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sabato 25 giugno 2016

L’IMBARAZZO IN AULA DEL MINISTRO DEL LAVORO POLETTI COME TESTE DEL PROCESSO MAFIA CAPITALE

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PRESSING SU ALEMANNO PER ACCELERARE I PAGAMENTI? “ERA UNA RICHIESTA CHE MI ARRIVAVA DA TUTTE LE COOP ED È POSSIBILE CHE BUZZI MI ABBIA CHIESTO DI INTERESSARMI DI QUESTO”

Poletti: “Ho partecipato alla cena della foto uscita sui giornali, il 20 settembre 2010 al Baobab. Ricordo Alemanno, Buzzi, i rappresentanti delle cooperative e altri rappresentanti istituzionali, ma l' ho rivisto dopo leggendo i giornali e guardando le foto”

Massimo Malpica per “il Giornale”
CENA 2010 - GIULIANO POLETTI - FRANCO PANZIRONI - UMBERTO MARRONI - DANIELE OZZIMO - ANGELO MARRONI - SALVATORE BUZZI -GIANNI ALEMANNO
CENA 2010 - GIULIANO POLETTI - FRANCO PANZIRONI - UMBERTO MARRONI - DANIELE OZZIMO - ANGELO MARRONI - SALVATORE BUZZI -GIANNI ALEMANNO

Che si conoscessero non c' erano dubbi. Per cominciare, c' è quella foto con il futuro ministro Giuliano Poletti, all' epoca numero uno di Legacoop, a tavola con il ras della 29 giugno Salvatore Buzzi, che aveva organizzato una cena sociale per attovagliarsi con le sue entrature politiche.

Quella sera del 2010, nella sede del centro «Baobab» della coop, oltre a Poletti c' erano un Casamonica, l' allora sindaco Alemanno, il futuro assessore alla casa di Marino, Daniele Ozzimo, il parlamentare Pd Umberto Marroni. Poletti, poi, in Mafia Capitale, pur se non sfiorato dalle indagini, viene evocato anche nelle intercettazioni.

È il solito Buzzi a vantarsi delle sue conoscenze «pesanti» col dirigente Cns Salvatore Forlenza, quando nel 2014 il Campidoglio voleva privatizzare Multiservizi e l' appalto faceva gola al ras della coop. «Io ancora non ho messo in campo l' artiglieria pesante, eh? - chiosava Buzzi - «Artiglieria pesante, arriva Giuliano Poletti».
SALVATORE BUZZI FRANCO PANZIRONI

E alla fine Poletti, due giorni fa, è arrivato davvero. Non in soccorso di Buzzi a caccia di «sponsor» per un appalto appetitoso. Ma in aula, ascoltato come testimone al processo per la «cupoletta» di Mafia Capitale, quella che secondo i pm faceva il bello e il cattivo tempo a Roma, dal Campidoglio in giù.

Se l' ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro su Buzzi ha glissato («'ho incontrato solo una volta. Mi chiamò il sottosegretario Gianni Letta e mi chiese se potevo riceverlo», ha detto in aula), Poletti non cela quel rapporto.

BUZZI CARMINATI
BUZZI CARMINATI
«Ho conosciuto Buzzi», spiega il ministro, «perché era presidente della 29 giugno, coop importante anche per dimensione, ed era componente della Legacoop Lazio».

E quando gli chiedono conto del presunto aiutino paventato da Buzzi, il ministro nega di essere l'«arma finale» che il ras teneva nella manica per far pressioni per l' appaltone sulla macchina comunale.

Ammettendo semmai la possibilità di aver chiesto ad Alemanno solo di accelerare i pagamenti. «L' unica cosa che considero ragionevole possa essere accaduta - spiega al giudice Poletti - riguarda i tempi dei pagamenti alle cooperative sociali, perché in quel periodo erano lunghi e rappresentavano un problema per i fornitori che faticavano a pagare gli stipendi».
SALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTI
SALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTI

Quella di far qualcosa per accelerare i tempi di pagamento «era una richiesta che mi arrivava da tutte le cooperative» e, come gli altri, «è possibile che Buzzi mi abbia chiesto di interessarmi di questo». Le coop, insomma, avevano «problemi di pagamento degli stipendi». Ma i soldi per mettere a busta paga i politici capitolini, stando alle intercettazioni di Buzzi, non sembravano mancare.

