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venerdì 17 febbraio 2017

Mps, la superconsulenza affonda la banca: dubbi sugli ultimi bilanci della banca

Il Monte dei Paschi di Siena, come Alitalia e il Pd, ci dà sempre grandi soddisfazioni.

Mentre monta la suspense per il prossimo maxiprocesso milanese del 21 febbraio (per falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza, 2.600 parti civili, per l’affaire Nomura e Deutsche Bank, Alexandria e Santorini) spunta un documento inoppugnabile che potrebbe far rinviare a giudizio Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, ex ad e presidente del Monte; ed invalidare l’intero aumento di capitale del 2014/2015. Ergo, la banca non avrebbe potuto chiedere gli aiuti di Stato, i «Monti Bond»; né quindi produrre quel leggendario aumento di capitale di 8 miliardi che spinse i banchieri e il governo Renzi ad un tronfio ottimismo: «Abbiamo salvato il Monte dei Paschi, potete tranquillamente investire», chè, poi, infatti, s’è visto...

Il suddetto documento è una consulenza di parte firmata da Roberto Tasca Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari e Francesco Corielli, associato di Metodi Matematici per le Scienze Economiche - tra i migliori periti sul mercato - datata 10 gennaio 2017, ordinata dall’autorevole procuratore aggiunto della Procura Generale Felice Isnardi. Il quale Isnardi, mosso dal dubbio, ha voluto svolgere «ulteriori accertamenti istruttori» sulla posizione di Monte dei Paschi indagata per la violazione della legge 231 del 2001, nell’inchiesta che ipotizzava i reati di falso in bilancio e manipolazione del mercato a carico di Viola, Profumo e di altri nove personaggi. Reati per i quali, occhio, nel settembre scorso la stessa Procura di Milano di Francesco Greco aveva chiesto l’archiviazione. Si trattava del caso dei famigerati derivati: 5 miliardi che Viola e Profumo curiosamente, contabilizzarono a patrimonio come fossero titoli di Stato. Titoli, però, che la banca, non aveva acquistato e neppure pagato. E senza i derivati contabilizzati a patrimonio la banca avrebbe dovuto chiudere gli sportelli, dato che «togliendo i suddetti 5 miliardi, il var e i profili di rischio Mps sarebbero aumentati del 200%», dice l’avvocato Paolo Emilio Falaschi, difensore di un centinaio di clienti del Monte sotto choc. Epperò, con quei dineri farlocchi si fece l’aumento di capitale di 8 miliardi del 2014-2015 «che sapevano non sarebbe servito a nulla».

I clienti massacrati chiesero giustizia. Ma la Procura di Milano dopo una lettera del legale di Mps - che attestava che anche fossero quelli stati derivati, i profili di rischio dei clienti non sarebbero stati alterati, e quindi addio ipotesi di falso in bilancio - chiese l’archiviazione. I risparmiatori presentarono opposizione, e il Gip milanese Cristofano fissò l’udienza per discuterne il 15 marzo 2017. Sembrava una formalità, difficilmente due Procure si fanno la guerra. Ma la consulenza di Tasca e Corielli rimette tutto in gioco. Difficilissima da decifrare, dalla sua sintassi bancaria si estraggono concetti come: «I derivati relativi alle operazioni Santorini e Alexandria non sono “destinati a coprire da rischio di insolvenza un portafoglio di finanziamenti” bensì corrispondono ad una “vendita” di questa copertura; non potrebbero, quindi, essere inseriti nel perimetro dei derivati di credito compresi nel banking book ai fini di vigilanza. Qualora questa fosse la giustificazione per l’inclusione di tali derivati nel banking book, la stessa sarebbe contraddittoria rispetto ai criteri specificati dalla stessa BMPS». Oppure: «La situazione di BMPS risultava cagionata da fenomeni di cattiva gestione delle attività/passività o da strategie rischiose, quali devono intendersi l’acquisizione di una banca a prezzi troppo elevati, le perdite sul portafogli crediti, o la sottoscrizione di derivati di credito. In questo caso è chiaro che le previsioni della Commissione Europea potevano essere diverse perché sarebbero state valutate procedure di intervento: «nel normale quadro degli aiuti al salvataggio... nonché misure compensative per limitare le distorsioni della concorrenza».
Tutto ciò difficilmente avrebbe condotto «all’autorizzazione all’emissione dei Monti bond». E si attesta che «i profili di rischio aumentarono «di 28 volte». E si prospetta, dagli artt. 22 e 23 della Comunicazione CE (2009/C 10/03) che la banca «dovrebbe essere posta in amministrazione controllata o liquidata in conformità del diritto comunitario e nazionale». In soldoni, il documento dà ragione ai risparmiatori, e non alla Procura generale. E non si può dire che ci siano contrasti personali sui consulenti, dato che Tasca e Corielli sono gli stessi periti che la Procura di Milano già utilizza per le vicende Mps. Soltanto che ora sono subentrati nuovi elementi; e, banalmente, sulla base di quegli elementi ai due professori sono state fatte altre domande. Probabilmente quelle giuste. La consulenza è di un’importanza capitale.
Di fatto, attesta che la situazione mortifera della banca deriva da scelte manageriali storicamente scellerate: 

