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giovedì 30 aprile 2020

GENTILE, MA NON TROPPO: “MI HANNO FATTO FUORI. IL PALLONE ROVINATO DA TROPPI RACCOMANDATI”

IL CAMPIONE DEL MONDO ‘82 ED EX CT DELL'UNDER 21 ATTACCA: "MOLTI GENITORI PAGANO I CLUB PER PORTARE AVANTI LE CARRIERE DEI PROPRI FIGLI, CHE COSÌ PASSANO DAVANTI A UN COETANEO CON PIÙ QUALITÀ - PIUTTOSTO CHE FARE IL BURATTINO, STO A CASA. 20 ANNI FA MAZZONE DISSE CHE…"

Nicolò Schira per “il Giornale”
CLAUDIO GENTILECLAUDIO GENTILE

Un Campione del Mondo dimenticato. Anzi emarginato da quello che per 40 anni è stato il suo mondo. Cacciato per non essere sceso a compromessi. È l' amara storia di Claudio Gentile, uno degli eroi del Mundial di Spagna '82. L' uomo che annullò Diego Armando Maradona e Zico.

Dal 2006 è sparito dai radar calcistici, nonostante da ct dell' Under 21 avesse vinto l' Europeo e conquistato lo storico bronzo olimpico ad Atene. Chi meglio dell' ex difensore della Juve (6 scudetti vinti) per guardare con disincanto al mondo del pallone: «Sono critico con il sistema, non mi meravigliano le attuali guerre interne di potere e interessi. I problemi del calcio partono dall' aver tolto dalla scena il talento. Da anni infatti non vanno avanti i più bravi, ma i raccomandati...».

In che senso?
«Parte tutto dai settori giovanili. Oggi un ragazzo, con il papà che c' ha i soldi, fa fuori la concorrenza e ha più possibilità di fare carriera. Molti genitori pagano i club per portare avanti le carriere dei propri figli, che così passano davanti a un coetaneo con più qualità».
CLAUDIO GENTILECLAUDIO GENTILE
A discapito del talento.
«Ai miei tempi se eri bravo andavi avanti, adesso invece comandano altre dinamiche. Ho visto molti ragazzi di talento nelle giovanili, potenziali campioni, mollare perché sorpassati da raccomandati. Quei ragazzi hanno detto: Non gioco anche se sono il più forte, allora cosa sto a fare qui e hanno mandato tutti a fanc....E così i talenti si disperdono».

C' è troppa tattica a livello giovanile?
«Proprio così. Nelle scuole calcio molti allenatori invece di far crescere i ragazzini, insegnando loro a marcare, li imbottiscono di nozioni tattiche. A 11-13 anni dovrebbero pensare a divertirsi».

Come faceva lei?
«Noi giocavamo per passione. Si imparava all' oratorio dove facevamo partite per 6-7 ore. Miglioravamo così, giocando. C' era amore verso il calcio, mentre adesso sono i genitori che spesso spingono i figli, sperando siano i nuovi Ronaldo per fare un mucchio di soldi».

Lei è stato incoraggiato a giocare?
CLAUDIO GENTILECLAUDIO GENTILE
«Mai. I miei genitori da questo punto di vista non mi hanno aiutato, dovevo arrangiarmi da solo. Abitavo a Brunate e andavo tutti i giorni fino a Como a piedi. Era la passione che mi spingeva, non come adesso che vanno al campo tutti griffati con scarpe da 250 euro».

La vostra fame l' hanno ereditata i giovani stranieri.
«I nostri giovani aspettano che l' occasione gli cada addosso, mentre chi viene dall' estero ha la voglia di emergere che avevamo noi. Vivono il calcio come un riscatto sociale e prendono spazio nelle nostre giovanili».
E le nazionali soffrono.
«La materia prima non è granché. Sono tanti anni che non vinciamo nulla. E pensare che negli anni Novanta e inizio Duemila le nostre Under 21 dominavano...».
L' ultimo trofeo porta la sua firma.
«Nel 2004 vincemmo l' Europeo e conquistammo il bronzo ad Atene, ma non voglio farne una questione personale. Dico solo che dopo di me c' è stata una svolta negativa, perché si è smesso di chiamare solo i più meritevoli e hanno iniziato a trovare spazio anche i raccomandati da quel dirigente o quel procuratore».

