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giovedì 6 febbraio 2020
lunedì 30 dicembre 2019
LA MOBILITAZIONE CONTRO XI DELLA “LEGIONE UIGURA” IN SIRIA
A Istanbul, grande manifestazione (50 mila persone) che pregano Allah per gli Uiguri, la minoranza turcofona oppressa da Pechino. La pubblicazione sul New York Times, il 16 novembre, di documenti segreti del governo cinese sulla crudele repressione contro al suddetta minoranza: Si parla di uno, anzi due milioni chiusi in campi di rieducazione. Improvvisamente ne parlano i media.
Si aggiunga un seminario di 3 giorni a Bruxelles, lo scorso 7-9 dicembre, a porte chiuse; poi il 10, al Parlamento europeo, una conferenza sui perseguitati uiguri tenuta dal deputato francese Raphael Glucksmann (j) e di Dolkun Isa, presidente del Congresso Mondiale Uiguro – una organizzazione fondata a cura della CIA ai tempi della guerra fredda – che ha aperto la sede a Monaco di Baviera: una entità che ha rivendicato diversi attentati mortali in Cina.
Sono indizi che ai servizi di Pechino fanno temere i prodromi di una vasta iniziativa di sovversione interna, con l’utilizzo del separatismo turkmeno in funzione anticinese, dove i manovratori occidentali vogliono reimpiegare in Cina o nella regione dello Xinkiang (anticamente Turkestan) le forti formazioni uigure indurite da 8 anni di guerra in Siria per i jihadisti. Preparativi che ovviamente è stato Meyssan il primo a segnalare, in articoli che non a caso sono oggi irraggiungibili:
Les Ouighours instrumentalisés, par Réseau Voltaire
https://www.voltairenet.org › article16894 › var_recherche=Ouïghours?var_…
26 avr. 2005 – Les Ouighours sont à l’Asie centrale ce que les Kurdes sont à l’Asie mineure. Ils vivent sur un territoire à cheval sur plusieurs États, mais n’en …
La CIA et les jihadistes ouïghours – Réseau Voltairhttps://www.voltairenet.org › article208555
16 déc. 2019 – Ainsi, plus de 18 000 jihadistes ouighours ont investi la ville … Réseau Voltaire, 16 décembre 2019, www.voltairenet.org/article208555.html.
….
Sono 18 mila combattenti spietati . Sono stati infiltrati in Siria ovviamente con il favore della Turchia: hanno combattuto contro l’armata siriana nelle provincie di Rakk, Hassake e Aleppo, dove si dice che 5 mila famiglie uigure si sarebbero stabilite ad Aleppo Est, che hanno conquistato.
Questi occupanti sono sostenuti dai servizi turchi, ed anche economicamente dalla Associazione per la Solidarietà e l’Educazione del TurkestanOrientale, “ong umanitaria” formata dalla comunità figurai Turchia, che si valuta in 50 mila membri.
Un video di propaganda del Movimento Mondiale Uiguro risalente al 2017 vanta che i suoi uomini hanno combattuto col Fronte Al Nusra, ma in realtà hanno mantenuto il loro inquadramento, linguistico-identitario, per lo più riconoscendosi nel Movimento Islamico del Turkestan Orientale (alias Xinjang), organizzazione separatista che si propone di liberare il Xinjang con la lotta armata.

Ora è apparso un predicatore , Abou Zir Azzam, che nel giugno 2018 ha indicato alla truppa uigura (“la più feroce e temibile” tra i jihadisti in Siria dice il giornalista russo André Vitchek che ha fatto servizi in prima linea coi siriani) il quale ha indicato a questi guerriglieri la lotta contro “l’ingiustizia” subita dai turkmeni nei “due versanti, l’ occidentale (la Russia, dove esiste una minoranza turcofona, e così in Kazakhstan, Kirgizistan e Tagikistan) e l’orientale (la Cina), che obbligherebbe i musulmani dello Xinjang a mangiare maiale, e dove gli han violentano le donne musulmane.
Ora che non servono più per la guerra in Siria, secondo René Naba, corrispondente della France Presse dal Libano, gli Stati Uniti e la Turchia stanno facendo la cernita fra i guerriglieri jihadisti in Turchia e “preservando i combattenti di questa formazione per impiegarli in altri teatri operativi, contro gli avversari degli USA riuniti nei BRICS (specie Cina e Russia) polo di contestazione dell’egemonia americana nel mondo.
