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giovedì 14 marzo 2019

IL GENERALE FABIO MINI, CHE COMANDÒ IL KFOR, I MILITARI IN KOSOVO: ''IN LIBIA? FU UNA RAPPRESAGLIA FRANCESE CONTRO GLI ACCORDI DELL'ENI E IL REGIME DI GHEDDAFI. ECCO COME FINIRÀ

''LA TERZA GUERRA MONDIALE C'È GIÀ STATA. PREPARATEVI ALLA QUARTA E ALLA QUINTA''.
I DUE CONFLITTI IN ARRIVO SONO QUELLO ''CYBER'' E LA GUERRA SILENZIOSA TRA STATI E MULTINAZIONALI SULLE RISORSE NATURALI DA SFRUTTARE''
Aldo Forbice per la Verità

Generale Mini, perché continua a sostenere nei suoi libri che la guerra globale è inevitabile, che non saranno sufficienti quelle locali, come quelle di questi anni, e che dobbiamo prepararci a questo catastrofico evento?
Il generale Fabio Mini sorride e con decisione risponde: «Perché non vedo alternative.
Come ho scritto nel mio ultimo libro, Che guerra sarà edito da Il Mulino, non scoppierà certo domani la quarta guerra mondiale, se consideriamo la terza già avvenuta».
Fabio Mini è un generale di corpo d' armata, è stato capo di Stato maggiore del comando Nato per il Sud Europa, ha guidato il comando interforze delle operazioni nei Balcani e successivamente è stato comandante della forza internazionale di pace a guida Nato in Kosovo (Kfor).

E quale sarebbe la terza guerra?
FABIO MINIFABIO MINI
«Quella fatta da centinaia di conflitti, dopo la seconda guerra mondiale, sino ad oggi. Vogliamo ricordare quella di Corea, non ancora conclusa - 2 milioni di morti -, quella in Afghanistan con quasi altrettante vittime, quelle in Iraq, in Siria, in corso, il conflitto permanente tra Turchia e curdi, i conflitti africani, in Europa, dall' ex Jugoslavia sino all' Ucrania, Israele-Palestina-Paesi arabi, Somalia, Yemen, Kashmir, Libia, Etiopia-Eritrea, Iran-Iraq, Myanmar, eccetera. La terza guerra mondiale dunque c' è già stata, come ha affermato di recente anche papa Francesco, con milioni di morti».

Poi c' è la guerra al terrorismo, tutt' ora in corso.
«Quella è nata con le cosiddette rivoluzioni arabe, volute dagli Stati Uniti per esportare la democrazia di stampo occidentale. L' Isis è stato inventato in Occidente con la complicità di diversi servizi segreti. Gli americani volevano rovesciare tutti i regimi arabi totalitari, con l' appoggio di Francia e Gran Bretagna. Ma quelle cosiddette "primavere" si sono tradotte in un boomerang. I regimi forti sono tornati in forme diverse, come si vede in Egitto, in Libia, in Tunisia ed ora c' è il rischio che anche l' Algeria precipiti nel caos, con una guerra civile, che vede impegnati i fondamentalisti islamici, amici dell' Isis e dei Fratelli musulmani».

fabio miniFABIO MINI
Ma gli americani finanziano da molti anni l' esercito egiziano?
«Certo, anche se non più come prima. L' Italia svolgeva un tempo un lavoro di intermediazione preziosa tra l' Egitto e gli Usa, perché gli americani non erano ben visti al Cairo. Poi le cose sono cambiate, come sappiamo, grazie all' intenso lavoro dei servizi segreti e della diplomazia».

Anche in Libia?
«Senza dubbio. Gheddafi è stato vittima di un complotto di Usa, Francia e Gran Bretagna. Gheddafi, il dittatore arabo che più degli altri riusciva a controllare i capi tribù di quel paese aveva accumulato una ricchezza personale di oltre 200 milioni di dollari, che ora sia Tripoli che Bengasi vorrebbero indietro perché la considerano, giustamente, patrimonio nazionale».

Chi ha voluto veramente i bombardamenti in Libia?
«I francesi, innanzitutto, e poi agli altri Paesi che ho menzionato. La scintilla è scoccata all' indomani dell' accordo di Gheddafi con l' Eni, che riconobbe allo Stato libico un incremento del prezzo del gas metano nella misura del 30%. Francesi, inglesi e americani temettero una identica richiesta di aumento del prezzo. A quel punto si misero in moto i servizi segreti e i presidenti della Francia e del Regno Unito fecero di tutto per ottenere l' appoggio della Nato e degli Usa, mentre l' Italia nicchiava».

Come finirà?
sarkozy gheddafiSARKOZY GHEDDAFI
«L' ipotesi più probabile è la creazione di una confederazione libica. Sembrano ora disponibili il premier libico Fayez Al Serray e l' uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar. Ma non sarà facile, anche perché Tripoli, Bengasi e tutte le tribù - e sono tante -, non ancora schierate da una parte e dall' altra, subiscono la forte influenza di Italia, Francia, Regno Unito, Usa e anche della Russia. C' è ancora da dire che la Nazioni Unite hanno imposto il governo di Al Serray, ma senza dare garanzie reali sui sostegni finanziari che avrebbe dovuto ricevere.

