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venerdì 21 giugno 2019

NATIXIS H2O

Negli ultimi mesi in molti mi hanno chiesto un parere sui fondi della famiglia H2O Natixis Investment Managers, che hanno fatto faville ovunque, al punto tale da dover aumentare all’inizio dell’anno le commissioni di ingresso per cercare di bloccare i flussi in entrata.
Io mi sono limitato a suggerire attenzione, le loro performance a mio modesto parere erano decisamente esagerate, ma senza entrare nel merito di ogni singolo fondo. Non ho mai approfondito più di tanto, sapete che ho l’allergia, a me piacciono le cose semplici, ho solo constatato che a prima vista sono davvero bravi. A prima vista!
Quello che ho sempre suggerito invece a tutti in generale è di non scegliere mai un fondo perchè ha le cinque stelle Morninstar o perchè negli ultimi 5/10 anni è stato il migliore, perchè come dice la saggezza popolare, i rendimenti passati non sono garanzia per il futuro.
Infatti l’analisi empirica, o meglio uno studio di Vanguard suggerisce che spesso e volentieri solo il 16 % dei fondi a cinque stelle rimane al top delle performance, addirittura un quarto dei top fund scendo all’ultimo scalino e oltre il 12 % chiudono.
Ieri via Financial Times la notizia…

Le azioni della banca francese Natixis sono scese di oltre l’11 per cento dopo che il Financial Times ha rivelato che una delle sue controllate, H2O Asset Management, detiene ampie partecipazioni in obbligazioni illiquide legate a un controverso finanziere tedesco.
Morningstar, le cui valutazioni sono utilizzate come guida chiave per gli investitori, ha sospeso il rating sul fondo Allegro di H2O mercoledì, citando le preoccupazioni sulla “liquidità di alcune obbligazioni”. La decisione dell’agenzia fa seguito a un articolo di FT Alphaville che questa settimana ha definito le partecipazioni di debito di H2O collegate a Lars Windhorst , un esuberante imprenditore con una storia di problemi legali .
Il fondo di punta di Neil Woodford ha riorientato l’attenzione degli investitori su attività illiquide in fondi che consentono ai clienti di prelevare e depositare denaro su base giornaliera. L’incidente ha rivelato come i manager siano in grado di trovare scappatoie legali nelle regole dell’UE che sulla carta consentono a tali fondi di detenere solo fino al 10 per cento delle attività in titoli meno liquidi. Natixis ha detto in una dichiarazione di giovedì pomeriggio che la sospensione del rating in seguito ai rapporti della FT “non ha assolutamente alcun impatto sulla liquidità e la performance dei fondi di H2O”.
FT Alphaville ha rivelato martedì che i depositi di H2O elencano investimenti in oltre € 1,4 miliardi di obbligazioni illiquide collegate a Mr Windhorst, attraverso sei fondi che consentono agli investitori al dettaglio di prelevare i loro soldi su base giornaliera. Inoltre, è emerso che alla fine di marzo circa il 14% dei titoli di un fondo erano collegati a Windhorst. L’H2O ha fornito dati aggiornati nella sua dichiarazione di giovedì, dimostrando che la maggiore esposizione oggi è del 9,7%. “Non è mai stata intenzione di H2O nascondere questi investimenti lontano dalla conoscenza e dal controllo dei nostri clienti”, ha aggiunto la dichiarazione.
A sollevare il polverone e far partire un’ondata di riscatti negli ultimi giorni sui fondi di H20 sono state le notizie di potenziali conflitti di interesse che coinvolgerebbero il fondatore Bruno Crastes. Una vicenda che ha acceso i riflettori sulla componente illiquida dei portafogli, in particolare sugli asset del fondo H20 Allegro che adotta una strategia global macro e lascia molta discrezionalità e flessibilità al gestore.
“In termini assoluti, si tratta di una piccola fetta”, ha dichiarato in una nota Mara Dobrescu, responsabile della ricerca sulle strategie obbligazionarie di Morningstar in Europa, sottolineando come “non pensiamo ci possano essere rischi immediati sulle performance del fondo. Tuttavia, il fatto che siano concentrati in aziende che fanno capo a un solo individuo ci preoccupa”. Il tutto, poi, alla luce del possibile conflitto di interessi che riguarderebbe Bruno Crastes in capo al comitato consultivo di Tennor Holding. Perché, però, un preallarme così netto e, soprattutto, una reazione così dura del Cac40? Per una serie di motivi.
Primo dei quali, la dimensione sistemica di Bpce, la controllante di Natixis. La quale, infatti, non solo è anche attiva nel ramo assicurativo ma rappresenta il secondo gruppo bancario del Paese (dove vanta il controllo di 14 banche popolari regionali e 15 casse di risparmio), con qualcosa come 30 milioni di clienti nel mondo, 9 milioni di società, 105mila collaboratori e la presenza in 40 Paesi. Insomma, un gigante. In secondo luogo, il fondo H2O di Natixis è stato molto popolare tra gli investitori nel 2017 e 2018 e il patrimonio del fondo Allegro, quello toccato dalla vicenda di queste ore, ha toccato 1,4 miliardi di euro di masse gestite ad agosto dello scorso anno, attraverso un approccio macro di strategia flessibile e focus principale sul reddito fisso, componente per l’86% del portafoglio, a fronte di un 10% di cash.
Per carità, magari si tratta di una tempesta in un bicchiere d’acqua, scorrendo le performance di questi fondi spesso e volentieri superiori al 25 % all’anno negli ultimi tre anni, davvero bravi questi gestori, ma che volete che vi dica, io preferisco sempre i miei tesorucci, bond governativi, sarà una malattia, ma li problemi non ce ne sono mai, soprattutto se dietro c’è sovranità monetaria.
Ripeto, il problema non è lo strumento, ma chi lo gestisce, finchè va bene, nessun problema, in fondo come dimostra la Grande Recessione, può sempre capitare che in un fondo monetario finisca qualche innocente cartolarizzazione…giusto?

