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giovedì 6 giugno 2019

SE IL 9 LUGLIO L’ECOFIN DECIDE DI PUNIRE L’ITALIA CON LA PROCEDURA D’INFRAZIONE PER DEBITO SONO GUAI SERI


LE SANZIONI SONO TRE: UNA MULTA (E VABBÈ), MA SOPRATTUTTO LA FINE DELL’ACQUISTO DEI TITOLI DI STATO ITALIANI DA PARTE DELLA BCE, IL CONGELAMENTO DEI FONDI STRUTTURALI E IL BLOCCO DELL’ACCESSO ALLA BANCA EUROPEA DEGLI INVESTIMENTI 

CI SCRIVE LA BEI: ''NON C'E' NESSUN AUTOMATISMO: IL CONSIGLIO UE, AL TERMINE DELLA LUNGA PROCEDURA, PUO' INVITARE LA BEI A 'RICONSIDERARE' LA SUA POLITICA DI PRESTITI VERSO LO STATO MEMBRO''

Riceviamo e pubblichiamo:

“Il riferimento alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) nell’articolo “Preparate i fazzoletti” sugli effetti per l’Italia della possibile procedura di infrazione da parte dell’Unione europea, e’ errato. Non si prospetta nessun “blocco dell’accesso alla BEI” per gli investitori italiani.

L’articolo 126, comma 11 del Trattato UE non menziona questa possibilità. Indica invece una ben più generica facoltà del Consiglio UE, al termine della lunga procedura prevista dai commi 3-6 dello stesso articolo, di invitare la Banca europea per gli investimenti a riconsiderare la sua politica di prestiti verso lo Stato membro in questione.
Marco Santarelli
Responsabile Comunicazione Italia- BEI


CHE SUCCEDE CON LA PROCEDURA D’INFRAZIONE PER DEBITO?
Hai voglia a dire, come fa Matteo Salvini, che “con i tagli, le sanzioni e l’austerità sono cresciuti il debito, la povertà e la disoccupazione” e per questo bisogna fare il contrario. Intanto la letterina di Moscovici e Dombrovskis è arrivata e non promette niente di buono per l’Italia. La data da segnarsi nel calendario è il 9 luglio: è quello il giorno dello showdown, quando cioè l’Ecofin, il consiglio composto dai ministri dell’economia di tutti i paesi Ue, dovrà prendere la decisione finale sulla procedura d’infazione. Da oggi fino a quel giorno, Tria e Conte dovranno convincere l’Europa a essere clemente con noi, magari promettendo una manovra correttiva da (almeno) 3-4 miliardi.

Cosa succede con la procedura d’infrazione?
Premessa: la procedura d’infrazione per debito è l’arma da fine del mondo della Commissione europea uscente, che spera di sderenare Salvini e costringerlo, con le lacrime e il sangue, ad abbassare la cresta. Ma è un processo inesplorato, visto che non è mai stato portato a termine per nessun paese, e potrebbe portare a una sorta di commissariamento de facto dei conti del nostro paese.

MOSCOVICI E DOMBROVSKIS BOCCIANO LA MANOVRA ITALIANAMOSCOVICI E DOMBROVSKIS BOCCIANO LA MANOVRA ITALIANA
La procedura d’infrazione prevede in sostanza tre sanzioni: una multa, proporzionata al Prodotto Interno Lordo del Paese che ha violato le regole (e sarebbe la parte meno dannosa) e soprattutto il blocco dei fondi strutturali e dell’accesso alla Bei, la Banca europea degli investimenti. Per capire l’impatto di questa “punizione” basta pensare che all’Italia spettano circa 70 miliardi di fondi strutturali, con cui ad esempio si provvede ai finanziamenti per i progetti di sviluppo regionali in tutta Europa. Soldi che servono per finanziare o co-finanziare le infrastrutture, e senza i quali molte regioni, soprattutto nel Meridione, si troverebbero a gambe all’aria. Dopo il bye bye alla Bei ci sarebbe anche la fine  dell’acquisto dei titoli di stato italiani da parte della BCE. Con tanti saluti allo spread e al “governo del cambiamento”

ECCO LE CONSEGUENZE DI UNA PROCEDURA SUL DEBITO ECCESSIVO (MAI APPLICATA FINORA)
Dino Pesole per www.ilsole24ore.com

Quella che la Commissione Ue ha deciso di “raccomandare” ai ministri (e dunque alla valutazione politica dei governi) è tecnicamente una procedura per disavanzo eccessivo causato dal mancato rispetto della regola del debito.


