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venerdì 17 luglio 2020

LA CORTE DEI CONTI CHIUDE L'INDAGINE PER DANNO ERARIALE DA 90 MILIONI, SPRECATI PER L'ACQUISTO DEL PALAZZO DA 32 PIANI CHE SAREBBE DOVUTO SERVIRE COME SEDE UNICA DELLA PROVINCIA, COSTRUITO SUI TERRENI DI LUCA PARNASI (CHE E’ A PROCESSO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E CORRUZIONE PER LO STADIO DELLA ROMA)

LA TORRE È INAGIBILE E INUTILIZZABILE

LA SINDACA, IL GOVERNATORE E ALTRE 35 PERSONE AL CENTRO DELL'INCHIESTA…


Michela Allegri per “il Messaggero”

 

TORRE PARNASI - PALAZZO DELLA PROVINCIA DI ROMATORRE PARNASI - PALAZZO DELLA PROVINCIA DI ROMA

Il danno è da capogiro: quasi 90 milioni di euro sprecati in un affare fallimentare, che ha scavato una voragine nei bilanci della ex Provincia di Roma. Si tratta dell'acquisto del palazzo da 32 piani che sarebbe dovuto servire come sede unica, costruito sui terreni di Luca Parnasi, l'imprenditore a processo per associazione a delinquere e corruzione per lo Stadio della Roma.

 

Ora la Corte dei Conti del Lazio chiede i danni e bussa alla porta di 37 tra politici, tecnici e amministratori, del Campidoglio e della Regione, che si sono succeduti nel corso degli anni. I nomi sono importanti: i magistrati hanno notificato l'invito a dedurre - che equivale a un avviso di conclusione delle indagini - anche alla sindaca Virginia Raggi, alla guida del Comune e quindi della Città Metropolitana di Roma, e al presidente della Regione e segretario dem Nicola Zingaretti.

virginia raggi nicola zingarettiVIRGINIA RAGGI NICOLA ZINGARETTI

 

LA LISTA

Nella lista ci sono anche i consiglieri Maria Agnese Catini, Giuliano Pacetti, capogruppo M5S, Paolo Ferrara, ex capogruppo, insieme al consigliere comunale Maria Teresa Zotta. L'invito a dedurre è stato notificato anche alla parlamentare del Pd Patrizia Prestipino, all'europarlamentare dem Massimiliano Smeriglio, all'ex capo di Gabinetto di Zingaretti, Maurizio Venafro.

 

Ancora: ci sono i nomi di Amalia Colaceci, ex assessore di palazzo Valentini poi diventata presidente di Cotral, e Michele Civita, assessore in Regione già a processo per il nuovo stadio della Roma, Mauro Alessandri, prima consigliere provinciale e poi assessore ai Trasporti della Pisana, Antonio Calicchia, già direttore generale della Provincia di Zingaretti, il dirigente del dipartimento Risorse strumentali, Stefano Carta. E poi compaiono i ragionieri e i consiglieri del Cda del fondo d'investimento utilizzato per la compravendita immobiliare.

 

virginia raggi e nicola zingaretti 1VIRGINIA RAGGI E NICOLA ZINGARETTI

Ognuno dei 37 indagati, secondo la ricostruzione del viceprocuratore Massimo Lasalvia, titolare del fascicolo, avrebbe una parte di responsabilità: chi ha proposto e chi ha votato l'acquisto della nuova sede, chi ha continuato negli anni a deliberare atti per cercare di ripianare la voragine finanziaria.

 

Per la procura, il fondo istituito dall'ex Provincia per l'acquisto immobiliare sarebbe stato amministrato in conflitto d'interessi dalla stessa società di gestione del risparmio che controllava la torre Parnasi. E non è tutto: nello stesso fondo sono stati fatti confluire anche gli immobili di pregio della Città Metropolitana, a garanzia del prezzo finale. Il problema è che questo strumento finanziario, fin dal momento dell'istituzione, avrebbe generato uno squilibrio finanziario macroscopico, che sarebbe stato compensato con la progressiva vendita all'incanto dei palazzi pubblici.

