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domenica 3 maggio 2020

“LA TERAPIA SPERIMENTALE D'EMERGENZA DELLA TRASFUSIONE DEL PLASMA DEI SOGGETTI GUARITI NELLE VENE DEI MALATI AGONIZZANTI DI COVID-19, FUNZIONA: INCREDIBILMENTE HANNO VISTO MIGLIORARE IL LORO STATO CLINICO ENTRO 12/48 ORE DAL TRATTAMENTO - IL PRINCIPIO SCIENTIFICO E’ QUELLO TRASFERIRE I FAMOSI “ANTICORPI NEUTRALIZZANTI”

LA TRASFUSIONE INFONDE SPERANZA
Melania Rizzoli per “Libero quotidiano”

Al culmine dell' epidemia da Coronavirus, tra la disperazione dei medici di trovarsi di fronte ad una nuova malattia orfana di farmaci mirati a combatterla, in alcuni reparti di Terapia Intensiva della Lombardia è stata usata, tra le tante che venivano tentate, una particolare terapia sperimentale d' emergenza sui pazienti più a rischio e in quelli più gravi con prognosi infausta, scaturita da una intuizione umana che ha dato risultati, visti nei singoli casi, davvero sorprendenti.

Si tratta della trasfusione del plasma dei soggetti guariti infusa direttamente nelle vene dei malati agonizzanti di Covid-19, i quali incredibilmente hanno visto migliorare il loro stato clinico entro 12/48 ore dal trattamento, una modalità sperimentata per la prima volta all' ospedale Carlo Poma di Mantova e al Policlinico San Matteo di Pavia, il cui principio scientifico è stato quello di usare la parte liquida del sangue proveniente da donatori, ovvero da persone guarite dal Covid e tornate sane, le quali, per sconfiggere la malattia, avevano sviluppato i famosi "anticorpi neutralizzanti" contro il virus, che sono stati in tal modo trasferiti direttamente nell' organismo del malato.
trasfusione di sangue 8TRASFUSIONE DI SANGUE 

Si è trattato in pratica di una trasfusione di plasma iper-immune, ricco di anticorpi specifici e naturali contro il Coronavirus, che è stato trasferito in pazienti critici in affanno respiratorio, ricoverati in terapia intensiva e sub-intensiva, un tentativo terapeutico che ha funzionato fin dal primo trattamento e che ha visto diversi malati migliorare in breve tempo e non avere più bisogno della Rianimazione.

A Mantova questo approccio è stato sperimentato già su 25 pazienti, ed è stato un lavoro impegnativo a partire dalla selezione dei donatori, i quali dovevano essere guariti da almeno due settimane, avere almeno due tamponi negativi, non dovevano essere affetti da altre comorbilità e soprattutto dovevano essere idonei a donare il loro plasma, ovvero avere prodotto un livello di anticorpi sufficiente per la donazione e per ottenere l' effetto terapeutico auspicato.

Il sangue dei donatori è stato centrifugato e separato dalla sua parte corpuscolare, cioè dai globuli bianchi, dai globuli rossi e dalle piastrine, in modo da non avere problemi di compatibilità di gruppi sanguigni, ed è stata utilizzata solo la parte sierosa, ovvero il plasma, quella che custodisce gli anticorpi specifici contro il virus con il loro sicuro effetto terapeutico. Naturalmente i donatori sono stati sottoposti, secondo le indicazioni del Centro Nazionale Sangue, a tutta una serie di analisi per registrare l' assenza di malattie infettive trasmissibili virali o batteriche e confermare la sicurezza del loro plasma, al punto che la selezione è stata rigidissima, e sui primi 100 donatori solo 30 sono risultati idonei alla donazione.

