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mercoledì 26 giugno 2019

LA CORTE DI STRASBURGO RESPINGE IL RICORSO DELLA SEA WATCH, CHE CHIEDEVA UN INTERVENTO URGENTE PER FAR SBARCARE I MIGRANTI A BORDO

LA CEDU CHIEDE AL GOVERNO ITALIANO DI FORNIRE L’ASSISTENZA E SALVINI GODE: “CONFERMA LA SCELTA DI ORDINE E BUON SENSO DELL’ITALIA. PORTI CHIUSI AI TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI E AI LORO COMPLICI…”

Angelo Scarano per www.ilgiornale.it

sea watch salviniSEA WATCH SALVINI
La Corte di Strasburgo ha respinto il ricorso della Sea Watch. Di fatto la Cedu, la Corte per i diritti dell'uomo ha rifiutato l'istanza presentata contro l'Italia dall'ong tedesca. Il braccio di ferro tra la Sea Watch e il governo va avanti ormai da qualche giorno. La Corte "ha indicato al governo italiano che conta sulle autorità del Paese affinché continuino a fornire tutta l'assistenza necessaria alle persone che si trovano a bordo della nave in condizioni di vulnerabilità a causa della loro età o delle loro condizioni di salute". La nave si trova in stand by a 15 miglia nautiche da Lampedusa. Il Viminale ha vietato all'imbarcazione l'ingresso nelle acque territoriali italiane. Il tutto applicando il dcereto sicurezza bis che prevede, in caso di forzo del blocco, la confisca della nave e una multa salata. La "capitana" della Sea Watch proprio questa mattina ha fatto sapere di voler forzare il divieto imposto dal Viminale per poter far sbarcare i migranti in Italia.

sea watchSEA WATCH
L'esecutivo ha chiesto all'Olanda (Paese di bandiera della nave) di interessarsi della vicenda. Ma dai Paesi Bassi per il momento non arrivano notizie con indicazioni di sbarco. In Germania invece è braccio di ferro tra almeno 50 Comuni che hanno dato disponibilità per l'accoglienza e il ministro degli Interni Sehofer che ha chiuso le porte alle possibilità di sbarco. La situazione dunque non si sblocca. Salvini ha commentato così il verdetto della Cedu: "Anche la Corte Europea di Strasburgo conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna". La sentenza di Strasburgo arriva dopo quella del Tar che aveva respinto il ricorso contro il divieto imposto dal Viminale. Il braccio di ferro dunque continua e a quanto pare è destinato a durare a lungo. Fonte: qui

sea watchSEA WATCH

domenica 5 febbraio 2017

LA CORTE D’APPELLO HA RESPINTO IL RICORSO URGENTE PRESENTATO DAL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA CHE CHIEDEVA DI RISTABILIRE BLOCCO ALL’INGRESSI DA 7 PAESI NEGLI USA

Giudice blocca temporaneamente a livello nazionale decreto su ingressi in Usa

(ANSA) - La Corte d'Appello ha respinto il ricorso urgente presentato ieri sera dal Dipartimento di Giustizia americano che chiedeva la sospensione della decisione del giudice federale di Seattle che aveva bloccato il bando di ingresso negli Stati Uniti per persone provenienti da 7 Paesi a maggioranza musulmana emesso dal presidente Donald Trump.