a) acquisto assurdo di Antonveneta; 

2) concessioni incredibili di crediti a pioggia a clienti «pregiati» (leggi Sorgenia), soldi a cani e porci; 

c) inerzia totale sul recupero degli stessi crediti sfociata, appunto, nell’operazione derivati. 

La banca insomma, era un verminaio già da prima. Ora, scartata - ma non si sa mai- la costituzione ad adiuvandum di Isnardi, se tra un mese il gip Cristofano decidesse di accogliere l’opposizione all’archiviazione, per Viola e Profumo scatterebbe il rinvio e a giudizio. «E si finirebbe per invalidare, dati i bilanci falsati anche l'aumento di capitale del 2014», aggiunge Romolo Semplici, Associazione Buongoverno di Siena, «con tutto ciò che potrebbe conseguire».
E cioè una reazione a catena. La richiesta di amministrazione straordinaria nella quale, acclarato lo stato d’insolvenza dell’istituto, la prescrizione dei reati non decorrerebbe più dalla data del fatto (più di 10 anni fa), ma dal momento della dichiarazione d’insolvenza stessa, cioè da ora. 

E si aprirebbero scenari di sana galera per tutti i coinvolti in un’ipotetica bancarotta fraudolenta. «Metterebbero ai ferri anche gli uscieri...», è il commento malizioso dei senesi. Sembra una fiction, lo so. Ma gli studi legali, grazie a questa consulenza dal sen fuggita, ci stanno lavorando...
di Francesco Specchia

Fonte: qui

sabato 14 gennaio 2017

UNA MAGGIORANZA BULGARA APPROVA AUMENTO DI CAPITALE DI UNICREDIT: IL 99,6% DICE SI' AL PROGETTO DI MUSTIER DA 13 MILIARDI

VERSO L’OK DEGLI EMIRATINI, LIBICI NON ADERIRANNO 

J’ACCUSE DI MAZZUCCO (FONDAZIONE CARIVERONA): OPERAZIONE SMENTISCE VECCHIO CDA, “TRAGGANO CONSEGUENZE”, E CHIEDE “TOTALE DISCONTINUITA’”

1. LA SOTTOSCRIZIONE SCATTA A FEBBRAIO
Camilla Conti per il Giornale

mustierMUSTIER
L' ad di Unicredit, Jean Pierre Mustier, ieri ha portato a casa il primo risultato: presente il 52,7% del capitale, ha votato a favore dell' aumento di capitale da 13 miliardi il 99,6% dei soci riuniti ieri in assemblea a Roma. L' operazione potrebbe partire già a febbraio dopo l' ok ai conti 2016 anche perché il gruppo a marzo deve fare fronte al pagamento degli interessi sui 2,5 miliardi di strumenti Tier1 e, nel caso l' operazione non dovesse rispettare le scadenze (ha precisato la banca in una comunicazione su richiesta Consob), potrebbe non corrispondere le cedole e finire sotto i livelli minimi di capitale.

MUSTIERMUSTIER
Mustier si è comunque dichiarato «fiducioso» sul successo dell' operazione - la più imponente mai lanciata sul mercato italiano - e nelle prossime tre settimane inizierà il roadshow in giro per il mondo durante il quale presenterà il piano strategico agli investitori internazionali. Intanto, ha predisposto rettifiche aggiuntive da 8,1 miliardi sui crediti per il loro successivo smaltimento, costi di uscita dei dipendenti per 1,7 miliardi e svalutazioni dell' attivo da 1,4 miliardi. Avviata inoltre la trattativa con i sindacati sulle 3900 uscite di dipendenti aggiuntive.

mohammed bin zayed al nahyan e luca di montezemoloMOHAMMED BIN ZAYED AL NAHYAN E LUCA DI MONTEZEMOLO
Da decidere ci sono le condizioni della ricapitalizzazione che, ha sottolineato lo stesso gruppo, non è stata richiesta dalla Bce. Gli analisti scommettono su un prezzo di emissione a sconto del 30-40% sulla parità teorica. Sganciato dall' aumento c' è inoltre il tema del raggruppamento delle azioni, una nuova ogni 10 vecchie, che potrebbe avvenire, ha detto Mustier, già entro il 23 gennaio.

