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martedì 12 novembre 2019

DOPO UN ANNO DI LATITANZA, ARRESTATO CLAUDIO DE WITT, CONSIDERATO UNO DEI BOSS DELLA DROGA A ROMA

SECONDO LE INCHIESTE ERA CAPACE DI REPERIRE 30 CHILI DI COCAINA A SETTIMANA IN SPAGNA  
CONDANNATO A 12 ANNI PER TRAFFICO INTERNAZIONALE DI COCAINA, AVEVA APPROFITTATO DI UN RICOVERO PRESSO UNA COMUNITÀ TERAPEUTICA PER EVADERE…
Marco De Risi per “il Messaggero”

Claudio De WittCLAUDIO DE WITT
Dopo un anno di latitanza, gli uomini della squadra mobile, gli hanno messo le manette ai polsi. Si chiama Claudio De Witt, calvo, mezza età, considerato un uomo di peso nelle dinamiche del narcotraffico a Roma. Un boss capace, secondo le inchieste, di reperire 30 chili di cocaina a settimana, attraverso la Spagna. La mobile romana, diretta da Luigi Silipo, non ha mai mollato la presa, convinta che Claudio De Witt potesse avere contatti con più organizzazioni criminali e che, quindi, era un pericoloso trafficante da catturare al più presto.

Gli uomini di San Vitale sono riusciti a sapere che il latitante si nascondeva a Casal Bruciato, lungo la via Tiburtina, e hanno stretto il cerchio. Ieri il colpo di scena: da uno stabile di via Diego Angeli, è stato visto uscire De Witt che è salito su una Bmw per recarsi a Centocelle, la zona dove coltiverebbe intrecci criminali. Al ritorno il latitante è stato bloccato e si è subito arreso. È stato prima portato in Questura, poi in carcere.
ARRESTO DI CLAUDIO DE WITTARRESTO DI CLAUDIO DE WITT

IL PERSONAGGIO
De Witt era riuscito a sottrarsi all'ordinanza di custodia cautelare nella recente operazione Amico Mio, rendendosi latitante, come aveva fatto nel 2011 quando, dopo essere stato condannato a 12 anni per traffico internazionale di cocaina, aveva approfittato di un ricovero presso una comunità terapeutica per evadere. Un passato, che secondo gli inquirenti, indica la possibilità di agganci del boss che è riuscito per due volte e in modo rocambolesco, a fuggire.

Un episodio inquietante si è verificato qualche giorno fa nel palazzo di via Diego Angeli dove si rifugiava il ricercato: un feroce tentato omicidio. Qualcuno ha scaricato una pistola contro il pregiudicato Maurizio Mattiozzi, anche lui residente nello stabile, che si è salvato per pura casualità. Quando il killer ha sparato alla testa, da distanza ravvicinata, si è inceppata la pistola. Circa la possibilità che sia stata veramente una coincidenza, gli investigatori non si sbilanciano.

ARRESTO DI CLAUDIO DE WITTARRESTO DI CLAUDIO DE WITT
La squadra mobile, con la recente operazione Amico Mio, ha fatto terra bruciata intorno all'organizzazione di De Witt, arrestando una decina di persone che avrebbero avuto ruoli nel campo del narcotraffico.

In casa di De Witt, tra l'altro, fu trovato un mobile costruito in modo molto ingegnoso: all'apparenza una credenza normale, ma bastava girare un pomello per scoprire tanti doppi fondi, dove furono trovate armi e droga. L'inchiesta su Claudio De Witt è stata collegata a un'altra del 2016. Così la polizia ha scoperto una serie d'intrecci e di alleanze nella criminalità romana. Il ricercato aveva rapporti al Prenestino, al Tufello, a Centocelle con pregiudicati di elevato spessore criminale, a cui sono stati sequestrati pistole e munizioni. La polizia ha accertato che, quando De Witt, era ai domiciliari nella comunità terapeutica aveva rapporti con esponenti della 'ndrangheta.