Appuntamento nel fine settimana con il nostro Machiavelli, un maniaco dei bond governativi, roba da pensionati  … ;-)
Fonte: qui


FINO A MARTEDÌ BRUNO CRASTES ERA RITENUTO UN FENOMENO NELLA GESTIONE DEI FONDI, POI UN ARTICOLO DEL “FINANCIAL TIMES” HA SMONTATO LA SUA “H20”, CHE NON AVREBBE  RISPETTATO IL LIMITE DEI TITOLI ILLIQUIDI (E NON SOLO) 
I LEGAMI CON LARS WINDHORST, EX ENFANT PRODIGE IN BANCAROTTA, E I RISCHI PER L’ITALIA, DOVE CRASTES HA INVESTITO ALMENO 10 MILIARDI IN GENERALI, BNL, FINECO E BTP…
Gianluca Paolucci per “la Stampa”
bruno crastes 2BRUNO CRASTES

Sono bastati un paio di giorni per far passare Bruno Crastes da genio della finanza a personaggio da guardare con diffidenza. In particolare in Italia, dove la società di gestione fondi di Crastes, H2O, avrebbe raccolto almeno dieci miliardi di euro da investitori grandi e piccoli.

Ieri mattina, le principali reti di promotori operanti in Italia hanno ricevuto l' indicazione di consigliare ai clienti di vendere i fondi H2O. Eppure fino a martedì Crastes era ritenuto un fenomeno nel mondo della gestione di fondi. La sua società di gestione vantava rendimenti stellari anche in fasi di mercato difficili e, per questo, era sempre più amata dagli investitori. E dai risparmiatori, dato che i fondi di H2O sono fondi Ucits, estremamente regolati e venduti dalle grandi reti di promotori.

bruno crastes 5BRUNO CRASTES 
In dieci anni la raccolta è passata da 3 a 30 miliardi. Negli ultimi due anni proprio l' Italia è stata il principale mercato per i fondi H2O. Secondo fonti di mercato almeno 10 miliardi di raccolta sui 30 complessivi sarebbero originanti nel nostro paese. Banca Generali, Bnl - Bnp Paribas, Fineco, Mediolanum, per citarne alcuni, hanno consigliato ai clienti di azzerare o ridurre considerevolmente l' esposizione su H2O.