Resta da capire chi aderirà all' operazione fra gli attuali soci dell' istituto che dovranno aprire il portafoglio per non diluirsi troppo nell' azionariato. Il fondo Aabar, che dovrebbe sborsare circa 650 milioni per mantenere il proprio 5%, non ha ancora preso una decisione, come ha detto ieri il vicepresidente Luca Montezemolo, smentendo così le voci dei giorni scorsi secondo cui da Abu Dhabi era già venuto il via libera.
aabar logoAABAR LOGO

Stando alle ultime indiscrezioni, la Banca centrale libica (Lia) potrebbe non sottoscrivere la propria quota (circa il 2,5%) vista la difficile situazione nazionale.

A tenere banco, ieri, è stato soprattutto il presidente della Fondazione Cariverona, Alessandro Mazzucco: l' ente scaligero avrebbe ceduto nei giorni scorsi lo 0,5% di Unicredit scendendo al 2,2% e si è dichiarato favorevole all' aumento. Mazzucco ha però chiesto in assemblea «discontinuità al cda» che fino alla «scorsa estate» dava sostegno al management e ostentava sicurezza salvo poi cambiare l' ad e imporre la cessione di Pekao e Pioneer e il maxi aumento.
LIBIALIBIA

Per questo le fondazioni (CariVerona, Crt, Carimonte, Manodori, CrTieste, Cassamarca e Fondazione Sicilia) con scarse risorse e una quota totale attorno al 9% hanno iniziato le consultazioni per fare fronte comune e avere almeno una rappresentanza nel board visto che l' aumento cambierà definitivamente lo scacchiere dell' azionariato.

2. FOGLIO DI VIA PER VITA, PALENZONA, MONTEZEMOLO

Francesco Spini per la Stampa

ALESSANDRO MAZZUCCOALESSANDRO MAZZUCCO
Buona la prima, per Jean Pierre Mustier. Il numero uno di Unicredit in assemblea incassa il via libera all' aumento di capitale da 13 miliardi di euro con una maggioranza bulgara, il 99,6%. I soci storici, sebbene molti probabilmente destinati a una decisa diluizione, danno piena fiducia al manager francese (confermato in consiglio con il 99,5% dei consensi, insieme con Martha Böckenfeld e Sergio Balbinot) e al suo piano lacrime e sangue. Non senza riportare malumori verso il cda.

giuseppe vitaGIUSEPPE VITA
Durissimo, in particolare, l' intervento del presidente di CariVerona (fondazione scesa alla vigilia della riunione al 2,23%), Alessandro Mazzucco. Nel suo intervento ha riportato «sconcerto» per il fatto «che il cda ci invita a una operazione così preoccupante e ponderosa mentre fino all' estate manifestava piena e incondizionata fiducia al management», quello vecchio naturalmente. Mazzucco ha parlato di «salvataggio» di Unicredit. Secondo lui il maxi aumento «è una smentita dell' operato del cda di allora il quale è però lo stesso in carica attualmente». Un invito quindi a «trarne le doverose conseguenze».
fabrizio palenzonaFABRIZIO PALENZONA

Un foglio di via indirizzato anzitutto al presidente Giuseppe Vita e ai suoi vice Montezemolo, Palenzona e Calandra Buonaura. Ma che difficilmente sortirà effetti in un momento cruciale, con l' aumento in rampa di lancio nel giro di un mese: potrebbe partire subito dopo i conti del 9 febbraio e comunque prima del 10 marzo, data di pagamento dei bond At1 con scadenza 2021. A operazione conclusa l' assetto azionario sarà notevolmente diverso.

