Visualizzazione post con etichetta nicolas sarkozy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nicolas sarkozy. Mostra tutti i post

venerdì 5 luglio 2019

LA GRANA GIUDIZIARIA DI CHRISTINE LAGARDE

MARTEDÌ I GIUDICI DI PARIGI DECIDERANNO SE CONDANNARE STÉPHANE RICHARD, L’EX CAPO STAFF DELLA FUTURA PRESIDENTE BCE, PER IL SUO RUOLO NELLO SCANDALO TAPIE 
LA “NEGLIGENZA “DA 400 MILIONI CHE INGUAIA LA DIRETTRICE GENERALE DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE


Nicola Borzi per “il Fatto Quotidiano”

Stephane Richard OrangeSTEPHANE RICHARD ORANGE
Martedì prossimo, 9 luglio, sarà un giorno decisivo per l' ascesa di Christine Lagarde da direttrice generale del Fondo monetario internazionale a presidente della Banca centrale europea. I giudici di Parigi decideranno se condannare a tre anni (metà pena sospesa) Stéphane Richard, amministratore delegato del gigante delle tlc francesi Orange, per il suo ruolo nello scandalo Tapie. Richard era il capo dello staff di Lagarde quando la futura presidente della Bce era ministro delle Finanze d' Oltralpe e decise un arbitraggio che versò al controverso finanziere un risarcimento pubblico da 404 milioni.

Christine Lagarde et Stephane RichardCHRISTINE LAGARDE ET STEPHANE RICHARD
Per Tapie l' accusa chiede cinque anni. Bernard Tapie, classe '43, è un imprenditore da sempre legato alla politica: prima socialista, parlamentare e ministro con François Mitterrand, poi amico e sostenitore del presidente di destra Nicolas Sarkozy. Presidente del club calcistico Olympique Marsiglia che ha portato sulla vetta d' Europa nel 1993, Tapie s' è fatto otto mesi di carcere per aver comprato una partita. Ma adesso rischia ben più grosso e, con lui, molti altri.
BERNARD TAPIEBERNARD TAPIE



Nel '90 Tapie compra l' 80% della tedesca Adidas, tra i leader mondiali negli articoli sportivi, grazie a fondi erogati dalle banche, tra cui l' istituto pubblico Crédit Lyonnais. Ma nel 1993, alle strette per i troppi debiti, Tapie chiede al Lyonnais di vendere Adidas. Poi contesta la vendita, sostenendo che gli è stato riconosciuto un prezzo troppo basso. Nel 1994 la sua holding non ripaga i debiti e il Lyonnais escute i pegni sulle sue attività. Nel 1995 Tapie fallisce. Il finanziere sembra finito, ma nel 2007 riprende quota quando appoggia Nicolas Sarkozy, candidato della destra, alle elezioni presidenziali.

christine lagarde stephane richard jpegCHRISTINE LAGARDE STEPHANE RICHARD JPEG



Con Sarkozy presidente, la Lagarde è ministro delle Finanze (aveva già fatto parte dei governi de Villepin da giugno 2005, sotto la presidenza Chirac, al commercio estero e poi all' agricoltura) e istituisce un collegio arbitrale "indipendente" sul caso Tapie. Nel 2008 gli arbitri stabiliscono che il finanziere deve essere risarcito dal governo, perché nel frattempo il Crédit Lyonnais è scomparso. Lagarde spiega che lo Stato pagherà a Tapie tra 30 e 50 milioni. Ma a settembre 2010 emerge che il risarcimento pagato è stato molto più alto, 403 milioni, di cui una quarantina per "danni morali".
CHRISTINE LAGARDE ARRIVA AL G20 DEI MINISTRI DELLE FINANZECHRISTINE LAGARDE ARRIVA AL G20 DEI MINISTRI DELLE FINANZE

Nel 2013 Tapie viene arrestato per 96 ore con l' accusa di "truffa in associazione a delinquere": emerge che uno degli arbitri ha avuto quattro rapporti di lavoro con il suo avvocato e che un altro è stato dirigente dello stesso partito in cui militava il finanziere. La Lagarde, interrogata come "testimone assistita", cerca di difendersi sostenendo che la sua firma su alcuni documenti sia stata falsificata ma c' è un suo biglietto indirizzato a "Nicolas" con scritto "usami come vuoi".
CHRISTINE LAGARDECHRISTINE LAGARDE


