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venerdì 6 settembre 2019

COME MAI L’AMBASCIATA RUSSA IN ITALIA IL GIORNO PRIMA DELLA DIFFUSIONE DELL’AUDIO DI SAVOINI HA DATO L’IMMUNITÀ A UNO DEI TRE RUSSI AL TAVOLO CON L’EX PORTAVOCE DI SALVINI?


NON È CHE NELLA DIFFUSIONE DELLA REGISTRAZIONE C’ENTRANO QUALCOSA I SERVIZI DI MOSCA? 

DALL’ANALISI DEI DUE CELLULARI DI SAVOINI NON EMERGONO CONTATTI CON L’EX MINISTRO DELL’INTERNO, MA… 

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Mario Gerevini per il “Corriere della Sera”

L'accredito per Andrey KharchenkoL'ACCREDITO PER ANDREY KHARCHENKO
Andrey Kharchenko, uno dei tre russi che erano seduti al tavolo dell' Hotel Metropol di Mosca lo scorso ottobre, risulterebbe membro ufficiale del corpo diplomatico dell' ambasciata russa in Italia con l' incarico di «Primo Segretario».

Andrey KharchenkoANDREY KHARCHENKO










L' accredito della Farnesina porta la data del 9 luglio 2019, soltanto 24 ore prima che esplodesse il caso Savoini-Salvini e dei presunti fondi russi alla Lega con la pubblicazione dell' audio della trattativa. L' appartenenza del misterioso Kharchenko allo staff dell' ambasciatore Sergey Razov risulta al Corriere da documenti ufficiali e da riscontri con fonti attendibili.

matteo salvini irina osipova gianluca savoini claudio d'amicoMATTEO SALVINI IRINA OSIPOVA GIANLUCA SAVOINI CLAUDIO D'AMICO


Pochi giorni fa il sito Usa BuzzFeed , che lo scorso luglio aveva pubblicato gli audio della riunione, ha rivelato di aver identificato due dei tre russi presenti al Metropol con i tre italiani (già tutti noti). Ma se di Ilya Yakunin già si sapeva perché il nome era stato fatto dall' Espresso , il primo a far emergere la controversa storia, il nome del tutto nuovo è appunto Kharchenko, 39 anni, azero di origine, legato ad Aleksandr Dugin, filosofo e politologo sovranista in forte sintonia con Putin.
Una foto del novembre 2016 tratta dal profilo Facebook di Claudio D’Amico con Salvini e SavoiniUNA FOTO DEL NOVEMBRE 2016 TRATTA DAL PROFILO FACEBOOK DI CLAUDIO D’AMICO CON SALVINI E SAVOINI







Mettiamo in fila le date per capire.

GIANLUCA SAVOINIGIANLUCA SAVOINI












Il 18 ottobre 2018 tre russi e tre italiani seduti intorno a un tavolo dell' Hotel Metropol di Mosca, tra caffè, sigarette e microfoni che registrano, trattano la possibile compravendita di 3 milioni di tonnellate di petrolio da un' azienda russa all' Eni (che ha smentito più volte). Il piano prevede, in sintesi, che l' azienda russa venda il carburante a un intermediario con lo sconto del 6% e poi l' intermediario rivenda a prezzo pieno all' acquirente finale, creando così la provvista da girare, in nero, alla Lega (65 milioni) e ai funzionari russi.
gianluca merandaGIANLUCA MERANDAGIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGINGIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGIN
















Valore dell' operazione: 1,5 miliardi di dollari. Il presunto affare però non si sarebbe mai chiuso e ora indaga la Procura di Milano. Il 10 luglio 2019 BuzzFeed pubblica l' audio dell' incontro. C' era Gianluca Savoini, presidente dell' associazione LombardiaRussia, un leghista amico di vecchia data di Matteo Salvini. Gli altri due italiani spuntano fuori nel giro di pochi giorni: l' avvocato Gianluca Meranda e il bancario in pensione Francesco Vannucci. Professionisti di provincia, figure mediocri che sembrano fuori ruolo per un affare così complesso e importi così elevati.
IL TAVOLO DEL METROPOLIL TAVOLO DEL METROPOL
Il 22 agosto il ministero degli Esteri predispone l' ultimo aggiornamento sulle missioni straniere in Italia. È un' anagrafe dettagliata di tutto il personale diplomatico. A pagina 169 della lista, capitolo Ambasciata di Russia, compare per la prima volta Andrey Kharchenko (senza il patronimico «Yuryevich»). Tra parentesi la data ufficiale di accreditamento: 9 luglio 2019. È lui? È l' uomo del Metropol? Sì, secondo le fonti interpellate dal Corriere .