Fonte: qui

NEL BLITZ ANTIDROGA FINISCE IN MANETTE VINCENZO NASTASI DETTO "O' PRINCIPE", IL CAPO DELLO SPACCIO: E' STATO TRADITO DA UNA TORTA DA BOSS CONDIVISA SUI SOCIAL 

LA SUA BANDA GESTIVA AFFARI PER 20MILA EURO AL GIORNO 

AVEVA CREATO UN SISTEMA PERFETTO: SOTTO DI LUI I DIPENDENTI SI DIVIDEVANO IN PUSHER E VEDETTE, PER UN TOTALE DI 24 PERSONE. STIPENDIATI, CON LA COPERTURA LEGALE IN CASO DI ARRESTO E L'EVENTUALITÀ DI ESSERE LICENZIATI NELL'IPOTESI DI "SCARSA DEDIZIONE" 

LA CENTRALE DELLA DROGA ERA IN UN EDIFICIO DI 38 ALLOGGI DI PROPRIETA’ DEL COMUNE DI ROMA...

A. Mar. e Giu. Sca. per “il Messaggero”

vincenzo nastasi detto o principe tor bella monacaVINCENZO NASTASI DETTO O PRINCIPE TOR BELLA MONACA
Tradito dai social e dalle manie di grandezza stile Gomorra. Quando ad agosto del 2017, appena partita l'indagine dei carabinieri di via Parasacchi che ha portato al suo arresto, Vincenzo Nastasi, detto Bambo, ma chiamato anche O' principe in ossequio al personaggio della serie tv tutta spari e sangue ricavata dal romanzo di Roberto Saviano, ha festeggiato il suo 27esimo compleanno, non poteva che festeggiare da vero boss.

Anche se era ai domiciliari e con il divieto assoluto di comunicare con persone diverse da quelle che abitavano con lui, quel giorno le porte della sua casa al civico 64 scala L di via dell'Archeologia, a Tor Bella Monaca, si spalancarono per accogliere amici - altri pregiudicati - l'immancabile cantante neomelodico invitato come special-guest e, soprattutto, una splendida torta, cesellata dalle mani di un esperto cake-designer, autentica effige della sua caratura.

Come O' principe, Nastasi, infatti, si sarebbe guadagnato fama e potere tra i lotti delle case popolari per la sua abilità nel fare girare più soldi degli altri con il commercio della cocaina.

La torta lascia senza fiato. Ha tutti gli ingredienti del boss di mala: attorno alla base quadrata di Pan di Spagna ci sono le torri grige a 14 piani simbolo del quartiere, ai piedi banconote da 500, 200 e 100 euro e un revolver. In cima la riproduzione di un orologio Rolex d'oro secondo il più scontato dei clichet criminali, e al centro, stagliata su una tavoletta di cioccolato, una corona dorata che fa da puntino sulla i di O' principe. «Tanti auguri amore mio», il messaggio con la dedica fatto incidere con il cioccolato dalla sua fidanzata, anche lei adesso consegnata dietro le sbarre. E come in tutte le feste più belle non potevano mancare decine di foto e selfie. Sorrisi davanti alla bottiglia di champagne appena stappata, baci e abbracci immortalati e photoshoppati per sembrare più belli e poi... Poi quella tentazione, irresistibile, di apparire, di farsi vedere, di contare anche sui social. Perché, sennò, che senso ha sporcarsi le mani per avere tanto lusso, tanta grandeur, se nessuno lo sa? Sarebbe come se il fatto non fosse mai esistito.

vincenzo nastasi detto o principe tor bella monacaVINCENZO NASTASI DETTO O PRINCIPE TOR BELLA MONACA
Ecco, allora, che le foto cominciano a spuntare su profili e gruppi Facebook, una realtà ideale e parallela ma non per questo non monitorata anche dai segugi dell'Arma che, ogni giorno stanno dietro a movimenti e traffici di personaggi noti e meno noti del quartiere. Foto che verranno allegate alle informative piovute sul tavolo del pm in questi due anni di indagini e che dimostreranno, oltretutto, come Nastasi avesse contravvenuto agli obblighi di legge. Ma lui, all'epoca, non immaginava davvero di avere ancora una volta i carabinieri con il fiato sul collo.