Ed è anche per questa ragione che il governo promette ordine, ma in pratica utilizza la leva dell' emigrazione per ottenere un maggiore consenso internazionale».

Secondo lei saremmo vicini dunque al quarto conflitto globale?
«Sono convinto di sì, ma avremo ancora altre guerre locali e saranno micidiali. Ma abbiamo altre due guerre, di cui non si parla mai, in corso da tempo, oltre a quella contro il terrorismo islamico che, per fortuna, sembra spegnersi lentamente».

Quali sarebbero queste altre due guerre, diverse da quelle da lei definite nel suo ultimo libro «zona grigia», «guerra ambigua», «guerra irregolare», «guerra ibrida», «convenzionale limitata», «guerra di teatro», guerre nazionali, nucleare
eni libiaENI LIBIA
«Ad esempio, quella del cyberspazio è una sorta di conflitto invisibile. Si pensa sbagliando che si tratti di uno spazio virtuale e quindi la sua eventuale violazione non avrebbe alcuna conseguenza per l' uomo. In realtà, abbiamo a che fare con beni comuni la cui proprietà di tutta l' umanità viene messa in discussione.

Tale spazio è legato a tre diversi tipi di intervento: quello fisico, quello logico e quello sociale. In termini militari la cyberminaccia comprende forze regolari e irregolari. Tali forze agiscono con corporazioni transnazionali, organizzazioni criminali, terroristiche, associazioni di hacker. In altre parole, viene manipolata la rete, la cui forza non sta nella sua impenetrabilità ma proprio nella capacità di essere accessibile e utilizzabile per fini non di pubblico servizio.

nazioni uniteNAZIONI UNITE
Vi è, com' è noto, una parte di "rete oscura", cioè sommersa, che contiene il 99 per cento dei documenti e delle informazioni esistenti, la rete aperta ne mostra appena l' 1%. Non è ancora nota quanta cyberguerra si stia combattendo in tale dimensione, da parte di vari organi, anche statali. La materia è molto complessa e riservata; forse è anche per questo che se ne parla poco».

Lei ha accennato anche a un' altra guerra
 «Anche questa è una guerra silenziosa tra Stati e multinazionali private che cercano di sfruttare risorse naturali che, secondo il diritto internazionale, sono di proprietà di tutta la comunità mondiale. Eppure le grandi corporazioni, imprese multinazionali , autorizzate dell' Onu, estraggono dal fondo degli oceani grandi quantità di noduli di ferro e manganese, estraggono anche greggio petrolifero con modernissime attrezzature robotizzate. Anche dai ghiacciai che si scongelano si vanno trovando immense riserve di metano. Ovviamente Stati Uniti, Cina, Russia, ma anche Francia e Gran Bretagna, si contendono queste risorse naturali dal valore incalcolabile. Giustamente vi sono esperti che definiscono tutto questo "monetizzazione della natura"».
nazioni uniteNAZIONI UNITE

Le Nazioni Unite appaiono molto deboli, quasi sempre passive in questo campo, ma anche in altri. Ad esempio, lo abbiamo visto in occasione di guerre locali, del fenomeno delle migrazioni, che coinvolge numerosi Stati. Nel 2015, su circa 60 milioni di migranti un terzo fuggiva dalle guerre

«Da decenni si parla di ristrutturazione dell' organizzazione dell' Onu, anzi ora non se ne discute più. Il Consiglio di sicurezza è ancora occupato dai rappresentanti dei Paesi vincitori della seconda guerra mondiale e da altri che neppure hanno partecipato al conflitto, come la Cina. Del resto questa situazione di stallo fa comodo agli Usa, alla Russia e alla Cina. L' Europa, rimane sempre divisa e debole».

Anche la Nato si dice da tempo che dovrebbe essere ristrutturata
«Non sono gli europei che lo vogliono, ma Donald Trump che la sollecita nel quadro della ricerca di un nuovo ordine mondiale e poi per ragioni economiche. Il presidente americano si muove in due direzioni: da una parte taglia le spese militari, riducendo i conflitti dove sono presenti forze militari Usa perché le pensioni di guerra e le spese per i caduti sono sempre in crescita.

cybercrime 6CYBERCRIME 6
La politica dei tagli certo non piace al potente complesso industriale -militare americano, che sostiene sempre il partito dei falchi. La seconda direzione riguarda proprio la Nato, che viene spronata a incrementare i finanziamenti per i costi della macchina militare. Trump vuole che gli europei contribuiscano al finanziamento di questa organizzazione in misura maggiore. L' Italia, ma anche la Germania, devono investire sino al 2% del Pil. E questi Paesi, come gli altri, si sono espressi per il no, non ce la fanno. Ma le spese militari sono insostenibili anche per gli americani. La Casa Bianca è oberata dai debiti e Trump ha programmato di tagliare il bilancio della Difesa di 350 miliardi nei prossimi dieci anni.