andrey yuryevich kharchenko ilya andreevich yakuninANDREY YURYEVICH KHARCHENKO ILYA ANDREEVICH YAKUNIN
L' ambasciata e il consolato russi, cui è stata inviata una dettagliata richiesta di chiarimenti per confermare o eventualmente smentire tale ricostruzione, non hanno risposto. Se dunque fosse confermato, come risulta al Corriere , che Kharchenko è a tutti gli effetti un diplomatico, gode di immunità in Italia. Dal giorno prima che scoppiasse il caso.
salvini savoiniSALVINI SAVOINI

E ovviamente nessun pm potrà mai costringerlo a spiegare che cosa ci facesse al Metropol o farsi raccontare cosa faccia davvero nella vita Andrey Kharchenko. Intanto, ieri, dall' inchiesta dei magistrati milanesi è emerso che l' analisi dei due cellulari di Savoini avrebbe escluso ogni genere di contatto con Salvini. Resta però da chiarire se non vi fossero altri telefoni in uso al faccendiere. Fonte: qui

mercoledì 4 settembre 2019

Fondi russi, identificati altri due partecipanti all'incontro all'Hotel Metropole di Mosca

Ilya Andreevich Yakunin (sx) e Andrey Yuryevich Kharchenko
Si tratta di Andrey Yuryevich Kharchenko e Ilya Andreevich Yakunin e hanno legami con politici di "estrema destra" vicini a Putin

Ansa - Sono Andrey Yuryevich Kharchenko e Ilya Andreevich Yakunin due dei tre russi presenti all'incontro dell'hotel Metropol a Mosca del 18 ottobre scorso. Lo rivela il sito BuzzFeed e, come apprende l'ANSA, la conferma della loro identificazione arriva anche da fonti vicine all'inchiesta che vede indagato, tra gli altri, il leghista Gianluca Savoini. Il nome di Yakunin era già emerso e i due russi, scrive BuzzFeed, hanno legami "con il demagogo di estrema destra" Aleksandr Dugin e con Vladimir Pligin, politico vicino a Putin.

sabato 3 agosto 2019

MA QUALE COMPLOTTO INTERNAZIONALE, IL RUSSIAGATE È TUTTO ITALIANO.

È STATO “L’ESPRESSO” A DARE LA REGISTRAZIONE DEL METROPOL AI PM MA SE AVEVA L'AUDIO PERCHÉ NON L'HA PUBBLICATO E HA LASCIATO CHE FOSSE IL SITO AMERICANO BUZZFEED A DIFFONDERLO, FACENDO UNO SCOOP MONDIALE? 

UNO DEI DUE GIORNALISTI DEL SETTIMANALE, STEFANO VERGINE: “PERCHÉ NON ABBIAMO PUBBLICATO L'AUDIO SUL SITO DELL'ESPRESSO? QUESTO DEVE CHIEDERLO A MARCO DAMILANO…”