 

L'ACQUISTO

La torre Parnasi, in zona Eur-Castellaccio, «risultata peraltro inagibile e quindi inutilizzabile» - si legge negli atti - era stata acquistata dal Fondo Immobiliare Provincia - uno strumento finanziario definito «complesso e oneroso» dagli investigatori - al prezzo di circa 263 milioni di euro. Sono stati i finanzieri del Nucleo Pef di Roma a quantificare il danno: circa 90 milioni di euro, appunto, 69 dei quali utilizzati per fare fronte a oneri gestionali del fondo, che aveva un andamento negativo e che sarebbe stato costituito senza requisiti di legge idonei. Altri 20 milioni di euro si sarebbero invece volatilizzati in spese della nuova sede e in canoni di locazione passiva. Fonte: qui

domenica 21 luglio 2019

INCHIESTA SUL NUOVO STADIO DELLA ROMA: IL COSTRUTTORE PARNASI A PROCESSO CON ALTRI 11, IN TRE PATTEGGIANO

A GIUDIZIO OLTRE A PARASI ANCHE L'EX VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LAZIO, ADRIANO PALOZZI DI FORZA ITALIA, L'EX ASSESSORE REGIONALE, MICHELE CIVITA DEL PD E IL SOPRINTENDENTE AI BENI CULTURALI, FRANCESCO PROSPERETTI

Andranno a processo in 12, tra cui l'imprenditore Luca Parnasi, mentre per tre è stato accordato il patteggiamento. Questa la decisione del gup della Capitale nell'ambito del filone principale dell'inchiesta sul nuovo Stadio della Roma calcio.

palozziPALOZZI
A giudizio, oltre a Parnasi, vanno l'ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, Adriano Palozzi di Forza Italia, l'ex assessore regionale, Michele Civita del Pd e il soprintendente ai beni culturali, Francesco Prosperetti.

cena di finanziamento del pd a roma michele civitaCENA DI FINANZIAMENTO DEL PD A ROMA MICHELE CIVITA







Vanno a processo poi Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, Giampaolo Gola, l'ex assessore allo sport del X Municipio, l'architetto Paolo Desideri, e Claudio Santini, ex capo di Gabinetto al Mibact. Le accuse sono a vario a titolo di associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito.


Francesco ProsperettiFRANCESCO PROSPERETTI






I pm capitolini in particolare ipotizzano una presunta corruzione nell'ambito della variante del progetto per lo stadio che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle,á approvato poi col taglio del 50% delle cubature rispetto al progetto iniziale. Per questa vicenda Campidoglio e Regione Lazio hanno chiesto di costituirsi parti civili.

I patteggiamenti a due anni riguardano invece alcuni ex collaboratori del costruttore romano. La prima udienza del processo in tribunale è stata fissata per il 5 novembre 2019. Fonte: qui

sabato 23 marzo 2019

L’ARRESTO DI MARCELLO DE VITO RISCHIA DI TRAVOLGERE TUTTI I SUOI SPONSOR POLITICI, IN PRIMIS ROBERTA LOMBARDI

NELLE CARTE DEI PM DE VITO È ACCUSATO DI AVER RICEVUTO SOLDI DA PARNASI PER LA CAMPAGNA DELLE REGIONALI 2018, DOVE LA LOMBARDI ERA CANDIDATA PRESIDENTE 

IL RUOLO DI MEZZACAPO, AVVOCATO E SOCIO DEL PRESIDENTE DEL CAMPIDOGLIO, E I RAPPORTI CON PARNASI


Maria Elena Vincenzi e Giovanna Vitale per “la Repubblica”
MARCELLO DE VITO ROBERTA LOMBARDIMARCELLO DE VITO ROBERTA LOMBARDI