Le fondazioni, oggi al 9%, saranno ridimensionate. Il pallino sarà sempre più nelle mani dei grandi fondi internazionali (che oggi vedono in prima fila Capital Research, Aabar e BlackRock) con cui il management disegnerà i cda del futuro. Comunque per ora Cariverona non ha stabilito la quota di adesione. Anche Aabar «non ha ancora deciso» il da farsi, ha detto Luca Montezemolo, sebbene con il fondo di Abu Dhabi ci sia stato un vertice «positivo».
BlackRockBLACKROCK

Tutti però giudicano positivamente l' azione di Mustier che per migliorare la qualità dell' attivo iscriverà a bilancio del quarto trimestre «rettifiche aggiuntive sui crediti per un importo complessivo pari a circa 8,1 miliardi».

Fonte: qui

mercoledì 21 dicembre 2016

S’AVVIA VERSO IL FALLIMENTO L’AUMENTO DI CAPITALE MPS CURATO DA JPMORGAN (E SPONSORIZZATO DA RENZI), OGGI SI CHIUDE LA CONVERSIONE DEI BOND PER I RISPARMIATORI

SEMPRE PIU’ VICINO L’INTERVENTO PUBBLICO. IL PARLAMENTO VOTA IL DECRETO PADOAN DA 20 MILIARDI 

IL TITOLO SOSPESO PER ECCESSO DI RIBASSO (-18%)

LA BANCA HA LIQUIDITA’ PER 4 MESI


1. MPS: PEGGIORA SITUAZIONE LIQUIDITA', SUFFICIENTE PER 4 MESI

Peggiora la situazione di liquidita' del Monte dei Paschi. Lo indica la banca nell'ultimo supplemento pubblicato stamani sull'operazione Lme e sull'aumento di capitale. 

La banca ha una posizione di liquidita' positiva per i prossimi quattro mesi dalla data odierna. Alcuni giorni fa la banca aveva dichiarato una liquidita' positiva per una prospettiva di undici mesi. Altra indicazione dalle nuove carte e' la firma del Quaestio agreement con il Fondo Atlante fatta il 20 dicembre.

2. S’AVVICINA INTERVENTO PUBBLICO

Vittoria Puledda per la Repubblica

Oggi alle 14 si alzerà il velo sull’operazione di ricapitalizzazione di Mps. Nel pomeriggio dovrebbe riunirsi il cda per fare il punto sulla situazione. Il passaggio finale in realtà è domani, quando si concluderà anche l’aumento di capitale riservato agli istituzionali, ma al momento gli umori non sono positivi. Dalla conversione dei bond subordinati sono arrivati circa 500 milioni; sommati al miliardo già messo in cascina potrebbero consentire di arrivare a quel miliardo e 800 milioni che era l’obiettivo del Monte, in partenza, e forse anche di superarlo. Il fronte su cui c’è ben più nervosismo è quello dell’aumento di capitale vero e proprio e della ricerca dell’anchor investor (che per ora non si trova). A ieri il bottino delle banche d’affari era piuttosto scarso.
MONTEPASCHI GRILLI DRAGHIMONTEPASCHI GRILLI DRAGHI

Insomma, l’obiettivo di 5 miliardi sembra sideralmente lontano, solo con i mezzi di mercato (ieri a Siena si è riunita la Deputazione della Fondazione, che probabilmente aderirà parzialmente all’aumento di capitale). Il decreto di intervento dello Stato si avvicina, anche se in audizione alle Camere ieri il ministro Pier Carlo Padoan ha continuato a parlare di misure che «potrebbero» rendersi necessarie (per evitare «danni incalcolabili » nel caso di risoluzione).

jpmorgan dimon renzi padoanJPMORGAN DIMON RENZI PADOAN
Il Mef ha fatto la sua relazione in commissione Bilancio, per presentare la richiesta di autorizzazione a creare nuovo debito fino a 20 miliardi per garantire la stabilità finanziaria e per «tutelare il risparmio», espressione tornata più volte nel corso dell’audizione (non priva di toni molto critici da parte dei parlamentari, anche per quella che è stata considerata una richiesta di “delega in bianco”). Oggi Camera e Senato voteranno l’autorizzazione a fare più debito, per ricapitalizzazioni precauzionali e per le garanzie pubbliche alla liquidità di banche in difficoltà.

Padoan ha parlato di «uno o più provvedimenti» che si rendessero necessari, ma ha aggiunto che non è il caso di entrare nei dettagli ed ha escluso che il sistema sia sull’orlo del baratro. Inoltre, ha sottolineato che il nuovo debito non impatta sul percorso di rientro e che comunque «tutte le valutazioni sono state fatte in sintonia con le istituzioni europee».

