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domenica 15 settembre 2019

Energia nucleare, è l’inizio della fine: batosta all’Italia dopo i problemi alle centrali in Francia


I nuovi problemi alle centrali nucleari francesi hanno fatto impennare i prezzi dell'energia in Italia


“Subito dopo le ammissioni dell’operatore energetico francese Edf in merito all’installazione di componenti non a norma in alcuni reattori delle 58 centrali nucleari gestite in Francia, il titolo in borsa è crollato del 7,3% provocando un’impennata dei prezzi dell’energia elettrica a livello continentale.

In Francia, nazione con elevate aspirazioni di indipendenza strategica legate all’energia ed alla difesa, con un mix composto al 75% dalla produzione delle centrali nucleari, il contraccolpo è già di enormi proporzioni, a partire dal crollo del prezzo di borsa di Edf, che in Italia controlla Edison, ridotto di 3 volte rispetto alla sua privatizzazione, avvenuta a 32 euro, contro un valore di chiusura che mercoledì scorso ha sfiorato i 10 euro.
I problemi emersi sono l’ultimo segnale di una crisi profonda legata all’avventura nucleare“: secondo gli analisti di Solar Power Network, leader mondiale nel settore del fotovoltaico industriale, “ci si deve ora aspettare un ulteriore aumento del prezzo dell’energia elettrica, in parte calmierato in questa fase di transizione proprio dalla generazione nucleare, che rappresenta il carico base.
Ma se, come è probabile, le centrali nucleari francesi dovessero fermarsi a causa della necessità di riparare le saldature nei reattori delle sue centrali e sostituire gli altri componenti difettosi, questo porterebbe inevitabilmente ad un difficilmente controllabile aumento dei prezzi elettrici in tutt’Europa.”

Già ad oggi “tensioni maggiori si sono verificate sui mercati forward per le consegne di elettricità nel prossimo trimestre, con picchi di rialzo superiori all’8%“, come ha tempestivamente segnalato la collega Sissi Bellomo sulle pagine de «Il Sole 24 Ore», mettendo in evidenza una ancora più netta impennata del gas che deve sopperire alle carenze di nucleare nella generazione elettrica.
Tra l’altro, si spiega in una nota, martedì scorso, “la Corte di Giustizia Ue ha contestato al gigante russo Gazprom il diritto di utilizzare tutta la capacità del gasdotto Opal per trasportare il gas del Nord Stream in Germania e Repubblica Ceca e, su un altro fronte, il governo olandese ha deciso di fermare del tutto le estrazioni a Groningen con 8 anni di anticipo rispetto al previsto, facendo salire del 14,5% l’indice TTF, ossia il prezzo sui mercati spot a breve termine dei Paesi Bassi, assunto come riferimento del mercato spot europeo.
Ed è proprio il nostro Paese il più colpito da questa nuova crisi energetica: quello italiano è infatti il terzo mercato del gas più grande in Europa, classificandosi dopo quello inglese e quello tedesco, con la differenza che l’Italia produce solo il 10% del gas che consuma e che il 40% della domanda di energia del Bel Paese è soddisfatta proprio attraverso il gas, utilizzato anche per generare il 54% dell’energia elettrica.
Ci troviamo così in una situazione di forte dipendenza dalle importazioni di gas tramite gasdotti e navi che lo stoccano nei pochi rigassificatori esistenti.
E poi c’è il danno all’ambiente. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), le emissioni di gas serra sono in crescita nel secondo trimestre del 2019 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.”

