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mercoledì 20 marzo 2019
mercoledì 15 febbraio 2017
IL "FATTO QUOTIDIANO" SPERNACCHIA I GIORNALONI E DIFENDE (D’UFFICIO) DI MAIO: NON PROTESSE MARRA.
E PUBBLICA ALTRE INTERCETTAZIONI CHE DICONO IL CONTRARIO: “PENSO CHE NEL GABINETTO RAGGI NON POSSA STARE”
“E Di Maio scrisse alla sindaca: Marra è un servitore dello Stato“. E poi: “Spunta un caso Di Maio, aiutò Marra a restare“. E ancora: “M5s, le chat che smentiscono Di Maio. Scrisse a Raggi: Marra è uno dei miei“. È un attacco concentrico quello lanciato dagli articoli – tutti richiamati in prima pagina – del Corriere della Sera, del Messaggero e di Repubblica contro il vice presidente della Camera del Movimento 5 Stelle.
Un attacco che si basa fondamentalmente su una falsa notizia. Sono le cosiddette fake news e nel caso di specie si tratta di uno stralcio di sms inviato dal deputato alla sindaca di Roma Virginia Raggi e da quest’ultima inoltrato a Raffaele Marra, ex vicecapo di gabinetto in Campidoglio, arrestato il 16 dicembre per corruzione.
Una parte di messaggio in cui Di Maio definisce Marra “servitore dello Stato“. Basta questo ai principali quotidiani del Paese per definire l’esponente pentastellato – peraltro mai contattato per un replica – un “bugiardo“. II motivo? Appena domenica scorsa Di Maio, ai microfoni di In Mezz’ora di Lucia Annunziata, aveva ribadito di aver “continuato a chiedere di rimuovere quel signore (cioè Marra ndr) quello che si vuol far passare come mia responsabilità era responsabilità del sindaco di Roma, che si è già scusato”.
Di Maio ha ragione. E infatti nella stessa conversazione in cui definisce Marra un “servitore dello Stato”, scrive alla Raggi che dal suo punto di vista il dipendente comunale nel gabinetto “non può stare“. E a Marra aveva concesso quell’incontro del 6 luglio solo perché era rimasto rimasto “a tua disposizione ( e cioè della sindaca ndr) non sua”. Frasi che hanno un significato completamente opposto rispetto a quello – paventato dai quotidiani – di una presunta “vicinanza” tra il vicepresidente della Camera e il dirigente poi arrestato per corruzione.
Il messaggio “incriminato” è quello inoltrato dalla sindaca a Marra il 10 agosto. In quelle ore il funzionario comunale è nervoso: parecchi esponenti del Movimento 5 Stelle, infatti, chiedono da giorni il suo allontanamento. “Vorrei anche ricordarti che ho manifestato la mia disponibilità a riprendere l’aspettativa sin dal giorno in cui ho incontrato il vice presidente Di Maio a cui manifestai la mia disponibilità a presentare l’istanza qualora non fossi stato in grado di convincerlo, carte alla mano, sulla mia assoluta correttezza morale e professionale. L’incontro, come sai, andò molto bene, tanto che lui mi disse di farmi dare da te i suoi numeri personali. Cosa che per correttezza non ho mai fatto. Pensavo che quell’incontro potesse rappresentare un punto di svolta. Evidentemente mi sbagliavo”, scrive Marra alla sindaca.
La quale, forse per tranquillizzarlo, alle ore 15 e 48 minuti gli risponde inoltrandogli un sms ricevuto dallo stesso Di Maio. “Quanto alle ragioni di Marra, lui non si senta umiliato. È un servitore dello Stato. Sui miei, il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla”, scrive il deputato nello stralcio di sms girato da Raggi al dipendente comunale. Per il Corsera, Repubblica e Messaggero basta quel pezzo di messaggio per mettere sotto accusa Di Maio, reo di aver “protetto” Marra.
La verità, però, è un’altra. E basta leggere la conversazione integrale tra il vicepresidente di Montecitorio e la sindaca per capire che le cose stanno completamente all’opposto rispetto a come sono state raccontate dai giornali.