Il 5 luglio 2011 Lagarde viene nominata undicesimo direttore generale del Fondo monetario internazionale, ma ad agosto 2014 è sotto inchiesta a Parigi per il caso Tapie. A dicembre 2015 una sentenza d' appello stabilisce che il finanziere deve rimborsare i 404 milioni. Esattamente un anno dopo Lagarde, riconfermata a capo del Fmi, viene condannata dal tribunale dei ministri per "negligenza" per non aver impedito il pagamento. A far insospettire la Corte è il fatto che da ministro, ed esperta legale di controversie finanziarie, non tentò alcun ricorso dopo l' assegnazione dei fondi. Non viene però punita, evitando un anno di carcere e 15mila euro di multa.
christine lagardeCHRISTINE LAGARDE

A maggio 2017 Tapie perde definitivamente la guerra legale quando la Cassazione francese stabilisce che deve rimborsare i 403 milioni non essendo stato frodato dal Lyonnais. Ad aprile scorso, infine, l' accusa chiede le condanne di Richard e Tapie per lo scandalo Adidas. Come tante paia di sneakers, i grand commis di Parigi e il futuro capo della Bce sono ai piedi dei giudici. Fonte: qui

mercoledì 19 giugno 2019

IL FIGLIO DI PLATINI FU ASSUNTO DALLA QATAR SPORTS INVESTMENTS POCHI MESI DOPO IL FAMIGERATO VOTO SUI MONDIALI 2022. QUESTO SI AGGIUNGE AI MILIARDI RIVERSATI DAI QATARINI SULLA FRANCIA CHE HANNO PORTATO AL VOLTAFACCIA DI ''LE ROI'', LO STESSO CHE AVEVA RICEVUTO UN BONIFICO DA 2 MILIONI DI FRANCHI IN ''CONSULENZE'' DI CUI NON C'ERA TRACCIA NEL BILANCIO…


Marco Mensurati e Fabio Tonacci per “la Repubblica

La lunga notte della Fifa non è ancora passata. Quel grande suk che fu la riunione a Zurigo del 2 dicembre 2010 continua a parlare. E, a nove anni di distanza, ad agitare i suoi fantasmi. Fantasmi che, ieri, hanno seguito le Roi Michel Platini fino alla soglia della camera di custodia di Nanterre, dove ad attenderlo c' erano i poliziotti dell' Office Anticorruption convinti di avere finalmente in mano le prove dello "schema corruttivo" che - secondo l' inchiesta aperta nel 2016 - ha determinato la storia recente del calcio mondiale.

La scelta geopolitica
Platini, di quello schema, è l' uomo chiave. Nella riunione decisiva, il suo voto spostò gli equilibri e permise al calcio di consegnare se stesso e il proprio potere al Qatar, preferendo, per la prima volta nella storia, russi ed emiri ai manager in giacca e cravatta del versante anglosassone del mondo (Inghilterra e Stati Uniti).
michel platini sepp blatter 4MICHEL PLATINI SEPP BLATTER 

Fu un colpo di mano, quello di Platini e della Francia, che in pochi secondi spazzò via il tacito accordo di spartizione verso cui sembrava indirizzata la Fifa: alla Russia la coppa del mondo 2018, agli Stati Uniti quella del 2022. Le cose andarono diversamente. Gli Usa - che sull' evento del 2022 volevano investire pesantemente - restarono a bocca asciutta e gli emiri tornarono a Doha forti di una vittoria che di lì a poco avrebbe spostato parecchi equilibri. Troppi.

Il ruolo di Platini
Tamim bin Hamad al ThaniTAMIM BIN HAMAD AL THANI




Pochi giorni dopo, fu lo stesso Platini a dichiarare di aver votato per il Qatar. Attirando su di sé l' ira della parte "occidentalista" della Fifa, nonché le attenzioni di Fbi e media anglosassoni. I giornali francesi dissero che le Roi aveva subito pressioni da parte di Nicolas Sarkozy. Si scoprì che il 23 novembre del 2010, una decina di giorni prima dell' assegnazione, Sarkozy organizzò un pranzo riservato all' Eliseo con Tamin bin Hamad al-Thani, allora principe ereditario. Nel corso dell' incontro si discusse di molti temi, ma su tutti dell' acquisto da parte del fondo sovrano di Doha del Psg, e della creazione dell' emittente beIN Sports per fare concorrenza a Canal+ nel mondo dei diritti tv. Due interventi in grado di rilanciare l' intero settore, per la Francia.
TAMIM AL THANI NUOVO EMIRO DEL QATARTAMIM AL THANI NUOVO EMIRO DEL QATAR

