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giovedì 28 febbraio 2019
mercoledì 6 febbraio 2019
GIRA LA FOTO DI JUAN GUAIDÒ IN TENUTA MASSONE, E LUI STESSO A DOMANDA DIRETTA NON SMENTISCE, MA DICE ''OGNUNO È COMPOSTO DA VARIE PARTI''
SUI SITI COMPLOTTISTI E FILO-MASSONI SI CONFERMA IL SUO ESSERE UN FRATELLO. DI SICURO C'È IL RITORNO DI ELLIOT ABRAMS IN SUDAMERICA, DA 40 ANNI A FARE PASTICCI NEL 'GIARDINO DI CASA' DEGLI STATI UNITI
ECCO L'AUTOPROCLAMATO NUMERO 1 DEL VENEZUELA CHE RIDE COL GREMBIULINO
Su di lui si sta giocando una partita internazionale che ricorda tanto gli anni della Guerra fredda. Da una parte la Russia che difende Maduro, dall'altra gli Usa che spingono Guaidò. In entrambi i casi in gioco c'è il futuro del Venezuela. Intanto Guaidò se la ride e si fa fotografare col grembiulino da massone.
VIDEO: LA LOGGIA DEL SUD-EST CHE APPOGGIA GUAIDO'
VIDEO: NELL'INTERVISTA, GUAIDO' NON RISPONDE ALLA DOMANDA ''LEI E' MASSONE?''
ABRAMS, L' UOMO DI TRUMP RITORNA SUL LUOGO DEL DELITTO
Roberto Zanini per ''il manifesto''
«Sembra ci sia stato un incidente, che la guerriglia ha distorto, per non dire di peggio». Il giovane assistente del Dipartimento di stato per l' America latina liquidò così la questione davanti alla commissione Esteri del senato. El Mozote era un villaggio nel nord-est del Salvador, un grumo di venti case e una piazza, campi e foreste intorno. Dieci giorni prima di Natale visi rifugiarono tutti gli abitanti della zona, spaventati dall' arrivo del Battaglione Atlacatl, il reparto di élite addestrato alla School of the Americas.
Li torturarono e uccisero tutti, stuprarono le donne, impiccarono i bambini. Mentre l' assistente parlava ai senatori della «professionalità» delle truppe uscite da Fort Bragg, le ossa di un migliaio di persone erano sparse al suolo.
Era il febbraio del 1982, Elliott Abrams aveva 34 anni ed era appena entrato al Dipartimento di stato. La settimana scorsa, il segretario di stato Mike Pompeo lo ha nominato inviato speciale degli Stati uniti per il Venezuela.
Sembrava sepolto nell' archivio della storia, Abrams. La bolgia venezuelana è riuscita nel miracolo di riproporlo al vertice della politica estera Usa. Quando Trump dice che «quella militare resta un' opzione», o quando il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton sventola un block notes su cui si legge «5.000 soldati in Colombia», il loro uomo è Abrams. E se il tuo solo strumento è un martello, ogni problema somiglia a un chiodo.
La traiettoria di Elliott Abrams copre quattro presidenze (Reagan, Bush H., Bush W. e ora Trump) e quasi una quarantina d' anni, alternando la macchina del governo a quella della politica ma suonando sempre la stessa nota, quella del «cortile di casa» in cui tutto è lecito. Newyorkese, nato nel 1948, famiglia di ebrei democratici militanti, famoso liceo progressista, laurea a Harvard e master alla London School of Economics, a metà degli anni '70 Abrams entra nello staff di Henry "Scoop" Jackson, prominente senatore democratico in cerca di nomination- così anti -comunista e militarista che da quello staff uscirono alcuni dei più noti cervelli neocon, come Paul Wolfowitz e Richard Perle.
Deluso da Carter, Abrams abbraccia Reagan e nel 1981 viene reclutato dal Dipartimento di Stato. Diventerà assistente segretario per i diritti umani, curiosa qualifica per il più forsennato difensore di ogni regime del continente. Per tutti gli anni 80 si schiera con i governi massacratori in Salvador, appoggia il dittatore e genocida guatemalteco Rios Montt in Guatemala, è al fianco della junta militare in Argentina e in Cile, prima aiuta e poi fa arrestare il generale Manuel Noriega a Panama...