Per gli Usa, “è la riduzione alla loro tattica da sempre per contenere e condizionare la “heartland eurasiatica”, per loro imprendibile, circondarla con la Cintura Islamica” (allusione alla strategia indicata da Brzezinski, per cui a suoi tempi gli Usa preferirono insediare in Afghanistan i Talebani, e in Iran la dittatura degli ayatollah invece dello Scià).
André Vitchek, l’inviato ed analista dal campo di battaglia siriano, è dello stesso parere:
“Sia l’Occidente che la Turchia li stanno montando, gli uiguri estremisti. Stanno finanziando e armando. Li stanno dipingendo mediaticamente come vittime. Gli uiguri sono ora una nuova “arma segreta”, da usare contro la decisa marcia in avanti di Pechino, verso il socialismo con caratteristiche cinesi”.
Lo scopo: “Sabotare i grandi progetti infrastrutturali, in particolare la BRI (la nuova Via della Seta): tener presente che collegamenti ferroviari ad alta velocità, autostrade e altre arterie infrastrutturali attraverserebbero Xingjian, verso est. Se brutali attacchi terroristici sostenuti dall’Occidente e dai suoi alleati islamisti, e perpetrati dai terroristi uiguri, scuotessero la regione, l’intero progetto ,e la sua influenza che Pechino ha voluto positiva ed ottimista per tutti i popoli interessati, potrebbero essere messi a repentaglio, persino collassare.
Anche la diffusione dei documenti sulla repressione cinese in Xinjang serve allo stesso fine: “Macchiare e umiliare la Cina, rappresentandola come un paese che “viola i diritti umani”, i “diritti religiosi” e i diritti delle minoranze”, in un mondo, come quello estremo orientale, dove non si deve “perdere la faccia”.
Secondo il russo, che sottolinea il doppio gioco di Erdogan, Ankara sta fornendo migliaia di passaporti turchi alla comunità uigura e per i guerriglieri che con gli Usa, vuole invogliare a tornare nel “Turkestan” cinese.
Secondo René Naba, è questo il motivo per cui Pechino “dal marzo 2018, ha dispiegato discretamente sue truppe in Cina, ufficialmente per fornire all’armata siriana appoggio medico e logistico – esibendo come motivo la “fraternità ideologica” col regime baathista e la sua laicità – oltre a 7 miliardi di dollari in aiuti militari per Damasco, impegnato nella difficile riconquista di Aleppo.

C’è però da dubitare che Pechino e i suoi servizi siano all’altezza della sfida. Lo dimostra la sconfitta che hanno subito ad Hong Kong – disfatta politica, oltre che propagandistica e mediatica (con “perdita della faccia”) – completamente auto-inflitta, per aver cercato di forzare la “sinizzazione” e “normalizzazione” post-maoista non necessaria della popolazione di Hong Kong, che parla l’inglese come lingua madre.
C’è un modo “Han” di affrontare questo tipo di problemi, che non si è provato necessariamente il più intelligente: come la distruzione del Tibet, che mai ha costituito la minima minaccia per Pechino, e l’ostinato sforzo di modificazione etnica, insediando nell’altipiano sopra i 4 mila metri quanti più possibile “han”. O la persecuzione non necessaria della setta Falun Gong. Ma in fondo, la Grande Muraglia stesa per migliaia di chilometri contro un’invasione di nomadi più fantomatica che reale, è il monumento titanico al non esattamente intelligente “geopolitica Han” anche prima del maoismo: questo paranoico e inetto “tener fuori” gli stranieri è speculare alla volontà nevrotica di “omogeneizzare” all’interno, oggi secondo “il socialismo con caratteristiche cinese” che poi è l’antica “armonia” confuciana imperiale. A Xi manca un Lavrov come ministro degli Esteri, né lui è un Putin. Fonte: qui


mercoledì 19 giugno 2019
L’ONU PUNTA IL DITO SUL PRINCIPE EREDITARIO SAUDITA MOHAMMED BIN SALMAN PER L’OMICIDIO DEL GIORNALISTA

SECONDO IL RAPPORTO CI SONO “PROVE CREDIBILI” CHE COLLEGANO LA MORTE AL PRINCIPE E AD ALTRI FUNZIONARI DEL REGNO SAUDITA: “UN’ESECUZIONE DELIBERATA E PREMEDITATA.
