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sabato 13 giugno 2020

LO STUDIO: ALCUNE FORME DI RAFFREDDORE POSSONO PROTEGGERE DAL CORONAVIRUS. L’IMMUNITÀ POTREBBE DURARE FINO A 17 ANNI

LA SCOPERTA ARRIVA DAGLI SCIENZIATI CHE IN QUESTI GIORNI INIZIERANNO ATTRAVERSO UNA SOCIETÀ DI BIOTECNOLOGIA DI SINGAPORE STUDI CLINICI SULL'UOMO PER UN POTENZIALE TRATTAMENTO ANTICOVID-19...

Da ilmessaggero.it

Alcune forme del raffreddore comune potrebbero aiutare a proteggere Covid-19. Lo suggerisce uno studio scientifico. E l'immunità al coronavirus potrebbe durare fino a 17 anni, secondo la ricerca di esperti di immunologia.

Lo studio condotto da scienziati della Duke-Nus Medical School di Singapore ha scoperto che alcune forme del raffreddore comune potrebbero aiutare a offrire protezione da Covid-19, un passo avanti nella lotta al virus che arriva dagli scienziati che proprio in questi giorni inizieranno attraverso una società di biotecnologia di Singapore, Tychan, studi clinici sull'uomo per un potenziale trattamento anticorpale monoclonale per Covid-19.

La prima fase della sperimentazione sarà condotta su volontari sani per determinare la sicurezza e la tollerabilità di TY027, un anticorpo monoclonale o una proteina del sistema immunitario che colpisce specificamente il virus che causa Covid-19.

raffreddore

Ma torniamo al raffreddore. Secondo lo studio i pazienti che avevano precedentemente avuto raffreddori causati da virus correlati a Covid-19, chiamati betacoronavirus, «potevano avere immunità o soffrire di una forma più lieve della malattia», affermano i ricercatori. I betacoronavirus, in particolare OC43 e HKU1, causano raffreddori comuni ma anche gravi infezioni toraciche nei pazienti più anziani e più giovani. Condividono molte caratteristiche genetiche con i coronavirus Covid-19, MERS e SARS, tutti passati dagli animali all'uomo.

Si ritiene che i coronavirus rappresentino fino al 30% di tutti i raffreddori, ma non si sa in particolare quanti siano causati dai tipi di betacoronavirus. Ora gli scienziati sembra abbiano trovato prove che un'immunità può essere presente per molti anni a causa delle cellule T "memoria" del corpo dagli attacchi di precedenti virus con un simile corredo genetico - anche tra le persone che non hanno avuto un'esposizione nota a Covid-19 o SARS.

raffreddore 1 

Le cellule T sono un tipo di globuli bianchi e fanno parte della seconda linea di difesa del sistema immunitario contro qualsiasi attacco virale, che si attiva circa una settimana dopo l'infezione. Si pensa da tempo che offrano una protezione duratura ai virus e come tali sono chiamate celle di "memoria". L'ultimo studio, condotto dall'immunologo Professor Antonio Bertoletti e dai colleghi della Duke-NUS Medical School di Singapore, offre alcuni risultati "notevoli" sul potenziale ruolo delle cellule T nella lotta contro Covid-19.

L'effetto protettivo di queste cellule contro Covid-19 deve essere dimostrato in ulteriori studi, ma gli esperti sostengono che i pazienti che si sono ripresi dal virus del polmone mortale SARS nel 2003 mostrano risposte immunitarie alle proteine chiave trovate in Covid-19. I ricercatori hanno scoperto che i pazienti che in precedenza avevano raffreddori causati da virus correlati a Covid-19, chiamati betacoronavirus, potevano avere immunità o soffrire di una forma più lieve della malattia.

I ricercatori hanno affermato: "Questi risultati dimostrano che le cellule T di memoria specifiche del virus indotte dall'infezione da betacoronavirus sono di lunga durata, il che supporta l'idea che i pazienti di Covid-19 svilupperebbero l'immunità a lungo termine delle cellule T. «Le nostre scoperte aumentano anche la possibilità intrigante che l'infezione con virus correlati possa anche proteggere o modificare la patologia causata da SARS-Cov-2, il ceppo di coronavirus che causa Covid-19»

Il sangue è stato prelevato da 24 pazienti che si erano ripresi da Covid-19, 23 che si erano ammalati di SARS e 18 che non erano mai stati esposti né alla SARS né a Covid-19. Più sorprendente, secondo gli scienziati, è stata che la metà dei pazienti nel gruppo senza esposizione a Covid-19 o SARS possedeva cellule T che mostravano una risposta immunitaria ai betacoronavirus animali, Covid-19 e SARS. Ciò ha suggerito che l'immunità dei pazienti si è sviluppata dopo l'esposizione a raffreddori comuni causati da betacoronavirus o eventualmente da altri agenti patogeni ancora sconosciuti. Fonte: qui

venerdì 1 maggio 2020

TUTTI COLORO CHE GUARISCONO DAL COVID-19 SVILUPPANO GLI ANTICORPI. LO CONFERMA UNO STUDIO CINESE SU "NATURE MEDICINE": ENTRO 19 GIORNI DALL’ESORDIO DEI SINTOMI, IL 100% DEI PAZIENTI RISULTA POSITIVO ALL’IMMUNOGLOBULINA G (IGG) ANTIVIRALE

UNA RICERCA DELL’UNIVERSITÀ DI SEUL SMENTISCE LA NOTIZIA DI SOGGETTI “REINFETTATI” BOLLANDOLI COME FALSI POSITIVI 
ADESSO RESTA DA CAPIRE SE GLI ANTICORPI SIANO…
Silvia Turin per "www.corriere.it"

CORONAVIRUS ANTICORPICORONAVIRUS ANTICORPI
Uno studio cinese pubblicato il 29 aprile su “Nature Medicine” dà una buona notizia: tutte le persone entrate in contatto con il virus sviluppano anticorpi. Non era scontato ed è un buon punto di partenza per i test sierologici che sono attualmente in circolazione anche in Italia.