Per tutti ottiene generosi- e spesso illegittimi -finanziamenti pubblici, e quando non li ottiene ripiega su schemi privati: in Nicaragua appoggia la Contra con la vendita di armi all' Iran, l' affare del colonnello Oliver North. Sarà la sua buccia di banana: per aver mentito al Congresso evita la prigione dichiarandosi colpevole, e viene poi perdonato da Bush H. la vigilia di Natale del '92.
Escluso dall' amministrazione per una decina di anni, Elliott Abrams consolida la posizione di super -falco. Trova l' appoggio dell' Anpac, la potente lobby ebraica conservatrice. È tra i primissimi a entrare nel Pnac (Project for the new american century) fondato nel 1997, accanto a Cheney, Rumsfeld, Wolfowitz, Bolton... L' intero stato maggiore politico di Bush W., gli uomini che decideranno l' invasione dell' Iraq e la guerra infinita al terrorismo così come la conosciamo. È Bush junior a farlo rientrare nel giro, come special assistant del presidente nel National Security Council. È il 2001. Neanche tre mesi dopo, due aerei vanno a schiantarsi contro le Twin Towers a New York.
E mentre tutti guardano il cratere, c' è il golpe in Venezuela. Nel 2002 un gruppo di soldati sequestra Hugo Chávez, il capo della confindustria Pedro Carmona offre al presidente le dimissioni in cambio della vita. Chávez tiene duro e dopo 48 ore viene liberato, la rivolta sedata. A dare il via libera a Carmona era stato il senior director del Consiglio per la sicurezza nazionale: Elliott Abrams.
Negli anni di Obama torna un privato cittadino, tra think tank e candidati presidenti, fino alle elezioni 2016 quando firma un famoso pezzo sul Weekly Standard: «Il partito ha nominato uno che non può vincere e non dovrebbe essere presidente».
IL RESTO È CRONACA: Trump glie la fa pagare rifiutandogli il ritorno al Consiglio di sicurezza proposto da Rex Tillerson. Poi anche Tillerson sarà fatto fuori e Abrams rimesso in gioco, sconcertando molti anche nella destra americana. Nominarlo special envoy per il Venezuela è una scelta tremenda e precisa: nulla ci sarà risparmiato.
Fonte: qui
lunedì 4 febbraio 2019
ESCALATION IN VENEZUELA, MADURO DICE NO ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI, TRUMP EVOCA LA GUERRA
“PRONTA L' OPZIONE MILITARE”
LA REPLICA A MUSO DURO: “LA GENTE SI ARMA. COSA DOVREBBE FARE UN PAESE? ARRENDERSI”
SCADUTO L' ULTIMATUM, SETTE PAESI UE RICONOSCONO GUAIDÓ PRESIDENTE A INTERIM…
Alfredo Spalla per “il Messaggero”
«Non ci sarà alcuna elezione presidenziale». Maduro dice no alle elezioni presidenziali, nella notte la decisione di respingere l' ultimatum proveniente dall' Europa.
Così oggi ben sette Paesi Ue (Germania, Spagna, Francia, Olanda, Portogallo, Gran Bretagna e Austria) riconosceranno Juan Guaidó presidente a interim. E' uno strappo rispetto alla posizione più cauta della Ue, frenata dal veto dell' Italia.
Tutto questo mentre non è da escludere un intervento militare da parte degli Stati Uniti. Donald Trump scopre le carte, confermando un messaggio che aveva anticipato fra le righe nelle scorse settimane. L' impiego delle forze armate «è un' opzione», ha ammesso il presidente degli Usa in un' intervista a Cbs News, non chiarendo però quali potrebbero essere gli interessi per la sicurezza nazionale tali da giustificare un intervento di Washington.
PRECEDENTI
Dopo le manifestazioni dei giorni scorsi, fra le più pacifiche degli ultimi in Venezuela, si torna dunque a parlare di una soluzione esterna. Nicolas Maduro - che a inizio 2019 si è insediato per un secondo mandato giudicato illegittimo dalle opposizioni - non ha però escluso che il livello di violenza possa tornare a salire. È già accaduto nel 2014 e nel 2017, quando l' esecutivo chavista ha represso le proteste guidate da Leopoldo Lopez, oggi in carcere, e da Henrique Capriles. Oggi, il leader dell' opposizione è Juan Guaidó, che nel giro di dieci giorni ha ottenuto risultati importanti per il ripristino dell' assetto democratico in Venezuela. Secondo Maduro, una parte della popolazione sarebbe pronta a difendersi: «La gente si sta già armando. L' opzione militare è sul tavolo di Trump. Cosa dovrebbe fare un Paese? Arrendersi?».