UN CRIMINE EXTRAGIUDIZIALE DEL QUALE LO STATO DELL’ARABIA SAUDITA È RESPONSABILE…”
«Prove credibili», che collegano il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman e altri alti funzionari del Regno saudita alla morte del giornalista Jamal Khashoggi. È quanto emerge dal rapporto della relatrice speciale Onu, Agnes Callamard, che chiede alle stesse Nazioni Unite di indagare sul ruolo di Mbs nell’omicidio.
Nel documento di 100 pagine sulla morte lo scorso ottobre del reporter del Washington Post, acceso critico della Corona saudita, si definisce il suo omicidio come «un crimine extragiudiziale del quale lo Stato dell’Arabia Saudita è responsabile in base alle leggi internazionali sui diritti umani» e «un’esecuzione deliberata e premeditata».
Analizzando la registrazioni delle conversazioni all’interno del consolato di Istanbul dove Khashoggi, fu ucciso, il rapporto ricostruisce gli ultimi momenti in vita del giornalista e gli scambi con gli emissari sauditi. Khashoggi si rifiutava di cooperare e ad un certo punto si percepisce il rumore di una colluttazione e un forte ansimare.
«L’analisi delle registrazioni effettuate dagli agenti dei servizi segreti turchi e di altri Paesi suggeriscono che a Khashoggi potrebbe essere stato iniettato un sedativo e che sia stato poi soffocato con un sacchetto di plastica». Secondo il relatore Onu, l’inchiesta saudita non è stata condotta in buona fede e potrebbe addirittura essere configurata come un ostacolo alla giustizia.
Non solo, aggiunge il Guardian che ha potuto leggere l’intero rapporto: l’uccisione del giornalista ha messo in evidenza la vulnerabilità dei dissidenti che trovano riparo all’estero e anche il fatto che spesso debbano affrontare azioni sotto copertura da parte delle autorità dei loro Paesi d’origine o anche da parte di attori non statali ad essi collegati. «Ad oggi -scrive ancora la relatrice- lo Stato saudita non ha riconosciuto pubblicamente la sua responsabilità nell’uccisione di Khashoggi, né ha offerto le sue scuse alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Khashoggi per la sua morte e per il modo in cui è stato ucciso».
Callamard aggiunge di esser venuta a conoscenza di soldi offerti ai figli del dissidente, «ma è discutibile -sottolinea- che tale pacchetto di aiuti finanziari costituisca un risarcimento ai sensi del diritto internazionale sui diritti umani».
Fonte: qui
Analizzando la registrazioni delle conversazioni all’interno del consolato di Istanbul dove Khashoggi, fu ucciso, il rapporto ricostruisce gli ultimi momenti in vita del giornalista e gli scambi con gli emissari sauditi. Khashoggi si rifiutava di cooperare e ad un certo punto si percepisce il rumore di una colluttazione e un forte ansimare.
«L’analisi delle registrazioni effettuate dagli agenti dei servizi segreti turchi e di altri Paesi suggeriscono che a Khashoggi potrebbe essere stato iniettato un sedativo e che sia stato poi soffocato con un sacchetto di plastica». Secondo il relatore Onu, l’inchiesta saudita non è stata condotta in buona fede e potrebbe addirittura essere configurata come un ostacolo alla giustizia.
martedì 17 gennaio 2017
CATTURATO IL TERRORISTA DELLA STRAGE DI CAPODANNO: ERA AD ISTANBUL IN UN “COVO DELL’ISIS”
INSIEME ALL’UOMO DI ORIGINE UZBEKA SONO STATE FERMATE ALTRE QUATTRO PERSONE, TRA CUI TRE DONNE
INTANTO ERDOGAN E’ PRONTO A VARARE LA REPUBBLICA PRESIDENZIALE: POTREBBE RESTARE AL COMANDO FINO AL 2029
Laura De Fedis per corriere.it
Lo hanno catturato lì dove aveva colpito, a Istanbul , nel corso di un’operazione antiterrorismo: arrestato il killer della strage di Capodanno. Secondo i media turchi Abdulgadir Masharipov è stato fermato nel quartiere Esenyurt della stessa città turca.
Non si è mai allontanato da Istanbul, non ha mai lasciato la città dove, lo scorso 31 dicembre, ha massacrato 39 persone che festeggiavano il nuovo anno.