Marcello De Vito non è mai stato un tipo loquace. Carattere ombroso, sempre attento a centellinare le parole, dacché ha varcato la soglia di Regina Coeli sembra essersi chiuso ancora di più. Per uno che fino a ieri guidava l' assemblea capitolina la prima notte in prigione dev' essere stata un trauma. Le accuse sono pesanti. E rischiano di travolgere, oltre a lui, altri pezzi del M5S. A cominciare dalla cordata nazionale di cui faceva parte, e che fa capo a Roberta Lombardi: nelle carte dei pm De Vito è accusato di aver ricevuto soldi dal costruttore Parnasi per la campagna delle regionali 2018, dove Lombardi correva da candidata presidente.
MARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGIMARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGI

De Vito divide la cella nel reparto " nuovi arrivati" con un ragazzo di colore. Quando alle sette di sera la deputata pd Patrizia Prestipino passa lì davanti lui le lancia un' occhiata stupita: «Ci conosciamo, vero? » sorride. Tuta grigia e occhiali, «ho un gran mal di testa, è possibile avere un Aulin?» chiede ai secondini. « E mi raccomando lo spesino », aggiunge. La lista dei generi di prima necessità, a partire dalle amate sigarette, sono fondamentali in un posto così.
MARCELLO DE VITO A REGINA COELIMARCELLO DE VITO A REGINA COELI

« Come stai? » domanda la parlamentare. «Ma sì dai, ce la posso fare, chiarirò tutto, tornerò a casa presto » replica di getto: « Certo tira proprio una brutta aria fuori » , si lascia andare. L' unico momento di cedimento. Quello che non ha invece mostrato davanti ai magistrati venuti a interrogarlo: si è avvalso della facoltà di non rispondere, «gliel' ho consigliato io per darmi il tempo di organizzare la difesa», preciserà poi l' avvocato.

MARCELLO DE VITO A REGINA COELIMARCELLO DE VITO A REGINA COELI
«Sono dispiaciuto, ma sereno» ripete De Vito. « Noi siamo garantisti » , cerca di rassicurarlo Prestipino, « si è colpevoli solo dopo il terzo grado di giudizio, forse anche voi del M5S dovreste riflettere » . Ma l' ormai ex presidente dell' Aula Giulio Cesare guarda altrove.

Gli sviluppi dell' inchiesta
La chiave di tutto erano le fatture per operazioni inesistenti, il metodo col quale i costruttori finanziavano De Vito per il tramite dell' avvocato Camillo Mezzacapo. Che il legame tra i due fosse molto stretto lo ha spiegato lo stesso Luca Parnasi, il costruttore finito in manette a giugno, dalle cui dichiarazioni è scaturito questo secondo filone di inchiesta.

luca parnasiLUCA PARNASI






Spiega l' imprenditore ai pm, in un verbale riportato in un' informativa dei carabinieri del nucleo investigativo: « Conobbi Mezzacapo in occasione di un incontro con De Vito da Vanni Ho percepito immediatamente che De Vito gradisse l' avvio di un rapporto professionale con lo studio Mezzacapo, ma voglio precisare che non c' è stata alcuna imposizione in tal senso (...) De Vito, pur non avendomi detto nulla, ha sponsorizzato, sin da quel primo incontro, la nascita del nostro rapporto professionale. Non siamo entrati nello specifico quel primo giorno, però abbiamo parlato della possibilità di affidare degli incarichi allo studio alla presenza di De Vito».
PATRIZIA PRESTIPINOPATRIZIA PRESTIPINO

La strategia condivisa
Da quando Mezzacapo diventa consulente di Parnasi, quest' ultimo sa di aver trovato le chiavi del Campidoglio. Spingendosi a condividere col presidente dell' aula piani e strategie. Come nel caso del contenzioso di una delle sue società, Ecogena, con Acea. Il costruttore spiega al procuratore aggiunto Paolo Ielo e ai pm Luigia Spinelli e Barbara Zuin: « Non volevo avere un contenzioso con Acea in vista della questione più grande, che era quella dello spostamento della sua sede nel Business Park.

