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martedì 17 marzo 2020
mercoledì 4 dicembre 2019
QUATTRO MILIARDI E 600 MILIONI DI EURO SONO STATI TRASPORTATI SEGRETAMENTE DA LONDRA ALLA POLONIA: 8MILA LINGOTTI DAL PESO DI 100 TONNELLATE SONO RIENTRATI NEL PAESE DOPO CHE I POLACCHI AVEVANO NASCOSTO IL LORO TESORO DAI NAZISTI IN GRAN BRETAGNA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

ADESSO IL GOVERNO NAZIONALISTA STA RIPORTANDO L'ORO IN POLONIA PER "RAFFORZARE IL PAESE…"
Maicol Mercuriali per "www.italiaoggi.it"
La foto di Adam Glapinski, il governatore della Banca nazionale polacca, davanti a un caveau con un lingotto d'oro alzato verso il cielo ha alimentato l'orgoglio patriottico della nazione guidata da Andrzej Duda: l'immagine aveva lo scopo di immortalare come la Polonia stia rimpatriando oro dalle casse della Banca d'Inghilterra.
Da Londra a Varsavia, dunque, per proseguire nella politica di incremento delle riserve auree, che il Paese dell'Europa centrale sta attuando da due anni a questa parte.
«L'oro simboleggia la forza della nazione», ha detto Glapinski, parlando dell'operazione che ha permesso di rimpatriare circa 100 tonnellate del metallo prezioso, grosso modo la metà delle riserve polacche ancora conservate nel Regno Unito.
Come ha spiegato l'agenzia Bloomberg, la Polonia potrebbe continuare a rimpatriare oro se «la situazione delle riserve continuerà ad essere favorevole», queste le parole del governatore della Bnp.
La Polonia è così diventata il ventiduesimo maggiore detentore di lingotti al mondo: ha acquistato circa 125 tonnellate del prezioso nel 2018 e nel 2019, portando le sue riserve auree a 228,6 tonnellate, le riserve auree italiane ammontano a 2.452 tonnellate, e secondo la Banca nazionale polacca le proprie scorte valgono circa 10 miliardi di euro (mentre le riserve complessive del Paese ammontano a 110 miliardi).
Per l'economia polacca, nonostante la recente revisione al ribasso della Commissione europea, si prevede una crescita del 4,1% nell'anno in corso, mentre un progresso del 3,3% nel 2020 e nel 2021.
La corsa all'oro accomuna la Polonia ad altre nazioni. Secondo il World Gold Council le banche centrali di tutto il mondo hanno registrato un'impennata nella tendenza all'acquisto del metallo prezioso, spingendo la domanda totale di lingotti, nella prima metà del 2019, a un massimo da tre anni a questa parte. Ma chi è che alimenta la corsa all'oro?
A spingere maggiormente sull'incremento delle riserve auree sono essenzialmente tre Paesi: la Russia di Vladimir Putin, la Cina di Xi Jinping e la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, anche se ci sono altre nazioni, come la Polonia, l'Ungheria e la Serbia, che nel loro piccolo stanno cercando di aumentare le loro scorte. Una politica che, spiegano gli esperti, è influenzata dalle incertezze dell'economia globale: davanti a scenari poco chiari il bene rifugio per eccellenza si conferma una sicurezza.
Fonte: qui
lunedì 25 febbraio 2019
LA POLONIA ACCUSA IL GOVERNO ISRAELIANO DI “RAZZISMO INACCETTABILE”.