 E le cifre sono queste: nel 2018 il debito è stato pari al 132,2%, rispetto al 131,4% del 2017, nel 2019 si attesterà al 133,7% e nel 2020 raggiungerà il 135,2%.
Il criterio del debito, così come codificato nel Fiscal Compact e nelle sue ulteriori declinazioni (in particolare il Two Pack) non è dunque rispettato poiché prevede che il debito vada ridotto di un ventesimo l’anno e comunque proceda con sufficiente velocità verso l’obiettivo del 60% del Pil. La violazione dunque – stando alle regole (che si possono e forse devono cambiare ma che fino a quando sono in vigore vanno rispettate) – è evidente.
FONDI EUROPEIFONDI EUROPEI

Ad aggravare il quadro, nel 2018 non vi è stata alcuna riduzione del deficit strutturale, che è il parametro fondamentale in quanto fotografa l’andamento del deficit al netto delle una tantum e delle variazioni del ciclo economico. Il governo si era impegnato un anno fa a ridurlo dello 0,3%.
MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIAMARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA








Nel calcolo cumulato 2018-2019 si arriva a uno scarto dello 0,7% tra Roma e Bruxelles, vale a dire 11/12 miliardi. Non è questa l’entità della correzione che viene richiesta, ma una manovra correttiva tra lo 0,2 e lo 0,3% del Pil (da 3,6 a 4,8 miliardi) da varare entro l’anno potrebbe certo costituire un segnale per evitare di finire nel girone dei “sorvegliati speciali”.

Intanto vediamo quali sono le prossime scadenze e quali le conseguenze qualora a luglio l’Ecofin aprisse formalmente la procedura.

La Commissione “raccomanda”, i governi decidono. Con la raccomandazione che la Commissione Ue ha deciso di approvare, di fatto si chiede ai governi europei di esprimersi sulla necessità di avviare nei confronti dell'Italia una procedura di infrazione sul debito. Il primo step prevede che su tale richiesta si pronunci il Comitato economico e finanziario, vale a dire l'organismo tecnico che raggruppa gli “sherpa”, i direttori generali dei rispetti ministeri delle Finanze. Poi la palla passerà all'Eurogruppo convocato per il 13 giugno a Lussemburgo, che a sua volta girerà l'intera “pratica” all'Ecofin del 9 luglio.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE
Ed è questa la sede in cui verrà presa la decisione finale: avvio formale della procedura oppure rinvio o infine sospensione in presenza di eventuali impegni aggiuntivi prospettati dal governo. Un percorso a ostacoli che può anche prolungarsi per anni.

Finora la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo causato dalla violazione del criterio dei debito non è mai stata applicata per nessun paese europeo. Questa sarebbe la prima volta e scatterebbe nei confronti del nostro paese una sorta di sorveglianza rafforzata, con un stretto monitoraggio (ogni tre/sei mesi) per verificare se le azioni correttive richieste per rientrare dalla “deviazione significativa” evidenziata siano effettivamente poste in essere.
jean claude juncker giuseppe conte 3JEAN CLAUDE JUNCKER GIUSEPPE CONTE 

Manovre correttive che rischiano di essere anche molto pesanti poiché inevitabilmente comporterebbero aumenti delle tasse e tagli alle spese e ai servizi sociali. In sostanza viene definita una sorta di calendario per l'adozione delle misure di correzione richieste.
Il monitoraggio riguarda sia i tempi di attuazione degli interventi che la “qualità” delle misure correttive. Per questo si può prevedere che un'apertura di infrazione sul debito possa dispiegare i suoi effetti su un orizzonte quanto meno triennale, se non oltre. Qualora i piani di rientro predisposti non fossero ritenuti sufficienti a riportare il debito su una traiettoria di progressiva discesa, arriverebbe da Bruxelles un secondo invito ad adottare un nuovo piano di rientro.
Se anche quest'ultimo fosse valutato negativamente, allora potrebbe essere imposto l'obbligo di un deposito infruttifero pari allo 0,2% del Pil (3,6 miliardi), con possibilità che possa essere ridotto o incrementato, e che comunque verrebbe convertito in ammenda nel caso in cui la raccomandazione di correggere il disavanzo eccessivo non fosse rispettata. E potrebbe scattare in questo caso anche un’ulteriore e più pesante sospensione dei fondi di coesione europei. La sanzione sarebbe poi ulteriormente incrementata in caso di persistente inosservanza della raccomandazione. 

