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lunedì 22 luglio 2019

Scarsità delle risorse: possibili shock sull'approvvigionamento di alcune risorse per cui l'umanità non è pronta a fronteggiare

Secondo alcune stime, l' umanità utilizza attualmente risorse il 50% più veloci di quelle che possono essere rigenerate , ma diversi importanti shock delle risorse sono stati sottostimati e potrebbero cambiare il modo in cui viviamo in modo irrevocabile .
La pressione sulle risorse petrolifere e di metalli è nota da tempo, ma i problemi di approvvigionamento meno noti per altri materiali chiave che sono passati in gran parte inosservati al di fuori del settore estrattivo potrebbero portare a impennate dei prezzi, massicci cambiamenti tecnologici e persino conflitti globali nel prossimi decenni. 
Qui RT.com dà uno sguardo al prossimo futuro degli shock di fornitura di risorse "nascosti".

Elio

Foto del file: © Pixabay / Hilke Fromm
Mentre l'elio dell'elemento è incredibilmente abbondante nell'universo (secondo solo all'idrogeno) non è abbondante qui sulla Terra, quindi non possiamo semplicemente aumentare la produzione quando le persone si rendono conto che siamo quasi esauriti. 
Non ci sono anche sostituti comparabili dell'elio, un elemento che consente all'umanità di mantenere le temperature vicino allo zero assoluto (-273,15 C, -459,67 F) e che è essenziale per la ricerca scientifica, industriale e medica.
Scansioni MRI, ricerca sui superconduttori, wafer di silicio per elettronica di consumo, fibre ottiche, missili guidati e persino Large Hadron Collider hanno bisogno di elio. In breve; abbiamo bisogno dell'elio e ancora pochi, se non nessuno, sono stati fatti passi per evitare una carenza globale di elio. 
L'elio si forma attraverso il decadimento di materiali radioattivi come l'uranio e il torio e spesso si trova nei giacimenti di gas naturale, ma separarlo dal gas naturale è proibitivo in molti casi. Di conseguenza, il costo dell'elio è aumentato del 250 percento negli ultimi anni. 
È così importante che è presente nell'elenco  degli elementi critici per la sicurezza nazionale del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti  .

Sabbia

Foto del file: © Pixabay / annca
La sabbia è il componente principale del calcestruzzo, dell'asfalto e del vetro, nonché di altri materiali da costruzione, mentre è anche parte integrante del silicio utilizzato nell'industria elettronica. Grazie alla rivoluzione della fratturazione, l'industria del petrolio e del gas ha anche aumentato la domanda di sabbia. 
È la seconda risorsa più utilizzata sul pianeta dietro l'acqua. 
Secondo le stime dell'ONU, i due terzi della popolazione mondiale vivranno nelle città entro il 2050, il che richiederà un massiccio aumento dei progetti di costruzione e infrastruttura, che richiedono enormi quantità di sabbia.
Inoltre, l'innalzamento del livello del mare in tutto il mondo richiederà ancora più sabbia dato che le barriere di cemento sono le più utili per allontanare le inondazioni costiere. Quando la sabbia viene estratta dai letti e dalle coste dei fiumi, tuttavia, esacerba ulteriormente le inondazioni, portando a un circolo vizioso. 
È importante notare che nel settore delle costruzioni viene utilizzato un tipo specifico di sabbia, sabbia che contiene un mix vario e irregolare di grani, in contrasto con i granelli di sabbia più fini, arrotondati e singoli presenti nei deserti del mondo come il Sahara.

