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giovedì 17 ottobre 2019
sabato 9 marzo 2019
UN UOMO SIEROPOSITIVO IN GRAN BRETAGNA È DIVENTATO IL SECONDO ADULTO CONOSCIUTO IN TUTTO IL MONDO A ESSERE "GUARITO" DAL VIRUS DELL'HIV DOPO AVER RICEVUTO UN TRAPIANTO DI MIDOLLO OSSEO
SI TRATTA DEL SECONDO CASO AL MONDO DOPO IL FAMOSO “PAZIENTE DI BERLINO”, CURATO CON UN SIMILE TRATTAMENTO NEL 2007
Un uomo sieropositivo in Gran Bretagna è diventato il secondo adulto conosciuto in tutto il mondo a essere liberato dal virus dell'Aids dopo aver ricevuto un trapianto di midollo osseo da un donatore resistente all'Hiv.
Quasi tre anni dopo aver ricevuto cellule staminali di midollo osseo da un donatore con una rara mutazione genetica che resiste all'infezione da Hiv - e più di 18 mesi dopo aver eliminato i farmaci antiretrovirali - i test non mostrano ancora alcuna traccia della precedente infezione da Hiv. I risultati della ricerca sono stati pubblicati oggi su Nature.
"Non c'è nessun virus che possiamo rilevare", ha detto Ravindra Gupta, professore e biologo dell'Hiv che ha diretto un team di medici che curano l'uomo. I medici hanno assicurato che un giorno la scienza sarà in grado di porre fine all'Aids, ma oggi non si può ancora affermare che sia stata trovata una cura per l'Hiv.
Gupta ha descritto il suo paziente come "funzionalmente curato" e "in remissione", ma ha ammonito: "È troppo presto per dire che è guarito". L'uomo viene chiamato "il paziente di Londra", in parte perché il suo caso è simile al primo caso conosciuto di una cura funzionale dell'HIV - in un uomo americano, Timothy Brown, che divenne noto come il paziente di Berlino quando subì un simile trattamento in Germania nel 2007.
Brown, che viveva a Berlino, da allora si è trasferito negli Stati Uniti e, secondo i medici, non ha più presentato segni di contagio. Gupta, ora all'Università di Cambridge, ha curato la paziente di Londra quando lavorava all'University College di Londra. L'uomo aveva contratto l'Hiv nel 2003, ha detto Gupta, e nel 2012 è stato diagnosticato anche un tipo di tumore del sangue chiamato Linfoma di Hodgkin.
Nel 2016, quando il cancro non lasciava più speranze, i medici hanno deciso di cercare un donatore per il trapianto. "E' stata la sua ultima possibilità di sopravvivenza", ha detto Gupta a Reuters. Il donatore - che non era correlato - aveva una mutazione genetica nota come "CCR5 delta 32", che conferisce resistenza all'Hiv. Il trapianto è andato relativamente liscio, ha detto Gupta, ma ci sono stati alcuni effetti collaterali.
La maggior parte degli esperti afferma che è inconcepibile che tali trattamenti possano essere un modo per curare tutti i pazienti. La procedura è costosa, complessa e rischiosa.I donatori della corrispondenza esatta dovrebbero essere trovati nella piccolissima percentuale di persone - la maggior parte discendenti dell'Europa settentrionale - che hanno la mutazione CCR5 che le rende resistenti al virus.
Fonte: qui
UNA CURA CONTRO L'HIV È LONTANA MA POSSIBILE: COSÌ COME È SUCCESSO CON IL “PAZIENTE DI BERLINO” 12 ANNI FA, ADESSO ANCHE UN UOMO A LONDRA E' IN REMISSIONE
IL MERITO È DELLE STAMINALI TRAPIANTATE, PORTATRICI DI UNA MUTAZIONE IN UN RECETTORE, CHE RENDE LE CELLULE PARZIALMENTE IMMUNI DALL'INFEZIONE DI HIV…
Valentina Arcovio per “Il Messaggero”
Una cura contro l' Hiv è lontana, ma possibile. Se, infatti, la «miracolosa guarigione» del paziente di Berlino sembrava essere l' unico caso al mondo nel 2007, oggi sappiamo che non è così.
