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mercoledì 20 maggio 2020

COSA ABBIAMO CAPITO DALLA RICHIESTA DI PRESTITO DI FCA GARANTITA DALLO STATO ...


CHE LA SOCIETA' DI JOHN ELKANN NON SALDA LE FATTURE DEI FORNITORI NEI TEMPI PREVISTI; 3. CHE SENZA QUEI 6,3 MILIARDI SALTEREBBE LA FUSIONE CON LA FRANCESE PEUGEOT-PSA

CHE SE FCA PROVASSE A FINANZIARSI SUL MERCATO PAGHEREBBE INTERESSI SALATISSIMI;

CHE IL DIVIDENDO DI 5,5 MILIARDI A EXOR E' IL PREZZO CHE PAGA PSA PER AVERE IL COMANDO

CHE LA CASSA NON STA IN ITALIA MA IN OLANDA, E PER QUANTE CONTROLLI POSSANO FARE LA SACE, GUALTIERI E PATUANELLI, QUANDO LA SOCIETÀ PASSERÀ IN MANO FRANCESE, SARÀ IMPOSSIBILE CONTROLLARE COME SARANNO SPESI QUEI 6,3 MILIARDI GARANTITI DALLO STATO 

LA CHIAVE PER CAPIRE LA RICHIESTA DI FINANZIAMENTO È LA FUSIONE CON PSA, CHE NON SI FERMA. SI FERMEREBBE SENZA QUEI 6,3 MILIARDI


john elkann 1JOHN ELKANN 1
Quello che trapela dalle parti di Torino e Parigi è che la pandemia non fermerà la fusione FCA-PSA, come invece ha stoppato la ricchissima operazione su PartnerRe.

Elkann si trova quindi davanti a un vicolo cieco, e non solo perché i 6,3 miliardi di finanziamento in Italia gli servono per tenere in piedi la Exor, confermando l'extra-dividendo miliardario che è alla base dell'operazione coi francesi.

Ma perché quell'extra-dividendo di circa 5,5 miliardi che Exor deve incassare per la susione con PSA ha una doppia funzione: da una parte, remunerare l'addio alla gestione da parte del gruppo italiano. Si fa presto a parlare di fusione 50-50: l'amministratore delegato sarà francese, a Elkann andrà solo la presidenza, per quanto ''operativa''. Dall'altra, per riequilibrare i valori delle due società in modo da ottenere l'ok del governo francese, secondo azionista di PSA, che non avrebbe mai accettato l'opzione 60-40. Macron non vende, al massimo fonde il motore (tenendosi le chiavi della macchina).
CARLOS TAVARES E MIKE MANLEY ANNUNCIANO LA FUSIONE TRA PSA E FCACARLOS TAVARES E MIKE MANLEY ANNUNCIANO LA FUSIONE TRA PSA E FCA

Quindi, come aveva chiesto qualcuno, pescare dal forziere olandese i soldi per sostenere FCA Italy avrebbe voluto dire mandare a monte la fusione, perché si sarebbero squilibrati tutti i calcoli.

Allora perché non finanziarsi sul mercato? Come scrive su Twitter il Signor Ernesto, i Credit Default Swap su FCA (tutta, mica solo la sussidiaria italiana) sono schizzati alle soglie dei 600 punti base con l'inizio della pandemia, un livello di fiducia del mercato davvero basso, che avrebbe comportato tassi di indebitamento da suicidio. Assicurarsi contro il crac della ex Fiat costa un sacco, dunque costerebbe un sacco ottenere fiducia dagli investitori se la crisi l'avesse costretta all'emissione di una nuova obbligazione.
carlos tavares 3CARLOS TAVARES 

Insomma abbiamo capito due cose: che Elkann non aveva altre strade. Ah, e che non paga i fornitori nei tempi del contratto. Pare che la tecnica del Lingotto sia simile a quella di certi imprenditori furbetti, ovvero di ritardare il saldo delle fatture finché non si arriva a negoziare prezzi più convenienti.

Altrimenti non si spiegherebbe l'urgenza di saldare i debiti coi fornitori visto che dall'inizio del lockdown sono passati poco più di due mesi, e il negoziato con MEF e Mise è iniziato un mese fa.

C'è un terzo dettaglio da sottolineare: la cassa dell'azienda non sta in Italia. E neanche quella degli Elkann: sia FCA che Exor hanno sede in Olanda. Quindi per lo Stato italiano è quasi impossibile controllare cosa faranno coi soldi ottenuti. Potrà la SACE davvero mettere il naso negli sfuggenti caveau olandesi? Soprattutto quando tra qualche mese il controllo della società passerà aldilà delle Alpi? La vediamo difficile…


CHE COSA SI IMPEGNERÀ A FARE FCA CON IL PRESTITO DI INTESA SANPAOLO GARANTITO DALLO STATO
Fernando Soto per www.startmag.it

Come utilizzerà Fca Italia il prestito da 6,3 miliardi di Intesa Sanpaolo garantito da Sace?