Per determinare se la trasfusione di plasma da persona convalescente può essere utilizzata nel trattamento di pazienti critici con polmonite virale è quindi imperativo determinare la quantità di anticorpi specifici e neutralizzanti presenti che lo renda iper immune e idoneo ad attaccare e disattivare il virus ancora attivo dei riceventi, così da spegnere la sua carica virale, interrompere la sua azione distruttiva e condurre il malato a guarigione.

trasfusione di sangue 7TRASFUSIONE DI SANGUE 
Negli ospedali di Pavia e di Mantova, dall' inizio di questa sperimentazione, non si sono registrati morti di Covid, e la stessa sperimentazione è in atto dal 15 aprile all' ospedale Maggiore di Novara, in aggiunta a tutte le altre terapie farmacologiche, con questo "farmaco" prodigioso prodotto dall' organismo umano, ovvero immunoglobuline specifiche e naturali, prodotte dal sistema immunitario, che sono risultate efficaci sia dal punto di vista biochimico che immunologico, un protocollo che è stato testato anche su una giovane donna incinta, portatrice di una gravidanza a rischio incompatibile con la Terapia Intensiva, che ha visto regredire la sua malattia infettiva in poche ore.

trasfusione di sangue 5TRASFUSIONE DI SANGUE 
Tra cautela ed ottimismo in Lombardia si è conclusa da pochi giorni la prima sperimentazione sul plasma dei guariti per trattare i pazienti con Covid-19, e riesaminando tutti i casi andati a buon fine, valutando la loro risposta clinica e strumentale sarà forse possibile inserire questa terapia tra le specifiche contro l' infezione virale da Coronavirus, e tale sperimentazione è la prima sul plasma dei guariti ad essersi conclusa, anche se sono diversi i trial in corso a livello internazionale sulla potenzialità di tale trattamento (usato anche contro il virus Ebola).

In una situazione di emergenza è stato realizzato un protocollo emergenziale su un modello terapeutico già testato dai medici cinesi di Wuhan, una sieroprofilassi non nuova nel mondo scientifico, usata in passato quando, in assenza di terapie specifiche, si doveva rafforzare lo status di malati immuni compromessi, i più esposti a complicanze di ogni genere e organo. Tale tentativo terapeutico è però definito "immuno-modulante", ovvero profondamente diverso da un vaccino, il quale determina una "immunizzazione attiva" in chi lo riceve, mentre in questo caso gli anticorpi sono già stati prodotti da un altro individuo e vengono trasfusi in un malato che non ne ha in quantità sufficiente a superare la malattia. In questo caso si parla di "immunizzazione passiva" che aiuta a mantenere e rafforzare le difese naturali.
trasfusione di sangue 6TRASFUSIONE DI SANGUE 

I candidati a tale tipo di trattamento sono i pazienti affetti da Coronavirus che presentano insufficienza respiratoria severa o in rapida progressione, quelli che non si trovano ancora in Terapia Intensiva ma che sono a rischio di peggioramento e che hanno bisogno della ventilazione assistita, poiché questo risulta il momento più adeguato per la somministrazione della terapia plasmatica, la quale offre la possibilità di bloccare il peggioramento dei sintomi, mentre se un paziente è ricoverato in terapia intensiva da oltre 10 giorni questo trattamento risulta perdere di efficacia per le condizioni cliniche ormai troppo compromesse. Il protocollo di somministrazione prevede infusioni di volumi da 200 a 600 ml di plasma iper immune una volta al giorno, per tre giorni consecutivi, e i primi dati dovrebbero essere riscontrabili sin dalla prima somministrazione.

trasfusione di sangue 2TRASFUSIONE DI SANGUE 
Naturalmente è presto per trarre conclusioni generali prima di una analisi ad ampio spettro, perché per confermare la validità di tale terapia sperimentale è necessario trattare un numero elevato di pazienti, registrarne i risultati e certificarne le guarigioni, e soprattutto selezionare un numero elevatissimo di donatori guariti o convalescenti, che vengono invitati appunto a donare il loro plasma, per affilare la punta di una freccia terapeutica che tutti i medici si augurano possa centrare il bersaglio, quel perfido virus che li ha beffati e che, incurante del loro impegno, ha provocato in sole sei settimane migliaia di morti. Fonte: qui

venerdì 1 maggio 2020

TUTTI COLORO CHE GUARISCONO DAL COVID-19 SVILUPPANO GLI ANTICORPI. LO CONFERMA UNO STUDIO CINESE SU "NATURE MEDICINE": ENTRO 19 GIORNI DALL’ESORDIO DEI SINTOMI, IL 100% DEI PAZIENTI RISULTA POSITIVO ALL’IMMUNOGLOBULINA G (IGG) ANTIVIRALE