“Pignatone cosa ti ha detto dopo che gli hai inoltrato il suo nominativo (di Marra, ndr)? In ogni caso nella riunione con me, Marra non mi ha mai chiesto se andare in aspettativa o meno. Semplicemente mi ha raccontato i fatti. Io l’ho ascoltato. Perché tu me lo avevi chiesto. Sono rimasto a tua disposizione non sua. E penso che nel gabinetto non possa stare, perché ci eravamo accordati così”, scrive il deputato alla sindaca la mattina del 10 agosto. Di Maio dunque ha detto la verità: per lui e per il M5s Marra doveva andare via già nell’estate del 2016.
A Di Maio, si legge ancora nella chat pubblicata dall’agenzia Ansa, la sindaca di Roma replica: “Pignatone mi risponderà quanto prima, l’elenco conteneva una prima tranche da 20 nominativi. Stanno effettuando le verifiche“.
È a quel punto che il deputato risponde nuovamente alla prima cittadina: “Quanto alle ragioni di Marra. Aspettiamo Pignatone. Poi insieme allo staff decidete/decidiamo. Lui non si senta umiliato. E’ un servitore dello Stato. Sui miei il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla”. È questa la parte della discussione finita sotto accusa anche perché l’unica pubblicata dai giornali.
Fonte: qui
È a quel punto che il deputato risponde nuovamente alla prima cittadina: “Quanto alle ragioni di Marra. Aspettiamo Pignatone. Poi insieme allo staff decidete/decidiamo. Lui non si senta umiliato. E’ un servitore dello Stato. Sui miei il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla”. È questa la parte della discussione finita sotto accusa anche perché l’unica pubblicata dai giornali.
Fonte: qui
martedì 14 febbraio 2017
MA QUANTE BELLE BALLE HA SPARATO LUIGI DI MAIO SUL SUO RAPPORTO CON MARRA?
LO DIMOSTRANO LE CHAT CONSERVATE NEL TELEFONO DELL’EX BRACCIO DESTRO DELLA RAGGI
PRIMO: NON È VERO CHE LO INCONTRÒ IL 6 LUGLIO 2016 NEI SUOI UFFICI ALLA CAMERA “PER CACCIARLO”, COME HA SOSTENUTO NELLA SUA INTERVISTA TV DI DOMENICA A “IN MEZZ’ORA”
E NON È VERO CHE FU L’OSTINAZIONE DELLA RAGGI A IMPEDIRNE L’ALLONTANAMENTO. E’ VERO IL CONTRARIO. PERCHÉ, IL 10 AGOSTO 2016, OLTRE UN MESE DOPO IL LORO INCONTRO E NEL PIENO DELLO SCONTRO INTERNO AL MINIDIRETTORIO CHE NE CHIEDEVA LA TESTA, DI MAIO SOLLECITAVA MARRA A RESISTERE PERCHÉ “SERVITORE DELLO STATO” PERCHÉ “UNO DEI MIEI”
Carlo Bonini per “la Repubblica”
Luigi Di Maio ha mentito su Raffaele Marra, ex capo del personale del Campidoglio, detenuto da cinquanta giorni a Regina Coeli perché accusato di corruzione. E su almeno due circostanze. Che Repubblica è ora in grado di documentare. Non è vero che lo incontrò il 6 luglio 2016 nei suoi uffici alla Camera «per cacciarlo», come ha sostenuto nella sua intervista televisiva di domenica scorsa a Lucia Annunziata nel suo “In ½ ora”, sollecitato sulle domande poste da questo giornale nei giorni scorsi.
Non è vero che fu l’ostinazione della sindaca Virginia Raggi a impedirne l’allontanamento. E’ vero piuttosto il contrario. Perché, ancora il 10 agosto 2016, oltre un mese dopo il loro incontro e nel pieno dello scontro interno al minidirettorio che ne chiedeva la testa, Di Maio sollecitava Marra a resistere perché «servitore dello Stato». Perché «uno dei miei». La prova della falsità della ricostruzione proposta da Di Maio sul ruolo politico che ha svolto nell’affaire dei «quattro amici al bar» è in due chat telefoniche, il cui testo è stato ottenuto da Repubblica.