“In Italia si sta verificando un disaccoppiamento tra l’andamento delle emissioni e la tendenza dell’indice economico, non troppo confortante perché a un decremento del PIL è associato un incremento delle emissioni di gas serra,“ hanno osservato gli analisti dell’Ispra.
Nel secondo trimestre del 2019 la stima tendenziale delle emissioni dei gas serra vede un incremento rispetto all’anno precedente, pari allo 0,8% a fronte di una diminuzione dello 0,1% del PIL nello stesso periodo di riferimento.
“L’incremento delle emissioni è precipuamente dovuto alla crescita dei consumi di combustibili per la produzione di energia elettrica (+4,4%), a fronte di una riduzione della produzione di energia idroelettrica e eolica“ sostengono gli analisti di Solar Power Network.
“È dunque il momento di virare rapidamente sulle energie rinnovabili, partendo dal solare che è il più rapido da implementare e che sfrutta la fonte di energia più grande a nostra disposizione, il sole” avvertono gli esperti di SolarPowerNetwork, il portale italiano della multinazionale canadese leader mondiale nel settore del fotovoltaico industriale.
E vero è infatti che il sole invia sulla Terra sotto forma di radiazione luminosa una colossale quantità di energia: la potenza istantanea che colpisce l’atmosfera terrestre ammonta a 170 milioni di miliardi di watt (170 PW). “In pratica, in meno di un’ora il sole invia sulla Terra una quantità di energia pari all’intero consumo complessivo mondiale annuale“ spiegano i responsabili di SolarPowerNetwork.

Con il solare, prosegue la nota, “basterebbero modesti investimenti per avviarsi verso un’economia circolare rigenerativa e superare l’andamento di un mercato energetico che così come è strutturato oggi è veramente imprevedibile, con le sue 3 spade di Damocle che ne minacciano la stabilità e l’affidabilità: eccessiva fluttuazione dei prezzi su trend comunque rialzisti, ormai ciclici imprevisti alle centrali nucleari e ricorrenti perdite di gas naturale.

Eppure l’Europa tutta è ancora oggi fortemente dipendente dal carbone e dal nucleare. E particolarmente quest’ultimo, nonostante si possa pensare ad una tecnologia stabile, può subire anche minimi problemi in grado di riverberarsi in modo drammatico su tutto il mercato dell’energia.”
A corredo dell’articolo “un’elaborazione realizzata dal portale SolarPowerNetwork in cui si evidenzia l’impennata dei prezzi dell’energia in Italia sul finire del 2016 ed inizio 2017 dovuta ad una temporanea chiusura di alcune centrali nucleari in Francia che portarono ad un considerevole aumento del PUN, il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica rilevato sulla borsa elettrica italiana, che passò dai 56,44 euro di dicembre 2016 a ai 72,24 euro di gennaio 2017 (+28% in un solo mese) portando il prezzo dell’energia in alcune zone del Nord Italia a superare i 78 euro, con un’impennata del 34%.”

“Certamente il nucleare è una tecnologia importante per l’umanità, lo stesso sole ci invia la sua energia grazie a continue reazioni termonucleari sulla sua superficie, ma che dimostra tutti i suoi limiti nell’essere gestita su questo pianeta per produrre elettricità. A poche ore dalla notizia in arrivo dal Giappone della necessità di sversare nell’oceano un milione di metri cubi di acqua, anche se trattata, contenente ancora alcune sostanze radioattive, un’altra incredibile rivelazione potrebbe determinare una nuova crisi energetica per tutta l’area europea e per l’Italia in particolare” puntualizza l’ingegner Peter Goodman, presidente e ceo di Solar Power Network, commentando l’attuale incidente francese.
“L’uscita dal nucleare è ormai una necessità ed a guidarla saranno le rinnovabili, con in testa l’energia solare che ad oggi è la più conveniente, la più rapida da installare e la più facile da gestire nelle sue varie forme: autoconsumo, corporate PPA o green PPA” avvisa l’ingegner Peter Goodman.
“I tentativi di calmierare i prezzi dell’energia compiuti negli ultimi mesi sono quasi tutti falliti e la già riscontrata crescita dei prezzi del gas naturale sul mercato olandese e su quello italiano dovuti all’evento francese li renderanno completamente vani” precisa Giorgio Mottironi, senior partner di BAngel che per Solar Power Network svolge un ruolo di supporto all’analisi di mercato e sviluppo della strategia.
“A ciò dobbiamo aggiungere altre problematiche che l’Europa e l’Italia dovranno affrontare a causa delle prossime chiusure di giacimenti di gas in Olanda e dell’impossibilità per l’operatore russo Gazprom di continuare ad usufruire in maniera esclusiva del Nord Stream, il gasdotto che attraverso il Mar Baltico trasporta direttamente il gas proveniente dalla Russia in Europa, vedendosi quindi costretto a passare per l’Ucraina, di certo non in buoni rapporti e con il contratto in scadenza a fine anno” aggiunge Giorgio Mottironi, che di BAngel è anche philosophy officer e co-founder.
Fonte: meteoweb.eu