Fosforo

Foto del file: © Pixabay / freejpg
Il fosfato di roccia, che si trova solo in una manciata di paesi, compresi gli Stati Uniti, la Cina e il Marocco, è un elemento vitale per i fertilizzanti e parte integrante della futura sicurezza alimentare dell'umanità. E sta finendo. 
Il Marocco controlla da solo tre quarti delle restanti riserve di fosfato nel mondo e il cosiddetto "picco di fosforo" dovrebbe verificarsi tra il 2035 e il 2075 in base a stime che utilizzano i livelli di consumo attuali e previsti. 
Al momento non esiste un sostituto noto del fosforo nella produzione alimentare. Non può essere prodotto o sintetizzato in un laboratorio. Un improvviso picco di prezzo dell'8,5% nel fosfato nel 2008 ha portato a rivolte contadine e suicidi in paesi di tutto il mondo.
Tuttavia, la buona notizia è che il fosforo può essere ricatturato dopo l'uso e ricircolato numerose volte (entro limiti ragionevoli) una volta impiegate tecniche efficaci per rimuoverlo dai rifiuti umani e animali e dai residui di cibo e colture.
Fonte: qui

domenica 15 maggio 2016

Perché un modello di «economia circolare» farebbe correre Pil (+7%) e reddito delle famiglie (+11%) europee

fotohome2C’era una volta (e c’è ancora) l’“economia lineare”, nata dalla Rivoluzione industriale tra Settecento e Ottocento. Un modello forgiato all’insegna del “prendere, fare e smaltire”.

Ma la storia insegna come l’economia lineare abbia creato vaste conseguenze sia sul piano ambientale che sociale. Il consumo di massa, l’utilizzo di combustibili fossili, l’urbanizzazione e il trasporto globale hanno contributo a produrre pesanti effetti.
Per questo il futuro sarà invece dell’“economia circolare”: «Per sua natura, un’economia di recupero - come spiegano sull’Harvard Business Review i docenti universitari Mark Esposito, Terence Tse e Khaled Soufani - in cui non si tratta tanto di “fare di più con meno” ma, piuttosto, di fare di più con ciò di cui già disponiamo».

Capitale naturale in via di esaurimento

Un’utopia? Macché, una necessità reale, spiegano gli autori del saggio, consapevoli del rapido esaurimento del capitale naturale esistente, o almeno di quello di facile reperibilità . Dagli anni Settanta del secolo scorso, l’incremento della produttività delle colture di cereali ha infatti subito una diminuzione del 66%, nonostante i progressi delle tecniche di fertilizzazione e di irrigazione. Lo sfruttamento minerario sta diventando più costoso: le percentuali medie dei metalli ricavati dalle estrazioni sotterranee sono in netto calo, sia in termini di concentrazione che di qualità. Allo stesso tempo, secondo l’Ocse, la classe media globale raddoppierà entro il 2030. «Queste cifre servono da monito sul fatto che non possiamo continuare a crescere come specie continuando a godere di un’elevata qualità della vita senza cambiare il nostro modo di fare le cose», spiega Mark Esposito, docente di Strategia economica presso la Harvard University Extension e la Grenoble School of Management.
Per fortuna le attuali politiche messe in atto dalla Commissione Europea, in particolare dal vicepresidente Katainen, sembrano muoversi davvero a favore di una rivoluzione in termini di economia circolare, che sta anzi diventando uno dei punti cardini dell’agenda politica dell'Unione.

I benefici economici

In Europa un sistema circolare creato grazie a nuove tecnologie e nuovi materiali sarebbe in grado di aumentare fino al 3% la produttività delle risorse, stima lo studio Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe, realizzato dal McKinsey Center for Business and Environment in collaborazione con la Ellen MacArthur Foundation e il Sun (Stiftungsfonds für Umweltökonomie und Nachhaltigkeit). Questo modello - che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e nel quale le risorse vengono costantemente riutilizzate - genererebbe per le economie del Vecchio Continente un risparmio in termini di costi di produzione e utilizzo delle risorse di base pari a 1.800 miliardi di euro l’anno entro il 2030, che si tradurrebbe in una crescita del Pil fino a 7 punti percentuali e in più alti livelli di occupazione. Con il reddito disponibile delle famiglie europee che potrebbe risultare superiore di ben l’11% rispetto al percorso di sviluppo attuale.

Le inefficienze attuali

L’economia europea di oggi si fonda infatti su un sistema di creazione di valore molto inefficiente e continua a operare secondo il modello lineare “estrazione, produzione, consumo, smaltimento”, spiega ancora lo studio uscito sull’Harvard Business Review.

