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giovedì 24 gennaio 2019

VOGLIONO LO SCONTO SULLA CUCINA: DUE CLIENTI ALBANESI ACCETTANO LE GAMBE A UN ARTIGIANO DI FANO


I DUE CARNEFICI NON CONTENTI, LO HANNO DERUBATO PERSINO DI 500 EURO E DUE CELLULARI 

Emanuele Canepa per www.ilgiornale.it

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Una terribile aggressione, nata durante la contrattazione del prezzo di una cucina.

Questo il movente che ha portato una 70enne albanese ed il suo figlio 40enne a colpire ripetutamente con un'accetta un artigiano in provincia di Pesaro.

L'uomo, mentre terminava il montaggio della cucina, è stato dapprima aggedito verbalmente, con insistenti richieste di sconto sul prezzo inizialmente pattuito. Notando la contrarietà dell'uomo, i due albanesi sono quindi passati alle maniere forti.

Prima calci e pugni, poi spunta un'accetta. Così, come in un film, mentre il 40enne tiene fermo l'artigiano, la madre inizia a colpirlo sulle gambe con l'ascia. Il falegname urla, ha un malore, cade a terra e di inizia a trascinarsi in cerca di fuga.

Mentre due dei suoi operai assistendo alla scena fuggono in cerca di aiuto, i due carnefici non contenti, lo derubano persino di 500 euro e due cellulari. L'artigiano a questo punto è sfinito, ha dolori ovunque e le gambe stanno perdendo sensibilità. Con un ultimo sforzo riesce a raggiungere un'uscita e fuggire dalla casa degli orrori.

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L'uomo è stato infine salvato dai soccorsi e ricoverato con ferite multiple all'ospedale San Salvatore, dove è stato operato e giudicato non più in pericolo di vita.

I due aggressori sono invece finite in manette con l'accusa di rapina e lesioni gravi.

Fonte: qui

mercoledì 25 gennaio 2017

SOVRAINDEBITAMENTO: Doveva 509mila euro al Fisco: grazie a una legge del Pdl ne paga solo 54mila

Doveva al fisco la bellezza di 509mila euro. Ma se l'è cavata pagando 54mila euro. Ossia, ottenendo uno sconto da Equitalia, incaricata della riscossione, di 455mila euro. Il fortunato protagonista di questa vittoria è un ex imprenditore al quale nel lontano 1993 era stato fatto un accertamento fiscale.
All'epoca l'uomo era titolare del 20% del maglificio di famiglia, poi fallito, e da lì era derivato il suo debito col fisco: 166mila euro cui sono poi state aggiunte le sanzioni (125mila euro), gli interessi di mora (187mila euro), l'aggio e gli oneri di riscossione (per altri 29.500 euro). Fino ad arrivare alla cifra monstre di 509mila euro, che fanno circa un miliardo delle vecchie lirette, quando il debito era stato contestato. Da allora sono passati 25 anni. L'imprenditore è diventato un impiegato amministrativo che guadagna 1.700 euro e non possiede immobili. Imposssibile, per lui, come riporta il quotidiano Il Giornale, ripagare il debito.
Ma qui entra in gioco il suo avvocato, Pasquale Lacalandra del Foro di Milano, il quale va a rispolverare una la legge numero 3/2012 sul Sovraindebitamento, promossa dal senatore del Pdl Roberto centaro. Prevede, quella norma, che i debiti anche di natura fiscale siano ridotti in relazione alle concrete possibilità economiche del debitore. 

"Ho cercato di far ragionare i funzionari dell'Agenzia delle Entrate e grazie a quella legge siamo riusciti ad avere la meglio".
L'importo è stato determinato prendendo la busta paga del mio cliente e applicato la legge sul Sovraindebitamento, che prevede che lo Stato possa pignorare solo un decimo delle entrate di un suo debitore nel caso questi guadagni fino a 2.500 euro al mese.

Questo decimo è poi stato moltiplicato per tutti i pignoramenti che gli sarebbero potuti arrivare fino all'età di 84 anni, considerata anche la pensione che il mio cliente percepirà al termine dell'attività lavorativa. Su questo ragionamento è stato trovato l'accordo con l'Agenzia.

Fonte: qui