Timothy Brown, l'uomo che dodici anni fa si è «liberato» dall' Hiv a seguito di un trapianto di staminali, non è più un' anomalia. C' è un secondo caso. Molto simile.
Riguarda un uomo, ribattezzato il paziente di Londra, che preferisce rimanere nell' anonimato.
IL PRELIEVO La sua storia, raccontata sulla rivista Nature, al centro di una conferenza a Seattle, ha già fatto il giro del mondo e apre la strada a nuove possibili strategie in grado di impedire al virus responsabile dell' Aids di infettare le cellule. Il paziente di Londra ha scoperto di essere sieropositivo nel 2003.
Nove anni dopo, nel 2012, ha sviluppato un linfoma di Hodgkin, un tumore del sangue. Per questo è stato trattato con la chemioterapia ed è stato sottoposto a un trapianto di cellule staminali ematopoietiche prelevate da un donatore «resistente» all' Hiv.
In altre parole, le staminali trapiantate sono portatrici di una mutazione in un recettore, denominato CCR5, che rende le cellule parzialmente immuni dall' infezione di Hiv.
Così come è successo per Brown 12 anni prima, anche il paziente di Londra sembra «guarito». O più correttamente in remissione: non sono state rilevate tracce del virus dopo un periodo di 18 mesi senza che sia stata effettuata alcuna terapia. Ora bisognerà capire se e quanto durerà.
Per questo i ricercatori dell' Imperial College di Londra, dello University College di Londra e dell' Università di Cambridge e di Oxford, che hanno condotto lo studio, hanno annunciato che continueranno a tenere sotto controllo il loro paziente. Tuttavia, la ricerca ha una sua importanza nel campo della lotta all' Aids.
«Ottenendo la remissione in un secondo paziente con un approccio simile, abbiamo dimostrato che il paziente di Berlino non era un' anomalia. Ma dobbiamo avere prudenza», sottolinea Ravindra Gupta, professore dell' Università di Cambridge e tra gli autori dello studio.
«Aver dimostrato che il caso di Timothy Brown che non è l' unico - spiega Giovanni Maga, direttore del laboratorio di Virologia Molecolare presso l' Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia - suggerisce che la strategia basata sull' eliminazione del correttore CCR5 potrebbe essere la chiave per portare una guarigione».
Questo non significa che tutte le persone affette dall' Hiv verranno sottoposte a un trapianto di cellule staminali. Ma solo che per loro si aprono nuove possibilità legate alla terapia genica, cioè alla possibilità di manipolare le cellule del sangue dei pazienti. «E' possibile pensare di concentrarsi sulla ablazione di questo recettore CCR5 che sembra essere veramente la chiave per impedire al virus di continuare a infettare le cellule e quindi poter essere eliminato dal nostro organismo», spiega Maga.
Una manipolazione che pochi mesi fa è stata fatta in Cina su embrioni umani che hanno poi portato, tra mille polemiche, alla nascita di due gemelline. «L' altra cosa importante di questo studio è che ha dimostrato che ad esempio alcuni aspetti della terapia applicata a Timothy Brown che si pensava potessero essere stati essenziali per il successo come ad esempio l' utilizzo della radioterapia prima del trapianto, in realtà non sono importanti», spiega Maga.
Il paziente di Londra non ha infatti ricevuto nessun trattamento radioterapico e ha avuto un solo trapianto invece dei due di Brown. «Probabilmente una leggera sindrome da rigetto, peraltro sperimentata da entrambi i pazienti che non ha avuto conseguenze, potrebbe aver potenziato, e quindi in qualche modo contribuito, alla eliminazione del virus», sottolinea Maga. Per essere certi che il paziente di Londra sia completamente guarito serviranno ancora alcuni mesi, forse anche un anno.
LA TRASMISSIONE «Ma finalmente oggi possiamo dire che l' eliminazione del recettore CCR5 è stata dimostrata essere una delle chiavi con cui possibilmente possiamo curare le persone dell' infezione da HIV», sottolinea Maga.