venerdì 4 gennaio 2019

LA TEMPESTA STA ARRIVANDO


LA MANOVRA È STATA APPROVATA MA L’ECOFIN DEVE RATIFICARE LA RINUNCIA ALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE CONTRO L’ITALIA E L’UE TIENE D’OCCHIO ATTENTAMENTE I CONTI ITALIANI 
A FINE MESE ARRIVANO LE STIME SUL PIL, CHE POTREBBERO SANCIRE LA RECESSIONE. SENZA CONSIDERARE LA GUERRA COMMERCIALE USA-CINA E LE CRISI BANCARIE: TUTTI I GUAI CHE IL 2019 PORTERÀ AL GOVERNO
Antonio Signorini per “il Giornale”

conte abbraccia di maio dopo l'approvazione della manovra alla cameraCONTE ABBRACCIA DI MAIO DOPO L'APPROVAZIONE DELLA MANOVRA ALLA CAMERA
Difficile immaginare un momento meno favorevole a un governo votato alle politiche espansive più che al rigore nei conti. Che il 2019 sarebbe stato un anno complicato lo si sapeva da mesi. Ne era cosciente anche la maggioranza M5S-Lega. Ma i primi giorni dell' anno nuovo fanno pensare che le cosa possano mettersi peggio del previsto e che all' esecutivo non resti che alzare le paratie in vista di una tempesta perfetta fatta di mercati finanziari in crisi, crescita mondiale al palo, guerre commerciali planetarie.

TRIA E MOSCOVICITRIA E MOSCOVICI




Il tutto mentre l' Europa sembra volersi ritirare in se stessa, con i paesi forti impegnati a evitare il contagio più che a prevenire la crisi. Sul fronte domestico la prima tappa è stata superata; legge di Bilancio è stata approvata e il via libera della Commissione sulle grandi cifre è stato assicurato dalla trattativa condotta dal ministro dell' Economia Giovanni Tria e dal premier Giuseppe Conte con la benedizione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma i conti con Bruxelles non sono chiusi.
DONALD TRUMP XI JINPINGDONALD TRUMP XI JINPING

L' Ecofin del 22 gennaio dovrebbe ratificare l' intesa e la rinuncia alla procedura di infrazione contro l' Italia. Ma il testo della manovra licenziato dal Parlamento non è ancora stato esaminato dalle istituzioni europee. Il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici nei giorni scorsi ha sottolineato come il via libera non riguardi il dettaglio delle misure. Quelle devono essere ancora giudicate.

Il governo ha intenzione di confermare la riforma delle pensioni con quota 100 e il reddito di cittadinanza. Il costo delle due misure nel 2019 è stato ridotto, ma dal 2020 con le due riforme a regime tornerà a circa 8 miliardi per ogni riforma all' anno. Troppo per finanziare misure che Bruxelles non gradisce affatto.

Alla fine del mese dovrebbero arrivare altre notizie potenzialmente pericolose. Le stime sulla crescita del Pil nell' ultimo trimestre del 2018. Se dovessero confermare un segno meno come nel terzo trimestre, l' Italia sarà tecnicamente in recessione. Due tempeste domestiche legate a quanto sta succedendo oltre confine.

CARIGECARIGE
I principali fattori di rischio saranno gli effetti della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e l' aumento dei tassi d' interesse negli Stati Uniti annunciato dalla Fed che rischia di far scoppiare una nuova bolla finanziaria come quella del 2008 oltre che a un generale rallentamento della crescita", spiega Emanuele Cangrati, senior Analyst di BPPrimne.
mario draghiMARIO DRAGHI


Scenario che riguarda da vicino l' Italia, Paese manifatturiero che cresce soprattutto grazie alle esportazioni e non può che risentire delle crisi dei suoi partner commerciali. Gli analisti mesi fa davano la possibilità di una recessione negli Usa nel 2019 al 50%. Rischi che crescono con la prospettiva di nuovi aumenti dei tassi negli Stati Uniti, con il rischio di insolvenze dei mutui a tasso variabile. Il nostro principale partner commerciale, la Germania, non è messo meglio, con un indice Pmi di Markit sugli ordinativi che si avvicina a quota 50, l' annuncio di una recessione.

Dall' economia reale alla finanza pubblica, nel 2019 il Tesoro dovrà collocare una cifra vicina ai 260 miliardi in titoli di stato. Il debito pubblico italiano resta fortemente dipendente dal clima dei mercati internazionali e dai rapporti con l' Europa. Il governo spera che le istituzioni europee dopo le elezioni di maggio siano meno ostili all' Italia. Possibile. Ma potrebbe anche prevalere la linea di chi vuole isolare l' Italia e lasciare che se la cavi da sola. Anche a fronteggiare le crisi delle banche, altro tassello di un anno che si annuncia complicatissimo come dimostra la vicenda Carige..

Fonte: qui