Visualizzazione post con etichetta milioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta milioni. Mostra tutti i post

mercoledì 27 febbraio 2019

7 MILIONI DI AMERICANI HANNO SMESSO DI PAGARE LE RATE DELLE AUTO COMPRATE IN LEASING E TORNA LO SPETTRO DELLA GRANDE CRISI DEL 2007-2008

IL MECCANISMO È LO STESSO DELLA BOLLA IMMOBILIARE: I FINANZIAMENTI SONO STATI DATI DA SOCIETÀ SPECIALIZZATE A PRESTATORI SUBPRIME, CIOÈ AD ALTO RISCHIO D’INSOLVENZA 

PER GLI ECONOMISTI POTREBBE ESSERE IL PRESAGIO DI UNA NUOVA RECESSIONE

Alessandra Caparello per www.finanzaonline.com

LA CRISI DEI MUTUI SUBPRIMELA CRISI DEI MUTUI SUBPRIME
Entro il 2021 gli Usa entreranno in recessione ma già oggi qualche segnale allarmante c’è come quello indicato dalla Fed di New York con il redorc di americani che non pagano le rate per l’acquisto dell’auto. Il presagio funesto arriva da molti economisti interpellati dal NABE, Association for Business Economics, in un sondaggio semestrale di recente pubblicazione. Più di tre quarti degli economisti intervistati prevedono che gli Stati Uniti entreranno in recessione entro la fine del 2021, anche se la maggioranza stima ancora che la Federal Reserve continuerà ad aumentare i tassi d’interesse quest’anno.

Economisti funesti: recessione dietro l’angolo
Lehman BrothersLEHMAN BROTHERS
Il 10% degli economisti interpellati ha previsto l‘inizio della recessione quest’anno, mentre il 42% la rinvia al prossimo. Il 25 per cento si aspetta una contrazione a partire dal 2021, e il restante si aspetta una recessione più tardi del 2021 o non ha espresso alcuna opinione. Le proiezioni arrivano alla vigilia della pubblicazione da parte del Dipartimento del Commercio statunitense della lettura anticipata del prodotto interno lordo del quarto trimestre, ritardato a causa dello shutdown.

trump by alison jackson 4TRUMP BY ALISON JACKSON
Gli economisti del NABE si sono divisi in merito all’impatto del processo di normalizzazione del bilancio della Fed. Interrogato sull’effetto della stretta sui tassi di finanziamento a breve termine, un quinto degli esperti ha detto che non ha visto alcun impatto, per un ulteriore quinto invece ci sarà un aumento dei tassi di 25 punti base, e un altro quinto ha detto che aumenteranno di 50 punti base o più.

lehman brothers 2008LEHMAN BROTHERS 2008




Ma sono le politiche commerciali del presidente Donald Trump la principale fonte di preoccupazione per la maggior parte dei relatori. Per il 36 per cento le tariffe esistenti, se rimarranno in vigore, ridurranno la crescita del PIL nel 2019 di 25 punti base, mentre il 26 per cento ha visto una resistenza di 50 punti base e il 15 per cento dei partecipanti al sondaggio infine prevede che la riduzione supererà i 50 punti base. In ogni caso gli economisti si aspettano anche che le tariffe aumentino l’inflazione quest’anno.

TRUMPTRUMP
Alert FED: milioni di americani morosi con le rate auto
A parte i sondaggi degli economisti che ci siano nuvole all’orizzonte sull’economia a stelle e strisce lo si percepisce anche da un’altra notizia passata in sordina: milioni di americani sono in difficoltà a pagare le rate della propria automobile. Lo dice un nuovo report della Federal Reserve Bank di New York, secondo cui più di 7 milioni di americani hanno raggiunto un grave livello di morosità nel pagamento delle rate della propria auto, almeno di 90 giorni.

L ORO NELLA FEDERAL RESERVE BANK DI NEW YORKL ORO NELLA FEDERAL RESERVE BANK DI NEW YORK
Cosa significa in termini reali lo spiega dalle pagine del Washington Post Heather Long: un altissimo numero persone insolventi indica “solitamente un segnale di difficoltà significativa fra i cittadini americani che hanno un reddito basso e/o fanno parte della working class”. Inoltre la maggior parte dei debitori ha ottenuto il finanziamento da società specializzate nell’auto-finance, cioè i finanziamenti per l’acquisto di automobili, invece che da una banca o una cooperativa di credito.

Secondo il report della Federal Reserve metà dei crediti insoluti delle compagnie di quel settore sono stati concessi a prestatori subprime, il 6,5% dei quali è in ritardo di più di 90 giorni sul pagamento delle rate. Alla fine il numero complessivo dei morosi raggiunge i sette milioni, un record in negativo segno che  i guai per molti americani si sono e la barca sta affondando.