«È tuttavia molto importante ricordare, al di là delle speranze che possono venire da qualche terapia che la chiave per fermare l' epidemia di Hiv è la prevenzione e quindi essere consapevoli che il virus c' è e che si trasmette per via sessuale e che occorre continuare a proteggersi e a evitare di infettarsi in modo da non propagare l' infezione fintanto che una nuova cura sarà realmente disponibile per tutti», conclude.
Prevenzione che anche nel nostro paese si fa ancora poco. L' Istituto superiore di sanità ha registrato nel 2017 ben 3.443 nuove diagnosi di infezione da Hiv, in aumento tra i giovani. La colpa, nella stragrande maggioranza delle volte, è dei rapporti sessuali non protetti.
Fonte: qui
giovedì 3 gennaio 2019
LO SFOGO DI UN CHIRURGO DI PISA AL LAVORO DURANTE LA NOTTE DI CAPODANNO: “SONO FIERO DI CIÒ CHE FACCIO MA STANCO DI VEDERE LA SANITÀ GESTITA DA POLITICI INCOMPETENTI CHE MI SPREMONO COME UN LIMONE”
LA RABBIA È DOVUTA AL POSSIBILE DEPOTENZIAMENTO DELL’OSPEDALE A FAVORE DI FIRENZE, MA L’ASSESSORE REGIONALE SACCARDI SMENTISCE E S’INALBERA: “CHIUNQUE SUSCITI ALLARME DOVRÀ RISPONDERNE PERSONALMENTE”
Forse intendeva solo difendere la professionalità sua e di colleghi del Centro trapianti di Pisa ma lo 'sfogò affidato a un post su facebook da Daniele Pezzati, chirurgo dell'Azienda ospedaliera-universitaria di Pisa, specializzato in trapianto di fegato, non poteva passare inosservato visto che se la prende con chi, certa politica, cerca «disperatamente una scusa per depotenziarci ed aprire un (inutile) ulteriore centro a Firenze».
Il post di Pezzati, costretto agli «straordinari» proprio nel giorno di fine anno, quando tutti gli altri sono a festeggiare, per il 161/mo trapianto del 2018 a Pisa (il 160/mo era terminato poco prima), potrebbe aprire una nuova battaglia tra Firenze e Pisa, con il ministro della Salute Giulia Grillo che difende comunque la professionalità del medico, dicendo che «questa è la sanità che dobbiamo difendere: grande professionalità e tanta umanità. Un pensiero affettuoso a tutti i medici e agli operatori sanitari al lavoro anche in questi giorni di festa. Tutta l'Italia è orgogliosa del suo Servizio sanitario nazionale. Grazie eroi di ogni giorno!», dice il ministro.
«Sono fiero di ciò che faccio ma stanco di vedere la sanità gestita da politici incompetenti che mi spremono come un limone non riconoscendo il sacrificio che costa fare ciò che faccio», aveva scritto lui. Al post, che ha raggiunto quasi 13 mila condivisioni e oltre 34mila "mi piace" e nel quale il chirurgo spiega pure le difficoltà di un padre («costretto» a spiegare al figlio, comunque fiero di lui, perchè non festeggerà il capodanno), ha risposto l'assessore alla salute della Toscana, Stefania Saccardi, smentendo l'ipotesi di un depotenziamento del Centro di Pisa: «è un'eccellenza nazionale, la sua attività non è messa in discussione da nessuno».
Ma l'assessore non nasconde le sue critiche: «Chiunque si renda responsabile di dichiarazioni totalmente infondate, tali da suscitare allarme nei cittadini, sarà chiamato a risponderne personalmente, anche attraverso l'adozione di provvedimenti disciplinari laddove ne ricorrano gli estremi».
E la stessa Azienda definisce le critiche «inopportune e superficiali». Di certo, l'ipotesi di un nuovo centro a Firenze, non è ben vista dal sindaco di Pisa, Michele Conti pronto a scatenare una battaglia contro i cugini del capoluogo. Il primo cittadino ringrazia infatti il dottor Pezzati, «pronto a fare tutto quello che è in mio potere affinché le eccellenze nate a Pisa restino qui: in passato abbiamo pagato troppo spesso le ingerenze fiorentinocentriche in Regione».