CLAUDIO GENTILECLAUDIO GENTILE
Quando la rivedremo in panchina?
«Io ormai sono tagliato fuori. Dicendo la verità, mi hanno messo da parte. Solo dall' estero c' è stata qualche chiamata. In Italia niente, ma va bene così. Piuttosto che fare il burattino, sto a casa.

Vent' anni fa Mazzone disse che in panchina ci sono 2 tipi di tecnici: gli allenatori e gli accompagnatori. Io sono un allenatore e non mi faccio imporre le scelte da nessuno. Il calcio italiano è gattopardesco: cambiano presidenti e dirigenti, ma rimane tutto uguale.
Ogni anno vedo personaggi che hanno fallito ovunque, ma puntualmente trovano sempre squadra. Io dopo un Europeo vinto e il bronzo di Atene sono stato cacciato via».

Si è pentito di aver sfidato il sistema?
«In Italia se non abbassi la testa e fai quello che ti dicono, non ti fanno lavorare. Io però, in campo e nella vita, non sono mai stato un burattino e mai lo sarò». Fonte: qui

mercoledì 19 giugno 2019

IL FIGLIO DI PLATINI FU ASSUNTO DALLA QATAR SPORTS INVESTMENTS POCHI MESI DOPO IL FAMIGERATO VOTO SUI MONDIALI 2022. QUESTO SI AGGIUNGE AI MILIARDI RIVERSATI DAI QATARINI SULLA FRANCIA CHE HANNO PORTATO AL VOLTAFACCIA DI ''LE ROI'', LO STESSO CHE AVEVA RICEVUTO UN BONIFICO DA 2 MILIONI DI FRANCHI IN ''CONSULENZE'' DI CUI NON C'ERA TRACCIA NEL BILANCIO…


Marco Mensurati e Fabio Tonacci per “la Repubblica

La lunga notte della Fifa non è ancora passata. Quel grande suk che fu la riunione a Zurigo del 2 dicembre 2010 continua a parlare. E, a nove anni di distanza, ad agitare i suoi fantasmi. Fantasmi che, ieri, hanno seguito le Roi Michel Platini fino alla soglia della camera di custodia di Nanterre, dove ad attenderlo c' erano i poliziotti dell' Office Anticorruption convinti di avere finalmente in mano le prove dello "schema corruttivo" che - secondo l' inchiesta aperta nel 2016 - ha determinato la storia recente del calcio mondiale.

La scelta geopolitica
Platini, di quello schema, è l' uomo chiave. Nella riunione decisiva, il suo voto spostò gli equilibri e permise al calcio di consegnare se stesso e il proprio potere al Qatar, preferendo, per la prima volta nella storia, russi ed emiri ai manager in giacca e cravatta del versante anglosassone del mondo (Inghilterra e Stati Uniti).
michel platini sepp blatter 4MICHEL PLATINI SEPP BLATTER 

Fu un colpo di mano, quello di Platini e della Francia, che in pochi secondi spazzò via il tacito accordo di spartizione verso cui sembrava indirizzata la Fifa: alla Russia la coppa del mondo 2018, agli Stati Uniti quella del 2022. Le cose andarono diversamente. Gli Usa - che sull' evento del 2022 volevano investire pesantemente - restarono a bocca asciutta e gli emiri tornarono a Doha forti di una vittoria che di lì a poco avrebbe spostato parecchi equilibri. Troppi.