Fonte: qui

giovedì 22 dicembre 2016

LE BIG DELL’AUTO USA CHIUDONO IMPIANTI; CALANO LE VENDITE E 6 MILIONI DI AMERICANI NON PAGANO LE RATE DELLE AUTO

LA SFIDA DI TRUMP SARA’ FAR CRESCERE L’ECONOMIA REALE. QUELLA FINANZIARIA VA DA SOLA SENZA ALCUNA RELAZIONE CON LE CONDIZIONI ECONOMICHE DEL PAESE


Rodolfo Parietti per il Giornale

toro wall streetTORO WALL STREET
La festa a Wall Street e le catene di montaggio ferme. L' America dei contrasti forti, quella che oscilla tra gli eccessi finanziari e il passo claudicante dell' economia reale, è ora plasticamente rappresentata dalla corsa senza ostacoli della Borsa di New York, ormai a un soffio dall' abbattere il muro dei 20mila punti, e dalla strategia difensiva delle big dell' auto, Ford, GM e Fca, costrette a far fronte al calo delle vendite con il più classico degli interventi, la chiusura temporanea di alcuni impianti.

È la doppia faccia di un Paese che, forse, Donald Trump riuscirà a rimodellare equilibrandone i connotati. In fondo, è proprio su questa scommessa che il mercato sta consolidando i rialzi.

WALL STREETWALL STREET
Dalla vittoria alle presidenziali del tycoon, lo scorso 8 novembre, il Dow Jones ha guadagnato quasi il 10% senza fare un plissé neppure davanti ai tre giri di vite ai tassi messi in canna per il 2017 dalla Fed. E se Janet Yellen col piumaggio del falco non spaventa, gli occhi della finanza brillano davanti alla prospettiva di utili che la Trumponomics farà lievitare grazie all' abbattimento delle aliquote dal 35 al 15% e dalle opportunità di business generate dagli investimenti, fino a 1.000 miliardi di dollari, per ammodernare le infrastrutture. Con ricadute positive anche sulla domanda interna.

JANET YELLENJANET YELLEN
Nessuno, al momento, sembra preoccuparsi di ciò che potrebbe accadere in caso di ulteriore apprezzamento del dollaro (ieri l' euro è scivolato a quota 1,037, ai minimi da gennaio 2003). Non solo in termini di maggiore inflazione, ma anche di reazione da parte dei Paesi emergenti, di quelli petroliferi legati a filo doppio con il biglietto verde e di nazioni cariche di T-bond come Cina e Giappone.

È probabile che Wall Street sia in fondo convinta che anche la mina del greenback verrà in qualche modo disinnescata. Proprio come successo con la crisi cinese dello scorso gennaio, con il crollo del greggio sotto i 30 dollari il mese dopo, con la Brexit in giugno e la consegna a The Donald della chiavi della Casa Bianca il mese scorso.
general motorsGENERAL MOTORS

Eppure, a fronte di un mercato azionario capace di scansare i pericoli, l' economia reale continua a mandare segnali di debolezza. L' anno intero di attesa prima di arrivare alla stretta decisa la scorsa settimana dalla Fed ne è già una prova, ma è l' industria dell' auto, l' unico settore della manifattura capace di brillare negli ultimi anni, ad avere la spia rossa accesa.

Colpa di vendite sempre più fiacche, unite al nodo dei 6 milioni di americani che hanno smesso di pagare le rate sui veicoli acquistati, che stanno costringendo le big di Detroit a correre ai ripari. 

Così, dopo che Ford aveva annunciato alcune settimane fa il fermo temporaneo di quattro impianti, anche Fca e General Motors hanno compiuto la stessa mossa. Il gruppo guidato da Sergio Marchionne ha allungato di quattro giorni lo stop già previsto per il 2 gennaio della fabbrica di Windsor (Ontario), da cui esce il nuovo mini-van ibrido Pacifica, e di quella di Brampton che produce la Chrysler 300C.
FABBRICA CHRYSLERFABBRICA CHRYSLER

Più drastici i provvedimenti di GM: da gennaio, cancelli chiusi tra una e tre settimane per due impianti in Michigan e tre nel Kentucky, nel Kansas e nell' Ohio, con il coinvolgimento a turno di 14mila lavoratori. Si tratta di segnali da non sottovalutare. Se la contrazione della domanda di auto dovesse continuare, sarebbe infatti probabilmente inevitabile una recessione nel manifatturiero che neppure Wall Street potrebbe ignorare.

Fonte: qui