Il successore di Hugo Chavez ha detto che «nessuno può rispondere con certezza» quali siano le probabilità di una guerra civile, poiché «dipende dal livello di pazzia dell' impero settentrionale e dei suoi alleati». «Stai facendo errori che ti sporcheranno le mani di sangue», ha detto Maduro rivolgendosi direttamente a Trump. Nonostante i due sembrino pronti allo scontro armato, Secondo Trump, pochi mesi fa c' è stata una richiesta di incontro da parte di Maduro.
Il presidente Usa sostiene di averla rifiutata: «Ai tempi ho optato per il no, perché accadono cose terribili in Venezuela. Era il Paese più ricco in quella parte del Mondo, che è una regione molto importante. E ora guardate la povertà, l' angoscia, il crimine e tutto quello che stanno succedendo. Penso che il processo si stia esaurendo, ci sono proteste molto grandi» in tutto il Paese.
Mesi fa la vitalità delle forze di opposizione era nettamente minore. Adesso, invece, Guaidó comincia a ricevere il supporto di diplomatici, capi di Stato e alcuni militari.
L' ultimo ad aver abbandonato Maduro è stato Jonathan Velasco, l' ambasciatore del Venezuela in Iraq. «L' Assemblea nazionale è l' unico potere della Repubblica che ha etica, legittimità e legalità», ha detto in un video. È il primo ambasciatore che non riconosce pubblicamente l' autorità di Maduro.
IL FRONTE EUROPEO Nelle ore in cui scadeva l' ultimatum respinto da Maduro, l' Unione Europea annunciava la prima riunione del Gruppo di contatto a cui dovrebbero partecipare almeno 8 Paesi europei fra cui l' Italia. Il meeting si terrà giovedì a Montevideo. Il tentativo sarà quello di lavorare sulla posizione avanzata da Uruguay e Messico, che fin da subito non hanno riconosciuto Guaidó, autoproclamatosi Presidente della Repubblica, invitando però al dialogo fra le parti.
L' iniziativa non comincia sotto i migliori auspici: il Messico, promotore della linea per la non ingerenza esterna, ha già annunciato che non parteciperà. In Canada è prevista per oggi una riunione d' emergenza del Gruppo di Lima, composto dalla maggior parte dei Paesi latinoamericani. In Italia, invece, prosegue la polemica per la posizione ambigua del governo Conte: «Penso che verrà presto il giorno in cui Conte, Moavero, Salvini e Di Maio si vergogneranno per essere stati dalla parte sbagliata della storia», ha detto Matteo Renzi.
Fonte: qui
NEL PAESE TRAVOLTO DALLA CRISI A FARNE LE SPESE SONO I PIÙ PICCOLI: PIÙ DI UN BAMBINO SU SETTE SOFFRE DI MALNUTRIZIONE, DIVERSE MALATTIE SONO IN AUMENTO E LE FAMIGLIE POVERE SONO UNA SU DUE
PER AVERE SOLDI PER IL CIBO I GENITORI VENDONO I FIGLI AI PEDOFILI E IN TANTI SONO STATI ABBANDONATI IN STRADA…
Nel Venezuela travolto dal caos politico, economico e sociale, sono violati anche i diritti dei bambini. Tanto che nell’ultimo Rapporto sull’intervento umanitario di Unicef, il paese latinoamericano è entrato tra i 59 stati dove la situazione dei bambini è considerata in “emergenza”.
E per capire quanto la preoccupazione sia ai massimi livelli, basta dare un’occhiata alle previsioni di spesa: nel 2019 l’Unicef ha chiesto uno stanziamento di oltre 100 milioni di dollari per l’emergenza in America Latina e Caraibi, di cui circa 70 milioni di dollari solo per l’emergenza dei bambini in fuga dal Venezuela.
Denutrizione e malattie.
Leggendo il report Lo stato di sicurezza alimentare e nutrizione nel mondo della Fao, inoltre, si scopre che nel paese è denutrito ben il 12% degli abitanti. E diverse malattie sono in forte aumento: il morbillo aveva registrato 727 casi nel 2017, mentre nel 2018 questa cifra era salita a 5.525. E in aumento c’è pure la difterite, diffusa per lo più tra i bambini.
Abbandono scolastico.
A registrare lo stato di povertà diffuso ci ha pensato l’ultimo sondaggio annuale Encovi 2018. Secondo questo documento - che analizza condizioni abitative, servizi di base, accesso alla scuola, occupazione e protezione sociale - le famiglie “povere” sono ormai quasi una su due (il 48% del totale).