UNA RICERCA DELL’UNIVERSITÀ DI SEUL SMENTISCE LA NOTIZIA DI SOGGETTI “REINFETTATI” BOLLANDOLI COME FALSI POSITIVI 
ADESSO RESTA DA CAPIRE SE GLI ANTICORPI SIANO…
Silvia Turin per "www.corriere.it"

CORONAVIRUS ANTICORPICORONAVIRUS ANTICORPI
Uno studio cinese pubblicato il 29 aprile su “Nature Medicine” dà una buona notizia: tutte le persone entrate in contatto con il virus sviluppano anticorpi. Non era scontato ed è un buon punto di partenza per i test sierologici che sono attualmente in circolazione anche in Italia.

Gli autori scrivono: “Segnaliamo risposte anticorpali acute a SARS-CoV-2 in 285 pazienti con COVID-19. Entro 19 giorni dall’esordio dei sintomi, il 100% dei pazienti è risultato positivo all’immunoglobulina G (IgG) antivirale. La sieroconversione per IgG e IgM si è verificata contemporaneamente o in sequenza.

CORONAVIRUS ANTICORPICORONAVIRUS ANTICORPI
Entrambi i titoli di IgG e IgM hanno raggiunto il plateau entro 6 giorni dalla sieroconversione. I test sierologici possono essere utili per la diagnosi di pazienti sospetti con risultati RT-PCR negativi e per l’identificazione di infezioni asintomatiche”.

Non basta per sapere se siamo immuni
Quindi il 100% dei pazienti trattati ha sviluppato gli anticorpi che risultano essere la “memoria” del nostro corpo all’infezione (IgG) e anche quelli che indicano la primissima risposta all’attacco del virus (IgM). Altro passo sarà quello di capire (con studi successivi) se gli IgG siano anche protettivi e per quanto tempo. Ora se qualcuno risulti avere gli anticorpi, potrà essere sottoposto a tampone per capire se sia ancora infettivo (QUI spieghiamo perché è necessario anche il tampone) e un domani potremmo capire per quando tempo e se sarà immune.
coronavirus new york 10CORONAVIRUS NEW YORK

“Lo studio di oggi è importante, perché ci dice che chi ha avuto infezione sviluppa gli anticorpi, cosa che qualcuno metteva in dubbio per via delle recidive. Ora però dobbiamo essere sicuri che siano protettivi, e a lungo termine. La notizia comunque è buona, anche in prospettiva vaccino”, ha dichiarato il direttore del dipartimento malattie infettive dell’Iss, Gianni Rezza. «Buona notizia: seppure in quantità variabili, i pazienti guariti da COVID-19 producono anticorpi contro il virus. Questo è bene perché rende affidabile la diagnosi sierologica e, se gli anticorpi fossero proteggenti, promette bene per l’immunità», scrive il virologo Roberto Burioni su twitter .

Gli anticorpi ci proteggono?
Come detto, è una buona notizia e adesso ci restano da capire due altri fattori fondamentali: se gli anticorpi che sviluppiamo sono anche “neutralizzanti” e, se lo sono come si spera, per quanto tempo lo saranno. Per la prima domanda servono ulteriori ricerche che si stanno facendo: bisogna verificare in laboratorio se l’anticorpo si lega a una determinata proteina (antigene) del virus e poi, qualora ciò avvenga, capire se questo legame è sufficientemente saldo da non permettere più al virus di infettare altre cellule. Nelle analisi si tenta proprio di separare antigene e anticorpo per capire se siamo sulla buona strada. Se l’anticorpo è neutralizzante farà da scudo nel caso di un nuovo incontro con il virus.
operatori con equipaggiamento protettivo disinfettano la metro a seulOPERATORI CON EQUIPAGGIAMENTO PROTETTIVO DISINFETTANO LA METRO A SEUL

Quanto dura la protezione?
Ultimo passo è capire quanto durerebbe l’ immunità e per questo servono mesi, nel senso che bisogna controllare a cadenza fissa se chi ha anticorpi protettivi li ha conservati dopo un certo periodo di tempo. Se Sars-Cov-2 si comportasse come i precedenti coronavirus, Sars-1 e Mers, la protezione dovrebbe durare almeno 12-24 mesi.

