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giovedì 17 gennaio 2019

IL PIANO B PER LA TAV: RISPARMI DA 1,5 MILIARDI


L’IPOTESI DI RIDIMENSIONARE LA STAZIONE SUSA E SPALMARE LE SPESE…

Umberto Mancini per il Messaggero

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IL FOCUS ROMA 

Sarà perché incombe lo spettro del referendum o, peggio ancora, il verdetto dell' Avvocatura dello Stato, ma sta di fatto che avanza un piano B per la Torino-Lione. Un progetto che consenta da un lato di completare l' opera e, dall' altro, riducendo i costi, di disinnescare la consultazione popolare che crea non pochi imbarazzi ai grillini dopo le manifestazioni di Torino.

Non solo. Vista le tensione nel governo, la Tav in formato low cost può evitare la spaccatura con la Lega e quel fronte del Nord che vuole il collegamento ad alta velocità con la Francia. Da qui la ricerca di un compromesso. Del resto, al di là dei toni, sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio, hanno fatto capire che un' intesa è possibile, mettendo mano, s' intende, al progetto originario. Un modo per accontentare tutti, tranne ovviamente l' ala più oltranzista dei pentastellati che hanno già dovuto ingoiare l' ok all' Ilva, alla Tap e al Terzo valico.

I DETTAGLI 

Un piano che, secondo fonti governative interpellate dal Messaggero, potrebbe far risparmiare fino a 1,5 miliardi di euro, riducendo i costi di alcuni interventi e spalmando nel tempo la spesa complessiva. Insomma, correttivi che consentano comunque di rispettare gli impegni assunti con Francia ed Europa. Per chiudere così il cerchio senza ulteriori traumi, ovvero la cancellazione di migliaia di posti di lavoro e di decine di appalti. Anche perché, come accennato, bloccare la Tav costerebbe fino a 3,4 miliardi (tra rescissione dei contratti, appalti già avviati, ripristino degli scavi, penali varie).
beppe grillo no tavBEPPE GRILLO NO TAV

Un buco gigantesco nei conti pubblici che l' Avvocatura dello Stato, investita del problema dal ministero dei Trasporti, non potrebbe non far rilevare, a prescindere dalla valutazione negativa della commissione tecnica costi-benefici voluta dal Mit e presieduta da un No-Tav dichiarato. Meglio quindi andare avanti, magari ammodernando alcuni tratti della cosiddetta «linea storica» che collega Torino a Lione. «Molte cose possono essere riviste, a patto che l' alta velocità si faccia e si faccia rapidamente», ha spiegato il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi, strenuo fautore di una mediazione.
TORINO - MANIFESTAZIONE A FAVORE DELLA TAVTORINO - MANIFESTAZIONE A FAVORE DELLA TAV

LA TRATTA 





Sulla tratta internazionale potrebbe essere invece ridimensionata la stazione di Susa, risparmiando circa 200 milioni.

Un modo per far contenti gli oppositori della Tav che considerano la stazione una «inutile cattedrale nel deserto». Per di più la cancellazione del progetto dell' archistar Kengo Kuma non troverebbe alcuna obiezione da parte di Parigi. E poi c' è la tratta nazionale, quella che da Bussoleno porta verso Torino con una galleria che corre sotto la collina morenica: «Se la eliminassimo dice sempre Rixi avremo risparmi per 1,4 miliardi di euro». Più che eliminarla, spiegano altre fonti governative, si potrebbe rimandare di un paio d' anni la costruzione. Anche in questo caso sarà necessario affrontare il tema delle ripercussioni ambientali visto che la galleria avrebbe avuto un impatto davvero basso rispetto all' allargamento delle linea esistente.
TAV TONINELLI BY VAUROTAV TONINELLI BY VAURO

I DETTAGLI 

Ma una Tav a prezzo scontato permetterebbe al Movimento 5 Stelle di sostenere di aver risparmiato soldi, sottraendoli ad un' opera giudicata faraonica e inutile, per darli ai cittadini. O per distribuirli sul territorio e su altre infrastrutture. Peccato però che l' ala dura dei grillini, quella che non accetta negoziati, non abbia mai posto il problema dei soldi, ma quello dell' ambiente e del territorio.

