Visualizzazione post con etichetta Google. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Google. Mostra tutti i post

mercoledì 25 settembre 2019

GOOGLE È RIUSCITA A COSTRUIRE UN COMPUTER IN GRADO DI FARE IN TRE MINUTI UN CALCOLO CHE IL PIÙ AVANZATO CALCOLATORE ESISTENTE FAREBBE IN 10MILA ANNI

MA PIÙ CHE UNA DIMOSTRAZIONE SCIENTIFICA SEMBRA UNA ESIBIZIONE MUSCOLARE (CON LA NASA) PER BRUCIARE LA CONCORRENZA CINESE. SE FOSSE VERO TUTTO DIVENTEREBBE OBSOLETO, DAL MACHINE LEARNING ALLA CRITTOGRAFIA…  



Marco Pivato per “la Stampa”

google e la supremazia quantisticaGOOGLE E LA SUPREMAZIA QUANTISTICA
Google mostra i muscoli: «Abbiamo il computer in grado di raggiungere la "supremazia" quantistica». Tradotto: vi mostreremo una macchina in grado di fare in tre minuti un calcolo che il computer più avanzato esistente farebbe in 10 mila anni.

Di solito questo genere di annunci segue alla tradizionale pubblicazione su riviste accreditate, come «Science» o «Nature». Ma il colosso di Mountain View sembra averle bypassate: sul sito della Nasa, nei giorni scorsi, è apparso un documento sulla presunta impresa, firmato dagli stessi ricercatori. La notizia non sfugge al «Financial Times» che fa lo scoop: «Google afferma di avere raggiunto la supremazia quantistica», ma l' allegato, intanto, è stato rimosso dal sito.
quantum computing 3QUANTUM COMPUTIN

Difficile credere a un errore ed è giallo: «Sembra più una esibizione muscolare aziendale che una dimostrazione scientifica», spiega Manlio De Domenico, ordinario di Fisica teorica e di Fisica applicata alla Fondazione Bruno Kessler (Fbk) di Trento, nonché collaboratore proprio della Nasa.
NASA, GOOGLE E LA SUPREMAZIA QUANTISTICANASA, GOOGLE E LA SUPREMAZIA QUANTISTICA







Consideriamo, infatti, che il «competitor» di Google è Ibm, con «Summit», il più veloce supercomputer al mondo, capace di una potenza di calcolo di 200 PetaFlop.

Non si tratta allora di una sfida tra «nerd», ma di guerra commerciale: «Google - spiega Raffaele Mauro, managing director di Endeavor Italia, operante nel mondo per lanciare start-up innovative - non intende bruciare l' occasione di arrivare primo sulla "Luna": è più facile conquistare un mercato se dimostri di essere stato il primo ad averlo sfiorato». Intanto la pubblicazione, ritirata dal sito Nasa, sarebbe nelle mani di qualche rivista. Ma anche la Cina - aggiunge - ha creato un programma da 10 miliardi di dollari sulle tecnologie quantistiche.
con il quantum computing addio al sistema binarioCON IL QUANTUM COMPUTING ADDIO AL SISTEMA BINARIO

Perché tutti di corsa? Un computer quantistico delle caratteristiche descritte da Google nel documento (che «La Stampa» ha intercettato in un forum online di informatici), e cioè della potenza di 53 qubit, è un mostro del calcolo: pensate al paragone dei tre minuti contro i 10 mila anni (il confronto è con «Summit»), cosa che farebbe saltare la crittografia e i sistemi di sicurezza online e bancari (facile decifrare anche la password più complessa concepita con un computer classico).

E poi entrano in gioco le simulazioni per progettare nuovi materiali o nuovi farmaci. E ancora: l' ottimizzazione di algoritmi per la logistica, per previsioni finanziarie e per lo studio del cambiamento climatico. Progressi in ogni campo dove ci sia da fare un' inferenza, vale a dire «immaginare» come si comporterà ciò che si studia.
Persino il «machine learning», che ci profila sui social, diverrebbe obsoleto, per non parlare degli avanzamenti nelle neuroscienze, con i software che «simulano» il cervello. Vi ricordate di «Human Brain Project»? Diretto da un team svizzera della Scuola politecnica federale di Losanna, assieme a più di 90 università, mira a realizzare, entro il 2023, attraverso un computer, una simulazione del funzionamento completo del cervello umano: attualmente un fallimento. Il computer quantistico da 53 qubit, invece, potrebbe cambiare tutto e imprimere una svolta decisiva?

quantum computing 1QUANTUM COMPUTING 
Intanto cerchiamo di capire come lavora. «Nell' informatica classica - dice Bruno Lepri, capo unità del Mobile and Social Computing della Fbk - ragioniamo in codice binario, un linguaggio che si basa su due "parole": 0 e 1. Mentre il computer classico utilizza queste parole, o gruppi di queste, una alla volta, il computer quantistico può utilizzarle contemporaneamente: una rivoluzione per un linguaggio, che diverrebbe iperveloce».

Secondo Lepri, il giallo ha però un' altra versione, rispetto a quella che vorrebbe il documento già alla verifica di una rivista: «È possibile che Google sia avanti, ma non abbia un risultato definitivo, e quindi cerca di giocare in anticipo, ipotecando il mercato».