Non erano recidive
Questo lavoro sugli anticorpi viene pubblicato contemporaneamente a un altro importante dell’Università di Seoul, che in conferenza stampa presso il National Medical Center locale ha spiegato che quei casi che si consideravano “reinfezioni” sono stati invece falsi positivi.
coronavirus 7CORONAVIRUS

Gli studiosi hanno scoperto che i frammenti e i resti dei virus debellati in passato dall’organismo potrebbero essere stati la causa della positività dei test effettuati a distanza di giorni (e a volte settimane) dalla completa guarigione da Covid-19. «Oltre 260 persone sono risultate positive ai test per il coronavirus dopo recuperi completi avvenuti a giorni o settimane di distanza.

coronavirus anticorpiCORONAVIRUS ANTICORPI
Abbiamo poche ragioni per credere che si tratti di reali casi di reinfezioni o riattivazioni di Covid-19, è più probabile che i test abbiano rilevato tracce del DNA del virus nell’organismo ospite perché è stato debellato». I Korea Centers for Disease Control and Prevention (KCDC) sostengono che i pazienti guariti che risultati positivi sembrano non essere contagiosi e dalle analisi sembra che non sia stato possibile rilevare virus vivi in tali situazioni».

sabato 18 aprile 2020

Un nuovo studio mostra che le infezioni da coronavirus negli Stati Uniti sono "da 50 a 80 volte superiori" rispetto a quanto creduto

Uno dei maggiori problemi che devono affrontare gli scienziati e i funzionari della sanità pubblica è il fatto che non sappiamo davvero quante persone abbiano contratto il virus, ma non abbiano mai mostrato sintomi.
Questi casi cosiddetti "asintomatici" sono stati un grosso problema contrastando i tentativi di contenimento. E mentre i governatori iniziano a implementare piani per la riapertura dei loro stati, le persone si chiedono chi sia pronto a tornare al lavoro prima. Alcuni hanno suggerito che i test in grado di rilevare gli "anticorpi" per il virus - in genere si sviluppano nelle persone che si sono riprese dal virus - dovrebbero essere utilizzati per determinare chi è "immune", e quindi dovrebbero tornare prima.
L'unico inconveniente è che non ci sono prove che gli anticorpi rendono qualcuno immune da questo particolare virus. Inoltre, alcune ricerche hanno dimostrato che gli anticorpi nel sangue di alcuni pazienti guariti sono quasi inosservabili, suggerendo che potrebbero essere ancora vulnerabili alla reinfezione.