E potrebbe arrivare anche a 500 miliardi: un taglio medio di 35-50 miliardi, contro gli attuali 700 di spesa all' anno. Ovviamente il sistema industriale e le lobby militari faranno di tutto per impedire il forte ridimensionamento della spesa».

emmanuel macron donald trumpEMMANUEL MACRON DONALD TRUMP
Per quanto riguarda l' Europa forse la soluzione potrebbe essere la creazione di un esercito continentale. L' asse francotedesco si inquadra in questa prospettiva?
«Penso che questo debba essere l' obiettivo. Un esercito europeo ci costerebbe meno e ci aiuterebbe a diventare europei, anche in questo campo: la disciplina militare aiuta a superare i nazionalismi. Il principio è di non far prevalere mai un Paese sugli altri e dovrebbe essere nominato anche un ministro della Difesa europeo».

La guerra del futuro dunque sarà altamente tecnologizzata, ma anche costosa e complessa?
donald trump al summit natoDONALD TRUMP AL SUMMIT NATO
«Non vi è alcun dubbio che diventerà ancora più costosa di quella di oggi. Nel 2050, per fissare un riferimento di temporale, avremo guerre con sistemi tecnologici molto sofisticati, ma gli esperti confermano che gli umani opereranno insieme alle reti di robot, a quelle di energia. Purtroppo, però, i massacri di esseri umani, le vittime, i feriti, anche della popolazione civile, si ripeteranno. Tuttavia quelle guerre, anche se non più come quelle convenzionali, saranno sempre meglio della guerra nucleare, che lascia poche speranze di sopravvivenza»...

Fonte: qui

martedì 18 ottobre 2016

LO STADIO DI SAN PIETROBURGO PREPARA I RIFUGI ANTI-ATOMICI

GLI ISPETTORI CONTROLLANO CHE SIANO GARANTITI TRE LITRI DI ACQUA A PERSONA AL GIORNO, PROVVISTE E FARMACI, 40 MILIONI DI CIVILI SI ADDESTRANO PER LA SOPRAVVIVENZA


Anna Nemtsova per “Daily Beast”


stadio zenit san pietroburgoSTADIO ZENIT SAN PIETROBURGO
Mosca - I manager della Zenit Arena, gigantesco stadio di San Pietroburgo a metà dell’opera, la scorsa settimana hanno ricevuto una lettera ufficiale dal Ministero delle Situazioni di Emergenza in cui si chiedeva di creare immediatamente strutture di riparo per tempo di guerra. 

Lo stadio, in costruzione per ospitare i mondiali di calcio 2018, è appena fuori città ma, si legge nella missiva, in caso di attacco nucleare, è la potenziale zona di distruzione e pioggia radioattiva. L’ultima volta che i russi hanno sentito le autorità parlare di attacchi nucleari era vent’anni fa e sembrava improbabile. Ora la Russia non scherza. In tutto il paese oltre 40 milioni di persone hanno recentemente partecipato ad esercitazioni civili di difesa, imparando come nascondersi e dove correre in caso di guerra nucleare.

rifugi antiatomiciRIFUGI ANTIATOMICI
Dichiara Sergei Markov, membro della Camera Civica Russa: «Queste sono le tensioni più serie tra Mosca e Washington da decenni a questa parte. La guerra potrebbe cominciare  anche prima delle elezioni americane di novembre. Personalmente metto da parte 200 lattine con carne di maiale per l’eventuale crisi e consiglio a tutti di fare lo stesso».

In Russia, dove le generazioni hanno patito guerre e crisi economiche, il panico si diffonde in fretta, come un’epidemia. Negli anni ’90 migliaia di russi cercarono salvezza mistica trasferendosi nella taiga, seguaci del Cristo reincarnato in Vissarion, e 3.000 ancora vivono nei boschi siberiani aspettando la fine della luce. Nel 2012, in attesa che si realizzasse la profezia maya, la gente comprò vodka, fiammiferi e candele per sopravvivere ai tempi bui.

missile sulla piazza rossaMISSILE SULLA PIAZZA ROSSA
La scorsa settimana Perm, città di un milione di abitanti nella regione degli Urali, ha preparato rifugi affinché “gli impiegati possano continuare a lavorare durante la guerra”. Gli ispettori del Ministero delle Situazioni di Emergenza hanno controllato che ci fossero abbastanza spazio, medicine, provviste e tre litri di acqua al giorno per ogni persona. Le autorità garantiscono che, in caso di guerra, ognuno avrà almeno 300 grammi di pane al giorno, e non ci saranno radiazioni sui trasporti pubblici.

la russia pronta alla guerraLA RUSSIA PRONTA ALLA GUERRA
Chi ha partecipato all’addestramento ha ricevuto scatole con alimenti per bambini, buste di pannolini e abiti caldi distribuiti da “Russia Behind Bars”, la ONG che da otto anni si occupa dei detenuti. In caso di bomba che fine fa chi sta in prigione? Non ha scampo. Intanto i moscoviti si informano su quale sia la stazione metro più vicina da raggiungere e quanto tempo impiegherebbero ad arrivarci, dal momento in cui partono i missili contro la città.

Fonte: qui

lunedì 15 febbraio 2016

3 Giorni fa - “ Allerta massima ” delle Forze Russe ordinata da Putin per contrastare un possibile intervento turco

russian-military-drill
di Enrique Montánchez

Vladimir Putin ordina la massima allerta delle Forze russe per dissuadere la Turchia dall’invadere la Siria.