virginia raggi marcello de vitoVIRGINIA RAGGI MARCELLO DE VITO






Ho sicuramente parlato di ciò con Mezzacapo e con De Vito, anche in presenza di entrambi e l' avvocato si è dato da fare, sfruttando le sue relazioni, per verificare se ci fossero i presupposti. Ho parlato di questo anche a De Vito ed ho promosso il mio progetto parlando anche con lui. Ricordo che lui concordò sul fatto che era una bella idea e che bisognava lavorarci. Ho ritenuto di parlarne anche con De Vito perché lo spostamento della sede Acea avrebbe certamente richiesto l' avallo del Campidoglio».

ignazio marinoIGNAZIO MARINO
E per "assicurarsi" quel placet il costruttore ha pagato a Virginia Vecchiarelli, cognata di Mezzacapo, un parcella da 95mila euro. D' altronde il costruttore era un teorico del "foraggiare la politica": nell' informativa i carabinieri scrivono che ci sono «elementi che permettono di affermare che il presidente del consiglio comunale, Marcello De Vito, ha chiesto ed ottenuto da Luca Parnasi un supporto per la campagna elettorale di Roberta Lombardi » , candidata governatore del M5S alle ultime regionali.

"Telefoni sotto controllo" Dopo l' arresto di Luca Lanzalone, le trattative proseguono, ma con più cautela perché « stanno tutti con i telefoni sotto controllo». Una precauzione tuttavia inutile.

Fonte: qui


LE INTERCETTAZIONI DEI PRANZI DEL PRESIDENTE DEL CAMPIDOGLIO E DEL SUO SOCIO MEZZACAPO, CON COSTRUTTORI E IMMOBILIARISTI 

PARNASI: “ZINGARETTI? UN CACASOTTO. I 5 STELLE NON È CHE SONO MEGLIO PERÒ O TI DICONO SÌ O NO. HO FATTO UNA CHIACCHERATA CON DE VITO, INTANTO DOMANI…” 

I FRATELLI TOTI E LA QUESTIONE DEGLI EX MERCATI GENERALI DA SBLOCCARE 

Ilaria Sacchettoni e Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

MARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGIMARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGI
Appena pochi giorni prima di essere arrestato, Marcello De Vito si mostrava disponibile con costruttori e immobiliaristi per agevolare i loro affari. Il 5 febbraio scorso Camillo Mezzacapo, suo socio nella Mdl srl - società che custodisce i proventi delle intermediazioni - racconta all' amico Gianluca Bardelli il pranzo d' affari che si è tenuto proprio quel giorno.

luca bergamo paola santarelliLUCA BERGAMO PAOLA SANTARELLI






L' intercettazione è documentata dai carabinieri del Nucleo investigativo: «Mezzacapo riferisce di avere appena pranzato con tale Paola Santarelli la quale avrebbe in corso un rilevante progetto immobiliare. Nel corso della colazione la predetta imprenditrice avrebbe chiesto, con ogni evidenza al De Vito, un intervento in ordine a una questione afferente i Beni culturali». Mezzacapo sottolinea il peso dell' interlocutrice: «Ma lei ci sta intima con i Torlonia, i Bulgari li conosce tutti, Nicola, Paolo...»

MARCELLO DE VITO A REGINA COELIMARCELLO DE VITO A REGINA COELI
La «congiuntura astrale» come sottolineano fra loro è favorevole - i Pentastellati governano a livello locale e centrale - e spesso De Vito e Mezzacapo ragionano sull' opportunità di prendere altri incarichi «per alimentare i bilanci della Mdl». Mezzacapo : «Lo so bisognerebbe cercare di avere qualche bel mandato... nel mandato Enea della fusione, una cosa 200 mila euro da dare a tu... è normale, cominciamo a staccare una cosa oppure un discorso con Fabrizio ...Terna e tu di Poste e tu vai dentro a fare Poste e ti danno oppure "guarda ti piglio e ti metto a fare il consiglio di Terna"». De Vito : «Sì».