Entrambe datate 10 agosto 2016 e custodite nella memoria dello smartphone di Raffaele Marra sequestrato al momento del suo arresto. Di entrambe, l’avvocato Francesco Scacchi, legale di Marra, conferma l’esistenza, rifiutando tuttavia garbatamente ogni commento nel merito. Se non per ribadire che il suo assistito «parlerà, parlerà di tutto, perché ha intenzione di farlo e non ha cambiato idea».
«Ma solo quando sarà messo in condizione di conoscere con esattezza il materiale istruttorio raccolto dalla Procura» nell’indagine che lo vede indagato con la Raggi per abuso di ufficio. Il che significa non oggi, come chiesto dalla Procura, né comunque prima del deposito degli atti a conclusione dell’indagine.
E veniamo alle due chat, dunque. E’ – come si diceva – mercoledì 10 agosto 2016. Quel giorno, in Campidoglio, è in calendario la votazione in Aula Giulio Cesare della mozione di sfiducia dell’allora assessore all’ambiente Paola Muraro presentata dalle opposizioni (verrà respinta con 24 no). Ma, soprattutto, sono quelli i giorni dell’incrudelirsi del dibattito interno al minidirettorio M5S aperto dalle nomine con cui la Raggi ha definito il ruolo del suo cerchio magico, degli «amici al bar». Salvatore Romeo, capo della segreteria. Daniele Frongia, vicesindaco. Raffaele Marra, vicecapo di gabinetto.
Per questo, Marra è nervoso. Di più. Ossessionato da quello che, da settimane, percepisce come uno stillicidio sulla sua persona. Alimentato soprattutto dal “fuoco amico” della componente lombardiana del M5S, che chiede il suo immediato allontanamento dalla stanza dei bottoni del Campidoglio.
Alle 8 52 minuti e 42 secondi di quel mercoledì mattina, la sindaca, il cui nickname di chat è “Mio Sindaco”, apre con un emoticon la conversazione: “:) Buongiorno”. Marra le risponde dopo un quarto d’ora. Con un riferimento alla prova dell’aula di quel giorno. “Buongiorno. In bocca al lupo per oggi”. “Grazie”, risponde lei.
Marra fa passare qualche ora e, alle 13 11 minuti e 6 secondi, rientra in chat per un lunghissimo messaggio di sfogo. Che, oggi, diventa cruciale per ricostruire non solo quali fossero in quel momento i rapporti di forza tra gli «amici al bar», ma, soprattutto, per documentare quale ruolo politico di copertura avesse prestato Luigi Di Maio e quanto sia dunque posticcia la versione dei fatti offerta domenica scorsa alla Annunziata.
Scrive Marra alla Raggi: «Vorrei anche ricordarti che ho manifestato la mia disponibilità a riprendere l’aspettativa sin dal giorno in cui ho incontrato il vice presidente Di Maio a cui manifestai la mia disponibilità a presentare l’istanza qualora non fossi stato in grado di convincerlo, carte alla mano, sulla mia assoluta correttezza morale e professionale. L’incontro, come sai, andò molto bene, tanto che lui mi disse di farmi dare da te i suoi numeri personali. Cosa che per correttezza non ho mai fatto. Pensavo che quell’incontro potesse rappresentare un punto di svolta. Evidentemente mi sbagliavo».
Il testo è chiaro. L’incontro del 6 luglio tra Marra e Di Maio era stato tutt’altro che la sgradevole occasione per un licenziamento (come vorrebbe l’avventurosa ricostruzione del vicepresidente della Camera). E non solo perché questa fu la percezione di Marra. Ma perché che così fossero andate le cose è la stessa Raggi a saperlo. Non fosse altro perché è difficile immaginare Di Maio che nel «cacciare» un dirigente capitolino lo invita contestualmente a farsi dare i propri numeri personali dalla sindaca. A che scopo, se non quello di dimostrargli piena fiducia e massimo accesso confidenziale?
Certo, si potrebbe dire: Marra, in quei messaggi, millanta. Racconta cose non vere dell’incontro del 6 luglio. Accredita, pro domo sua, una versione dei fatti dove la parola dell’uno (Di Maio) vale quanto quella dell’altro (Marra). E, dunque, sarebbe arbitrario, o comunque opinabile, caricare Di Maio di un ruolo politico di “protezione” di cui non esisterebbe la prova regina. Anzi, lo sconforto di Marra potrebbe essere la prova che proprio Di Maio lo avesse mollato.