Putin ha ordinato lo stato di “allerta massima”  dell’Esercito del Distretto del Sud che comprende il Cáucaso, le Flotte del Mar Nero e del Caspio, composte da 9.000 soldati, 50 navi da guerra e 200 aerei da combattimento. La dimostrazione di forza del presidente russo si produce in un momento di massima tensione con il fine di dissuadere la Turchia da una eventuale invasione della Siria e gli Stati Uniti dall’appoggiare il loro alleato turco.

Il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha annunciato che le unità militari del Distretto Militare Sud sono state messe in stato d’allerta di combattimento dalla mattina di Lunedì 15 Febbraio, in alcune manovre massicce che coinvolgono le Forze del Caucaso Nord, le regioni del sud est (vicino alla frontiera dell’Ucraina), la Flotta del Mar Nero e la flotta del Caspio.

Ufficialmente l’allerta da combattimento risulta  proclamato allo scopo di comprovare la capacità dell’Esercito russo di rispondere a qualsiasi sfida, secondo Shoigu, tuttavia i mezzi di intelligence europei hanno segnalato che l‘ordine proviene direttamente dal presidente Putin come dimostrazione di forza con un doppio obiettivo: dissuadre il presidente turco Erdogan da una eventuale invasione della Siria che porti ad un confronto militare con le truppe russe che combattono lo Stato islamico ed inviare il messaggio agli USA che non utilizzino la Turchia come “ariete” contro la Russia.

Forze russe del Distretto Sud

Forze russe del Distretto Sud

Fallimento negoziati a Ginevra

In considerazione del fallimento della prima fase dei negoziati di Ginevra tra il governo di Assad e i rappresentanti della opposizione siriana, conclusi con un nulla di fatto, Washington cerca di guadagnare tempo di fronte ad una situazione dove l’Esercito siriano conquista posizioni e si appresta a mettere sotto controllo anche Aleppo e le vie di comunicazione e rifornimento con la Turchia. L’appoggio delle forze aeree russe è risultato determinante e gli oppositori di Assad, inclusi i paesi che li sostengono, si trovano in una posizione di debolezza.  Questo spiega il nervosismo di Washington che vede avanzare l’influenza russa nella regione. Per evitare che questo scenario diventi irreversibile, la Casa Bianca si prepara ad un intervento militare in Siria ma, per realizzarlo, ha necessità della “testa d’ariete” turca.

La strategia di Washington

La strategia di Washington è relativamente semplice, secondo le fonti citate: Ankara deve invadere (in prima battuta)  il territorio turco, si scontra con le forze russe schierate nella zona e gli USA (in seconda battuta) accorrono in aiuto del loro alleato turco che è anche membro della NATO, con cui l’Alleanza Atlantica risulterebbe coinvolta nel conflitto.
Questo scenario viene definito come una Terza Guerra Mondiale con tutto quello che rappresenta. In questo movimento di pezzi sulla scacchiera, bisogna inquadrare la mossa di Putin con la sua dimostrazione di forza (stato d’allarme) con cui i russi mostrano i muscoli militari.

Putin con i quadri militari

Putin con i quadri militari

Le esercitazioni messe in atto nel Distretto militare Sud, in cui intervengono 9000 soldati, 900 carri armati e veicoli blindati, 200 aerei e circa 50 navi, hanno la misssione di mettere alla prova la capacità  di proiettare le forze russe, totalmente equipaggiate, fino a 3.000 Km. di distanza, ha segnalato il Ministro della Difesa russo, secondo la “Associated Press” di Mosca. Questo raggio d’azione include l’attuale teatro di operazioni in Siria e Turchia.

Gli addetti militari sono stati informati

Come comunicato dal viceministro della Difesa, Anatoly Antonov, gli addetti militari accreditati a Mosca sono stati informati dell’allerta massima di combattimento e che questo forma parte dell’accordo di Vienna del 2011 sulle misure per diffondere fiducia e sicurezza fra gli alleati ed i soci, cosa che permette di effettuare ispezioni a sorpresa alle forze militari dei paesi firmatari degli accordi attraverso l’ OSCE, come ha inormato l’agenzia Tass.

Risulta evidente che Mosca non vuole che queste massicce manovre dissuasorie siano controllate in loco dalle commissioni militari dei paesi membri della NATO.

Fonte: qui

Feb 12, 2016 Traduzione: Manuel De Silva

L’Arabia Saudita muove gli aerei verso la Turchia, inizia l’attacco congiunto alle forze siriane, russe e curde

Erdogan con monarca saudita
Erdogan con monarca saudita
by Gordon Duff

Confermato: i Jet russi e siriani sono pronti per abbattere qualsiasi aereo turco o saudita che attraversi la SiriaLa Turchia è disposta a chiudere il Bosforo ed ad attaccare le navi russe nel Mediterraneo.

Il bombardamento delle artiglierie turche contro le posizioni curde, all’interno del territorio siriano (dura già da alcune ore) viene visto da molti osservatori militari come il preludio ad un attacco terrestre contro le forze Siriane-curde anti terroristi all’interno della Siria.