ROBERTA LOMBARDI MARCELLO DE VITO VITO CRIMIROBERTA LOMBARDI MARCELLO DE VITO VITO CRIMI
Luca Parnasi è il primo a capire l' importanza del ruolo di De Vito e la sua disponibilità: «Io ho fatto una chiacchierata con Marcello, ovviamente domani farà una chiacchierata con quello che era dello studio legale con cui lavorava... per questo ti dovevo parlare per dirti che se mettiamo insieme i nostri rapporti io l' ho incontrato e ci ho parlato, intanto domani lui incontra questa persona...».

In qualche caso a mettere in contatto De Vito con gli imprenditori provvedono altri politici. Il 29 maggio 2017 è Davide Bordoni, forzista, ex assessore capitolino, a organizzare un pranzo fra Davide Zanchi, interessato all' area degli ex Mercati generali, e il presidente dell' assemblea capitolina: «Nei giorni successivi al loro primo incontro documentato De Vito e Zanchi si sono sentiti in diverse occasioni» scrivono gli investigatori.
virginia raggi luca montuoriVIRGINIA RAGGI LUCA MONTUORI

PARNASIPARNASI












Ma c' è un' altra ragione per registrare quella tavolata: nel corso del pranzo, De Vito telefona all' assessore all' Urbanistica Luca Montuori per tentare di sbloccare la questione degli ex Mercati generali che tanto interessa i costruttori Claudio e Pierluigi Toti. Qualche volta si tratta di dialogare con la persona giusta in Campidoglio. Così per facilitare i progetti nel centro storico dell' immobiliarista Giuseppe Statuto «De Vito s' impegna a discutere della questione con tale Gabriella (Acerbi, ndr ) evidentemente un referente dell' ufficio che sta bloccando la pratica afferente la realizzazione dell' hotel da parte del gruppo Statuto o comunque del Comune di Roma».
pierluigi toti foto mezzelani gmt023PIERLUIGI TOTI FOTO MEZZELANI 

Come ha ben capito il costruttore Luca Parnasi il problema risiede tutto nei via libera che le istituzioni devono rilasciare a seconda delle circostanze. «Purtroppo scomparire dalla mattina alla sera così...poi...no. Se c' avessimo tutto approvato nessuno più a rompere i coglioni potrei pure...potrei pure...capito fare... il no? Il fuggiasco... poi alla fine». In un' altra occasione Parnasi valuta gli interlocutori: «Zingaretti? Un cacasotto. I 5 Stelle non è che sono meglio però o ti dicono sì o no».

roma ex mercati generali di ostiense 7ROMA EX MERCATI GENERALI DI OSTIENSE

mercoledì 20 marzo 2019

Arrestato Marcello De Vito (5s) per tangenti sul nuovo stadio della Roma

In manette il presidente dell'assemblea capitolina insieme ad altre tre persone. Avrebbe favorito il progetto del costruttore Luca Parnasi. Indagato anche Claudio Toti, presidente della Virtus di basket


De Vito arrestato: le accuse


Indagato anche Claudio Toti, patron della Virtus Roma


L'inchiesta sullo stadio della Roma

giovedì 7 febbraio 2019

LA PROCURA HA CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER 15 PERSONE NELL'AMBITO DELL'INCHIESTA SUL NUOVO STADIO DELLA ROMA

I PM HANNO CHIESTO IL PROCESSO, TRA GLI ALTRI, PER L'IMPRENDITORE LUCA PARNASI, PER L'EX VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LAZIO, ADRIANO PALOZZI, PER L'EX ASSESSORE REGIONALE, MICHELE CIVITA
(ANSA) - La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per 15 persone nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. I pm hanno chiesto il processo, tra gli altri, per l'imprenditore Luca Parnasi, per l'ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, Adriano Palozzi, per l'ex assessore regionale, Michele Civita, per il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Davide Bordoni e per il soprintendente ai beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti. Contestati, a seconda delle posizioni, i reati di associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito.
Fonte: qui

