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martedì 18 febbraio 2020

Il finto sovranista Salvini getta la maschera ...

“FLIP-FLOP SALVINI”, e non fara’ come gli inglesi

Due giorni fa è stato: “O cambiano le regola [della UE] o facciamo come  gli inglesi”.  Siccome poche ore prima Giorgetti aveva detto al Corriere “”Noi non vogliamo uscire”, per qualche ora i media  hanno esultato, capendo che il Capitano  avesse  polemizzato con Giorgetti.  Poi  lui stesso ha detto che dice, invece, la stessa cosa: anche Giorgetti ha detto che la UE deve cambiare e regole.
Orbene: come minimo, Salvini è  come uno  di  quei cantanti stonati di un coro che oltretutto “sbagliano l’entrata” :  creando difficoltà ai compagni cantori.  Non è certo un caso se poche ore dopo il senatore Bagnai ha postato un video di mezz’ora per spiegare  che
Non Esiste Nessun Duello Dentro Alla Lega – Nessun Abbandono Del Punto Di Forza
Evidentemente la posizione di Salvini verso Giorgetti è  apparsa  tutt’altro che chiara: perché  il primo  non telefona al secondo  quando gli viene da fare una dichiarazione?


“Vedete? Andiamo d’accordissimo…”

Ma soprattutto,si vorrebbe far capire al Capitone  che  fare “opposizione”  richiede una forma e una formazione, non si riduce a dire qualche  urlaccio  da osteria.  Quando si ha il 30 per cento dei voti e si proclama di voler governare, bisogna elaborare un programma.
“O cambiano le regole o facciamo come gli inglesi”  non è un programma. E’ una  frase buttata lì  a casaccio, che al minimo esame appare senza senso. Come è stato notato,
Non si può fare  come gli inglesi”, perché il Regno Unito 1) ha la sua moneta sovrana,  e 2) ha  da anni un enorme deficit commerciale con la UE,  laddove l’Italia  ha un surplus con la UE.
Il che significa che la UE ha tutti gli strumenti per ricattarci, e noi non ne abbiamo nessuno. Quindi “non si può fare come l’Inghilterra”, perché “Europa”  ci ricatterebbe con lo spread (come  ha già fatto) e colpendo  le nostro esportazioni nella zona.
Un partito che vuole diventare governo,  ha il dovere di elaborare un  percorso e un progetto. “Come” vogliamo uscire dall’euro? In modo consensuale? Impossibile: la uscita di Borghi sul minibot  è stata una ingenuità politica: come il mitragliere che spara troppo presto, ha disperso caricatori di proiettili ed ha  segnalato al  nemico la posizione: da quel momento Il Foglio e il Corriere  esigono che a Lega  espella Borghi e Bagnai (Il Foglio anche Marco Zanni, di CUI I NEOCON HANNO VISTO LA LUCIDA DETERMINAZIONE).