La cattura
L’uzbeko, conosciuto con il nome di battaglia di Abu Mohammed Khurasani, secondo i media turchi è il killer che la notte di Capodanno ha fatto irruzione in una delle discoteche più famose di Istanbul uccidendo 39 persone e ferendo altre 65. Secondo la Cnn turca è stato rintracciato a casa di un amico del Kirghizistan. Insieme a lui oltre al figlio di 4 anni, c’erano altre quattro persone, tra cui tre donne, con passaporti di Kirghizistan, Somalia, Egitto e Senegal: ora sono in arresto. Il bambino, conferma l’agenzia stampa turca Anadolu, è stato invece affidato ai servizi sociali.
La dinamica
La dinamica della cattura ancora non è chiara. La moglie di Masharipov (che ha sempre negato il suo coinvolgimento nell’attacco) era stata arrestata il 12 gennaio scorso in una casa di Maltepe insieme alla figlia di 18 mesi. Masharipov e la famiglia negli ultimi giorni di dicembre aveva affittato una casa proprio nel quartiere di Esenyurt. L’operazione è stata portata a termine dalla polizia di Istanbul, dalle unità anti-terrorismo e dall’intelligence.
Il covo
Secondo i media turchi Masharipov era nascosto da tre giorni in un appartamento definito «covo dell’Isis». Non è chiaro se ci sia stato uno scontro a fuoco ma, secondo Ntv, l’uomo al momento dell’arresto avrebbe opposto resistenza. Dopo alcuni controlli sanitari è stato portato al commissariato di Vatan tra rigide misure di sicurezza. Nonostante l’arresto di Masharipov le indagini non sono chiuse. Secondo quanto filtra da ambienti di polizia potrebbero esserci altri blitz anti-Isis.
La foto
L’attacco, avvenuto poco prima della mezzanotte del 31 dicembre all’interno della discoteca Reina di Istanbul, era stato rivendicato dallo Stato islamico. I media turchi, da Hurryet a Cnn Turk, hanno diffuso una foto di Masharipov con il volto tumefatto e tracce di sangue sul viso. La mano di uno degli agenti che lo ha catturato lo costringe e guardare davanti per mostrarsi all’obiettivo.
17 giorni di ricerche
La caccia all’umo finisce 17 giorni dopo il massacro, quando Masharipov fece irruzione nel club sul Bosforo sparando sulla folla ad altezza uomo per fare più vittime possibile, esplodendo centinaia di colpi di kalashnikov e ricaricando l’arma 7 volte. Con preparazione militare e freddezza, il killer dopo la strage era riuscito a far perdere le sue tracce. Immediate le ricerche ma le indagini della polizia turca hanno imboccato false piste e diffuso foto di persone indicate come il killer ma poi rivelatesi estranee ai fatti.
Fonte: qui
mercoledì 4 gennaio 2017
SULLA STRAGE DI CAPODANNO I TURCHI BRANCOLANO NEL BUIO
IL PRESUNTO ATTENTATORE NON E’ CINESE, MA VIENE DAL KIRGIZISTAN(MA NON E' NEPPURE LUI!)
LO HANNO INTERROGATO E RILASCIATO: LA NOTTE DELLA STRAGE ERA A CASA SUA
LA TV HA RIMOSSO LE IMMAGINI DEL SUO PASSAPORTO
MA PRIMA DI SCAGIONARLO, LE AUTORITA’ DI ANKARA FANNO SAPERE CHE HA COMBATTUTO IN SIRIA
Piera Matteucci per la Repubblica
Prosegue la caccia al presunto autore della strage di Istanbul. Iahke Mashrapov, kirghizo di 28 anni, è stato infatti prima arrestato e poi rilasciato.
Fonti della polizia avevano fatto sapere di aver arrestato alcuni familiari, tra cui la moglie, nella provincia anatolica di Konya, dove il killer sarebbe arrivato con lei e con i due figli alla fine del mese di novembre. Sembra che la moglie non sapesse che “l’uomo facesse parte dell’Isis”.
I media turchi avevano diffuso un video-selfie dell’uomo, girato in centro. Nel selfie, che dura una quarantina di secondi, si vede l’uomo, con indosso lo stesso giubbotto scuro immortalato dalle telecamere di sicurezza la notte di Capodanno, che cammina per la strada, a quanto pare dalle parti di Piazza Taksim.
L’uomo, in un’intervista, sostiene di essere stato scambiato per l’attentatore per via della somiglianza, ma di essere stato rilasciato dalla polizia dopo un controllo. Secondo l’agenzia di stampa kirghiza Akipress, Mashrapov era in Kirghizistan la notte della strage.
