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domenica 12 gennaio 2020

LIBIA, LA SPARTIZIONE E’ INIZIATA. IL GENERALE HAFTAR ANNUNCIA IL CESSATE IL FUOCO

IL MEETING A ROMA DI HAFTAR CON GLI AMERICANI: HA INCONTRATO LA VICE CONSIGLIERA ALLA SICUREZZA NAZIONALE VICTORIA COATES, CHE HA LE DELEGHE PER LIBIA E NORD AFRICA, E RICHARD NORLAND, AMBASCIATORE AMERICANO PER LA LIBIA, DI STANZA A TUNISI…

CONTE E SERRAJCONTE E SERRAJ
Ahmed Al Mismari, portavoce dell' Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, ha annunciato in un video il cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte. Una dura rappresaglia, ha affermato, verrà attuata contro chi non lo rispetterà.

"Siamo estremamente preoccupati - ha detto Conte - per l'escalation" in Libia gli ultimi sviluppi stanno rendendo un paese una polveriera con forti ripercussioni, temiamo, sull'intera regione". Bisogna "assolutamente fermare il conflitto interno e le interferenze esterne".

"L'Italia ha sempre linearmente, coerentemente lavorato per una soluzione politica, per contrastare l'opzione militare, ritenendo l'opzione politica l'unica prospettiva che possa garantire al popolo libico benessere e prosperità. Non abbiamo altri obiettivi, non abbiamo agende nascoste" ha detto il premier. "Possiamo rivendicare come Italia e governo in particolare, una posizione lineare e coerente nel linguaggio, nelle azioni e negli obiettivi". "Lunedì sarò in Turchia, martedì in Egitto, ma ho già programmato colloqui telefonici con leader di governo e presidenti di vari Paesi che sono coinvolti nello scenario libico. Voglio continuare a tessere questa tela che deve portarci a una soluzione pacifica". Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine dell'incontro con il primo ministro libico.
CONTE E SERRAJCONTE E SERRAJ

Apprezzamenti per il ruolo dell'Italia sono stati espressi dal premier libico al Sarraj. "Accogliamo con piacere l'iniziativa di Russia e Turchia per un cessate il fuoco e sempre disponibili ad accogliere qualsiasi tipo di iniziativa possa andare in questa direzione. La condizione è il ritiro della parte che attacca, che non sembra disponibile a ciò" perché ha un altro modus operandi.

Lo ha detto il premier libico Fayez al Sarraj, al termine dell'incontro a palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "Siamo estremamente convinti della bontà della conferenza di Berlino che tende a ripristinare il processo politico che per noi è molto importante e apprezziamo gli sforzi in questa direzione, con il coinvolgimento della Germania ma anche di Paesi vicini a noi come l'Algeria e la Tunisia" dice il primo ministro libico Fayez Sarraj al termine dell'incontro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durato tre ore.

GIUSEPPE CONTE KHALIFA HAFTARGIUSEPPE CONTE KHALIFA HAFTAR
"Confidiamo che questa iniziativa possa porre fine all'offensiva di cui soffriamo e che si traduce anche nell'invio di armi e supporto militare di Paesi terzi alla fazione che attacca. Ci auguriamo che possa aiutarci a porre fine a ciò", aggiunge. "Sappiamo che ogni Paese mira sempre a difendere i propri interessi ma ciò può essere fatto in maniera etica, morale e giusta, perciò siamo costretti ad assumere una posizione difensiva e difendere i nostri diritti".