La BCE (Mario Draghi) ci ha punito facendoci rincarare il debito pubblico  in modo esoso (erano “i mercati” che “scontavano il rischio uscita dall’euro”, certo come no…) insomma è stato una sconfitta.
La frase “o cambiano le regole”  va  spiegata: quali regole Salvini e Giorgetti vogliono che  la UE cambi? Potrebbero  elaborare loro o ordinare a Bagnai e Borghi un elenco ragionato con le proposte italiane?  Lasciarci fare  più deficit?
L’inflazione oltre quel 2%   – unico mandato della BCE –   che il mago e taumaturgo Draghi non ha mai realizzato?  Ma la “soluzione” che propone il capo della Bundesbank è il contrario  esatto: dice di “ridurre”  il mandato della BCE sotto il 2%. Inflazione zero, debito zero.  Chi vincerà secondo voi?
Cito da  un twitter più esperto:
“L’Italia può:
1 Restare nell’euro  e adottare unilateralmente una moneta parallela (minibot)  (è una pezza temporanea che non risolve il problema del cambio ma solo della crisi di domanda, ma sempre meglio di adesso)
  1. Uscire dall’€ restando in EU (come la Svezia), ma questo lo può fare solo in modo concordato con i mercati e con EU: A. coi mercati: secondo la procedura di Siciliano o simili https://twitter.com/KellerZoe/status/1224380762981617664 B. con EU: con meccanismo di EU law creato da EU ex art. 352 TEU.
Ma  soprattutto  e  preliminarmente, un partito di governo dovrebbe “spiegare in termini concreti e che il pubblico capisca come si esce dall’euro”, per creare il consenso democratico. Quali gli effetti  sui depositi bancari, sul debito pubblico e privato;  se il prezzo è pagare di più il debito, lo si dica”…
Senza avere in mano gli organi di  (dis)informazione e propaganda, come  le  tv? Si sono già visti i risultati.
Un convegno a Roma  organizzato dalla Lega invitando i grandi economisti internazionali eurocritici (Paul Krugman,  Ashoka Mody,   Sapir, De Grauwe,  William Mitchell ),   potrebbe essere una manovra iniziale nella strategia di conquistare il consenso democratico di un pubblico italiano spaventatissimo per i propri risparmi e soggetto a farsi terrorizzare dai media.
Ma il punto è, ovviamente,  un altro: Salvini non ha nessuna intenzione di preparare  nè un convegno  né nulla. Per lui, fare opposizione significa  dire una  minaccia da osteria, “altrimenti facciamo come gli  inglesi”, e poi passare  ad altra uscita da osteria. E’  già passato all’aborto nei pronti soccorsi  – e d anche di quello senza nessuna alternativa da proporre.
Questo atteggiamento italiano – credere che le parole bastino, invece delle azioni, e le sostituiscano – è un carattere nazionale che, spiegò un grande arabista abbiamo in comune  con gli arabi.
Ormai però,  all’estero lo sconoscono.  Wolfgang Munchau,  il corrispondente nella UE del Financial Times,   ha  annunciato “flip-flop”:  Salvini ha cambiato idea sull’euro – di nuovo.
Niente di cui preoccuparsi, aggiunge:
“…E  ‘ ovviamente, una minaccia vuota. L’Italia non invocherà l’art. 50. Ma dovremmo comunque considerare la possibilità di gradi di distacco italiano se e quando Salvini salirà al potere. La capacità dell’UE di limitare un primo ministro  indisciplinato  è fortemente limitata nell’ambito dell’unione monetaria. […]
Abbiamo notato in precedenza che l’UE non ha strumenti per impedire all’Italia di introdurre una moneta parallela e che tale strumento potrebbe fornire un piano inclinato  verso un’eventuale uscita dell’euro. Questo è il modo in cui lo si deve fare, non per decreto o referendum. Quei nord europei che si sono opposti a un’ulteriore integrazione economica scopriranno che il sistema di governance decentralizzata potrebbe a un certo punto contrastare i loro interessi.
Non pensiamo che Salvini abbia una vera strategia sull’euro oltre a mantenere aperte le sue opzioni. Non organizzerà la sua campagna elettorale sul tema dell’euro”.
Il problema vero, dice Munchau, è che nessun primo ministro italiano può farsi rieleggere,  fino a quando rispetta le regole di bilancio imposte dall’euro  –  Gli italiani hanno espulso ogni governo in carica dall’inizio dell’unione monetaria. Salvini  se torna al governo dovrà fare qualcosa di diverso”.
Ma no, tranquilli. Il vero colpo di piccone alla UE lo hanno già  dato i quattro primi ministri della Lega dei Tirchioni:  Sebastian Kurz (Austria), Mark Rutte (Paesi Bassi), Mette Frederiksen (Danimarca) e Stefan Lofven (Svezia)  rifiutano di  pagare il di più  per compensare l’uscita del Regno Unito, grande contributore. Fonte: qui