PARNASI CONNECTION 
DOPO L’OK DELLA RAGGI AL NUOVO STADIO DELLA ROMA ARRIVA LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER IL COSTRUTTORE: “C’ERA UN SISTEMA CORRUTTIVO” 
I PM STANNO PER CHIUDERE IL FILONE DEL FINANZIAMENTO ALLA POLITICA: INDAGATI I TESORIERI DI PD E LEGA 
QUELLE UTILITA’ IN FAVORE DI UN ESPONENTE DEL M5S 
LE INTERCETTAZIONI CHOC SUL PONTE DI TRAIANO: “SE NON SI FA SARÀ IL CAOS, MA NON DEVI DIRLO”
«STADIO, PARNASI A PROCESSO C' ERA UN SISTEMA CORRUTTIVO»
Michela Allegri per “il Messaggero”

PARNASIPARNASI
Non sono trascorse nemmeno ventiquattr' ore dall' annuncio della sindaca Virginia Raggi sullo sblocco dei cantieri per il Nuovo stadio della Roma che arriva la richiesta di rinvio a giudizio per chi quell' impianto doveva costruirlo: l' imprenditore Luca Parnasi, i suoi collaboratori: ma anche funzionari e politici del Comune di Roma.

Quindici persone in tutto, accusate, a seconda delle posizioni, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, al finanziamento illecito ai partiti, al traffico di influenze. Tra gli imputati, anche l' ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di FI, Adriano Palozzi, l' ex assessore regionale del Pd, Michele Civita e il Soprintendente ai Beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti.

stadio della romaSTADIO DELLA ROMA
Per gli inquirenti, Parnasi era il «capo e organizzatore» dell' associazione - si legge nel capo d' imputazione - che ha cercato di pilotare in favore della sua società Eurnova le procedure amministrative legate al masterplan, approvato, nell' ambito della conferenza dei servizi, nel febbraio dello scorso anno.

Ad agevolare l' imprenditore, il consulente plenipotenziario del Campidoglio, consigliere di punta della sindaca Virginia Raggi, ingaggiato senza contratto ma interpellato per ogni decisione importante: l' avvocato Luca Lanzalone, finito ai domiciliari in giugno - mentre Parnasi era in carcere - e già sotto processo. Per lui, ribattezzato il sindaco ombra, la Procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Stessa sorte per il suo socio Luciano Costantini e per Fabio Serini, commissario straordinario dell' Ipa, l' ente di previdenza dei dipendenti capitolini. Lanzalone è accusato di corruzione, perché Parnasi gli avrebbe fatto ottenere incarichi lucrosi in cambio di favori.
ROMA STADIO TOR DI VALLEROMA STADIO TOR DI VALLE

LE FONDAZIONI 

Ma è solo l' inizio. Perché l' inchiesta ha scoperchiato un giro di relazioni illecite molto più ampio: il procuratore aggiunto Paolo Ielo e la pm Barbara Zuin stanno per chiudere il filone che riguarda il finanziamento alla politica. Più di 400mila euro, che Parnasi - per sua stessa ammissione - ha garantito alle fondazioni Eyu e Più Voci, vicine rispettivamente a Pd e Lega - sono indagati i tesorieri dei due partiti - e le utilità in favore di un esponente capitolino di M5S.

francesco bonifaziFRANCESCO BONIFAZI
Nella richiesta di rinvio a giudizio si legge che Parnasi «impartiva direttive» e, soprattutto, si occupava di «mantenere i rapporti con gli esponenti del mondo politico e istituzionale». Il manager di Eurnova, Luca Caporilli, aveva invece il compito di «mantenere rapporti con le figure professionali e con la pubblica amministrazione». La contestazione di associazione a delinquere riguarda anche Simone Contasta e Giulio Mangosi che, per i pm, curava «le relazioni corruttive». Stessa accusa anche Zaffiri Nabor, avvocato aziendale, e Gianluca Talone, commercialista.