E che cosa si impegnerà a fare Fca sia con Intesa Sanpaolo che con la Sace (gruppo Cdp) se il ministero dell’Economia, sentito quello dello Sviluppo economico, approverà con decreto la garanzia di Sace?
roberto gualtieri giuseppe conte patuanelliROBERTO GUALTIERI GIUSEPPE CONTE PATUANELLI

Ecco le risposte sulla base delle informazioni finora raccolte.

Innanzitutto, la controllata italiana del gruppo Fca ha chiesto l’innalzamento all’80% della percentuale standard del 70% della garanzia di Sace prevista dal decreto Liquidità.

Una possibilità prevista per le grandi imprese.

L’innalzamento è vincolato al rispetto di specifici impegni da parte di Fca, che saranno previsti anche nel contratto di finanziamento da parte di Intesa Sanpaolo, più che nel decreto del ministero dell’Economia.

Con il prestito di Intesa Sanpaolo garantito all’80% da Sace e controgarantito dallo Stato Fca si impegnerà – secondo le ricostruzioni di Start – a mantenere gli attuali livelli occupazionali in Italia e a potenziare gli stabilimenti operativi in Italia in termini di crescita, sviluppo tecnologico, innovazione e ricerca.

Fonti bancarie sottolineano che le risorse finanziarie dovranno essere destinate al pagamento dei fornitori, al pagamento degli stipendi ai dipendenti e agli investimenti in stabilimenti italiani.
john elkann 2JOHN ELKANN 

La linea di credito, in sostanza, andrà a coprire questi capitoli: costi del personale, pagamenti dei fornitori, supporto alla rete di vendita e sostegno agli investimenti, anche per ricerca e sviluppo, in stabilimenti italiani necessari alla prosecuzione del piano industriale.

Sia Intesa Sanpaolo che Sace – dopo che la garanzia sarà approvata –  analizzeranno e verificheranno la rendicontazione periodica dei risultati raggiunti, con meccanismi di monitoraggio e anche con la possibilità di controlli mirati.

DIVIDENDI ET IMPERA! 


NON C'È SOLO FCA: IL DECRETO SUI FINANZIAMENTI GARANTITI DALLA SACE FAVORISCE LE AZIENDE CHE HANNO UNA CONTROLLANTE ALL'ESTERO O AZIONISTI STRANIERI. LORO NON SONO SOGGETTI AL DIVIETO DI DISTRIBUIRE DIVIDENDI O DI RIACQUISTARE AZIONI PROPRIE. QUINDI SI FANNO GARANTIRE DALLE TASSE DEGLI ITALIANI E POI SONO LIBERI DI STACCARE RICCHE CEDOLE IN OLANDA E LUSSEMBURGO, A MONTECARLO E LONDRA 

LA SOLITA AMORALE DELLA FAVA: CHI È STATO ''PATRIOTTICO'' E HA UNA CATENA SOCIETARIA ITALIANA AL 100%, È ANCORA UNA VOLTA SVANTAGGIATO


C'è un punto del decreto legge dell'8 aprile 2020, quello che stabilisce la garanzia pubblica della SACE per i finanziamenti alle aziende messe in difficoltà dal coronavirus, che sta facendo scervellare manager e avvocati d'affari. Non è la questione FCA, o meglio, non riguarda solo FCA.

L'articolo 1, comma 2, lettera i, recita:

L'impresa che beneficia della garanzia assume l'impegno che essa, nonche' ogni altra impresa con sede in Italia che faccia parte del medesimo gruppo cui la prima appartiene, non approvi la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni nel corso del 2020;


giuseppe conte roberto gualtieri mes giuseppe conte roberto gualtieri mes
La stessa norma viene ripresa dalla circolare che l'Abi, l'associazione delle banche italiane, ha scritto insieme a SACE per precisare i criteri e le condizioni che gli istituti dovranno verificare prima di concedere questi finanziamenti. Chi fa domanda deve presentare l'attestazione ''circa il fatto che né l’impresa richiedente, né ogni altra impresa con sede in Italia che faccia parte del medesimo gruppo cui la stessa appartiene, ha approvato la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni proprie a decorrere dal 9 aprile 2020 e si impegna a non approvare la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni proprie nel corso del 2020''. (Paragrafo 5.1)

La domanda che si fanno molti manager che vorrebbero chiedere il finanziamento è: che vuol dire avere la sede in Italia? Un azionista straniero che ha il controllo o la partecipazione in un'azienda italiana, può continuare a distribuire dividendi e a comprare azioni proprie in un paese diverso dall'Italia? E ciò non lo metterebbe in una condizione di vantaggio rispetto a quelle aziende italiane al 100%?