E, tuttavia, è la seconda chat in possesso di Repubblica che fa piazza pulita anche di questa (generosa) ipotesi. Per tranquillizzare Marra e convincerlo a resistere perché ha ancora il pieno appoggio di Di Maio, la Raggi, alle 15 48 minuti e 50 secondi di quel mercoledì 10 agosto, gli gira infatti, inoltrandoglielo, un sms che ha ricevuto proprio dal vicepresidente della Camera. Anche questo di un’evidenza solare. Dove alle parole può essere difficilmente dato un significato alternativo a ciò che documentano. Con il senno di poi, un azzardo quello della sindaca. Perché quel messaggio rimane nella memoria dello smartphone che verrà sequestrato al momento dell’arresto.
Scrive Di Maio alla Raggi: «Quanto alle ragioni di Marra, lui non si senta umiliato. E’ un servitore dello Stato. Sui miei, il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla». «Un servitore dello Stato ». Di più: «Uno dei miei». Non male per un tipo che, a suo dire, avev
Fonte: qui
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lunedì 6 febbraio 2017
RAFFAELE MARRA NON ERA SOLO: NON SAZI DEGLI STIPENDI STRATOSFERICI, FUNZIONARI DI CAMERA E SENATO A LIBRO PAGA DI SCARPELLINI
SI SONO VENDUTI AL COSTRUTTORE PER FAVORIRE GLI AFFITTI DEI SUOI IMMOBILI
SAREBBERO UNA VENTINA, FRA CUI IRENE PIVETTI
Ilaria Sacchettoni per Corriere della Sera – Roma
Inutile cercare nomi di spicco: con poche eccezioni, per la maggior parte, sono semplici burocrati di Stato. Funzionari di Camera, Senato, Regione e Comune. Si tratta di venti persone in tutto che corrispondono ad altrettanti nomi omissati dell' inchiesta che ha coinvolto il costruttore Sergio Scarpellini e l' ex braccio destro di Virginia Raggi, Raffaele Marra.
Di Mirko Coratti, Irene Pivetti e Luciano Ciocchetti, nomi fatti dal costruttore durante l' interrogatorio di garanzia, si era già detto (e i riscontri sono già avviati) ma ora tocca ad altri. Su di loro sono in corso approfondimenti da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di via in Selci. Verifiche sui rispettivi conti bancari, sul ruolo svolto negli ultimi anni dentro le istituzioni, sulla loro firma in calce a delibere pubbliche. Tutti elementi che potrebbero provare un' intesa illecita con l' uomo della Milano 90.
Ma in realtà, a voler contestare la corruzione per induzione, è sufficiente dimostrare che Scarpellini ha investito su un pubblico funzionario e che quest' ultimo ha messo a disposizione la propria funzione.
Al telefono con la sua collaboratrice storica, Ginevra Lavarello, il vecchio costruttore, l' uomo che per un ventennio ha affittato le sedi più prestigiose (superflue?) alle istituzioni a cifre incompatibili con i valori di mercato - vedi il caso di palazzo Marini 3 le cui stime demaniali dimezzarono il canone mensile - parla di queste persone come fossero al servizio del suo gruppo immobiliare. Un dato confermato nel corso degli interrogatori con la pm Barbara Zuin che incontrerà nuovamente in settimana. Al netto di episodi remoti, coperti da prescrizione, si tratta, appunto, di una ventina di persone.
L' inchiesta, com' è ovvio, ricostruisce il presente. Difficilmente quindi sapremo perché mai, per fare un esempio, ai primi del Duemila la Regione (all' epoca governatore Francesco Storace) decise di affittare dalla Milano 90 una sede regionale di rappresentanza a 320mila euro l' anno. Nè, probabilmente, sapremo perché mai la presidenza del consiglio stipulò al canone stellare di un milione e 80mila euro l' anno il contratto per la sede dei gruppi politici di via dell' Umiltà, così come denunciato a suo tempo dai Radicali Italiani.