Giacomo Amadori per “la Verità”
Il direttore dell' Espresso Marco Damilano, parlando del cosiddetto Russiagate, è arrivato a citare il Watergate. Un paragone ardito. All' epoca, eravamo nei primi anni '70, Mark Felt, vicedirettore del Federal bureau of investigation (Fbi), riferì a due giornalisti del Washington Post che i vertici del Partito repubblicano, quello del presidente Richard Nixon, avevano ordinato intercettazioni illegali nel quartier generale del Partito democratico. Lo scandalo costrinse Nixon alle dimissioni.
marco damilano foto di baccoMARCO DAMILANO FOTO DI BACCO
Anche in questo caso gli ingredienti sono simili: abbiamo due giornalisti d' inchiesta, Giovanni Tizian e Stefano Vergine, delle intercettazioni e un Partito democratico. Ma la storia è molto diversa. Infatti l' intercettazione che è alla base dell' inchiesta per corruzione internazionale avviata dalla Procura di Milano non è stata eseguita dalle forze dell' ordine o dalle microspie russe, come si era fantasticato nelle ultime settimane, immaginando complotti internazionali che coinvolgevano la Russia di Vladimir Putin e gli Usa di Donald Trump. Più modestamente, come anticipato dalla Verità, è sempre più chiaro che ci troviamo di fronte a un trappolone contro Matteo Salvini che ha come protagonisti tutti personaggi italiani.
GIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGINGIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGIN
Ieri la Procura di Milano ha depositato alcuni atti riguardanti le indagini contro l'ex portavoce di Salvini, Gianluca Savoini, e due attori apparentemente minori: un avvocato massone, Gianluca Meranda, e un consulente finanziario con un passato di bancario e di funzionario della Margherita e del Pd, Francesco Vannucci. I tre avrebbero partecipato a un summit con altrettanti russi all' hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018 per discutere di petrolio e finanziamenti alla Lega. Tra gli atti depositati in vista del Riesame (l' udienza è prevista per il 5 settembre) anche la trascrizione dell' audio di quell' incontro.
Ieri l' agenzia Ansa ha scritto: «Da quanto è stato riferito dopo il servizio dell' Espresso i pm che coordinano le indagini hanno convocato uno dei due autori (Tizian e Vergine, ndr), per altro testimoni oculari dell' incontro nel grande albergo moscovita (erano presenti ma a debita distanza come hanno già scritto loro stessi) e lo hanno sentito a verbale.
Una foto del novembre 2016 tratta dal profilo Facebook di Claudio D’Amico con Salvini e SavoiniUNA FOTO DEL NOVEMBRE 2016 TRATTA DAL PROFILO FACEBOOK DI CLAUDIO D’AMICO CON SALVINI E SAVOINI
Nel corso della deposizione è venuto a galla che i due giornalisti non solo erano in possesso dell' audio sulla presunta trattativa, ma che la registrazione era stata fornita da una "fonte", di cui non è stata rivelata l' identità (è stato fatto valere il segreto professionale). Il file audio, poi, è stato acquisito dalla Procura con una richiesta di consegna formale. L' ipotesi è comunque che a fare la registrazione possa essere stato uno dei partecipanti italiani alla trattativa».
GIANLUCA SAVOINIGIANLUCA SAVOINI
Dunque l' audio che il sito americano Buzzfeed ha diffuso il 10 luglio, facendo uno scoop mondiale, era già da mesi nella disponibilità del settimanale italiano. Ma perché i giornalisti dell' Espresso non l' hanno pubblicato prima di Buzzfeed? E quando ne sono entrati in possesso? La storia del Metropol e alcuni virgolettati di quell' incontro fanno parte del volume Il libro nero della Lega, pubblicato a febbraio da Tizian e Vergine e ripreso in anteprima dall' Espresso il 21 dello stesso mese. Di certo il libro è stato terminato nelle settimane precedenti e quindi il file potrebbe essere stato consegnato ai giornalisti in un arco di tempo compreso tra ottobre e gennaio. Ma da nessuna parte, né sul libro, né sul settimanale è stato riportato che le cinque pagine del capitolo «Tre milioni da Vladimir» si basassero su una registrazione.
salvini savoiniSALVINI SAVOINI
Inoltre stupisce che un simile scoop in un libro anti Lega sia stato confinato tra pagina 156 e pagina 160. Non sappiamo perché, ma quell' audio viene utilizzato al minimo del suo potenziale. Come una bomba che viene fatta esplodere in mare. Eppure i giornalisti scrivono di essere stati presenti al Metropol e di essere stati informati anche di un incontro preparatorio tra Savoini e l' ideologo sovranista russo Aleksandr Dugin: «Il 25 settembre i due si sono incontrati in via del Babuino.
Un meeting riservato in cui si è parlato di un viaggio a Mosca del ministro dell' Interno.
Viaggio che poi in effetti si è concretizzato il 17 ottobre 2018[]. Per capire meglio le cose abbiamo seguito la missione di Salvini a Mosca a metà ottobre» hanno scritto Tizian e Vergine.
In pratica i cronisti fanno intendere di essere stati avvertiti del summit romano e di essere volati a Mosca per verificare personalmente le trattative. Eppure liquidano in tre righe l' incontro all' hotel De Russie di via del Babuino e ne dedicano poche di più a quello moscovita. Insistono solo sul fatto di essere «stati testimoni» dell' incontro.
matteo salvini e gianluca savoini a villa abamelekMATTEO SALVINI E GIANLUCA SAVOINI A VILLA ABAMELEK
C' è un altro particolare che non torna: a febbraio Tizian e Vergine, nell' anticipazione del loro libro pubblicata sull' Espresso, riferiscono di un colloquio al Metropol tra tre italiani e tre russi. Peccato che nel volume, chiuso probabilmente qualche settimana prima, parlassero di cinque uomini: «Savoini era al tavolo seduto con altre quattro persone. Siamo riusciti a individuarne uno con certezza: Ylia Andrevich Yakunin [] al tavolo c' erano poi un traduttore russo, un avvocato italiano e un altro italiano chiamato Francesco. La compagine ha trascorso oltre un' ora a discutere bevendo caffè espresso».
MATTEO SALVINI E GIANLUCA SAVOINI A MOSCA NEL 2014MATTEO SALVINI E GIANLUCA SAVOINI A MOSCA NEL 2014
 Nessun altro particolare. Ma i due giornalisti, che hanno contato in modo diverso gli uomini della trattativa e che hanno notato solo la bevanda bollente, erano davvero presenti? E se non lo erano, perché hanno trascritto parte dell' audio consegnatogli da uno degli italiani senza dichiarare di averlo? Anche ieri, come la settimana scorsa, abbiamo provato a chiederlo al direttore dell' Espresso Marco Damilano, che però anche questa volta ha preferito non rispondere. È stato più disponibile Stefano Vergine, freelance che ha da poco lasciato il settimanale romano, dove era vicecaposervizio.
«Non mi sento di dire se sono stato io a consegnare il file, c' è un' inchiesta in corso. Perché non abbiamo pubblicato l' audio sul sito dell' Espresso? Questo deve chiederlo a Marco Damilano». Facciamo notare che quando è uscito, l' audio ha fatto il giro del mondo e che Vergine lo aveva molto prima «Certo certo. Non è che ci inventiamo le cose, se le abbiamo scritte con precisione Abbiamo sempre detto che avevamo le prove, ma non abbiamo mai specificato che avevamo l'audio».
SAVOINI D AMICOSAVOINI D'AMICO
Ribattiamo che hanno dovuto mandar giù ogni genere di smentita e che un giornale gemello, Repubblica, ha addirittura parlato dello «scoop di Buzzfeed» e la contestazione fa sospirare Vergine: «Sono mesi che leggo queste cose, stando in silenzio». Lo incalziamo: da scoopista si sarà arrabbiato? «Un po' mi è spiaciuto, ma per lo meno ora un po' se ne parla» è la replica del collega. Resta irrisolto l'ultimo mistero: chi è la fonte dell' Espresso? I maggiori sospettati restano il Meranda, grembiulino calabrese, e Vannucci, l' uomo del Pd. L'avvocato albanese Ersi Bozheku, difensore di entrambi, non risolve il mistero: «Non so nulla di quello che mi sta chiedendo».
Fonte: qui