Netanyahu voleva ospitare i quattro stati del Gruppo di VIsegrad in Israele. Era tutto pronto. MA il suo nuovo ministro degli esteri, Yasrael Katz, non è riuscito a trattenersi: «Sono figlio di sopravvissuti dell’Olocausto, non perdoneremo e non dimenticheremo mai, e ci furono molti polacchi che collaborarono con i nazisti», ha detto in intervista al canale israeliano i24 . Anzi aveva rincarato: «Shamir disse che ogni polacco ha succhiato di antisemitismo con il latte di sua madre. Nessuno ci può dire come esprimere la nostra posizione e come onorare i morti». Oltre il limite della chutzpah, perché il personaggio che citava, YtzakShamir (1915-2012) , due volte primo ministro di Israele negli anni ’80, antico capo del gruppo ebraico Lehi (la terroristica Banda Stern), quando ancora usava il suo nome polacco Yezernitski, aveva offerto davvero al Terzo Reich – nel 1940 – d’intervenire con la sua formazione nella Seconda guerra mondiale accanto alla Germania nazista per ottenere il suo aiuto nella cacciata della Gran Bretagna dalla Palestina, e per offrirle assistenza nell'”evacuare” gli Ebrei dell’Europa in base all’argomento che “comuni interessi potrebbero esistere fra l’insediamento di un nuovo ordine in Europa in conformità con le concezioni della Germania, e le reali aspirazioni nazionali del popolo ebraico”.
E pochi giorni prima, Netanyahu, anche lui non potendo trattenersi, aveva irritato Varsavia dichiarando a Haaretz: “I polacchi hanno collaborato con i nazisti e non conosco nessuno che sia mai stato denunciato per una simile affermazione”. Varsavia aveva convocato l’ambasciatore giudaico chiedendo spiegazioni, e l’ufficio di Bibi aveva detto che Bibi era stato frainteso, aveva parlato di “alcuni” polacchi e non “dei “ polacchi.
A questo punto il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki (anche lui di sangue per metà ebraico) ha annunciato che il suo paese non parteciperà alla riunione del “gruppo di Visegrád”) fissata per martedì a Gerusalemme, in Israele. Immediatamente, gli altri paesi di Visegrad, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno fatto sapere che anch’essi avrebbero disertato l’incontro a Gerusalemme per solidarietà con la Polonia.
Uno scacco così netto per Netanyahu, che tiene a farsi appoggiare da quella che ritiene “l’estrema destra” euroscettica e farsene lo chaperon, è quasi incomprensibile, tanto che alcuni media hanno ventilato che sia una rottura concertata fra Bibi e il governo di Varsavia, entrambi prossimi ad elezioni e che possono trarre vantaggio da una rottura su temi molto caldi in entrambi i paesi. Per i sionisti, la colpa dei polacchi nell’Olocausto. Per i polacchi, l’allarme massimo perché Israele esige da Varsavia compensazioni miliardarie per gli ebrei che hanno perso i beni durante l’occupazione nazista della Polonia. Hanno visto con crescente allarme la modifica della “narrativa” vittimistica ebraica in questi mesi, consolidata l’anno scorso a maggio dal vero di una legge statunitense, “Holocaust Property Bill” , ovviamente dettata dalla lobby, che dà mandato al Dipartimento di Stato di “riferire al Congresso dell’impegno dei paesi europei nel risarcire i sopravvissuti dell’Olocausto o i loro eredi per i beni sequestrati dai nazisti e in seguito dai comunisti”, imponendo sanzioni agli stati inadempienti. Una norma che ha specificamente di mira la Polonia: il paese ospitò 3,3 milioni di ebrei prima dell’Olocausto, e secondo la lobby è l’unico paese in Europa che non ha approvato leggi per compensare i proprietari di beni sequestrati dai nazisti o dai comunisti. Ovviamente la Polonia si oppone: siamo stati un paese occupato dai nazisti, non un loro complice. Ma la “narrativa” ebraica modificata mira appunto a questo: i polacchi essendo complici dei carnefici, devono pagare i compensi.
Il governo polacco ha per questo reso punibile per legge ogni affermazione delle responsabilità della Polonia nella Shoah. Ma a livello internazionale, già la World Jewish Restitution Organisation, o WJRO, ha creato il database nel dicembre 2016 in cui , anche con l’aiuto di una guida telefonica di Varsavia del 1939, fortunosamente ritrovata, ha identificato 2613 proprietà che secondo loro appartenevano ad ebrei.
