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martedì 10 gennaio 2017

I "BIDONISTI" DELLE BANCHE SONO 572 GRANDI AZIENDE CHE NON RIPAGANO PRESTITI PER 23 MILIARDI DI EURO!

A PATUELLI, CHE CHIEDE DI TIRARE FUORI I NOMI DELLE IMPRESE, REPLICANO I SINDACATI CHE CHIEDONO DI AFFIANCARE LA 'BLACK LIST' DEI BANCHIERI CHE HANNO FORAGGIATO GLI AMICI DEGLI AMICI

Francesco De Dominicis per "Libero Quotidiano"

patuelliPATUELLI
I nomi dei «bidonisti» delle banche sono custoditi nel cervellone della Banca d' Italia. Si chiama «Centrale dei rischi» ed è il gigantesco database che raccoglie, tra altro, i dati sull' andamento dei rimborsi dei prestiti. È il sistema che viene compulsato, a esempio, dagli stessi istituti di credito quando devono verificare, prima di deliberare nuovi «affidamenti», se un cliente è un buon pagatore oppure uno abituato a rifilare «pacchi».

L' idea di pubblicare una lista nera delle imprese che hanno inguaiato i bilanci delle banche salvate dallo Stato è stata lanciata domenica da Libero e contemporaneamente avallata dal presidente dell' Abi, Antonio Patuelli. I fari sono puntati soprattutto sul Monte dei paschi di Siena per il quale il Tesoro, prelevando denaro dalle tasche dei contribuenti, spenderà grosso modo 6 miliardi e mezzo di euro.
PADOAN GENTILONI1PADOAN GENTILONI1

Chi ha messo nei guai Mps ha chiesto il numero uno dell' Associazione bancaria? Chi ha provato il buco nei conti della ex banca del Pd tappato a spese della finanza pubblica? Di qui l' invito di Patuelli, di fatto in tandem con questo giornale, a rendere noti i nomi dei «soloni» per colpa dei quali il governo di Paolo Gentiloni ha creato il fondo da 20 miliardi proprio per risolvere le emergenze bancarie. Accedere a quei dati sembra impossibile, anche se ieri il Garante della privacy, ha aperto un varco ampio spiegando che dal 2011 le imprese non hanno alcuna tutela per quanto riguarda la riservatezza dei dati personali. Superare le resistenze per rendere noti quei nomi, tuttavia, non sarà facile.

ignazio visco piercarlo padoanIGNAZIO VISCO PIERCARLO PADOAN
A spulciare le carte di Bankitalia, comunque, salta fuori qualche tabella assai interessante. A esempio quella che fotografa le categorie dei «soloni». 

Si scopre, tanto per cominciare, che sono 572 i peggiori: soggetti, ai quali sono stati concessi finanziamenti superiori a 25 milioni, che non versano le rate.

Clienti - si tratta senza dubbio di grandi aziende, vista l' entità del denaro prestato - che non onorano le scadenze e hanno creato «sofferenze» per 22 miliardi e mezzo su un totale che sfiora i 200 miliardi.

Insomma, ai contribuenti italiani viene chiesto (senza possibilità di rifiutarsi) di salvare le banche per colpa di pochi paperoni che non restituiscono i quattrini presi allo sportello.

bankitalia bigBANKITALIA BIG
Altri 43 miliardi di finanziamenti in perdita sono «colpa» di appena 5.257 clienti ai quali sono stati erogati quattrini tra i 5 e i 25 milioni. 

In effetti, sono davvero pochissimi i soggetti che hanno messo nei guai gli istituti: basta pensare che, in totale, sono un milione e 267mila di clienti «problematici».