L' accordo segreto con Al Jazeera
Ma a motivare la giravolta di Platini c' era anche dell' altro, e di personale. Le indagini dell' Fbi - che di lì al 2015 portarono allo "scandalo Fifa" e alle dimissioni di Blatter - individuarono un bonifico sospetto da 2 milioni di franchi svizzeri ricevuto nel febbraio del 2011. Secondo Platini, era il pagamento di una consulenza svolta per Blatter tra il 1998 e il 2002. Ma di quei soldi non si è mai trovata traccia nei bilanci. Un primo processo per quei fatti si è concluso con un' assoluzione, in Svizzera. Ma adesso l' anticorruzione francese ha trovato nuovi elementi, in particolare su un contratto segreto tra la Fifa e Al Jazeera (emittente di Doha).
TAMIM AL THANI CON IL PARIS SAINT GERMAINTAMIM AL THANI CON IL PARIS SAINT GERMAIN

Quel contratto assegnava ad Al Jazeera i diritti televisivi delle future coppe del mondo in cambio di 300 milioni di dollari, più uno strano bonus da 100 milioni in caso di assegnazione del mondiale al Qatar. Bonus che è stato pagato due mesi dopo l' assegnazione, negli stessi giorni del bonifico a Platini.

Il figlio di le Roi
A rendere ancor più sospetti i rapporti tra Platini e il Qatar, c' è anche un' altra storia. Pochi mesi dopo il pranzo all' Eliseo, suo figlio Laurent venne assunto presso la Qatar Sports Investments, anche se Michel dichiarò che la circostanza non aveva nulla a che vedere con il suo voto. A trarre vantaggi inaspettati dalla relazione dell' ex campione francese con gli emiri non fu solo il giovane Laurent, ma anche due suoi "grandissimi amici".
l tamim hamad thani CON SARKOZYL TAMIM HAMAD THANI CON SARKOZY

Agli atti dell' inchiesta ci sono due mail del comitato promotore dei mondiali in Qatar in cui si dispone di mandare due "inviti sicuri" per il Forum annuale sulla Finanza e gli Investimenti di Parigi, a Louis Nicollin, «un industriale e presidente di club» che aveva prestato il suo aereo a Platini durante la campagna presidenziale del 2007, e a Gael Levergies, un ristoratore di Parigi con cui le Roi «è andato tre volte in vacanza».

LAURENT PLATINILAURENT PLATINI









Il braccialetto giapponese
Del resto, nella notte del grande suk del 2 dicembre, si era caduti anche più in basso. Nelle carte dell' Fbi c' è l' elenco dei cadeaux fatti a Platini dai promotori giapponesi. Uno "yakusugi ball", un braccialetto in cedro giapponese (1.200 dollari), una macchina fotografica digitale (1.200 dollari) e un paio di orecchini da 700 dollari per la signora Platini. I russi, invece ci erano andati più pesanti, inviando all' ex presidente dell' Uefa un Picasso (che lui nega di aver mai ricevuto).

Euro 2016
LAURENT PLATINILAURENT PLATINI
Ma non è tutto. Perché stando alle dichiarazioni dell' avvocato di Platini, William Bourdon, gli investigatori francesi dopo tre anni di indagini hanno superato le ipotesi di accusa deducibili dal lavoro dell' Fbi e si sono convinti che "il grande schema corruttivo" abbia abbracciato anche Euro 2016. «Il mio cliente - si è limitato a dire l' avvocato sul punto - ha risposto con serietà e precisione a tutte le domande». Fonte: qui

MAZZETTE, SCHIAVISMO E MORTI BIANCHE: TUTTE LE OMBRE SUI MONDIALI DEL QATAR 
UN FIUME DI PETROLDOLLARI SUL CALCIO: PER GLI EMIRI IL PALLONE NON È SOLO UN GIOCATTOLO COSTOSO MA UNO STRUMENTO PER RIPOSIZIONAMENTI GEOPOLITICI. 
IL QATAR GRAZIE AL CALCIO PORTA NEL MONDO I SUOI MESSAGGI POLITICI NELLA GUERRA (ANCHE COMMERCIALE) ALL'ARABIA 
I CASI PSG E CITY E LA COPPA DEL MONDO IN INVERNO CHE FA DISCUTERE....
Romolo Buffoni per “il Messaggero”

qatar 2022QATAR 2022
Il calcio ha trovato nel deserto la risorsa per placare la sua sete sempre più pressante di denaro. Emiri e sceicchi hanno riversato nelle casse dei club europei un fiume di soldi capace di deviare il rimbalzo del pallone, cambiando la storia di due club come il Paris Saint-Germain e il Manchester City, strappati dall'eterno anonimato, e anche quella della Coppa del Mondo Fifa che nel 2022, per la prima volta, sarà disputata quando in Europa sarà inverno. Tutti sognano un emiro.