E soprattutto, nel vertice organizzato a Varsavia dagli americani per preparare la guerra all’Iran (un parziale fallimento, essendosi sfilati i paesi europei) , il segretario di Stato Mike Pence ha invitato il governo a portare avanti la legislazione per aiutare “coloro che hanno perso la proprietà durante l’epoca dell’Olocausto”. Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha replicato che la stituazione è stata “ finitamente risolta” da una legge del 1960, e la richiesta si basa su un malinteso fondamentale: “La Polonia è stata la vittima e non il carnefice, la Germania non ha mai indennizzato la Polonia “per le perdite inflitte dalle politiche criminali del Terzo Reich”. Ma evidentemente, il governo polacco ha sentito il fiato sul collo. E non ha avuto timore a divincolarsi.
In attesa degli sviluppi, un omaggio alla dignità e al carattere dei governi di Visegrad.
Fonte: qui
Su Ytzak Shamir e la sua collaborazione col Terzo Reich, e in generale la verità delle relazioni fra i sionismi militanti e Berlino in quegli anni, si legga qui:

Guardie ebraiche nel ghetto di Varsavia radunano la popolazione per la deportazione:
giovedì 6 aprile 2017
Oceano non molto “Pacifico”: la reazione della Russia alle manovre militari USA
I caccia-intercettori MiG-31 e MiG-31BM sono stati coinvolti all'inizio di questa settimana in esercitazioni militari su larga scala del Distretto Militare Orientale.
Come riportato dall'ufficio stampa del ministero della Difesa russo, i piloti hanno sorvolato più di 2mila chilometri, dalla Kamchatka alle basi militari dell'Aviazione nel Primorsky Krai, dove sono state compiute oltre 30 missioni di addestramento e combattimento nella zona della Baia di Pietro il Grande nel Mare del Giappone.
"A turno gli equipaggi dei caccia-intercettori a velocità supersoniche hanno elaborato le manovre per intercettare velivoli nemici in lontananza, — comunica l'ufficio stampa del ministero della Difesa. — Durante le esercitazioni i piloti hanno elaborato evoluzioni con alto grado di inclinazione, sono stati simulati combattimenti aerei e atterraggi e decolli in condizioni di luce e di notte."
Al ministero della Difesa hanno aggiunto che i MiG-31BM possono combattere non solo contro aerei nemici, ma sono in grado di neutralizzare i missili da crociera e balistici a qualsiasi quota e con qualsiasi gittata.
Pertanto questi aerei sono la prima linea di difesa aerea e missilistica delle coste russe dell'Estremo Oriente, che dopo l'Europa è il luogo più probabile di eventuali operazioni militari in caso di conflitto.
Sin dall'inizio dell'anno la presenza delle forze navali statunitensi nella regione è notevolmente aumentata. Il 18 febbraio nel Mar Cinese Meridionale è entrato un gruppo navale d'attacco guidato dalla portaerei "USS Carl Vinson". Da allora i marinai americani quasi ogni settimana effettuano esercitazioni militari con gli alleati della Corea del Sud e del Giappone, assolvendo vari compiti: dal potenziale combattimento contro i sottomarini nemici alla difesa delle forze navali da attacchi missilistici.
I funzionari del Pentagono ed i dicasteri militari alleati degli Stati Uniti sottolineano che queste manovre si svolgono per contenere la Corea del Nord, che ha accelerato il suo programma nucleare.
Tuttavia molti analisti militari vedono nell'aumento della presenza americana nella regione soprattutto il desiderio di contenere la Cina, che ha aumentato in modo significativo negli ultimi anni i fondi per lo sviluppo della sua flotta militare. Allo stesso tempo la Russia non è trascurata da queste manovre americane.
L'interesse della Marina statunitense per le infrastrutture militari russe in Estremo Oriente è noto da tempo ed è facile da spiegare: la Flotta del Pacifico, insieme con la Flotta del Nord, dispone di sottomarini nucleari con missili balistici in grado di raggiungere gli Stati Uniti. I vertici militari russi sono consapevoli di questo interesse americano e ne tengono conto.
Nel corso degli ultimi 2 mesi, il ministero della Difesa ha decisamente incrementato il numero di esercitazioni nel Primorsky Krai ed ha schierato forze aggiuntive in varie zone strategicamente importanti.