SPAVALDO
Spavaldo, tornato in carcere, in un colloquio intercettato, diceva alla sua compagna riferendosi a potenziali concorrenti: «Tanto lo sanno che il 64 è mio». Nastasi studiava da capo e si ispirava in tutto e per tutto ai boss della Camorra, a cominciare dallo stile, dal linguaggio e dall'immaginario. Al suo lavoro, ci teneva: «Non posso veni', sto a vende' cocaina», diceva invitato in altre occasioni. Si occupava della retribuzione dei sodali e dell'assistenza legale e quando qualcuno non lavorava bene era pronto a licenziarlo, come fosse davvero un dipendente. Quando Giovanni Alfonsi gli chiede: «Vince! Quindi mi hai licenziato?», lui risponde: «E certo lavori per gli altri!».

BOSS E VEDETTE SISTEMA TORBELLA

Giuseppe Scarpa per “il Messaggero”

vincenzo nastasi detto o principe tor bella monacaVINCENZO NASTASI DETTO O PRINCIPE TOR BELLA MONACA
Si vende cocaina in via dell'Archeologia al civico 64. Si incassano montagne di quattrini. E ogni giorno si combatte la battaglia quotidiana contro le guardie. Si spaccano le telecamere che gli investigatori montano per spiarli. Si fugge alla vista delle auto delle forze dell'ordine. E si distrugge la droga prima di farsi beccare. Una palazzina di 38 appartamenti, il Lotto L, di proprietà del Comune era un centrale di spaccio specializzata nella vendita della polvere bianca.

Un business imponente in una via, a Tor Bella Monaca, che è il cuore pulsante dell'economia della droga della Capitale. In un quartiere che è considerato la più ricca piazza di spaccio d'Europa. Qui fioriscono le aziende che trattano stupefacenti, che fanno girare i soldi e danno lavoro. E come ogni impresa che si rispetti, compresa quella al civico 64 di via dell'Archeologia, aveva un vertice rappresentato da un capo, il principe. Lo pseudonimo del boss, Vincenzo Nastasi 29 anni, cooptato direttamente dalla serie televisiva Gomorra.

Sotto di lui i dipendenti che si dividevano in pusher e vedette, per un totale di 24 persone. Stipendiati, con la copertura legale in caso di arresto e l'eventualità di essere licenziati nell'ipotesi di una scarsa dedizione. E poi una sfilza infinita di clienti che arrivavano a tutte le ore, in auto, in moto o con l'autobus.

blitz a tor bella monacaBLITZ A TOR BELLA MONACA
È uno spaccato della città fotografato nell'ordinanza d'arresto, immortalato dall'operazione dei carabinieri di Tor Bella Monaca che vivono asserragliati in un fortino all'interno del quartiere. Venti sono finiti in manette: in carcere cinque e ai domiciliari in quindici accusati di associazione finalizzata allo spaccio. Dietro alle sbarre, ovviamente, è andato anche il capo della banda, Nastasi Così come la sua donna, Mariagrazia Moccia.

IL FORTINO
A descrivere nei dettagli il meccanismo di funzionamento del supermarket della cocaina sono invece i protagonisti. Testimonianze dettagliate, utili per gli investigatori per blindare le accuse. Ecco che da una parte c'è la versione di un ex spacciatore, alle dipendenze del principe, e dall'altra quella di diversi clienti.

blitz a tor bella monacaBLITZ A TOR BELLA MONACA
Si parte dai numeri. Per il pusher pentito in via dell'Archeologia 64 si incassano in media 20mila euro al giorno. Solo lui, in uno dei 4 turni giornalieri di sei ore, riscuoteva mediamente 1300 euro. Duecento li percepiva come compenso per il lavoro svolto. «Ogni busta - ha spiegato - contiene 15 involucri da 30 euro; 20 involucri da 20 euro e 5 o 6 da un grammo, da 60 euro ciascuno».