È successo che martedì, un articolo del Financial Times ha sollevato una serie di questioni piuttosto importanti. Intanto, la percentuale di titoli illiquidi presenti nei fondi H2O, che secondo la normativa non può superare il 10% ma che secondo l' articolo del Financial Times non è molto chiaro se il limite sia stato effettivamente rispettato.
bruno crastes 4BRUNO CRASTES 

Poi, il fatto che questi titoli illiquidi siano riferiti a un imprenditore tedesco dal passato tribolato, Lars Windhorst, ex enfant prodige passato poi dal fallimento di due sue società e una bancarotta personale.

bruno crastes 3BRUNO CRASTES 







Mercoledì invece Morningstar, la società che assegna il rating ai fondi, ha sospeso il giudizio su Allegro, l' unico monitorato tra quelli della famiglia H2O. Aggiungendo un altro dettaglio inquietante: da maggio, Crastes è entrato nel comitato consultivo di Tennor holding, la capofila delle attività di Windhorst. Troppo, decisamente troppo. Da qui ieri mattina l' ordine di vendere alle reti. Natixis, che ha il 50% di H2O, ieri è affondata a Parigi arrivando a perdere oltre il 10%.

bruno crastes 1BRUNO CRASTES 
In serata, H2O ha emesso una nota per fornire una serie di informazioni più dettagliate, cercando di rassicurare il mercato. Gli ordini di vendita sono stati tutti accettati, circostanza che ha placato i rumors sulla tenuta dei fondi.

Merito degli asset più liquidi presenti nei portafogli, come i Btp italiani dei quali i fondi H2O sono importanti detentori. Ieri, dopo essere sceso fino a 233 punti in mattinata, lo spread si è alzato improvvisamente di 15 punti per chiudere a 246.

Fonte: qui

giovedì 13 giugno 2019

DEUTSCHE BANK È STRACOLMA DI TITOLI TOSSICI ED È AL CENTRO DI SCANDALI INTERNAZIONALI, LE ESPORTAZIONI CROLLANO E LA PRODUZIONE INDUSTRIALE SCENDE: E SE ALLA FINE IL VERO MALATO D’EUROPA FOSSE LA GERMANIA?

IL DEBITO MONDIALE, L’INFLAZIONE DEBOLE, IL DOLLARO FORTE: STA PER SCOPPIARE UNA CRISI PEGGIORE DI QUELLA DEL 2007?

Paolo Becchi per “Libero Quotidiano”

deutsche bank commerzbank 2DEUTSCHE BANK COMMERZBANK
Troppo occupati dai problemi di casa nostra non vediamo quello che accade al di là delle nostra mura, eppure ci sono segnali preoccupanti che stanno indicando un cambiamento globale. Il mondo intero sta andando a passi lenti verso una nuova crisi senza precedenti, e senza che neppure sia stata ancora, per lo meno in Italia, metabolizzata quella precedente, una crisi che sarà più catastrofica e devastante di quella iniziata nel 2007, e questa volta forse avrà il suo epicentro proprio in Europa.
ANGELA MERKEL GIOCA CON PHON E PALLINAANGELA MERKEL GIOCA CON PHON E PALLINA


I segnali di un collasso tedesco sono evidenti da tempo, anche se i dati economici reali sono di questi ultimi mesi con la contrazione delle esportazioni (-3,4%) e della produzione industriale (-1,9%). Deutsche Bank, la più importante banca tedesca, quella che - vale la pena ricordarlo - ha speculato sullo spread tra il 2010 e il 2011 per far cadere l' ultimo governo Berlusconi, è da tempo al centro di scandali internazionali con vere e proprie operazioni di riciclaggio di denaro sporco per centinaia di miliardi di dollari, è inoltre stracolma di titoli tossici, esposta con oltre 48mila miliardi di euro in derivati (più o meno 27 volte il Pil dell' Italia), e in più ha circa 6 miliardi di debiti dichiarati.

COME LEHMANN BROTHERS
Lehman BrothersLEHMAN BROTHERS

Vi ricordate il crac di Lehmann Brothers e le sue conseguenze, ecco la banca tedesca può esplodere da un momento all' altro. Non è un caso che l' agenzia di rating Fitch abbia in questi giorni tagliato il rating della banca a BBB, e non escluda un rating ancora inferiore, anche se la notizia in Italia è passata quasi inosservata. Tutto ciò avviene in un quadro internazionale preoccupante.

Non c' è solo la «guerra delle tariffe» tra Cina e Usa, tra Germania e Usa è in atto da tempo una guerra commerciale e Trump ha un bersaglio molto facile da colpire se vuole far saltare la Germania. Ma c' è anche un altro problema di natura globale e non solo in Europa. Concentriamoci sulla crisi del debito, di cui oggi tanto si parla.

MATTEO SALVINI ANGELA MERKEL LUIGI DI MAIO IN IO TI SPREADDO IN DUEMATTEO SALVINI ANGELA MERKEL LUIGI DI MAIO
Una volta la cosa riguardava la Grecia, dopo aver ridotto quel Paese ad una colonia, ora tocca (o dovrebbe toccare) all' Italia. Eppure a livello globale il debito greco è del tutto irrilevante. E lo stesso può dirsi anche per il nostro debito. Il vero problema, di cui poco si parla, è semmai il debito globale.