domenica 14 luglio 2019

LIMONOV: "IL CASO RUSSIA-LEGA? E’ TUTTO UN FAKE. 'BUZZFEED' E’ UNA TESTATA SCREDITATA."


"SALVINI NON ERA PRESENTE AL PRESUNTO INCONTRO ALL’HOTEL METROPOL, QUINDI NON GLI SI PUO’ RIMPROVERARE NULLA

DUGIN HA INCONTRATO PIU’ VOLTE SAVOINI? E QUALE IMPORTANZA HA SE SI SONO VISTI


TUTTO QUESTO GIOVA ALLE FORZE CONTRARIE AL RINNOVAMENTO IN ITALIA. BENE O MALE CHE SIA, SALVINI E’ UNA FORZA NUOVA..."

Rosalba Castelletti per la Repubblica
eduard limonov (2)EDUARD LIMONOV 
«Sì, ho letto tutto. Che dire? Innanzitutto BuzzFeed che ha pubblicato l' audio è una testata screditata. Tradotta alla lettera, vuol dire "nutrirsi di voci". In passato ha pubblicato articoli sul Russiagate smentiti dallo stesso Robert Mueller. Come si può prenderla sul serio? ». Eduard Limonov, 76 anni, diventato celebre grazie alla biografia romanzata di Emmanuel Carrère, risponde con gli stessi modi spicci con cui nella vita ha fatto tutto e il contrario di tutto. Come fondare il Partito nazional bolscevico, oggi fuorilegge, dalla bandiera nazista ma con falce e martello al posto della svastica, insieme ad Aleksandr Dugin, il politologo russo con cui Gianluca Savoini avrebbe trattato per ottenere finanziamenti per la Lega.

Per Limonov «è tutto un "fake"».
In Italia ne aveva già scritto L' ESPRESSO
salvini savoiniSALVINI SAVOINI
«Innanzitutto, Matteo Salvini non era presente a questo presunto incontro all' hotel Metropol, quindi non gli si può rimproverare nulla. I tre russi potrebbero essere chiunque, persino specialisti delle prese in giro...».

Uno dei tre dovrebbe chiamarsi Ilija Andreevich Jakunin. Le dice niente?
«Ho letto che sarebbe molto vicino a Vladimir Pligin. Ricordo che Pligin è stato deputato della Duma, adesso non so che cosa faccia. Non è mai stato in prima fila. Non conta niente e la sua implicazione non prova alcunché».

Ma Jakunin lo conosce?
«Ma che ne so. In Russia ci sono migliaia di Jakunin».

L' audio come è uscito fuori?
salvini savoiniSALVINI SAVOINI
«Attorno ai politici girano sempre dei "ragni", personaggi-ombra, agenti dei servizi segreti. Un politico deve stare attento a chi incontra. Io cerco sempre di avere un dossier sulle persone che mi tocca incontrare. A chi non ha tanta esperienza in politica, possono capitare incidenti del genere».