Ogni sacchettino è chiuso nello stesso modo: «Termosaldato e accompagnato da una spilla». Alla spilla è attaccato «un segno distintivo, 3 palline per la dose da trenta euro, una per quella da 20 e una G per quella da un grammo». Dall'altra parte ci sono, appunto, gli acquirenti. I cocainomani pronti a varcare la soglia, a qualsiasi ora, del palazzo al civico 64:

tor bella monacaTOR BELLA MONACA
«Sono andato a Tor Bella Monaca - ha spiegato ai carabinieri che lo hanno fermato dopo l'acquisto della droga - per comprarmi una dose di cocaina. Ho parcheggiato la Smart dall'altro lato della strada rispetto alla palazzina. Sono sceso e mi sono diretto verso il civico 64. Vicino all'ingresso c'era un uomo (la vedetta, ndr) calvo, con un giubbotto marrone. Lui mi ha detto di salire al primo piano. Ho percorso i gradini e ho trovato lo spacciatore. Allora gli ho chiesto un involucro da trenta euro. Lui dopo aver preso il denaro ha prelevato da una cassetta della corrente elettrica la busta con la cocaina che gli avevo chiesto».


Fonte: qui

martedì 9 aprile 2019

A CASAL BRUCIATO, PERIFERIA EST DI ROMA, UN NUOVO CASO DI DISCRIMINAZIONE DOPO QUELLO DI TORRE MAURA: IL QUARTIERE SI È RIBELLATO ALL'ASSEGNAZIONE DI UN ALLOGGIO POPOLARE AD UNA FAMIGLIA ROM


CASAPOUND GUIDA LA CONTESTAZIONE. 
LA SINDACA RAGGI: "CREATO UN CLIMA DI ODIO E TERRORE"
Maria Rosa Tomasello per “la Stampa”

casal bruciato protesta anti-romCASAL BRUCIATO PROTESTA ANTI-ROM
Davanti al palazzo di via Cipriano Facchinetti 90, a Casal Bruciato, prima periferia est di Roma, i residenti che da domenica protestano contro l' assegnazione di un alloggio popolare a una famiglia rom, replicano con una domanda alle domande dei giornalisti: «Tu sul tuo pianerottolo ce li vorresti?». Loro sono «gli zingari»: quelli «che rubano», quelli «che sfruttano i loro bambini» e girano con «macchine da sessantamila euro». Quelli che «sarebbe meglio spostare fuori dal raccordo anulare». Quelli che «se sono nomadi, devono nomadare».

«Non siamo razzisti, ma gli zingari non ce li vogliamo - dice la signora Claudia, che nel 1974 occupò a San Basilio - A mio nipote, che ha 11 anni, per togliergli un euro gli hanno puntato un coltello alla gola. Se fossero immigrati sì, anche neri sì. Purché sia gente onesta». 

Non è sufficiente ricordare, come ripete la sindaca di Roma Virginia Raggi, che la famiglia destinataria dell' appartamento ne abbia diritto, sulla base di regolare graduatoria. Qui, dove gli occupanti abusivi sono consuetudine, i rom sono indesiderabili.
casal bruciato protesta anti-romCASAL BRUCIATO PROTESTA ANTI-ROM

Come a Torre Maura, è Casapound a guidare la contestazione. Megafono in pugno, Giuseppe Di Silvestre arringa poche decine di persone: «Non ci sono i soldi per la sanità, le persone anziane sono costrette a frugare nell' immondizia, e poi si fa un bando per l' accoglienza da 986mila euro. I cittadini sono incazzati perché la politica pensa ai salotti e loro non hanno servizi. Non ci fermeremo finché non avranno dato una casa a Noemi. Prima gli italiani». Anzi: «prima i romani». Antonietta, 85 anni, si avvicina e urla: «Siete dei fascistoni, mi fate schifo». «Non si tratta di essere razzisti, siamo stati anche noi un popolo di migranti - dichiara Giuseppe Amendola - ma devono trovarsi casa e lavoro. A noi all' estero nessuno ha dato niente».