E la situazione per i giovani tra i 3 e i 24 è sempre più preoccupante: in questa fascia di età, l’abbandono scolastico ha raggiunto ormai il 30 per cento. I motivi sono soprattutto mancanza di trasporti, assenza di cibo e acqua nelle scuole.
Fuga dal Venezuela.
Sono 2,4 milioni i venezuelani che sono scappati in altri paesi dell’America Latina, mettendo spesso a dura prova le capacità d’accoglienza degli stati confinanti. Il paese dell’area più sotto pressione è la Colombia.
"Stanno arrivando in centinaia di migliaia dal Venezuela – dichiara Maria Paula Martinez, direttrice di Save the Children in Colombia – e continueranno, poiché la crisi lì non mostra segnali di recessione. Il governo colombiano e il resto del mondo devono riconoscere la situazione per ciò che è: un’emergenza umanitaria prolungata, che probabilmente peggiorerà molto".
Bambini in pericolo.
I ragazzini che lasciano il Venezuela corrono il rischio di restare vittime di trafficanti di esseri umani o altri criminali. Oltre a pericoli sanitari legati alle condizioni precarie del viaggio.
La condanna di Amnesty. Il direttore per le Americhe di Amnesty International, Erika Guevara-Rosas, ha condannato le ultime violenze: "Il governo del Presidente Maduro dovrebbe garantire il diritto alla vita, invece di togliere la vita ai giovani del paese. Tutti i giovani che vivono in povertà dovrebbero avere pari opportunità per il loro futuro, e non vivere con il timore che la polizia o i militari li vedano come nemici da sradicare".
Fonte: qui
INTERVISTA AL DITTATORE CHE MANDA UN MESSAGGIO DI PACE (“HO SCRITTO AL PAPA PERCHE’ CI AIUTI NELLA STRADA DEL DIALOGO”) PRIMA DI USCIRE DI SCENA
RIPRESA DA TUTTI I NETWORK INTERNAZIONALI, E’ IL NUOVO RUOLO DI SKY/CNBC/CNN, UN MEDIA GLOBALE CHE SI FA ORGANIZZAZIONE DIPLOMATICA FRA CONTINENTI
Da “SkyTg24”
Sky Tg24 ha ottenuto un’intervista in esclusiva con Nicolas Maduro. Il discusso erede di Chavez sta attraversando una difficilissima crisi istituzionale nel suo paese. Il giovane presidente del parlamento Juan Guaidò si è proclamato presidente ed ha già ottenuto l’appoggio di diversi paesi europei, degli Stati Uniti e della maggior parte degli stati sudamericani.
In questa intervista a SkyTg24 Maduro che ancora controlla gran parte dell’esercito, chiede l’aiuto del Papa a cui dice ha inviato una lettera invitandolo a mediare e chiede all’Europa di non seguire Trump, paragonato al capo del Ku Klux Klan. Il Venezuela sotto il governo di Maduro, eletto al secondo mandato presidenziale in elezioni considerate irregolari dalle organizzazioni internazionali, sta attraversando una crisi economica devastante con il 90% dei suoi abitanti sotto la soglia di povertà, quasi 2 milioni di venezuelani sono emigrati a causa della fame o delle violenze negli ultimi 3 anni e la repressione delle manifestazioni di piazza ha causato decine di morti.
È una delle prime interviste a media europei. In Europa molti paesi chiedono elezioni presidenziali. In Italia c’è un dibattito anche all’interno del governo tra chi vuole riconoscere Guaidò come Presidente e chi vuole il dialogo. Qual è il suo messaggio all’Europa e all’Italia? C’è una possibilità di trattativa?
Abbiamo vissuto molti episodi, il Venezuela ha una democrazia pulsante, se ce la misurassero per elezioni, in 20 anni in Venezuela abbiamo votato 25 volte. Di queste 25 elezioni, in 23 abbiamo vinto, la forza bolivariana, la forza democratica. Due elezioni sono state vinte dalla destra. Abbiamo un vero potere, una forza reale. Che direi all’Italia? Che direi io all’Europa? Non vi fate trascinare dalle pazzie di Donald Trump. Non vi fate trascinare dalle politiche estremiste e interventiste, che cercano un colpo di stato in Venezuela ordinato e pianificato. Come già si sa, da Washington, dalla Casa Bianca. L’Europa deve mantenere una posizione di equilibrio, di rispetto e di collaborazione, cioè aiutare la pace in Venezuela. Quando si parla di scegliere tra colpo di stato, intervento e dialogo, io scelgo il dialogo, sempre per il dialogo, dialogo per difendere la democrazia, dialogo per difendere la pace e superare i problemi.
