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sabato 9 maggio 2020

IL CORONAVIRUS NON SI MANIFESTA SOLTANTO CON MANCANZA D’ARIA


IN ALCUNI PAZIENTI GIOVANI È STATA RISCONTRATA L'IPOSSIA SILENZIOSA, UNA CONDIZIONE PERICOLOSISSIMA CON LESIONI POLMONARI GRAVISSIME, SCARSO OSSIGENO NEL SANGUE E UNO O PIÙ ORGANI COMPROMESSI, MA NESSUN SINTOMO EVIDENTE DELLA MANCANZA DI ARIA: QUANDO SI ARRIVA A CHIEDERE AIUTO E' ORMAI TROPPO TARDI…

Da "www.ilmessaggero.it"

reparto di terapia intensiva brescia 17REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA BRESCIA 
Il Coronavirus non smette di rivelare nuove preoccupanti manifestazioni: è stata evidenziata un'altra anomalia della sindrome causata dal Covid-19, è l'ipossia silenziosa, una condizione pericolosissima in cui i pazienti hanno tutti i segni clinici dell'ipossia (con lesioni polmonari gravissime, scarso ossigeno nel sangue e uno o più organi compromessi) ma nessun sintomo evidente della mancanza di aria.
CORONAVIRUS ITALIACORONAVIRUS ITALIA

Questi pazienti, in genere giovani, arrivano in ospedale spesso molto tardi proprio perché non consapevoli del problema, se non dopo tanti giorni di malattia. È quanto ha raccontato Richard Levitan del Littleton Regional Healthcare nel New Hampshire alla CNN. Normalmente la sindrome covid, quando si aggrava, si associa a polmonite e gravi difficoltà respiratorie: il paziente in queste condizioni appare letargico, comatoso.
napoli in quarantena 40NAPOLI IN QUARANTENA 

Ma i clinici si sono accorti che per alcuni pazienti l'ipossia arriva silente: si tratta di soggetti - per lo più giovani - che iniziano a manifestare qualche difficoltà respiratoria solo quando ormai i loro polmoni sono già molto compromessi e quando l'ossigeno nel sangue è già bassissimo, con grave compromissione di altri organi.

reparto di terapia intensiva brescia 7REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA BRESCIA
Eppure questi pazienti giungono in ospedale vigili, in grado di sostenere conversazioni, di usare lo smartphone, lamentando solo dolore quando respirano profondamente. In genere, spiega Levitan, hanno già la malattia da parecchi giorni ma la avvertivano solo con febbre e sintomi intestinali. L'ipossia silente è dunque molto pericolosa perché il paziente arriva a chiedere aiuto solo quando è già molto tardi.
coronavirus effetto sui polmoni 7CORONAVIRUS EFFETTO SUI POLMONI

È per questo, conclude Levitan, che i pazienti che sono in quarantena a casa dovrebbero essere muniti di pulsossimetri e istruiti sul corretto uso dello strumento per rilevare eventuali carenze di ossigeno anche asintomatiche.  Fonte: qui

mercoledì 7 dicembre 2016

A CATANIA TRE DOTTORESSE NON PRATICANO IL CESAREO A UNA DONNA NONOSTANTE LE SOFFERENZE DEL FETO PERCHE’ IL TURNO DI LAVORO ERA FINITO

IL BAMBINO E’ NATO CON LESIONI GRAVISSIME E ORA IL GIP LE HA SOSPESE

Lara Sirignano per il “Messaggero”

Il feto era in sofferenza. Il tracciato non lasciava spazio a dubbi. Si sarebbe dovuto intervenire subito con un parto cesareo. Ma Amalia Daniela Palano e Gina Corrao, dottoresse dell' ospedale Santo Bambino di Catania, di turno quando Debora, giovane mamma era stata portata in ospedale per controlli, non avevano voglia di fare lo straordinario.

ospedale Santo Bambino di CataniaOSPEDALE SANTO BAMBINO DI CATANIA
Avevano terminato l' orario di lavoro e volevano tornarsene a casa. Per questo «nonostante gli evidenti segni di sofferenza emersi dall' esame», non solo non fecero nascere il bambino, ma somministrarono atropina alla ragazza, appena 26enne, per truccare l' esito del tracciato e se ne andarono senza neppure informare di quanto era accaduto i colleghi del turno successivo. Il neonatologo, all' oscuro delle condizioni del feto, intervenne con grande ritardo e il bambino venne al mondo con lesioni gravissime da cui non guarirà mai.

L'ORDINANZA
Una vicenda agghiacciante raccontata in un' ordinanza del gip di Catania che, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto per entrambe le dottoresse la misura interdittiva della sospensione dal servizio. Dodici mesi per la Palano, sei per la Corrao.

NIDO PEDIATRIA jpegNIDO PEDIATRIA JPEG
Stessa decisione, per soli 4 mesi, è stata presa per un altro medico dell' ospedale, Paola Cairone che, ha scritto il giudice delle indagini preliminari, «pur non essendo a conoscenza degli avvenimenti precedenti, praticava alla paziente per due volte le manovre di Kristeller, bandite dalle linee guida, nonostante un tracciato non rassicurante, e non contattava in tempo il neonatologo». Le tre donne, oltre che per lesioni gravissime, sono indagate anche per falso nella redazione della cartella clinica. Nel documento, non sarebbe stato fatto cenno della sofferenza del neonato. Un filone di inchiesta, questo, che potrebbe ampliarsi.
parto naturale 3PARTO NATURALE 

I DEPISTAGGI
Le cartelle taroccate, sarebbero prassi frequente del nosocomio. «È emerso il sospetto - ha sottolineato il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro - che al Santo Bambino le cartelle cliniche sovente vengono redatte successivamente all' insorgere dell' avvenimento clinicamente rilevante». Una tecnica che la magistratura ritiene possa essere «finalizzata ad occultare le prove di eventuali responsabilità mediche».

Il drammatico caso è venuto fuori dopo la denuncia dei familiari della giovane mamma. Il neonato, venuto al mondo con il cordone ombelicale attorno al collo, ha una «encefalopatia ipossico-ischemica, tetra paresi spastica, grave ritardo neuro psicomotorio e indebolimento del tronco neuroencefalico».
parto naturale 4PARTO NATURALE 4

«Abbiamo sospeso immediatamente i tre medici, e stiamo cercando di sostituirli per continuare a dare un servizio pubblico in una struttura, come l' ospedale Santo Bambino, alla quale si rivolge ogni anno un imponente numero di donne e gestanti», commenta il manager dell' azienda ospedaliera, Paolo Cantaro, annunciando «l' avvio di una indagine interna». Il nosocomio ha all' attivo circa 2000 parti l' anno.

E anche sulle cartelle cliniche taroccate il manager ha dichiarato di voler andare a fondo. «C' è in corso un' inchiesta della magistratura, e una nostra interna, aspettiamo che si concludano entrambe prima di esprime giudizi», dice.

Fonte: qui