La UE  sarà fatta deperire e morire  così, per asfissia finanziaria. E noi  saremo impreparati al  dopo.  Anzi, già adesso…
Ecco come l’Unione europea rischia di azzoppare l’Italia e le banche italiane. L’approfondimento di Giuseppe Liturri
Quando si parla di Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e rafforzamento e completamento dell’Unione Bancaria, il divario tra il contenuto degli atti che arrivano da Bruxelles e le parole che invece provengono da Roma sembra ormai incolmabile ed anzi pare aumentare.
Qualche mese fa, il ministro Roberto Gualtieri, di fronte alle rimostranze di alcuni parlamentari che gli facevano notare che il MES non era stato formalmente trasmesso alle Camere, rispose che “era sufficiente consultare i siti delle istituzione UE”. Bene, noi lo facciamo regolarmente e, ormai da tempo, documentiamo su queste colonne che gli atti dell’Eurogruppo parlano inequivocabilmente della già avvenuta definizione in linea di massima della riforma del MES, quasi prossimo alla firma dopo la definizione degli ultimi dettagli a marzo, e della trattativa aperta sull’Unione Bancaria da concludersi entro il 2024.
Tutto ciò in palese contraddizione con le risoluzioni approvate dal Parlamento sia a giugno 2019, da parte della precedente maggioranza, che a dicembre 2019, da parte dell’attuale maggioranza. È vero, a febbraio non si firma nulla, come sostengono il Presidente Giuseppe Conte ed il ministro Roberto Gualtieri. Ma, purtroppo per loro, non c’è giorno senza che arrivi un documento da Bruxelles a dimostrare che si procede spediti senza alcuna opposizione dell’Italia. Il 12 febbraio a Bruxelles si è riunito il COREPER II. Tale organo, a cui partecipano i rappresentati permanenti presso la UE, prepara i lavori del Consiglio UE nella configurazione ECOFIN (ministri economici), che terrà la prossima riunione il 18 febbraio.
Il COREPER ha esaminato una bozza di raccomandazione sulle politiche economiche dell’eurozona che sarà dapprima discussa nell’Eurogruppo del 17 febbraio, quindi sottoposta all’approvazione dell’ECOFIN del 18 e poi formalmente adottata con l’approvazione del Consiglio Europeo del successivo 27 marzo. Tra le 5 raccomandazioni spicca quella relativa al MES ed all’Unione Bancaria che è la pedissequa riproposizione di quanto affermato dal presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno lo scorso 30 gennaio.
In particolare, tra l’altro:
  1. Sull’Unione Bancaria, facendo seguito al comunicato dell’Eurosummit del 13 dicembre, proseguire a lavorare su tutti gli elementi, inclusi quelli trattati dal gruppo di lavoro di alto livello (HLWG) relativi alla garanzia comune sui depositi.
  2. Concludere la riforma del MES, compresa la istituzione di un supporto finanziario per il fondo di risoluzione delle crisi bancarie. Rendere operativo tale supporto in anticipo, purché ci siano sufficienti progressi nella riduzione dei rischi.
Tali raccomandazioni, ancora una volta, confermano che non c’è alcuna traccia delle perplessità e delle condizioni poste del Parlamento e passano come un rullo compressore sulle parole di Conte e di Gualtieri. Il treno delle decisioni marcia spedito anche a livello di Consiglio UE, il massimo consesso decisionale, e di Consiglio Europeo, organo di indirizzo e di definizione delle priorità politiche della UE.
Ma sono i dettagli a rendere la vicenda ancora più inquietante per il nostro Paese e, ancora una volta, avevamo già segnalato per tempo le nubi scure che si addensavano all’orizzonte. Per quanto riguarda l’Unione Bancaria, la raccomandazione dell’ECOFIN fa esplicito riferimento al lavoro del HLWG dell’Eurogruppo sulla garanzia comune dei depositi, illustrato nella lettera del 3 dicembre scorso, inviata dal Presidente di questo organo al Presidente Centeno. Si tratta di una tabella di marcia secondo cui articolare il negoziato politico in cui spiccano due aspetti potenzialmente dannosi per le nostre banche ed il nostro debito pubblico. Infatti si pensa di incentivare la diversificazione dei titoli di Stato nei bilanci delle banche, facendo contribuire le banche al fondo di garanzia in base alla concentrazione dei titoli di Stato ed introducendo dei costi per la loro eccessiva concentrazione.
Esito finale: le nostre banche, per non essere penalizzate, essendo quelle con la maggiore concentrazione di titoli di Stato, dovrebbero disfarsi di una quota significativa dei circa €384 miliardi di titoli di Stato detenuti a fine dicembre. Quando Gualtieri sabato 8 a Brescia parlava di opposizione dell’Italia alla ponderazione dei titoli di Stato nelle banche, non poteva non sapere che il divieto di concentrazione produce comunque effetti penalizzanti per le banche, creando incentivi alla vendita.
Non a caso la risoluzione parlamentare di dicembre contiene uno specifico passaggio sul tema (…escludere interventi di carattere restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di banche ed istituti finanziari e comunque la ponderazione dei rischi dei titoli di stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale, ed escludendo le disposizioni che prevedono una contribuzione degli istituti finanziari all’EDIS in base al rischio di portafoglio dei titoli di stato…) O crede che le banche tedesche o francesi non vedano l’ora di comprare BTP, sostituendosi alle banche italiane che comprerebbero invece titoli francesi o tedeschi?
È peraltro spiazzante leggere sul Sole 24 Ore di sabato 9 che ciò che “dicono alcuni in sala” è agli atti delle istituzioni europee dall’inizio di dicembre ed ora l’ECOFIN ed il Consiglio Europeo si apprestano ad includere nelle loro raccomandazioni di politica economica. Che presentano anche un’ulteriore minaccia per le nostre banche: in vista di un’entrata in vigore anticipata del sostegno finanziario del MES a favore del fondo di risoluzione unico è necessaria una riduzione dei rischi delle banche. Quali rischi? I derivati illiquidi delle banche francesi e tedesche? No, solo le sofferenze, ancora presenti nei bilanci delle nostre banche.
Ma lunedì 17 (Eurogruppo) e martedì 18 (Consiglio Ecofin) il ministro Gualtieri ha l’opportunità di recuperare il terreno perduto e far sapere ai nostri partner europei che sia la riforma del MES che il completamento dell’Unione Bancaria contengono elementi manifestamente irricevibili poiché in contrasto con la volontà del Parlamento. Lo farà?
(versione integrata e aggiornata di un articolo pubblicato da La Verità il 15 febbraio)
leggete qui:


venerdì 14 febbraio 2020

LA LEGA FILO-EUROPEISTA TIRA FUORI I DENTI; GIORGETTI PROVA A “VENDERE” AGLI EURO-POTERI LA LEGA COME PARTITO RESPONSABILE: “RESTEREMO NELL'EURO E SUI MIGRANTI COLLABORIAMO CON BRUXELLES - BORGHI E BAGNAI CONTRO LA MONETA UNICA? SONO IO IL RESPONSABILE ESTERI”

GIORGETTI: “DOBBIAMO ESSERE "POTABILI" QUANDO ARRIVERÀ IL MOMENTO. PER QUESTO VOGLIO CHE L'EUROPA CI CONOSCA PER QUELLO CHE SIAMO 

MOSCA? STO MEGLIO QUANDO VADO A LONDRA 

DRAGHI AL QUIRINALE? DICESSE NO SAREBBE UNA GRANDE PERDITA PER L’ITALIA…
salvini giorgettiSALVINI GIORGETTI
Antonio Polito per il “Corriere della Sera”

Giancarlo Giorgetti, è vero che Salvini l' ha nominata responsabile degli Esteri perché è preoccupato dell' immagine internazionale della Lega e vuole cambiarla?
«Penso che abbia scelto me perché ho esperienza, ho le mie idee, e la politica estera non può essere frutto di improvvisazione. Bisogna essere pragmatici, il mondo cambia.
Si è guardato intorno e ha cercato qualcuno che avesse un' immagine di affidabilità.
Speriamo non si sia sbagliato».

Salvini ieri ha detto: non abbiamo la priorità di uscire dall'euro o dall' Europa? Vuol dire che è una scelta solo tattica?
matteo salvini giancarlo giorgetti lorenzo fontanaMATTEO SALVINI GIANCARLO GIORGETTI LORENZO FONTANA


«No. Noi non vogliamo uscire. Ma non siamo più i soli a dire che molto deve cambiare. Per due ragioni: i trattati sono stati scritti in un'altra era geologica; l'epoca Merkel si avvia a conclusione. Così non si regge. Come si fa a competere con i colossi cinesi con le nostre attuali regole sugli aiuti di Stato? Come si fa ad avere un target del 2% di inflazione che oggi non si ottiene più neanche pompando moneta?».

GIANCARLO GIORGETTIGIANCARLO GIORGETTI



Ma nel team dell'economia della Lega ci sono ancora Borghi e Bagnai, fautori dell'uscita dall' euro. Tenete il piedi in due staffe?
«Io sono il responsabile degli Esteri della Lega. E se dico che non usciamo, non usciamo. Punto».