Il Venezuela sta vivendo una profonda divisione. Che messaggio manda a Guaidò e a quei venezuelani che soffrono per la crisi economica, che scappano dal paese, che manifestano con l’opposizione?
Prima di tutto, io non manderei un messaggio a Guaidò direttamente, io manderei un messaggio ai capi dell’opposizione, a quelli che sono nella condizione di avere questo ruolo. Il messaggio che manderei ai capi dell’opposizione è che riflettano, che cambino idea in tempo, il cammino di un colpo di stato che già è fallito non è il cammino per il successo del paese. Fa danno al paese, a livello nazionale e internazionale. Io manderei un messaggio molto diretto ai capi politici e ai partiti politici dell’opposizione: sederci a un tavolo, con un’agenda aperta, a dialogare, parlare, a fare politica con la P maiuscola. Questo sarebbe il mio messaggio.
La strada del dialogo è anche quella consigliata da Papa Francesco anche per evitare spargimenti di sangue. Lei chiede al Santo Padre di aiutarla nel processo di mediazione con l’opposizione?
Io ho inviato una lettera a Papa Francesco, spero che sia in viaggio o che sia arrivata a Roma, al Vaticano. Dicendo che io sono al servizio della causa di Cristo. Io sono Cristiano, Cristiano profondo, di Cristo. Il Papa sa che io sono un praticante della fede. Prego, un Cristiano di preghiera e di azione. E con questo spirito gli ho chiesto aiuto… in un processo di facilitazione e di rafforzamento del dialogo, come direzione. Messico…. I governi di Messico e Uruguay, tutti i governi caraibici del Caricom e il governo della Bolivia hanno richiesto una conferenza per il dialogo e la pace in Venezuela, il 7 febbraio. Io chiedo al Papa che produca il suo miglior sforzo, la sua volontà per aiutarci nella strada del dialogo. Speriamo di ricevere una risposta positiva.
Donald Trump ha detto che l’opzione militare è una possibilità. Secondo lei, c’è il rischio di una guerra?
C’ è una minaccia, non posso dire adesso che ci sia un rischio. C’è una minaccia che è cominciata nell’agosto del 2018, la prima volta in cui Trump ha parlato di un intervento militare in Venezuela. Io dico al mondo intero: abbiamo bisogno della solidarietà, della coscienza perché non ci sia una follia di guerra e non trasformino il Venezuela in nuovo Vietnam, perché il popolo venezuelano, le nostre forze armate bolivariane e rivoluzionarie… noi non permetteremo mai che sia toccato un palmo del territorio nazionale.
Lei considera Turchia, Russia, Iran, Cina delle democrazie alleate?
Ci deve essere un dialogo di civiltà, un dialogo di cultura, un dialogo tra le diversità del mondo e sederci – le differenti culture, I differenti modelli politici, le religioni diverse – per rispettarci, confrontarci, lavorare. In questo concetto di diplomazia dialogante, la diplomazia bolivariana… noi … abbiamo straordinarie relazioni con Russia e il governo del Presidente Putin, con la Cina, la Repubblica popolare cinese e una straordinaria relazione con il presidente Xi Jin Ping, con il governo della Repubblica Turca e il Presidente Erdogan, con il governo della Repubblica Islamica dell’Iran e ilpresidente Rohani e con molti altri governi del mondo. C’è un nuovo mondo, un mondo multipolare, ormai il mondo non ha una egemonia, dominante, come è stato nell’epoca imperiale.
Fonte: qui
venerdì 25 gennaio 2019
VENEZUELA NEL CAOS, I MILITARI CON IL DITTATORE CHAVISTA CHE RICEVE UN ASSIST DA CINA E RUSSIA
TRUMP VUOLE TRATTARE LA RESA DI MADURO, GUAIDÓ, DOPO ESSERSI AUTOPROCLAMATO PRESIDENTE, PROMETTE: AMNISTIA ANCHE PER MADURO: LA REPLICA: "NON LASCERÒ MAI"
SALVINI: "MADURO? PRIMA SE NE VA MEGLIO È"
"IL SUO REGIME FONDATO SULLA VIOLENZA, SULLA PAURA E SULLA FAME"
Alfredo Spalla per “il Messaggero”
A due giorni dall' auto-proclamazione di Juan Guaidó come nuovo presidente del Venezuela, l' entusiasmo dell' opposizione comincia a diminuire davanti alle reazioni di Maduro, dei militari venezuelani e di alleati pesanti come Russia e Cina. Il sostegno di Trump all' opposizione resta un buon punto di partenza per convincere il regime chavista a trattare la resa, ma non è sufficiente. Intanto, le proteste proseguono e, nonostante gli inviti a una soluzione pacifica, in due giorni si sono registrati 16 morti e oltre 200 arresti. In queste ore, gli analisti latino-americani si sono soffermati sulle mosse di quattro protagonisti della vicenda: le forze armate venezuelane; la Russia; la Cina e gli Stati Uniti.