casal bruciato protesta anti-romCASAL BRUCIATO PROTESTA ANTI-ROM
L' altra protagonista di questa storia di sobborghi in rivolta ha 20 anni e si chiama Noemi Fasciano. Ieri mattina, con in braccio il suo bimbo di sei mesi ha occupato la casa da cui i nomadi era stati cacciati, ma l' occupazione è durata dieci minuti, fino all' arrivo della polizia, quando la ragazza ha preferito desistere. Ma ora fiancheggiata dal padre Enzo e dalla nonna Vincenza annuncia che resterà qui finché non avrà una casa, a costo di dormire dentro la tenda montata sul prato da Casapound.

L' appartamento della contesa si trova al quarto piano di uno stabile di sette. Da ieri è ufficialmente libero: «Hanno creato un clima di odio e terrore al punto che per garantire l' incolumità e la vita di questi sei bambini gli uffici sono stati costretti a assegnare alla famiglia un altro appartamento - dice Raggi - Ma Casapound non ci fa paura, Roma resta una città aperta e dei diritti».
casal bruciato protesta anti-romCASAL BRUCIATO PROTESTA ANTI-ROM

Il vice premier Luigi Di Maio lancia un avvertimento: «La legge vale per tutti. Superiamo i campi rom, subito. E sgomberiamo CasaPound, così come chiunque occupi in modo illegittimo un' abitazione o uno stabile già assegnato a chi ne ha realmente bisogno». È tardo pomeriggio quando arriva Stefano Fassina, deputato e consigliere comunale di Leu che parla a lungo con Noemi. Un piccolo gruppo di persone che sta in disparte tira un sospiro di sollievo: «Stiamo facendo un piccolo presidio antirazzista, ma qui dovrebbe esserci la sinistra, a spiegare, a parlare» osserva Giulia. Fassina cerca di calmare gli animi e scuote la testa: «E' guerra tra chi ne ha più bisogno. Ci sono dodicimila persone in lista d' attesa, il problema non sono i rom ma che le case popolari sono poche».

Fonte: qui

SCONTRO SULLA CAPITALE TRA SALVINI E DI MAIO – DAL DEBITO DEL CAMPIDOGLIO AI ROM E CASAPOUND, SU ROMA SI INFIAMMA IL DUELLO TRA I DUE VICEPREMIER 
IL LEADER LEGHISTA: “NON RIPIANEREMO I DEBITI FATTI DA ALTRI” 
DI MAIO REPLICA: "CHI È CHE APRÌ I CAMPI ROM NELLA CAPITALE? FU LA LEGA CON I FINANZIAMENTI DI MARONI. E CASAPOUND VA SGOMBERATA" 
LAURA CASTELLI, VICEMINISTRO M5S DELL’ECONOMIA ATTACCA: “SALVINI VUOLE CHE LA RAGGI CADA”
Simone Canettieri per il Messaggero
salviniSALVINI

Si inizia con il debito del Campidoglio, si finisce con i rom e Casapound. In mezzo c' è la Capitale. Ai bordi del ring ancora loro: Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Ed è proprio il leader della Lega, nella sua Milano, appena spicciata la conferenza stampa sovranista, ad annunciare: «Non pagheremo debiti fatti da altri, a differenza dei governi del passato». E ancora: «Stiamo ragionando su come aiutare i cittadini senza ripianare i debiti. Cercheremo di aiutare i cittadini perché non possono andarci di mezzo loro per la pessima amministrazione del Comune di Roma, non tanto quella attuale ma passata».

