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domenica 26 gennaio 2020

ALCUNI RICERCATORI SPAGNOLI HANNO SCOPERTO UNA PROTEINA CHE POTREBBE BLOCCARE I TUMORI AL CERVELLO PIÙ LETALI.

DALLA LORO ANALISI SUI CAMPIONI DI 180 PAZIENTI È EMERSO CHE NELLE CELLULE DEI GLIOMI SI TROVA LA PROTEINA TAU, CHE RIUSCIREBBE A REPRIMERE LA CAPACITÀ DEL CANCRO DI CRESCERE E DIVENTARE MALIGNO…
Nico Riva per www.leggo.it
glioma 5GLIOMA 
Esiste un modo per frenare l'avanzata dei più letali tumori al cervello. Ed il segreto sta nella proteina TAU, fra le cause di patologie neurodegenerative come l'Alzheimer. Ne sono convinti i giovani autori della scoperta, ricercatori spagnoli dell'Instituto de Salud Carlos III (ISCIII). Dalla loro analisi sui campioni di 180 pazienti è infatti emersa una connessione tra i gliomi (tumori cerebrali altamente letali) e le malattie neurodegenerative.

la ricerca sui gliomiLA RICERCA SUI GLIOMIi ricercatori spagnoli che hanno scoperto la proteina tau 1I RICERCATORI SPAGNOLI CHE HANNO SCOPERTO LA PROTEINA TAU
La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine, dimostra che la proteina TAU si ritrova anche nelle cellule dei gliomi, dove reprimerebbe la loro capacità di creare nuovi vasi sanguigni, fondamentali per rifornirsi di nutrienti, favorendo la crescita e l'aggressività del tumore. Se la TAU si riduce, aumenta la malignità del cancro. Il ruolo della proteina, negativo in ambito neurodegenerativo, stavolta si scopre invece benefico. La ricerca permette così di conoscere meglio i gliomi, fra i tumori più rari ma con i tassi di mortalità più elevati, anche perché resistente alla chemioterapia e alla radioterapia.
glioma 1GLIOMA

i ricercatori spagnoli che hanno scoperto la proteina tauI RICERCATORI SPAGNOLI CHE HANNO SCOPERTO LA PROTEINA TAU
Per questo, i ricercatori dell'ISCIII affermano con entusiasmo che la scoperta rappresenta un trampolino di lancio fondamentale per stabilire nuove strategie terapeutiche e nuovi studi. Il loro prezioso lavoro offrirebbe quindi anche la possibilità di indagare le malattie neurodegenerative da un nuovo punto di vista. Ricardo Gargini, principale firma dello studio, ha confessato a El País: «Crediamo che Tau sia la chiave fra Alzheimer e cancro». La funzione protettiva della proteina nei gliomi si potrebbe inoltre ricreare con composti derivati dal taxolo, principio attivo che si utilizza come agente antitumorale per vari tipi di cancro. Un fantastico passo in avanti per la scienza e la medicina è appena stato compiuto. ¡Gracias, España!
glioma tumore al cervello 1GLIOMA TUMORE AL CERVELLOricerca sul gliomaRICERCA SUL GLIOMA

gliomaGLIOMA
Il merito della scoperta va principalmente ai ricercatori dell'ISCIII Beatriz Heranz, Esther Hernández, Rafael Hortigüela, Pilar Sánchez Gómez, Ricardo Gargini, Berta Segura-Collar, Teresa Cejalvo e Andrés Romero Bravo.

glioma 6GLIOMA 
Lo studio è stato però realizzato in collaborazione con il Centro di Investigazione Biomedica del Red di Malattie Neurodegenerative (CIBERNED), dell'Associazione Spagnola contro il Cancro (AECC), del Centro di Biologia Molecolare del CSIS e dell'Ospedale 12 Ottobre, integrati nell'Istituto di Ricerca Sanitaria i+12 di Madrid. Il progetto è stato finanziato dal Ministero dell'Economia e della Competitività, dell'Associazione Spagnola contro il Cancro e del NIH (Istituto Nazionale di Salute).
glioma 3GLIOMA glioma tumore al cervelloGLIOMA TUMORE AL CERVELLO
Fonte: qui

venerdì 8 novembre 2019

IL CANCRO AL PANCREAS POTREBBE DIVENTARE LA SECONDA CAUSA DI MORTE ONCOLOGICA ENTRO IL 2030


LA MALATTIA È ASINTOMATICA E VIENE SCOPERTA QUANDO ORMAI È IN FASE AVANZATA:  LE PRINCIPALI SFIDE DA AFFRONTARE SONO RAPPRESENTATE DALL’ABBATTIMENTO DEI FATTORI DI RISCHIO, COME FUMO, ALCOL, OBESITÀ 