La sfida legale era partita dagli stati di Washington e Minnesota che avevano chiesto per primi il blocco del provvedimento, cui pero' i legali del governo avevano posto giudizio negativo, che il giudice di Seattle James Robart ha invece respinto affermando che la causa ha fondamento. Il giudice federale James Robart ha quindi emesso una ingiunzione restrittiva verso il provvedimento, su richiesta degli stati di Washington e Minnesota, che ha effetto a livello nazionale.
"L'opinione di questo cosiddetto giudice, che essenzialmente priva il nostro paese della legalità, è ridicola e verrà rovesciata". Così, su Twitter, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si scaglia contro il giudice federale di Seattle che ha bloccato il decreto per le restrizioni sugli ingressi negli Usa alle persone provenienti da 7 paesi a maggioranza musulmana. Donald Trump è in Florida per il primo weekend da presidente nel suo lussuoso resort di Mar-A-Lago, ma questa mattina ha mostrato la sua ira in una serie di tweet contro la decisione del giudice James Robart. "Quando un Paese non è più in grado di dire chi può e chi non può entrare e uscire, specialmente per ragioni di sicurezza, è un grosso problema", ha scritto il presidente. 
Poi in un altro tweet, Trump ha scritto: "E' interessante che alcuni Paesi del Medio Oriente siano d'accordo con il bando. Sanno che se a certe persone viene concesso di entrare è morte e distruzione!".
Il dipartimento di Stato ha annullato la cancellazione dei visti per l'ingresso negli Usa che aveva messo in pratica dopo la firma del decreto da parte del presidente Donald Trump che limitava l'ingresso a cittadini provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana, dopo che un giudice federale ha disposto il blocco temporaneo del provvedimento.
Il dipartimento Usa per la Sicurezza Interna non imporrà alle compagnie aeree lo stop per passeggeri dotati di visto interessati dal bando disposto dal presidente Donald Trump per gli ingressi da sette paesi a maggioranza musulmana. Così facendo anche il dipartimento in questione sospende di fatto l'applicazione del provvedimento voluto dal presidente, alla luce della decisione di un giudice federale che blocca temporaneamente l'ordine esecutivo.
IL FATTO - Negli Stati Uniti ''nessuno e' sopra la legge, nemmeno il presidente''. E' l'attorney general dello Stato di Washington, Bob Ferguson, che commenta cosi' la decisione di un giudice federale di Seattle di bloccare temporaneamente e su base nazionale il decreto del presidente Donald Trump che impone restrizioni all'ingresso negli Stati Uniti di persone provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana. Decisione che apre un caso destinato secondo diversi esperti ad arrivare fino alla Corte Suprema, ma non prima di una guerra legale gia' dichiarata dalla Casa Bianca che, determinata a difendere l'ordine esecutivo di Trump, ha annunciato un ricorso di emergenza.
La svolta e' giunta a sorpresa nella serata di venerdi', quando Donald Trump era gia' atterrato in Florida, accolto da Melania, pronto a passare il primo weekend da presidente nel suo lussuoso resort di Mar-a-Lago. La sfida legale era pero' gia' partita nei giorni scorsi, dagli stati di Washington e Minnesota che avevano chiesto per primi il blocco del provvedimento, cui pero' i legali del governo avevano posto giudizio negativo, che il giudice di Seattle James Robart ha invece respinto affermando che la causa ha fondamento. Robart ha quindi emesso una ingiunzione restrittiva verso il provvedimento, su richiesta degli stati di Washington e Minnesota, che ha effetto a livello nazionale.
In sostanza dopo la firma dell'ordine esecutivo da parte del presidente Donald Trump, lo Stato di Washington ne aveva denunciato gli effetti discriminatori e il danno significativo che la decisione procurava ai residenti. Il Minnesota si era poi accodato e i due stati avevano chiesto un'ingiunzione restrittiva temporanea affinche' la loro denuncia potesse essere valutata, incentrata tra l'altro sulla possibilita' che sezioni chiave del provvedimento siano incostituzionali.
Sara' questo infatti il punto cruciale della disputa che avra' come scopo ultimo stabilire la costituzionalita' dell'ordine esecutivo. Dal punto di vista degli effetti immediati, il blocco del bando dovrebbe consentire adesso a coloro che detengono un visto di entrare negli Stati Uniti, non e' tuttavia ancora chiaro cosa stia accadendo ai posti di frontiera, quindi agli aeroporti. 
La Casa Bianca non ha tardato a rispondere alla 'sfida' e, in una note dal tono perentorio, ha fatto sapere che ''al piu' presto possibile'' il dipartimento di Giustizia intende presentare un ricorso di emergenza alla decisione del giudice federale nello Stato di Washington, dicendosi quindi determinata alla difesa dell'ordine esecutivo ''che siamo convinti essere legale e appropriato''.