LA POLITICA 

Nel mirino della Procura, i legami con la politica. Parnasi e soci avrebbero dato a Palozzi, «25.010 euro», cifra accreditata sui conti della sua società Pixie social media. Circostanza che costa agli imputati le accuse di finanziamento illecito e corruzione. Lui, in cambio, avrebbe garantito «l' asservimento della sua funzione agli interessi del gruppo». Imputato per illecito finanziamento anche Davide Bordoni, consigliere comunale di FI. Mentre Civita - accusato di corruzione - avrebbe ottenuto la promessa di assunzione del figlio in una delle società dell' imprenditore. Giampaolo Gola, assessore allo Sport del X Municipio, «sfruttando le relazioni con Paolo Ferrara, presidente del gruppo consiliare M5S» - la sua posizione è stata stralciata - avrebbe ottenuto da Parnasi la promessa di un incarico presso l' As Roma. A rischio processo anche Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento programmazione e attuazione urbanistica: a metterlo nei guai, un bonifico da 1.500 euro in favore della Fondazione Fiorentino Sullo, a lui riconducibile.
parnasi e salvini allo stadioPARNASI E SALVINI ALLO STADIO

IL SOPRINTENDENTE 

C' è un altro nome eccellente tra gli imputati, che mette in imbarazzo il Campidoglio: quello del soprintendente Prosperetti. È accusato di induzione indebita a dare e promettere utilità. Per i pm, in cambio dell'«archiviazione della proposta di apposizione del vincolo» sull' Ippodromo di Tor di Valle, che avrebbe rallentato il progetto, avrebbe indotto Parnasi ad affidare al suo amico architetto Paolo Desideri, datore di lavoro di sua figlia, un incarico da 200mila euro: la «progettazione della ricollocazione di una campata dell' ex Ippodromo». A mettere in contatto l' imprenditore e Prosperetti sarebbe stato Claudio Santini, imputato per traffico di influenze illecite. In cambio della «mediazione» avrebbe ottenuto 53.440 euro.

LE INTERCETTAZIONI CHOC SUL PONTE DI TRAIANO

Mic. All. per “il Messaggero”
pallotta-parnasiPALLOTTA-PARNASI

Luca Parnasi che esulta cantando per l' approvazione della delibera che dà il via al progetto dello Stadio. Gli ammonimenti al collaboratore che fa notare che, con l' eliminazione del Ponte di Traiano, la città sarebbe sprofondata nel caos e i romani diretti a Tor di Valle sarebbero rimasti imbottigliati nel traffico: «Vabbè, ma questo tienitelo per te».
parnasi giorgetti lanzalonePARNASI GIORGETTI LANZALONE




Mai come nel caso dell' affaire Tor di Valle, le intercettazioni sono state profetiche. Perché oggi, due giorni dopo l' annuncio della sindaca Virginia Raggi - «lo stadio di farà» - e dopo l' allarme lanciato Politecnico di Torino per il rischio «caos» ed esito «catastrofico» per la mobilità, permettono di ricostruire passo per passo gli inganni e i sotterfugi che il gruppo Parnasi, per l' accusa, ha messo in atto pur di raggiungere l' obiettivo, stroncato dall' esplosione dell' inchiesta lo scorso giugno. Uno su tutti: la sparizione dal progetto del Ponte di Traiano, arrivata quando i nuovi inquilini del Campidoglio ridussero le cubature del masterplan e Parnasi ottenne, in cambio, di non dovere più realizzare a sue spese il passaggio sul Tevere, strategico per lo smaltimento del traffico.
luca parnasiLUCA PARNASI