TUTTE LE AZIONI CHE NON SI POSSONO RIMANDARE

Marta Musso per "www.repubblica.it"

tumore al pancreas 9TUMORE AL PANCREAS 
Negli ultimi anni quarant'anni è l'unico a non avere registrato miglioramenti in termini di sopravvivenza. E dire che purtroppo il cancro al pancreas è uno dei tumori più aggressivi: basta pensare che solamente in Europa fa oltre 95mila vittime all'anno e l'aspettativa di vita al momento della diagnosi è 4-6 mesi.

È infatti, tra tutti, il tumore che lascia meno speranze: in Italia il tasso di sopravvivenza a 5 anni è di circa l'8% , mentre a dieci anni è solamente del 3%. Rimane asintomatico per lungo tempo, e solo nel 7% dei casi viene diagnosticato in stadio iniziale e circa l’80%-85% delle forme tumorali risulta non asportabile chirurgicamente al momento della diagnosi.
tumore al pancreas 7TUMORE AL PANCREAS 

È questo il preoccupante quadro emerso oggi al Ministero della Salute dallo studio “Gli unmet need nell’adenocarcinoma al pancreas: un’analisi a 360° con il paziente al centro”, a cura di Isheo, società di ricerca e valutazione economico-sanitaria, in collaborazione con la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) e le Associazioni dei Pazienti Codice Viola e Nastro Viola.

tumore al pancreas 3TUMORE AL PANCREAS 
La ricerca, che esamina lo stato dell’arte di diagnosi, presa in carico del paziente da parte del Servizio Sanitario Nazionale e qualità della vita dei pazienti affetti da tumore al pancreas, sottolinea, così, alcuni interventi chiave con cui è urgente agire.

Incidenza e mortalità del tumore al pancreas
L'adenocarcinoma pancreatico costituisce il tipo più comune di tumore al pancreas in quanto, come stimato dall'American Cancer Society, circa il 95% dei tumori del pancreas sono proprio adenocarcinomi. Oggi rappresenta la terza causa di mortalità per tumori, dopo quello al polmone e al colon-retto.
tumore al pancreas 2TUMORE AL PANCREAS 

Negli ultimi quarant'anni (dal 1992 al 2016) la mortalità in Europa è aumentata del 62% e l’incidenza è di circa 13 mila casi (ossia il 3% dell'incidenza di tutti i tumori). Anche quest’ultimo parametro, tuttavia, risulterebbe in crescita nel 2019 (13.500 casi) e se la tendenza sarà confermata potrebbe portare l’adenocarcinoma pancreatico al secondo posto in termini di mortalità tra tutti i tipi di tumori nel 2030.

Un tumore asintomatico
tumore al pancreas 14TUMORE AL PANCREAS 
Oggi, quindi, i pazienti affetti da tumore al pancreas, ma anche medici e caregiver, devono affrontare numerose difficoltà, come per esempio quella di riuscire a gestire una malattia che nella maggior parte dei casi viene scoperta in fase avanzata. Il nuovo studio, infatti, sottolinea come le principali sfide da affrontare siano rappresentate dai fattori di rischio, come fumo, alcol, obesità e alimentazione e dall’aspecificità dei sintomi che non consentono di effettuare una diagnosi precoce.
tumore al pancreas 13TUMORE AL PANCREAS 

Oggi, inoltre, secondo la Società europea di oncologia medica (Esmo), la rimozione chirurgica è l’unico trattamento potenzialmente curativo, anche se meno del 20% dei pazienti risulta idoneo. Tuttavia, la chirurgia resettiva del pancreas è la più complicata tra tutte, in quanto riporta un maggior tasso di complicanze post-operatorie e necessita, perciò, di centri altamente specializzati e ad alto volume di interventi, con un’équipe multidisciplinare, che oltre ai chirurghi includa il radiologo interventista, l’endoscopista, il team di terapia intensiva per gestire le fasi intra- e post- operatorie.
tumore al pancreas 4TUMORE AL PANCREAS 