Aggiunge De Domenico che la supremazia quantistica avrebbe risultati sorprendenti, ma è scettico sulla simulazione del cervello umano: «I problemi calcolabili sono quelli che per cui è possibile inventare un algoritmo, strumento che dà istruzioni per gestire comandi: parliamo di lavatrici, lettori cd, un computer stesso. Il cervello, invece, è un "sistema complesso"». Vale a dire indeterminato e imprevedibile. Come i sistemi sociali o gli ecosistemi e anche la crosta terrestre e poi, naturalmente, la biologia.

quantum computing 5QUANTUM COMPUTING 
Ad ogni modo gli interessi verso la supremazia quantistica sono tanti e la corsa senza regole. Chi vincerà? Probabilmente chi investirà di più: «Esperimenti sotto la decina di qubit - sottolinea De Domenico - possono costare intorno al milione di dollari, ma le potenze non sono altro che preistoria: Google parla di 53 qubit». E l' aumento dell' investimento non è lineare: «Passando da esperimenti con 10 qubit a 20, l' aumento del costo è esponenziale: quindi chissà se l' azienda ha davvero fatto quello che ha dichiarato».
google e la supremazia quantistica 2GOOGLE E LA SUPREMAZIA QUANTISTICA

Vero o no, a questo punto, al nostro giallo manca un ultimo elemento: perché Google è «in affari» con la Nasa? Forse per i fondi di cui sopra? Dice De Domenico: «Esiste un progetto Nasa che utilizza l' Intelligenza Artificiale per cercare esopianeti e classificare le galassie: l' IA è in grado di "vedere" corrispondenze nei dati là dove l' occhio dell' uomo e i computer classici non possono. Chissà che un computer quantistico della potenza prospettata non possa andare a caccia di esopianeti come non è mai stato fatto prima». E identificare, chissà, le caratteristiche idonee alla vita extraterrestre.

Fonte: qui

lunedì 20 maggio 2019

È ARRIVATA LA MAZZATA: GOOGLE TOGLIE ANDROID A HUAWEI.

POTRÀ USARE UNA LICENZA OPEN SOURCE DEL SISTEMA OPERATIVO, MA SENZA I SERVIZI PROPRIETARI DI BIG G, CHE FECE PRODURRE PROPRIO A HUAWEI IL SUO NEXUS 6P 
LA CHIAMATA ALLE ARMI DI TRUMP INIZIA A PRODURRE EFFETTI: CHI SI COMPRERÀ UN TELEFONINO SENZA MAPS, GMAIL E PLAY STORE?


GOOGLE TOGLIE ANDROID A HUAWEI, ECCO COSA SUCCEDERÀ ADESSO
Bruno Ruffilli per www.lastampa.it
ANDROID CINAANDROID CINA

Immaginate uno smartphone Android senza Gmail, Chrome, le app di Google Docs e YouTube. Senza Maps e senza aggiornamenti con nuove funzioni. Questo potrebbe succedere agli smartphone Huawei dopo che Google ha sospeso ogni cooperazione con il colosso cinese, ottemperando a una richiesta dell’amministrazione Trump. Huawei Technologies e oltre 70 affiliate sono state aggiunte la scorsa settimana alla lista nera delle aziende che possono “mettere a rischio la sicurezza nazionale”, e non possono acquistare parti e componenti da compagnie statunitensi senza l’approvazione del Dipartimento del Commercio statunitense.

Un gioco di forze
proteste contro google 7PROTESTE CONTRO GOOGLE 
È l’ennesima prova di forza dell’amministrazione americana, dopo ripetute minacce e accuse. Trump sostiene che i cinesi possano intercettare le comunicazioni che passano attraverso i loro apparecchi, e punta soprattutto a impedire che Huawei possa avere accesso al mercato americano delle infrastrutture delle reti cellulari di prossima generazione, il 5G che è prossimo al debutto commerciale. Dietro la questione della sicurezza nazionale, però, potrebbe celarsi una realtà ben diversa: Huawei è infatti il primo produttore al mondo di apparecchiature per il 5G, e tra i concorrenti non c’è nessuna azienda americana. A parte la cinese Zte, infatti, gli altri due colossi sono europei: Ericsson e Nokia.

donald trump hamburger 1DONALD TRUMP HAMBURGER 1
Ma Huawei e Zte sono in una posizione speciale, perché coprono tutta la filiera della comunicazioni cellulari, dalle apparecchiature al software, dai servizi alle infrastrutture, fino agli dispositivi per gli utenti finali (smartphone, modem, ecc). E infatti il bando riguarda anche gli smartphone, che da anni non sono in commercio negli Stati Uniti.

Anche così, tuttavia, Huawei, è diventata in pochi anni il secondo produttore di smartphone al mondo (ha venduto 59,1 milioni di smartphone nell’ultimo trimestre, il 19% del totale), sorpassando Apple e tallonando da vicino Samsung. L’azienda di Shenzhen non nasconde di mirare al primo posto , e ora la mossa di Trump potrebbe rallentarne l’ascesa, se non comprometterla definitivamente, perché anche i produttori di chip come Intel, Qualcomm, Xilinx e Broadcom non potranno fornire software e componenti critici a Huawei.
googleGOOGLE

Soluzioni proprietarie
Gli smartphone Huawei sono già alimentati da processori realizzati in proprio; i top di gamma come il P30 Pro adottano i chip Kirin, che hanno mostrato di poter tenere testa a Qualcomm, adoperati dalla maggior parte dei concorrenti. Per modem e altre parti, a Shenzhen hanno da tempo sviluppato soluzioni proprietarie, quindi l’impatto del bando a livello hardware potrebbe essere relativamente limitato. Più difficile dire quanto influirà il divieto di accedere a software e brevetti concessi finora da aziende americane, anche perché Huawei spende miliardi di dollari ogni anno in ricerca, ed è fra le aziende al mondo col maggior numero di brevetti registrati ogni anno. Sta anche lavorando a un sistema operativo alternativo ad Android: era il “piano B” anticipato dal Ceo Richard Yu solo un paio di mesi fa ; allora sembrava una possibilità remota, oggi potrebbe diventare realtà.
sede huawei milano 4SEDE HUAWEI MILANO 4