PadoanPADOAN
Su Siena ieri è intervenuto anche Silvio Berlusconi. «Mps - ha detto durante il ricevimento al Quirinale - va salvato assolutamente, checché ne dica l’Europa: altrimenti ci sarebbe un disastro per la nostra storia e il nostro Paese». Noi ci siamo, ha aggiunto. Una delle note dolenti è proprio quale sarebbe, a livello Ue, la valutazione della disciplina sugli aiuti di Stato nel caso di intervento pubblico accompagnato a misure per attenuare gli impatti sui privati. Un portavoce della Commissione ha detto che sono in corso «contatti costruttivi » con il Mef.

Fonte: qui

venerdì 9 dicembre 2016

Mps rifà i conti sull'opa. Dalla Bce un mese in più per l'AdC

La banca ha pubblicato un'errata corrige sull'esito dell'opa su 11 bond. Oggi pomeriggio pre consiglio del Supervisory Board a Francoforte e cda di Mps a Milano. Il burden sharing prende corpo: il Tesoro potrebbe comprare tutti i bond subordinati

M.F. 
07/12/2016

Mps ha rifatto i conti ieri sull’esito dell’opa lanciata su 11 bond subordinati per un controvalore nominale complessivo di 4,3 miliardi di euro. E ha scoperto che le adesioni sono leggermente superiori. Nello specifico si tratta di 1.028.911.232 euro e non 1.028.811.231 euro come invece comunicato in precedenza.
Queste obbligazioni subordinate saranno convertite in capitale nell’ambito dell’operazione di aumento da 5 miliardi di euro a patto che avvengano due condizioni: si trovino soci che aderiscano all’aumento e venga ceduto l’intero pacchetto di npl per 27 miliardi di euro.
Intanto ieri l’ad di Mps Marco Morelli, nel lungo incontro in Bce, al quale avrebbe partecipato il presidente del Consiglio di Vigilanza Danièle Nouy, avrebbe ottenuto da Francoforte un mese di tempo in più oltre il 31 dicembre per attendere la formazione del nuovo governo in Italia e poter delineare un piano di salvataggio per la banca.
Oggi pomeriggio dovrebbe riunirsi a Francoforte il pre consiglio del Supervisory Board (domani il meeting) che dovrebbe discutere, stando a indiscrezioni di stampa (Il Messaggero), non solo del futuro della banca senese ma anche delle good bank italiane e della trattativa in corso di Ubi per rilevarle. Attesi all'incontro anche il vicedirettore generale di Bankitalia Fabio Panetta e Carmelo Barbagallo, responsabile della Vigilanza.
Intanto il Tesoro non sta a guardare. Secondo quanto scrive oggi MF-Milano Finanza in edicola, è in preparazione un piano B da presentare entro il fine settimana che prevede di far scattare l'opzione del burden sharing come già accaduto in Italia alle 4 bad bank. E' una forma di aiuto di Stato che non fa scattare il bail-in ed è disciplinata dalla direttiva Brrd sulla risoluzione delle banche. Per applicare l'articolo 32 occorre che un istituto sia bocciato agli stress test, come nel caso di Siena che lo scorso luglio, nello scenario avverso, ha accusato un Cet1 negativo del 2,23%. La banca, comunque, deve essere solvibile. Mps, alla data del 30 settembre scorso, deteneva un patrimonio di 9 miliardi di euro.
Secondo MF, il Tesoro, che oggi detiene il 4% di Mps, comprerebbe tutti i bond junior della banca per trasformarli in azioni. L'operazione dovrebbe coinvolgere sia gli investitori istituzionali, sia il retail, anche se per i risparmiatori pare siano previste forme di ristoro attraverso specifici strumenti finanziari. I contatti con il governo per lo scudo statale su Mps sono giunti intanto dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis.
Oggi l'ad Morelli dovrebbe aggiornare il board in una riunione che prenderà il via nel primo pomeriggio a Milano. Il sostegno del fondo del Qatar alla ricapitalizzazione resta per ora sullo sfondo, assieme all'underwriting delle otto banche guidate da JP Morgan e Mediobanca che costituiscono il consorzio per l'aumento.
LE DIFFERENZE NEI CALCOLI. Per il titolo €500.000.000 Subordinated Floating Rate Notes due 2017 emesso da Mps, i dati complessivi relativi all’ammontare aggregato in termini di valore nominale in circolazione a seguito delle offerte Lme sono pari a 342.693.000 euro e non 342.793.000 euro, come comunicato ieri.
Nel caso del titolo €2.160.558.000 Tasso Variabile Subordinated Upper Tier II 2008 –2018 emesso da Mps, i dati complessivi sull'ammontare aggregato in termini di valore nominale in circolazione a seguito delle offerte Lme sono pari a 1.964.111.663 euro e non 1.964.713.163 euro.
Le adesioni complessive all’offerta e all’offerta istituzionale Lme sono pari 1.028.841.000 euro i non 1.028.741.000 euro, le adesioni complessive all’offerta pubblica di acquisto volontaria sono pari a 229.672.000 e non 229.572.000 euro. Quindi l’aumento di capitale Lme è di 1.028.911.232 euro e non 1.028.811.231 euro, incluso il corrispettivo dovuto per i titoli conferiti nell’ambito dell’offerta istituzionale Lme.
Il corrispettivo aggregato è di 226.363.049 euro per i titoli conferiti nell’ambito dell’offerta e non di 226.263.049 euro.

