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sabato 19 ottobre 2019

GLI SCIENZIATI DELLA CALTECH HANNO SCOPERTO PER LA PRIMA VOLTA CHE NEL CERVELLO DEI MAMMIFERI ESISTONO CELLULE DIFFERENTI, IN BASE AL GENERE, CHE REGOLANO L’AGGRESSIVITÀ E I COMPORTAMENTI FINALIZZATI ALL’ACCOPPIAMENTO

MASCHI E FEMMINE SONO BIOLOGICAMENTE PROGRAMMATI IN MODO DIVERSO...
Zeina Ayache per https://scienze.fanpage.it

I ricercatori della Caltech hanno scoperto che esistono rare cellule cerebrali che sono uniche nei topi maschi e altre uniche invece nei topi femmine. Queste cellule specifiche in base al genere sono state trovate in una regione del cervello che governa sia l'aggressività che i comportamenti di accoppiamento. Vediamo insieme cosa significa e come gli esperti sono giunti a questa conclusione.

donne e uominiDONNE E UOMINI
Partiamo con il dire che esistono diverse tipologie di cellule all'interno del cervello, ad esempio ci sono i neuroni che trasmettono segnali e le cellule gliali che supportano le funzioni neurali, spiegano gli esperti. Per quanto tutte queste cellule contengano lo stesso insieme di geni o genoma, i tipi di cellule differiscono nel modo in cui esprimono quegli stessi geni. Per capirci, immaginiamo il genoma come un pianoforte a 88 tasti. Ogni cellula non utilizza tutti gli 88 tasti. Pertanto, il sottoinsieme di chiavi che "riproduce" la cellula determina il tipo di cellula stesso.

Analizzando il comportamento dei neuroni nei cervelli dei topi maschi e dei topi femmine, gli esperti hanno osservato che la loro stimolazione è in grado di indurre gli animali ad essere più aggressivi, anche in assenza di minacce. Diversamente, una debole stimolazione induce i topi ad accoppiarsi. Tutto ciò avviene nell’ipotalamo, un’area fondamentale del nostro cervello.
uomini e donneUOMINI E DONNE

Nello specifico, gli esperti con il loro studio sono riusciti ad identificare 17 diverse tipologie di cellule del cervello, alcune delle quali sono più abbondanti nei maschi, mentre altre lo sono nelle femmine. Già si sapeva che l’espressione delle cellule era differente tra maschi e femmine, ma per la prima volta gli esperti sono riusciti a scoprire che esistono proprio cellule specifiche in base al genere nel cervello dei mammiferi. Lo studio, intitolato “Multimodal Analysis of Cell Types in a Hypothalamic Node Controlling Social Behavior”, è stato pubblicato su Cell.

Fonte: qui

martedì 21 maggio 2019

UN NUOVO STUDIO CONFERMA CHE UNA DELLE ALTERAZIONI GENICHE PIÙ FREQUENTI PER LO SVILUPPO DEL CANCRO NON AVVIENE CASUALMENTE, MA E' PROVOCATA DALL’AMBIENTE ESTERNO ALLA CELLULA

STILE DI VITA E BUONA ALIMENTAZIONE CONTANO: NON È UN CASO CHE IL 40% DEI TUMORI SI POTREBBERO PREVENIRE ELIMINANDO…
Silvia Turin per "www.corriere.it"

tumoreTUMORE
Non ci si ammala di cancro per caso o per sfortuna: lo confermano i risultati dello studio di un gruppo di scienziati dell’Istituto europeo di oncologia, appena pubblicato sulla rivista scientifica Nature Genetics e finanziato dallo European Research Council (ERC).