Come riportato da Akipress, Mashrapov ha spiegato che il 1 gennaio è volato a Istanbul da Bishkek per questioni commerciali, ma al ritorno le forze dell’ordine turche lo hanno prelevato dall’aeromobile. “Sono partito da Bishkek per Istanbul il 1 gennaio. Ho terminato i miei impegni di lavoro lì”.
“Sono andato all’aeroporto di Istanbul e subito prima dell’imbarco, la polizia turca mi ha trattenuto per interrogarmi. Mi hanno interrogato per circa un’ora, l’aereo per Bishkek è stato ritardato per questo”, ha detto l’uomo. “La polizia ha spiegato che venivo interrogato perché somigliavo leggermente all’uomo nella foto. Si sono scusati e mi hanno lasciato partire“.
“Non so chi sia il sospettato, non so come la foto del mio passaporto sia finita sui social media”, ha aggiunto Mashrapov. Anche le autorità del Kirghizistan hanno escluso il legame di un loro connazionale con l’attentato di Istanbul. Lo riferisce la Bbc.
Il capo dei servizi di sicurezza kirghisi, Rakhat Sulaimanov, ha spiegato all’emittente britannica che l’uomo non è coinvolto nell’attacco.
Il capo dei servizi di sicurezza kirghisi, Rakhat Sulaimanov, ha spiegato all’emittente britannica che l’uomo non è coinvolto nell’attacco.
Il quotidiano Haberturk aveva anche riferito che Mashrapov avrebbe deciso di spostarsi con la famiglia “per non dare nell’occhio” e la moglie sarebbe tra i 16 arrestati lunedì nell’ambito dell’inchiesta sulla strage. Hurriyet aveva sottolineato inoltre che l’uomo avrebbe in passato combattuto in Siria con i jihadisti e sarebbe stato “addestrato specificamente”.
In precedenza si era ipotizzato che l’attentatore fosse originario della regione autonomia dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, popolata per lo più da uiguri di religione islamica. Intanto la polizia turca ha già arrestato quattordici presunti complici del killer. Stamattina, davanti al ‘Reina’ c’è stata una marcia della pace.
Fonte: qui
martedì 3 gennaio 2017
PER LA TURCHIA, IL KILLER DI ISTANBUL E’ UN CINESE
HA 25 ANNI ED E’ ORIGINARIO DELLO XINJIANG. E’ DI ETNIA UIGURA: PARLANO UNA LINGUA SIMILE AL TURCO E SONO MUSULMANI
LA STRAGE E’ DURATA 7 MINUTI, IN CUI HA SPARATO 180 COLPI
NON SONO MANCATI TWEET E POST DI GIUBILO PER L’AZIONE
Monica Ricci Sargentini per il Corriere della Sera
Alla fine è arrivata la rivendicazione dell’attentato compiuto la notte di Capodanno nella nota e blasonata discoteca Reina, a Ortakoy nella parte più europea di Istanbul. Nella strage sono morte 39 persone, una settantina i feriti. La firma è quella dei terroristi dello Stato Islamico (Isis) che, per la prima volta, hanno diffuso il comunicato anche in lingua turca: «Per continuare le operazioni benedette che lo Stato Islamico sta conducendo contro la protettrice della croce, la Turchia, un soldato eroico del Califfato ha colpito uno dei più famori nightclub dove i cristiani celebravano la loro vacanza apostata».
IL KILLER ORIGINARIO DELLO XINJIANG
C'è, intanto, una pista che sembra farsi concreta. Dopo l'errore di domenica (quando è stata diffusa la foto di un presunto sospetto che in realtà non aveva nulla a che fare con la strage), la polizia turca ha diffuso altre immagini riprese da video di sorveglianza.
Secondo la Cnn turca il killer sarebbe stato identificato. Si tratterebbe di un 25enne dello Xinjiang, regione autonoma della Cina nord-occidentale abitata dagli uiguri, etnia che parla una lingua simile al turco e di fede musulmana, già nota come Turkestan Orientale.
Ricostruiti anche gli ultimi spostamenti dell'attentatore di sabato sera. Il giovane avrebbe preso un taxi nel quartiere di Zeytinburnu, nella parte sud del versante europeo della città, e si sarebbe fatto portare in quello di Ortakoy, più a est, dove è situata la discoteca Reina. C'era traffico, però, e per questo sarebbe sceso lontano dal locale che avrebbe poi raggiunto a piedi.