Il ruolo di Platini
Tamim bin Hamad al ThaniTAMIM BIN HAMAD AL THANI




Pochi giorni dopo, fu lo stesso Platini a dichiarare di aver votato per il Qatar. Attirando su di sé l' ira della parte "occidentalista" della Fifa, nonché le attenzioni di Fbi e media anglosassoni. I giornali francesi dissero che le Roi aveva subito pressioni da parte di Nicolas Sarkozy. Si scoprì che il 23 novembre del 2010, una decina di giorni prima dell' assegnazione, Sarkozy organizzò un pranzo riservato all' Eliseo con Tamin bin Hamad al-Thani, allora principe ereditario. Nel corso dell' incontro si discusse di molti temi, ma su tutti dell' acquisto da parte del fondo sovrano di Doha del Psg, e della creazione dell' emittente beIN Sports per fare concorrenza a Canal+ nel mondo dei diritti tv. Due interventi in grado di rilanciare l' intero settore, per la Francia.
TAMIM AL THANI NUOVO EMIRO DEL QATARTAMIM AL THANI NUOVO EMIRO DEL QATAR

L' accordo segreto con Al Jazeera
Ma a motivare la giravolta di Platini c' era anche dell' altro, e di personale. Le indagini dell' Fbi - che di lì al 2015 portarono allo "scandalo Fifa" e alle dimissioni di Blatter - individuarono un bonifico sospetto da 2 milioni di franchi svizzeri ricevuto nel febbraio del 2011. Secondo Platini, era il pagamento di una consulenza svolta per Blatter tra il 1998 e il 2002. Ma di quei soldi non si è mai trovata traccia nei bilanci. Un primo processo per quei fatti si è concluso con un' assoluzione, in Svizzera. Ma adesso l' anticorruzione francese ha trovato nuovi elementi, in particolare su un contratto segreto tra la Fifa e Al Jazeera (emittente di Doha).
TAMIM AL THANI CON IL PARIS SAINT GERMAINTAMIM AL THANI CON IL PARIS SAINT GERMAIN

Quel contratto assegnava ad Al Jazeera i diritti televisivi delle future coppe del mondo in cambio di 300 milioni di dollari, più uno strano bonus da 100 milioni in caso di assegnazione del mondiale al Qatar. Bonus che è stato pagato due mesi dopo l' assegnazione, negli stessi giorni del bonifico a Platini.

Il figlio di le Roi
A rendere ancor più sospetti i rapporti tra Platini e il Qatar, c' è anche un' altra storia. Pochi mesi dopo il pranzo all' Eliseo, suo figlio Laurent venne assunto presso la Qatar Sports Investments, anche se Michel dichiarò che la circostanza non aveva nulla a che vedere con il suo voto. A trarre vantaggi inaspettati dalla relazione dell' ex campione francese con gli emiri non fu solo il giovane Laurent, ma anche due suoi "grandissimi amici".
l tamim hamad thani CON SARKOZYL TAMIM HAMAD THANI CON SARKOZY

Agli atti dell' inchiesta ci sono due mail del comitato promotore dei mondiali in Qatar in cui si dispone di mandare due "inviti sicuri" per il Forum annuale sulla Finanza e gli Investimenti di Parigi, a Louis Nicollin, «un industriale e presidente di club» che aveva prestato il suo aereo a Platini durante la campagna presidenziale del 2007, e a Gael Levergies, un ristoratore di Parigi con cui le Roi «è andato tre volte in vacanza».

LAURENT PLATINILAURENT PLATINI









Il braccialetto giapponese
Del resto, nella notte del grande suk del 2 dicembre, si era caduti anche più in basso. Nelle carte dell' Fbi c' è l' elenco dei cadeaux fatti a Platini dai promotori giapponesi. Uno "yakusugi ball", un braccialetto in cedro giapponese (1.200 dollari), una macchina fotografica digitale (1.200 dollari) e un paio di orecchini da 700 dollari per la signora Platini. I russi, invece ci erano andati più pesanti, inviando all' ex presidente dell' Uefa un Picasso (che lui nega di aver mai ricevuto).