mercoledì 24 luglio 2019

Reattori nucleari russi portati offline nel secondo grave incidente in meno di una settimana

In uno sviluppo profondamente preoccupante legato alla rete russa di dieci centrali nucleari a livello nazionale, due di loro hanno subito gravi incidenti operativi in ​​meno di una settimana , causando la disattivazione di più reattori. 
Il russo TASS ha riferito che un "cortocircuito del trasformatore" nella centrale nucleare di Kalinin (NPP) ha provocato "un arresto completo di due e un arresto parziale di un'altra centrale elettrica nella regione di Tver" all'inizio di giovedì. In totale 3 dei 4 reattori della centrale nucleare hanno dovuto essere scollegati . 
Torri di raffreddamento nella centrale nucleare di Kalinin, via Russia Now / The Telegraph
Ore dopo, mentre calava la sera, Reuters riferì che una o più delle unità che avevano subito l'arresto erano tornate online. La Russia è nota come tra i maggiori produttori mondiali di energia nucleare.
L'impianto di Kalinin si trova a nord-ovest di Mosca, nella Russia centrale, ed è operativo dalla metà degli anni '80, con l'ultimo grave incidente noto nel 2016, in cui due lavoratori sono rimasti feriti durante un cortocircuito di una centrale elettrica. Il suo nuovo reattore, il n. 4, è diventato operativo nel 2011. 
Rosenergoatom, una consociata della società nucleare statale Rosatom, ha rilasciato una dichiarazione sottolineando che non c'è bisogno di panico o allarme .
"Il livello di radiazione nella stazione e nel territorio circostante rimane invariato ed è in linea con i normali livelli di fondo", ha affermato la società  .

Quest'ultimo incidente segue quello analogo che i media di Stato hanno riferito venerdì scorso che coinvolge una centrale nucleare nella città russa centrale di Beloyarsk.

Un reattore doveva essere disconnesso quando veniva attivato un meccanismo di sicurezza automatico; tuttavia, è tornato online martedì dopo che un'ispezione non ha riscontrato problemi. 
19 Luglio 2019
Fonte: qui

lunedì 31 dicembre 2018

Francia, Macron: "Stop a 14 centrali nucleari entro il 2035"

 Emmanuel Macron, Edouard Philippe e Francois de Rugy (Ansa)
Emmanuel Macron, Edouard Philippe e Francois de Rugy (Ansa)
Parigi, 27 novembre 2018  - Entro il 2035 la Francia ridurrà la sua quota di energia nucleare del 50%:  saranno chiusi 14 reattori di 900 megawatt. Lo ha annunciato lo stesso presidente Emmanuel Macron: "14 reattori nucleari saranno chiusi entro il 2035", aggiungendo: "12 dei quali fra il 2025 e il 2035", operazione che rientra nell'ambito dell'annuncio della strategia di transizione energetica.
Macron ha però chiarito: "Ridurre il ruolo dell'energia nucleare non significa rinunciarvi", presentando la Programmazione pluriennale dell'energia (Ppe). "Dobbiamo sentire le proteste di allarme sociale" ma "senza rinunciare alle nostre responsabilità" perché "c'è anche un allarme ambientale". Il capo dell'Eliseo ha "chiesto a EDF (l'operatore energetico francese, ndr) di prendere degli impegni sul nucleare per un'elettricità più economica", entro il 2021.