Erano settimane che in Turchia giravano appelli contro il Natale e il Capodanno: «Müslüman Noel kutlamaz», «Müslüman yilbasi kutlamaz» («Un musulmano non può festeggiare il Natale»,« Un musulmano non può festeggiare il Capodanno»). Un’opinione diffusa non solo dagli estremisti islamici ma anche da autorevoli organi regiosi come la Diyanet che il 30 dicembre, per voce del direttore degli Affari Religiosi, Mehmet Görmez, molto vicino all’Akp, aveva fatto girare in 80mila moschee un sermone del venerdì in cui dichiarava illegittimi i festeggiamenti del 2017 perché non musulmani.
In tutto il Paese l’atmosfera era ostile al Natale e alla fine dell’anno tanto che nei giorni scorsi un uomo vestito da Babbo Natale ha rischiato il pestaggio. Subito dopo l’attentato non sono mancati i tweet e i post di giubilo da parte di chi considera le feste cristiane da disprezzare.
Il 30 dicembre le autorità turche avevano ricevuto informazioni dagli Stati Uniti, che avvertivano del rischio di un attacco da parte dello Stato islamico durante la notte di Capodanno a Istanbul o Ankara. Un allerta che non è bastato a scongiurare la strage.
Nel locale colpito sono stati trovati 180 proiettili. Gli esperti ritengono che il killer si sia comportato in modo «professionale, addestrato e a sangue freddo», dimostrando di aver in precedenza fatto sopralluoghi sul posto per raccogliere informazioni.
Il terrorista è arrivato al Reina in taxi all’una e un quarto, ha preso una borsa dal bagagliaio da cui ha estratto un fucile automatico e ha cominciato a sparare colpendo prima un poliziotto e un agente di viaggi che erano fuori dal locale e poi , dentro alla discoteca, ha scaricato tutta la sua rabbia sui 600 avventori, in gran parte stranieri che stavano festeggiando l’arrivo del 2017. L’assalto è durato almeno 7 minuti, il killer si è tolto il cappotto prima di lasciare la scena e far perdere le sue tracce.
Fonte: qui
Fonte: qui
domenica 1 gennaio 2017
Turchia: attacco in night club a Istanbul, 39 morti e 69 feriti. Tra le vittime 15 stranieri
Ansa - Aggressori sparano a caso sulla folla vestiti da Babbo Natale. Farnesina verifica eventuale presenza di italiani. Un assaltiore ancora in fuga. Ombra dell'Isis
Il terrorismo colpisce la Turchia nella notte di Capodanno: è di almeno 39 morti e 69 feriti l'ultimo bilancio ufficiale di un attacco avvenuto in una famosa e affollatissima discoteca di Istanbul, non ancora rivendicato ma le cui caratteristiche fanno pensare a un attentato a firma Isis. Tra le vittime anche 15 stranieri.
L'attacco è avvenuto verso l'1:30 ora locale, le 23:30 in Italia. Sul numero degli assalitori, vestiti con costumi da Babbo Natale, ancora non c'è certezza: solo uno, secondo fonti ufficiali; fino a tre, secondo testimoni e media locali. E il ministero dell'Interno turco afferma che l'assalitore sarebbe ancora in fuga. Il locale preso di mira è il 'Reina': un rinomato nightclub sulle rive del Bosforo posto nel quartiere di Ortakoy nel distretto di Besiktas, parte europea di Istanbul. Al momento dell'attacco, nel night ci sarebbero state tra le 500 e le 600 persone. L'attentatore avrebbe prima ucciso un poliziotto e una guardia giurata all'ingresso, per poi entrare nel locale e iniziare a sparare a caso sulla folla. Molti si sarebbero perfino gettati nelle acque gelide dello stretto per sfuggire alla morte. Circa 60 le ambulanze accorse sul posto.
Condanna dell'attacco e solidarietà alla Turchia da parte di Stati Uniti, Ue e Nato: la Casa Bianca ha offerto ad Ankara l'aiuto degli Usa, mentre il dipartimento di Stato ha espresso solidarietà "all'alleato turco"; l'alto rappresentante europeo per gli Affari esteri Federica Mogherini ha sottolineato come si debba "lavorare per prevenire tali tragedie"; il segretario generale dell'alleanza atlantica Jens Stoltenberg ha parlato di "tragico attacco".
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