Euro 2016
LAURENT PLATINILAURENT PLATINI
Ma non è tutto. Perché stando alle dichiarazioni dell' avvocato di Platini, William Bourdon, gli investigatori francesi dopo tre anni di indagini hanno superato le ipotesi di accusa deducibili dal lavoro dell' Fbi e si sono convinti che "il grande schema corruttivo" abbia abbracciato anche Euro 2016. «Il mio cliente - si è limitato a dire l' avvocato sul punto - ha risposto con serietà e precisione a tutte le domande». Fonte: qui

MAZZETTE, SCHIAVISMO E MORTI BIANCHE: TUTTE LE OMBRE SUI MONDIALI DEL QATAR 
UN FIUME DI PETROLDOLLARI SUL CALCIO: PER GLI EMIRI IL PALLONE NON È SOLO UN GIOCATTOLO COSTOSO MA UNO STRUMENTO PER RIPOSIZIONAMENTI GEOPOLITICI. 
IL QATAR GRAZIE AL CALCIO PORTA NEL MONDO I SUOI MESSAGGI POLITICI NELLA GUERRA (ANCHE COMMERCIALE) ALL'ARABIA 
I CASI PSG E CITY E LA COPPA DEL MONDO IN INVERNO CHE FA DISCUTERE....
Romolo Buffoni per “il Messaggero”

qatar 2022QATAR 2022
Il calcio ha trovato nel deserto la risorsa per placare la sua sete sempre più pressante di denaro. Emiri e sceicchi hanno riversato nelle casse dei club europei un fiume di soldi capace di deviare il rimbalzo del pallone, cambiando la storia di due club come il Paris Saint-Germain e il Manchester City, strappati dall'eterno anonimato, e anche quella della Coppa del Mondo Fifa che nel 2022, per la prima volta, sarà disputata quando in Europa sarà inverno. Tutti sognano un emiro.

L'ultimo a confessarlo è stato Francesco Totti lunedì, nel giorno del suo addio alla Roma americana: «Tornerò con un'altra proprietà e il club piace molto agli emiri». In un certo senso il club giallorosso beneficia già dei petrodollari grazie allo sponsor Qatar Airways (39 milioni fino al 2021).

CALCIO GIOCATTOLO
MANSOURMANSOUR
Per i ricchi arabi il calcio non è solo un giocattolo costoso. Il Qatar porta nel mondo, grazie al pallone, i suoi messaggi politici nella guerra all'Arabia. Anche per questo Nasser Al-Khelaifi, patron del Psg, stregato dal brasiliano Neymar due anni fa non esitò a pagare la clausola rescissoria per liberarlo dal Barcellona: 222 milioni di euro sull'unghia. Anzi, ne tirò fuori dal portafogli 300: il resto fu mancia per il giocatore. E non gli è da meno Mansur bin Zayd Al Nahyan, che non è qatariota ma degli Emirati Arabi Uniti, patron dal 2008 degli inglesi del City e cugino di Tamim bin Hamad al-Thani, fondatore della Qatar Sport Investments che detiene, appunto, il Psg.

Mansur con campagne acquisti faraoniche ha ribaltato le gerarchie di Manchester dove, prima del suo avvento, solo lo United collezionava trofei. Oggi invece è la squadra di Guardiola a vincer. Per entrambi, ovvero per Al-Khelaifi e Al Nahyan, è la Champions League il sogno, l'oggetto del desiderio che le centinaia di milioni spesi finora non riescono ad acquistare.

Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Liverpool, Manchester United, Juventus e tutte le altre grandi del calcio continentale hanno accusato il colpo. Pur con fatturati e patrimoni monstre, nessuna può contare su interi Stati alle spalle. Per questo la Uefa ha tentato di salvare il salvabile introducendo il Fair Play finanziario, ossia il divieto di rimpinguare le casse sociali con iniezioni dirette di denaro da parte dei patron. Ostacolo aggirato attraverso sponsorizzazioni fittizie, alle quali per ora sembra non esserci rimedio.
al khelaifiAL KHELAIFI

La guerra diplomatica divenuta anche commerciale fra emiri ed Arabia Saudita, il nemico giurato nello scacchiere geopolitico del Golfo, con tanto di embargo pesante per il Qatar. L'Arabia viene accusata di supportare attivamente la pirateria televisiva attraverso il canale beoutQ. Polemica che lo scorso inverno ha coinvolto anche la nostra Lega di Serie A per la scelta di disputare la Supercoppa italiana Juventus-Milan a Gedda.

INVERNO CALDO
I Mondiali del 2022, per il Qatar, rientrano in questo quadro. Per assecondare questi potenti finanziatori l'universo pallonaro ha scarificato addirittura la ritualità del Mondiale estivo. Gli avveniristici stadi sorti nel deserto hanno, ovviamente, sistemi di aria condizionata di ultimissima generazione ma costringere i giocatori a giocarsi la Coppa a 50 gradi all'ombra rasentava il tentato omicidio. Ma non importa, si sposta il calendario e di gioca da novembre a dicembre. I tifosi? Capiranno. Del resto quelli del Sudamerica hanno sempre visto la Coppa del Mondo in maniche lunghe. Gli europei per una volta sacrificheranno pizza, birra & caroselli con polenta, vino rosso e cioccolato caldo. Pecunia non olet.

MAZZETTE E SFRUTTAMENTO: QUANTE OMBRE SULLA COPPA
Alec Cordolcini per “il Giornale”
qatar 2022QATAR 2022

Sulla carta Qatar 2022 dovrebbe essere la 22ª edizione del Mondiale di calcio. Nella realtà invece è tutto fuorché calcio. Ci sono corruzione, squalifiche, arresti, morti sul lavoro, violazione dei diritti umani, frizioni geopolitiche, tutto messo a mollo in uno sterminato oceano di petrodollari. Presto o tardi, però, la sporcizia finisce a riva. L' ultimo carico è arrivato ieri dalla Francia con l' arresto di Michel Platini nell' ambito di un' inchiesta aperta due anni fa dal Parquet National Financier, la superprocura anti-corruzione transalpina istituita nel 2014.

Epicentro dell' indagine la cena organizzata all' Eliseo nel novembre 2010 tra Platini, il Presidente Nicolas Sarkozy, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani e Sébastien Bazin, all' epoca proprietario del Paris Saint-Germain.
AL THANIAL THANI


Platini ha sempre dichiarato di aver deciso di votare per la candidatura del Qatar prima della cena, ma secondo l' indagine fu in quell' occasione che venne ufficializzato il tutto: Al Thani si sarebbe impegnato a effettuare una serie di investimenti, tra i quali l' acquisto del PSG, in cambio del pieno sostegno dell' Uefa alla candidatura del Qatar, promossa grazie a pagamenti per 5 milioni di dollari a diversi funzionari del calcio mondiale. Mazzette finite nelle mani di membri della Concacaf, dell' Oceania e di federazioni africane. Un caso divenuto noto come Qatar-gate e che ha portato alla squalifica a vita dell' ex presidente della AFC (la federazione asiatica) Mohamed Bin Hammam per violazioni ripetute al codice etico.

Dopo il businessman qatariota è caduto anche Sepp Blatter, nonostante nel suo caso la controversa assegnazione di Qatar 2022 abbia rappresentato solo la scintilla capace di fare luce su un malgoverno consolidatosi nel corso degli anni.

roma qatar airwaysROMA QATAR AIRWAYS
Il mondo del pallone attorno al Qatar scotta anche per motivi geopolitici. Un esempio è arrivato dal tentativo, fallito, del Presidente Fifa Gianni Infantino di anticipare di quattro anni il Mondiale a 40 squadre, introducendolo già in occasione di Qatar 2022. L' operazione necessitava però di un paese co-organizzatore, ma dal giugno 2017 il Qatar ha rotto i rapporti diplomatici con Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrain, con tanto di chiusura delle frontiere.