Aspetti psicologici da non sottovalutare
La ricerca evidenzia, inoltre, la necessità di tenere in considerazione le condizioni psicologiche e la vita quotidiana delle persone che riescono a sconfiggere il tumore. I pazienti, oltre a sottoporsi a controlli periodici dopo i trattamenti chirurgici e farmacologici previsti, devono essere accompagnati nella gestione di paure e problemi sociali e relazionali indotti dalla malattia e, nel contempo, devono essere portati a valutare la necessità di sottoporsi a cure palliative e di accompagnamento nel fine vita.
tumore al pancreas 12TUMORE AL PANCREAS 

I costi
Sebbene i dati disponibili in letteratura siano scarsi, dallo studio è emerso che la patologia ha un impatto notevole in termini di costi diretti, indiretti e sociali. In particolare, si evidenziano i costi dovuti ai ricoveri, alla perdita di produttività dopo la diagnosi, e per morte prematura.
tumore al pancreas 11TUMORE AL PANCREAS 

In Europa, per esempio, l’adenocarcinoma pancreatico si posiziona al quinto posto, con 4 miliardi di euro, preceduto dal tumore al cervello e al sistema nervoso centrale, al colon-retto, al seno e al polmone, a oggi, il più costoso (17 miliardi).

Le azioni che non si possono più rimandare
Dallo studio, quindi, sono emersi tre punti su cui è necessario agire urgentemente. Primo fra tutti,
la garanzia di una multidisciplinarietà del team di cura, in grado di gestire la complessità della diagnosi, la velocità di progressione della malattia e la necessaria presa in carico dei pazienti da parte di più specialisti.
tumore al pancreas 10TUMORE AL PANCREAS 

Bisogna, inoltre, garantire l’appropriatezza terapeutica attraverso l’accesso a tutte le terapie disponibili che abbiano fornito evidenze cliniche in grado di migliorare la vita dei pazienti. E, infine, definire specifici percorsi formativi e di supporto per i caregiver, per favorire una gestione più efficace sia assistenziale che emotiva dei pazienti. Fonte: qui

giovedì 31 ottobre 2019

LA CICCIA NELLA ZONA ADDOMINALE È PERICOLOSA ANCHE PER CHI HA UN PESO NORMALE

SECONDO LO STUDIO AVERE UNA CIRCONFERENZA DELLA VITA ELEVATA AUMENTA I RISCHI DI MALATTIE METABOLICHE, CARDIOVASCOLARI E DI CANCRO ANCHE PER CHI NON E' IN SOVRAPPESO 
OCCHIO AI NUMERI: SE AVETE UN GIROVITA SUPERIORE AGLI 88 CENTIMETRI BISOGNA CORRERE AI RIMEDI. L’INDICE DI MASSA CORPOREA NON…

Silvia Turin per www.corriere.it

Lo studio
grasso addominale 8GRASSO ADDOMINALE 
Essere in sovrappeso, si sa, può aumentare significativamente tutte le cause di morte, tra cui malattie cardiache, diabete di tipo 2, ipertensione e alcuni tipi di cancro. La novità è che un altro studio ha confermato la pericolosità del grasso addominale (o viscerale) anche quando si è normopeso.

Alcune donne in menopausa, il cui indice di massa corporea (BMI) è nel range normale, ma hanno un eccesso di grasso addominale, hanno mostrato avere gli stessi rischi per la salute di donne obese. La relativa ricerca è stata pubblicata online il 24 luglio 2019 su JAMA Network Open.
grasso addominale 9GRASSO ADDOMINALE 

Le donne a rischio
La ricerca identifica un sottogruppo di donne a rischio: quelle che hanno un peso normale ma una circonferenza vita più ampia. Potrebbero essere maggiormente soggette a eventi cardiovascolari o morte.

«È importante perché molte di esse non sono riconosciute come parte di una popolazione ad alto rischio, invece i medici dovrebbero considerare anche dove si accumula il grasso», afferma Wei Bao, coautore dello studio e assistente professore di epidemiologia all’Università dell’Iowa College of Public Health di Iowa City.

grasso addominale 6GRASSO ADDOMINALE 
Le cifre
Questo ampio studio prospettico di coorte ha utilizzato i dati di 156.624 donne iscritte alla Women’s Health Initiative in 40 centri clinici tra il 1993 e il 1998 per esaminare l’associazione tra donne dal peso normale con grasso addominale e le principali cause di morte. Le donne sono state osservate fino al febbraio 2017, il che significa che alcune donne sono state seguite per 20 anni o più.