Salvini ora dice che sull'immigrazione è meglio collaborare con l'Europa. Se tornerete al governo cambierete almeno i metodi?
«La politica di fermezza ha avuto risultati. Se ora l'Europa comincia ad accettare l' idea che l'Italia non può essere lasciata da sola, è grazie a Salvini. Se il ministro Lamorgese può andare a trattare in Europa è perché Salvini ha fatto il matto. Se la lezione è stata capita, si può e si deve collaborare».

giancarlo giorgetti vincenzo spadaforaGIANCARLO GIORGETTI VINCENZO SPADAFORA
In Europa contate poco perché siete nel gruppo con AfD e Le Pen. Entrereste in un gruppo con i conservatori, dove c'è già la Meloni?
«Per me si può fare anche domani. I tedeschi li conoscevamo poco, e nessun matrimonio è indissolubile. Ma non è questo il punto. Il punto è che farà la Cdu-Csu. Andrà a sinistra, verso verdi e socialisti? O si alleerà con i liberali? Da questo dipenderà la politica europea del Partito popolare. E noi dobbiamo essere "potabili" quando arriverà il momento. Per questo voglio che l' Europa ci conosca per quello che siamo e non per le etichette che ci affibbiano. Un partito di governo da vent' anni, non una banda di fascisti come stancamente e stupidamente ripete la sinistra».
giorgetti malagò zaiaGIORGETTI MALAGÒ ZAIA

Siete stati così filo-russi da finire con Savoini nello scandalo del Metropole. Salvini ha detto: «A Mosca sto meglio che a Bruxelles». È ancora così?
«Io sto meglio quando atterro a Londra, e a Mosca non ci sono mai stato. Ma la Russia è un Paese importante, sia per il commercio che per il suo peso strategico. Dunque dobbiamo avere rapporti buoni e proficui. Certo seri e formali, non dilettanteschi e carnevaleschi come nel caso che lei cita, in cui si è voluta individuare una ipotesi di reato».

GIANCARLO GIORGETTI E CLAUDIO BORGHIGIANCARLO GIORGETTI E CLAUDIO BORGHI
Ora siete molto filo-americani. Siete d'accordo con Trump anche quando mette i dazi ai nostri prodotti o ci invita a partecipare a missioni di combattimento in Iraq?
«La correggo: siamo sempre stati filo-americani. Certo, Trump fa gli interessi dell'America. Sarebbe anzi giusto che anche l'Europa lo facesse, invece di andare in ordine sparso. Altrimenti i nostri prodotti prendono botte dall'America e anche dai partner europei. Io non contesto la difesa degli interessi nazionali, ma sul tavolo europeo noi metteremo anche i nostri. Se l' Europa salirà a quel livello, anche Trump ci prenderà più sul serio».
GIANCARLO GIORGETTIGIANCARLO GIORGETTI

La Cina è un partner o un concorrente dell' Italia?
«Tatticamente un partner: non sono così sciocco da non vedere l' opportunità per il nostro export. Ma strategicamente è un concorrente, sfida il nostro mondo, che guarda all' Atlantico. Tra Usa e Cina non avremo mai dubbi».

I due governi Conte hanno perso influenza sulla Libia. Nel primo c' eravate anche voi. Dove si è sbagliato?
«La Libia era uno l'unico posto al mondo in cui la prima parola ce l'aveva l'Italia.
giancarlo giorgetti 1GIANCARLO GIORGETTI
Non è più così. Il nostro governo fece poco. Quello attuale ha fatto disastri. E qualche cosiddetto alleato europeo non ci ha aiutato. D'altra parte, quando ci viene chiesto aiuto militare e noi non possiamo darlo, prima o poi qualcun altro si fa avanti».

Come giudica l'operato del ministro Di Maio?
«Sta cercando di impegnarsi: ma non ha armi, e la politica estera non si fa con i buoni sentimenti».

Nel 2022 si eleggerà il capo dello Stato. Draghi presidente gioverebbe alla proiezione internazionale dell' Italia?
«Quello che so è che Draghi è il personaggio italiano che in giro per il mondo potrebbe parlare con qualsiasi interlocutore al suo stesso livello. Se dovesse ritirarsi al mare o in montagna sarebbe una perdita per l'Italia».