Ma di questi, ben 775mila
(più della metà del totale) hanno ricevuto piccoli finanziamenti, tra i 250 euro e i 30mila euro: è il credito al consumo (destinato ad acquistare tv, smartphone ed elettrodomestici) al quale sono legate sofferenze per poco più di 5 miliardi.

unimpresaUNIMPRESA
Insomma, «i colpevoli non vanno cercati tra pmi e famiglie» ha detto ieri il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. Secondo il sottosegretario all' Economia, Pier Paolo Baretta, «è molto grave» se nei primi 100 debitori insolventi di Mps ci sono anche «grandi imprenditori perché noi abbiamo bisogno di un clima di fiducia per rilanciare il Paese e certamente la fiducia non la si costruisce con situazioni nelle quali si vede che c' è chi paga e chi la fa franca».

In attesa di capire che fine farà la campagna sui «bidonisti», vale la pena analizzare un altro aspetto, sollevato ieri dalla Fabi, il principale sindacato del settore bancario. Chi ha autorizzato quelle sciagurate linee di credito che oggi stanno mettendo in ginocchio il settore? Il segretario generale, Lando Maria Sileoni, punta il dito contro i vertici delle banche, osservando che «il 78% dei prestiti trasformatisi in sofferenze sono stati deliberati dai vertici degli istituti di credito ossia dalle direzioni generali, dai consigli di amministrazione e dai consigli di gestione».

banche credito impreseBANCHE CREDITO IMPRESE
Accanto alla lista dei cattivi pagatori, dunque, per completare il quadro informativo, potrebbe essere utile aggiungere il nome del banchiere che ha autorizzato il prestito trasformatosi in perdita. In ballo, ha spiegato ancora Sileoni, ci sono i «crediti deteriorati frutto di finanziamenti agli "amici degli amici" che vengono poi scaricati, nei piani industriali, sui lavoratori in termini di recupero dei costi e di riduzione ed esuberi del personale». Il sindacalista aggiunge un elemento di peso: come avvengono le nomine nei ponti di comando degli istituti? Il sospetto è che ci siano rapporti perniciosi tra le aziende e i cda bancari.

C' è poi un' altra questione, messa sul tavolo da tutte le organizzazioni sindacali. Che hanno chiesto al ministro dell' Economia, Pier Carlo Padoan, di «ridurre drasticamente gli stipendi del top management di Mps» che sta per essere nazionalizzato.

In teoria, le regole europee, per questi casi, stabiliscono il tetto a 500mila euro.
Il primo taglio dovrebbe riguardare la retribuzione dai 1,5 milioni dell' amministratore delegato, Marco Morelli. In teoria.

Fonte: qui

domenica 8 gennaio 2017

FUORI I NOMI DI CHI HA UCCISO MPS!

FELTRI: “PRIMA DI SBORSARE 8 MILIARDI, IL GOVERNO PUBBLICHI L’ELENCO DEI MASCALZONI CHE HANNO INTASCATO CIFRE SBALORDITIVE EVITANDO DI RESTITUIRLE. PERCHÉ LO SCANDALO È STATO SEPOLTO SOTTO UNA COLTRE DI OMERTÀ? PERCHE’ I MAGISTRATI NON OBBLIGANO IL 'MONTE' A SCOPERCHIARE LA PATTUMIERA CHE NASCONDE LE CARTE DELLA VERITÀ?”

Vittorio Feltri per “Libero quotidiano”

vittorio feltriVITTORIO FELTRI
Quante frottole ci hanno raccontato sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena. Hanno voluto farci credere - e in parte ci sono riusciti - che si è trattato di una calamità naturale, quindi inevitabile, mentre chi ha gestito l'istituto ha prestato, anzi regalato, soldi a tutti, cani e porci, tranne a chi ne aveva effettivo bisogno per mandare avanti attività produttive, commerciali, artigianali e industriali, e che sarebbe stato in grado di restituirli.

La banca dei maneggioni comunisti, ex e post comunisti, ha favorito soltanto i compagni e gli amici dei compagni ed è saltata in aria perché i fortunelli che hanno incassato senza fornire garanzie si sono guardati da ripianare le somme a debito, considerandole non prestiti, ma gentili omaggi.

Ora ci si domanda: cosa ha fatto il Monte per recuperare i crediti? Nulla. Non ha mosso un dito.