L'ultimo a confessarlo è stato Francesco Totti lunedì, nel giorno del suo addio alla Roma americana: «Tornerò con un'altra proprietà e il club piace molto agli emiri». In un certo senso il club giallorosso beneficia già dei petrodollari grazie allo sponsor Qatar Airways (39 milioni fino al 2021).

CALCIO GIOCATTOLO
MANSOURMANSOUR
Per i ricchi arabi il calcio non è solo un giocattolo costoso. Il Qatar porta nel mondo, grazie al pallone, i suoi messaggi politici nella guerra all'Arabia. Anche per questo Nasser Al-Khelaifi, patron del Psg, stregato dal brasiliano Neymar due anni fa non esitò a pagare la clausola rescissoria per liberarlo dal Barcellona: 222 milioni di euro sull'unghia. Anzi, ne tirò fuori dal portafogli 300: il resto fu mancia per il giocatore. E non gli è da meno Mansur bin Zayd Al Nahyan, che non è qatariota ma degli Emirati Arabi Uniti, patron dal 2008 degli inglesi del City e cugino di Tamim bin Hamad al-Thani, fondatore della Qatar Sport Investments che detiene, appunto, il Psg.

Mansur con campagne acquisti faraoniche ha ribaltato le gerarchie di Manchester dove, prima del suo avvento, solo lo United collezionava trofei. Oggi invece è la squadra di Guardiola a vincer. Per entrambi, ovvero per Al-Khelaifi e Al Nahyan, è la Champions League il sogno, l'oggetto del desiderio che le centinaia di milioni spesi finora non riescono ad acquistare.

Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Liverpool, Manchester United, Juventus e tutte le altre grandi del calcio continentale hanno accusato il colpo. Pur con fatturati e patrimoni monstre, nessuna può contare su interi Stati alle spalle. Per questo la Uefa ha tentato di salvare il salvabile introducendo il Fair Play finanziario, ossia il divieto di rimpinguare le casse sociali con iniezioni dirette di denaro da parte dei patron. Ostacolo aggirato attraverso sponsorizzazioni fittizie, alle quali per ora sembra non esserci rimedio.
al khelaifiAL KHELAIFI

La guerra diplomatica divenuta anche commerciale fra emiri ed Arabia Saudita, il nemico giurato nello scacchiere geopolitico del Golfo, con tanto di embargo pesante per il Qatar. L'Arabia viene accusata di supportare attivamente la pirateria televisiva attraverso il canale beoutQ. Polemica che lo scorso inverno ha coinvolto anche la nostra Lega di Serie A per la scelta di disputare la Supercoppa italiana Juventus-Milan a Gedda.

INVERNO CALDO
I Mondiali del 2022, per il Qatar, rientrano in questo quadro. Per assecondare questi potenti finanziatori l'universo pallonaro ha scarificato addirittura la ritualità del Mondiale estivo. Gli avveniristici stadi sorti nel deserto hanno, ovviamente, sistemi di aria condizionata di ultimissima generazione ma costringere i giocatori a giocarsi la Coppa a 50 gradi all'ombra rasentava il tentato omicidio. Ma non importa, si sposta il calendario e di gioca da novembre a dicembre. I tifosi? Capiranno. Del resto quelli del Sudamerica hanno sempre visto la Coppa del Mondo in maniche lunghe. Gli europei per una volta sacrificheranno pizza, birra & caroselli con polenta, vino rosso e cioccolato caldo. Pecunia non olet.

MAZZETTE E SFRUTTAMENTO: QUANTE OMBRE SULLA COPPA
Alec Cordolcini per “il Giornale”
qatar 2022QATAR 2022

Sulla carta Qatar 2022 dovrebbe essere la 22ª edizione del Mondiale di calcio. Nella realtà invece è tutto fuorché calcio. Ci sono corruzione, squalifiche, arresti, morti sul lavoro, violazione dei diritti umani, frizioni geopolitiche, tutto messo a mollo in uno sterminato oceano di petrodollari. Presto o tardi, però, la sporcizia finisce a riva. L' ultimo carico è arrivato ieri dalla Francia con l' arresto di Michel Platini nell' ambito di un' inchiesta aperta due anni fa dal Parquet National Financier, la superprocura anti-corruzione transalpina istituita nel 2014.