Tra i paesi non confinanti, l' Oman ha declinato l' invito, mentre il Kuwait presentava enormi problemi a livello di logistica, di infrastrutture ma anche politici, basti pensare che il divieto di bere alcolici rimane totale (il Qatar per contro ha previsto un' esenzione per gli stranieri), e un main sponsor come Budweiser non avrebbe sicuramente gradito.

nasser al khelaifi neymarNASSER AL KHELAIFI NEYMAR
Fino a qualche tempo fa nel mondo del lavoro del Qatar era in vigore la Kafala, un meccanismo di reclutamento che prevedeva la confisca dei passaporti ai lavoratori migranti.
stadio doha qatarSTADIO DOHA QATAR





Pochi giorni fa l' Organizzazione Internazionale del Lavoro ha definito una farsa la riforma del lavoro che avrebbe abolito questo moderno sistema di schiavitù, denunciando la permanenza di un sistema di concessione di permessi in uscita dal paese, nonché del potere eccessivo dei datori di lavoro nei confronti della manodopera. Lo sfruttamento della forza lavoro straniera, le centinaia di morti nei cantieri per la realizzazione delle infrastrutture per il Mondiale e l' assoluta mancanza di tutele sono state oggetto a più riprese di denunce da parte di Human Rights Watch, Amnesty International e dell' International Trade Union Confederation.

Fonte: qui

domenica 4 dicembre 2016

“FOOTBALL LEAKS” - L’INCHIESTA DI “EL MUNDO” E “DER SPIEGEL” SCOPERCHIA UN GIRO DI CONTI OFFSHORE PER NASCONDERE CENTINAIA DI MILIONI DI EURO AL FISCO

CERVELLO DELL'OPERAZIONE IL PROCURATORE JORGE MENDES 

COINVOLTI ANCHE MOURINHO, CRISTIANO RONALDO E MOLTI CLUB TRA CUI JUVENTUS, MILAN, INTER, ROMA, NAPOLI E TORINO


Annalisa Grandi per www.corriere.it
mourinho festeggia in pigiamaMOURINHO FESTEGGIA IN PIGIAMA

José Mourinho e il denaro nascosto in Nuova Zelanda utilizzando conti intestati alla moglie. Cristiano Ronaldo e 150 milioni di euro nascosti in paradisi fiscali, tra cui le Isole Vergini britanniche, per non pagare al fisco le tasse sui proventi dei diritti di immagine. È un terremoto, quello che lo spagnolo «El Mundo» e il tedesco «Der Spiegel» definisce «Football Leaks»: milioni di file che rischiano di sconvolgere il calcio internazionale, svelando affari offshore di alcuni dei nomi e dei volti più noti del mondo del pallone.

Due i nomi su tutti, quelli di José Mourinho e Cristiano Ronaldo, ma ad essere coinvolti sarebbero anche club italiani, Juventus, Inter, Milan, Roma, Napoli e Torino. Un’inchiesta frutto del lavoro di indagine da parte dell’Eic, Europea Investigative Collaboration, una rete di 60 giornalisti di tutta Europa.

cristiano ronaldo lacrime di gioiaCRISTIANO RONALDO LACRIME DI GIOIA
Il «cervello» dell’intero sistema sarebbe l’agente Jorge Mendes, il procuratore sportivo più potente al mondo. Portoghese, si occupa dal 2004 tra gli altri proprio di José Mourinho e Cristiano Ronaldo. Con la sua consulenza, i due, secondo i file di «Football Leaks», sarebbero riusciti a nascondere denaro al fisco per milioni di euro.