PASSA PER ROMA IL NEGOZIATO SEGRETO FRA HAFTAR E GLI INVIATI DI TRUMP
Jacopo Iacoboni Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

GIUSEPPE CONTE E KHALIFA HAFTAR A PALAZZO CHIGIGIUSEPPE CONTE E KHALIFA HAFTAR A PALAZZO CHIGI
Tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio di mercoledì 8 febbraio, Khalifa Haftar era a Roma non per incontrare il premier italiano Giuseppe Conte (che poi ha visto per due ore, a partire dalle 15,30, a Palazzo Chigi), ma per vedere gli americani. Il generale leader di Bengasi ha incontrato due personaggi chiave per il dossier libico nell' amministrazione degli Stati Uniti, la vice consigliera alla sicurezza nazionale Victoria Coates, che ha le deleghe per Libia e Nord Africa, e Richard Norland, ambasciatore americano per la Libia, di stanza a Tunisi. La notizia dell' incontro ci è stata data da due fonti italiane differenti e convergenti. Fonti americane al più alto livello dell' amministrazione Usa, interpellate da La Stampa per una ulteriore conferma, non hanno smentito l' incontro.

UN MILIZIANO DELLE TRUPPE DI HAFTAR IN LIBIAUN MILIZIANO DELLE TRUPPE DI HAFTAR IN LIBIA
Si tratta di un evento di grande importanza per una serie di ragioni, geopolitiche innanzitutto, e di politica interna italiane. Sul primo fronte, gli Stati Uniti fino a oggi hanno sostenuto il governo di Fayez Sarraj, il leader del governo di accordo nazionale libico, l'esecutivo che si muove sotto l' egida Onu, in sintonia con la mediazione del rappresentate speciale delle Nazioni Unite per la crisi libica, Ghassan Salamé. Tuttavia, da quasi un anno, Washington ha allacciato contatti anche con Haftar.

Tutto cominciò con una telefonata di Donald Trump al generale di Bengasi, il 15 aprile, avvenuta dopo che il presidente egiziano Al Sisi aveva assai caldeggiato l'apertura di una sponda americana anche con Bengasi, dicendo che Haftar era un uomo chiave per la lotta al terrorismo, in particolare contro i Fratelli musulmani. Quella telefonata di Trump creò non poco sconcerto anche in ampi settori del Dipartimento di Stato, impegnati in un cauto lavoro di sostegno a Sarraj, perché diede l'impressione che gli Usa avessero cambiato linea sulla Libia.

sirte conquistata dalle truppe di haftar 3SIRTE CONQUISTATA DALLE TRUPPE DI HAFTAR 3
Il 24 novembre c'era stato poi il primo incontro a Bengasi, Haftar aveva ricevuto una delegazione sempre con Victoria Coates e Richard Norland, più Matthew Zais, vice segretario aggiunto al Dipartimento dell'energia Usa, e il generale di brigata Steven de Milliano, vicedirettore Usafricom per la strategia.

Gli americani avevano espresso il sostegno Usa alla sovranità e integrità territoriale libica, lasciato capire ad Haftar che avrebbe avuto un ruolo di primo piano, ma gli avevano anche esposto un serissimo alt: tutto questo sarebbe avvenuto a patto che non si mischiasse con mercenari dalla Russia. e anche se il Cremlino lo nega sul campo ci sono mille mercenari di Mosca a stravolgere i già fragilissimi equilibri della regione.

sirte conquistata dalle truppe di haftar 1SIRTE CONQUISTATA DALLE TRUPPE DI HAFTAR 1
L'ambasciata Usa in Libia dichiarò che il motivo dell' incontro di novembre era stato «lo sforzo per trovare una soluzione politica al conflitto alla luce dell' escalation dell' intervento militare russo». L' incontro di Roma può essere solo la conferma di questo dialogo, ma c' è anche chi ci vede un deciso passo in avanti, che attesta nei fatti un vero cambio di cavallo da parte degli Usa in Libia, non più a sostegno di Sarraj ma di Haftar.

Di sicuro la mattinata romana di Haftar non solo non è passata inosservata a Palazzo Chigi, ma ha scosso e movimentato la politica italiana, dando l' idea, nelle prime interpretazioni ignare di questa vicenda, di un mancato coordinamento tra le iniziative geopolitiche del premier e la Farnesina, soprattutto con il nuovo attivismo di Di Maio sulla Libia che aveva un po' oscurato il premier.

sirte conquistata dalle truppe di haftarSIRTE CONQUISTATA DALLE TRUPPE DI HAFTAR
In realtà, quel giorno, tutto è stato prodotto da una rincorsa: non appena negli uffici del presidente del Consiglio si è appresa la tempistica del meeting romano tra Haftar e gli americani - che era stato determinato dall' azione geopolitica americana - hanno fatto «il diavolo a quattro» per non restare esclusi da questa partita. Almeno dal punto di vista mediatico: di qui le telefonate con l'entourage del generale della Cirenaica, per organizzare il passaggio e le fotografie a Palazzo Chigi.