Epicentro dell' indagine la cena organizzata all' Eliseo nel novembre 2010 tra Platini, il Presidente Nicolas Sarkozy, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani e Sébastien Bazin, all' epoca proprietario del Paris Saint-Germain.
AL THANIAL THANI


Platini ha sempre dichiarato di aver deciso di votare per la candidatura del Qatar prima della cena, ma secondo l' indagine fu in quell' occasione che venne ufficializzato il tutto: Al Thani si sarebbe impegnato a effettuare una serie di investimenti, tra i quali l' acquisto del PSG, in cambio del pieno sostegno dell' Uefa alla candidatura del Qatar, promossa grazie a pagamenti per 5 milioni di dollari a diversi funzionari del calcio mondiale. Mazzette finite nelle mani di membri della Concacaf, dell' Oceania e di federazioni africane. Un caso divenuto noto come Qatar-gate e che ha portato alla squalifica a vita dell' ex presidente della AFC (la federazione asiatica) Mohamed Bin Hammam per violazioni ripetute al codice etico.

Dopo il businessman qatariota è caduto anche Sepp Blatter, nonostante nel suo caso la controversa assegnazione di Qatar 2022 abbia rappresentato solo la scintilla capace di fare luce su un malgoverno consolidatosi nel corso degli anni.

roma qatar airwaysROMA QATAR AIRWAYS
Il mondo del pallone attorno al Qatar scotta anche per motivi geopolitici. Un esempio è arrivato dal tentativo, fallito, del Presidente Fifa Gianni Infantino di anticipare di quattro anni il Mondiale a 40 squadre, introducendolo già in occasione di Qatar 2022. L' operazione necessitava però di un paese co-organizzatore, ma dal giugno 2017 il Qatar ha rotto i rapporti diplomatici con Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrain, con tanto di chiusura delle frontiere.

Tra i paesi non confinanti, l' Oman ha declinato l' invito, mentre il Kuwait presentava enormi problemi a livello di logistica, di infrastrutture ma anche politici, basti pensare che il divieto di bere alcolici rimane totale (il Qatar per contro ha previsto un' esenzione per gli stranieri), e un main sponsor come Budweiser non avrebbe sicuramente gradito.

nasser al khelaifi neymarNASSER AL KHELAIFI NEYMAR
Fino a qualche tempo fa nel mondo del lavoro del Qatar era in vigore la Kafala, un meccanismo di reclutamento che prevedeva la confisca dei passaporti ai lavoratori migranti.
stadio doha qatarSTADIO DOHA QATAR





Pochi giorni fa l' Organizzazione Internazionale del Lavoro ha definito una farsa la riforma del lavoro che avrebbe abolito questo moderno sistema di schiavitù, denunciando la permanenza di un sistema di concessione di permessi in uscita dal paese, nonché del potere eccessivo dei datori di lavoro nei confronti della manodopera. Lo sfruttamento della forza lavoro straniera, le centinaia di morti nei cantieri per la realizzazione delle infrastrutture per il Mondiale e l' assoluta mancanza di tutele sono state oggetto a più riprese di denunce da parte di Human Rights Watch, Amnesty International e dell' International Trade Union Confederation.

Fonte: qui

domenica 3 febbraio 2019

LA PISTOLA FUMANTE DI SARKOZY CHE FECE FUORI GHEDDAFI

UN REPORT CONFIDENZIALE INVIATO ALLA CLINTON RIVELA: NEL 2011 LA FRANCIA SI MOSSE CONTRO IL RAIS LIBICO SOLO PER INTERESSI ECONOMICI 
E NON SOLO PETROLIO: GHEDDAFI VOLEVA CREARE UNA MONETA PAN-AFRICANA BASATA SUL DINARO LIBICO, CHE AVREBBE SUPERATO IL CFA, LA VALUTA COLONIALE SU CUI DIBBA E DI MAIO HANNO ATTACCATO MACRON
Tommaso Montesano per “Libero Quotidiano”

sarkozy gheddafiSARKOZY GHEDDAFI
Ma quale ingerenza umanitaria. Ma quale sostegno ai ribelli contro il rais. Non è stato il "cuore", né tantomeno la necessità di "esportare" la democrazia in Libia, a muovere la mano di Nicolas Sarkozy contro Gheddafi, nel 2011. Il grilletto del presidente francese è scattato per più volgari interessi economici.