A ottant' anni il vecchio costruttore, uno degli uomini più solvibili d' Italia, può permettersi di fare nomi e cognomi, illuminando le zone grigie dei suoi affari. In cambio, secondo la strategia del suo difensore, Massimo Krogh, la sua posizione verrebbe alleggerita, al momento gli viene contestata la corruzione per induzione nei confronti di Marra. Tutto si deciderà in breve, le indagini della procura, nate dall' episodio dell' estorsione di Manlio Vitale («er Gnappa») nei confronti di Scarpellini, viaggiano veloci.
Fonte: qui
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giovedì 2 febbraio 2017
E’ IN CORSO L’INTERROGATORIO DI VIRGINIA RAGGI INDAGATA NELL’INCHIESTA SULLA NOMINA DEL FRATELLO DI RAFFALE MARRA
IL SINDACO E I PM SONO IN UNA STRUTTURA ESTERNA ALLA PROCURA
CHIESTA L'ARCHIVIAZIONE DELLA QUERELA PER DIFFAMAZIONE CONTRO PRESENTATA DA FARMACAP CONTRO LA RAGGI
È iniziato l'interrogatorio della sindaca di Roma Virginia Raggi indagata nell'inchiesta sulla nomina del fratello dell'ex capo del personale del Campidoglio Raffaele Marra. Raggi è accusata di abuso d'ufficio e falso.
All'interrogatorio prendono parte il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Francesco Dall'Olio. Raggi è assistita dall'avvocato Alessandro Mancori. Secondo quanto si apprende l'interrogatorio si tiene in una struttura esterna alla Procura di Roma.Uscita di casa verso le dieci e trenta, ai giornalisti in sua attesa che le chiedevano se stesse andando all'interrogatorio da parte della procura, che indaga sulla nomina del fratello di Raffaele Marra, Raggi ha risposto: "No, sto andando in Campidoglio", dove è arrivata poco dopo le 11. Intorno alle 13 la sindaca è andata via dal Comune. A chi gli chiedeva se stesse andando in Procura ha risposto: "Vedremo...".
La convocazione, sull’invito a comparire, era per lunedì. Ma l’incontro è slittato a oggi, forse per dare il tempo a Raggi e al suo avvocato di studiare meglio la linea difensiva. Ieri il legale ha, però, chiarito che l’interrogatorio sarebbe stato rimandato di nuovo, a un giorno ancora da decidere, forse nel weekend. Un modo, questo, per farlo in maniera più tranquilla, forse al riparo anche dall’attenzione, altissima, dei media. Non a caso, anche le audizioni del presidente del consiglio comunale, Marcello De Vito, e della acerrima nemica della sindaca, la deputata Roberta Lombardi, sono state fatte lo scorso fine settimana. La prima, di sabato, la seconda di domenica.
Intanto la procura di Roma ha chiesto l'archiviazione della querela per diffamazione contro Virginia Raggi per un'altra vicenda legata a Farmacap, l'azienda di Roma Capitale che gestisce 47 farmacie comunali e un asilo nido. La querela contro Raggi era stata presentata da Francesco Alvaro, ex commissario Farmacap, in merito a quanto postato dalla sindaca, all'epoca dei fatti consigliera comunale, a proposito della violazione di norme relativa all'appalto per la gestione dell'asilo nido di via Bossi. Il pm Nadia Plastina, nel motivare la richiesta di archiviazione, ha sostenuto che la querela per diffamazione è destituita di fondamento.
All'interrogatorio prendono parte il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Francesco Dall'Olio. Raggi è assistita dall'avvocato Alessandro Mancori. Secondo quanto si apprende l'interrogatorio si tiene in una struttura esterna alla Procura di Roma.Uscita di casa verso le dieci e trenta, ai giornalisti in sua attesa che le chiedevano se stesse andando all'interrogatorio da parte della procura, che indaga sulla nomina del fratello di Raffaele Marra, Raggi ha risposto: "No, sto andando in Campidoglio", dove è arrivata poco dopo le 11. Intorno alle 13 la sindaca è andata via dal Comune. A chi gli chiedeva se stesse andando in Procura ha risposto: "Vedremo...".