LOGO SACE SIMEST 
Il decreto legge è vago, e può essere interpretato in senso restrittivo (sede = sede legale, che è solo una e può essere all'estero) oppure estensivo (sede = filiale, succursale). Nel primo caso, da FCA che ha la sede legale in Olanda, a Msc Crociere, che ha la base in Svizzera, questi grandi gruppi possono chiedere fondi per le loro attività italiane, lasciando liberi le società con base all'estero di fare quello che vogliono con dividendi e azioni proprie. Nel secondo caso, anche la holding/casa madre viene ricompresa tra le aziende ''con sede in Italia'', così vincolando anche gli azionisti a monte della catena al divieto previsto dal decreto.

Certo, non sarebbe facile né controllare né sanzionare le mosse di azionisti che hanno la loro sede in un paese straniero, ma sicuramente sarebbe equo: metterebbe tutte le aziende che operano in Italia sullo stesso piano.

Il tema non è affatto secondario. Nel libero mercato ognuno stabilisce i propri domicili fiscale e legale dove più gli conviene, tanto che il dumping fiscale è uno degli sport preferiti di certi ''cugini'' europei. Ma quando un'azienda esce dal libero mercato e bussa alla porta dello Stato, a quel punto i governi possono stabilire i requisiti e gli obblighi per concedere l'aiuto pubblico.

Si tratta di decine di miliardi garantiti dalle tasse degli italiani, mica bruscolini. E il principio, come ha detto giustamente Carlo Calenda, è semplice: il governo ha interesse a tutelare i posti di lavoro e le filiere in Italia, mentre non dovrebbe avere interesse a tutelare il diritto degli azionisti a incassare ricchi dividendi, per giunta all'estero e dunque non tassati dal fisco italiano.

john elkann 1 john elkann 
E attenzione: il vantaggio di garantire a una propria controllata un finanziamento a tasso stracciato e con garanzia statale è enorme. Molte di queste aziende dovrebbero ricapitalizzare le loro filiali italiane con i fondi che hanno in cassa, oppure finanziarsi sul mercato, dove dovrebbero garantire tassi da urlo sia alle banche, sia in caso di emissione obbligazionaria. Invece grazie al sistema SACE (giusto e dovuto, vista l'emergenza), si tengono le riserve in cassa e finanziano con tassi ultra-convenienti la ripartenza.

carlo calenda carlo calenda
Il socio di uno dei principali studi internazionali in Italia ha spiegato a Dagospia che la norma italiana sembra scritta apposta per privilegiare l'interpretazione restrittiva, e dunque favorire chi ha una controllante straniera. Scriverla in modo diverso non sarebbe stato difficile, ma probabilmente sarebbe stato impossibile l'enforcement, cioè inseguire azionisti con base in Lussemburgo, Olanda, Montecarlo, o altri paradisi e paradisini fiscali, per bloccare la distribuzione di dividendi o lo share buyback.

FCA ha già annunciato che non distribuirà il dividendo ordinario nel 2020, ma sappiamo che lì il problema principale è quello straordinario, da 5,5 miliardi, che sarà versato nel 2021 ed è alla base dei concambi e del buon fine della fusione con PSA. Pare che anche EssilorLuxottica voglia chiedere l'aiuto della SACE, di sicuro sappiamo che il 20 aprile scorso il dividendo 2020 è stato cancellato, lasciando così mani libere a Del Vecchio.

LEONARDO DEL VECCHIO LEONARDO DEL VECCHIO
Ma che ne sarà delle altre società con casa madre all'estero? O con fondi internazionali nell'azionariato? Perché un imprenditore italiano ''patriottico'' che ha tenuto tutta la catena societaria in Italia ha la mordacchia sui conti, mentre un altro più furbo che ha portato all'estero la holding per pagare meno tasse o avere più voti in assemblea a parità di azioni (bello, il libero mercato), può disporre dei suoi soldi come meglio crede, e sulle spalle del debito pubblico italiano?

Ancora una volta, il governo si dà la zappa sui piedi e incoraggia le aziende a darsela a gambe: così alla prossima emergenza potranno citofonare a Pantalone e intascare cedole senza problemi…

giovedì 23 gennaio 2020

È ARRIVATO IL PRIMO NO DELL’ANTITRUST SULLA FUSIONE TRA FINCANTIERI E STX: “SAREBBE INCOMPATIBILE CON IL MERCATO E AVREBBE EFFETTI DISTORSIVI”.