Per rassicurare cancellerie e mercati, contemplereste l' ipotesi di un governo della Lega guidato da una personalità diversa dal vostro leader?
MARIO DRAGHIMARIO DRAGHI
«Siamo un partito. Lavoriamo per portare il nostro leader a Palazzo Chigi. Per riuscirci servono consenso elettorale, e ne abbiamo in abbondanza, e capacità di interloquire con il potere nelle sue sedi internazionali, e qui dobbiamo imparare dai nostri errori. Potrei dire che dobbiamo usare questo tempo per farlo, se non fosse che l' Italia non ha tempo. Rinchiudersi nella Bastiglia come fa il governo Conte non servirà. Prima o poi toccherà a noi. Ma intanto il Paese va a rotoli e l' economia è a rischio, soprattutto dopo questa epidemia. L' Italia è una pentola a pressione. Non può durare a lungo così».

Fonte: qui

sabato 26 gennaio 2019

“LE CLASSI DIRIGENTI ITALIANE HANNO FALLITO”


GALLI DELLA LOGGIA: “FINO A QUALCHE ANNO FA I REDDITI E IL PIL CRESCEVANO. POI SONO VENUTE MENO LE CONDIZIONI CHE HANNO PERMESSO UNO SVILUPPO TRANQUILLO DELLA DEMOCRAZIA. QUEL CHE STAVA SUCCEDENDO ERA CHIARO MA NESSUNO È STATO CAPACE, PER MANCANZA DI IDEE, DI PROGETTI DI VISIONE, E AGGIUNGO DI CORAGGIO, DI CORRERE AI RIPARI…”

Silvia Truzzi per “il Fatto quotidiano”

ernesto galli della loggiaERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
Si fa presto a dire élite. Ernesto Galli della Loggia, storico ed editorialista del Corriere della Sera, comincia con una precisazione: "Non possiamo parlare genericamente di élite. Oggi c'è un forte scontro tra élite sociale ed élite politica, intesa come élite di governo. Fino alle ultime elezioni coincidevano: in sostanza l'élite sociale italiana si riconosceva - e continua a farlo - nel centrosinistra".

Cosa che spiega l'attuale disorientamento di molti intellettuali e commentatori.
Si sono ritrovati ad aver a che a fare con una nuova classe politica, dalle idee confuse e nello stesso tempo contraddittorie, per via delle due anime del governo: non soltanto erano nuovi, ma anche nuovi tra di loro diversi. Quest' insieme di fattori ha determinato un forte sconcerto da parte della classe dirigente italiana.

bariccoBARICCO
Secondo Alessandro Baricco invece si è rotto un patto tra chi veniva governato e chi governava. Non ci si affida e non ci si fida più.
Credo che 'rottura di un patto' sia un' espressione più che altro letteraria. Il fatto è che fino a qualche anno fa le economie dei Paesi occidentali segnavano indici positivi, i redditi e il Prodotto interno lordo crescevano: questa è la sostanza del patto keynesiano, cioè la sostanza delle democrazie dell'Europa occidentale fondate sull' idea che ogni anno si stava un po' meglio. Non è più accaduto e con il passare degli anni la situazione si è deteriorata. Io non credo che ci sia stato un venir meno da parte di qualcuno al patto.

È cambiato anche il profilo del capitalismobasta pensare alla crescita del comparto finanziario al processo di deindustrializzazione che ha subìto il Paese. Sono venute meno le condizioni strutturali di fondo che nel Secondo Novecento hanno permesso uno sviluppo tranquillo della democrazia in Europa.
Ancora contro l establishmentANCORA CONTRO L ESTABLISHMENT

Miopia dei governanti?
Quel che stava succedendo, secondo me, era da tempo abbastanza chiaro se non a tutti almeno a molti. Ma nessuno è stato capace, per mancanza di idee, di progetti di visione, e aggiungo di coraggio, di correre ai ripari. Ma le classi dirigenti avrebbero proprio questo compito: averlo fallito non è cosa da poco. Per questo i cittadini hanno cominciato a interrogarsi sulle capacità e sulla legittimazione della classe dirigente: che ci stanno a fare se non sono in grado di dare risposte e trovare soluzioni? In che senso dirigono?
merkel e macron firmano il trattato di aquisgrana 5MERKEL E MACRON FIRMANO IL TRATTATO DI AQUISGRANA 5

Sul Corriere lei ha scritto: forse è troppo parlare di ribellione delle masse, ma stiamo all'occhio. In Francia invece è esplosa una ribellione che non sembra voler finire.
In Italia il sistema politico è più fragile e instabile. L'elezione presidenziale in Francia dà al capo dello Stato un grandissimo potere e una forte stabilità: è un potere assai poco contendibile. Per questo la protesta imbocca più facilmente la via della rivolta.
Qui invece è possibile in quattro e quattr'otto diventare segretario di un partito - vedi Renzi - o addirittura fondarne uno come Grillo e vincere le elezioni.