L’indice di massa corporea (BMI) non basta
grasso addominale 3GRASSO ADDOMINALE 
L’indice di massa corporea (BMI) è il peso di una persona in chilogrammi diviso per il quadrato della sua altezza in metri. Serve per stabilire le categorie relative al peso: normopeso, sovrappeso e obeso. L’intervallo di peso normale è compreso tra 18,5 e 24,9; 25-29,9 è considerato sovrappeso e 30 e oltre è considerato obeso.

La circonferenza della vita è considerata normale se inferiore o uguale a 88 centimetri (calcolata utilizzando un metro a nastro nella parte più stretta del busto) e alta se è maggiore.

Cancro e infarti
grasso addominale 5GRASSO ADDOMINALE 
Dopo aver controllato fattori come l’istruzione, il reddito, il fumo e l’uso di ormoni, i ricercatori hanno scoperto che le donne con peso normale e grasso addominale in eccesso avevano un rischio maggiore del 31% per tutte le cause di morte. Le principali cause di morte sono state le malattie cardiache e il cancro correlato all’obesità. Il rischio era quasi uguale al gruppo degli obesi, che faceva registrare un aumento del 30% del rischio di morte precoce.

Prima volta
Questi risultati sono in linea con ciò che già sappiamo; che avere una circonferenza della vita elevata aumenta rischi di malattie metaboliche, cardiovascolari e di cancro. Ciò è già stato dimostrato non solo nelle persone in sovrappeso, ma anche in uomini e donne di peso normale.
grasso addominale 2GRASSO ADDOMINALE 

Questo studio è unico in quanto è molto ampio, ha seguito le persone per molto tempo e ha osservato una popolazione specifica, le donne in post-menopausa. La maggior parte delle ricerche sulla circonferenza vita sono state condotte su soggetti in sovrappeso o obesi. Questo studio fornisce ulteriori prove del fatto che dobbiamo smettere di prestare solo attenzione all’indice di massa corporea come indicatore della massa grassa.

Tutti i rischi della pancia
Questi risultati supportano ricerche precedenti che suggeriscono che la dimensione della vita può prevedere i rischi per la salute. Uno degli studi più ampi e lunghi per esaminare questa associazione, il Nurses Health Study, ha seguito 44.636 donne per 16 anni.
grasso addominale 10GRASSO ADDOMINALE 

Le donne con la circonferenza della vita più ampia avevano quasi il doppio del rischio di morire per malattie cardiache rispetto alle donne che avevano il girovita più piccolo. Le donne con una maggiore circonferenza avevano anche un rischio maggiore di morte per cancro o per qualsiasi causa rispetto alle donne con vita più piccola.

Grasso nella pancia o nelle cosce/glutei?
Il grasso addominale più profondo, che è il grasso viscerale che si accumula attorno agli organi addominali come pancreas, fegato e intestino tenue e crasso, è un tessuto metabolico attivo e rilascia ormoni e acidi grassi liberi che sono stati collegati a malattie cardiache, diabete e ipertensione.
grasso addominale 1GRASSO ADDOMINALE 

Le persone con più grasso addominale tendono ad avere un profilo metabolico peggiore rispetto a chi ingrassa su cosce o glutei. Il grasso in queste regioni è più inerte - non metabolicamente attivo - rimane semplicemente lì.

I muscoli
Se una persona ha un BMI normale ma una circonferenza vita ampia, probabilmente non ha abbastanza massa muscolare. Questa mancanza di muscoli potrebbe contribuire al problema, perché il muscolo è una centrale elettrica in cui viene bruciata energia.

La misurazione della circonferenza vita è importante
bilanciaBILANCIA
Questi risultati, insieme a ricerche precedenti, indicano che la circonferenza vita dovrebbe essere considerato un fattore di rischio autonomo per la morte precoce e altre malattie croniche. Anche se stiamo iniziando a tenerlo maggiormente in considerazione questi soggetti ricevono pochissima attenzione per quanto riguarda le strategie di riduzione del rischio.
grasso addominale 7GRASSO ADDOMINALE 

La menopausa: bisogna cambiare
È più comune per le donne ingrassare sull’addome quando invecchiano. Anche se le donne spesso aumentano di peso durante questo periodo, ciò non significa che sia inevitabile. Dopo la menopausa le regole cambiano: bisogna essere più diligenti nell’attenzione allo stile di vita. Non si può mangiare ed esercitarsi le stesse esattamente come si faceva a trent’anni e aspettarsi che funzioni dopo la menopausa.