Con Haftar che, abbastanza imprevedibile anche in fatto di cerimoniale, ha costretto gli italiani a assecondare i suoi tempi. Il premier ha incassato di buon grado, pur di mettersi in scia degli americani. I quali gliel'hanno concesso. Pazienza se il suo ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in quelle ore, al Cairo, stava rifiutando di firmare un documento comune con Francia, Egitto e Grecia, perché la Farnesina riteneva il testo troppo duro con Sarraj. Fonte: qui

IL VERTICE DI MOSCA SULLA LIBIA È UN MEZZO FLOP: SERRAJ NON HA VOLUTO INCONTRARE HAFTAR E IL GENERALE DELLA CIRENAICA NON HA NESSUNA INTENZIONE DI RITIRARE LE TRUPPE. MA IL PASSO INDIETRO È LA CONDIZIONE BASE PER GIUNGERE A UN COMPROMESSO 
NON È STATO FIRMATO NESSUN ACCORDO E SIAMO AL PUNTO DI PARTENZA MENTRE CONTE DA ERDOGAN FA LA SOLITA SUPERCAZZOLA: "NOI SIAMO FACILITATORI DI PACE. DOBBIAMO LAVORARE PER UN CESSATE IL FUOCO DURATURO"
LIBIA, CONTE: LAVORARE TUTTI PER CESSATE IL FUOCO DURATURO
GIUSEPPE CONTE CON ERDOGANGIUSEPPE CONTE CON ERDOGAN
(LaPresse) - "Condivido l'urgente necessità di garantire un cessate il fuoco duraturo in Libia. Dobbiamo lavorare tutti per questo obiettivo comune avendo tutti medesima agenda". Lo dice il premier Giuseppe Conte, in una conferenza stampa congiunta ad Ankara, dopo l'incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. "Il cessate il fuoco deve essere seguito da uno sforzo per garantire sovranità" aggiunge.

LIBIA, CONTE: NOI SIAMO FACILITATORI DI PACE
GIUSEPPE CONTE ERDOGAN 1GIUSEPPE CONTE ERDOGAN 1
(LaPresse) - "Noi siamo facilitatori di pace, rivendichiamo questo ruolo e questo primato". Lo dice il premier Giuseppe Conte alle tv, a margine dell'incontro ad Ankara con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

LIBIA, CONTE: MAI PENSATO A INCONTRO SERRAJ-HAFAR, NON ERA PROPONIBILE
CONTE E SERRAJCONTE E SERRAJ
(LaPresse) - "Leggo su alcuni giornali autorevoli commentatori dire che avrei voluto fra incontrare Serraj e Haftar. Questo significa non conoscere il dossier libico. Non era proponibile, non è stata assolutamente concepita una cosa del genere". Lo dice il premier Giuseppe Conte alle tv, a margine dell'incontro ad Ankara con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

LIBIA, CONTE: GRUPPO INTERPOSIZIONE ONU È OPZIONE SUL TAVOLO
PUTIN ERDOGANPUTIN ERDOGAN
(LaPresse) - In Libia "ci deve essere un ruolo per le Nazioni Unite, assolutamente. Per quanto riguarda poi le modalità concrete per assicurare che questo cessate il fuoco sia duraturo lo studieremo a Berlino. Tra le varie opzioni sul tavolo c'è quella di un gruppo di interposizione". Lo dice il premier Giuseppe Conte alle tv, a margine dell'incontro ad Ankara con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
MACRON HAFTARMACRON HAFTAR

LIBIA, L'ACCORDO NON C'È: HAFTAR NON VUOLE ARRETRARE
Mauro Indelicato per https://it.insideover.com/