MPSMPS

Quante cause ha intentato nei confronti dei bucaioli onde riprendersi ciò che gli era dovuto, interessi compresi? Nessuno si è impegnato - né amministratori né dirigenti - per far quadrare i conti, e i conti sono sballati. Miliardi e miliardi usciti e mai più rientrati. Perché questa banca, la più antica e gloriosa, da quando è finita miseramente sotto il controllo dei rossi - incapaci per definizione, dato che sono anticapitalisti ideologici - non si è peritata di rendere noti i nomi dei bidonisti ai quali ha versato montagne di soldi senza farseli ridare?

mps titoli di stato 2MPS TITOLI DI STATO 2
Ecco il punto. 

Perché lo scandalo è stato silenziato, sepolto sotto una coltre di omertà?

Per quale motivo la magistratura non obbliga il Monte a scoperchiare la pattumiera che nasconde le carte della verità?

Tra l'altro gli stessi compagnucci dei compagnucci che hanno combinato il disastro, ora hanno deliberato di salvare l' istituto in procinto di fallire donandogli la bellezza di otto miliardi otto prelevati dai forzieri dello Stato, cioè nostri.

I cittadini italiani, svenati dalle tasse, sono pure costretti a sanare i bilanci di una banca che invece di fare la banca arricchiva lorsignori in cambio di che?

Ci piacerebbe scoprirlo.

Il governo prima di sborsare 8 miliardi pubblici faccia chiarezza: pubblichi l' elenco dei mascalzoni che hanno intascato cifre sbalorditive evitando con cura di riportarle al mittente.

Risulta che il 70-80 per cento degli insolventi sia costituito da grandi imprenditori, non da poveri cristi strozzati dalla recessione.


E allora fuori i nomi dei profittatori, siano opportunamente sputtanati.
IL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENTIL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENT

La gente merita di guardare in faccia chi la impoverisce. E noi di Libero, interpretandone le legittime aspirazioni, pretendiamo che il Monte e la magistratura mostrino i documenti che inchiodano alle loro responsabilità coloro che hanno sfasciato l' istituto presentando le spese ai contribuenti italiani. Da oggi in poi insisteremo ogni giorno finché non sia fatta giustizia e i furfanti non siano esposti al ludibrio popolare.

Fonte: qui

giovedì 29 dicembre 2016

IL 70% DEI CATTIVI DEBITORI DI MPS NON SONO ARTIGIANI O COMMERCIANTI MA RICCHI IMPRENDITORI, COME LA FAMIGLIA DE BENEDETTI (CASO SORGENIA) O I MARCEGAGLIA


CHE A MARZO HANNO RICEVUTO(DA FALLITI) UN NUOVO FINANZIAMENTO DI QUASI MEZZO MILIARDO, NONOSTANTE ABBIANO GIÀ 1,5 MILIARDI DI DEBITI


Giuliano Zulin per ''Libero Quotidiano''

titolo mps in 12 mesiTITOLO MPS IN 12 MESI
Natale è passato, ma il governo (e la Bce) si apprestano a fare un bel regalo agli italiani: una tassa di 251 euro a famiglia. L'altro ieri abbiamo scoperto che l'aumento di capitale di Montepaschi non sarà più di 5 miliardi, bensì di 8,8. Dei quali ben 6,5 saranno a carico del contribuente. Il conto dunque è presto fatto.

Basta dividere 6,5 miliardi per quasi 26 milioni di famiglie e spunta fuori l' obolo per Siena: 251 euro, appunto. Le associazioni dei consumatori hanno dato altri numeri, prendendo a riferimento tutta la dote del cosiddetto decreto salva-risparmio, 20 miliardi, votato a tempo di record dal Parlamento (dieci minuti esatti): 330 euro a italiano, compresi neonati e ultracentenari, che fanno 774 euro a famiglia. Che sberla, eh...
RENZI MPSRENZI MPS

Però quello che fa più arrabbiare è il caso Mps. Innanzitutto per un motivo politico: fino a fine novembre la banca più antica del mondo teneva botta, ma dopo il referendum è scattata la fuga di correntisti e risparmiatori per timori di un crac. Da qui l' allargarsi del buco e la richiesta della Bce di iniettare più soldi nelle casse malandate di Siena.