Fonti accreditate sostengono che l’Arabia Saudita, che dovrebbe partecipare all’attacco terrestre assieme alla Turchia, sarebbe disponibile a portare armi nucleari tattiche (?) alla Turchia.

La Turchia dispone già adesso di 84 armi nucleari tattiche nella base aerea di Incirlik, sotto il controllo NATO.

Le stesse fonti avrebbero confermato che l’Arabia Saudita e la Turchia dispongono di aerei americani F-15 ed F-16 modificati per attacchi nucleari da parte di Israele

Gli USA hanno eliminato tutti gli aerei di attacco nucleare della Turchia dietro ordine del presidente Obama.

Abbiamo conferme che la Turchia avrebbe un piano contingente per impadronirsi dell’arsenale nucleare della NATO a Incirlik, con l’aiuto delle forze speciali saudite che sono state addestrate in Israele per sbaragliare le misure di sicurezza delle armi nucleari degli Stati Uniti.

Abbiamo anche una conferma che l’Arabia Saudita sta muovendo i suoi aerei sulle piste nella base statunitense in Turchia. 

Questa settimana gli aerei USA hanno bombardato i civili su Aleppo ( due ospedali colpiti) da questa stessa base.

Sia l’Arabia Saudita che i russi si aspettano una invasione turca su larga scala in risposta al consolidamento delle posizioni delle formazioni curde dello YPG, con aiuto statunitense, per prendere le nuove posizioni che (in mano alle forze curde/siriane)  potrebbero bloccare l’accesso alla Turchia dei rifornimenti per i loro soci dell’ISIS in Siria.

Entrambe le fonti ad alto livello dei russi e dei siriani, contattati questa mattina, hanno confermato che una estensione del conflitto è imminente.

La Turchia ha annunciato ufficialmente che le forze turche sono pronte a muoversi contro i curdi dello YPG (sostenuti dagli USA) che loro considerano un gruppo terrorista.

La Turchia non ha alcuna intenzione di attaccare l’ISIS. Esiste l’evidenza di prove che Ankara ed Erbil sono completamente dietro l’ISIS.

Il Ministro delle relazioni estere Turco, Mevlut Cavusoglu, ha detto “Loro (i sauditi) sono venuti, hanno fatto una ispezione della base.  Al momento non è ancora chiaro quanti aerei sauditi verranno sulla base”.

La Turchia fornisce i rifotrnimenti all’ISIS in Iraq attraverso la via di Duhok, con l’aiuto del regime di Erbil, che si sono messi contro Bagdad e le altre forze curde.

L’Esercito turco ha già individuato gli obiettivi curdi nel nord della Siria

Feb 13, 2016 Fonte:  Veterans Today

Fonte: qui
Traduzione: Manuel De Silva

L’artiglieria turca ha iniziato il bombardamento della base aerea di Menagh, nel nord della provincia siriana di Aleppo

Mezzi blindati turchi alla frontiera con Siria
L’artiglieria turca ha aperto il fuoco comtro le posizioni delle forze di autodifesa curde nel territorio della base aerea di Menagh”, lo riferisce la TV libanese Al Mayeeden.
Lo scorso Giovedì le forze curde avevano liberato la città di Menagh e si erano impadronite dell’aereoportoche era sotto il controllo dei terorristi del Fronte Al Nusraappoggiati da Turchia e sauditi.Le stesse forze curde si accingevano ad ampliare l’offensiva verso la città di Tel Rifaat e di Kafernaya, di grande importanza strategica in quanto si trovano sulla via statale che dalla Turchia porta verso la Siria settentrionale (provincia di Aleppo) e viene utilizzata come principale via di rifornimento dai gruppi terorristi che operano nella regione.
I terroristi di Al Nusra si erano impadroniti della città di Menagh nel 2013 ed un anno dopo avevano preso il controllo della base aerea della stessa città.
La riconquista della base della città e dell’aereoporto, effettuata dalle Forze di Autodifesa curde, rappresenta un importante successo strategico.
Non è chiaro se sia iniziata, con questo bombardamento dell’artiglieria turca, la prospettata invasione di forze di terra dell’Esercito turco, nonostante gli avvertimenti precisi fatti dal comando militare russo alla Turchia circa i rischi di una aggressione turca contro la Siria dove, dal 30 Settembre scorso opera un contingente militare russo ed è presente l’aviazione russa in appoggio all’Esercito siriano che combatte per liberare il paese dai gruppi terorristi.
Si è saputo, fra l’altro, che sono arrivati nella giornata di ieri aerei militari sauditi in una base turca vicino al confine siriano.  Si considera questo un ulteriore segnale della preparazione della prossima offensiva congiunta turco- saudita per invadere il territorio della Repubblica araba di Siria e mettere in salvo i gruppi terroristi sponsorizzati da turchi e sauditi che sono fortemente in difficoltà per causa dell’offensiva  delle forze dell’Esercito siriano e delle formazioni curde, appoggiati dall’aviazione russa.
Le prossime ore saranno decisive per capire se è iniziato un allargamento del conflitto.

Feb 13, 2016 Fonti: Hispan Tv         Sputnik Mundo

Traduzione: Luciano Lago
Fonte: qui

Siria, tutti contro tutti: siamo sull’orlo della terza guerra mondiale?

siria-26639Sfida tra Russia e Usa Arabia e Turchia pronte all'intervento

La pace russa concepita a Monaco, giovedì notte, dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e dal Segretario di Stato americano John Kerry è morta prima di nascere.