Cosa succede ora
Gli smartphone oggi prodotti dall’azienda cinese continueranno a funzionare, come tutte le app installate, che potranno anche essere aggiornate finché saranno compatibili con la versione attuale di Android. Difficile, invece dire, quali servizi di Google saranno ancora accessibili. «Stiamo rispettando l’ordine e analizzando le conseguenze», ha spiegato Google in una dichiarazione all’agenzia AFP. «Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti». A confermarlo c’è anche un tweet dell’account ufficiale di Android:

Il futuro
ANDROID PAYANDROID PAY
Ma Maps? YouTube? Il pacchetto di applicazioni Google Docs? Qui la risposta è meno chiara, perché si tratta di servizi che Mountain View fornisce a tutte le piattaforme, e che a rigore non fanno parte del sistema operativo; molti sono accessibili dal browser, anche via smartphone, e tuttavia potrebbe essere più difficile utilizzarli come si fa oggi.

google cina vignetta 2GOOGLE CINA VIGNETTA


Tuttavia, Huawei può ancora utilizzare la versione del sistema operativo Android disponibile attraverso licenza open source (AOSP). Lo fanno altri produttori minori cinesi, che così possono vendere apparecchi a prezzi più bassi, perché non devono pagare a Google le licenze per il software. Lo fa anche Amazon, che lo adotta - in una versione molto personalizzata - per di tablet della serie Fire. Così, se il sistema proprietario di Huawei non dovesse ancora essere pronto, a Shenzhen potrebbero utilizzare Android open source e adattare l’interfaccia attuale, che è già diversa da quella standard di Google. Più difficile garantire l’accesso ad app e servizi, ma è il caso di ricordare che gli smartphone Android in vendita oggi in Cina già fanno a meno di quasi tutti servizi di Mountain View: non possono accedere alle Mappe, non hanno Google Assistant né le Maps, e al posto del Play Store esistono diversi altri negozi dove scaricare e installare app. L’impatto sarà quindi minimo sul mercato interno, dove le alternative sono offerte da concorrenti come Tencent e Baidu. Per il mercato globale, però, i servizi di Google sono ormai uno standard, considerato che Android è il sistema operativo adottato dall’85 per cento degli smartphone, e sarà difficile per Huawei convincere il resto del mondo ad adottare le sue piattaforme.
huaweiHUAWEI

Chi ci guadagna, chi ci perde
Se il bando dovesse essere confermato e diventare permanente, Huawei ne avrebbe. almeno all’inizio, un serio danno economico, perché i suoi smartphone sarebbero comunque inferiori ai concorrenti Android; più limitati e macchinosi nell’uso delle app di Google, più esposti a problemi di sicurezza, virus e malware. Un’amara ironia, visto che quattro anni fa, per mostrare le caratteristiche più avanzate di Android 6, Google aveva scelto proprio Huawei e collaborato con l’azienda cinese per lo smartphone Nexus 6P . Il danno però è anche per Google, che non incasserà le licenze di Android e perderà milioni di utenti in tutto il mondo (oltre che i loro preziosissimi dati). Questo sarebbe il momento giusto, per Google, se volesse spingere sui propri prodotti: la serie Nexus non esiste più, ma è appena uscito l’ottimo Pixel 3a, primo esempio di hardware di Mountain View destinato alla fascia media.
google cina vignettaGOOGLE CINA VIGNETTA

Dall’altro lato, senza le licenze da pagare a Mountain View, forse gli smartphone Huawei diventeranno ancora più economici (specie il marchio low cost Honor). Difficilmente questo basterà a contrastare la spinta sui mercati occidentali di altri produttori cinesi, come OnePlus , Oppo , Xiaomi, che continueranno ad adottare l’ultima versione di Android con tutti gli aggiornamenti e i servizi. Il bando potrebbe essere un vantaggio anche per Apple: ma non è detto che nella guerra delle ritorsioni e dei ricatti alla fine non sia coinvolta anche la Mela.

La posizione di Huawei
qualcommQUALCOMM
In una nota, l’azienda cinese precisa la sua posizione: “Huawei ha dato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Come uno dei principali partner globali di Android, abbiamo lavorato a stretto contatto con la loro piattaforma open-source per sviluppare un ecosistema che ha portato benefici sia agli utenti che all’industria. Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti i prodotti Huawei e Honor esistenti per smartphone e tablet inclusi quelli venduti o ancora disponibili in tutto il mondo. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza per tutti gli utenti a livello globale”.

GOOGLE, INTEL, QUALCOMM E BROADCOM VANNO ALLA GUERRA CONTRO HUAWEI SU INPUT DI TRUMP
Michele Arnese per www.startmag.it

Google rompe con Huawei e sospende tutte le attività portate avanti con il colosso cinese, ad eccezione di transazioni hardware e software coperte da licenze open source. Un effetto, questo, dell’inserimento di Huawei nella black list dell’amministrazione Trump. A svelarlo è stata l’agenzia Reuters. “Ci stiamo adeguando all’ordine e stiamo rivedendo le implicazioni”, ha riferito Google.
settori di broadcom e qualcommSETTORI DI BROADCOM E QUALCOMM

CHE COSA HA DECISO GOOGLE CONTRO HUAWEI
Google ha tagliato fuori Huawei da alcuni aggiornamenti del sistema operativo Android. I nuovi smartphone Huawei perderanno anche l’accesso ai servizi più diffusi, tra cui Google Play Store e le app Gmail e YouTube. Tuttavia, Huawei può ancora utilizzare la versione del sistema operativo Android disponibile attraverso una licenza open source.