Gli autori scrivono: “Segnaliamo risposte anticorpali acute a SARS-CoV-2 in 285 pazienti con COVID-19. Entro 19 giorni dall’esordio dei sintomi, il 100% dei pazienti è risultato positivo all’immunoglobulina G (IgG) antivirale. La sieroconversione per IgG e IgM si è verificata contemporaneamente o in sequenza.

CORONAVIRUS ANTICORPICORONAVIRUS ANTICORPI
Entrambi i titoli di IgG e IgM hanno raggiunto il plateau entro 6 giorni dalla sieroconversione. I test sierologici possono essere utili per la diagnosi di pazienti sospetti con risultati RT-PCR negativi e per l’identificazione di infezioni asintomatiche”.

Non basta per sapere se siamo immuni
Quindi il 100% dei pazienti trattati ha sviluppato gli anticorpi che risultano essere la “memoria” del nostro corpo all’infezione (IgG) e anche quelli che indicano la primissima risposta all’attacco del virus (IgM). Altro passo sarà quello di capire (con studi successivi) se gli IgG siano anche protettivi e per quanto tempo. Ora se qualcuno risulti avere gli anticorpi, potrà essere sottoposto a tampone per capire se sia ancora infettivo (QUI spieghiamo perché è necessario anche il tampone) e un domani potremmo capire per quando tempo e se sarà immune.
coronavirus new york 10CORONAVIRUS NEW YORK

“Lo studio di oggi è importante, perché ci dice che chi ha avuto infezione sviluppa gli anticorpi, cosa che qualcuno metteva in dubbio per via delle recidive. Ora però dobbiamo essere sicuri che siano protettivi, e a lungo termine. La notizia comunque è buona, anche in prospettiva vaccino”, ha dichiarato il direttore del dipartimento malattie infettive dell’Iss, Gianni Rezza. «Buona notizia: seppure in quantità variabili, i pazienti guariti da COVID-19 producono anticorpi contro il virus. Questo è bene perché rende affidabile la diagnosi sierologica e, se gli anticorpi fossero proteggenti, promette bene per l’immunità», scrive il virologo Roberto Burioni su twitter .

Gli anticorpi ci proteggono?
Come detto, è una buona notizia e adesso ci restano da capire due altri fattori fondamentali: se gli anticorpi che sviluppiamo sono anche “neutralizzanti” e, se lo sono come si spera, per quanto tempo lo saranno. Per la prima domanda servono ulteriori ricerche che si stanno facendo: bisogna verificare in laboratorio se l’anticorpo si lega a una determinata proteina (antigene) del virus e poi, qualora ciò avvenga, capire se questo legame è sufficientemente saldo da non permettere più al virus di infettare altre cellule. Nelle analisi si tenta proprio di separare antigene e anticorpo per capire se siamo sulla buona strada. Se l’anticorpo è neutralizzante farà da scudo nel caso di un nuovo incontro con il virus.
operatori con equipaggiamento protettivo disinfettano la metro a seulOPERATORI CON EQUIPAGGIAMENTO PROTETTIVO DISINFETTANO LA METRO A SEUL

Quanto dura la protezione?
Ultimo passo è capire quanto durerebbe l’ immunità e per questo servono mesi, nel senso che bisogna controllare a cadenza fissa se chi ha anticorpi protettivi li ha conservati dopo un certo periodo di tempo. Se Sars-Cov-2 si comportasse come i precedenti coronavirus, Sars-1 e Mers, la protezione dovrebbe durare almeno 12-24 mesi.

Non erano recidive
Questo lavoro sugli anticorpi viene pubblicato contemporaneamente a un altro importante dell’Università di Seoul, che in conferenza stampa presso il National Medical Center locale ha spiegato che quei casi che si consideravano “reinfezioni” sono stati invece falsi positivi.
coronavirus 7CORONAVIRUS

Gli studiosi hanno scoperto che i frammenti e i resti dei virus debellati in passato dall’organismo potrebbero essere stati la causa della positività dei test effettuati a distanza di giorni (e a volte settimane) dalla completa guarigione da Covid-19. «Oltre 260 persone sono risultate positive ai test per il coronavirus dopo recuperi completi avvenuti a giorni o settimane di distanza.

coronavirus anticorpiCORONAVIRUS ANTICORPI
Abbiamo poche ragioni per credere che si tratti di reali casi di reinfezioni o riattivazioni di Covid-19, è più probabile che i test abbiano rilevato tracce del DNA del virus nell’organismo ospite perché è stato debellato». I Korea Centers for Disease Control and Prevention (KCDC) sostengono che i pazienti guariti che risultati positivi sembrano non essere contagiosi e dalle analisi sembra che non sia stato possibile rilevare virus vivi in tali situazioni».