318% DEL PIL
Il debito mondiale pubblico e privato, nel primo trimestre del 2018 è aumentato di 8mila miliardi di dollari raggiungendo la cifra di 247mila miliardi di dollari. Questa cifra rappresenta il 318% del Pil delle economie industrializzate. E dal 2007 la combinazione di debito pubblico e privato è aumentata del 36%. A differenza che in passato, inoltre, ora anche le economie emergenti, con il rafforzamento del dollaro e il crollo del prezzo del petrolio, stanno accumulando debiti elevati.

deutsche bank commerzbankDEUTSCHE BANK COMMERZBANK
Questi alti livelli di debito globale sono stati fomentati da anni di denaro a basso costo, o per meglio dire a costo zero, fornito dalla Federal Reserve, poi anche dalla Bce e dalla Bank of England e ora persino dalla Banca centrale cinese. Si è cercato di affrontare i mali dell' economia planetaria con l' esclusivo strumento della politica monetaria, e il risultato è disastroso: i mercati finanziari sono ora eccessivamente dipendenti dalla politica monetaria delle Banche centrali.

STAGNAZIONE E SPECULAZIONE
L' eccesso di credito, lungi dal rilanciare l' economia reale, sta aprendo la strada ad una nuova fase recessiva, una stagnazione globale: i mercati sono stati drogati da flussi di liquidità che invece di alimentare l' economia reale non hanno fatto altro che incrementare la speculazione finanziaria e aumentare l' indebitamento planetario a livelli ormai insostenibili.

PAOLO BECCHIPAOLO BECCHI
Un eccesso di liquidità e di credito/debito in assenza di una effettiva crescita porterà ad una situazione in cui quei debiti/crediti non riusciranno più ad essere esigili. Iniettando sempre più liquidità nei mercati i governatori delle Banche centrali credono come Billy Tyne, capitano della Andrea Gail, di aver ottenuto il risultato sperato, e non si accorgono che dietro alla calma apparente si sta preparando «la tempesta perfetta».

Le regole del libero mercato impediscono che il denaro arrivi ai governi che dovrebbero spenderlo per soddisfare i bisogni dei propri cittadini. Il denaro passa così, ad esempio nell' Unione europea, dalla Bce ai forzieri delle banche che invece di immetterlo nel circuito dell' economia reale acquistano altri titoli per rivederli a loro volta alla Bce, incassando sicuri dividendi. E così non fanno altro che autoalimentare una bolla speculativa destinata inevitabilmente a scoppiare. Il «libero mercato», abbandonato a se stesso, porta evidentemente alla sua distruzione.
MARIO DRAGHIMARIO DRAGHI

IL PROSSIMO TUNNEL
Altro che uscita dalla crisi: ne stiamo preparando una nuova, dalle proporzioni globali sinora mai viste. Altro che uscita dal tunnel. Stiamo passando da una galleria all' altra, senza neppure in Italia aver visto la luce.

L' inflazione resta ancora debole e il dollaro forte: La Fed, come la Bce del resto, sta in realtà soltanto comprando ulteriore tempo. Una ritira fuori il suo bazooka e rilancia il Quantitative Easing, l' altra ribadisce che taglierà ulteriormente i tassi. Difficile pensare che questi strumenti - sino ad oggi fallimentari - ci porteranno fuori dalla crisi. Draghi uscirà presto di scena, e sarà lodato da tutti, in realtà, se ci pensate bene, nei suoi otto anni di presidenza non è cambiato assolutamente nulla.

lehman brothers 2008LEHMAN BROTHERS 2008
Ogni tanto ci vogliono soltanto illudere con un po' di sole, ma d' improvviso un' onda enorme rovescerà la nave. Fuor di metafora Il cambio ciclico è ormai alla porte e prima o poi saranno cazzi amari per tutti.

IL DENARO NON BASTA
Un vecchio saggio direbbe: non se ne esce pompando nuovo denaro, ma probabilmente trovando qualcosa di meglio del denaro. Il problema però è che la nostra civiltà è costruita proprio sul denaro. E non se vedono di nuove all' orizzonte. E allora che fare? Forse si potrebbe cominciare a pensare, come ai vecchi tempi, ad un bel Giubileo del debito globale. Fonte: qui