRESTATO, ERA VICINO AL M5S E STAVA PER ENTRARE NELLA GIUNTA RAGGI
Davide Di Stefano per www.ilprimatonazionale.it

MICHELE NARDI CON SIMONE DI STEFANO A VIA DE COLOSSEOMICHELE NARDI CON SIMONE DI STEFANO A VIA DE COLOSSEO
Michele Nardi, il pm arrestato con l’accusa di intascare soldi, diamanti e Rolex d’oro in cambio di sentenze favorevoli, era molto vicino al Movimento 5 Stelle. Lo dichiara lo stesso gip di Lecce che ne ha disposto l’arresto: “Un esponente politico vicino al Movimento 5 Stelle lo invitò ad inviare un proprio curriculum alla segreteria della sindaca Raggi“, così si legge nelle pagine dell’ordinanza.

La possibilità per il pm era quella di essere nominato vice capo di Gabinetto della Giunta del sindaco Virginia Raggi, ruolo allora ricoperto da Raffaele Marra. Come spiegato nell’articolo pubblicato sul nostro giornale ieri, Michele Nardi era il pm che nel 2016 ordinò lo sgombero dello stabile di via del Colosseo a Roma dove abitavano due famiglie italiane in difficoltà, azione che condusse all’arresto del segretario nazionale di CasaPound, Simone Di Stefano, e di alcuni militanti.

Leggendo le carte dell’ordinanza emessa dal gip di Lecce c’è una coincidenza temporale che merita di essere analizzata. “Verso la fine del mese di agosto 2016, Michele Nardi veniva invitato da un esponente politico vicino al Movimento 5 Stelle ad inviare un proprio curriculum vitae alla segreteria del sindaco di Roma Virginia Raggi poiché la stessa era intenta alla formazione della nuova compagine amministrativa di governo del Campidoglio”.

simone di stefano (2)SIMONE DI STEFANO
In una intercettazione del 2 settembre 2016 è lo stesso Nardi a parlare “della situazione politica di Roma”, annota il gip, “e della possibilità di poter essere nominato vice capo di gabinetto al Comune di Roma nella Giunta Raggi, così come proposto da un avvocato, vicino alla predetta Raggi“. Insomma nell’agosto e nel settembre del 2016 Michele Nardi tentava di accreditarsi agli occhi della neo amministrazione pentastellata capitolina per ottenere un qualche incarico.

Lo stesso periodo dei ripetuti sgomberi di via del Colosseo. Un primo tentativo di sgombero fu fatto infatti il 14 luglio del 2016, con rinvio al 31 agosto. L’8 settembre (quindi sei giorni dopo l’intercettazione in cui Nardi parla della possibilità di diventare il vice capo di Gabinetto della Giunta Raggi), le due famiglie italiane che occupavano lo stabile vengono effettivamente sgomberate.

SIMONE DI STEFANOSIMONE DI STEFANO
La soluzione temporanea che il Comune di Roma aveva offerto alle due famiglie in difficoltà, un alloggio in un camping, si rivelerà però una truffa. Nessun posto per l’anziana signora né per la la famiglia con il figlio disabile, che trovandosi così a dover scegliere tra rientrare nella casa che avevano occupato per quasi trent’anni e dormire in strada, optarono per la prima soluzione. A questo punto l’azione del pm Nardi si fa più incisiva, tanto che il 29 settembre del 2016 si presentò di persona sull’uscio dello stabile da sgomberare, fatto piuttosto inusuale per un pm.

Lo sgombero fu piuttosto violento ed efficace (vennero addirittura lanciati i mobili delle due famiglie da una finestra). Nella stessa estate del 2016 vennero inoltre sgomberati anche gli abitanti del civico successivo di via del Colosseo, anche se legittimi proprietari, con la “scusa” dell’inagibilità dello stabile. Come riportato dal Fatto Quotidiano, tra le varie attività di Nardi, figurava quella di “proporre poi investimenti nella capitale”, tra cui “due appartamenti in Piazza di Spagna, finiti in una indagine per bancarotta fraudolenta che lui sta seguendo”.

Insomma il pm Nardi sembra che avesse il “vizietto” di speculare sugli stessi immobili su cui magari stava indagando. Visto che è il gip di Lecce a parlare di Nardi come di un elemento con “chiara propensione a sistemare vicende giudiziarie facendo ricorso anche a espliciti tentativi di corruzione”, chissà che anche lo stabile di via del Colosseo non rientri in un suo tentativo di speculazione. Non è una possibilità da escludere, visto il profilo del soggetto.

O quantomeno, vista la forte contrapposizione che si creò tra CasaPound e il Movimento 5 Stelle sulla questione, come minimo l’interesse di Nardi poteva essere quello di fare “bella figura” agli occhi di una Giunta della quale, proprio in quei giorni, stava cercando di diventare parte. Un leggerissimo conflitto di interessi. Ah, per la cronaca: in via del Colosseo ci abita anche Luigi Di Maio. Ma questa (forse) è davvero solo una coincidenza.

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