LE RASSICURAZIONI DI GOOGLE
google cina 7GOOGLE CINA 7
“Ci stiamo conformando all’ordine e stiamo valutando le ripercussioni. Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti”, ha affermato un portavoce di Google. Le parole della compagnia californiana mirano a rassicurare i possessori di smartphone e tablet Huawei, garantendo l’accesso al negozio di app e alla protezione da minacce informatiche.

L’INPUT DI TRUMP CONTRO HUAWEI
La scorsa settimana, l’amministrazione Trump ha aggiunto Huawei alla sua “entity list’ bloccando la vendita o il trasferimento della tecnologia americana senza licenza. Gli smartphone Huawei sono già alimentati da processori di proprietà. All’inizio di quest’anno, il capo dei dispositivi di consumo Huawei ha dichiarato al quotidiano tedesco Die Welt di aver “preparato i nostri sistemi operativi – questo è il nostro piano B”.
google cina 8GOOGLE CINA 8

TUTTE LE NOVITÀ DA INTEL, QUALCOMM E BROADCOM
Non solo Google, comunque. Anche le aziende Usa produttrici di chip e microchip – da Intel a Qualcomm, da Xilinx a Broadcom – si sono adeguate alla linea dettata dall’amministrazione Trump e hanno tagliato i ponti con Huawei, congelando le forniture destinate al colosso tecnologico cinese, ha scritto l’agenzia Bloomberg. Quindi le indiscrezioni di due giorni fa sulla possibilità che Trump smorzasse la furia anti Huawei che rischiava di intaccare gli affari dei produttori americani di microchip sono state superate dai fatti.

Bloomberg spiega come le varie società hanno già informato i propri dipendenti. Si tratta di sviluppi che rischiano di portare alle stelle le tensioni tra Washington e Pechino, già impegnate in un braccio di ferro sui dazi.

Fonte: qui

sabato 5 gennaio 2019

GOOGLE HA TRASFERITO 20 MILIARDI DI EURO DALL’OLANDA NEL PARADISO FISCALE CARAIBICO PER ELUDERE IL FISCO


I RICAVI DELL’ATTIVITÀ DEL MOTORE DI RICERCA SONO STATI TRASFERITI DA UNA CONTROLLATA IRLANDESE A UNA SOCIETÀ OLANDESE SENZA DIPENDENTI, E POI A UNA CASELLA POSTALE ALLE BERMUDA DI PROPRIETÀ DI UN’ALTRA SOCIETÀ IRLANDESE…


google evasione fiscale 1GOOGLE ELUSIONE FISCALE
Google ha trasferito dai Paesi Bassi a una società schermo nelle Bermuda 19,9 miliardi di euro nel 2017, evitando così di pagare miliardi di tasse. È quanto emerge da documenti ufficiali citati dal finanziario olandese FD.

Google, sussidiaria di Alphabet, ha trasferito in quello che è considerato un paradiso fiscale ben 4 miliardi in più rispetto al 2016. Le cifre provengono dai conti annuali della società olandese Google Netherlands Holding, depositati presso la Camera di commercio olandese alla fine del 2018.

La tecnica utilizzata per l’ottimizzazione fiscale sarebbe un combinato di “Doppio Irlandese” e “Sandwich Olandese”. Google, in pratica, avrebbe trasferito i ricavi da una controllata irlandese a una società olandese senza dipendenti, e poi a una casella postale alle Bermuda di proprietà di un’altra società registrata in Irlanda.

google evasione fiscale 2GOOGLE ELUSIONE FISCALE 
«Paghiamo tutte le tasse dovute e rispettiamo le norme fiscali di tutti i Paesi in cui operiamo in tutto il mondo», dichiara Google in un comunicato. «Google, come altre società multinazionali, paga la maggior parte delle imposte sul reddito nel suo Paese d’origine e abbiamo stabilito un’aliquota fiscale globale effettiva del 26% negli ultimi 10 anni» aggiunge il gigante americano.

Google, ma anche Apple, Facebook e Amazon - spesso indicati insieme con l’acronimo Gafa -, vengono regolarmente accusati di utilizzare meccanismi di elusione fiscale attraverso pacchetti finanziari. Le società trasferiscono i profitti realizzati in tutta l’Ue in un unico Stato membro, come l’Irlanda o il Lussemburgo, dove beneficiano di un’aliquota fiscale favorevole.