giovedì 26 gennaio 2017
I PM PUNTANO AL GIUDIZIO IMMEDIATO PER VIRGINIA RAGGI, CHE RISCHIA FINO A 3 ANNI
DALLA CHAT EMERGE IL PATTO TRA RAFFAELE MARRA E SALVATORE ROMEO PER SPARTIRSI LE NOMINE GIA’ PRIMA DELLE ELEZIONI
PER I PM, L'ALTERNATIVA AL PROCESSO È IL PATTEGGIAMENTO, CHE PUÒ CHIUDERSI CON LA CONDANNA A UN ANNO, MA E’ DIFFICILE CHE LA RAGGI POSSA ACCETTARLO
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”
Interrogatorio e poi richiesta di giudizio immediato. Il giorno dopo la consegna dell'avviso a comparire a Virginia Raggi, i magistrati della Procura di Roma tracciano il percorso dell'inchiesta sulla nomina di Renato Marra costato alla sindaca la contestazione di abuso d'ufficio e falso.
L'incrocio tra gli atti firmati dalla stessa Raggi e la conversazione via chat con Raffaele Marra - nel corso della quale lei si lamenta per non essere stata informata che il nuovo incarico avrebbe portato a un aumento di stipendio di 20 mila euro - convince l'accusa di aver ottenuto la prova evidente della sua responsabilità.
E dunque di poter andare subito a processo. Anche perché nuovi elementi emergono dalle chat sequestrate dai carabinieri, dimostrando addirittura l'esistenza di un patto per spartirsi le nomine siglato prima delle elezioni al Campidoglio tra Raffaele Marra e Salvatore Romeo.
LA DOPPIA ACCUSA
Ieri il difensore di Raggi ha incontrato i pubblici ministeri coordinati dall'aggiunto Paolo Ielo per concordare tempi e modi dell'interrogatorio e ha ribadito che la sua assistita «è pronta a chiarire ogni passaggio». Ma l'impresa appare tutt'altro che semplice, visto che la doppia contestazione rischia di trasformarsi in una tenaglia.
L'abuso d' ufficio - sostiene l' accusa - è dimostrato dal fatto che «Renato Marra ha ottenuto un ingiusto vantaggio patrimoniale» grazie al passaggio da vicecapo della Municipale a responsabile del Turismo. E soprattutto che si è proceduto affidando la pratica al fratello, nonostante l'evidente conflitto di interessi.
Ecco dunque il nodo: se Raggi negherà davanti ai magistrati di aver compiuto questo abuso ammettendo che la pratica era gestita da Marra, ammetterà automaticamente di aver commesso un falso dichiarando all'autorità anticorruzione del Campidoglio di aver fatto tutto da sola. E a quel punto i pm la informeranno di voler andare subito a processo dove rischia una pena di almeno tre anni.
L'alternativa per l'accusa è il patteggiamento - che può chiudersi con la condanna a un anno - ma sembra difficile, se non impossibile, che la sindaca possa accettarlo. Senza dimenticare lo spettro della legge Severino che fa scattare la sospensione dall' incarico di un amministratore pubblico dopo la condanna in primo grado.
«HO STUDIATO I NOMI»
I pm stanno esaminando nuovi documenti, compreso lo scambio di messaggi del 15 maggio scorso, un mese prima dei ballottaggi. Scrive Marra: «Ho appena finito di studiare i nominativi per gli incarichi delle strutture di diretta collaborazione del sindaco e del vicesindaco». La prova evidente di quanto era già stato raccontato dall'ex assessore al Bilancio Marcello Minenna e dall'ex capo di gabinetto Carla Raineri, entrambi dimissionari proprio perché intenzionati a non subire la presenza di Marra. Ma anche del capo dell'avvocatura Rodolfo Murra, che per primo ha parlato di una «sindaca sotto ricatto».
L'AMMISSIONE DI MELONI
Quanto è accaduto in questi mesi rende evidente quale fossero le «pressioni» esercitate su Raggi, tanto che fu proprio lei - quando Beppe Grillo le chiese di spostare Marra da vicecapo di gabinetto - a dire che «se va via lui, io mi dimetto».