LA FUERZA ARMADA NACIONAL
«Io non rinuncerò mai» ha proclamato ieri Nicolas Maduro intervenendo alla cerimonia d' apertura dell' anno giudiziario. I militari sono ufficialmente al fianco del presidente, che a gennaio ha iniziato un nuovo mandato. La Fuerza Armada Nacional Bolivariana ha condannato l' auto-proclamazione di Guaidó, non riconoscendolo come nuovo Presidente della Repubblica: «La disperazione e l' intolleranza mettono a repentaglio la pace della Nazione. Noi, soldati della Patria, non accettiamo un presidente imposto da oscuri interessi, né autoproclamatosi al di fuori della legge. La Fanb difende la Costituzione e garantisce la sovranità nazionale», ha chiarito il ministro della Difesa del Venezuela, generale Vladimir Padrino Lopez. Julio Borges, ex Presidente del Parlamento e una delle voci più forti dell' opposizione, ha però contestato la versione ufficiale dei militari. Una parte di loro sarebbe infatti disposta a trattare con l' opposizione: «C' è paura, ma il muro sta crollando.
C' è malcontento fra le Fanb, tanti ci hanno già contattato», ha twittato Borges. La partita interna si gioca tutta sull' amnistia che Guaidó ha già promesso ai militari per incentivare le diserzioni. Ma non solo. Ieri, nella sua prima intervista dopo l' autoproclamazione, Guaidò ha detto di essere disposto a concedere un' amnistia «a tutti coloro che siano disposti a mettersi dalla parte della Costituzione per recuperare l' ordine istituzionale», compreso lo stesso Nicolas Maduro.
Ha poi prospettato tre fasi per il prossimo futuro: la «fine dell' usurpazione», cioè della presidenza Maduro, una fase di transizione, ed elezioni libere e trasparenti, il tutto accompagnato da una attenzione immediata all' emergenza umanitaria nel paese. Ieri Guaidò ha anche trovato il tempo per rispondere a tutti i tweet di sostegno venuti da leader e ministri di diversi Paesi. A Salvini ha scritto: «Apprezziamo il riconoscimento della volontà di tutto il popolo venezuelano, che continuerà a parlare pacificamente per le strade».
IL FRONTE ESTERNO
Sul fronte esterno, invece, Putin si è sentito telefonicamente con Maduro. La Russia «sostiene le legittime autorità del Venezuela alla luce del deterioramento della crisi politica interna provocata all' estero. Le interferenze straniere - ha detto Putin - costituiscono una sfacciata violazione delle norme basilari del diritto internazionale». Mosca, attraverso il ministro degli Esteri, ha inoltre prospettato lo spettro di «una sanguinosa guerra civile» se non sarà rispettato il governo Maduro. La Cina, fra i principali partner e creditori del Venezuela, si è mossa sulla stessa linea filo-chavista: «La Cina ha consistentemente portato avanti il principio di non interferire con le politiche interne degli altri Paesi e si oppone all' ingerenza negli affari venezuelani di forze esterne», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying.
Anche la Turchia di Erdogan e la Siria di Assad hanno esternato la loro vicinanza a Maduro. Invece il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato che Washington è pronta a offrire «oltre 20 milioni di dollari in aiuti umanitari per il popolo del Venezuela». Pompeo ha inoltre informato che i diplomatici Usa non lasceranno il Paese.
SALVINI: "MADURO? PRIMA SE NE VA MEGLIO È"
Alberto Maggi per www.affaritaliani.it
"Sto con il popolo venezuelano e sto contro tutte le dittature". Con queste parole il ministro dell'Interno Matteo Salvini, interpellato da Affaritaliani.it, interviene sul caos in Venezuela dopo che il leader dell'opposizione del Paese sudamericano e presidente del Parlamento, Juan Guaidò, si è dichiarato presidente.