Fonte: qui
Bollori di Guerra tra USA e Cina nel Mar Cinese Meridionale?
di James Holbrooks
TheAntiMedia.org
Secondo un articolo della Reuters di martedì scorso, nel sud-est asiatico, stanno buttando benzina sul fuoco: la Cina ha “praticamente completato la costruzione delle sue infrastrutture militari sulle isole artificiali che ha costruito nel Mar Cinese Meridionale”, ed ora la superpotenza asiatica “è pronta a schierare aerei da combattimento e mezzi militari pesanti in qualsiasi momento”.
Dalle immagini satellitari analizzate dalla Asian Maritime Transparency Initiative, del Centro di Studi Strategici e Internazionali, di Washington DC, in una agenzia di stampa si legge che “ sono in corso lavori sulle strutture difensive aeree, navali e radar su Fiery Cross, Subi e Mischief Reefs nelle isole Spratly ”.
Attenendosi a quello che dicono i main-stream la Cina è un paese aggressore, nel rivendicare i suoi diritti sovrani per la maggior parte del Mar Cinese Meridionale, il portavoce del Pentagono comandante Gary Ross dice che le nuove immagini confermano quanto i militari degli Stati Uniti già sapevano.
“Il fatto che la Cina continui a costruire nel Mar Cinese Meridionale dimostra che sta continuando a prendere delle azioni unilaterali che fanno salire il livello di tensione nella regione, atteggiamento da ritenere controproducente per un soluzione pacifica delle controversie”, ha riferito il portavoce alla Reuters.
La Cina, come sempre, ha minimizzato questa affermazione ed è rimasta ferma nella posizione dichiarando che si tratta di semplici infrastrutture difensive all’interno dei suoi confini, come farebbe qualsiasi altra nazione.
“Se la Cina stia costruendo o se non stia costruendo delle necessarie strutture difensive territoriali sul proprio territorio, è una questione che rientra nell’ambito della sovranità cinese”, ha detto , martedì scorso in una conferenza stampa, la portavoce del ministero de Ministero degli Esteri, Hua Chunying.
Malgrado commenti di questo genere – e che la Cina non abbia assolutamente invaso nessuno – tutta la stampa ufficiale si è buttata su questa notizia e sulle nuove immagini.
Forbes, per esempio, ha pubblicato un pezzo dove sostanzialmente elenca tutti i motivi per cui la Cina sia da considerare il vero problema per la regione, e sulla CNN c’è stato un talk con alcuni analisti che hanno spiegato come il rafforzamento militare sulle isole artificiali sarà graduale e come la Cina continui ad esercitare la sua autoritaria influenza sui paesi confinanti.
Questi sono i fatti. Se volete crederci
Ma la realtà della situazione nel Mar Cinese Meridionale – a parte tutte le analisi di geopolitica – è che questo posto sta diventando un inferno con tutte le infrastrutture militari che galleggiano in quelle acque.
Come ha riferito Anti-Media, nella regione ci sono già forze militari USA che stanno prendendo parte a esercitazioni congiunte, con l’alleato Corea del Sud, che dureranno fino alla fine di aprile. Poi, all’inizio di maggio, il Giappone – altro alleato americano – manderà la più potente nave da guerra della marina giapponese a navigare nel Mar Cinese Meridionale in un tour di tre mesi.
Questo significa che, proprio quando finiranno le esercitazioni congiunte con la Corea del Sud – in cui, per inciso, partecipano contemporaneamente unità della Delta Force, dei Navy Seals e degli Army Rangers – il Giappone manderà una nave da guerra nelle acque che vengono rivendicate dalla Cina.
Se la coincidenza temporale può sembrare un po’ curiosa, si consideri che gli Stati Uniti hanno appena piazzato il loro sistema di difesa missilistica Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) in Corea del Sud, di cui né la Cina, né la Russia si sono preoccupate troppo.
Con la Cina che non accenna nemmeno a rivedere la sua posizione nel Mar Cinese Meridionale – sia ideologicamente che fisicamente – e con i media main-stream pronti e vogliosi di raccontare tutto il “male Cina” mentre l’esercito USA cerca di farne tesoro, sembra che la rotta di collisione – a lungo temuta- con la Cina possa essere non troppo lontana all’orizzonte.