Quanto alla cena, Poletti al processo ricorda tutto, ma proprio con l' aiuto delle ormai celebri foto: «Ho partecipato alla cena della foto uscita sui giornali, il 20 settembre 2010 al Baobab. Ricordo Alemanno, Buzzi, i rappresentanti delle cooperative e altri rappresentanti istituzionali, ma l' ho rivisto dopo leggendo i giornali e guardando le foto».
SALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNO
SALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNO

Ed è sempre dalla stampa che il ministro sostiene di aver saputo che la cena sarebbe servita a celebrare la pace tra coop sociali e giunta Alemanno. Al centro Baobab, invece, Poletti ricorda di essere stato invitato «almeno 10 volte prima di quella sera, perché era un centro che rappresentava positivamente il lavoro delle cooperative sugli immigrati».

Quel lavoro che, per dirla con la famosa massima di Buzzi, «rende più della droga».

Fonte: qui

sabato 11 giugno 2016

Coop il prestito non è garantito

d17_bNon erano bastati i numerosi crac di coop edili, con relativa perdita parziale o totale dei prestiti soci, a far muovere la Banca d’Italia.

Quando il fenomeno ha toccato le coop di consumo, con la messa in liquidazione delle friulane Coop Operaie Trieste e Coop Carnica, con oltre 20000 soci prestatori, da via Nazionale hanno drizzato le orecchie ed emanato una direttiva più stringente, anche perché ancora manca il previsto,schema di garanzia dei prestiti sociali, da costituirsi in ambito cooperativo.
Insomma, per i prestatori sociali non è prevista alcuna garanzia, né informazione, come quella che le banche devono dare sul bail in, visto che gli obblighi di trasparenza informativa e contrattuale, per i prestiti sociali introdotti nel ’94, sono stati rimossi dal Comitato per il Credito ed il Risparmio nel 2006.
Da allora le coop sono esentate dagli obblighi e dai controlli a cui sono sottoposti banche e operatori finanziari, sebbene le prime 9 coop, con 11 miliardi di prestito, rientrino tra le prime 25 banche.

Banca d’Italia precisa che l’ammontare dei prestiti non deve superare di tre volte il netto consolidato e non il civilistico.

Vediamo di che numeri si tratta: i prestatori sono 1,3 milioni, il prestito complessivo è di 15 miliardi.
La soglia di tre volte è superata da Unicoop Tirreno 6,22, con un patrimonio di 191 milioni e un prestito di 1miliardo 189 milioni, con 123000 soci prestatori. Situazione come si vede, delicata. Si avvicinano alla soglia, Coop Centro Italia, 2,98 con 582 mln e Coop Lombardia, 2,68 con 1 miliardo 150 milioni.
Come stanno le coop emiliane di cui è in corso la fusione?
Coop Adriatica è al 2,07 con 255.000 soci e un prestito di 2 mld 284 milioni, poi Coop Nordest, 1,59 con 117.000 soci e un prestito 1 mld 500 milioni, infine Coop Estense, 1,22 con 84500 soci e 831 milioni di prestito.
Come si vede, anche le emiliane hanno un consistente prestito soci di 4 miliardi e mezzo, a cui vanno aggiunti i debiti verso terzi, banche comprese. Il prestito soci non sempre è amministrato bene, a parte le società messe in liquidazione, il patrimonio è investito spesso in attività finanziarie che non sempre danno soddisfazione, Coop Firenze ha ad esempio perso 400 mln investiti nel Monte Paschi, le emiliane e quelle del nord, controllano Finsoe, che controlla il gruppo Unipol-Sai, un gruppo importante, ma molto “nazionale” e che potrebbe in futuro necessitare di ricapitalizzazioni pesanti, insomma molte uova in uno stesso paniere.
Certamente il prestito serve alle Coop di consumo, che negli ultimi cinque anni con la rendita finanziaria hanno guadagnato 900 milioni, mentre con l’attività industriale 250.

Il patrimonio netto complessivo è di circa 2 miliardi 700 milioni, poco più della metà del prestito soci.

Dati rassicuranti?

Ognuno può farsi una opinione. Di sicuro c’è che la Banca d’Italia detta regole, ma non ha l’attività di controllo, che è in capo al ministero dell’Economia, che la appalta alle cooperative medesime.
Di certo le coop sono esentate dal costituire un fondo di garanzia a tutela dei depositi, ai quali il prestito soci può essere equiparato e invece ha meno garanzie di una obbligazione subordinata tier 1. E’ difficile anche spiegare perché le Coop di consumo guadagnino poco, probabilmente scontano una bassa efficienza, un esubero di personale, soprattutto nei ruoli impiegatizi e dirigenziali, conseguenza del legame con la politica, ma anche il disperdere energie a sostegno del Pd, attraverso sponsorizzazioni a feste, a giornali locali e attraverso il possesso di televisioni locali, che non solo producono perdite, ma divorano pubblicità, senza che vi sia un corrispettivo aumento delle vendite.
Fonte: qui