Il leader della Lega afferma: "Sto col popolo venezuelano, sono in contatto con gli italiani in Venezuela e mi auguro che il governo faccia tutto il possibile perché soffrono da anni e sicuramente non sto con Maduro, che ha affamato il suo popolo".
Quindi ha fatto bene Donald Trump a riconoscere Guaidò? "Quello di Maduro è un regime fondato sulla violenza, sulla paura e sulla fame. E quindi quanto prima cade, senza altrettanta violenza, meglio è". L'Italia dovrebbe riconoscere Guaidò presidente del Venezuela? "Il ministro degli Esteri sa cosa deve fare, detto questo si è perso troppo tempo. E Maduro non è persona in grado di guidare neanche un condominio".
Venezuela, Conte: preoccupa escalation violenza, auspico percorso democratico - "Seguo gli sviluppi in Venezuela ed esprimo forte preoccupazione per i rischi di un'escalation di violenza. Siamo vicini al popolo venezuelano e al fianco della collettivita' italiana nel Paese. Auspico un percorso democratico che rispetti liberta' di espressione e volonta' popolare". Lo scrive su 'Twitter' il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
VENEZUELA, PATUANELLI (M5S): AUSPICHIAMO SOLUZIONE PACIFICA E DEMOCRATICA. TUTELARE NOSTRI CONNAZIONALI - "Esprimiamo profonda preoccupazione per la drammatica crisi politica in corso in Venezuela, auspicando che tutte le parti in causa evitino il ricorso alla violenza e che l'Europa adotti una posizione comune e responsabile a favore di una soluzione pacifica e non violenta della situazione che passi per un percorso politico e democratico". Così il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli, commentando la situazione venezuelana. "Il Movimento 5 Stelle - prosegue il capogruppo - esprime in questo momento particolare vicinanza ai nostri 140mila connazionali che vivono in Venezuela, certi che la Farnesina garantirà loro il massimo sostegno in questo momento critico, a conferma dell'attenzione mostrata dal governo Conte anche con la recente iniziativa per la fornitura gratuita di medicine ai cittadini italiani residenti in Venezuela".
Venezuela, Renzi: Ue riconosca Assemblea nazionale con Guaidò e si voti - "La dittatura ha distrutto il Venezuela. Anche chi lo vedeva come modello oggi deve prendere atto della realtà: la gente muore di fame. L'Europa riconosca subito l'unica istituzione democratica: l'Assemblea Nazionale col suo Presidente Guaidò. E si tengano elezioni libere, vere". Lo scrive su Twitter Matteo Renzi.
Venezuela, Meloni: Italia riconosca Guaido' presidente Chi tace complice dittatore Maduro - "Crisi in Venezuela: chi tace e non riconosce Guaido' Presidente e' complice del dittatore comunista Maduro e della sanguinosa repressione del popolo venezuelano. Vergognoso il silenzio del Governo italiano, finora ostaggio dell'estremismo di sinistra del M5S schierato con Maduro. Fratelli d'Italia chiede al Governo di riconoscere Guaido' come Presidente del Venezuela e di difendere la piu' grande comunita' di italiani all'estero, riconoscendo immediatamente un permesso di soggiorno speciale per i cittadini venezuelani di origine italiana in grave difficolta'". E' quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.
Venezuela, Fassina: non si legittimino atti forieri guerra - "Su #Venezuela il Governo Italiano condivide la posizione espressa da Tusk, Presidente del Consiglio Eur, a favore di atto eversivo contro Presidente Maduro? Le drammatiche condizioni del Venezuela non legittimano atti forieri di guerra civile". Cosi' Stefano Fassina su twitter.
VENEZUELA, CREMASCHI: 'COLPO DI STATO ORGANIZZATO DA USA COME IN CILE NEL 73' - "E' stato un colpo di Stato organizzato dagli Stati Uniti come quello in Cile contro Allende nel '73". Non ha nessun dubbio Giorgio Cremaschi ex Fiom, nella delegazione internazionale che osservò le elezioni in Venezuela che incoronarono Nicola Maduro presidente, ad attaccare duramente l'autoproclamazione di Juan Guaidò. "Che la situazione economica sia drammatica è vero anche dopo il boicottaggio internazionale", dice conversando con l'Adnkronos. "Ho partecipato alle elezioni come osservatore in una delegazione di cui faceva parte anche l'ex presidente del governo spagnolo Josè Zapatero e ho potuto constatare che sono state elezioni libere e regolari e che Maduro è un presidente regolarmente eletto a cui va tutto il mio sostegno", conclude.