GIUSEPPE CONTE E KHALIFA HAFTAR A PALAZZO CHIGIGIUSEPPE CONTE E KHALIFA HAFTAR A PALAZZO CHIGIUN MILIZIANO DELLE TRUPPE DI HAFTAR IN LIBIAUN MILIZIANO DELLE TRUPPE DI HAFTAR IN LIBIA
Nessun incontro tra Al Sarraj ed Haftar, ma soprattutto nessun ritiro delle truppe da parte del generale uomo forte della Cirenaica. Sono queste le più importanti novità arrivate da Mosca nelle ultime ore. Nella capitale russa è in corso da questa mattina un incontro supervisionato dai vertici russi, ma anche da rappresentanti turchi, che mira a ridare nuova fisionomia ai recenti accordi sul cessate il fuoco in Libia. Ma non tutto starebbe andando per il verso giusto.
sirte conquistata dalle truppe di haftar 3SIRTE CONQUISTATA DALLE TRUPPE DI HAFTAR 

I sette punti della bozza
L’accordo prevede sette punti. La bozza, cui hanno avuto accesso in via preliminare le agenzie, prevede in particolare il cessate-il-fuoco e il suo rispetto. Obiettivo ultimo del vertice di Mosca che però ha anche reso palese a tutti come le divergenze siano ampie e che il documento non sia in realtà la conferma della pace ma la sospensione dell’attuale assedio di Tripoli e in attesa della conferenza di Berlino. Un meeting che servirà soprattutto a chiarire il ruolo dell’Europa, delle varie potenze regionali, e a cui Putin e Erdogan hanno voluto arrivare con la certezza di aver scelto loro la road-map per la pace (e per la spartizione di influenza) del Paese nordafricano.

erdogan putinERDOGAN PUTIN
Come riportato da AdnKronos, che ha avuto accesso all’accordo, la bozza prevede l’osservanza incondizionata della cessazione delle ostilità, la determinazione di una nuova linea del fronte che assicuri la possibilità che il cessate-il-fuoco sia rispettato (con la formazione di una commissione militare che ne decida forma e modalità di attuazione). Previsto anche l’assicurazione di un accesso sicuro degli aiuti umanitari, la designazione di rappresentanti delle parti in causa per aprire tutti i canali diplomatici , militari ed economici al fine di mantenere la stabilizzazione della Libia. Mettere le premesse per un accordo intralibico con commissioni e esponenti incaricati dalle fazioni in campo.
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Nessun incontro tra i due
Per la verità un faccia a faccia tra i due principali attori impegnati in Libia non era mai stato posizionato in agenda durante il vertice di Mosca. Del resto, proprio per evitare di incontrare Khalifa Haftar nei corridoi di Palazzo Chigi, la scorsa settimana Fayez Al Sarraj ha improvvisamente annullato l’incontro con Giuseppe Conte. Tuttavia, nella capitale russa speravano che qualcosa potesse capitare. Invitare entrambi nella stessa città e nello stesso luogo per firmare un accordo probabilmente decisivo per il futuro della Libia, dava adito a speranze in tal senso. Ma, così come si legge su molti siti libici, Al Sarraj ha confermato di non avere la minima intenzione di sedersi attorno ad un tavolo con il suo rivale.
al serraj haftar giuseppe conteAL SERRAJ HAFTAR GIUSEPPE CONTE

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A pesare è soprattutto la posizione delle milizie, assolutamente sfavorevoli ad ogni tipo di colloquio diretto del principale rappresentante del governo libico con Haftar. Dunque, le varie delegazioni che in queste ore stanno contrattando un accordo in grado di soddisfare i principali requisiti richiesti, stanno incontrando russi e turchi in separata sede. E questo fa ben intuire, a prescindere da come andranno le cose, il clima che si sta respirando tanto a Mosca quanto a Tripoli.