E al suo posto si materializza lo spettro di una nuova guerra ancor più sanguinosa. Mentre Kerry rinnega il piano di pace discusso con Lavrov e minaccia operazioni di terra in Siria se Mosca continuerà a colpire i ribelli(terroristi moderati) appoggiati dalla Cia il premier russo Dimitri Medvedev lo accusa di diffondere un clima da nuova guerra fredda. «Sulle rovine della guerra mondiale - spiega Medvedev intervenendo alla conferenza di Monaco sulla Siria - abbiamo costruito l'Europa perchè i principi erano chiari: abbiamo bisogno di una terza guerra mondiale per capirlo di nuovo?».

Parole che colpiscono nel segno perchè a Monaco dopo le speranze alimentate dall'incontro Kerry-Lavrov di giovedì notte sono tornati a soffiare i venti di guerra. Una guerra ancor più terribile e irrefrenabile che riporta alla mente quella evocata in altre occasioni da Papa Francesco.

Un regolamento di conti finale in cui turchi e sauditi potrebbero guidare la riscossa dei ribelli jihadisti messi con le spalle al muro dall'esercito di Damasco e dai bombardamenti russi.

Il terrificante scenario di una guerra sempre più allargata non è né un evocazione, né un semplice timore.

A conferirgli un allarmante grado di realismo s'aggiungono le dichiarazioni incrociate di sauditi e turchi pronti a prefigurare un intervento di terra dalla frontiera di Ankara spacciato come azione di contenimento dello Stato Islamico. «Nel caso si decidesse di seguire questa strategia Arabia Saudita e Turchia potrebbero partecipare ad un'operazione di terra. Per ora è solo un'ipotesi e non un piano preciso - spiega il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu che però conferma l'arrivo nella base di Incirlik d'una squadra aerea saudita pronta a partecipare alle operazioni di bombardamento contro lo Stato Islamico -. Per il momento l'Arabia Saudita sta mandando degli aerei, ma potrebbe, se necessario, inviare i soldati per un'operazione di terra».

La guerra allo stato Islamico è, ovviamente, pura finzione. Sia le incursioni aeree, sia l'eventuale operazione di terra condotta da turchi e sauditi punterebbe non tanto a cacciare i combattenti del Califfato quanto ad assumere il controllo di vaste aree di territorio siriano per trasformarle nei nuovi santuari dei ribelli jihadisti.

Da quelle zone, una volta salvati i ribelli dall'accerchiamento di russi e governativi, partirebbe non una improbabile offensiva contro lo Stato Islamico, ma bensì - come fa capire il ministro degli esteri saudita Adel Al Juberir - un nuovo tentativo di abbattere il regime di Bashar Assad appoggiato dalle truppe Riad e Ankara.

«Bashar Assad è debole e pressoché finito - dichiara alla Cnn Al Juberir - se non se ne andrà grazie ad un negoziato verrà messo da parte con la forza».

Se l'obbiettivo principale d'un eventuale intervento saudita resta Bashar Assad Ankara potrebbe usare le operazioni di terra per regolare i conti, come già la scorsa estate, con le fazioni curde protagoniste nelle regioni nord orientali della Siria di un offensiva contro i combattenti del Califfato.

Ma per capire quanto temeraria sia l' «annunciata» invasione basti dire che ieri, al primo segnale di un iniziativa militare saudita e turca, l'esercito siriano schierato intorno ad Aleppo ha incominciato a muovere ad est, verso i territori dello Stato Islamico.

E a far ancora più paura s'aggiungono le possibili conseguenze di eventuali confronti fra attori «esterni» sui cieli e sul territorio siriano. Molti si chiedono con angoscia cosa succederebbe se a fermare le incursioni degli F16 sauditi e turchi, privi di qualsiasi autorizzazione di sorvolo dello spazio aereo siriano, entrassero in gioco le batterie missilistiche russe dispiegate a terra.

E molti osservatori sottolineano l'agghiacciante incognita di un possibile scontro tra le forze saudite dopo un'eventuale entrata sul territorio siriano e le unità di Hezbollah e dei pasdaran iraniani che appoggiano il regime di Bashar Assad e considerano i sauditi il loro peggior nemico.

Fonte: qui

Telefonata tra Obama e Putin
Damasco: «Colpiti dai turchi»

Colloquio di distensione dopo lo scontro dei giorni scorsi. «Usa-Russia insieme per cessate il fuoco». Ma il Cremlino: «Assad è l'unica autorità legittima in Siria»

di Marta Serafini

La lettera alle Nazioni Unite

Le accuse ad Ankara sono contenute anche in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e pubblicata dall'agenzia di stampa di Stato siriana Sana in cui si afferma che ci siano soldati e mercenari turchi fra i 100 uomini armati entrati in Siria sabato accompagnati da 12 pick-up con armi automatiche. «L'operazione di rifornimento di munizioni e armi continua tramite il varco di Bab al-Salama verso la zona siriana di Azaz», afferma il ministero degli Esteri di Damasco nella missiva. La tensione dunque torna a salire all'indomani della fine del vertice di Monaco, in cui si è discusso a lungo anche di Siria e durante il quale non sono mancati scambi di accuse tra Mosca e Washington.