Salvini ce l' ha con la fine della gestione commissariale del debito storico del Campidoglio (12 miliardi di euro) prevista per il 2021 con tanto di annuncio della diminuzione dell' Irpef per i romani, notizia lanciata in pompa magna la settimana scorsa dal viceministro all' economia Laura Castelli e dalla sindaca Virginia Raggi. Il provvedimento è contenuto nel decreto crescita e, se questo è il mood, se ne vedranno delle belle in sede di conversazione.

salvini di maioSALVINI DI MAIO
Ma la giornata gira anche sull' ennesimo caso che vede coinvolti i rom, questa volta cacciati da una case popolare per la quale avevano i requisiti dopo le proteste di Casapound. Ancora un' altra tensione, che cade a pochi giorni dalla rivolta di Torre Maura. Questa volta siamo sempre in periferia, a Casal Bruciato, appendice est della Capitale.

La storia è differente e scende in campo Di Maio. Per la prima volta in maniera netta e definitiva. «Quel che sta accadendo a Roma - si sfoga il leader M5S con i suoi durante la visita al Vinitaly - è paradossale. Qui bisogna ricordare le cose. Chi è che aprì i campi rom nella Capitale?
salviniSALVINI
Fu la Lega con i finanziamenti di Maroni da ministro degli Interni ad Alemanno sindaco.
Stanziarono decine e decine di milioni di euro di soldi pubblici.
Poi è scoppiata Mafia Capitale ed è venuto tutto fuori. E ora chi è che li sta chiudendo? Noi, il M5S. La sindaca Raggi ha chiuso lo scorso anno Camping River».

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LA STOCCATA 

Pur di entrare in conflitto con Salvini, la copertura dei vertici del M5S è totale: «Il superamento dei campi rom è doveroso. La legge vale per tutti. Superiamo i campi rom, subito. E sgomberiamo CasaPound - continua ancora Di Maio - così come chiunque occupi in modo illegittimo un' abitazione o uno stabile già assegnato a chi ne ha realmente bisogno». Nei campi ci sono famiglie che si dichiarano nullatenenti e poi girano in auto lussuose? «Gli mandiamo la Guardia di finanza. Ci sono altri stabili occupati da chi non ne ha diritto? Vanno sgomberati anche quelli. Tempo fa, ad esempio, avevo sentito parlare di priorità o meno in merito allo sgombero dell' edificio occupato da CasaPound in pieno centro a Roma.

Scusate, quindi se io ho una casa e qualcuno me la occupa ma la tiene pulita devo starmene zitto? Ma stiamo scherzando?».
SALVINI VINITALYSALVINI VINITALY
Il tentativo del leader pentastellato è chiaro: togliere a Salvini gli alibi, facendolo passare per il ministro dell' Interno che tollera i fascisti del terzo millennio per motivi di vicinanza ideologica.

E anche questa battaglia si infila nella narrazione che vede contrapposte - e sarà così fino a fine maggio - le due forze di governo.
Con i gialli che dicono ai verdi: voi siete degli estremisti.
Da Verona, Di Maio si lamenta e sbuffa per il caso Roma. E dice apertamente ai suoi collaboratori che «Virginia è sola, dal Viminale arriva solo il silenzio».

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Non solo: «Sul fronte sicurezza della Capitale voglio fatti concreti». Il messaggio dunque è chiaro: la tolleranza zero annunciata nei confronti dei campi nomadi deve essere altrettanto dura in tutti gli altri ambiti.

Con una postilla velenosa: «So che la competenza dei campi nomadi è dei Comuni, ma Roma è anche la Capitale d' Italia, da parte dell' Interno e di Salvini mi aspetto qualcosa in più per quanto riguarda l' ordine pubblico. Perché il problema c' è a Roma così come a Milano, ad esempio, e in altre città».


LAURA CASTELLI
Lorenzo De Cicco per il Messaggero

laura castelli sum #03LAURA CASTELLI 
«Salvini fa la sua campagna elettorale, spera che il Comune di Roma cada per andare al voto. Ma questa è una misura portata avanti dal Ministero dell' Economia e da tutto il governo.