Eppure l'idea di fare le pulizie finali dalle sofferenze nei bilanci è di fine luglio. Perché si sono sprecati cinque mesi? Lo capiamo il motivo: il governo Renzi non voleva usare denari pubblici per salvare l'istituto che fu del Pd. Va bene, ma quei 3,8 miliardi aggiuntivi? In fondo sono soldi nostri, no? È come aver buttato al vento il gettito della tassa sulla prima casa...

MPSMPS
Quello che però fa veramente incazzare è anche la gestione allegra di Siena nel concedere prestiti. Ci hanno spiegato che le banche sono in crisi perché da otto anni il Pil è agonizzante, per cui molti finanziamenti alle imprese si sono trasformati in sofferenze. Giusto, peccato che, a un'analisi sommaria, si scopra che il 70% dei cattivi debitori del Monte non siano l' artigiano o il commerciante travolti dalla crisi.

carlo de benedettiCARLO DE BENEDETTI
No, precisamente il 69,7% dei crediti in sofferenza erano prestiti a ricchi. Neanche 10mila clienti in tutto. In particolare le pratiche con importi compresi tra uno e tre milioni rappresentano il 24,3% delle sofferenze per un valore di quasi 2,5 miliardi, mentre quelle superiori ai tre milioni sono il 32,4%, per un valore di oltre 3 miliardi.

LA LISTA
Chi sono questi signori? Qui sta il vero mistero di Mps. Perché tutta questa fretta nello statalizzare la banca? Forse per non far vedere chi sono i signori che hanno tirato il pacco alla banca? La lista dei cattivi pagatori è il vero tesoro, forse ormai l'unico, dell'istituto. E chi la conserva tiene per le palle tutti i potenti d'Italia, perché è quasi inevitabile che imprenditori, politici e vip abbiano avuto rapporti con il terzo istituto del Paese...

sorgeniaSORGENIA
Noi sappiamo alcuni nomi, quelli che si possono ricostruire dai vecchi comunicati di Mps. E già ci bastano per farci salire la pressione. Tipo la famiglia De Benedetti. Ricordate Sorgenia? A un certo momento il gruppo energetico non stava più in piedi, oberato da 600 milioni di perdite. Le banche che avevano finanziato le attività della società chiedevano di rientrare dei loro prestiti, ma dalle parti dell'Ingegnere non ne hanno voluto sapere di metter mano al portafogli. Così Mps e le sue sorelle hanno dovuto convertire i crediti in azioni, mettendosi poi a gestire l'azienda.

emma marcegagliaEMMA MARCEGAGLIA
E poi c' è la storia del gruppo Marcegaglia. La società attiva nell' acciaio di proprietà di Antonio ed Emma Marcegaglia. A marzo hanno ricevuto un nuovo finanziamento di quasi mezzo miliardo, nonostante abbiano già 1,5 miliardi di debiti. Soldi che sulla carta serviranno ad agevolare i piani di sviluppo del gruppo. Anche qui, ci ha messo del suo Mps. Sette anni durerà il prestito. Quando la liquidità di Siena è appena di quattro mesi, come certificato dalla Bce.

IL CAVALLO DI TROIKA
Ecco il terzo motivo per non stare sereni, dopo il varo del decreto salva-risparmi. La Banca centrale europea, insieme all'Unione Europea, ormai decideranno il nostro futuro più di quanto non lo facciano già. La questione è semplice: la Ue è anche disponibile a concederci un aumento di 20 miliardi del debito pubblico per mettere in sicurezza le banche, anche se nei trattati dovremmo invece diminuirlo...