Insinua che si sia trattato di una trappola?
«Penso solo che sia un "fake" di pessima qualità».

eduard limonov (1)EDUARD LIMONOV 
Perché ora?
«A chi giova tutto questo? Giova alle forze contro il rinnovamento in Italia.
Bene o male che sia, Salvini è una forza nuova. L' anno scorso sono stato nella sua terra, la Lombardia, e ho conosciuto tanta gente. Mi hanno fatto tutti un' ottima impressione».

Ha incontrato anche Gianluca Savoini?
«Non le dirò chi ho incontrato. Ho visto tanta gente. Però conosco l' argomento, non è che parlo soltanto per parlare».

Ma è a conoscenza del fatto che Dugin ha incontrato più volte Savoini?
Perché quest' interesse per la Lega?
«Che importanza ha se si sono visti?
Ho fondato un partito insieme a Dugin. Che significa? Che Dugin sia un Satana con gli zoccoli? Che c' è di strano se Dugin è interessato alla Lega? Conosce benissimo l' italiano per cui non c' è niente di strano nel fatto che abbia contatti con politici italiani. Io, per esempio, conosco Alain de Benoist, ma non vuol dire niente».
matteo salvini vladimir putin gianluca savoiniMATTEO SALVINI VLADIMIR PUTIN GIANLUCA SAVOINI

Molti in Occidente definiscono Dugin "l' ideologo di Putin". È d' accordo? In che rapporti è con il Lo scrittore bolscevico presidente Putin?
Eduard LimonovEDUARD LIMONOV











«Quello che si dice in Occidente non mi interessa affatto. I complottisti vedono nemici in ogni cespuglio. È una malattia. Sono sicuro che Dugin e Putin non si siano mai visti.
Aleksandr Gelievich è uno studioso puro. Parla cinque lingue e ne legge nove. È un "uomo da libro", lo definirei così. Tutte le sue iniziative in politica però di solito sono un fallimento».
Stando all' audio, sarebbe direttamente implicato nella trattativa per finanziare la Lega.

Che cosa pensa del suo coinvolgimento?
«La politica italiana è diventata una cosa vergognosa, simile alla politica russa. Fruga nel gossip».

Dugin è molto vicino a Konstantin Malofeev che Savoini pare conosca bene. Che interessi può avere Malofeev?
«Penso che sia una cavolata, scusi l' espressione, ma la scriva, per favore.
Scriva che Limonov ha riso in modo antipatico e ha detto che pensa sia una balla».

Nell' audio, Savoini parla di un asse tra Lega, Fpö in Austria, Afd in Germania, l' ex Fn Francia. Che ne pensa?
«Vogliono creare una sorta di "Internazionale degli euroscettici".
limonov e carrereLIMONOV E CARRERE
Alle parlamentari europee hanno guadagnato voti. Tutto cambia: il vecchio non si vuole arrendere, il nuovo vuole vincere. Io sto sempre con il nuovo».

Marine Le Pen ha ricevuto soldi da una banca russa. È possibile che i suoi alleati vengano finanziati da Mosca?
«Penso di no. Sono cauti, sanno che sarebbe rischioso. Gli basta che la borghesia abbia capito che sono il futuro. Salvini di certo ha un futuro.
Milano è una città ricca, si vede che lì la gente ha i soldi. Gli basta, a che gli servirebbero i soldi del Cremlino? Il denaro è dappertutto, non solo qui».

Fonte: qui

P.S. Eduard Limonov, in russo: Эдуард Лимонов?, pseudonimo di Eduard Veniaminovič Savenko, Эдуард Вениаминович Савенко, (Dzeržinsk, 22 febbraio 1943), è uno scrittore e politico russo.
Poeta, autore di romanzi auto-biografici che hanno riscosso successo in Francia, Russia e altri Paesi, guerrigliero nella Guerra civile jugoslava al fianco dei serbi, fondatore con Alexander Dugin e leader del Partito Nazional Bolscevico (successivamente messo al bando), si descrive come un nazionalista moderato, socialista "della linea dura" e attivista dei diritti costituzionali. Come avversario politico di Vladimir Putin e alleato dell'ex campione mondiale di scacchi Garri Kasparov, Limonov è uno dei leader del blocco politico L'Altra Russia.
Lo pseudonimo deriva dal vocabolo russo лимон (traslitterazione: limon, limone) ed è correlato a лимонка (limonka, espressione gergale per la bomba a mano), e gli venne dato dagli amici artisti per il suo stile corrosivo, a tratti esplosivo.[1]

Fonte: qui

Lega e fondi russi: «Savoini nella delegazione Salvini», ma per lo staff del vicepremier è falso. 

