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mercoledì 17 giugno 2020

“SU PASQUALE ZAGARIA C’È STATO UN GRAVE ERRORE DEL MIO UFFICIO”

SULLA SCARCERAZIONE DEL BOSS DEI CASALESI L’EX DIRETTORE DETENUTI E TRATTAMENTO DEL DAP GIULIO ROMANO AMMETTE: “E' STATO ACCERTATO UN ERRORE NELL’INDICAZIONE DELLA POSTA ELETTRONICA”

IL PROBLEMA SAREBBE NEL SISTEMA “CALLIOPE” CHE CONSENTE DI OTTENERE UNA RICEVUTA ALLA PEC.

MA QUANDO L’INVIO AVVIENE PER POSTA ORDINARIA…

Da www.lastampa.it

 

pasquale zagariaPASQUALE ZAGARIA

«Su Pasquale Zagaria c’è stato un grave errore del mio ufficio». E’ una piena assunzione di responsabilità quella di Giulio Romano, ex direttore detenuti e trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, rispetto alla scarcerazione del boss del clan dei Casalesi e fratello di Michele, detto “Capastorta”.

 

Romano lo ha dichiarato davanti alla Commissione parlamentare antimafia che lo ha voluto sentire sulla circolare del 21 marzo scorso relativa alla segnalazione all’autorità giudiziaria di detenuti con patologie e a rischio di complicazioni e sulla questione delle scarcerazioni e le misure alternative per detenuti nell’ambito dell’emergenza coronavirus.

 

giulio romano dap 1GIULIO ROMANO DAP

«E’ stato accertato un errore nell’indicazione della posta elettronica del dipendente del tribunale di Sassari, imputabile all’ufficio e al personale della direzione che io dirigevo – ha spiegato Romano».

 

alfonso bonafede francesco basentini 1ALFONSO BONAFEDE FRANCESCO BASENTINI









Il problema sembra risiedere nel sistema Calliope che consente di ottenere una ricevuta alla posta certificata. Quando però l’invio avviene per posta ordinaria «non sai mai se è arrivata». Di questo problema «nessuno si era reso conto in precedenza e il problema ancora oggi è irrisolto».

ALFONSO BONAFEDE MARCO TRAVAGLIOALFONSO BONAFEDE MARCO TRAVAGLIO

 

Romano ha inoltre raccontato di essere andato via di sua spontanea volontà. «Bonafede (il ministro della giustizia, ndr) non mi ha mai chiesto di dimettermi, così come non lo hanno fatto il capo e il vicecapo del Dap.

 

Anzi, il vicecapo mi ha detto che secondo lui non dovevo andare via». Romano ha però deciso di andarsene «perché la lotta alla mafia è la cosa su cui non si può transigere» e per il clamore suscitato dalla circolare per cui la circolare equivale alle scarcerazioni.

 

«Io penso che questo sia sbagliato – ha detto Romano – ma il clamore mi ha privato della serenità per restare a svolgere quell’incarico».

 

giulio romano dap francesco basentiniGIULIO ROMANO DAP FRANCESCO BASENTINI

Il presidente della commissione antimafia, Nicola Morra, si è detto «esterrefatto» dalle parole di Romano. Per questo ha invitato l’ex direttore a presentarsi domani davanti alla Commissione.

pasquale zagaria 1PASQUALE ZAGARIA

 

francesco basentini alfonso bonafedeFRANCESCO BASENTINI ALFONSO BONAFEDE

Pasquale Zagaria era considerato la mente economica dei Casalesi. Si consegnò alle forze dell’ordine nel giugno del 2007 dopo 17 anni di latitanza.


Fonte: qui

mercoledì 12 febbraio 2020

Confiscati beni per 100 milioni all'imprenditore in affari con i Casalesi


La Dia di Napoli ha notificato il decreto di confisca definitiva, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), nei confronti di Alfonso Letizia, imprenditore attivo in particolare nel settore della produzione e della vendita del calcestruzzo.

Dalle indagini svolte dalla Dia è stato non solo ricostruito «il suo reale assetto patrimoniale» ma è emersa anche «la sua 'pericolosità qualificatà, derivante dai rapporti emersi con il clan dei Casalesi, fazione Schiavone - sottolinea la Dia in una nota - nel delicato e strategico settore della produzione e fornitura del calcestruzzo».