Quindi decida, Salvini, se vuole fare un attacco politico o se vuole fare il membro di questo governo». Laura Castelli, viceministro dell' Economia in quota M5S, giovedì scorso era accanto a Virginia Raggi per annunciare che tra due anni sarà smantellata la bad company del Comune di Roma, la struttura che gestisce 12 miliardi di debiti accumulati fino al 2008. «È una misura a costo zero per i cittadini, zero. Fare polemica su questo è assurdo», dice Castelli, dopo avere letto le dichiarazioni del leader del Carroccio.

Dice Salvini: non pagheremo i debiti fatti da altri...
laura castelli giuseppe conte luigi di maio alfonso bonafedeLAURA CASTELLI GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDE
«Ma per lo Stato non ci sono costi aggiuntivi: si accolla il debito e in cambio non paga più la quota annuale per la gestione commissariale».
I famosi 300 milioni all' anno sborsati dal 2009...
«Esatto. Quindi il costo è zero.
In cambio la gestione commissariale, smantellata dal 2021, avrà la liquidità per coprire la cassa. Altrimenti la situazione era difficile».

In che senso?
LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE
«Lo ha già detto anni fa l' ex commissario del debito, Scozzese: se qualcuno non ci mette mano, la cassa della struttura commissariale si sfonda. Noi in legge di bilancio abbiamo già inserito alcune norme per fare chiarezza, non si capiva se certe partite dovessero essere pagate dal Comune o dal commissario. E in questi tre mesi la gestione commissariale ha migliorato le sue performance».

Quindi Salvini, secondo lei, sbaglia?
«Salvini dice queste cose per campagna elettorale. Si dovrebbe ricordare che la Capitale d' Italia è Roma e non è Milano».

A quanto ammonta il debito che lo Stato si accollerà? Si parla di 12 miliardi?
matteo salvini e virginia raggi 5MATTEO SALVINI E VIRGINIA RAGGI
«Ma no, già oggi siamo sotto quella cifra. Il resto si saprà quando uscirà il decreto. E come ha detto la giunta di Roma in conferenza stampa, per il 2021, quando scade il mandato di Raggi, lasceremo un' eredità a chi verrà dopo, un credito potenziale di 2,5 miliardi da poter investire per la città».

Quindi si va avanti? Tutto il M5S è compatto?
«Non solo tutto il Movimento, tutto il governo. È d' accordo anche il collega viceministro Garavaglia, della Lega. Ci sono le mail in cui chiede di inserire la misura nel decreto Crescita».

Non c' è possibilità che il provvedimento salti o slitti?
matteo salvini e virginia raggi 7MATTEO SALVINI E VIRGINIA RAGGI 7
«Ma sta scherzando? Sarà nel decreto Crescita, è stato votato dal Consiglio dei ministri. Tria lo condivide, perché dovrebbe saltare?».
Beh, se il vicepremier ne parla così negativamente...
«Ma fa così perché non vede l' ora che cada il Comune di Roma, forse per andare a elezioni, è evidente, no? Ma è un' operazione su cui può star tranquillo.Mi pare poi che la nuova Lega non sia più nordica, o sbaglio?».
bossi salvini maroniBOSSI SALVINI MARONI
Salvini, parlando del debito di Roma, ha detto anche che l' Autonomia servirà «a risolvere questa follia».

«Le Autonomie non c' entrano nulla, la gestione commissariale nasce da una legge fatta nel 2009 da un governo di cui la Lega faceva parte. Ora abbiamo fatto una norma a costo zero, che è win-win, vincono tutti, e non permetterà agli italiani, tutti, di pagare i buchi prodotti dalle vecchie giunte. Salvini dovrebbe essere contento. Poi se ha bisogno di andare contro il Comune di Roma, è un problema suo».

Fonte: qui