Fonte: qui

domenica 26 giugno 2016

Joseph Stiglitz:"TPP e TTIP sono un tentativo da parte delle multinazionali di cambiare le regole del gioco contro il resto della società"

Joseph Stiglitz (Indiana, 1943) non è radicale. Il suo carattere, rivestito di un cauto ottimismo, e il suo impressionante curriculum, fanno di lui tanto un uomo d'ordine, quanto un riformatore. Eppure, il premio Nobel, che fu capo economista della Banca Mondiale alla fine degli anni novanta, dopo aver presieduto il Consiglio dei Consulenti Economici di Bill Clinton, è diventato un forte critico dell'establishment. Per qualcuno del suo pedigree, prendere posizione in favore del "no" al referendum greco sul piano di salvataggio, o gridare contro gli accordi di libero scambio, lo sfruttamento dei lavoratori, l'estorsione dei fondi avvoltoio alle nazioni indebitate e ciò che egli chiama la "depravazione morale" del settore finanziario, suggerisce un rinnovato slancio progressista, o forse una rivelazione. Eppure le posizioni di Stiglitz non sono cambiate molto - è il mondo che le mantiene che è cambiato. La marcia verso destra inarrestabile dell'ortodossia economica, insieme alla crescita della disuguaglianza, posizionano questo professore della Columbia University in contraddizione con i suoi presunti alleati, e anche con i suoi colleghi. Non sembra curarsene troppo. Stiglitz riceve CTXT nel suo ufficio alla Columbia per discutere del suo nuovo libro, The Great Divide: Unequal Societies and What We Can Do about Them (2015), che affronta le cause, le conseguenze e i pericoli del crescente divario tra ricchi e poveri. E perché niente di tutto questo è inevitabile.
La disuguaglianza è il fulcro del suo lavoro. I suoi ultimi tre libri e parlare di sua tesi di dottorato. Perché la gente dovrebbe preoccuparsene?
 
Beh, ci sono, fondamentalmente, un sacco di ragioni morali. Negli ultimi dieci anni la ricerca ha iniziato ad evidenziare quanto la disuguaglianza sia negativa per la società. È un male anche per le persone al vertice, che diventano persone diverse - più divinizzate - grazie ad essa. Come economista, mi concentro sullo studio del perché la disuguaglianza è un male per il rendimento economico.

A cosa si riferisce quando dice che l'economia nel suo complesso paga un prezzo alto per la disuguaglianza?

Cresce più lentamente e in modo meno sostenibile. Anche l'1% più ricco dovrebbe preoccuparsi della disuguaglianza nel proprio interesse. Il periodo dopo la seconda guerra mondiale è stato quello con la più rapida crescita economica e di crescita più equa. Vi è un ampio consenso sul fatto che i due eventi erano correlati. Cioè, è stato il periodo di crescita economica più veloce proprio perché i profitti erano condivisi.
Che sembra andare contro il principio stesso di  Trickle-down (1)...
Esattamente. La "trickle-down", o economia della ricaduta, chiaramente non funziona. Nessuno sano di mente difende questi principi. La domanda è: quanto grave è la disuguaglianza per l'economia? Ovviamente dipende dalla sua dimensione e da come viene generata. Questo include la disuguaglianza creata dal potere di monopolio o la disuguaglianza generata quando quelli in fondo non hanno accesso all'istruzione, e quindi la società non utilizza appieno il potenziale delle sue risorse umane. Questo tipo di disuguaglianze caratteristiche degli Stati Uniti e, in misura crescente, dell'Europa, sono un peso per l'economia.
Nell'introduzione a The Great Divide scrive che poteva sentire, anche da bambino, che l'America non era la terra delle opportunità che aveva promesso di essere. Spiega anche che il sogno americano è diventato un mito, e che i motivi di disuguaglianza sono politici. Che tipo di politiche hanno portato all'aumento e all'espansione delle disuguaglianze nel corso della sua vita?
In primo luogo, il paese non è mai stato quello che ci hanno venduto. Mi sono reso conto di questo sempre di più man mano che crescevo: non è mai stata una terra di uguaglianza e opportunità per gli afro-americani. La schiavitù si è conclusa nella guerra civile, ma oggi continuiamo a distogliere lo sguardo dall'oppressione e dalla mancanza di opportunità ancora presenti, come evidenzia con forza, il movimento Black Lives Matter. E' accaduto qualcosa di più: siamo diventati un paese segregato economicamente. In altre parole, i ricchi bianchi vivono con i ricchi bianchi, i poveri vivono con altri poveri. Abbiamo un sistema di istruzione 'localista', finanziato da imposte locali alla proprietà, quindi se si vive in una comunità povera si avranno scuole povere, dando luogo a quello che io chiamo la trasmissione intergenerazionale di vantaggi e svantaggi.
Il contrario del sogno americano...
Sì. Dopo la seconda guerra mondiale, alcuni paesi europei hanno cercato, con molta fatica, di rompere le barriere di classe. Credo che il problema negli Stati Uniti è che abbiamo ipotizzato che non esistessero queste barriere, e le abbiamo lasciate crescere.
Tornando all'istruzione, Lei descrive come la disuguaglianza si perpetua dalla scuola materna all'università. Può spiegarlo?
E' facile capire il pensiero in un posto come la Columbia, una delle università d'elite di questo paese. Come la maggior parte delle università d'elite nel processo di ammissione, non guardiamo la situazione finanziaria del candidato. Si ammettono gli studenti indipendentemente dalla loro situazione economica, e noi abbiamo un fondo in dotazione abbastanza grande da compensare la differenza tra il costo, che è di 70.000 dollari, e ciò che la famiglia può permettersi. Molto generoso, in teoria. Ma quando si guarda un'università d'elite, dove il denaro non dovrebbe essere un ostacolo, si scopre che la percentuale della metà più povera della popolazione è dell'8 o 9%. Come è possibile? Queste università sono un affare. Se appartieni alla metà più povera, possono darti 70.000 dollari all'anno. Perché la gente non va in massa? La risposta è che non sono andati in istituti che li preparassero ad entrare in queste università, e non sono andati perché prima non erano in scuole adeguate. E non erano in queste scuole, perché prima non erano andati alle scuole materne perché non avevano un pre-scuola. Tutto questo è legato alla segregazione geografica, e l'ironia della cosiddetta meritocrazia è che si basa sul fatto che le persone acquisiscano le competenze necessarie per avere successo in questa meritocrazia, e i genitori ricchi possono dare grandi vantaggi ai loro figli.
Lei parla anche di rent seeking (2) e "finanziarizzazione", come i motori di disuguaglianza. Perché enfatizza questi due punti?
Il ramo della teoria economica ispirato ai mercati  competitivi - che spiega tutto attraverso fattori di domanda e offerta - non è un buon quadro di riferimento. Nella nostra società, c'è molto sfruttamento, di vario tipo, razziale di genere, del potere monopolistico, in forma di sfruttamento dei lavoratori, problemi di governance corporativa... Questo mette in evidenza tutte le carenze del mercato. Una statistica che illustra questo fatto è che la produttività del lavoro ha continuato a crescere in modo abbastanza continuo, ma fino al 1973, i salari e la produttività si muovevano in parallelo. Questo è quello che ci si aspetterebbe. Tuttavia, dalla metà degli anni settanta la produttività continua a crescere allo stesso ritmo, ma i salari sono rimasti fermi. Perché?
Qual è la sua risposta?
Il potere dei monopoli aumenta i prezzi e di conseguenza abbassa i salari reali, e l'eliminazione della contrattazione collettiva li riduce ancora di più, soffocando i lavoratori. Ecco come si indeboliscono i sindacati. La globalizzazione mette in competizione i lavoratori con quelli in Cina. Ci sono infiniti modi in cui le regole sono cambiate a scapito dei lavoratori, e la speculazione è uno di quei componenti.