IL TITOLO MPS MONTEPASCHI DA LUGLIO 2015 A GENNAIO 2016IL TITOLO MPS MONTEPASCHI DA LUGLIO 2015 A GENNAIO 2016
Perché? Beh, ci penserà Bruxelles a far rispettare le regole del Fiscal Compact, cioè diminuire il debito un tot all' anno, nelle prossime leggi di bilancio. Come dire: aumenti il debito? Va bene, taglierai di più la spesa. Oppure aumenterai le tasse, tipo quella di successione che è troppo bassa rispetto alla media Ue (sostengono sempre gli eurocrati), o quella sulla casa (ricordate i mugugni dopo che Renzi cancellò la Tasi?). In ogni caso il conto arriverà a noi.

Tutti capiscono che non si possono far saltare le banche, perché non sono imprese come le altre, però è da incoscienti perdere tempo per poi farsi dettare gli interventi da Bruxelles o da Francoforte. 

Dopo non lamentiamoci se nel 2018 la gente voterà "Forconi". 

Il cosiddetto populismo non nasce sugli alberi(ma nasce dai ladri, corrotti ed usurpatori al potere!!!): è figlio del dilettantismo di chi ha gestito l' Italia fino ad ora.

Fonte: qui

mercoledì 21 settembre 2016

Mps torna a far paura: conversione forzata bond subordinati?

Mps torna a far paura: pesa il caos ai vertici e l’incertezza per il prossimo aumento di capitale. Al momento si pensa a una conversione forzata (e non più volontaria) dei bond subordinati.

Crisi senza fine per il titolo Mps, che nell’ultima seduta di venerdì 16 settembre ha ceduto il 9,3% (mentre adesso viaggia a +3%) sprofondando a 20 centesimi, nuovo minimo storico lontano anni luce dagli 1,17 euro dell’ultimo aumento di capitale risalente a giugno 2015.
In una giornata disastrosa per tutte le Borse Ue, affossate dall’effetto Francoforte e dall’incertezza sui tassi americani, Mps ha pagato il terremoto al vertice causato dalle dimissioni dell’amministratore delegato Fabrizio Viola, seguite da quelle del presidente Massimo Tononi.
Il nuovo Ceo dell’istituto senese, Marco Morelli, è già al lavoro sul maxi aumento di capitale da 5 miliardi: una cifra mostruosa, pari a 8 otto volte e mezzo l’attuale valore di Mps, che ormai capitalizza 592 milioni di euro.
Per questo motivo il nuovo management di Rocca Salmbeni si sta muovendo per ridurre l’entità della ricapitalizzazione, convertendo in azioni i bond subordinati(su base volontaria o coattiva? Questo il nodo da sciogliere) e cercando uno o più anchor investor disposti a scommettere sul futuro della banca.

Mps: il parere di Banca Imi e Davide Serra

Secondo gli analisti di Banca Imi continuano a ritenere che “la conversione dei bond subordinati sia cruciale per aumentare la fattibilità del piano sul capitale di Mps”.
Secondo il finanziere Davide Serra, numero uno del fondo Algebris, sarà sufficiente un aumento di capitale da 3 miliardi, visto che almeno due dei 5 e passa iniziali dovrebbero essere convertiti.

Ad ogni modo, i contenuti del nuovo piano industriale potrebbero essere svelati non prima della fine di settembre.
Sempre gli analisti di Banca Imi si aspettano che
“il prezzo dell’azione resti penalizzato dalle incertezze relative alla strategia della banca e che per l’esecuzione del piano sul capitale possa servire anche più tempo di quanto stimato”.
Prima di procedere all’aumento di capitale (che potrebbe slittare anche a febbraio 2017), il Monte dei Paschi dovrà affrontare il capitolo sofferenze, dando il via alla cartolarizzazione di 27 miliardi di crediti deteriorati lordi, operazione sulla quale sono al lavoro gli advisor di Mps e il fondo Atlante, che ha ancora delle risorse residue da investire nell’istituto senese.