E a proposito il presidente ha anche mandato un messaggio ai gilet gialli: "Non confondo i casseur con i cittadini che vogliono far passare un messaggio". 
Su tutte la centrale più discussa e più obsoleta, quella di Fessenheim, "sarà fermata nell'estate 2020", ha confermato Macron. 
Il presidente ha anche garantito che il sostegno allo sviluppo di energie rinnovabili passerà dai 5 miliardi attuali "a 7/8 miliardi di euro all'anno". Un passaggio che vedrà una triplicazione dell'eolico su terra e una moltiplicazione per cinque del fotovoltaico entro il 2030. "Concentriamo i nostri sforzi sullo sviluppo delle energie rinnovabili più competitive e, dal momento che prestiamo attenzione al potere d'acquisto dei francesi, saremo esigenti sui costi con i professionisti", ha detto Macron. Fonte: qui

martedì 30 agosto 2016

Iran, schierato sistema russo S-300


Due nuove centrali nucleari sorgeranno in Iran, grazie all’accordo Bushehr Phase II, siglato due anni fa con i russi. 


I due impianti sorgeranno nella città portuale di Bushehr, nel sud dell’Iran, per un investimento complessivo di dieci miliardi di dollari, su ordine diretto del presidente iraniano Hassan Rouhani. 


L’accordo, siglato tra Teheran e Mosca nel 2014, prevede la costruzione di otto reattori. Poche ore fa, i media iraniani hanno annunciato che il più importante impianto nucleare del paese, quello di Fordo, è protetto da un sistema missilistico a lungo raggio di fabbricazione russa recentemente consegnato. Nel video diffuso dalle tv di stato, è stato immortalato un S-300 operativo, nella struttura a sud della capitale iraniana. Le immagini del sistema S-300 a Fordo, nella Regione di Qom, sono state svelate dopo il discorso del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei. Quest’ultimo ha sottolineato la natura difensiva dell’asset schierato a Fordo, paventando ritorsioni contro qualsiasi aggressione.


Il sito nucleare di Fordo, destinato all’arricchimento dell’uranio, ha cessato ogni attività in base all’accordo siglato lo scorso gennaio tra l’Iran e le sei potenze mondiali: Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Cina, Germania e Russia. In base all’accordo, l’Iran avrebbe smantellato 19 centrifughe in cambio delle riduzioni delle sanzioni. Teheran manterrà soltanto cinquemila centrifughe attive per fini di ricerca. Sarebbe opportuno rilevare che l’accordo raggiunto non prevede la chiusura degli impianti iraniani, nonostante le precise richieste del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Fino al 2009, Fordo era una struttura segreta gestita dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana. L’arricchimento dell’uranio poco sotto la gradazione per le armi iniziò nel 2011. Le centrifughe possono essere utilizzate per arricchire l’uranio a livelli più bassi per l’impiego civile in campo energetico, medico e scientifico. L’Iran si è impegnato a non arricchire uranio negli impianti di Fordo per almeno 15 anni e di ridurre le sue riserve di uranio arricchito da cinque tonnellate a 300 kg.
Sabato scorso, da Bandar Abbas, il comandante della Marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana, l’ammiraglio Ali Fadavi, ha sottolineato la potenza della sua flotta e la debolezza della flotta statunitense.
“97 unità della Marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana, pattugliano costantemente il Golfo Persico e mantengono a bada le navi da guerra  degli Stati Uniti. Washington cerca di indebolire i paesi che prendono a modello la rivoluzione iraniana. Questo disegno è destinato a fallire, mentre è proprio la loro presenza nella regione a provocare insicurezza”.

Fonte: piovegovernoladro.info/