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sabato 16 novembre 2019

La Cina sta per arrabbiarsi: il Senato degli Stati Uniti voterà per il sostegno ai manifestanti di Hong Kong

Come notato qualche istante fa, i futures hanno raggiunto nuovi record raggiungendo quota 3.100 a seguito di una citazione del più grande consigliere di Trump Larry Kudlow, che ha capito che ottiene la maggior parte dei soldi per i futures succhi quando la liquidità è praticamente nulla, intorno alle 20:00 circa, quando ha detto ai giornalisti che la prima fase dell'accordo cinese è "in linea con i tratti corti", aggiungendo che "siamo in comunicazione con loro ogni singolo giorno in questo momento", e ripetendo che "un accordo è vicino", anche se "è non ancora fatto."
Eppure, mentre tale manipolazione del mercato di Deal On / Deal Off non è una novità e dura da oltre un anno e mezzo, esiste la possibilità che la Cina stia per incazzarsi regalmente, se non da Trump per il quale una Cina Il "non" "accordo" è fondamentale per spingere il mercato ai massimi storici appena prima delle elezioni presidenziali del 2020 e quindi non oserà arrabbiare Xi Jinping per il fiasco in corso che è Hong Kong, poi dal Senato, che si sta preparando per una rapida passaggio di leggi per mostrare il sostegno ai manifestanti a favore della democrazia a Hong Kong ponendo lo stato commerciale speciale della città con gli Stati Uniti sotto revisione annuale.
Secondo Bloomberg , il Senato è pronto a portare il conto a terra con un processo accelerato che consentirebbe un rapido passaggio a meno che non vi sia un'obiezione, secondo lo sponsor principale, il senatore repubblicano Marco Rubio. E poiché è improbabile che qualcuno si opponga, il conto dovrebbe passare già dalla prossima settimana.
"Il mondo è testimone della popolazione di Hong Kong che si alza ogni giorno per difendere le loro amate libertà contro un governo sempre più aggressivo di Pechino e Hong Kong", ha detto Rubio. "Ora più che mai, gli Stati Uniti devono inviare un chiaro messaggio a Pechino che il mondo libero sta con Hong Kongers nella loro lotta ".
Rubio e il co-sponsor democratico, il senatore Ben Cardin, hanno ottenuto un ampio sostegno bipartisan per il loro disegno di legge, incluso il presidente del Comitato per le relazioni estere del Senato Jim Risch, che ha sollecitato il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell per un rapido voto. Rubio e McConnell si sono incontrati mercoledì scorso per trovare una via d'uscita per la legislazione, che avrebbe anche imposto sanzioni alle persone che il presidente ritiene responsabili delle violazioni dei diritti umani.
"Il mondo ha bisogno di vedere che gli Stati Uniti si alzeranno e diranno al Partito comunista cinese che ciò che stanno facendo al popolo di Hong Kong è sbagliato", ha detto Risch in una nota. "Gli Stati Uniti stanno con il popolo di Hong Kong e non vedo l'ora di continuare a lavorare con la leadership del Senato e i miei colleghi in corridoio per spostare rapidamente questo disegno di legge".
Mentre non è chiaro cosa otterrà il voto del Senato, oltre a rimuovere potenzialmente ogni speranza anche di un accordo di "fase uno", Hong Kong è stata paralizzata da lunedì mattina, quando un manifestante è stato colpito durante le proteste.
Nel frattempo, Bloomberg nota che la Casa Bianca ha rifiutato di commentare giovedì quando gli è stato chiesto se Trump lo avrebbe approvato; un veto di Trump indicherebbe che per tutta la postura bellicosa, Trump e Xi hanno da tempo raggiunto un accordo dietro le quinte, in base al quale la Cina "piega" alle richieste di Trump, mentre Trump rifiuta di intervenire a Hong Kong.
L'Hong Kong Human Rights and Democracy Act impone al Dipartimento di Stato di certificare almeno una volta all'anno se Hong Kong debba mantenere il suo status speciale ai sensi della legge statunitense. Questa legislazione è leggermente diversa dalla versione approvata dalla Camera dei rappresentanti, il che significa che i due progetti di legge dovrebbero essere riconciliati e approvati da entrambe le camere prima di rivolgersi al presidente Donald Trump.
Com'era prevedibile, in un giorno in cui il presidente cinese Xi disse che " fermare la tempesta e ristabilire l'ordine " a Hong Kong è il compito più urgente per Hong Kong, sollevando ancora una volta la possibilità di un intervento militare da parte del PLA, il Ministero degli Esteri cinese ha avvertito giovedì di ritorsione se la misura passa al Congresso, aggiungendo che la Cina prenderà misure risolute per salvaguardare i suoi interessi e ribadendo che gli Stati Uniti dovrebbero immediatamente interrompere l'interferenza nelle questioni di Hong Kong. 
14 Novembre 2019
Fonte: qui

venerdì 29 marzo 2019

LA MAGGIORANZA PERDE VOTI: PER IL “SÌ” ALLA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA I GIALLO-VERDI SONO ARRIVATI A QUOTA 142 SENATORI (SULLA CARTA SONO 165 VOTI), CON 6 ASSENTI INGIUSTIFICATI TRA I 5STELLE E ALTRI 10 "IN MISSIONE"