Spostandolo subito dopo al Personale. Due giorni fa, i pubblici ministeri hanno interrogato l'assessore Meloni proprio per chiarire i passaggi della nomina di Renato Marra visto che il Turismo rientra nelle sue competenze. E lui non ha avuto dubbi nel ricostruire che cosa accadde prima del 9 novembre: «Fu Salvatore a suggerirmi di prendere suo fratello». L'ulteriore conferma di chi prendeva le decisioni e soprattutto della bugia della sindaca sul fatto che era una «sua determinazione».
«TI PUÒ FAR MALE»
Evidentemente Marra - come lui stesso si vantava raccontando di aver guidato i 5 Stelle in campagna elettorale - poteva orientare l' esito delle pratiche e individuare le persone «fidate» da mettere nei posti chiave. Lo ha detto anche Sergio Scarpellini, il costruttore accusato di avergli regalato un appartamento in cambio di averlo «a disposizione» per curare i suoi affari con il Campidoglio intercettato mentre parla con la sua segretaria: «Marra è una personalità, se non ti aiuta ti può far male».
Fonte: qui
lunedì 23 gennaio 2017
LA CHAT TRA LA RAGGI E RAFFAELE MARRA: "QUANTO PRENDE TUO FRATELLO?"
I PM ACQUISISCONO IL MESSAGGIO DI ''QUATTRO AMICI AL BAR'' IN CUI IL SINDACO CHIEDEVA NOTIZIE SULLO STIPENDIO DI RENATO MARRA DA CAPO DIPARTIMENTO: SAREBBE LA PROVA CHE L'EX CAPO DEL PERSONALE GESTÌ LA NOMINA IN CONFLITTO DI INTERESSI, NONOSTANTE LA RAGGI DICA ''HO FATTO TUTTO IO''
MA LE ALTRE CHAT ''PERSONALI'' DI CUI AVEVA PARLATO FRONGIA NON FINIRANNO AGLI ATTI
Estratto dall'articolo di Valeria Pacelli per ''il Fatto Quotidiano''
Per avere informazioni sullo stipendio e sulle norme che regolavano la posizione lavorativa di Renato Marra, il sindaco di Roma Virginia Raggi si rivolgeva al fratello Raffaele, allora capo del Personale e ora in carcere con l' accusa di corruzione (per vicende estranee alla giunta).
È questo uno dei messaggi della chat "Quattro amici al bar" (...) acquisita dalla Procura di Roma dopo il sequestro del cellulare di Raffaele Marra, finito in cella a dicembre con l' accusa di aver acquistato una casa coi soldi dell' imprenditore Sergio Scarpellini: in cambio - secondo i pm Paolo Ielo e Barbara Zuin - il dirigente avrebbe "messo a disposizione" la propria funzione pubblica.
Al gruppo Telegram al quale si fa riferimento partecipano oltre a Marra e Raggi, anche l' ex capo della segreteria della sindaca, Salvatore Romeo, e l' ex vicesindaco Daniele Frongia.
(...)
Secondo Anac, infatti, alla procedura d' incarico partecipò il fratello Raffaele, anche se fu la Raggi ad assumersi la totale responsabilità della decisione. Ma, per l' Anticorruzione, "tale dichiarazione non è sufficiente per rimuovere il conflitto", proprio perché la nomina fu il frutto di "un' attività istruttoria () svolta dal funzionario in posizione di conflitto di interessi". (...)
E c' è un messaggio nella chat che ha fatto sorgere dei sospetti: quello in cui la Raggi chiede cosa dicono le norme quando un dipendente del Comune cambia fascia professionale: il caso che innesca la "curiosità" del sindaco è quello di Renato Marra, da anni graduato della Polizia municipale, che aveva fatto domanda per diventare comandante dei vigili (fascia 5).
Poi, per non creare imbarazzi vista la presenza del fratello al Personale, vi aveva rinunciato, accettando un ruolo inferiore di fascia 3 (al Turismo). A rispondere è il fratello Raffaele, che invia alla sindaca le foto dei riferimenti normativi. Lì la Raggi si informa pure del livello retributivo. Identica la risposta di Marra: è stabilito per legge.
Secondo gli investigatori questo potrebbe essere - ma è un' ipotesi da verificare - un elemento che prova come la nomina di Renato sia stata gestita anche da Raffaele. (...)
Fonte: qui
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