Nel 2012, in Europa, sono state utilizzate in media 16 tonnellate di materiali per abitante: il 60% degli scarti è finito nelle discariche o negli inceneritori, mentre solo il 40% è stato riciclato o riutilizzato.

Un’auto in Europa resta parcheggiata in media il 92% del tempo, il 31% dei generi alimentari vengono sprecati lungo la catena del valore, e gli uffici vengono utilizzati dal 35% al 50% del tempo, anche durante le ore lavorative.
Complessivamente, questo sistema di produzione e utilizzo dei prodotti e delle risorse costa all’Europa 7.200 miliardi di euro l’anno per i tre ambiti analizzati dallo studio: 1.800 miliardi di euro sono i costi effettivi delle risorse, cui si sommano 3.400 miliardi per tutte le altre spese, legate ai tre ambiti menzionati sostenute dalle famiglie e dai Governi, e 2.000 miliardi che comprendono le esternalità (costi legati ad esempio al trasporto, all’inquinamento atmosferico e a quello acustico).

Il driver di cambiamento delle nuove tecnologie

Nel modello attuale di sviluppo, le nuove tecnologie e i modelli di business innovativi possono contribuire a migliorare la produttività delle risorse in Europa e a ridurre i costi totali annuali di 900 miliardi di euro entro il 2030. Nei prossimi decenni, la rivoluzione digitale e tecnologica, che ha già cambiato radicalmente il mondo della comunicazione e dell’informazione, potrebbe avere lo stesso impatto dirompente sui tre ambiti presi in esame (mobilità, alimentazione ed edilizia). Per fare qualche esempio, nel settore dei trasporti il costo medio per chilometro di un’auto potrebbe diminuire fino al 75% grazie al car sharing, ai veicoli elettrici e a guida autonoma, e all’utilizzo dei nuovi materiali. Nell’edilizia, la tecnologia applicata ai processi industriali potrebbe ridurre i costi di costruzione fino al 50%.
A beneficiarne saranno anche l’ambiente (lo studio stima una riduzione del 48% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030 rispetto ai livelli del 2012) e la competitività delle aziende. Oggi i materiali e componenti rappresentano tra il 40 e il 60% dei costi complessivi delle aziende manifatturiere in Europa e questo spesso si traduce in uno svantaggio competitivo in termini di efficienza.

I costi di transizione

L’economia circolare comporta tuttavia notevoli costi di transizione (tra cui, ad esempio, la spesa in ricerca e sviluppo, i finanziamenti per favorire l’ingresso sul mercato di nuovi prodotti, nonché la spesa pubblica per la creazione di infrastrutture digitali), ma potrebbe creare un’opportunità di rinnovamento economico e industriale. Sebbene sia difficile stimare il costo complessivo di una trasformazione di così vasta portata, alcuni esempi a livello di singolo Paese possono aiutare a comprenderne la dimensione: il Governo britannico ha stimato che la creazione di un sistema efficiente per il riutilizzo e il riciclo delle risorse costerebbe circa 14 miliardi di euro (vale a dire, a livello europeo, un investimento pari a 108 miliardi di euro), mentre il passaggio alle energie rinnovabili in Germania è costato 123 miliardi in incentivi economici dal 2000 al 2013.

Le resistenze al cambiamento

Uno dei principali motori del modello circolare è la condivisione: schemi di car sharing contribuiscono a ridurre la produzione di rifiuti, dato che un minor numero di persone hanno bisogno di acquistare autovetture e che gli stessi veicoli già circolanti vengono utilizzati da più persone. Per non parlare del car pooling, in grande ascesa anche in Italia . Eppure, la proposta come sappiamo ha incontrato enormi resistenze. «È quindi necessario che alle aziende esistenti vengano offerte nuove prospettive su come prosperare nell’ambito dell’economia circolare - concludono i tre studiosi - e su quali siano le opportunità di mercato “circolari” di cui beneficiare a breve termine».
Fonte: qui