Haftar non vuole ritirare le truppe
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Anche l’altra notizia sopra accennata non costituisce affatto una sorpresa. In tanti sospettavano infatti del fatto che il generale uomo forte della Cirenaica non avesse affatto intenzione di ritirare le sue truppe. Questo è un altro dei punti salienti dell’accordo in discussione a Mosca. L’obiettivo era di fatto creare un compromesso con Haftar: il ritiro nelle caserme delle sue truppe, in cambio della responsabilità (che suona più un onore che un onere) da accordare al Libyan National Army del controllo dei pozzi petroliferi.
LUIGI DI MAIO KHALIFA HAFTARLUIGI DI MAIO KHALIFA HAFTAR

Ma, come hanno ripetuto sia da Tripoli che da Bengasi, Haftar non ha al momento intenzione di far arretrare i suoi soldati dalla capitale. Dunque, nelle periferie tripoline in mano al suo esercito non ci dovrebbero essere mutamenti sotto il profilo militare. A questo punto è da chiedersi se il faticoso accordo tra le parti, che a Mosca si sta provando a portare in porto entro questo lunedì, sia o meno alla portata.

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Accordo non trovato
Nel pomeriggio moscovita, è arrivata poi la conferma che qualcosa non stesse andando per il verso giusto: “I colloqui di Mosca sulla Libia di oggi si sono conclusi senza la firma di nessun accordo – ha dichiarato il consigliere del presidente del parlamento di Tobruk, Hamid al Safi – nessuno stop ai combattimenti”. Le affermazioni sono arrivate dall’agenzia di stampa russa “Sputnik”.
LUIGI DI MAIO KHALIFA HAFTARLUIGI DI MAIO KHALIFA HAFTAR

Motivo principale di scontro, decisivo per la non conferma dell’accordo ed il fallimento dell’odierna giornata di lavoro nella capitale russa, ha riguardato il sopra citato rifiuto da parte di Haftar di ritirare le proprie truppe da Tripoli. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e il suo omologo turco Mevut Cavusoglu hanno confermato che Serraj ha firmato, ma Haftar non ha voluto. Non solo il rifiuto dell’incontro, quindi, ma anche la mancanza di firma.
Fonte: qui

KHALIFA HAFTAR HA ACCETTATO L’INVITO DELLA MERKEL: SARÀ ALLA CONFERENZA SULLA LIBIA DI DOMENICA. CHISSÀ SE QUESTA VOLTA FIRMERÀ IL CESSSATE IL FUOCO O FARÀ LO GNORRI COME A MOSCA? 

ERDOGAN SI È INFURiATO: “SE ATTACCA GLI DAREMO UNA LEZIONE”

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Il generale Khalifa Haftar, sostenuto da Putin, ha lasciato Mosca senza firmare l’accordo di cessate il fuoco con il governo di accordo nazionale guidato da Fayez al-Sarraj. Tra i punti dell’intesa nel piano di mediazione proposto da Russia e Turchia c’era il ritiro delle forze di Haftar da Tripoli. Ieri sera Haftar aveva chiesto tempo fino a questa mattina per esaminare l’accordo già firmato dal capo del governo riconosciuto dall’Onu Fayez al-Sarraj, ma ha lasciato la capitale russa senza firmare. Secondo i media arabi, il generale avrebbe rifiutato di firmare perché l’intesa avrebbe ignorato molte delle richieste del leader della Libia orientale. La mossa non è piaciuta al presidente turco Erdogan che ha parlato espressamente di «infliggere una lezione» ad Haftar nel caso dovesse riprendere i suoi attacchi. Erdogan ha inoltre rivendicato il ruolo di Ankara nella crisi libica: «Se la Turchia non fosse intervenuta, Haftar avrebbe preso il pieno controllo della Libia».
CONTE E SERRAJCONTE E SERRAJAL SERRAJ ERDOGANAL SERRAJ ERDOGAN