«Non è una questione di campanilismo - assicura Conti - ma di riconoscere i meriti a chi li ha e li può mettere a disposizione del mondo. Ma rimanendo all'ombra della Torre pendente». Sorpreso forse da tanto clamore Pezzati in serata ha preferito evitare di gettare altra benzina sul fuoco: «In quanto dipendente dell'Azienda non posso fare dichiarazioni ai media se non preventivamente autorizzato», ha detto a chi lo ha contattato, senza voler neppure dire se era pentito del post: «Non ho dichiarazioni da fare», ha risposto.
Fonte: qui
MEGLIO NON AMMALARSI IN GERMANIA
SORPRESA: I MEDICI TEDESCHI SONO FANCAZZISTI. PER AVERE UN APPUNTAMENTO CI VUOLE ALMENO UN MESE, NON LAVORANO NEI FINE SETTIMANA NÉ DOPO LE 18 E NON FANNO VISITE A DOMICILIO
LA DENUNCIA DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE MUTUE: “NON CI SI AMMALA RISPETTANDO L’ORARIO DI CHIUSURA DEI NEGOZI…”
Roberto Giardina per “Italia Oggi”
Meglio non ammalarsi nel week-end, ed è sconsigliato anche di mercoledì. I medici tedeschi non lavorano abbastanza, secondo l' Associazione nazionale delle mutue. La settimana corta per molti dottori comincia già il venerdì pomeriggio. Quasi tutti chiudono la Praxis, lo studio, il mercoledì dopo pranzo, e molti per tutta la giornata, e nessuno, almeno in città, visita a domicilio. Gli unici a andare a casa sono i medici condotti in campagna.
I loro pazienti sono anziani e non sempre in grado di muoversi. Per questo mancano i giovani dottori disposti a lavorare nei paesi. E' faticoso e non conviene: il sistema sanitario a punti calcolati su base trimestrale valuta troppo le visite a domicilio e così il dottore finisce per sforare presto il suo tetto massimo di impegno e, dopo, dovrebbe lavorare gratis.
Magnus von Stackelberg, vicepresidente dell' Associazione, ha denunciato: «Non ci si ammala rispettando l' orario di chiusura dei negozi, i medici devono garantire la loro disponibilità notte e giorno e sette giorni su sette». Magari mettendosi d' accordo con i colleghi, e stabilendo un turno. Anche dopo le 18 è impossibile andare dal proprio medico.
Secondo un sondaggio condotto su iniziativa dell' Associazione tra 1.400 medici, dai pediatri ai ginecologici, solo la metà riceve dopo l' orario di chiusura, ma per un' ora appena, dopo le 19 rimane in studio uno su dieci. La percentuale crolla durante il fine settimana: appena l' 1-2% è disposto a visitare. In caso di necessità, trovi di rado un medico disponibile neppure se paghi privatamente. A chi si ammala fuori orario o nel giorno sbagliato non resta che andare al pronto soccorso che, come in Italia, è troppo affollato.
In diverse facoltà di medicina hanno istituito dei corsi appositi per medici di pronto intervento negli ospedali, generalisti in grado di capire rapidamente di che si tratta e, nel caso, ordinare il ricovero o spedire il paziente da uno specialista. Ci vorranno anni prima che i dottori da pronto soccorso entrino in servizio e, comunque, si eviteranno diagnosi sbagliate ma non si ridurrà il tempo d' attesa.
I tempi per ottenere un appuntamento dal tuo medico della mutua si sono allungati, prima lo ottenevo entro una settimana, oggi attendo uno o due mesi. Io sono fortunato perché la mia Frau Doktor, caso raro, ogni giorno tranne il mercoledì, riceve senza appuntamento dalle 8 alle 10. Un' eccezione riservata ai casi urgenti. Ma poi riceve gli altri sempre in ritardo.