Finora si è sempre invocato il petrolio libico come il principale fattore che ha scatenato l' offensiva di Parigi, cui fu giocoforza costretta ad adeguarsi anche l' Italia di Silvio Berlusconi.

Ma adesso alcuni documenti diplomatici americani gettano, se possibile, una luce ancor più sinistra sulle vere ragioni per le quali l' Eliseo si mise alla testa della coalizione anti-Colonnello. E le cause hanno a che fare con il Cfa, ovvero il franco utilizzato nelle colonie francesi d' Africa. Si tratta della moneta che un paio di giorni fa ha provocato l' ennesima crisi diplomatica tra l' Italia del governo giallo-blu e la Francia di Emmanuel Macron, dopo le accuse a Parigi da parte del vicepremier, Luigi Di Maio.

LA SFIDA ALL' ELISEO
franco coloniale cfaFRANCO COLONIALE CFA
Il documento in questione è un report confidenziale inviato all' allora segretario di Stato, nonché precedente e successivo candidato democratico alla Casa Bianca, Hillary Clinton. Nella nota, la fonte illustra al numero uno del Dipartimento di Stato lo scenario che ha fatto da sfondo alla decisione di Sarkozy di sferrare l' attacco contro Tripoli. Tutto ruota intorno alla potenza economica - sotto forma di riserve auree - del regime del Colonnello.

Gheddafi banconotaGHEDDAFI BANCONOTA


Capace di arrivare a possedere, ricorda la fonte diplomatica americana, 143 tonnellate d' oro, oltre che d' argento. Un tesoro che nel marzo 2011, ricostruisce l' intelligence, fu trasferito a Sabha, sud-ovest della Libia, verso il confine con Niger e Ciad. "Stock", naturalmente, accumulato ben prima della ribellione, e del conseguente intervento occidentale, che nell' ottobre del 2011 mise fine alla vita e al dominio di Gheddafi.
franco coloniale cfa 2FRANCO COLONIALE CFA 

E qui entrano in ballo i francesi.

Nel senso che il disegno di Gheddafi prevedeva di utilizzare le riserve - quantificate in più di sette miliardi di dollari - per stabilire una moneta "pan-africana" basata sul dinaro libico. Un piano, è scritto espressamente nella mail indirizzata a Clinton, che avrebbe dovuto rappresentare un' alternativa per i Paesi africani francofoni che utilizzavano il Cfa. Da qui la reazione, interessata, di Sarkozy.

NICOLAS SARKOZYNICOLAS SARKOZY
L' intelligence francese, infatti, avrebbe scoperto le ambizioni di Gheddafi subito dopo l' inizio della ribellione contro il Colonnello. E proprio il desiderio di Gheddafi di guidare l'emancipazione dei Paesi africani francofoni da Parigi, è scritto nero su bianco nel report del "ministero degli esteri" di Washington, sarebbe stato il motivo principale che avrebbe convinto l' allora numero uno dell' Eliseo ad agire. Il principale, non certo il solo, visto che nel documento trovano posto, tra le altre cause, il desiderio di guadagnare spazio nello sfruttamento del petrolio libico; l' aumento dell' influenza francese in Nord-Africa e il miglioramento della situazione politica interna francese.

ANDARE FINO IN FONDO
gheddafiGHEDDAFI
Il contenuto del documento provoca la reazione di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d' Italia. «È sconcertante che nessuno parli di questo carteggio, e che a nessuno sia venuto in mente di chiedere conto alla Francia», attacca, conversando con Libero, l' ex ministro della Gioventù, che incalza il governo italiano ad «andare fino in fondo su questa vicenda», che, «se confermata», sarebbe la «prova che non c' è niente di filantropico nel mantenimento del Cfa e che la Francia è di fatto corresponsabile dell' immigrazione incontrollata che negli ultimi anni ha colpito l' Europa».
franco coloniale cfa 3FRANCO COLONIALE CFA 








Meloni, che bolla come «vergognoso» il mancato approfondimento su quanto rivelato dalle fonti diplomatiche americane, chiede all' esecutivo giallo-blu di passare dalle parole ai fatti: «Convochi l' ambasciatore francese per chiedere chiarimenti sui documenti resi noti dal Dipartimento di Stato Usa. In gioco ci sono gli interessi nazionali, economici e sociali, dell' Italia».

