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giovedì 20 aprile 2017

IL BRASILE VUOLE COPIARE LA RIFORMA FORNERO DELLE PENSIONI, E PER BLOCCARLA LA POLIZIA ASSALE IL PARLAMENTO

TENTATIVO D’INVASIONE RESPINTO DAI REPARTI IN TENUTA ANTISOMMOSSA 

OGGI LAVORANO FINO A 54 ANNI, CON IL NUOVO SISTEMA RIMARREBBERO IN SERVIZIO FINO A 65

Lucio Di Marzo per Il Giornale 


MARCELA TEDESCHI E TEMERMARCELA TEDESCHI E TEMER
In centinaia hanno tentato di dare l'assalto al parlamento, mentre gli agenti incaricati di fare la guardia al palazzo del potere in Brasile intervenivano in tenuta anti-sommossa contro i membri del sindacato della polizia, arriva allo scontro su una riforma pensionistica che ne ridurrebbe i privilegi.

BRASILE - PROTESTE CONTRO TEMERBRASILE - PROTESTE CONTRO TEMER
Impopolare la riforma voluta dal presidente Michel Temer, che sfruttandola vorrebbe risolvere il problema dei conti pubblici scoperti, ma che non trova il favore di quelli che ne sarebbero i destinatari. 500 persone, ha detto in una nota la Camera bassa, ha cercato di invadere il palazzo, rompendo dei vetri, ma sono stati poi respinti senza feriti.
POLIZIA BRASILIANA1POLIZIA BRASILIANA

Se la riforma dovesse passare l'età minima per il pensionamento salirebbe a 65 anni, in un Paese in cui generalmente gli impiegati del settore pubblica smettono di lavorare prima dei 54, grazie a un sistema di previdenza sociale generoso, ma al momento insostenibile.
POLIZIA BRASILIANAPOLIZIA BRASILIANA

A poco è servito, al momento, l'annuncio della riduzione del limite minimo a 60 anni, concesso insieme a una serie di misure per rendere meno pesante la riforma. Secondo le 27 sigle sindacali impegnate nella protesta, la politica non tiene conto del rischio insito nel mestiere di poliziotto.



Fonte: qui

mercoledì 31 agosto 2016

Parlamento illegittimo - Referendum: parla Annibale Marini, Presidente della Corte Costituzionale

"Il dibattito in corso sul referendum trascura un "piccolo" particolare e cioè che questa riforma costituzionale nasce senza una legittimazione parlamentare; non ci dimentichiamo che la Consulta ha dichiarato incostituzionale le leggi elettorali della Camera e del Senato! 

Di fronte ad un parlamento dichiarato illegittimo bisognava sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni, questo dice la sentenza!

Invece come se la sentenza non fosse stata mai pubblicata il presidente della repubblica dell'epoca non trova niente di meglio che fare riforme. E questo è molto grave. Il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto sciogliere le Camere: è un tipico caso di scuola. Tutto invece si poteva fare tranne che fare riforme e per giunta riforme costituzionali".

"Nel merito è una riforma pessima. Non si è mai visto un presidente del Consiglio (peraltro nemmeno parlamentare) che propaganda e sponsorizza una riforma costituzionale. Bisognerebbe invece garantire imparzialità tra le parti senza tentare di influenzare la volontà popolare".

E i risparmi del senato di cui si parla?


Ma quali risparmi: il Senato come struttura burocratico/amministrativa avrà gli stessi oneri economici di prima, per cui dov'è il risparmio?

Ma almeno si accelera il procedimento legislativo?


In Italia non abbiamo certo bisogno di accelerare il processo legislativo, semmai abbiamo bisogno di una seria delegificazione (e fare delle serie leggi di sistema) con tutte le leggi che ci sono. Tra l'altro anche oggi quando il governo vuole le leggi vengono approvate in brevissimo tempo.


A chi dice che le riforme le chiede il mercato, cosa risponde?

Il mercato chiede cose completamente diverse, non chiede queste riforme. Il mercato vuole una effettiva diminuzione dei tempi della giustizia civile, ad esempio. 

Il mercato chiede una seria riforma fiscale che non strozzi il paese di tasse, il mercato chiede che se una persona viene assolta dallo Stato poi lo Stato non possa di nuovo ricorrere contro l'assoluzione emanata dallo stesso Stato. 

Queste sono le cose che vuole il mercato non le riforme della Costituzione. 

Se l'economia italiana è ferma non è certo colpa della Costituzione....

Martedì, 23 agosto 2016 - 15:52:00

Fonte: qui