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mercoledì 5 febbraio 2020

SUSANNA BRESCIA, ARRESTATA CON FIGLIO E AMANTE PER AVER BRUCIATO VIVO NELL'AUTO IL SUO CONVIVENTE VINCENZO CORDÌ, AVEVA GIÀ TENTATO L’OMICIDIO DUE ANNI PRIMA, MISCHIANDO ALLA MINESTRA UN FLACONE DI BARBITURICI

L’UOMO NON DENUNCIÒ PER AMORE DEI DUE FIGLI AVUTI CON LA DONNA 
A NOVEMBRE E’ STATO RAGGIRATO CON L’INVITO A UNA GITA IN MONTAGNA: ARRIVATI A DESTINAZIONE…
Carlo Macrì per il “Corriere della Sera”

VINCENZO CORDI E SUSANNA BRESCIAVINCENZO CORDI' E SUSANNA BRESCIA
Per uccidere e bruciare, quando ancora era vivo, il suo convivente Vincenzo Cordì, cameriere in un ristorante di Marina di Gioiosa Ionica, aveva scelto una giornata piovosa. Susanna Brescia, 43 anni, anche lei di Marina di Gioiosa Ionica, casalinga con precedenti per reati contro il patrimonio, pensava che l'acqua potesse cancellare ogni traccia, allontanando da sé i sospetti sull' omicidio del compagno.

La donna, già sposata e separata, avrebbe avuto due complici: il figlio Francesco Sfara, 22 anni, avuto dal precedente matrimonio, e l' amante Giuseppe Menniti, 41 anni. I tre sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Roccella con l' accusa di omicidio preterintenzionale. I tre si sono lasciati dietro una serie di tracce che hanno permesso agli inquirenti di risalire agli autori del brutale assassinio, avvenuto la notte dell' 11 novembre del 2019, in località «Scialata» del Comune di San Giovanni di Gerace.
VINCENZO CORDI E SUSANNA BRESCIAVINCENZO CORDI' E SUSANNA BRESCIA

Quel giorno, nella Locride, imperversava un violento temporale. Susanna Brescia avrà pensato che quella sarebbe stata la serata buona per uccidere il convivente. Aveva già tentato di farlo due anni prima, mischiando alla minestra un flacone di barbiturici.
Vincenzo Cordì all' epoca si salvò per miracolo, ma non denunciò il tentativo di omicidio. Non l'avrebbe fatto per amore dei due figli gemelli, nati dalla sua relazione con Susanna Brescia.

L'11 novembre scorso, però, quando la donna gli prospettò l'idea di fare un giro in montagna, non immaginava che quella gita, con la pioggia che impediva anche la visibilità, fosse una trappola. Il cameriere e la convivente arrivarono nella località di montagna a bordo dell' auto dell' uomo, Una Fiat 16, intorno alle 10 di sera. Dietro di loro, a bordo di una Punto, li seguivano il figlio della donna e l' amante.

Arrivati nella radura Vincenzo Cordì venne fatto scendere dall' auto: prima di rendersi conto di ciò che gli stava accadendo, l' uomo venne colpito con un corpo contundente, forse un grosso legno, che gli fece perdere i sensi. Venne poi caricato nella sua auto dove erano stati abbassati entrambi i sedili, messo a pancia in su. Subito dopo il corpo fu cosparso di benzina e poi appiccato il fuoco con un accendino, ritrovato dagli inquirenti a poca distanza dall' auto. Proprio dall' accendino il Ris di Messina e il Racis dei carabinieri di Roma hanno estrapolato l' impronta digitale di Susanna Brescia.
LA MORTE DI VINCENZO CORDÌLA MORTE DI VINCENZO CORDÌ

Un aiuto determinante al lavoro dei carabinieri è arrivato dal cielo, grazie al bagliore di un fulmine, che la sera del delitto illuminò l' autovettura Fiat Punto del Menniti, nel momento in cui lasciava la propria abitazione per andare a prelevare con la tanica di benzina servita per dar fuoco a Cordì. Per non dare sospetti, infatti, l' uomo nell' avviare il motore non accese i fari, ma proprio in quel momento la luce del fulmine illuminò la targa della sua auto.

Un flash di pochi secondi che è stato immortalato dalla telecamera di un privato che abita nei pressi della casa dell' arrestato. L' immagine dell' auto di Menniti, che presentava delle macchie bianche sul tettuccio, ha poi permesso agli inquirenti di ricostruire l' itinerario fatto quella sera, sino a individuarla nei pressi della radura dove venne commesso l' omicidio Cordì.

Fonte: qui

venerdì 5 luglio 2019

PERCHÉ LE AUTORITÀ NON HANNO RISPOSTO ALLE RICHIESTE DI INTERVENTO DI ULDERICO ESPOSITO, IL TABACCAIO MORTO PER UN PUGNO DI UN NIGERIANO?

IL RICHIEDENTE ASILO MOLESTAVA I PASSANTI, ERA AGGRESSIVO E NESSUNO L’HA FERMATO NONOSTANTE LE NUMEROSE SEGNALAZIONI…

Brunella Bolloli per “Libero quotidiano”

ULDERICO ESPOSITOULDERICO ESPOSITO
Si chiamava Ulderico Esposito, aveva 52 anni, una moglie, due figlie e ogni mattina si alzava per andare a lavorare nel suo negozio, una tabaccheria della stazione Chiaiano della Linea 1 della metropolitana di Napoli. È morto l' altra notte dopo un mese di agonia all' ospedale Cardarelli di Napoli. Il 9 giugno era stato colpito alla testa con un pugno violentissimo sferrato da un richiedente asilo nigeriano, una delle tante "risorse" che secondo certi buonisti dovremmo accollarci senza discutere, per non passare da cattivoni razzisti.