La Dia ricorda che l'imprenditore «era stato arrestato dalla Dia nel 2011» nell'ambito dell'operazione «Il Principe e la (scheda) ballerina». L'imprenditore, ricorda la Dia, era considerato dagli investigatori «il riferimento della famiglia Schiavone, poiché metteva stabilmente a disposizione dell'organizzazione i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie ottenendo, di contro, l'ingresso nel cartello delle aziende oligopoliste che l'associazione imponeva sui cantieri presenti nel mercato casertano». (

I decreti di sequestro e di confisca emessi dal Tribunale, in seguito alla proposta del direttore della Dia, eseguiti nel 2014 e nel 2018, sono stati confermati dalla Corte di Appello di Napoli e definitivamente dalla Corte Suprema di Cassazione. I beni acquisti al patrimonio dello Stato, per un valore di circa 100 milioni di euro, sono: sei aziende (operanti nel settore edile e immobiliare, dell'estrazione di inerti, della produzione e vendita del calcestruzzo); 70 immobili, tra cui terreni e fabbricati, in vari comuni della provincia di Caserta e due in Cavezzo (Modena); 28 auto/motoveicoli; numerosi rapporti finanziari.

Fonte: qui

sabato 2 febbraio 2019

LE IMMAGINI DEL BUNKER DOVE SI NASCONDEVA MICHELE ZAGARIA

POCHISSIMA LUCE, ARIA RAZIONATA, VIDEOSORVEGLIANZA E SPAZI STRETTISSIMI

PER SFUGGIRE ALLE MANETTE L’UNICA POSSIBILITÀ ERA RESTARE NEL FEUDO DI CASAPESENNA, MA SOTTOTERRA 

ECCO COME VIVEVA L’UOMO PIÙ POTENTE (E RICCO) DEL CLAN DEI CASALESI

DENTRO IL BUNKER DI MICHELE ZAGARIA A CASAPESENNA

 



Giampiero de Luca per www.lastampa.it
(montaggio di Ugo Leo)

il bunker dove si nascondeva michele zagaria 1IL BUNKER DOVE SI NASCONDEVA MICHELE ZAGARIA
In questo bunker ci ha vissuto a lungo Michele Zagaria, il camorrista che tutti conoscevano come Capa Storta. Ha passato in latitanza poco più di 16 anni e questo è stato uno dei suoi nascondigli. Ci potevano entrare solo i parenti stretti, i fedelissimi, e lo hanno visto solo i poliziotti che hanno catturato il fantasma. Ci entriamo per la prima volta.

arresto di michele zagaria 3ARRESTO DI MICHELE ZAGARIA
Queste sono immagini in esclusiva per La Stampa. Siamo in via Cristoforo Colombo, a Casapesenna, paese della provincia casertana. Il fortino dell’ex primula rossa del clan dei Casalesi era stato ricavato sottoterra, tra le fondamenta di grandi ville: muri alti e insuperabili cancellate che impedivano a chiunque di vedere tutto ciò che accadeva all’interno. Al boss che viveva qua sotto di certo non mancavano i comfort, ma gli spazi strettissimi rendevano il bunker un specie di trappola per topi. Pochissima luce e aria razionata.

il bunker dove si nascondeva michele zagaria 2IL BUNKER DOVE SI NASCONDEVA MICHELE ZAGARIA
Vita dura per sfuggire alle manette, ma questa era l’unica possibilità, di restare in quel territorio considerato feudo e mantenere l’egemonia sul clan e sugli affari. Questa era una delle ville impenetrabili: difficile anche per la polizia verificare la presenza di uno dei nascondigli del latitante. Per scoprire questo bunker è stata necessaria un’intricata e minuziosa indagine, quasi un’operazione di spionaggio. Zagaria era proprio qui. Era considerato il “re del cemento” per la capacità di infiltrazione negli apparati pubblici e non, i suoi interessi sono partiti dalla Campania per arrivare in Lazio, Toscana, Umbria, Abruzzo, Lombardia ed Emilia Romagna.

arresto di michele zagaria 6ARRESTO DI MICHELE ZAGARIA
Dai suoi covi, il boss dei Casalesi gestiva e pianificava i suoi affari illeciti, manteneva i contatti con i sodali e gli affiliati al clan. Viveva sotto terra, in questo bunker, ma poteva vedere cosa accadeva all’esterno. Non solo nel vialetto davanti all’abitazione, ma in tutto il paese. Grazie a un sofisticato sistema di videosorveglianza clandestino, realizzando cablando la rete “legale” che gli consentiva di vedere cosa accadeva ovunque ci fosse telecamera. Da questo fortino sotto terra, realizzato da costruttori compiacenti e fedeli, Zagaria usciva raramente.
arresto di michele zagaria 2ARRESTO DI MICHELE ZAGARIA

Ma in quelle poche occasioni, erano sempre i suoi fedelissimi a occuparsi di andare a prendere il ’capo’ e di accompagnarlo ovunque volesse. Ben nascosto all’interno di vani invisibili realizzati nel portabagagli di auto, spesso di grossa cilindrata. Nel dicembre del 2011 la fuga di Michele Zagaria è finita e da quel giorno Capastorta è finito al carcere duro, al 41bis, per scontare tre condanne all’ergastolo.

Fonte: qui