C'è anche una teoria secondo cui il test per gli anticorpi potrebbe aiutare a mostrare quale percentuale della popolazione era infetta, ma mai sintomatica. Vale a dire, un recente studio condotto nella contea di Santa Clara in California ha scoperto che l'incidenza casuale di anticorpi virali era significativamente più elevata di quanto i ricercatori si aspettassero.
Ecco altro da ABC News :
Il primo test della comunità su larga scala di 3.300 persone nella Contea di Santa Clara ha scoperto che dal 2,5 al 4,2% di quelli testati erano positivi per gli anticorpi - un numero che suggerisce un tasso di infezione molto più alto rispetto al conteggio ufficiale.
Sulla base dei dati iniziali, i ricercatori stimano che l' intervallo di persone che potrebbero aver avuto il virus sia compreso tra 48.000 e 81.000 nella contea di 2 milioni, a differenza dei circa 1.000 nel conteggio ufficiale della contea al momento in cui i campioni erano prese.
Una domanda critica nel cammino verso il futuro è quante persone hanno effettivamente nuovi anticorpi protettivi contro il coronavirus e una possibile immunità? Due gruppi di ricerca in California, supportati da eserciti di volontari dedicati, hanno deciso di rispondere a questa domanda e sono arrivati ​​i primi risultati.
"I nostri risultati suggeriscono che ci sono da qualche parte tra le 50 e le 80 volte più infezioni nella nostra contea rispetto a quanto è noto dal numero di casi di quelli segnalati dal nostro dipartimento di sanità pubblica", Dr. Eran Bendavid, professore associato di medicina presso La Stanford University, che ha guidato lo studio, ha dichiarato in un'intervista a Diane Sawyer della ABC News.
Per coloro che non sono in grado di gestire la matematica di base: sono circa 34 milioni di americani di fascia bassa, circa il 10% della popolazione.
A dire il vero, questo è solo uno studio. E proprio come abbiamo bisogno di prendere le notizie dello studio remdesivir dell'Università di Chicago con un granello di sale, così dobbiamo fare con questo.
Il team che gestisce lo studio ha fiducia nei numeri e, sebbene possano variare ampiamente da comunità a comunità, pensano che la tecnica di base possa essere utile per determinare quale percentuale della popolazione ha anticorpi ...
I dati iniziali sono i primi a fornire maggiore chiarezza su dove si trova una comunità nella pandemia. Ma Bendavid avverte che il lavoro è stato più illuminante su ciò che sta accadendo a livello di comunità di quanto non lo fosse per qualsiasi individuo.
"Siamo certi che stiamo ottenendo informazioni affidabili sulla popolazione. E questo può essere fatto perché sappiamo quale percentuale delle persone che sono positive ci manca usando questo test", ha detto Bendavid.
I risultati suggeriscono che sono necessarie ulteriori ricerche e analisi per sapere quante persone che sono risultate positive agli anticorpi non hanno mai saputo di avere il virus perché non avevano sintomi.
... anche se quella percentuale sarà quasi certamente così piccola da essere trascurabile (anche se finisce per essere mostrata nelle cifre a metà singola, o leggermente più alta, che è molte volte la penetrazione attuale).
E al rialzo, significherebbe che il tasso di mortalità del virus negli Stati Uniti è molto basso rispetto al livello attuale di circa il 5%. Fonte: qui

La Marina segnala un allarmante tasso di "trasmissione furtiva": il 60% della compagnia aerea infetta non presenta sintomi

In uno sviluppo estremamente preoccupante che segnala che il picco del coronavirus negli Stati Uniti potrebbe durare più a lungo del previsto, la Marina degli Stati Uniti ha scoperto che la maggior parte dei casi COVID-19 a bordo della portaerei colpita da virus Theodore Roosevelt sono tra i marinai asintomatici . 
"I test approfonditi dell'intero equipaggio della portaerei americana colpita dal coronavirus Theodore Roosevelt potrebbero aver rivelato un indizio sulla pandemia: la maggior parte dei casi positivi finora sono tra i marinai che sono asintomatici, affermano i funzionari", riferisce Reuters . 
Ciò suggerisce che il virus potrebbe diffondersi più frequentemente con la modalità invisibile nella popolazione più ampia, con molte più persone di quante ne sia noto camminare in giro con la malattia alla sprovvista. 
Portaerei nucleare USS Theodore Roosevelt, via AP / VOA
Almeno 655 marinai Roosevelt sono ora risultati positivi, incluso un decesso e ricoveri multipli, su un equipaggio totale di circa 4.800. È sorprendente che la Marina abbia scoperto che su oltre 600 marinai infetti COVID-19, la  maggior parte non  ha mostrato sintomi . I test sono completi per circa il 95% sull'intero equipaggio da quando la nave è stata dirottata a Guam il mese scorso a causa dell'epidemia che si stava sviluppando a bordo. 
"Per quanto riguarda COVID-19, stiamo imparando che la furtività sotto forma di trasmissione asintomatica è il potere segreto di questo avversario", ha detto ai giornalisti il ​​contrammiraglio Bruce Gillingham, chirurgo generale della Marina.
La Marina ha specificato che il 60% dei casi positivi del Roosevelt "finora non hanno mostrato sintomi". Fondamentalmente, Reuters sottolinea che "la cifra è superiore all'intervallo dal 25% al ​​50% offerto il 5 aprile dal Dr. Anthony Fauci" .
Ciò è probabilmente dovuto al fatto che i ranghi militari arruolati tendono ad essere individui già molto sani nei loro 20 e primi 30 anni. L'equipaggio del vettore fornisce anche un caso di studio attivo chiave dato l'isolamento di quasi 5.000 persone oltre alla società più ampia e ai giovani, in forma demografica. 
Il segretario alla Difesa Mark Esper ha dichiarato oggi  alla NBC giovedì che le conclusioni sulla diffusione asintomatica a bordo delle conclusioni della nave sono "sconcertanti". Esper ha detto: "Ha rivelato una nuova dinamica di questo virus: che può essere trasportato da persone normali e sane che non hanno alcuna idea di portarlo ", ha detto Esper.
Anche se questa non è una nuova rivelazione, il caso del vettore Roosevelt e del suo equipaggio fornisce una chiara e scioccante conferma che questa realtà si sta probabilmente svolgendo su una scala molto più ampia di quanto si pensasse in precedenza. Fonte: qui