È ARRIVATO IL PRIMO NO DELL’ANTITRUST SULLA FUSIONE TRA FINCANTIERI E STX: “SAREBBE INCOMPATIBILE CON IL MERCATO E AVREBBE EFFETTI DISTORSIVI”.
Giusy Caretto per www.startmag.it

Margrethe VestagerMARGRETHE VESTAGER
Fatti, indiscrezioni e scenari sull’acquisizione dei cantieri francesi Stx da parte di Fincantieri con le ultime novità da Bruxelles secondo Repubblica

“Incompatibile” con il mercato interno e le regole di concorrenza dell’Unione, così la Commissione europea avrebbe motivato il suo primo “no” all’acquisizione dei cantieri navali di Saint Nazaire da parte di Fincantieri.
stx

IL PRIMO NO DI BRUXELLES
I risultati delle prime verifiche da parte della Commissione Ue sugli effetti fusione tra l’italiana Fincantieri e la francese Stx nel campo dei cantieri navali sono arrivati: il gruppo italiano non può acquisire Chantiers de l’Atlantique (ex Stx), secondo le indiscrezioni da Bruxelles del quotidiano Repubblica.
fincantieri stxFINCANTIERI STX

OPERAZIONE INCOMPATIBILE CON IL MERCATO
Per l’Europa, l’acquisizione dei cantieri navali di Saint Nazaire da parte di Fincantieri sarebbe “incompatibile” con il mercato interno e le regole di concorrenza, si legge nello Statement of Objections (160) inviato dall’Ue il 21 dicembre a Fincantieri (si tratta del documento di chiusura delle indagini)

EFFETTI DISTORSIVI SUL MERCATO
fincantieriFINCANTIERI
L’acquisizione, spiega Repubblica sulla base del documento di Bruxelles, “avrebbe effetti distorsivi sul mercato europeo della costruzione di navi da crociera per via di una posizione dominante del nuovo colosso che unirebbe il primo (Fincantieri) e il secondo (Stx) costruttore del continente”. La fusione porterebbe, secondo la Commissione, a una restrizione della concorrenza, dal momento che non è previsto l’ingresso sul mercato di nuovi soggetti.

emmanuel macron tagEMMANUEL MACRON TAG
AUMENTO DEI PREZZI
Le compagnie da crociera, dunque, per Bruxelles dovrebbero fare i conti con “un aumento dei prezzi per la costruzione delle navi, nonché una riduzione della scelta e della loro qualità”, secondo quanto riportato da Repubblica.

NON E’ DETTA L’ULTIMA
La questione, comunque, è ben lungi dall’essere chiusa. Fincantieri, infatti, ha tempo fino al 31 gennaio per “rispondere ai rilievi presentando nuove argomentazioni”.

ANALISTI POSITIVI
macron conteMACRON CONTE
Che tutto potrebbe ribaltarsi lo credono gli analisti di Equita che, secondo quanto riferito da MF-Milano Finanza, sostengono che la chiusura di Bruxelles sia solo “un’indicazione preliminare che lascia spazio a Fincantieri per presentare eventuali rimedi”.

Anche Banca Imi sembra positiva: “Riteniamo che, al fine di ottenere il via libera finale dall’antitrust Ue, Fincantieri possa mettere in atto alcune misure di riduzione della capacità, che dovrebbero coinvolgere il cantiere della controllata Vard in Nord Europa”, sostengono gli analisti.

IL 17 APRILE IL VERDETTO FINALE
La decisione finale di Bruxelles dovrebbe arrivare il 17 aprile, un mese dopo rispetto al termine inizialmente fissato dalla Vestager.
von der leyen vestagerVON DER LEYEN VESTAGER

GERMANIA E FRANCIA ESULTANO
Il no di Bruxelles a Fincantieri fa felici, per ora, Germania e Francia che hanno spinto la Commissione ad indagare sulla fusione, dopo che Parigi e Berlino si sono viste bocciare la fusione tra la tedesca Siemens e la francese Alstom.

L’INIZIO
Fincantieri aveva firmato l’accordo di acquisizione per il 50% di Stx France (più l’uno per cento dato “in prestito” dallo Stato francese, con diritto di recesso per 12 anni qualora l’Italia non rispettasse i suoi impegni), nel febbraio 2018. L’accordo era stato notificato alla Commissione europea nel maggio 2018 e Bruxelles aveva ritenuto che la soglia di fatturato dell’operazione non era tale da richiedere un esame da parte della Commissione.
margrethe vestagerMARGRETHE VESTAGER

La commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager aveva rinviato alle autorità nazionali l’esame del dossier.