La "finanziarizzazione" è un altro?
Il settore finanziario è cresciuto dal 2,5% all'8% del PIL, e non vi è alcuna prova che questo abbia migliorato il rendimento dell'economia. Questi ragazzi sono, si potrebbe dire, esperti dirent seeking, e così hanno perfezionato la capacità di prendere soldi da altre persone senza contribuire alla performance della società. Essi creano ricchezza in alto, ma creano anche miseria in basso.
In che modo lo fanno?
Con prestiti predatori, discriminano le minoranze, con le pratiche abusive di carte di credito, l'usura ... Cambiano le leggi a proprio vantaggio. Negli Stati Uniti, se si prende un prestito per studenti, non è possibile annullare il debito nemmeno se si è in bancarotta in ogni caso. Chi sarebbe in grado di progettare una struttura giuridica del genere? Le banche. Si tratta di opprimere coloro al di sotto, mentre il denaro va dal basso verso l'alto. Inoltre, hanno commesso frodi. Non riesco a smettere la litania delle cose che hanno fatto. Hanno giocato un ruolo fondamentale nel cambiare l'intero quadro economico e incoraggiare la visione a breve termine, invece di investire nelle persone.
Lei ha analizzato il modo in cui il sistema fiscale lavora contro riduzione delle disuguaglianze. Che cosa propone di fare per l'evasione fiscale?
I paradisi fiscali non sono un atto della natura. Infatti, li crea il Congresso. Abbiamo creato un quadro giuridico, nel rispetto della legge, in cui i ricchi e le imprese non pagano le tasse. Ma questo può essere cambiato. Si può decidere che a chi ha i soldi in un territorio maleodorante, saranno imposte tasse deterrenti. Ad esempio, si può dire ad ogni americano di dichiarare tutta la sua ricchezza a livello globale, anche nelle Isole Cayman. Dal momento che questi non sono soggetti ai principi di trasparenza, si va a pagare una soprattassa dell' 80%. Così finirebbero i paradisi fiscali in una sola notte.
Alcuni sostengono che se in un paese come la Spagna si aumentassero le tasse questo creerebbe la fuga di capitali, perché ci sarà sempre un posto in cui i ricchi possono portare il loro denaro per non dichiararlo. Lei dice che questo accade solo perché noi lo permettiamo.
Esattamente. Se l'Europa fosse unita e agisse insieme su questo, si potrebbe facilmente risolvere. La maggior parte dei paesi europei hanno un sistema fiscale basato sulla residenza, e se sei residente nelle Isole Cayman non devi pagare le tasse in Spagna. Questo potrebbe cambiare, dicendo "se hai un business in Spagna, paghi le tasse lì. E se non vuoi fare affari in Spagna, puoi lasciare il paese".