venerdì 10 aprile 2020

Gli scienziati sudcoreani avvertono: il COVID-19 si può "riattivare spontaneamente" nei pazienti guariti

Ieri abbiamo riferito di alcune nuove ricerche che sono state appena pubblicate su The Lancet, una rivista di ricerche non sottoposte a revisione paritaria che è comunque considerata una risorsa estremamente credibile. Il rapporto, pubblicato dagli scienziati di un'università di Shanghai, affermava che alcuni pazienti con COVID-19 mostrarono pochi o, ancora più allarmanti, nessun anticorpo con COVID-19 nel sangue dopo il recupero dalla malattia.
E ora, è stato rilasciato un altro rapporto che evidenzia la suscettibilità estremamente preoccupante che gli umani hanno nei confronti di questo virus. I ricercatori di Seoul hanno scoperto diversi casi in cui i pazienti che si sono ripresi da COVID-19 hanno visto "riattivare" la malattia, probabilmente perché il virus era ancora dormiente al loro interno ed era stato risvegliato, in qualche modo.
Lo Straits Times ha riferito che circa 51 pazienti che erano stati "curati" in Corea del Sud sono tornati positivi, hanno riferito i Centri coreani per il controllo delle malattie durante un briefing con i media. Invece di essere infettato di nuovo, il virus potrebbe essere stato riattivato in queste persone, dato che si sono rivelati nuovamente positivi poco dopo essere stato rilasciato dalla quarantena e probabilmente non hanno avuto il tempo di riacquisire il virus e vederlo diventare attivo, ha affermato Jeong Eun- Kyeong, direttore generale del KCDC.








"Mentre stiamo dando più peso alla riattivazione come possibile causa, stiamo conducendo uno studio completo su questo", ha detto Jeong.
"Ci sono stati molti casi in cui un paziente durante il trattamento sarà negativo un giorno e positivo un altro." Un paziente è considerato completamente guarito quando due test condotti con un intervallo di 24 ore mostrano risultati negativi.
Nonostante abbia avuto uno dei primi focolai, la Corea del Sud ha registrato solo 200 morti e riferito di nuovi numeri giornalieri in calo da quando i casi hanno raggiunto il picco a 1.189 il 29 febbraio. Il KCDC ha riportato giovedì solo 39 nuovi casi per un totale di 10.423. Uno dei programmi di sperimentazione più estesi al mondo e un approccio basato sulla tecnologia per rintracciare le infezioni ha aiutato il paese a contenere la sua epidemia senza blocchi o chiusure delle imprese.
Anche la paura di una nuova infezione nei pazienti guariti sta crescendo in Cina, a seguito di una serie di segnalazioni secondo cui alcuni pazienti erano risultati di nuovo positivi o addirittura deceduti a causa della malattia dopo aver presumibilmente recuperato e lasciato l'ospedale.
A partire da ora, gli scienziati stanno ancora cercando di capire questo fenomeno, e nulla è incastonato nella pietra.
Ma riteniamo che ci sia un numero crescente di prove che suggeriscono che molte persone non riescono a creare un'immunità a questo virus il che non fa ben sperare per le prospettive di un vaccino universalmente efficace. Fonte: qui