L’INTERVENTO DELLA FRANCIA
Fu la Francia, come ha approfondito in questo articolo Start Magazine, ad aver presentato alla Commissione una “domanda di rinvio” che “permette a uno o più Stati membri di chiedere” all’Antitrust europea “di esaminare una concentrazione che, pur non rivestendo una dimensione europea, incide sugli scambi all’interno del mercato unico e rischia di incidere in misura significativa sulla concorrenza nei territori degli Stati membri che presentano la richiesta. La Germania si è associata alla richiesta di rinvio trasmessa dalla Francia”.
emmanuel macron angela merkelEMMANUEL MACRON ANGELA MERKEL

Ad appoggiare la richiesta da parte della Francia fu anche la Germania, richiedendo l’intervento di Bruxelles.

L’INDAGINE DI BRUXELLES
Sugli elementi (e i reclami) forniti da Germania e Francia, dunque, ad ottobre 2019 la Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare la proposta di acquisizione.

La domanda di navi da crociera è in piena espansione in tutto il mondo. Chantiers de l’Atlantique e Fincantieri sono due leader mondiali in questo settore. Per questo motivo valuteremo attentamente se l’operazione proposta possa nuocere alla concorrenza nel settore a scapito dei milioni di europei che ogni anno scelgono di trascorrere vacanze in crociera”, aveva annunciato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. Fonte: qui

martedì 12 marzo 2019

TLTRO: Mario Draghi e l’ultimo salvagente


Giapponesizzazione dell’economia e ulteriore tentativo di comprimere in basso i tassi di interesse. 

Le ultime cartucce sparate da Mario Draghi prima della fine del suo mandato BCE.

Ha sorpreso Mario Draghi. Soprattutto per il timing. Mi sarei aspettato una presa di posizione della BCE al prossimo meeting. E invece no, il presidente ormai a fine mandato regala ai mercati una nuova asta di TLTRO. Ma non subito, a settembre. Un caso che tutto questo accadrà prima della sua dipartita?
Forse però ora era il momento giusto per dirlo.
Non dimenticate MAI la mission delle banche centrali (che anche Powell ha imparato dopo i crolli di dicembre): mantenere lo status quo, evitare volatilità, difendere il mercato, essere presentivi ed elastici.
In questo caso più che preventiva, la BCE ha preso posizione dopo aver abbassato le stime di crescita.
(…) La Banca centrale europea ha infatti nuovamente rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Eurozona, portando il Pil 2019 a +1,1% da +1,7% stimato a dicembre, che era già stata limato dal +1,8% precedente. Ridotta a +1,6% da +1,7% la stima per il 2020, mentre per il 2021 la Bce conferma una crescita dell’1,5 per cento. Tagliate anche le stime sull’inflazione per il 2019 all’1,2% dall’1,6% atteso in precedenza. Per il 2020 sono state riviste al ribasso a 1,5% (da 1,7% precedente) e per il 2021 a 1,6% (da 1,8%). Il presidente della Bce ha spiegato che l’Eurozona si trova in una fase di persistente debolezza e incertezza, pur ritenendo che l’eventualità di una recessione sono molto basse. Fra i vari fattori che hanno comportato una forte revisione al ribasso della stima di crescita sul 2019, ve ne sono di esterni e di interni: «uno di questi è certamente l’Italia», oltre che il settore automobilistico tedesco», ha detto Draghi. (…)
Oh oh oh, quante informazioni interessanti. Il rallentamento era chiaro, ora è anche dichiarato. E non è da sottovalutare. Ma soprattutto l’accenno al settore automobilistico tedesco. Ecco come ha fatto Draghi ad incassare l’unanimità. E’ una mossa preventiva anche per difendere l’export tedesco, una volta che magari Cina e USA avranno trovato un accordo, che potrebbe avere effetti positiva per l’Europa o forse no, perché poi Trump potrebbe accanirsi contro l’UE. Ma calma e gesso, Draghi come sempre cerca di essere ottimista.
(…) Per Draghi, tuttavia, non c’è il rischio che l’economia dell’eurozona diventi troppo dipendente dagli stimoli della politica monetaria. «Stiamo parlando di un’economia che rallenta ma che è ancora in crescita, crescono i salari e migliora la situazione del mercato del lavoro, per cui bisogna mettere il tutto in prospettiva». Il presidente della Bce ha anche aggiunto che non si è parlato in consiglio direttivo di riattivare il programma di quantitative easing. (…) [Source] 
Insomma, Draghi cerca di smorzare gli entusiasmi. Il TLTRO è importante ma non è un nuovo QE, e allo stesso tempo però ci dice in modo chiaro, se non lo avevamo ancora capito, quanto sto dicendo da ANNI. Ennesima conferma della “Giapponesizzazione”dell’economia dell’Eurozona“, alla spasmodica ricerca di un perenne “tasso zero” per stimolare l’economia, ma finché la domanda di credito non si riprenderà in maniera significativa, tutto questo sarà inutile.