SALVINI E’ INSOFFERENTE VERSO CONTE CHE HA SMESSO DI ESSERE SUPER PARTES E SI E’ SCHIACCIATO SUL M5S

Alberto Gentili per “il Messaggero”

Matteo Salvini, dopo il sì alla legge sulla legittima difesa, ha esultato: «E' un giorno bellissimo per l' Italia». Ma non lo è stato per il governo e per la sua maggioranza.
DANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINIDANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI
Perché sui banchi dell' esecutivo non c' è stata traccia dei ministri a 5Stelle e perché ben pochi sono stati gli applausi dei senatori grillini all' annuncio del via libera. Segno della distanza e della tensione che ormai divide Lega e Movimento.
La criticità è anche numerica.

Per l' ennesima volta i giallo-verdi in Senato si sono attestati sotto la soglia dell' autosufficienza: 142 voti e non 161, la quota della maggioranza assoluta a palazzo Madama. All' appello sono mancati 16 senatori grillini: dieci in missione e perciò giustificati e 6 assenti, tra cui le ribelli Paola Nugnes ed Elena Fattori.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE
Un copione ripetuto spesso nell' ultimo mese. Per il voto di martedì 20 marzo contro il processo a Salvini per il caso Diciotti i voti giallo-verdi furono 153. Il giorno dopo, per bocciare la mozione di sfiducia a Danilo Toninnelli presentata da Pd e Forza Italia, i no di Lega e 5Stelle si sono fermati a quota 159. Due in meno del quorum salvifico. Eppure, sulla carta, la maggioranza di governo a palazzo Madama conta su 165 voti: 107 del Movimento e 58 della Lega.

Dietro a questo indebolimento c' è la tensione crescente tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte da una parte, Salvini dall' altra. Il capo della Lega non nasconde la propria insofferenza verso il premier che non considera più super partes.

CONTE SALVINI DI MAIO BY SPINOZACONTE SALVINI DI MAIO 
«Troppe volte, dalla Tav all' autonomia, si è schierato con i 5Stelle, non è più neutrale», dice un alto esponente del Carroccio, dove si fa sempre più forte il pressing su Salvini affinché stacchi la spina «alla strana alleanza» sgradita soprattutto al Nord. Pressing che finora il vicepremier e ministro dell' Interno ha stoppato: «Fidatevi di me, ci conviene restare con i grillini.

Grazie a questo governo siamo centrali anche a livello internazionale. Questa alleanza ci sta permettendo di fare quello che per anni abbiamo sognato di fare. In più, continuiamo a vincere. Dunque...».

conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 28CONFERENZA STAMPA SU REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100 28
Dunque, Salvini tira dritto. Mastica amaro per il tradimento di Conte, non lo reputa più il «mediatore», ma non ha alcuna intenzione di sfiduciarlo: «Il saldo è comunque positivo per noi». Il problema, per il governo, è che monta anche l' insofferenza del premier e soprattutto di Di Maio. Dopo la nuova batosta elettorale in Basilicata, il vicepremier grillino ha dichiarato: «Riceviamo dalla Lega un trattamento ingiusto. C' è sempre qualche parolina, qualche graffio, che sporca i nostri provvedimenti. E' accaduto sullo sblocca-cantieri, quando Salvini ci ha apostrofato come quelli del no, è successo sul memorandum per la Nuova via della seta». E prima ancora sul reddito di cittadinanza.

LA VENDETTA 
Ebbene, l' idea che si sta facendo strada nel Movimento è quella di rispondere punto per punto alle «sporcature» e ai «graffi» leghisti.
conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 14CONFERENZA STAMPA SU REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100
Come l' ha spiegato Di Maio parlando con i suoi: «Salvini si fa vanto delle misure contro i migranti.

Ma adesso possiamo cominciare a dire che i rimpatri non sono stati fatti. Possiamo anche far presente che dovrebbe stare più al Viminale, invece che in campagna elettorale permanente». In estrema sintesi: «Come lui fa opposizione interna, così faremo noi».
Gli effetti della svolta già si vedono. La ministra alla Salute Giulia Grillo ha bocciato senza appello la castrazione chimica per gli stupratori, un evergreen della Lega: «E' impossibile il nostro sì».

conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 2CONFERENZA STAMPA SU REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100
Il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, ha chiesto «spiegazioni» a Salvini sul perché il governo non si è costituito parte civile nel processo contro Antonello Montante, ex presidente degli industriali siciliani finito in manette. Secca la risposta del ministro che, guarda caso, ha tirato in ballo il premier: «Il Viminale voleva farlo, ma la presidenza del Consiglio non l' ha ritenuto opportuno. Per ulteriori delucidazioni, Morra si rivolga a Conte». La controreplica: «Salvini venga in Commissione a spiegare».