Anche Macron ha fondato un partito.
Vero, ma la sua ascesa presenta molti punti oscuri. Per due volte i maggiori candidati alla presidenza sono stati eliminati in maniera singolare un anno prima del voto: Strauss-Kahn e Fillon. Come mai questi scandali sono usciti alla vigilia delle elezioni, facendo vincere un candidato che altrimenti non ce l'avrebbe mai fatta?

Macron è un po' The Manchiurian candidate?
STRAUSS KAHNSTRAUSS KAHN
Fin dal primo momento mi è sembrato un candidato costruito, ideologicamente eterodirettoLui non era affatto nuovo della politica, è stato ministro tecnico di Hollande, è un uomo della grande finanza. Entrato in gara, il suo obiettivo era arrivare al ballottaggio con Marine Le Pen, perché con quel sistema elettorale chiunque avrebbe vinto contro di lei.

Che pensa delle parole di Juncker sulla Grecia?
Non è solo Juncker a dover fare autocritica: mentre in Grecia la gente era costretta a rovistare nei cassonetti dell' immondizia, i leader dei Paesi europei che facevano? Un popolo intero è stato messo in ginocchio, gli ospedali non avevano i farmaci per i bambini.

junckerJUNCKER
Se una cosa del genere succede ad Haiti per un terremoto l'Europa si mobilita, manda la Croce Rossa. I greci sono stati completamente abbandonati: ma dov' erano i capi di Stato, i capi dei partiti di sinistra? Le colpe di Juncker sono quelle di tutti gli altri.

A proposito di sinistra: Gad Lerner fa risalire la rottura della connessione sentimentale alla crisi Fiat del 1980. Da allora i leader della sinistra si sono occupati più dei padroni che degli operai.
Di operai, per la verità, mi sembra che ne sono rimasti pochini. Il Pd ha perso il Sud, dove amministrava quasi tutte le regioni. Ma lì i voti non li ha persi certo per gli operai, che non ci sono. Ha influito di più l'adesione della sinistra all' ideologia liberista di BruxellesQuesto è capitato perché non potevano più essere comunisti, non volevano diventare social-democratici e così sono diventati liberali nel modo più acritico.

NAPOLITANO GENTILONI RENZINAPOLITANO GENTILONI RENZI
Molto ispirati, credo, da Giorgio Napolitano, che per anni è stato il capo della delegazione a Bruxelles e aveva un rapporto personale con i rappresentanti delle istituzioni Ue. L'europeismo è diventato egemone a sinistra a causa degli ex comunisti che non potevano più essere tali. Si sono trovati nudi di fronte alla StoriaE convinti del fatto che la socialdemocrazia è il peggio del peggioil partito è diventato appunto 'democratico'. E per essere democratici nell' Europa della fine del Novecento bisognava aderire alle politiche europeiste e liberiste.

RENZI E NAPOLITANORENZI E NAPOLITANO
Si può accorciare questa distanza tra popolo ed élite?
Se il reddito di cittadinanza si dimostra efficace e non faranno disastri, i 5Stelle governeranno l'Italia per i prossimi 15 anni: e così tutta l' élite diventerà grillina. A quel punto diremo che si è ricomposto il dissidio tra élite e popolo. Anche sul concetto di popolo bisogna essere chiari: il popolo non esiste più.

Ci sono cinque milioni di poveri forse neppure altrettanti operai e sopra di loro una galassia di ceto medio che va dai piccoli artigiani ai grandi professionisti. La maggioranza degli italiani sta in questa forbice. È buffo che si parli di populismo quando manca, e non solo in Italia, il popolo.

troika greciaTROIKA GRECIA
Spieghiamolo meglio.
C' è una crisi della democrazia che significa crisi di fiducia nei meccanismi della democraziaUna malattia che, tanto per fare un esempio, non si debella abolendo il vincolo di mandato.

Fonte: qui