Rimane quindi il problema del tunnel di base, finanziato dalla Ue con 3 miliardi di euro e che la Francia ha già fatto sapere di non voler toccare. E che quindi resterà, essendo il pilastro fondamentale della tratta ferroviaria. La Torino-Lione è infatti per l' 89% in galleria: di questi 57 chilometri ben 45 sono in territorio francese e 12,5 sul lato italiano. Quanto costerebbe all' Italia ritirarsi è noto.

Fino a 3,4 miliardi contro i 3 miliardi della soluzione low cost.
Meglio il piano B. No Tav permettendo.

Fonte: qui

giovedì 6 ottobre 2016

La Russia pronta ad affrontare il piano B degli USA in Siria


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I media russi riferivano che il Ministero della Difesa russo ha messo a punto un piano preventivo da attuare se gli Stati Uniti si ritirassero dai negoziati con Mosca sulla Siria optando per un Piano B. 


Il giornale Izvestija citava una fonte militare di alto rango dire che il piano include misure militari e politiche, ma senza rivelarne i dettagli. Inoltre, Franz Klintsevich, Vicecapogruppo Russia Unita alla Duma di Stato, rivelava che “in caso di necessità, possiamo incrementare di molto il sostegno militare alle Forze Armate siriane“. 

All’inizio di questa settimana, Izvestija aveva anche riferito che il Ministero della Difesa russo aveva trasferito altri bombardieri tattici Su-24 e Su-34 a Humaymim, la base aerea russa in Siria, e citava una fonte dire che i bombardieri d’attacco Su-25 saranno impiegati in risposta all’annuncio degli Stati Uniti del passaggio al Piano-B in Siria. 

Gli Stati Uniti pensano di aumentare le missioni di combattimento in Siria, trasferirvi forze speciali e inviare nuovi rifornimenti di armi alla cosiddetta opposizione moderata. “Se necessario, le Forze Aerospaziali russe (VKS) rafforzeranno il comando nei prossimi 2-3 giorni. I bombardieri d’attacco Su-25 saranno trasferiti sulla base aerea di Humaymim, le truppe sono già state scelte e preparate per lo schieramento, gli equipaggi sono in attesa dei comandi“, affermava la fonte alle Izvestija

Inoltre, il Ministero della Difesa della Russia dichiarava che una batteria di lanciamissili da difesa aerea russa S-300 era stata trasportata in Siria

Lo scopo è difendere la base navale e le navi da guerra russe, aggiungeva il Ministero. 

Le informazioni sullo schieramento degli S-300 venivano confermate dal portavoce del Ministero Igor Konashenkov. “Infatti, la Repubblica Araba Siriana ha ricevuto un sistema missilistico antiaereo S-300, volto a proteggere la base navale di Tartus e le navi che si trovano al largo della Siria...”, dichiarava ai media. Konashenkov ha detto non è chiaro perché il dispiegamento del sistema missilistico abbia creato tale confusione in occidente. 

L’S-300 è un sistema puramente difensivo e non costituisce una minaccia“, dichiarava, ricordando che prima del dispiegamento degli S-300, la Russia aveva inviato sistemi missilistici di difesa aerea Fort in Siria.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

mercoledì 7 settembre 2016

MONTE DEI PACCHI DI SIENA:L’OMBRA DELLA TROIKA!



Non siamo mai sicuri in una certa misura siamo sempre ignari, direbbe il nostro caro Kenneth Arrows, la nostra conoscenza del modo in cui funzionano le cose, nella società o nella natura, è avvolta nella nebbia della vaghezza.

Tutti a dimenticare l’affare MPS o Deutsche Bank a comprare banche come fossero noccioline aspettandosi chissà quale risoluzione della crisi europea e invece all’improvviso, dopo aver gettato in un buco nero 15 miliardi in vari aumenti di capitale  nulla cambia tutto è per sempre uguale.

Lui Corrado Passera, uno che ha fallito al Governo amplificando e implementando austerità e deflazione salariale ovunque, uno che ha fallito pure nella costruzione di un nuovo partito, ora torna per amministrare un altro fallimento

“Il  futuro di Mps è molto importante per Italia: se uscirà dai suoi problemi si alleggerirà la pressione sull’intero sistema creditizio del paese, ma se i problemi emersi non verranno risolti in tempi brevi, l’effetto sul nostro Paese potrebbe essere purtroppo molto grave”.

Lo afferma all’ANSA Corrado Passera a margine del forum Ambrosetti di Cernobbio.