Mps e il referendum costituzionale

L’incognita principale che incombe sul futuro di Mps è il referendum costituzionale di fine novembre-inizio dicembre.
Ma sono in tanti a ritenere - come sottolinea l’ultimo report della società indipendente di ricerca londinese RedBurn - che il Monte dei Paschi di Siena faticherà a completare la ricapitalizzazione anche in caso di vittoria del Sì, auspicata dalle banche coinvolte nel consorzio di garanzia per l’aumento.

Mps: la partita per il dopo Tononi

Intanto entra nel vivo la partita per la successione a Massimo Tononi al vertice di Mps. I nomi circolati con più insistenza sono quelli di Fabrizio SaccomanniVittorio Grilli e Lorenzo Bini Smaghi. Ma non vanno sottovalutate altre opzioni come gli interni Roberto Isolani e Antonino Turicchi.
Fonte: forexinfo

lunedì 16 maggio 2016

Esplodono i Crediti Deteriorati in America, il 2008 sta tornando.

Bene, oltre agli student loan, i crediti di origine commerciale e industriale delle banche americane cominciano a puzzare di marcio.

Stanno esplodendo i Non Performing Loans (NPL), crediti deteriorati, legati al settore commercio e industria dello zio Sam.

Con un trend rapidissimo e mai visto:
nplGrowth
Non è tanto il valore percentuale assoluto dei crediti non esigibili del sistema bancario (settore commerciale e industriale) americano a fare paura quanto la velocità di esplosione del problema. Una velocità che testimonia una improvvisa sofferenza per i debitori, sofferenza che si associa ad un improvviso peggioramento dei redditi, in altre parole: recessione.

Ma questa volta una recessione alla quale nessuna banca centrale può mettere una pezza, i tassi sono già (sotto zero).

Il problema è che al solito una ondata di cattivi investimenti NON ha prodotto il reddito per ripagare i soldi presi a prestito per finanziarli.

Tra le altre cose, a mio parere, il bistrattato sistema bancario europeo è molto più forte di quello americano da questo punto vista. Per quanto il problema degli NPL sia comune in Europa (specie in Italia), nel tempo alcune nazione hanno fatto ciò che era necessario per ricapitalizzare le banche e soprattutto hanno applicato direttive per il controllo del credito (ecco in Italia il problema è ancora quello).
E dunque allacciate le cinture di sicurezza
p.s. per ora i crediti in sofferenza del settore immobiliare sono bassi…. ma per la prima volta in 5 anni si sono messi a salire
CRE
p.p.s ho il sospetto che il settore auto americano sia alla base dell’esplosione delle sofferenze di origine commerciale e industriale.
Fonte: qui

domenica 13 marzo 2016

LI CHIAMANO NPL O CREDITI DETERIORATI. Ue: chi sta messo peggio?

Italy-Nonperforming-Loans-Yearly-121615SONO PIU' ESPLOSIVI I TITOLI TOSSICI (DERIVATI ECC.) O I "CREDITI DETERIORATI"?

NOTA: LA CRISI E' DOVUTA AL FATTO CHE LA MONETA VIENE EMESSA A DEBITO, CREATA DAL NULLA ATTRAVERSO IL MECCANISMO DELLA RISERVA FRAZIONARIA, E QUESTO HA  COMPORTATO DOPO DECENNI DI POLITICHE DI AFFIDAMENTO CORROTTE, 2 DIVERSE FOLLIE, IN SENO AI SISTEMI BANCARI "OCCIDENTALI":

  1. NEI PAESI DEL SUD EUROPA, PRINCIPALMENTE ITALIA E GRECIA, CREDITI A PIOGGIA VERSO PSEUDO-IMPRENDITORI("AMICI DEGLI AMICI") LEGATI A CORDATE POLITICO/MASSONICHE/SINDACALI;

  2. NEGLI ALTRI PAESI: ESAGERATE ESPOSIZIONI A LEVA SU CONTRATTI "CAPESTRO" DERIVATI E LA NECESSITA' DI MANIPOLARE(TRUFFARE) I MERCATI PER EVITARE I RELATIVI DEFAULT, UN ESEMPIO SU TUTTI, LA TRUFFA AL LIBOR DI LONDRA.