La simulazione scioccante mostra la nuvola di diffusione della tosse singola del supermercato COVID-19 attraverso il supermercato 

I ricercatori dell'Università di Aalto, dell'Istituto meteorologico finlandese, del Centro di ricerca tecnica VTT della Finlandia e dell'Università di Helsinki hanno pubblicato una terrificante simulazione di come le particelle di coronavirus si diffondono da una singola tosse nell'aria e si disperdano attraverso diverse navate in un supermercato. 
"Qualcuno infetto dal coronavirus, può tossire e allontanarsi, ma poi lasciare dietro di sé particelle di aerosol estremamente piccole che trasportano il coronavirus. Queste particelle potrebbero finire nel tratto respiratorio di altre persone vicine", ha detto Ville Vuorinen, assistente universitario dell'Università di Aalto. 
Jussi Sane, capo specialista dell'Istituto finlandese per la salute e il benessere, ha affermato che il modello esemplifica il motivo per cui le persone malate devono rispettare gli ordini di sanità pubblica per rimanere a casa. 

"Sulla base della modellistica del consorzio, non è ancora possibile emettere direttamente nuove raccomandazioni. Tuttavia, questi risultati sono una parte importante dell'insieme e dovrebbero essere confrontati con i dati degli studi sull'epidemia nella vita reale", aggiunge Sane .
Il modello potrebbe suggerire che i supermercati sono terreno fertile per il virus mentre le persone si precipitano in queste strutture interne per far prendere il panico. Ha anche senso il motivo per cui gli scoppi sulle navi da crociera sono rapidi. 
Il mese scorso, un nuovo rapporto ha delineato come il virus potrebbe  rimanere in aria  per almeno 30 minuti e viaggiare fino a 14 piedi(poco più di 4m). 
Ci sono prove crescenti che le persone hanno bisogno di iniziare a indossare maschere per il viso. L'unico problema: i 3M N95 sono esauriti in tutto il mondo. La scorsa settimana, il governo degli Stati Uniti ha ribaltato la sua precedente posizione sulle maschere, fornendo nuove indicazioni che le persone nei luoghi pubblici devono indossarle. Il presidente Trump non ha ancora richiesto maschere, ma alcuni governi locali hanno emesso regole più severe. 
Washington, DC, il sindaco Muriel Bowser ha dichiarato che tutti gli acquirenti che entrano nei negozi di alimentari nell'area metropolitana di Washington devono indossare maschere, indicando che i negozi applicheranno la nuova misura. 
La simulazione scioccante di come la tosse di un corriere COVID-19 crea una nuvola di aerosol del virus suggerirebbe che indossare la maschera sarà la nuova normalità per le persone in tutto il mondo fino a quando non sarà trovata una cura.  Fonte: qui

UN TERZO DEI GUARITI DAL CORONAVIRUS, SOPRATTUTTO TRA I PIÙ GIOVANI, HA LIVELLI BASSISSIMI DI ANTICORPI. ALCUNI DEI PAZIENTI STUDIATI A SHANGHAI NON NE AVEVANO PROPRIO. QUESTO È PREOCCUPANTE SIA PERCHÉ RIDUCE LE POSSIBILITÀ DI UN'IMMUNITÀ DI GREGGE, SIA PERCHÉ SI RISCHIA CHE UN VACCINO NON SIA ABBASTANZA EFFICACE: COSA DICE LO STUDIO PRELIMINARE DELLA FUDAN UNIVERSITY



coronavirus anticorpiCORONAVIRUS ANTICORPI
Uno dei temi maggiormente dibattuti nelle ultime settimane è la possibilità o meno di un secondo contagio da Coronavirus. A far scattare un nuovo allarme le analisi condotte dalla Fudan University su 175 pazienti, dimessi dallo Shanghai Public Health Clinical Centre e ritenuti non più affetti da Covid-19.