E infatti il rebus del piano di Mps, di cui Formiche.net spesso ha parlato negli ultimi tempi ha animato i discorsi davanti al lago di Como di politici, economisti e finanzieri. (…)

A sancire in maniera inequivocabile che a Cernobbio si è discusso di Mps è un sondaggio riferito dall’Ansa, che giunge alla conclusione che l’aumento di capitale, uno dei due pilastri su cui si fonda il piano di salvataggio, non trova il consenso della maggioranza dei manager, imprenditori e banchieri. Ecco i risultati del sondaggio, che dunque non fa che confermare le enormi difficoltà che l’istituto toscano deve fronteggiare in questa fase: il 65% dei 33 intervistati ha risposto no alla domanda: “Lei sottoscriverebbe l’aumento di capitale di Mps?”. Tra questi, solo il 20% parteciperebbe alla ricapitalizzazione della banca senese, mentre il 15% ha preferito non esprimersi. Tra i partecipanti al sondaggio figurano nomi illustri tra cui Gianmaria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo; Francesco Starace, ad dell’Enel; Gabriele Galateri di Genola, presidente di Generali; Federico Ghizzoni, ex ad di Unicredit; Corrado Passera, ex ad di Intesa ed ex ministro dello Sviluppo Economico; Flavio Valeri, ad di Deutsche Bank Italia. ( Formiche.net )

Certo che chiedere cosa ne pensa dell’aumento di capitale l’amministratore delegato di Deutsche Bank Italia è tutto un programma… “vaste programme” come direbbe qualcuno, rivoltandosi nella tomba!

Un incontro con i principali istituti bancari per valutare pro e contro della richiesta di intervento dell’Esm (European stability mechanism, il cosiddetto fondo salva Stati) per stabilizzare il sistema bancario italiano. Secondo tre diverse fonti a conoscenza del dossier, il premier Matteo Renzi va avanti con l’ipotesi di un ricorso ai soldi del fondo che è già intervenuto in Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e banche spagnole.

Si tratta, secondo quanto ricostruito, del «piano B» – finora smentito dal governo – nel caso che il piano per Mps si areni definitivamente.

Un’ipotesi anticipata da «La Stampa» nei giorni scorsi, che le difficoltà che stanno emergendo nell’implementazione del piano per Mps avrebbe reso ancora più d’attualità. Proprio l’utilizzo del fondo salva Stati da parte dell’Italia sarebbe stato uno dei temi dei colloqui tra Renzi e Angela Merkel nei vertici di Ventotene e Maranello nelle settimane scorse, dice una delle fonti.

Ovviamente per non scatenare un inferno…

ROMA (Reuters) – Il governo smentisce “totalmente” l’intenzione di voler chiedere un intervento del fondo Salva Stati europeo Esm a supporto del sistema bancario italiano.

Il quotidiano la Stampa, citando tre diverse fonti a conoscenza del dossier, scrive oggi che l’utilizzo del fondo sarebbe stato uno dei temi dei colloqui tra il premier Matteo Renzi e la cancelliera tedesca Angela Merkel nei vertici di Ventotene e Maranello.
Il ricorso all’Esm sarebbe oggi ancor più d’attualità per via dei problemi che stanno emergendo nell’implementazione del piano per Mps, scrive il quotidiano.

“Si tratta di notizie del tutto destituite di fondamento”, dice una fonte di Palazzo Chigi.

Ovvio, il solo ricorso al fondo ESM significherebbe l’ingresso della Troika nel nostro Paese,e tutto questo grazie a qualche politico ignorante che, mentre gli italiani erano sotto l’ombrellone , ha sottoscritto la demenziale clausola “bail in” cancellando qualsiasi possibilità di una nazionalizzazione di MPS, perché se non l’hanno ancora capito ma lo capiranno presto, eccome se lo capiranno, MPS va nazionalizzata, ora, subito, adesso!

Nel frattempo il bazooka ad acqua di Draghi ha prodotto questo miracolo a proposito di inflazione…

Euro Area Inflation Rate

…ovvero il nulla e per quanto riguarda la produzione industriale in Europa …

Euro Area Industrial Production MoM

Un giorno i banchieri centrali getteranno la spugna e ammetteranno che con la loro politica monetaria hanno aumentato inequità e disuguaglianze, senza produrre inflazione lo scopo principale della BCE, perché come i lettori di Icebergfinanza ben sanno, la natura intrinseca del quantitative easing e essenzialmente deflativa e crea debito, un’ipoteca perenne sulla crescita futura.


Fonte: icebergfinanza