Written by James Holbrooks
Fonte: qui
Fonte : Zerohedge.com
Traduzione: J.Manuel de Silva
Le forze USA/NATO si sono predisposte con reparti corazzati a 700 Km. da Mosca.
Provocazione o strategia d’attacco?
Le forze USA/NATO si sono predisposte con reparti corazzati a 700 Km. da Mosca. Provocazione o strategia d’attacco? La Russia prepara le sue difese
I veicoli corazzati statunitensi si trovano a poca distanza da Mosca, la capitale della Russia, un fatto senza precedenti, come mai prima era accaduto nella Storia. Questa informazione è stata riportata questa Domenica da Murad Gazdíev, il corrispondente militare dell’agenzia di Informazioni russa, RT News.
Le autorità militari russe seguono con molta attenzione i movimenti delle brigate corazzate USA/NATO che si trovano in prossimità dei propri confini e calcolano la distanza sulla base del numero di ore necessarie alle forze USA per raggiungere gli obiettivi miltari che presumibilmente sarebbero oggetto di una attacco delle forze USA/NATO. Gli specialisti militari calcolano che i carri armati USA potrebbero raggiungere la capitale russa in 24 ore di marcia di avanzamento.
Da parte sua, uno dei collaboratori di Gazdiev ha pubblicato nei commenti un’altra mappa con una etichetta in Ucraina – a 430 Km. di distanza da Mosca -, per mostrare che le manovre congiunte degli USA e dell’Ucraina, previste sulla base della denominata “assitenza tecnica” che Washington fornisce all’Ucraina, potrebbero essere parte del piano della NATO per mettere sotto assedio la Russia.

In mezzo alle tensioni tra queste potenze mondiali, lo scorso Venerdì, 31 Marzo 2017, gli USA hanno schierato un battaglione delle US. Forces in Polonia ed un altro in Lituania, vicino alle frontiere russe, nell’ambito dell’operazione denominata “Atlantic Resolve” per contenere l’aggressione russa contro la NATO (sic).
Lo scorso 29 Marzo è arrivata alla base di Tapa, in Estonia, una brigata corazzata ed una meccanizzata francese che faceva parte della missione della NATO, cosa che è stata considerata come il maggiore spiegamento di forze nell’Europa dell’Est dai tempo della Guerra Fredda. Nell’operazione della NATO è compresa anche la presenza di un contingente di truppe italiane dislocate in Lettonia, questa volta sotto comando canadese. L’invio di questo contingente era stato approvato dal governo Renzi (si ripete una nuova Armir italiana in Russia?)
La Russia ha manifestatto pubblicamente le sue preoccupazioni per lo spiegamento di forze militari della NATO ai suoi confini occidentali, avvisando che l’espansione dell’Alleanza Atalantica costituisce una minaccia alla sicurezza tanto della regione come anche del mondo.
Nel frattempo i russi hanno potenziato le loro difese sia nel territorio russo che a Kalingrad, nella enclave russa situata tra la Polonia e la Lituania dove i russi hanno ultimamente installato i missili Kalingrad, che dispongono sia di testata nucleare che convenzionale e che hanno una portata di circa 500 Km. e sarebbero quindi in grado di colpire molte località europee, fra cui Berlino.
Questo tuttavia non ha impedito alla Governo della Angela Merkel di inviare propri contingenti di truppe alle frontiere della Russia nella prospettiva di essere in prima fila per tentare una nuova “operazione Barbarossa” contro la Russia, la medesima che nel 1942 fu tentata da Hitler e che ebbe risultati catastrofici con la sconfitta subita a Stalingrado.
In Germania ci sono state molte reazioni negative nell’opinione pubblica interna alla politica della Merkel che si è dimostrata totalmente succube agli USA e che non sembra abbia imparato alcunchè dalle lezioni della Storia, come diversi commentatori tedeschi non hanno mancato di osservare.
Fonte: qui
Fonti: Hispan TV
Traduzione e sintesi: Luciano Lago
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