Sono considerati Non-performing loans (Npl) i "crediti deteriorati" in pancia alle banche, ovvero  i crediti per i quali la riscossione è incerta sia sotto il profilo del rispetto della scadenza che per l’ammontare dell’esposizione —quindi sofferenze e incagli di cittadini e aziende indebitatisi con le banche medesime.

Sotto questo profilo, a causa delle depressione economica nonché delle politiche austeritarie e pro-cicliche adottate dal governo Monti in poi, le banche italiane stanno messe male, anzi malissimo —saremmo a 300 miliardi di euro.
Non fosse stato per il Quantitative easing della Bce —grazie al quale le banche han potuto utilizzare la moneta offerta da Francoforte a tassi irrisori per poi acquistare titoli di Stato a più alto rendimento— molte banche italiane sarebbero già andate in default.
In questo contesto si può comprendere la dimensione dello scontro con Berlino ed il "Partito tedesco" i quali ammoniscono che le banche italiane avrebbero in pancia troppi titoli di stato e dovranno allinearsi senza fiatare alle norme sul bail-in entrate in vigore il 1 gennaio.
In estrema sintesi: l'esecuzione dei vincoli del bail-in e l'obbligo alle banche italiane di ricapitalizzarsi contestualmente sbarazzandosi di una parte consistente dei titoli di stato, mentre ha già messo in moto una fuga dei depositi verso l'estero, significherebbe farne precipitare il valore favorendo la loro acquisizione da parte di colossi bancari esteri (anzitutto tedeschi e francesi), altre banche semplicemente fallirebbero.
Nelle tabelle accanto gli attivi delle banche rispetto al Pil di alcuni paesi Ue —indice sicuro del livello di finanziarizzazione sistemica
Ma come stanno le cose con i sistemi bancari degli altri paesi della Unione europea? Ci giunge in soccorso un recentissimo studio de Il Sole 24 Ore.
Cosa si evince? Che se consideriamo quanto pesano titoli derivati o meglio tossici sui bilanci delle banche la situazione è a dir poco allarmante.

Le banche europee (per non considerare quelle a stelle e strisce) stanno messe peggio delle nostre.

Comprese quelle tedesche, che di derivati in bilancio ne hanno a bizzeffe.

 

Degno di nota che il governo tedesco —mentre impedisce a Roma ogni "aiuto di stato" alle banche locali e vorrebbe che queste si sbarazzassero dei titoli pubblici di debito—, per proteggere le proprie, ha adottato da poco una riforma delle legge fallimentare che le mette al riparo da eventuali bolle sui derivati ed i titoli tossici.[1]

NOTE
 
[1] In Germania la direttiva europea sulla risoluzione delle banche ha comportato la modifica alla legge fallimentare. Nella primavera del 2015 il Parlamento ha varato una riforma che introduce un elemento nuovo: le obbligazioni senior (quelle tradizionali) dal 2017 saranno “indebolite” e rese di fatto subordinate rispetto ad altre passività operative non garantite della banca. Per esempio i depositi (anche quelli sopra i 100mila euro) e le passività derivanti da operazioni di derivati.

 

Questo significa che se una banca dovesse fallire, verrebbero “bruciate” prima le azioni, poi le obbligazioni subordinate e poi quelle «senior».

Queste ultime, grazie alla riforma della legge fallimentare, verrebbero dunque aggredite prima dei depositi e delle esposizioni in derivati.

 
La logica di questa scelta è duplice.
 

Da un lato si proteggono i conti correnti e le operazioni in derivati, perché sotto di loro si crea un “cuscinetto” di titoli aggredibili prima.

 
Dall'altro si evita che le banche siano costrette ad emettere tanti nuovi bond subordinati per creare un adeguato “cuscinetto” di titoli (Tlac).
 

Questo protegge i conti correnti e i derivati (molto presenti nelle banche tedesche), ma ha creato contenziosi con gli obbligazionisti senior (che sono investitori istituzionali)

Fonte: qui

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