Fonte: qui

lunedì 21 novembre 2016

Scandali, soldi e pugno duro: ecco cosa c’è dietro la sconfitta di Sarkozy


Chiede scusa alla famiglia e parla di ritiro, ma ci ha abituato ai ripensamenti


Alla fine, ieri sera, mentre terminava un discorso di congedo (diciamolo, dignitoso e denso di sensibilità), Nicolas Sarkozy si è rivolto alla sposa, Carla Bruni, e ai figli, chiedendo scusa, «perché non è facile imporre alle persone care qualcuno come me, che genera così tante passioni». Per poi aggiungere: “buona fortuna Francia”. Senza rimpianti apparenti. 
Sembra finita davvero per Sarkò, che si è piazzato solo al terzo posto, al primo turno delle primarie francesi del centro-destra: non sarà il prossimo presidente della République, che sarà eletto fra cinque mesi. Non è riuscito a generare quello “tsunami politico” che i suoi collaboratori avevano vantato, quando lui era ritornato (per l’ennesima volta) in pista. 

Quanti come-back per il nostro Sarkò, amato così tanto e odiato così tanto (“L’idea di esistere nella vita dei francesi senza suscitare repulsione – dice sempre – è semplicemente folle”). Questa volta non ha funzionato, nonostante la solita determinazione (che lo accompagna pure nella vita sportiva di ogni giorno, bicicletta e jogging a ritmi serrati) e malgrado quella voglia di rivincita in lui atavica, con radici profonde nella sua biografia. 

Figlio di un immigrato ungherese, ma tirato su dalla madre e dal nonno (ebreo di Salonicco), Sarkozy è cresciuto nel sobborgo parigino dei ricchi (Neuilly-sur-Seine), “povero” (di una famiglia borghese ma in decadenza) fra i ricchi. Studente mediocre (bocciato in prima media), non ha frequentato nessuna delle “grandes écoles” francesi, fucina dell’élite. Ma si è “solo” laureato in legge all’università di Nanterre, in Francia dalla pessima fama. 

Fin da piccolo, però, ha compensato con la determinazione e l’empatia, compresa la capacità di adattarsi furbescamente all’interlocutore di turno. E poi con quella passione insana per la politica e per il gollismo. Prima rivincita: nel 1983, a soli 28 anni, è eletto sindaco di Neuilly, dopo che a sorpresa (il contropiede, tattica di tutta una vita) va contro la nomenclatura del partito. Ad appena 34 anni verrà eletto deputato e a 38 nominato per la prima volta ministro: ancora delle rivincite. Come un episodio, che tanti francesi “over 40” non hanno dimenticato: nel 1993 un pazzo tiene in ostaggio 21 bambini in una scuola materna di Neuilly e lui non sente storie, va a negoziare in diretta dinanzi alle telecamere con l’uomo (soprannominato “Human Bomb”), con una buona dose di coraggio e sangue freddo.  


Per le presidenziali del 1995, sostiene Édouard Balladur in qualità di candidato della destra, ma alla fine s’impone Chirac, che sarà eletto. Per Sarkò inizia la prima traversata del deserto (fa l’avvocato d’affari, anche per Silvio Berlusconi). Nuova rivincita e nuovo come-back, quando nel 2002 ritorna in pista come ministro degli Interni, fino all’elezione a presidente nel 2007 (contro Ségolène Royal, a lungo superfavorita). La sconfitta nel 2012 contro François Hollande è cocente: comincia una nuova fase calante. Ma la fame di rivincita è sempre lì, quando, a fine 2014, rientra alla guida del suo partito (l’Ump, poi traghettato nella trasformazione verso i Repubblicani). Ebbene, ieri gli è piombata sopra la nuova battuta d’arresto: secondo tanti osservatori sarà quella definitiva. 

Perché stavolta è andata male? Perché intorno al nostro sono aleggiati troppi scandali (anche se mai, almeno per il momento, è stato condannato in maniera definitiva) fino alle dichiarazioni di pochi giorni fa di un faccendiere libanese, Ziad Takieddine, che assicura di avergli messo in mano qualche milione di Gheddafi per la campagna del 2007. Poi, hanno giocato negativamente quell’attrazione per i soldi e quelle derive da “nouveau riche”, che Sarkò ha cercato di tamponare negli ultimi anni, ma che nell’immaginario collettivo francese pesano ancora (forse da questo punto di vista la stessa presenza della Bruni al suo fianco non aiuta). Non sembrano aver funzionato neanche le idee propugnate nelle ultime settimane, ancora più a destra del solito, per rubare consensi al Front National di Marine Le Pen. Tipo negare la possibilità del ricongiungimento familiare agli immigrati, mettere in carcere tutti i sospettati di connessione con il jihadismo e imporre il servizio militare obbligatorio a ogni diciottenne senza maturità, né formazione alcuna. Sì, forse Sarkò ci è andato troppo pesante. Anche in una Francia affamata di pugno duro e neoconservatorismo.