LE INTERCETTAZIONI 

È tutto scritto nell' informativa finale dell' inchiesta sul giro di corruzione dietro alla realizzazione del Nuovo stadio della Roma. Giugno 2017, viene approvata la delibera di pubblico interesse, che comporta una «significativa riduzione delle cubature con un conseguente taglio delle opere pubbliche - annotano i carabinieri del Nucleo investigativo - sono stati ridotti i fondi per il prolungamento della metro e per gli interventi della Roma-Lido».

luca parnasi mauro baldissoniLUCA PARNASI MAURO BALDISSONI
E, soprattutto, «è stato eliminato il Ponte di Traiano, che consentiva un collegamento veloce con l' autostrada Roma-Fiumicino». Nelle carte si legge che «Parnasi e i suoi accoliti recepiscono con soddisfazione l' approvazione». Non sono delusi dal taglio delle cubature, «ampiamente compensato dall' eliminazione dei costi per la realizzazione delle opere». Parnasi telefona a Mauro Baldissoni, vicepresidente esecutivo della Roma, «è talmente entusiasta dell' esito della seduta che lo riferisce a Baldissoni cantando», si legge negli atti.

LA RIUNIONE 

Ma l' intercettazione clou è precedente e risale al febbraio 2017. Il manager di Eurnova, Luca Caporilli, è al telefono con un collega. Parlano di una riunione prevista il 24 del mese tra esponenti del gruppo Parnasi, vertici del Campidoglio e manager dell' As Roma. Caporilli gli dice di portare tutte le simulazioni fatte, «è veramente importante, dovete venire con tutte le simulazioni senza ponte, con il ponte, che succede se fanno il ponte, tutto quello che c' hai». Il 24, mentre la riunione è in corso, Caporilli contatta il collaboratore e si allontana dalla stanza. «Disquisiscono delle parafrasi da utilizzare con il Comune per comunicare loro l' esito negativo delle simulazioni», annotano gli investigatori: lo scopo è dimostrare che il Ponte non è necessario.

luca parnasiLUCA PARNASI
L' interlocutore accenna però ai problemi di viabilità che si creerebbero con la cancellazione dal progetto. Ma Caporilli è categorico: «Questo tienilo per te». Una frase che ripete addirittura quattro volte. «Levando il ponte sul Tevere quello che si viene a creare è che sulla via Del Mare...», prova a dire il collaboratore. «Tienilo per te, tienilo per te, porta questo e tieni per te quello», replica il manager. «Si crea caos di nuovo sulla Roma Fiumicino», aggiunge l' altro. «Però possiamo dire che con la riduzione si dovrebbe risolvere...», incalza Caporilli. «Eh no, perché se io riduco...

», la risposta. E arriva il secondo ammonimento: «Va beh però questo tienitelo per te no? Dico io... è critica la cosa o è...». E lui risponde: «L' autostrada Roma Fiumicino torna com' è allo stato attuale... vanno a riprendere poi la via Ostiense e via Del Mare sul ponte dei Congressi». Il 28 febbraio, la Raggi brinda al patto con Parnasi e Pallotta. In giugno, l' approvazione della delibera.

Poco più di un mese dopo, si aprono altre questioni, come l' introduzione di una variante urbanistica. Si torna a parlare del Ponte di Traiano. Come sempre, il gruppo si rivolge all' avvocato Luca Lanzalone, consulente di punta della sindaca. L' 8 agosto 2017, nel corso di una conversazione dedicata a un parere del Ministero dei Trasporti, in cui si afferma che «la mancata realizzazione del ponte di Traiano costituirebbe un ostacolo per l' autorizzazione dell' intera opera», Baldissoni dice a Caporilli di stare tranquillo: Lanzalone gli ha assicurato che il parere non bloccherà il progetto. «Non è il sindaco e non è un politico, ma, ripeto, lì mi sembra che alla fine sia quello che indirizza le soluzioni pratiche», aggiunge. «È lui che ha risolto lo Stadio!», dirà soddisfatto Parnasi poco tempo dopo. E, ancora oggi, del Ponte non c' è traccia nel progetto.

Fonte: qui