Herr Magnus ha ragione, ma i medici si ribellano, e anche loro non hanno torto. Lavoriamo già al limite», hanno risposto i 172mila dottori della mutua. Secondo contratto dovrebbero ricevere per 20 ore alla settimana; il ministro della Sanità Jens Spahn vorrebbe portarle a 25, ma in media di fatto sono già 32. Al mercoledì i medici e le loro infermiere e segretarie non riposano: sono impegnati a svolgere il lavoro burocratico che diventa sempre più pesante. Il sistema a punti non vieta di sforare il tetto ma, se lo fa, il Doktor deve spiegare il perché, e se non si giustifica paga di tasca sua.
Un mio amico medico in pensione mi ha raccontato: «Quando ero giovane mi raccomandavano di parlare con i pazienti, la conversazione fa parte della terapia, soprattutto per le persone anziane che spesso vivono da sole. Ma questo tempo si è andato riducendo, ed oggi è sparito». Il sistema, mi ha spiegato, è rigidamente burocratico, stabilisce quanti minuti si devono impiegare per un elettrocardiogramma, e quanti per misurare la pressione. Neanche un secondo per le chiacchiere terapeutiche.
Fino a qualche anno fa le mutue facevano pagare un ticket da 10 euro se si andava dal medico in un trimestre, poi le visite successive erano gratuite. L' intenzione era di impedire che i pazienti andassero ogni giorno alla Praxis per conversare con il loro dottore. Ma non è servito: i pazienti erano disposti a pagare 10 euro per combattere la solitudine. Oggi, la burocrazia prescrive il silenzio ai malati e ai dottori. Ma le mutue non risparmiano: chi resta solo a casa finisce per ammalarsi sul serio, o crede di ammalarsi, chiama l' ambulanza e si fa ricoverare in ospedale.
Fonte: qui
venerdì 24 giugno 2016
NEL DNA LA VITA PROSEGUE PER ALTRI QUATTRO GIORNI DOPO LA MORTE!

GRAZIE A CENTINAIA DI GENI CHE CONTINUANO A FUNZIONARE DOPO LA MORTE SARA’ POSSIBILE MIGLIORARE LE TECNICHE PER I TRAPIANTI E LA CONSERVAZIONE DEGLI ORGANI
Sono le conclusioni dello studio del microbiologo Peter Noble, dell'università di Washington a Seattle, per ora pubblicato sul sito BioRxiv, che non richiede la revisione della comunità scientifica, e citato sul sito della rivista Science - La scoperta potrebbe migliorare le tecniche per conservare gli organi destinati ai trapianti
(ANSA) - Nel Dna la vita prosegue dopo la morte almeno per altri quattro giorni: è stato osservato nei topi e nei pesci, nei quali alcuni geni sembrano continuare a essere attivi per molte ore dopo la morte.
Sono le conclusioni dello studio del microbiologo Peter Noble, dell'università di Washington a Seattle, per ora pubblicato sul sito BioRxiv, che non richiede la revisione della comunità scientifica, e citato sul sito della rivista Science. La scoperta potrebbe migliorare le tecniche per conservare gli organi destinati ai trapianti.
Quando un organismo vivente muore non sempre le funzioni vitali cessano nello stesso momento e alcuni processi interni possono proseguire per molte ore. In passato, analizzando cellule umane di sangue e fegato di esseri umani dopo la morte, alcuni studi avevano indicato che l'attività di alcuni geni proseguiva. Seguendo questa strada, Nobles è andato alla ricerca della possibile attività post mortem di oltre 1.000 geni in topi e pesci zebra, i pesci più studiati nei laboratori di genetica.
Ha scoperto così che centinaia di geni continuano a funzionare dopo il decesso, nei pesci anche dopo ben quattro giorni.
Molti dei geni attivi svolgono attività necessarie all'organismo in momenti di emergenza, ma sorprendentemente sono risultati 'accesi' anche geni legati allo sviluppo dell'embrione e che restano silenziosi dopo la nascita, oppure altri che facilitano lo sviluppo di tumori.
Questi risultati potrebbero aiutare a capire importanti problematiche legate ai trapianti e rivelarsi anche un ottimo strumento per la medicina legale.
Fonte: qui
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