La Procura sentirà il «secondo uomo»


«Savoini faceva parte della delegazione di Salvini in veste di membro dello staff del ministro». Lo scriveva il 17 luglio 2018 Gianluca Savoini in una email inviata a Buzzfeed, che oggi il sito pubblica online, ma lo staff di Salvini smentisce categoricamente: «Non era nella lista ufficiale né a luglio né ottobre 2018».
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Lo staff di Salvini: «Non era nella lista ufficiale né a luglio né ottobre 2018». «Lunedì scorso (il 16 luglio, ndr) Savoini faceva parte della delegazione di Salvini in veste di membro dello staff del ministro». Lo scriveva il 17 luglio 2018 Gianluca Savoini in una email inviata a Buzzfeed, che oggi il sito pubblica online. Il riferimento è alla visita di Salvini a Mosca del 16 luglio 2018. Ma lo staff del ministro smentisce categoricamente: «Savoini non era nella delegazione ufficiale del ministro dell'Interno partita dall'Italia. Idem il 17 e 18 ottobre 2018», date della successiva visita a Mosca.Russia e Lega: Salvini e Savoini insieme a conferenza stampa del 2018, poi gli sguardi si incrociano (Corriere TV)
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
«Non ho ufficio a ministero ma collaboro direttamente con Matteo Salvini a seconda delle sue richieste. Conoscendoci da sempre». È il testo di una mail pubblicata da Buzzfeed e che il giornalista Alberto Nardelli(GIORNALISTA??? CLICCA QUI) spiega di aver ricevuto da Gianluca Savoini il 17 luglio 2018. In risposta alle domande del sito di informazione, in un'altra email che sarebbe stata scritta in terza persona, lo stesso giorno, dallo stesso Savoini, si legge: «Il dottor Savoini collabora da sempre con il segretario federale della Lega, Matteo Salvini, essendo iscritto al partito dal 1991».
«Ha collaborato - prosegue il testo, pubblicato da Buzzfeed senza l'indirizzo email del mittente - all'organizzazione di tutte le visite del sen. Salvini in Russia come si può vedere in rete e sul profilo dell'associazione culturale Lombardia Russia, in quanto a nostro parere (e anche secondo il presidente Trump, visto il vertice di Helsinky con il presidente Putin) la Russia è un partner fondamentale per tutte le nazioni democratiche nella lotta al terrorismo internazionale».
«Savoini ha quindi incontrato insieme a Salvini non soltanto il presidente Putin, ma anche il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, il responsabile per le relazioni internazionali di Russia Unita Sergey Zheleznyak, il presidente della Duma (anno 2014) Sergey Narishkin e ha attivamente lavorato per organizzare le conferenze stampa di Salvini in Russia», prosegue l'email. «Lunedì scorso - si legge ancora - Savoini faceva parte della delegazione del Ministro Salvini in veste di membro dello staff del Ministro, così come ha sempre fatto parte dello staff di Salvini quando era soltanto segretario politico senza incarichi di governo».
La Procura sentirà il presunto «secondo uomo». Prima dovranno essere effettuati alcuni accertamenti per capire se sia davvero lui il 'secondo uomo' presente lo scorso ottobre alla presunta trattativa sulla compravendita di petrolio all'Hotel Metropol di Mosca. Dopodiché nei prossimi giorni sarà convocato in Procura a Milano non si sa, in quanto deve ancora essere deciso, se come indagato o come persona informata sui fatti.

È quel che dovrebbe accadere a Gianluca Meranda, il legale che oggi, con una lettera pubblicata sul quotidiano La Repubblica, ha spiegato di essere lui uno dei due italiani che, accanto a Gianluca Savoini, il presidente leghista dell'associazione LombardiaRussia indagato per corruzione internazionale, ha partecipato all'incontro con altri russi nel quale, come emerge da un audio agli atti dell'inchiesta, si è parlato di un 'affarè sul petrolio per far arrivare fino a 65 milioni di dollari alla Lega. Nella lettera l'avvocato ha spiegato che la trattativa «ci fu, ma alla fine non si perfezionò». 
Fonte: qui

Salvini, gelo su Di Maio: devo andare in Parlamento a parlare di cene?