Questo tizio, clandestino sul nostro territorio, passava le sue giornate a sbronzarsi e a molestare i passanti. Faceva paura non soltanto alle donne, ma anche ad altri viaggiatori, eppure nessuno l' ha fermato.

Nessuno tranne Ulderico Esposito, che gli amici di Mugnano chiamavano Rico e che ora piangono perché «una morte così è una vergogna, non si può tollerare». Il tabaccaio e la moglie, Daniela, da tre anni si trovavano sull' uscio del negozio il nigeriano bugiardo (diceva di chiamarsi Joseph invece il nome vero era Alfred) che sperava di raccattare qualche soldo dai clienti della ricevitoria.

LA MORTE DI ULDERICO ESPOSITOLA MORTE DI ULDERICO ESPOSITO
Stava appostato dalle 7 del mattino alle otto e mezza di sera e se non gli davano quello che voleva, l'extracomunitario insultava con le più brutali parolacce. «Era troppo invadente», ricorda la signora Daniela e noi ci permettevamo di fargli notare che avrebbe dovuto cercarsi un lavoro, ma lui rispondeva: «Io un lavoro ce l'ho già». Fare l'elemosina.

CLIENTI MOLESTATI
La moglie del tabaccaio aveva provato a chiedere aiuto, a scrivere alle autorità, ma è stato tutto inutile e, anzi, i due coniugi sono stati scambiati per xenofobi soltanto perché, esasperati da quella presenza quotidiana ingombrante, volevano lavorare con serenità e senza che i clienti fossero infastiditi.

«Puoi andartene per favore?», gli ha domandato alla fine l' esercente. Una richiesta garbata, legittima, come garbato era Ulderico: persona buona e stimata da tutti, con il sorriso stampato sul viso e un amore immenso per la sua famiglia. Il tabaccaio non ha alzato la voce, non ha minacciato ritorsioni, ha semplicemente domandato.
ULDERICO ESPOSITOULDERICO ESPOSITO

Ma quella terribile sera di un mese fa, mentre stava tirando giù la saracinesca per andare a casa con la moglie, il 36enne africano si è avvicinato e ha insultato: «Tabaccà omm e m...», poi gli ha tirato un pugno in faccia e l' ha fatto stramazzare a terra. Il 52enne ha sbattuto la testa e ha cominciato a perdere sangue dalle orecchie e dal naso, le sue condizioni sono subito apparse molto gravi.

Il pugno gli ha provocato un emorragia cerebrale che non gli ha dato scampo. Rimasto in coma per circa un mese, ieri si è spento in un letto d'ospedale. Straziate dal dolore la moglie Daniela e le figlie, che facevano i turni per tenere aperta la tabaccheria e speravano in un miracolo che invece non è mai arrivato. Il nigeriano, arrestato la sera stessa dell' aggressione, «sarà espulso dopo che si sarà fatto molti anni di carcere», assicura il ministro dell' Interno Matteo Salvini.

ULDERICO ESPOSITOULDERICO ESPOSITO
Per lui l'accusa diventa ora da lesioni gravi a omicidio preterintenzionale, anche se il senatore azzurro, Francesco Giro, avverte: «Ora la magistratura non indebolisca l'atto di imputazione perché il delitto non è preterintenzionale, ma totalmente volontario e doloso, una vera esecuzione capitale».

Tristezza e sgomento vengono espressi dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, dal governatore campano Enzo De Luca, da tanti esponenti politici locali. Il presidente provinciale della Federazione Tabaccai, Francesco Marigliano invoca «una risposta forte dello Stato». Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, invece, si tratta di un duro colpo al cuore la città.

C'è indignazione soprattutto da parte dei colleghi commercianti di tutta Italia, specie da chi ha subìto in passato rapine o tentativi di furto e ha deciso di reagire per non soccombere di fronte ai delinquenti. «L'Italia non ha più spazio per le vittime», ha dichiarato Graziano Stacchio, il benzinaio vicentino che sparò alla banda di ladri che tentava il colpo nella gioielleria accanto al suo distributore. «Questi vermi non hanno il diritto di stare in Italia», ha commentato Roberto Zancan, la cui gioielleria fu assaltata dai rapinatori nel 2015.
NAPOLI - IL TABACCAIO ULDERICO ESPOSITONAPOLI - IL TABACCAIO ULDERICO ESPOSITO

«Non ci sentiamo tutelati», ha detto all' Adn Franco Birolo, tabaccaio padovano, «e il caso di Esposito è l' ennesimo in cui si viene colpiti anche quando non si reagisce; c' è chi lo fa e viene incriminato da qualche giudice che ha poco buonsenso e chi, come questo povero tabaccaio è stato preso a pugni solo per aver parlato». A Chiaiano la serranda gialla è abbassata, davanti c' è un mazzo di rose rosse e sopra un biglietto: «Rico è tornato alla casa del Padre».

Fonte: qui