Ha argomenti simili circa l'evasione fiscale delle grandi imprese. Quando Apple o Google pagano le tasse in Irlanda, lei sostiene che essi devono essere tassati per la loro attività e non per la loro residenza fisica.
Credo che dovremmo trattarli come un'unica organizzazione. Tu paghi negli Stati Uniti imposte sul reddito globale, e se puoi dimostrare che hai generato tali profitti in Irlanda, legittimamente... Se disponi di un migliaio di persone che lavorano lì, che corrisponde al 5% della forza lavoro, va bene, genera il 5% dei tuoi profitti e paghi il 5% lì. Ma se non è questo il caso per il restante dobbiamo farci pagare. E' perfettamente comprensibile che se si hanno un sacco di soldi e potere si cerchi di far pressione al Congresso affinché approvi leggi per creare un quadro che permetta di evadere le tasse. Ma è facile smontare questo. Chi vuole fare affari negli Stati Uniti o in Europa, deve pagare le tasse.
Come capo economista della Banca Mondiale, si trovava in una posizione unica per giudicare gli effetti della globalizzazione. Siamo ad un gioco di somma positiva, in cui la maggioranza è vincente?
Tutto dipende da come la gestiamo. Alcuni accordi commerciali in essere, come il TTIP o il TPP, si traducono in una somma negativa. Essi sono un tentativo delle multinazionali di cambiare le regole per beneficiare a spese del resto della società, anche se il beneficio netto per l'economia globale è negativo. Un esempio di questo sono sezioni dei medicinali. Essi hanno tentato di usare gli accordi commerciali per promuovere l'industria farmaceutica a scapito dei farmaci generici. Tutti noi perdiamo, tranne le aziende farmaceutiche. Stiamo pagando un prezzo più alto, non fanno più ricerca, e le perdite di tutti sono superiori ai benefici di Big Pharma.
ttip (1)
Lei sostiene che la disuguaglianza di reddito è legata alla disparità di opportunità. Quali sono le evidenze? Lo chiedo perché alcuni sostengono che la disuguaglianza è non è un problema, a condizione che vi siano pari opportunità.
Quando si confrontano i dati provenienti da diversi paesi, quelli che hanno un elevato livello di disuguaglianza hanno un basso livello di pari opportunità, misurato da qualsiasi standard. Questo è un dato empirico.

Con pari opportunità, vuole dire ...?
Mobilità sociale. La misura standard è la correlazione tra i redditi e l'istruzione di genitori e figli. Ci sono altri modi per fare questo, per esempio, qual è la percentuale di quelli nel quartile sotto che raggiungono il quartile superiore? Qui abbiamo un percorso sistematico.

Perché?
I genitori che hanno soldi possono dare ai loro figli maggiori opportunità di istruzione. Le società che riducono la disuguaglianza di opportunità hanno fatto più sforzi per rendere l'istruzione pubblica in uno strumento egualitario, a cominciare con dall'istruzione prescolare.
Ha menzionato movimento Black Lives Matter. C'è molto dibattito circa le ingiustizie del sistema giudiziario degli Stati Uniti. Lei pensa che sono collegati anche alla disuguaglianza ...
Sì, in molti modi. Se sei ricchi in questo paese, disponi di un sistema di giustizia. Se sei povero, hai un altro sistema di giustizia molto diverso. Se hai un'oncia di marijuana ti toccano cinque anni di carcere. Se rubi denaro disonestamente nel sistema bancario, che è un furto, una frode massiccia, nessuno viene condannato. Abbiamo un sistema giuridico che protegge i ricchi e invia in galera i poveri. La domanda è: come possiamo tollerare questo e che cosa possiamo fare per cambiare?
Nei primi anni di Obama al potere, ha scritto che la ripresa economica è stata progettata dall' 1% e per l'1%. Come avrebbe potuto essere un recupero diverso se lo avesse elaborato Lei?
A quel tempo ho proposto che invece di dare 700.000 milioni di dollari alle banche, fossero dati ai proprietari di case. Passi una legge di fallimento che consente ai proprietari poveri che sono stati vittime di abusi delle banche, di ristrutturare i loro debiti e mantenere la loro casa. Abbiamo buttato soldi presso le banche, e queste non lo prestano, perché non si genera domanda nell'economia. Se si danno i soldi ai poveri, lo spendono. Questo crea la domanda.
Lei ritiene che la stessa crisi del 2008 ha avuto origine dalla disuguaglianza. Perché?
Perché la crescita della disuguaglianza ha fatto sì che il denaro andasse verso l'alto. E quelli in alto non spendono tanto quanto quelli in basso. La domanda è diminuita. Invece di attaccare la radice del problema e fare qualcosa per la disuguaglianza, Bernanke e Greenspan hanno detto che "abbiamo una economia debole, risolviamo il problema con la creazione di una bolla immobiliare insostenibile".

Quando dice che la bolla è stata la risposta alla disuguaglianza, vede qualche segnale che qualcosa di simile possa accadere ora?
Sì. Avremmo dovuto attaccare direttamente la disuguaglianza,  e nel peggiore dei casi, usare la politica fiscale per stimolare l'economia. Costruire strade, scuole ... Invece, ci affidiamo alla politica monetaria per stimolare l'economia. Ora non stiamo facendo molto in termini di uguaglianza. Non stiamo facendo politica fiscale, ma politica monetaria. Cosa fa la politica monetaria? Bassi tassi di interesse, che creano bolle. Ora, una buona politica monetaria direbbe: "vado a creare liquidità, ma ho intenzione di fare in modo che il denaro vada a creare nuovi, investimenti produttivi". Questo potrebbe essere utilizzato per creare posti di lavoro, per creare impiego, per creare un investimento reale, per modernizzare l'economia globale ...
Attraverso lo Stato. Lo Stato dovrebbe essere coinvolto ...
Oppure, per esempio, la Federal Reserve potrebbe dire "prestiamo denaro alle banche solo se concedono prestiti alle piccole e medie imprese che creano posti di lavoro. Non prestiamo denaro alle banche che concedono prestiti a paesi stranieri per creare bolle o fondi speculativi(hedge found, N.d.T.)".