La posizione di Mosca

Immediatamente la Francia ha chiesto alla Turchia di mettere fine agli attacchi in Siria, dove vengono martellate le postazioni curde, facendo eco a un appello analogo lanciato da Washington al regime di Damasco e «ai suoi alleati». Mentre i combattenti curdi in Siria hanno reso noto che non si ritireranno dalle zone recentemente conquistate nel nord del Paese, nonostante i bombardamenti turchi sulle loro posizioni, nella provincia di Aleppo. Il tutto mentre le forze governative siriane avanzano verso Raqqa, la capitale dell'Isis in Siria, arrivando - secondo fonti militari siriane citate dalla stampa russa - a 35 chilometri da Tabqa, ottanta chilometri a sud di Raqqa. «Assad è l'unica autorità legittima in Siria in questo momento», allontanarlo «vorrebbe dire il caos», ha dichiarato il premier russo Dmitry Medvedev in un'intervista a EuroNews. «Noi non abbiamo mai detto che la permanenza di Assad è la questione principale in questo processo, semplicemente crediamo che al momento non c'è nessun'altra autorità legittima», ha aggiunto, ribadendo che la sua uscita di scena porterebbe al «caos, come abbiamo visto diverse altre volte in Medio Oriente quando Paesi sono collassati, come in Libia». Nella stessa intervista Medvedev ha anche risposto alle minacce di Kerry su un possibile intervento di terra in Siria nel caso in cui non cessino i bombardamenti sui civili. «Queste sono parole futili, lui non avrebbe dovuto dirlo per una semplice ragione: se tutto ciò che vuole è una guerra prolungata, può compiere operazioni di terra e qualunque altra cosa. Ma non provi a spaventare nessuno», ha tuonato il premier russo.


La telefonata

Nel frattempo, in una telefonata, il presidente statunitense Obama ha chiesto a Vladimir Putin di fermare i bombardamenti contro l'opposizione siriana. È questa la versione americana del colloquio telefonico che il presidente degli Stati Uniti ha avuto con il capo del Cremlino. Obama, spiega una nota della Casa Bianca, ha insistito sull'importanza che nelle aree assediate arrivino presto gli aiuti umanitari e sulla necessità che le ostilità abbiano fine. «In particolare - si legge - il presidente Obama ha enfatizzato l'importanza per la Russia di giocare ora un ruolo costruttivo ponendo fine alla campagna aerea contro le forze dell'opposizione moderata in Siria. I leader hanno concordato che gli Stati Uniti e la Russia manterranno le comunicazioni circa l'importante lavoro dell'Issg».

Terrorismo

Nel colloquio è stata sottolineata, rende noto ancora il Cremlino, l’importanza di stabilire stretti contatti fra gli organi di difesa dei due paesi: il leader russo è tornato «a sottolineare l’importanza di creare un fronte unito contro il terrorismo e di rinunciare alle politiche dei due pesi e delle due misure».

Fonte: qui

L'Arabia Saudita invade la Siria. Un progetto reale o un bluff per distrarre le masse?

Vladimir PutinPutin non ci sta. La guerra in Siria potrebbe presto degenerare nella terza guerra mondiale. Le grandi potenze, questa volta, stanno seriamente scaldando i motori: l’Arabia Saudita e i suoi alleati stanno per invadere la Siria. Scatenando un conflitto di portata inimmaginabile. Tutti i link e le dichiarazioni.

Solo un’esercitazione?

Nonostante gli avvertimenti di Putin e Assad, uno schieramento senza precedenti si sta radunando nel nord dell’Arabia Saudita, vicino ai confini con la Siria, per quella che i media chiamano “esercitazione militare“, in gergo North Thunder (il tuono del nord). 350 mila soldati, provenienti da almeno 21 paesi arabi che hanno firmato un patto lo scorso dicembre per “combattere il terrorismo”, tra cui quelli che si affacciano sul Golfo Persiano (gli Emirati), l’Egitto, il Sudan e il Pakistan, stanno per addensarsi nell’area saudita di Hafer al-Batin, cui secondo molti media sauditi – riportano molte fonti – si aggiungeranno qualcosa come 2.540 aerei da guerra, 20.000 carrarmati e 460 elicotteri, per una 18 giorni di manovre continuative che non ha precedenti nella storia.

La decisione dell’Arabia Saudita è “definitiva e irreversibile“, ha detto il Brig. Gen. Ahmed Al-Assiri durante una conferenza stampa lo scorso giovedì, aggiungendo che i dettagli sarebbero stati precisati dal capo della coalizione, gli Stati Uniti, e che lui rappresentava esclusivamente la decisione dell’Arabia Saudita.

Al-Assiri ha anche aggiunto che se l’Iran vuole unirsi alla coalizione per combattere l’Isis, deve prima “smettere di finanziare i terroristi in Iraq, nello Yemen e in Siria” (ma ci sono prove governative che a finanziare l’Isis siano stati proprio gli alleati USA come l’Arabia Saudita).