Fonte: qui

lunedì 30 settembre 2019

PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA I NUOVI CASI DI CANCRO TENDONO A DIMINUIRE



“È LA PRIMA VOLTA CHE SI REGISTRA UN DATO DEL GENERE NEL NOSTRO PAESE, A TUTTO VANTAGGIO DELLA SOPRAVVIVENZA CHE SI ALLUNGA DI ULTERIORI 5 ANNI, PERCHÉ FINO ALLO SCORSO ANNO I NUMERI ERANO SEMPRE IN CRESCITA. OGGI INVECE, ALMENO UN PAZIENTE SU QUATTRO È TORNATO AD AVERE…”

Melania Rizzoli per “Libero quotidiano”
 
Il mondo è dichiarato inquinato a tal punto che i tumori risultano in calo.
Anche in Italia i nuovi casi di cancro tendono a diminuire, ed è la prima volta che si registra un dato del genere nel nostro Paese, a tutto vantaggio della sopravvivenza che si allunga di ulteriori 5 anni, perché fino allo scorso anno i numeri erano sempre tristemente in crescita.

Oggi invece, almeno un paziente su quattro, pari ad oltre un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale, perché può considerarsi completamente guarito.
 
«I numeri del cancro in Italia 2019», un volume zeppo di statistiche oncologiche, presentato ieri all' Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale, parla chiaro, e conferma che nell' anno in corso sono state registrate oltre 2mila diagnosi di tumore in meno rispetto all' anno precedente, e ad essere in calo sono soprattutto le cinque neoplasie considerate più frequenti, ovvero quelle alla mammella (53.500 casi nel 2019), colon-retto (49.000), polmone (42.500), prostata (37.000) e vescica (29.700). Tutto questo naturalmente, ed è bene sottolinearlo, sta accadendo grazie ad armi farmacologiche e diagnostiche sempre più efficaci, alla grande attenzione per la propria salute e alla maggiore adesione ai programmi di screening preventivi.

ricerca contro il cancro 1RICERCA CONTRO IL CANCRO 
ENTRAMBI I SESSI 
L' inversione di tendenza è molto importante, è in riduzione in entrambi i sessi, ed è dovuta al fatto che moltissime neoplasie vengono individuate in fase iniziale, quando cioè esiste alta probabilità di guarigione, e la maggior parte di esse viene eliminata al loro insorgere, e sono gli stessi identici tumori che fino a poco tempo fa, senza lo screening, sarebbero stati diagnosticati in stadio avanzato con prognosi infausta.

Sono 371mila i casi di nuovi cancri stimati nel 2019, in calo di oltre 2mila diagnosi rispetto al 2018, e ciò significa che oltre 2mila persone in Italia si sono salvate grazie ad una diagnosi precoce, e molte di loro non hanno nemmeno dovuto affrontare ciclo di chemio e radioterapia poiché sono stati considerati completamente guariti con il solo intervento chirurgico.

A dimostrazione che dal cancro ci si salva se si viene operati in fase iniziale, nel suo stato nascente, ricordando che per raggiungere la dimensione di 2,5 cm ogni neoplasia impiega circa cinque anni, per poi crescere in maniera esponenziale, per cui è importantissimo intuirne o sospettarne la presenza per tempo, o fare prevenzione, in modo da poterlo debellare chirurgicamente senza dargli la possibilità di espandersi, infiltrare i tessuti limitrofi e mettere le sue malefiche radici nell' intero organismo.
diagnosi cancro alla prostataDIAGNOSI CANCRO ALLA PROSTATA

La fotografia scattata dallo studio succitato ci informa anche che sono invece in crescita i tumori del pancreas, del cervello, della tiroide e dei melanomi, i quattro principali sui quali si sta concentrando una nuova campagna di attenzione e di prevenzione, e sui quali, oltre alla diagnosi morfologica vengono associati i profili molecolari, per consentire di identificare e perfezionare le caratteristiche di queste neoplasie, modulare specifiche terapie personalizzate, per evitare che tali patologie, insieme a quelle dell' ovaio, mietano ancora molte vittime.
cancro seno uomo 1CANCRO SENO UOMO 

Il tumore della mammella si conferma il più frequente nella popolazione italiana, soprattutto nelle aree del Centro-Nord, per l' estensione dei programmi di prevenzione che invitano ad eseguire la mammografia dopo i 45 anni, mentre nel Meridione la minore adesione agli screening oncologici non ha fatto rilevare i benefici effetti della diagnosi precoce registrati nel Settentrione.I

Complessivamente in Italia ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una nuova diagnosi di neoplasia maligna, e persistono le differenze regionali, poiché l' incidenza più alta si registra in Friuli Venezia Giulia (716 casi ogni 100mila abitanti), la più bassa in Calabria (559 casi per 100mila abitanti) ed è verosimile attribuire questa situazione a fattori che agiscono in senso protettivo, come abitudini alimentari, vita riproduttiva e minore esposizione a fattori di rischio ambientale.