Fonte: qui

I Repubblicaines scelgono il candidato delle presidenziali. Al primo turno grande exploit di Francois Fillon con il 44,2%, secondo Alain Juppé con il 28,5%, terzo l'ex presidente con il 20,6. I due ex premier vanno al ballottaggio del 27 novembre. L'ex presidente lascia la politica: "Ma resto un francese"
Francia, flop di Sarkozy alle primarie di centrodestra. "Cambio vita"
Nicolas Sarkozy (afp)

PARIGI - La destra neogollista sceglierà tra due ex premier, Francois Fillon e Alain Juppé, il suo candidato per le elezioni presidenziali del 2017 (il 23 aprile il primo turno, ballottaggio il 7 maggio). Definitivamente fuori gioco l'ex presidente Nicolas Sarkozy, che annuncia il suo ritiro dalla politica. Secondo i dati ufficializzati dopo lo scrutinio nei 10.228 seggi allestiti, il primo turno delle primarie dei Republicaines vede Fillon primo con il 44,2% dei consensi (1.737.327 di voti), secondo Juppè con il 28,5% (1.118.701), terzo Sarkozy con il 20,6% (810.143). Fillon e Juppé duelleranno nel ballottaggio del 27 novembre. Si tratta di primarie aperte a tutti, quindi condizionabili da altri partiti politici. Secondo un sondaggio Elabe realizzato al termine del primo turno delle primarie della destra francese, il 15% dei partecipanti al voto erano simpatizzanti della sinistra.

Prima che il conteggio avesse termine, l'escluso Sarkozy ha ammesso la sconfitta dando la sua indicazione di voto per Fillon. "Francois è colui che ha capito meglio di tutti le sfide che si presentano alla Francia. Voterò per lui al secondo turno - le parole di Sarkozy -. Non sono riuscito a convincere una maggioranza di elettori. Rispetto questa scelta. Mi congratulo con Fillon e Juppé, due personalità di grande spessore che onorano la Francia. E' tempo per me - ha concluso, commosso - di cominciare una vita con più passioni private e meno passioni pubbliche. Francese sono e francese resto, tutto quello che riguarda la Francia mi toccherà sempre nel profondo del cuore. Nessuna amarezza, nessuna tristezza".

Carla Bruni, la signora Sarkozy, ha voluto pubblicamente esprimere un delicato pensiero al marito sconfitto via Instagram: "Qualche volta i migliori perdono. Bravo amore mio, sono fiera di te" si legge sotto la foto dell'ex presidente. 
Considerato "terzo incomodo" tra Juppè e Sarkozy, Fillon si è reso protagonista di una forte rimonta fino al sorpasso. A suo favore giocano l'esperienza da premier, meno datata rispetto a quella di Juppé, il più anziano candidato con i suoi 71 anni. Fillon somiglia molto di più a Sarkò (come lo stesso Sarkozy ha ammesso subito dopo la sconfitta, dando la sua indicazione per il ballottaggio), ne è quasi coetaneo (62 anni, che Sarkozy compirà nel gennaio prossimo) e molti ricordano quanto sapesse tenergli testa da premier, oltre a essere divenuto tanto indispensabile da rimanere in carica per l'intera legislatura. Mentre Sarkozy sperimenta quanto sia odiatissimo da una fetta consistente dell'elettorato, anche di destra.

In prospettiva, se l'esito delle primarie fosse confermato, Fillon avrebbe ottime chance di salire all'Eliseo. Perché la candidatura socialista non si prospetta forte, il presidente Francois Hollande, il più impopolare della V Repubblica, deve ancora decidere se ricandidarsi e la sinistra rischierebbe di finire fuori dalla partita per l'Eliseo già al primo turno delle presidenziali. Al ballottaggio Fillon potrebbe invece trovarsi contro Marine Le Pen. Un duello finale in cui i sondaggisti prevedono la candidata dell'estrema destra sconfitta se contro di lei si ergerà lo stesso sbarramento posto da tutti i partiti che nel 2002 fermò il padre Jean-Marie, che al primo turno aveva battuto clamorosamente il premier socialista Lionel Jospin ma fu poi sconfitto da Jacques Chirac.

Fonte: qui