Le richieste di Haftar
Nel corso dei colloqui di ieri a Mosca — secondo Sky News Arabia — Haftar avrebbe insistito sulle richieste di far entrare le sue truppe a Tripoli e di formare un governo di unità nazionale che ricevesse il voto di fiducia da parte del parlamento di Tobruk. Il generale avrebbe anche chiesto un monitoraggio internazionale del cessate il fuoco senza la partecipazione della Turchia e chiesto il ritiro immediato dei mercenari «arrivati dalla Siria e dalla Turchia». Infine, avrebbe insistito sulla richiesta di avere l’incarico di comandante supremo delle Forze armate libiche.
GIUSEPPE CONTE KHALIFA HAFTARGIUSEPPE CONTE KHALIFA HAFTAR

Conferenza di Berlino
KHALIFA HAFTARKHALIFA HAFTAR
Intanto, nonostante il fallimento del negoziato a Mosca, il generale della Cirenaica, Haftar, avrebbe accettato l’invito della Germania a partecipare alla Conferenza di Berlino sulla Libia, prevista per domenica prossima, 19 gennaio. La notizia è stata riportata Al Arabiya. Il ministro degli Esteri russo Lavrov aveva assicurato: «La Russia proseguirà nei suoi sforzi per arrivare a un cessate il fuoco in Libia». Proponendo di «unire gli sforzi» compiuti dagli europei e dai vicini della Libia, nonché quelli di Russia e Turchia, e agire così «in un’unica direzione» per spingere «tutte le parti libiche a raggiungere accordi piuttosto che sistemare le cose militarmente». Alla conferenza prendono parte Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, Emirati arabi, Turchia, Repubblica del Congo, Italia, Egitto, Algeria, Onu, Unione europea, Unione africana e Lega araba. Anche Al Sarraj sarà a Berlino.
Fonte: qui

giovedì 26 dicembre 2019

SE ERDOGAN INTERVIENE IN LIBIA – NOI CHE SI FA?


La  Turchia interverrà in Libia?”  – Se lo domanda Bob Woodward, in un articolo che pare riflettere l’incertezza dell’Establishment Usa, sul fatto che Erdogan possa farlo davvero.
E’ successo che gli USA  hanno tolto un embargo  che durava dal 1987 sulla parte greca di Cipro,  come evidente (anche se rozzo) appoggio alle ragioni di Cipro contro le provocazioni turche sulle navi tecniche estere (fra cui l’Eni)  a cui Cipro aveva commissionato  la prospezione e lo sfruttamento dei noti giacimenti sottomarini;  Ankara  ha immediatamente reagito male: minacciando la “escalation”   Washington – se davvero cessa l’embargo  a favore di Cipro.  Il tutto va inserito nelle tensioni  che Erdogan  non dà alcun segno di voler acquietare:  i suoi F-16  violano di continuo lo spazio aereo ellenico costringendo gli F-16 greci a levarsi per intercettare e allontanare l’intruso; la Grecia   vuole comprare  tre droni da Usa o Israele “con capacità di sorveglianza dal Mar Nero alla Libia”.

Intanto sul mare, la nostra fregata Martinengo  partecipa ad una esercitazione con la francese Surcouf e il  pattugliatore cipriota Ioannides  nella Zona Economica Esclusiva (ZEE) di Cipro; la Turchia ha parlato di  allestire  una base navale – in Libia, a difesa e protezione di Al Sarraj, il suo regime e  la ZEE che hanno costituito insieme da  pochi giorni.  E’ dubbio che Erdogan abbia i mezzi per sue così vaste  ambizioni, ma…
“Erdogan  ha ricevuto  Fayez Al Sarraj domenica,  è  la seconda volta in meno di un mese”, nota Woodward ed  ha evocato l’invio di truppe in Libia: “Noi  proteggeremo i diritti della Libia e della Turchia nel Mediterraneo orientale”, ha proclamato il turco  in tv.



Le pretese turche e come si sovrappongono alle greche e cipriote.