La nota dolente del report riguarda i pazienti over 65 che anche dopo la diagnosi maligna mantengono indisturbati le loro abitudini quali fumo, abuso di alcol e sedentarietà, i fattori di rischio più frequenti per recidive o aggravanti della malattia.
cancro al senoCANCRO AL SENO

L'INVECCHIAMENTO 
È accertato che nel corso della vita un uomo su 2 e una donna su 3 si ammalerà di tumore, poiché l' invecchiamento della popolazione è di fatto associato al rischio oncologico, e per questo motivo la riduzione di incidenza del cancro su riportata, in una percentuale destinata a crescere, è importante dal punto di vista scientifico, perché stabilisce una sopravvivenza "libera da malattia", quella che tutti ci auguriamo.
cancro ai polmoni 4CANCRO AI POLMONI 

Certo, di qualcosa si dovrà pur morire, ma il cancro è ancora percepito come il più terribile dei mali, una diagnosi tragica e drammatica paragonata al fine-vita, che sconvolge l' esistenza, dimenticando che è una malattia che può essere prevenuta, anticipata e affrontata con le molte tecniche diagnostiche e terapeutiche oggi a disposizione, a differenza di tantissime patologie improvvise e fulminanti che non lasciano scampo, come per esempio quelle cardiovascolari. E soprattutto oggi le malattie oncologiche considerate incurabili possono essere cronicizzate, consentendo lunghe sopravvivenze in condizioni più che accettabili.
 

E comunque se avete paura del cancro fate i controlli preventivi, anche nel dubbio, perché è sempre meglio fare un' analisi in più che arrivare troppo tardi ad una diagnosi che poteva essere fatta mesi prima, ricordando che dopo le malattie cardiocircolatorie, i tumori sono la seconda causa di morte, ed ogni giorno oltre 485 persone, tra uomini, donne e bambini, muoiono in Italia a causa di un tumore. Fonte: qui

lunedì 23 settembre 2019

ORA SI PUO’ PREVEDERE IL RISCHIO DI CANCRO AL POLMONE


MESSO A PUNTO DA UNA RICERCA ITALIANA UN TEST DEL SANGUE IN GRADO DI PREDIRE CHI HA BASSA, MEDIA O ALTA PROBABILITÀ DI SVILUPPARE IL CARCINOMA, IN MODO DA POTER DEFINIRE UN CALENDARIO DI CONTROLLI E DI MISURE PREVENTIVE...

MELANIA RIZZOLI per Libero Quotidiano

tumore del polmoneTUMORE DEL POLMONE
Perché tra i forti fumatori alcuni si ammalano di cancro del polmone, mentre altri arrivano all' età senile senza nemmeno conoscerlo? È una domanda che si sono posti tutti gli oncologi del mondo, e oggi ne conosciamo il motivo. La risposta è che il rischio del tumore del polmone non è uguale per tutti, per la prima volta è stato dimostrato, ed è stato individuato uno screening in grado di predire chi ha bassa, media o alta probabilità di sviluppare il carcinoma, in modo da poter definire un calendario di controlli e di misure preventive.
 
Questa ricerca, tutta italiana, presentata due settimane fa a Barcellona in occasione della 20ma Conferenza mondiale dell' International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC), è stata condotta dall' Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, supportato da Fondazione Airc, e rappresenta una svolta nella medicina oncologica, perché scardina l' idea finora sostenuta, ovvero che sia impossibile effettuare una diagnosi davvero precoce della neoplasia polmonare, o stabilire in anticipo chi ha maggiori probabilità di sviluppare la malattia, e questa scoperta potrà cambiare il destino di forti fumatori e soggetti ad alto rischio neoplastico.

Lo studio, iniziato nel gennaio 2013, è stato condotto su 4mila persone di età superiore ai 55anni, il 70% delle quali considerate forti fumatori (20sigarette al giorno per 30 anni), mentre il restante 30% comprendeva volontari nella fascia d' età tra i 50 e i 55 anni considerati accaniti fumatori (30 od oltre sigarette al giorno sempre per 30 anni).