La guerra a colpi di fuoco amico, lo scontro tra le due opposizioni interne è cominciata. Da capire quanto durerà il governo, atteso in autunno da una legge di bilancio monstre.

Fonte: qui

martedì 19 aprile 2016

VOLTA IN BRASILE: LA CAMERA APPROVA L'IMPEACHMENT PER DILMA ROUSSEFF

dilma-787175IL GOVERNO URLA AL GOLPE

PER LE STRADE ESPLODE LA FESTA

E' stata una votazione ad altissima tensione, al termine di una sessione durante la quale a tratti si e' sfiorato anche lo scontro fisico tra i deputati

Dilma esclude le dimissioni

Il governo annuncia battaglia al Senato, l’iter per la destituzione della presidente è ancora lunghissimo

DILMA
DILMA
La Camera dei deputati brasiliana ha approvato, al termine di una maratona cominciata venerdi' scorso, l'apertura di un procedimento di impeachment nei confronti della presidente di sinistra Dilma Rousseff, il cui mandato scade nel 2018. Il governo ha ammesso la sconfitta prima del raggiungimento del quorum di 342 voti, quando i si' erano 304 contro 107 no.
BRASILE CAMERA APPROVA IMPEACHMENT PER DILMA
BRASILE CAMERA APPROVA IMPEACHMENT PER DILMA
''Le possibilita' di invertire il trend sono pari a zero, daremo battaglia al Senato'', ha annunciato il capogruppo alla Camera del Partito dei lavoratori, Jose' Guimaraes. Al momento del raggiungimento del quorum e' esplosa la gioia tra i deputati di opposizione e tra i militanti radunatisi davanti alla Camera e nelle strade di numerose citta', dove erano stati allestiti maxi schermi. Una tv ha paragonato l'esplosione di gioia con quella della vittoria di un mondiale di calcio. Sconforto e lacrime invece tra i sostenitori del governo.
E una ''grande delusione'' anche per Dilma e Lula, che hanno assistito alla votazione nella biblioteca del palazzo presidenziale di Brasilia, assieme ad alcuni ministri e governatori del Pt. E' stata una votazione ad altissima tensione, al termine di una sessione durante la quale a tratti si e' sfiorato anche lo scontro fisico tra i deputati a favore e quelli contrari alla destituzione del primo capo di Stato donna della maggiore economia sudamericana. Si tratta di un voto storico dal forte valore politico e simbolico, ma non ancora definitivo.
dilma lula
dilma lula
L'iter e' infatti ancora lungo: il procedimento deve ora passare al vaglio del Senato, dove il presidente Renan Calheiros dovra' istituire una speciale commissione incaricata di decidere se accogliere o meno la proposta. In caso positivo, l'impeachment sara' votato dall'aula. La presidente avra' poi fino a 180 giorni di tempo per difendersi davanti ai giudici della Corta costituzionale. E, infine, il Senato dovra' votare una seconda volta, dopo aver ascoltato la difesa della presidente.

Solo in caso di voto favorevole, a maggioranza dei due terzi degli 81 senatori, Dilma Rousseff decadrebbe dall'incarico e il vice presidente Michel Temer, che assumerebbe l'interim durante i 180 giorni di sospensione della presidente, si insedierebbe ufficialmente.

L'impeachment della presidente Rousseff ha un solo precedente nella storia del Brasile post dittatura, quello di Fernando Collor de Mello, che si dimise prima del voto del Senato travolto dalle accuse di corruzione. Dimissioni escluse, almeno per il momento, da Dilma, che ha annunciato l'intenzione di volersi battere ''con tutte le forze'' contro quello che definisce ''un golpe contro il governo democraticamente eletto''.
Dilma, come ha ammesso anche il leader dell'opposizione, Aecio Neves, da lei sconfitto alla presidenziali del 2014, paga soprattutto "per la sua incapacità di governare il Paese", alle prese con una grave crisi economica che lo ha portato alla recessione. Ad incrinare l'immagine dell'ex guerrigliera marxista di origine bulgara anche gli scandali di corruzione che hanno decapitato i vertici del suo Partito dei lavoratori ed hanno coinvolto direttamente anche l'ex presidente Lula, suo mentore politico.
FESTA PER LE STRADE DEGLI ANTI-DILMA
FESTA PER LE STRADE DEGLI ANTI-DILMA
Due fattori che hanno convinto gli alleati centristi a voltarle le spalle e a stringere accordi con la destra per governare il Paese. Un golpe bianco, secondo Dilma. Il vice presidente Temer è convinto che l'impeachment passerà anche al Senato ma rischia anch'egli una analoga procedura, che spianerebbe la strada al presidente della Camera, Eduardo Cunha, che Dilma ritiene essere il suo vero sicario politico.
Cunha è coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari per presunta corruzione e un suo governo, hanno messo in guardia sindacati e movimenti sociali, innescherebbe forti tensioni sociali nel Paese. Per questo motivo, il Pt sta cercando di raccogliere il maggior numero di adesioni alla proposta di elezioni anticipate, che comincia ad essere vista con favore anche da alcuni dei 25 partiti presenti in parlamento.