È con un silenzio di ghiaccio, studiato e ostentato, che Matteo Salvini replica all’assedio delle opposizioni e al fuoco amico degli alleati sul caso Russia. Il leader della Lega non sente, non vede, non parla. O almeno, finge di non sentire la voce di Giuseppe Conte che scarica sulle sue spalle la presenza dell’indagato Gianluca Savoini agli eventi ufficiali del governo. E ignora, o almeno finge di ignorare, l’insistenza con cui Luigi Di Maio in asse con il Pd gli chiede di riferire in aula sull’ affaire dei presunti finanziamenti russi.
«Non è per mancanza di rispetto verso il Parlamento — ha spiegato ai suoi il vicepremier leghista —. È che se pure andassi a riferire al Senato non avrei proprio niente da dire». E poi, come per rispondere indirettamente e freddamente alla nota ufficiale del presidente del Consiglio: «Di cosa dovrei parlare in Aula, di cene?».
Oggi il faccendiere con ufficio in via Bellerio, sede del Carroccio, dovrà spiegare ai pm di Milano quell’audio diffuso dal sito americano Buzzfeed, in cui parla di gasolio e rubli tra i marmi e i velluti dell’hotel Metropol di Mosca. Ma per Salvini, Savoini sembra essere poco più un fantasma. E così Claudio D’Amico, l’ex deputato leghista che la presidenza del Consiglio definisce «consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale» di Salvini: colui insomma che avrebbe strappato l’invito per Savoini alla cena del 4 luglio a Villa Madama, offerta dal premier in onore di Vladimir Putin.
«Di D’Amico non parliamo», si tengono alla larga i collaboratori del «Capitano» e spiegano come Salvini, per quanto sdegnato per lo «scaricabarile» di Conte e Di Maio, si sia convinto che lo tsunami mediatico e giudiziario passerà presto, come è stato per il caso di Armando Siri: «Ne avete più sentito parlare, dopo che è stato costretto a dimettersi da sottosegretario?».
Dipinto come isolato e in difficoltà, Salvini vuole si sappia che lui è «tranquillissimo, niente affatto nervoso, per nulla preoccupato» e molto concentrato sull’incontro di oggi al Viminale con sindacati e associazioni, per impostare la manovra economica e far vedere chi davvero conta nel governo. Un appuntamento che sa di sfida a Giuseppe Conte e che il segretario della Lega offre all’interpretazione dei media come la prova che il ministro dell’Interno «si occupa di cose concrete» e non ha tempo per replicare agli attacchi, alle insinuazioni e alle polemiche.
«Io rispetto i magistrati, lasciamoli lavorare con fiducia e non diciamo nulla finché l’inchiesta è in corso — è il senso dei suoi ragionamenti —. Questa storia russa è poco più di un gossip e sa molto di montatura. Sono convinto che si sgonfierà presto». E se i 5 Stelle lo pressano da ogni parte sbandierando una presunta diversità etica, se Di Maio ha (quasi) perso la pazienza con «l’amico Matteo» ed Enzo Moavero Milanesi gli pesta i piedi rivelando al Corriere il piano per i migranti che oggi stesso porterà in Europa, Salvini giura di non sentirsi assediato.

«Non voglio alimentare una polemica sterile, che mi sembra strumentale a un disegno», ripete per placare le ansie dei parlamentari leghisti. Quanto alla tenuta della maggioranza, Salvini ha cambiato spartito e ha smesso di dichiarare che «si va avanti». Ora il leitmotiv del vicepremier nei colloqui riservati è un altro: «Il governo non cade su Savoini, cade se non si fanno le cose». Dove «le cose», per dirla in lingua leghista, sono l’autonomia, il decreto sicurezza bis e il taglio delle tasse. Fonte: qui

IGOR PELLICCIARI: "PUÒ ESSERCI UN FASTIDIO RUSSO, CONTE HA AMMORBIDITO LA POSIZIONE ITALIANA ANTI-SANZIONI. RENZI AVEVA FATTO OBIEZIONI MAGGIORI 
NON SI PUÒ NEMMENO ESCLUDERE CHE POSSA ESSERE STATA UN’AZIONE CONCORDATA TRA MOSCA E WASHINGTON 
ESCLUDO CHE FRANCIA E GERMANIA ABBIANO POTUTO DECIDERE DI FARLO A MOSCA: UNO SGARBO TROPPO GROSSO ALLA RUSSIA, COSA CHE LI AVREBBE ESPOSTI A UNA "RETALIATION"

«LEGA IN DIFFICOLTÀ PER COLPA DI QUALCHE SPROVVEDUTO»

Daniele Capezzone per “la Verità”
Igor PellicciariIGOR PELLICCIARI

Igor Pellicciari insegna alla Mgimo di Mosca (l' università statale per le relazioni internazionali), all' università di Urbino e alla Luiss.

Professore, lei ha parlato di un «trappolone». Davvero qualcuno può pensare che a Mosca un' immensa fornitura di petrolio potesse essere trattata in una hall d' albergo, tra persone non titolate?
«Chiunque conosca la Russia sa che la zona del centro e quegli alberghi sono ipercontrollati. E la sorveglianza è stata potenziata con i Mondiali di calcio. Se - per dire - mi fossi trovato in mezzo a una simile corte dei miracoli, ma ne sarei andato subito».

GIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGINGIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGIN




Il povero Savoini andrebbe «assolto per non aver compreso il fatto», per dirla con una battuta.
«Parlo da analista, con distacco. Ciò che mi porta a parlare di "trappolone" non è tanto l' oggetto del colloquio, ma le modalità. Storicamente la Russia ha incanalato gli aiuti di Stato vendendo energia a prezzi convenienti, oppure comprando materie prime altrui (tipo lo zucchero cubano) a prezzo maggiorato. Ma queste cose le fanno i soggetti titolati e nelle sedi proprie».

GIANLUCA SAVOINIGIANLUCA SAVOINI
In un intervento su Dagospia, lei ha parlato di uno «spy movie di serie b».
«In Russia, c' è un verticismo istituzionale gerarchizzato: si sa chi sta sopra, chi sta sotto, chi ha titolo per decidere. Per questo, mi sento sicuro di escludere che sia stata una trattativa reale, che non potrebbe mai avvenire così».

Veniamo a chi può aver orchestrato il «trappolone». La sua prima ipotesi è che siano stati gli Usa, per far capire che non si può stare a giorni alterni con Mosca o con Washington.
«Non mi riferisco a Trump o ai vertici istituzionali. Ma a settori del deep State, non necessariamente trumpiani, che possono essere spiazzati (era già successo ai tempi di Berlusconi) da alcuni eccessi italiani, da accelerazioni non concordate...».
Una foto del novembre 2016 tratta dal profilo Facebook di Claudio D’Amico con Salvini e SavoiniUNA FOTO DEL NOVEMBRE 2016 TRATTA DAL PROFILO FACEBOOK DI CLAUDIO D’AMICO CON SALVINI E SAVOINI


Però pochi giorni prima Salvini aveva incontrato il segretario di Stato Pompeo, già capo della Cia, che probabilmente già sapeva... Eppure l' incontro con Salvini aveva un connotato positivo di legittimazione.
«Ma infatti. Se questa ipotesi fosse quella giusta, la cosa non sarebbe avvenuta per "distruggere", ma per "indirizzare". Siamo in una fase di enorme complessità (pensi ai dossier Venezuela o Ucraina): forse il versante italiano non ha nemmeno percepito il livello di rischio nel mettersi in mezzo».
salvini savoiniSALVINI SAVOINI




Seconda ipotesi. Potrebbero essere stati i russi, irritati dal disimpegno italiano contro le sanzioni a Mosca.
«Può esserci un fastidio russo. Conte nel Consiglio Ue, per ingraziarsi la Merkel, ha fortemente ammorbidito la posizione italiana anti sanzioni. Perfino Renzi aveva fatto obiezioni maggiori. E poi».

E poi?
MATTEO SALVINI E GIANLUCA SAVOINI A MOSCA NEL 2014MATTEO SALVINI E GIANLUCA SAVOINI A MOSCA NEL 2014


«Non si può nemmeno escludere che possa essere stata un' azione in qualche modo concordata tra Mosca e Washington. Noi tendiamo a schematizzare molto. Ma ci sono settori in cui la cooperazione tra loro è forte. Pensi ad esempio allo spazio».

Lei ha anche avanzato una terza ipotesi. Un regolamento di conti nell' entourage leghista.
«Qui l' analista fa un passo indietro. Ma in teoria può esserci una competizione per stabilire chi sia il "rappresentante" di Salvini a Mosca (non necessariamente residente lì). In quel caso, l' obiettivo dell' azione era Savoini».
savoiniSAVOINI




Avanzo una quarta ipotesi. È pacifico (penso alla Francia) che vi siano paesi terrorizzati dall' avanzata sovranista in Ue. Non è ipotizzabile che una serie di agenti provocatori siano in giro per mettere bucce di banana?
«Non lo escluderei, se fosse avvenuto altrove. Ma escludo che attori europei, con le spalle non abbastanza larghe, abbiano potuto decidere di farlo a Mosca: uno sgarbo troppo grosso alla Russia, cosa che li avrebbe esposti a una "retaliation"».
HOTEL METROPOL MOSCA 1HOTEL METROPOL MOSCA 

Che dire dei partecipanti? Non occorre aver letto Greene, Maugham o Le Carré per capire che occorre tenere un profilo basso. Qualcuno, tra selfie e foto, sembrava il noto presenzialista che sbucava nelle inquadrature dei tg...
VLADIMIR PUTIN E GIANLUCA SAVOINIVLADIMIR PUTIN E GIANLUCA SAVOINI








«Non do giudizi. Ma il narcisismo provinciale di chi si rende troppo visibile, di chi nelle foto alza il calice per farsi notare... Non mi faccia fare paragoni - valutazioni storiche a parte - con i Pajetta, i Togliatti, i Cossutta, che parlavano il russo».

Sia più chiaro.
«Da parte di Mosca c' è un interesse geopolitico, e le delegazioni sono selezionate con cura.
A volte si ha invece la sensazione di presenze italiane che cercano il golden gol individuale».


Fonte: qui