Pazienti sani 
Nessuno di loro aveva un cancro del polmone diagnosticato, e a tutti è stata eseguita una Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) con un esame del sangue particolare, un semplice prelievo per una analisi speciale, il Test del micro-Rna, un innovativo sistema che evidenzia piccolissime molecole, molto specifiche, che vengono rilasciate precocemente dal polmone aggredito dalla malattia, anche in fase iniziale, e dal sistema immunitario.

Il Test miRna è stato scoperto e sviluppato presso l' Istituto dei Tumori di Milano, ed è la prima volta che un esame molecolare sul sangue si rivela efficace predicendo con sicurezza scientifica il rischio di malattia neoplastica.

La combinazione di LDCT e Test miRna ha dato infatti risultati sorprendenti e significativi, perché inaspettatamente il 58% dei partecipanti, ovvero la maggioranza, è risultato negativo ad entrambi i controlli, ed è stato così classificato a Basso-rischio di tumore del polmone, il 37% è risultato positivo solo ad uno dei due esami, e classificato a Medio-rischio, mentre solo il restante 5% ha avuto entrambi i valori positivi, e definito quindi ad Alto-rischio di ammalarsi.

tumore polmoneTUMORE POLMONE
Lo studio italiano, chiamato bioMILD (Multicenter Italian Lung Detection), pubblicato sul Journal of Thoracic Oncology , è partito proprio dalla ipotesi di partenza, da quell' interrogativo succitato, cioè che il rischio di ammalarsi per i forti fumatori non fosse affatto omogeneo, e nemmeno lo stesso per tutti, per cui ci si è cominciato a chiedere come fosse possibile e soprattutto come individuare i futuri e probabili pazienti che si sarebbero ammalati di tumore al polmone. Ebbene, i risultati sono stati chiari, anzi chiarissimi, e per la prima volta si è riusciti a profilare il rischio di neoplasia e soprattutto di definire che, a parità di esposizione, il rischio biologico è diverso, e a capire perché alcuni soggetti vengono aggrediti dal cancro ed altri invece no.

Quali sono i vantaggi per i forti fumatori di seguire questo screening preventivo?
Innanzitutto, una volta individuata la fascia di rischio, viene messo a punto un programma di prevenzione personalizzato, con riduzione delle Tac di controllo, poiché chi risulta a basso rischio viene richiamato a distanza di tre anni, ed inoltre è possibile stabilire chi non necessita di cure, a parte naturalmente la disassuefazione dal fumo, la quale permette di colpo la riduzione del 50% del rischio entro i primi cinque anni.

Programma smile 
Ma questo esame sarà fondamentale per individuare i tumori del polmone nella loro fase davvero iniziale, al loro esordio, quando sono così piccoli da poter essere operati ed eliminati, senza nemmeno doversi sottoporre successivamente alle pesanti cure oncologiche attualmente in atto. Non solo.

tumore polmone sintomiTUMORE POLMONE SINTOMI
All' Istituto dei Tumori di Milano è appena iniziato un nuovo studio scientifico del programma SMILE, l' unico in Italia che prevede la combinazione di Cardioaspirina e Citisina, due molecole che assunte insieme quotidianamente permettono di abbattere i valori della Proteina C-reattiva nel sangue, un importante indice di flogosi, cioè di infiammazione cronica, nei fumatori sempre associata ad un alto rischio di sviluppo di tumore al polmone, e valuteremo a breve i risultati.

Intanto lo studio italiano bioMILD permetterà di costruire le basi, a livello internazionale, per l' avvio di programmi di controllo mirati per la diagnosi precoce del carcinoma polmonare, svolta di prevenzione avanzata per i forti fumatori che vogliano eseguirla, per evitare il big killer del secolo, od almeno per sapere se corrono il rischio di andare incontro ad una patologia, che se non diagnosticata e curata in tempo , è ancora troppo spesso mortale.

Ps: Struttura Complessa di Chirurgia Toracica. Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Direttore Prof. Ugo Pastorino, tra gli autori dello studio.