mercoledì 21 settembre 2016

Mps torna a far paura: conversione forzata bond subordinati?

Mps torna a far paura: pesa il caos ai vertici e l’incertezza per il prossimo aumento di capitale. Al momento si pensa a una conversione forzata (e non più volontaria) dei bond subordinati.

Crisi senza fine per il titolo Mps, che nell’ultima seduta di venerdì 16 settembre ha ceduto il 9,3% (mentre adesso viaggia a +3%) sprofondando a 20 centesimi, nuovo minimo storico lontano anni luce dagli 1,17 euro dell’ultimo aumento di capitale risalente a giugno 2015.
In una giornata disastrosa per tutte le Borse Ue, affossate dall’effetto Francoforte e dall’incertezza sui tassi americani, Mps ha pagato il terremoto al vertice causato dalle dimissioni dell’amministratore delegato Fabrizio Viola, seguite da quelle del presidente Massimo Tononi.
Il nuovo Ceo dell’istituto senese, Marco Morelli, è già al lavoro sul maxi aumento di capitale da 5 miliardi: una cifra mostruosa, pari a 8 otto volte e mezzo l’attuale valore di Mps, che ormai capitalizza 592 milioni di euro.
Per questo motivo il nuovo management di Rocca Salmbeni si sta muovendo per ridurre l’entità della ricapitalizzazione, convertendo in azioni i bond subordinati(su base volontaria o coattiva? Questo il nodo da sciogliere) e cercando uno o più anchor investor disposti a scommettere sul futuro della banca.

Mps: il parere di Banca Imi e Davide Serra

Secondo gli analisti di Banca Imi continuano a ritenere che “la conversione dei bond subordinati sia cruciale per aumentare la fattibilità del piano sul capitale di Mps”.
Secondo il finanziere Davide Serra, numero uno del fondo Algebris, sarà sufficiente un aumento di capitale da 3 miliardi, visto che almeno due dei 5 e passa iniziali dovrebbero essere convertiti.

Ad ogni modo, i contenuti del nuovo piano industriale potrebbero essere svelati non prima della fine di settembre.
Sempre gli analisti di Banca Imi si aspettano che
“il prezzo dell’azione resti penalizzato dalle incertezze relative alla strategia della banca e che per l’esecuzione del piano sul capitale possa servire anche più tempo di quanto stimato”.
Prima di procedere all’aumento di capitale (che potrebbe slittare anche a febbraio 2017), il Monte dei Paschi dovrà affrontare il capitolo sofferenze, dando il via alla cartolarizzazione di 27 miliardi di crediti deteriorati lordi, operazione sulla quale sono al lavoro gli advisor di Mps e il fondo Atlante, che ha ancora delle risorse residue da investire nell’istituto senese.

Mps e il referendum costituzionale

L’incognita principale che incombe sul futuro di Mps è il referendum costituzionale di fine novembre-inizio dicembre.
Ma sono in tanti a ritenere - come sottolinea l’ultimo report della società indipendente di ricerca londinese RedBurn - che il Monte dei Paschi di Siena faticherà a completare la ricapitalizzazione anche in caso di vittoria del Sì, auspicata dalle banche coinvolte nel consorzio di garanzia per l’aumento.

Mps: la partita per il dopo Tononi

Intanto entra nel vivo la partita per la successione a Massimo Tononi al vertice di Mps. I nomi circolati con più insistenza sono quelli di Fabrizio SaccomanniVittorio Grilli e Lorenzo Bini Smaghi. Ma non vanno sottovalutate altre opzioni come gli interni Roberto Isolani e Antonino Turicchi.
Fonte: forexinfo