E adesso nessuno mette queste condizioni?
Nessuna condizione, in modo che il denaro va a quelli che sono disposti a pagare di più, ed è lì che sono le bolle. Ma questa è una bolla "migliore". La bolla immobiliare è stata la peggiore possibile - tutti erano dentro, così quando si è rotta, ha danneggiato tutti. Questa è una nuova bolla tecnologica, così un sacco di persone ricche stanno andando a farsi male.
Ma non tanto la società nel suo insieme?
La società danneggiata, ma non tanto quanto con la bolla immobiliare.
Lei sostiene che la disuguaglianza ha portato alla crisi e che c'è più disuguaglianza dopo di questa. Non abbiamo forse imparato da Piketty che è una tendenza naturale del capitalismo, salvo in casi eccezionali, come ad esempio dopo una guerra?
Sì, ed è lì che sono fondamentalmente d'accordo con lui.  E' tutta una questione di creazione delle leggi.  Non abbiamo alcun motivo per discriminare gli afro-americani. Non abbiamo bisogno di leggi che dicono che i banchieri che commettono frodi possono girare a piede libero, o tollerare il potere dei monopoli e abusi del tipo che un amministratore delegato può rubare tutti i soldi alla sua azienda. Direi che è un surrogato del capitalismo, un falso capitalismo. Credo che il punto dove io e Piketty saremmo d'accordo è che c'è una tendenza nel capitalismo politico in un mondo in cui c'è tanta disuguaglianza, di creare leggi dove...

Le disuguaglianze economiche portano a...
... Disuguaglianze politiche, che a loro volta portano ad altre leggi che aumentano questo tipo di abuso. Ma questa è una violazione di un'economia di mercato ben funzionante. È la perversione del capitalismo, causata da questa disuguaglianza politica.

Quando vede un candidato come Bernie Sanders che enfatizza molte delle cose che Lei aveva sostenuto, dalla finanza alla campagna di educazione pubblica, cosa le fa pensare?
Sì, e la sua politica nei confronti di banche e tutto il resto... mi sento un po' speranzoso. L'entità del sostegno che ha suscitato tra i giovani è spettacolare. Essi credono che ci sia una valida alternativa, e sanno che questioni di denaro contano, ma forse ... il potere delle persone conta di più. Sarà una dura battaglia, e può darsi che non abbiamo ancora raggiunto il punto di indignazione di cui abbiamo bisogno per farla. La situazione attuale è insostenibile, ma il pericolo è la reazione che offre Trump dall'altro lato. Ma è evidente che per una vasta parte di americani il sistema attuale non funziona.

Menziona l'indignazione. Non pensa che l'unico modo per rompere il ciclo della diseguaglianza politica che alimenta la disuguaglianza economica e viceversa è la mobilitazione dal basso?
Sì, l'indignazione. Nelle elezioni del 2012 ci fu grande disaffezione. Molte persone erano così arrabbiate per il modo in cui Bush e Obama avevano gestito la crisi che si dissociarono dalla politica. Nel 2016 penso che la rabbia è cresciuta ancora di più, e che è apparsa la figura appropriata.

La figura giusta?
Voglio dire che Bernie Sanders può catturare quella rabbia. Ma potrebbe non essere sufficiente.
Ricordo di averLe sentito dire, nel 2013 o 2014, che dovrebbe essere la Germania ad essere espulsa dall'euro e non i paesi del sud. Cosa le ha fatto pensare ciò? Ha cambiato idea?
Si tratta di un semplice argomento economico. L'euro, così come è stato costituito, con la Germania che rifiuta di sostenere le riforme necessarie, tra cui un'unione bancaria, è irrealizzabile. Qual è il modo migliore per romperlo? Se la Germania se ne va, il valore dell'euro cadrebbe e ciò ripristinerebbe la competitività nel resto d'Europa. Oggi c'è uno squilibrio perché la Germania è molto competitiva. E i debiti che devono... Se la Grecia o l'Italia se ne vanno, il valore dell'euro aumenterà, e i debiti che sono in euro, sarebbero molto difficili da pagare. Pertanto, se fosse la Germania ad uscire sarebbe meno traumatico.
Ma se questo non accade, cosa che sembra probabile, l'euro si romperà?
Non credo che sia la risposta migliore, ma è la risposta migliore rispetto alla confusione che stiamo vivendo.
Ha detto che avrebbe votato "no" al referendum greco e che la Grecia era il "capro espiatorio" dell' Eurozona. Cosa ha pensato degli eventi che seguirono, con il governo Tsipras che fa marcia indietro e accetta l'austerità?
Il FMI e la Germania stanno ancora litigando. Il FMI ha detto, giustamente, che ci deve essere una ristrutturazione del debito. La Germania dice no, quindi siamo di nuovo al punto di partenza ... Niente è stato risolto in Grecia, in Spagna o in Europa nel suo complesso, e il programma è destinato a creare, mantenere ed estendere la depressione in Grecia. Non posso credere che gli europei siano così crudeli con altri europei.
N.d.T.:
(1) La teoria del trickle-down indica, negli Stati Uniti, un'idea di sviluppo economico che si basa sull'assunto secondo il quale i benefici economici elargiti a vantaggio dei ceti abbienti (in termini di alleggerimento dell'imposizione fiscale) favoriscono necessariamente, e ipso facto, l'intera società, comprese la middle class e le fasce di popolazione marginali e disagiate.
(2) In economia, il termine inglese rent seeking (traducibile in italiano come "ricerca di rendita") è utilizzato per indicare il fenomeno che si verifica quando un individuo, un'organizzazione o un'impresa cerca di ottenere un guadagno mediante l'acquisizione di una rendita economica attraverso la manipolazione o lo sfruttamento dell'ambiente economico, piuttosto che mediante la conclusione di transazioni economiche e la produzione di valore aggiunto.