MOURINHO E I CONTI OFFSHORE
Nel caso di Mourinho, la rete tracciata da Eic porta fino dalle Isole Vergini Britanniche, paradiso fiscale nei Caraibi, fino alla Nuova Zelanda. Nel 2004, anno del suo ingaggio al Chelsea, Mou trasferisce i diritti di immagine alla società Koper Services, con sede proprio nel paradiso fiscale. Qui finiscono praticamente in toto oltre 2 milioni di euro tra il 2004 e il 2009.

JORGE MENDESJORGE MENDES
Nel 2008 la rete dalle isole Vergini Britanniche si sposta in Nuova Zelanda, dove il tecnico costituisce il Kaitaia Trust, una fondazione di cui sono beneficiari la moglie e i figli. Qui finisce a partire da quell’anno il denaro che arriva alla Koper Services. Tra il 2010 e il 2015 l’allenatore riceve altri 8 milioni di euro sempre per i diritti di immagine dal Real Madrid. Su quei soldi, il tecnico risulta abbia pagato solo il 6% di tasse.

CRISTIANO RONALDO E I 150 MILIONI DI EURO
Cristiano Ronaldo è l’altro grande nome che compare nello scandalo «Football Leaks». L’asso del Real Madrid, tre volte Pallone d’Oro, avrebbe nascosto in paradisi fiscali almeno 150 milioni di euro, anche questi derivanti dai diritti d’immagine. Tutto inizia, secondo quanto si legge su «El Mundo», nel 2009, prima del suo arrivo a Madrid. Ronaldo trasferisce i suoi diritti di immagine alla società Tollin Associates, con sede nelle Isole Vergini Britanniche. Qui finiscono in cinque anni quasi 75 milioni di euro.
jorge mendes cristiano ronaldoJORGE MENDES CRISTIANO RONALDO

Nel 2015 altre due società, sempre con sede nel paradiso fiscale, acquisiscono i diritti di immagine del giocatore portoghese, fino al 2020, per altri 75 milioni di euro. L’operazione viene gestita da Mint Capital, società legata a Peter Lim, uomo d’affari di Singapore. Il totale: 150 milioni, per cui il tre volte Pallone d’Oro ha pagato meno del 4% di tasse al fisco spagnolo.

LA REPLICA: «SEMPRE AGITO CON MASSIMA PROFESSIONALITÀ»
Il tecnico e il calciatore portoghese però respingono al mittente le accuse tramite il comunicato della società di Mendes Gestifute che garantisce di aver «sempre agito con il più alto grado di professionalità» e nella massima collaborazione «con le autorità dei Paesi in cui opera».
evasione fiscaleEVASIONE FISCALE

Né Cristiano Ronaldo, né Mourinho, si legge nel comunicato, «sono coinvolti in atti giudiziari che riguardano la Commissione frode fiscale». Nel testo si parla anche di un attacco informatico di cui sarebbero state vittime alcune aziende legate al mondo del calcio nel marzo 2016, «Le società si sono rivolte alla Corte di giustizia spagnola che ha vietato la pubblicazione di informazioni ottenute in seguito a questo attacco hacker».

L’ITALIA
EVASIONE FISCALEEVASIONE FISCALE
Ma nei file di «Football Leaks» ci sarebbero riferimenti anche ad alcuni club di serie A italiani: Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli, Torino. Anche qui si parla di decine di milioni di euro finite in paradisi fiscali. «I pagamenti effettuati alle società controparti sono quelli previsti nei contratti sottoscritti - fa sapere la Roma, contattata dall’«Espresso» - sempre conformi alla normativa sportiva. Gli eventuali successivi trasferimenti di denaro effettuati dalle società controparti ad altre società non ci sono noti. Tra l’altro riteniamo anche che i trasferimenti di denaro dalle società controparti ad altre società non debbano essere neanche di nostro interesse».

Fonte: qui