Le manovre giungono dopo le dichiarazioni dei regnanti sauditi sulla loro adesione a qualunque operazione di invasione di terra della Siria condotta dai membri della NATO. Questo, unitamente a un dispiego così massiccio di forze militari sul confine siriano, fa ritenere che una tale operazione sia molto vicina. È il primo ministro dell’Arabia Saudita infatti, Adel al-Jubeirad aver dichiarato martedì scorso che la proposta di inviare truppe di terra in Siria è stata approvata da Washington, e per la precisione dal Dipartimento di Stato, ovvero dal segretario di Stato John Kerry, che l’ha accolta definendola “naturale”.

Le reazioni della Siria e dell’amministrazione di Putin.

Il ministro degli esteri siriano Walid al-Moallem, sabato scorso, non appena la notizia si è diffusa ha replicato che “qualunque intervento di terra in Siria, senza il permesso del Governo siriano, sarà trattato alla stregua di un’aggressione cui si opporrà ogni cittadino siriano“.Mi dispiace dover dire che torneranno a casa in una bara di legno“, ha poi aggiunto, sottolineando che grazie alla progressiva riconquista di Aleppo, ottenuta con il supporto dell’aviazione russa e che sta tagliando le gambe ai ribelli e all’ISIS, e “in basi ai risultati delle nostre forze armate, siamo sulla strada buona per la conclusione del conflitto” e che “piaccia o no, le nostre conquiste sul campo di battaglia indicano che stiamo procedendo ormai verso la fine della crisi“. Da qui la necessità di un’invasione di terra per non consentire al legittimo governo siriano di tornare a controllare il suo territorio.

Pavel Krasheninnikov, un parlamentare della Duma, ha mandato un messaggio forte e chiaro all’Arabia Saudita: “Qualunque operazione militare di terra in Siria senza il consenso di Damasco, sarà considerata una dichiarazione di guerra“. Ma a fare veramente paura sono le parole del primo ministro russoDmitry Medvedev, al giornale tedesco Handelsblatt, commentando le esercitazioni programmate dall’Arabia Saudita: “tutte le parti devono obbligarsi a sedere al tavolo dei negoziati, invece di scatenare un’altra guerra sulla Terra. Qualunque tipo di operazioni di terra – è una regola – porta ad una guerra permanente. Guardate cosa è successo in Afghanistan e in molte altre zone. E non sto nemmeno a parlarvi della povera Libia. Gli americani e i nostri partner arabi devono pensarci bene: vogliono davvero una guerra permanente? Pensano sul serio che potrebbero vincerla rapidamente? È impossibile, specialmente nel mondo arabo, dove tutti combattono contro tutti“.

La terza guerra mondiale

Durante la Guerra Fredda, che recentemente il capo dell’intelligence americana, James Clapper, ha rievocato, alla minaccia di invasione russa dell’est europeo, la NATO discuteva dell’utilizzo di armi nucleari tattiche per fermare i 20.000 carrarmati russi. Allo stesso modo, è probabile che Putin decida di utilizzare armamenti simili per contrastare l’invasione di terra della Siria condotta dall’Arabia Saudita, con i 20.000 carrarmati predisposti sul fronte. Mosca ha del resto appena ricordato che i lanciamissili russi possono esser equipaggiati con testate nucleari, augurandosi che non ci fosse bisogno di usarli, ed è di questi giorni la notizia che la Russia e l’India hanno raggiunto un accordo per esportare ai loro alleati la tecnologia dei missili supersonici a corto raggio BrahMos, in grado di essere teleguidati e lanciati da sommergibili, da aerei, da navi o da postazioni al suolo.

Non appena le truppe di terra guidate dall’Arabia Saudita invaderanno la Siria, i missili russi S-300 e S-400 (quest’ultimo il sistema anti-aereo probabilmente più sofisticato al mondo) inizieranno ad abbattere i 2.450 velivoli militari NATO e i 460 elicotteri, ma l’unica soluzione per disfarsi delle truppe di terra e dei 20.000 carrarmati saranno le armi nucleari tattiche. Questo darà l’innesco all’escalation, che ai cittadini dei paesi membri della Nato verrà presentata più o meno così: “I russi, guidati da Putin, hanno attaccato i nostri alleati con armi nucleari: non abbiamo altra soluzione che invadere la Siria“.

In realtà, sebbene possa apparire cinico e amaro, quello che sta accadendo potrebbe essere un diversivo per distrarre l’opinione pubblica dalla crisi economica. Le banche europee stanno fallendo a causa dei debiti. Deutsche Bank ha perso il 50% del suo valore, di cui almeno il 40% dall’inizio dell’anno. Se Deutsche Bank fallisce, i 50 mila miliardi di titoli derivati che si porta dietro, venti volte il Pil della Germania, travolgeranno a catena le altre banche. Negli Usa, le banche “too big to fail” sono a rischio, perchè dopo i salvataggi governativi del 2008 hanno continuato a fare quello che facevano. E ora sono ancora più indebitate. Quindi una guerra nucleare leggermente depotenziata potrebbe certamente rappresentare una strategia diversiva per contenere la reazione dei risparmiatori al dissolversi dei loro conti correnti.

Autrice: Tiziana Geraci / Fonte: qui