Effetti su Bund e banche nell’immediato (grafico)

EFFETTI del nuovo TLTRO

Cerchiamo di sintetizzare al massimo, quindi, quali potrebbero essere gli effetti del nuovo TLTRO e cosa ci rappresenta.
  • Innanzitutto ammissione dello stato di difficoltà dell’economia europea
  • Ammissione del timore di una crisi di liquidità bancaria
  • Conferma della Giapponesizzazione del sistema economico europeo
  • Effetti negativi per la performance del settore bancario, in quanto è l’ammissione del sistema ZIRP a tempo indeterminato, anche se non ce lo diranno
  • Portafogli che continueranno a muoversi in modo monodirezionale. Facciamocene una ragione
  • Effetti potenzialmente positivi nel settore immobiliare, ma occhio alle bolle;
  • Investimenti reali che rimarranno secondo me incerti, in quanto il tasso zero dovrebbe stimolare, ma le imprese NON investono
  • Rischio che il denaro venga ancora investito in titoli di stato comprimendo ulteriormente gli interessi SENZA trasmettere impulsi reali all’economia 
  • Potrebbe essere l’ultima arma della BCE per contrastare il rallentamento economico. E poi dopo che succede?
Se leggete i miei punti, non c’è poi così tanto di positivo. I mercati se ne sono accorti quasi subito, dopo un’iniziale botta di euforia. E poi c’è il tradizionale “sell on news”. Domanda: se viene comunicato l’accordo Cina -USA sui dazi?
Fonte: qui

DRAGHI: A CARNEVALE OGNI SCHERZO VALE!

Ve lo ricordate il vecchio Donald, si quello che va in giro ogni giorno a lamentarsi con i suoi banchieri centrali che il dollaro è troppo forte…




…ebbene la risposta di Mario Draghi a sorpresa, ma non tanto, non si è fatta attendere, anche in finanza a carnevale ogni scherzo vale!



: tassi fermi fino alla fine del 2019. Da settembre nuovi Tltro, prestiti alle banche a lunga scadenza e con tassi molto bassi. Dopo l'annuncio di risale la borsa → http://bit.ly/2C6KMmU 

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Prima di entrare nei dettagli un minuto solo per rendere omaggio agli spettacolari uffici studi della BCE capaci di rivedere al ribasso nello spazio di un paio di mesi previsioni che neanche nel Paese delle meraviglie sarebbero stati capaci di esprimere, un pò di serietà suvvia, non si può vivere sempre di solo ottimismo.
No, non è possibile in soli due mesi rivedere in maniera estremamente sensibile la crescita dal 1,7% intorno all’1%, non puoi passare dal 1,6 % al 1,2 %, non è serio.
Per carità, visti i precedenti, non sarebbe il caso di cambiare tutti i componenti degli uffici studi, più che cambiare le previsioni, non sarebbe il caso di dire la verità e dichiarare che siamo in una deflazione da debiti e che l’obiettivo di inflazione è significativamente più basso del 2 % e che nei prossimi anni se va bene, si resta sotto 1 % vicini a zero per tanto tempo ancora^
In attesa di parlarne in dettaglio nel fine settimana nel prossimo manoscritto di Machiavelli, dedicato a tutti coloro che sostengono il nostro viaggio, festa grande sul nostro veliero, l’euro a preso la giusta rotta, o forse è meglio dire che è in rotta, ha definitivamente abbattuto il supporto a 1.1250 ed è diretto verso la prossima meta.
Come era quella del dollaro debole, dove sono gli scienziati che prevedevano il dollaro a 1.20 o 1.25?
Attenzione perchè ieri si è verificata un’altra dinamica esplosiva, ma vi racconteremo il tutto nel fine settimana.
Attenzione però perchè oggi arrivano i dati sul mercato del lavoro USA, ieri pessime notizie in arrivo dal rapporto Challenger…
[Grafico]
Questo rapporto mensile conta e categorizza gli annunci di licenziamenti aziendali basati sui dati di licenziamento di massa dai dipartimenti statali del lavoro. Il rapporto sul taglio dell’occupazione deve essere analizzato con cautela. Non fa distinzione tra licenziamenti programmati a breve o lungo termine, o se i tagli di posti di lavoro sono gestiti attraverso  licenziamenti reali. Inoltre, il rapporto sul taglio dell’occupazione non include i lavori eliminati in piccoli lotti per un periodo di tempo più lungo.Diversamente dalla maggior parte dei dati economici, questa serie non è regolata per le variazioni stagionali.
Callengher segnalava ieri un sensibile salto negli annunci di licenziamento, il settore delle vendite al dettaglio è stato colpito molto duramente, o meglio Amazon sta distruggendo l’intero settore retai.
Ricordo a tutti come nei prossimi mesi e anni, diventeranno di attualità i seguenti post…


Vi invito a riflettere seriamente sul mercato immobiliare commerciale americano.