Le mutazioni sono prevedibili
I ricercatori, guidati da Piergiuseppe Pelicci, Direttore della Ricerca Ieo e professore di Patologia generale all’Università di Milano, e Gaetano Ivan Dellino, ricercatore Ieo e di Patologia generale dell’Università di Milano, in collaborazione con il gruppo diretto da Mario Nicodemi, professore all’Università di Napoli Federico II, hanno scoperto che una delle alterazioni geniche più frequenti e importanti per lo sviluppo del cancro, le «traslocazioni cromosomiche», non avvengono casualmente nel genoma, ma sono prevedibili e sono provocate dall’ambiente esterno alla cellula.

malati tumore 8MALATI TUMORE
Il commento
«Nel corso della vita, un uomo su 2 e una donna su 3 si ammalano di cancro - spiega Pelicci -. Perché? Un tumore si sviluppa quando una singola cellula accumula 6 o 7 alterazioni del Dna a carico di particolari geni: i geni del cancro. La domanda diventa quindi: che cosa determina quelle alterazioni?

tumore allo stomaco 1TUMORE ALLO STOMACO
La ricerca di una risposta ha creato due scuole di pensiero: una che identifica la causa principale nell’ambiente in cui viviamo e nel nostro stile di vita, e l’altra che ne attribuisce l’origine alla casualità e dunque, in ultima analisi, alla sfortuna».

Il precedente
Secondo tre precedenti studi pubblicati su Science, a firma da Bert Vogelstein, uno degli scienziati contemporanei più autorevoli, due terzi delle mutazioni trovate nei tumori si formano durante la normale vita dei nostri tessuti, quando le cellule duplicano il proprio Dna per moltiplicarsi.

genoma 8GENOMA 8
Siccome queste mutazioni sono considerate inevitabili, perché dovute ad errori casuali, Vogelstein aveva concluso che le stesse avverrebbero in ogni caso, anche se il nostro fosse un pianeta perfetto e i nostri stili di vita irreprensibili. I lavori pubblicati hanno stimolato un grande dibattito nella comunità scientifica.
tumore allo stomacoTUMORE ALLO STOMACO

La scoperta
«Oggi pubblichiamo un lavoro che mette in discussione la casualità delle traslocazioni cromosomiche - spiega Dellino in un comunicato - , uno dei due tipi di alterazioni geniche trovate nei tumori. Le traslocazioni sono la conseguenza di un particolare tipo di danno a carico del Dna, ossia la rottura della doppia elica. Come per le mutazioni, pensavamo che questo tipo di danno avvenisse casualmente nel genoma, ad esempio durante la divisione cellulare, come ipotizzato da Vogelstein.
tumore ai polmoniTUMORE AI POLMONI

Al contrario, studiando le cellule normali e tumorali del seno, abbiamo scoperto che né il danno al Dna né le traslocazioni avvengono casualmente nel genoma. Il danno si verifica all’interno di geni con particolari caratteristiche e in momenti precisi della loro attività. Si tratta di geni più lunghi della media e che, pur essendo “spenti”, sono perfettamente attrezzati per “accendersi”. La rottura del Dna avviene nel momento in cui arriva un segnale che li fa accendere. Studiando queste caratteristiche, possiamo prevedere quali geni si romperanno e quali no, con una precisione superiore all’85 per cento».
malati tumore 6MALATI TUMORE

L’ambiente e gli stili di vita contano
«La questione centrale, che cambia la prospettiva della casualità del cancro, è che l’attività di quei geni è controllata da segnali specifici che provengono dall’ambiente nel quale si trovano le nostre cellule, e che a sua volta è influenzato dall’ambiente in cui viviamo e dai nostri comportamenti. Questa scoperta– continua Pelicci - ci insegna che la sfortuna non svolge alcun ruolo nella genesi delle traslocazioni e che abbiamo ora un motivo scientifico in più per non allentare la presa sulla prevenzione dei tumori.

tumore utero 5TUMORE UTERO
Per ora non abbiamo capito quale sia esattamente il segnale che induce la formazione delle traslocazioni, ma abbiamo capito che proviene dall’ambiente, pur ignorando ancora luoghi e circostanze. È possibile, infine, che il medesimo meccanismo, o uno simile, possa essere anche alla base delle mutazioni studiate da Vogelstein. Ci stiamo lavorando», conclude il ricercatore.