Secondo quanto affermato dai ricercatori, a destare preoccupazione sono soprattutto i livelli di anticorpi mostrati da alcuni dei guariti: in circa un terzo di loro la resistenza al Coronavirus risulterebbe piuttosto blanda, mentre in altri addirittura non vi sarebbe alcuna traccia di immunizzazione al virus. Ha dichiarato il gruppo di ricerca cinese:

Se questi pazienti siano ad alto rischio di ricaduta e re-infezione dovrebbe essere oggetto di ulteriori studi.

CORONAVIRUS ANTICORPICORONAVIRUS ANTICORPI
Pur trattandosi di risultati preliminari e di una ricerca non ancora sottoposta a revisione da parte di altri esperti, sostengono gli studiosi della Fudan Univerisity, si tratta al momento della prima indagine sistematica relativa agli anticorpi presenti nei pazienti dimessi dopo aver contratto il Coronavirus.

I ricercatori sono preoccupati infine anche dalle possibili conseguenze legate allo scarso sviluppo di anticorpi, registrato soprattutto nei giovani (i titoli anticorpali più alti sono stati registrati nella fascia 60-85, i più bassi in quella 15-39) che hanno manifestato solo una sintomatologia lieve. Ciò rischia di impedire lo sviluppo di una “immunità di gregge“, fenomeno che favorirebbe lo stop dell’epidemia. A tali pazienti non propriamente immunizzati dovrebbero guardare, concludono gli studiosi, anche coloro che stanno lavorando a dei possibili vaccini contro il virus Sars-Cov-2.


CORONAVIRUS ANTICORPICORONAVIRUS ANTICORPI
DAGO-AGGIUNTA: L'articolo del ''South China Morning Post'' contiene altri elementi, tutti purtroppo preoccupanti. La ricerca non è ancora peer-reviewed ma è una delle poche ad aver analizzato le condizioni dei pazienti guariti, visto che molti paesi occidentali sono ancora nel pieno dell'emergenza e dedicano le loro risorse sanitarie a curare i malati.

La ricerca si è concentrata sui pazienti con sintomi medio-lievi, visto che chi è finito in terapia intensiva spesso ha ricevuto il plasma di altri pazienti guariti e dunque aveva gli anticorpi anche in virtù di questo trattamento. 

mascherine anti virus in cinaMASCHERINE ANTI VIRUS IN CINA
Oltre al fatto che i più anziani avevano una quantità di anticorpi tripla rispetto ai più giovani, hanno rilevato che dieci pazienti su 175 avevano proprio zero anticorpi, o un numero talmente basso da non risultare dalle analisi di laboratorio. 

Eppure avevano sviluppato i sintomi tipici del Coronavirus, ovvero febbre, brividi e tosse. Forse hanno battuto il virus con altre parti del sistema immunitario, come i linfociti T o le citochine?

Il problema con questa bassa quantità di anticorpi è doppio: da una parte non garantisce quell'immunità di gregge a cui puntano molti, ed è una brutta notizia per chi produce vaccini. Se infatti una dose ''vera'' di virus non è bastata a sviluppare gli anticorpi, una sua versione indebolita da inoculare potrebbe non funzionare con questa classe di soggetti.

mascherine a disneyland shangaiMASCHERINE A DISNEYLAND SHANGAI
Nella ricerca è emerso anche che gli anticorpi per il Covid-19 si legavano con gli anticorpi del vecchio ceppo della Sars del 2003, ma nei test di laboratorio questi anticorpi ''legati'' non impedivano alla Sars di attaccare le cellule, cosa che ha smorzato le speranze che un vaccino singolo potesse coprire i pazienti da più ceppi di coronavirus.

Il professor Wang Chen, consigliere scientifico del governo centrale, ha detto ai media statali che era troppo presto per dichiarare la vittoria contro la malattia anche in Cina, dove per ora la situazione è sotto controllo. "Chissà se questo diventerà qualcosa di simile a un'influenza stagionale, o una malattia cronica come l'epatite B, o semplicemente svanirà come Sars?"

Fonte: qui