Fonte: qui
COSÌ L' INGEGNERE FIGLIO DI UN PILOTA HA PICCONATO LA DOTTRINA CHAVISTA
I QUARTIERI OPERAI DI CARACAS, SERBATOIO DI CONSENSI DEL "SOCIALISMO DEMOCRATICO", RIDOTTI ALLO SFINIMENTO DALLA CRISI HANNO APPOGGIATO LA SVOLTA DEL PRESIDENTE DELL' ASSEMBLEA NAZIONALE VENEZUELANA
Alfredo Spalla per il Messaggero
L' auto proclamazione di Guiadó - che sulla carta ha comunque carattere provvisorio - accelera l' ormai inesorabile declino del chavismo, protagonista di un regime dittatoriale in cui le istituzioni sono svuotate del proprio significato. Il Parlamento, che dal 2015 soffre l' ostilità del governo Maduro, si è appellato agli articoli 233, 333 e 350 della Costituzione, secondo cui, in caso di assenza prolungata del Capo di Stato, i poteri dell' esecutivo sono automaticamente trasferiti al Presidente dell' Assemblea Nazionale.
Da parte sua, la dirigenza chavista, basandosi su una decisione del 2016 del Tribunal Supremo, organo piegato alle esigenze della maggioranza, non riconosce la legittimità del Parlamento venezuelano. Della dottrina di Hugo Chavez, castrista e guevarista, non resta granché nel paese. Tanto che anche i quartieri operai di Caracas, serbatoio di consensi del «socialismo democratico», ridotti allo sfinimento da una crisi economica senza fine, si sono schierati col giovane ingegnere industriale di 35 anni che ha preso il potere ieri.
In realtà all' inizio dell' anno, non erano tante le persone nello stesso Venezuela che avevano sentito parlare di Juan Guaidò. Due settimane dopo, il giovane parlamentare e presidente dell' Assemblea Nazionale venezuelana è emerso come leader dell' opposizione al governo di Nicolas Maduro, fino ad arrivare a ieri, giorno in cui si è autoproclamato ed ha giurato come «presidente incaricato» del Paese sudamericano, assumendo ad interim i poteri dell' esecutivo.
LA CRISI ECONOMICA
In un clima di forte crisi economica e sociale interna e di rapporti internazionali, con decine di Paesi che hanno dichiarato illegittimo il secondo mandato di Maduro iniziato il 10 gennaio, Juan Guaidò ha colmato un vuoto, ed è diventato una figura chiave per l' opposizione nel Paese. Classe 1983, figlio di una insegnante e di un pilota di aerei di linea, Guaidò è cresciuto in una famiglia di classe media insieme ad altri sette fratelli. Ha vissuto sulla propria pelle il disastro naturale conosciuto come la «tragedia di Vargas» nel 1999, che ha lasciato la sua famiglia temporaneamente senza casa, e che secondo i suoi colleghi ha influenzato le sue opinioni politiche, data la risposta giudicata inefficace fornita dal governo guidato allora da Hugo Chavez.
Diventato ingegnere industriale nel 2007, Guaidò si è fatto le ossa nei movimenti di protesta studenteschi negli anni 2000. Nel 2015 è stato eletto parlamentare per l' Assemblea Nazionale venezuelana per il partito oppositore Volontà Popolare, ed è diventato presidente del Parlamento nel dicembre 2018. Poco dopo la nomina, l' Assemblea nazionale costituente, controllata dai sostenitori di Maduro, ha minacciato Guaidò e altri con una indagine per tradimento.
IL RUOLO DI LOPEZ
L' architetto dell' ascesa di Guaidò come leader dell' opposizione venezuelana è Leopoldo Lopez, il più popolare leader oppositore in Venezuela, attualmente agli arresti domiciliari e considerato dagli oppositori del governo un prigioniero politico. Lopez ha lavorato dietro le quinte per il suo partito Volontà Popolare per ottenere la presidenza del Parlamento, per poi affidarla a Guaidò, suo fedele accolito dal 2014. L' ascesa di Guaidò ha registrato una brusca accelerazione l' 11 gennaio scorso, quando ha chiamato il Paese ad una «mobilitazione di massa» contro il governo di Nicolas Maduro per ieri, candidandosi a sostituirlo provvisoriamente ad interim, e a convocare nuove elezioni.
Fonte: qui
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