Il 40 per cento dei tumori è prevenibile
A oggi conosciamo con certezza alcuni dei fattori ambientali che causano il cancro: fumo, alcool, obesità, inattività fisica, eccessiva esposizione al sole, una dieta ad alto contenuto in zuccheri e carni rosse o processate, e a basso contenuto di frutta, legumi e vegetali.

tumore al colon 7TUMORE AL COLON
La comunità scientifica concorda sul fatto che se tutti questi fattori fossero eliminati - e ciascuno è eliminabile - potremmo prevenire il 40 per cento dei tumori. Conosciamo inoltre alcuni virus e batteri che causano cancro: il virus Hpv favorisce il cancro della cervice e della faringe, il virus Hbv quello del fegato, il batterio Helicobacter pylori quello dello stomaco. Le vaccinazioni contro quei virus hanno il potenziale di evitare, da soli, il 15 per cento dei tumori nel mondo.

Anche l’esposizione ad agenti inquinanti ambientali, occupazionali o industriali è causa di una frazione dei tumori. Purtroppo, però, a parte alcune eccezioni, come ad esempio l’amianto, non abbiamo ancora ben capito quali siano esattamente e quanto incidano. «Per quanto oggi sappiamo, ciascuno di noi può scegliere se prevenire il 40 per cento dei tumori, con pochi e precisi cambiamenti del modo in cui viviamo.

La comunità scientifica lavorerà sul restante 60 per cento. A patto che ci siano fondi sufficienti per la ricerca», ricorda Pellicci.

Fonte: qui

venerdì 24 giugno 2016

NEL DNA LA VITA PROSEGUE PER ALTRI QUATTRO GIORNI DOPO LA MORTE!

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GRAZIE A CENTINAIA DI GENI CHE CONTINUANO A FUNZIONARE DOPO LA MORTE SARA’ POSSIBILE MIGLIORARE LE TECNICHE PER I TRAPIANTI E LA CONSERVAZIONE DEGLI ORGANI

Sono le conclusioni dello studio del microbiologo Peter Noble, dell'università di Washington a Seattle, per ora pubblicato sul sito BioRxiv, che non richiede la revisione della comunità scientifica, e citato sul sito della rivista Science - La scoperta potrebbe migliorare le tecniche per conservare gli organi destinati ai trapianti

(ANSA) - Nel Dna la vita prosegue dopo la morte almeno per altri quattro giorni: è stato osservato nei topi e nei pesci, nei quali alcuni geni sembrano continuare a essere attivi per molte ore dopo la morte.

Sono le conclusioni dello studio del microbiologo Peter Noble, dell'università di Washington a Seattle, per ora pubblicato sul sito BioRxiv, che non richiede la revisione della comunità scientifica, e citato sul sito della rivista Science. La scoperta potrebbe migliorare le tecniche per conservare gli organi destinati ai trapianti.
TEST LABORATORIO
TEST LABORATORIO
Quando un organismo vivente muore non sempre le funzioni vitali cessano nello stesso momento e alcuni processi interni possono proseguire per molte ore. In passato, analizzando cellule umane di sangue e fegato di esseri umani dopo la morte, alcuni studi avevano indicato che l'attività di alcuni geni proseguiva. Seguendo questa strada, Nobles è andato alla ricerca della possibile attività post mortem di oltre 1.000 geni in topi e pesci zebra, i pesci più studiati nei laboratori di genetica.
DNA ANCHE DOPO LA MORTE
DNA ATTIVO ANCHE DOPO LA MORTE

Ha scoperto così che centinaia di geni continuano a funzionare dopo il decesso, nei pesci anche dopo ben quattro giorni.

Molti dei geni attivi svolgono attività necessarie all'organismo in momenti di emergenza, ma sorprendentemente sono risultati 'accesi' anche geni legati allo sviluppo dell'embrione e che restano silenziosi dopo la nascita, oppure altri che facilitano lo sviluppo di tumori.

Questi risultati potrebbero aiutare a capire importanti problematiche legate ai trapianti e rivelarsi anche un ottimo strumento per la medicina legale.

Fonte: qui