Fonte: qui

QUATTRO MESI DI DIETA VEGANA PER MIGLIORARE IL CONTROLLO DELLA GLICEMIA, GRAZIE ALL’AZIONE SUL MICROBIOTA INTESTINALE: SECONDO UN NUOVO STUDIO I PAZIENTI CHE PER SEDICI SETTIMANE HANNO RINUNCIATO ALLA CARNE E AI SUOI DERIVATI HANNO RIDOTTO IL PESO E HANNO RAGGIUNTO UNA MAGGIORE SENSIBILITÀ INSULINICA 

MA CARI VEGANI, ASPETTARE A ESULTARE VISTO CHE…

Elisa Manacorda per "www.repubblica.it"
verdura 4VERDURA 
Quattro mesi senza carne, e senza cibi derivati dal regno animale. Sedici settimane da vegani, insomma: un sacrificio (per i carnivori incalliti) utile non solo per agire sul peso e sulla composizione corporea, ma anche per migliorare il controllo della glicemia, grazie all'azione sul microbiota intestinale, l'insieme dei miliardi di batteri che albergano nelle nostre viscere e che hanno un ruolo fondamentale nel processo della digestione e nell'assimilazione dei nutrienti.
microbioma 5MICROBIOMA
Lo sostiene una ricerca presentata oggi al congresso annuale dell'Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD), in questi giorni a Barcellona, condotta da un gruppo di studiosi guidati da Hana Kahleova del Physicians Commitee for Responsible Medicine di Washington, Usa, gruppo di cui fa parte anche l'italiano Andrea Tura dell'Istituto di Neuroscienze del Cnr di Padova.
Lo studio: microbiota sotto osservazione
La ricerca illustrata al meeting europeo è stato condotta su 147 partecipanti non diabetici ma in sovrappeso, in gran parte donne, di età compresa tra i 45 e i 65 anni, divisi in due gruppi.
verdura 2VERDURA
A un primo gruppo è stato chiesto di seguire una alimentazione vegana a basso contenuto di grassi, al secondo gruppo di continuare con le proprie abitudini alimentari. Di entrambi i gruppi, all'inizio dell'esperimento, era stata analizzata la composizione del microbiota, la composizione corporea e la sensibilità insulinica, per verificarne le variazioni alla conclusione delle sedici settimane.
I risultati dopo 16 settimane
E i risultati sono decisamente interessanti. Partiamo da quelli immediatamente visibili: i partecipanti del gruppo vegano mostravano una riduzione sensibile del peso corporeo (in media 5,8 chili di meno), dovuta soprattutto a una pronunciata diminuzione della massa grassa (-3,9 chili) e del grasso viscerale.
obesoOBESO
Ma da segnalare sono soprattutto gli effetti non visibili: in primo luogo una maggiore sensibilità insulinica. In secondo luogo, la variazione nella composizione del microbiota intestinale, con un aumento del 4,8% di Faecalibacterium prausnitzii, una delle specie batteriche più abbondanti nell'intestino e legata alla salute di quest'organo, così come di Bacteroides fragilis, altra specie batterica che nel gruppo dei vegani era aumentata di quasi il 20%.
verdura 1VERDURA 
Questa maggiore presenza di questi microrganismi, dicono gli autori, risulta associata al calo di peso, alle variazioni della composizione corporea e alla maggiore sensibilità all'insulina.
Gli esperti: "L'importante è mangiare più fibre"
Buone notizie, dunque, soprattutto per chi non fa fatica a rinunciare, almeno temporaneamente, alla bistecca. Ma i ricercatori restano comunque con i piedi per terra. E' vero, "sedici settimane di alimentazione vegana inducono modifiche nel microbiota correlate a cambiamenti di peso, nella composizione corporea e nella sensibilità insulinica", dicono. Resta però ancora da capire quanto questi effetti benefici siano a carico della dieta veg e quanto, in generale, al ridotto apporto di calorie.
obesiOBESI
Le specie di batteri che risultano aumentate, continuano i ricercatori, sono infatti quelle che si nutrono di fibre e che dunque si giovano di una alimentazione tutta vegetale. Ma se anziché vegana, l'alimentazione fosse semplicemente equilibrata, con le famigerate cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, quali benefici si otterrebbero?
Per scoprirlo, il gruppo di ricerca ha in programma un'altra sperimentazione, questa volta su pazienti con diabete di tipo 2, per confrontare gli effetti di una dieta vegana con quelli di una alimentazione varia e ricca di fibra ma non necessariamente 'animal-free'. L'appuntamento è al 2020 con i nuovi risultati. Nel frattempo, ricordano i ricercatori, "mangiare più fibre è la raccomandazione dietetica numero uno per un microbioma intestinale sano".

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