Il rapporto Challenger mostra che i datori di lavoro hanno annunciato 76.835 tagli di posti di lavoro a febbraio.
Il mese più corto dell’anno ha visto il più alto numero di tagli di posti di lavoro in oltre tre anni e mezzo, mentre i datori di lavoro con sede negli Stati Uniti hanno annunciato piani per tagliare 76.835 posizioni dai loro libri paga a febbraio. Questo è superiore del 45% rispetto ai 52.988 tagli annunciati a gennaio, secondo un rapporto pubblicato giovedì dall’outplacement globale e dalla società di executive coaching Challenger, Gray & Christmas, Inc.
“Nel frattempo, i negozi al dettaglio stanno chiudendo, portando alla perdita di posti di lavoro o andando in bancarotta e tagliando tutta la loro forza lavoro”, ha detto Challenger.
Quindi attenzione alla dinamica che potrebbe verificarsi nel pomeriggio sul cambio e contestualmente sui rendimenti.
Ma torniamo a Draghi!
“La crescita è al di sotto della tendenza attuale e l’output gap si sta riaprendo”, ha detto una delle fonti. “È preoccupante perché molto poco di questo rallentamento è in realtà temporaneo.”
Chiaro il concetto, molto poco di questo rallentamento è temporaneo ma ci sono voluti mesi per comprenderlo o meglio per smettere di fingere e dichiararlo.


“In una stanza buia ci si muove a piccoli gradini. Non corri, ma ti muovi.”
Non credo ci sia da aggiungere altro, i dettagli tecnici li lascio alla Vostra curiosità, anche Draghi è rimasto sul vago!
Noi invece da tempo non vi lasciamo sul vago, qui sotto avete la dimostrazione che quel vecchio marpione di Machiavelli non sbaglia un colpo, la deflazione da debiti è la sua stella polare.


Ci vediamo nel fine settimana, insieme a tutti coloro che sostengono il nostro viaggio, per una nuova puntata dell’entusiasmante avventura americana, “La grande strambata.”
Fonte: qui

DEUTSCHE BANK e COMMERZBANK: questa volta le nozze si fanno sul serio?


Critichiamo spesso il nostro settore bancario italiano, a ragione viste le incredibile porcate che sono state fatte negli ultimi anni. Ma tra i tanti paesi dell’Unione Europea chi proprio non può parlare è la Germania, visto che le banche tedesche e nella fattispecie due colossi di dimensioni non nazionali, non europee ma GLOBALI, stanno per fondersi insieme per evitare di saltare in aria.
Si tratta ovviamente di Deutsche Bank e Commerzbank.
(…) Secondo Bloomberg il nuovo ad di Deutsche Bank Chistian Sewing, che ha lanciato in fretta un piano di riassetto interno focalizzato sul segmento commerciale e regionale, avrebbe abbandonato le resistenze all’idea di concludere la fusione già quest’anno, come invece gradirebbe il governo anche per mettere le due banche al riparo da una congiuntura in forte rallentamento, e dagli effetti che potrebbero prodursi sul credito alle piccole e medie imprese esportatrici. Le due banche si erano già studiate nel 2016, prima di concentrarsi ognuna sui problemi propri: fatti di alti costi in rapporto ai ricavi, forti rischi legali (specie sul lato di Deutsche Bank, più volte pizzicata per miliardi dalla giustizia statunitense e di recente coinvolta anche nell’inchiesta per riciclaggio della scandinava Danske Bank), scarsa redditività falcidiata dalle turbolenze dei mercati. In tempi brevi, secondo diverse ricostruzioni, Sewing tornerà dal suo cda a dire se la fusione è percorribile oppure sia meglio percorrere altre strade per mettere in sicurezza due colossi da quasi 20 milioni di clienti l’uno, e che insieme pesano per un quinto del mercato creditizio tedesco. (…) [Source] 
La cosa curiosa è che la fusione genererebbe un gruppo bancario che in borsa capitalizzerebbe circa 24 miliardi di Euro. Un nulla vedendo la capitalizzazione del passato. Un colosso che diventerebbe persino piccolo di fronte a banche come Unicredit o Intesa San Paolo che da sola capitalizza circa 37 miliardi. Quindi, dopo averle provate tutte, sembra ci sia solo più la possibilità della fusione. Nemmeno le ultime forzature per ottenere un bilancio quantomeno difendibile sono state sufficienti. DB e Commerz non stanno più in piedi.
Deutsche Bank torna all’utile netto d’esercizio dopo quattro anni in rosso. Ma 341 milioni di euro sono un’inezia per il colosso tedesco, anche perché conditi da altri numeri ed elementi in chiaro scuro. (Source)
(…) L’utile della banca tedesca cresce sia nel periodo di riferimento che sull’intero anno, così come sono aumentati i ricavi. L’obiettivo di Commerzbank è ridurre i costi e aumentare le entrate, mentre resta confermato a 0,20 euro il dividendo per gli azionisti, in linea con il 2018. (…) [Source]
Beh, come tutti i matrimoni che si rispettano, la sposa si mette in tiro prima della cerimonia. Ma guardate qui sotto… Nemmeno un miracolo può cambiare le cose e una trimestrale miracolosamente (ed artificiosamente?) positiva può cambiare la realtà dei fatti…
Eccovi qui, dunque, il grafico che illustra l’eccellenza bancaria tedesca. Due banche che dal 2007 hanno fatto una fine semitragica. Perdite che superano ampiamente il 90%. E poi è tutto da dimostrare che l’unione, in questo caso, faccia la forza. Oppure rappresenta semplicemente una drammatica necessità per salvare il salvabile, cercando di limitare al massimo il sostegno pubblico. Tanto si sa, in questo caso il “too big to fail” è ovvio…
Fonte: qui

La verità sul TLTRO III edizione (by Draghi e BCE)

Come ben sapete, la BCE ha “regalato” al mercato una nuova boccata di ossigeno, con il suo TLTRO in versione numero 3.
Vorrei però focalizzarmi un attimo su quello che potrebbe essere il vero motivo per cui questo TLTRO è stato annunciato.
La risposta forse banale ma ovvia e che tutti vanno ripetendo, è la seguente: l’UE continua a frenare, occorre stimolare la crescita partendo dal mondo bancario, garantendo ad esso un sostegno importante, garantendo liquidità al sistema e comprimendo i tassi a zero per incentivare i finanziamenti.
Tutto vero, come è altrettanto vero che il tasso inflazione, oggi, è ben lontano dal 2%, famoso “tasso target” deciso dalla BCE, visto che attualmente è vicino all’1.2%.
Ma è altrettanto vero che, a conti fatti, lo stimolo generato dai precedenti TLTRO non è stato così determinante per l’economia reale. Anche perché, come dice giustamente l’amico John Ludd in alcuni illuminanti commenti in QUESTO POST, il TLTRO serve soprattutto alle banche e al mercato interbancario.
E, guarda caso, proprio alle banche italiane e spagnole che si ritrovano con i precedenti TLTRO in scadenza e che quindi o vengono rimborsati oppure rifinanziati con un nuovo TLTRO. E si tratta non proprio di bruscoletti ma di oltre 100 miliardi per le banche italiane e 75 per quelle spagnole.
Ma come ricorda correttamente il Sole24 Ore,  il TLTRO agisce come un sussidio per la banca, aumentando il margine di interesse. Ma funziona solo se c’è una domanda crescente di prestiti. Mentre in questo momento è vero il contrario. Infatti il precedente programma è stato utilizzato per quasi il 60% da banche italiane e spagnole per comprare titoli di Stato, lucrando il differenziale, senza aggravi sul capitale di vigilanza perché i titoli sono considerati privi di rischio. Basta guardare questo grafico che meglio spiega quanto vi ho illustrato.
Quindi fate attenzione. Il TLTRO non è un regalo, ma una necessità che è venuta fuori sempre per mantenere l’incolumità del sistema finanziario, soprattutto di due paesi come Italia e Spagna che facilmente potrebbero tornare sotto il mirino della speculazione, con effetto domino anche sugli altri paesi dell’Unione Europea. Una cosa che, quindi, fa paura a tutti i paesi membri, compresi quelli più solidi che, quindi, hanno votato all’unanimità a favore del nuovo TLTRO. Ma di certo non con grande entusiasmo.

TLTRO: cronologia di un sostegno al sistema bancario

Ultima cosa: questo grafico illustra quanto potrebbe accadere. Il segnale è CHIARISSIMO: non si vuole lasciare l’interbancario e quindi le banche (italiane e spagnole) senza liquidità. E quindi, lo status quo (nelle migliori intenzioni) non deve cambiare. Di conseguenza, quando è che alzerà i tassi di interesse la BCE? Probabilmente molto tardi. MA non dimenticate che tutto questo è drammaticamente artificioso ma ben strutturato e sopratutto condiviso dal sistema in toto (FED, BOJ, governi ecc ecc.) E quindi, finchè regge e finchè non salta la baracca la festa (apparente) continua.
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