Per  buona misura, il Congresso USA per dare nuovo sfogo al suo anti-russismo delirante, sta per votare nuove sanzioni alla Russia  per “il suo intervento in Libia” , presunto come è presunta la presenza di “mercenari russi” di cui si parla molto, in appoggio alle  forze  di Haftar ; e le milizie di  Misurata  (una città stato di bande armate) ha dichiarato di “mobilitare” contro Haftar in appoggio ad Al Serraj ; la  vittoria di Haftar infatti  metterebbe fine alla “libertà” misuratine, delle bande armate e  dei loro affari (lo spaccio scafista  di profughi,  i riscatti pretesi dalle famiglie eccetera) eccetera.
(Secondo  il sito  Strategika, vicino a Mosca, i mercenari russi sono collegati  con le tribù fedeli a Saif-a-Islam Gheddafi, il figlio del defunto; che comunque oggi appoggia  Haftar).

L’Egitto dovrebbe intervenire

Insomma Erdogan, non pago dell’occupazione militare della striscia del Nord Siria contro i curdi, dopo aver non si sa se rotto con la NATO avendo acquistato gli S-400 onde non si capisce se oggi è un  mezzo-alleati d Mosca,  dopo aver violato  le disposizioni dell’ONU con la formazione della ZEE insieme ad Al Serraj (le zone  non possono essere stabilite unilateralmente),  dopo aver irritato la UE [per quel che vale]  con le sue provocazioni attorno a  Cipro, adesso con l’appoggio militare che ha  proclamato di dare ad Al Serraj ,  adesso  vuole vedersela di fatto anche con i paesi che sostengono Haftar: sostanzialmente Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Egitto e  (un po’ defilata) la Russia.
L’Egitto è il più immediatamente pericoloso, avendo forze armate  ragguardevoli, grande demografia  ed essendo confinante ; se Ankara intervenisse con il suo corpo di spedizione a sostenere Al Serraj   (anzi secondo  voci non confermate  sono presenti a Tripoli forze speciali turche) Il Cairo interverrà prima e per scongiurare una sconfitta di Haftar, perché non tollererebbe una Libia  guidata dalla Fratellanza Musulmana al di là della frontiera.
Dunque potremmo davvero vedere la guerra guerreggiata di due medie potenze, con  le  truppe turche che  combattono le egiziane   sul territorio libico. Entrambe le medie potenze hanno”amici”  ricchi  (Erdogan il Qatar) , ovviamente  l’Egitto i sauditi e  gli emirati  in funzione anti-Fratellanza   che possono finanziare un conflitto  lungo e intenso, con tutto il materiale  che serve da consumare in abbondanza.
Speriamo solo che i comandi militari turchi riescano a dissuadere Erdogan, magari facendogli presente che se vuole guerra con Il Cairo, l’Egitto ha il vantaggio di avere una lunga frontiera con la Libia che consente il facile rifornimento di Haftar e i suoi, mentre Ankara dovrà  fare rifornimento  su rifornimenti da spedire via aerea o  via mare  al suo alleato libico, ossia  facili da interrompere.
Altrimenti ci sarà  guerra  sotto casa nostra,  e la rovina di ogni residuale interesse che cerchiamo di mantenere –  saremo triturati ed  essenzialmente la nostra insignificanza è direttamente dovuta alla assenza di una forza militare che susciti rispetto. Questo popolo imbelle che “ha ripudiato la guerra” rischia di scoprire che la guerra non ha ripudiato lui – e non avere niente da mettersi. Che si fa quando fossimo obbligati di  intervenire in Libia, magari su mandato di qualcuna delle entità in stato di morte cerebrale cui aderiamo, la NATO o la Merkel , senza contare il famoso “alleato americano” che dovrebbe difenderci (contro la Russia…) ed  ora è in stato di golpe contro un presidente palesemente insufficiente – che si  fa?  Le nostre minime truppe con qualche capacità  l’alleato ce le tiene in Irak e in Afghanistan –    da 15 anni, per scopo che ormai anche il Pentagono si domanda (riguardo al’Afghanistan) si domanda quali erano stati..
Auguri, italiani, grillini e sardine e seguaci  di Vasco Rossi. Fonte: qui

PERCHE’ ABBIAMO PUNTATO SU AL SARRAJ

Ma perché l’Italia s’è schierata con  Al Sarraj, come capo del governo della Libia, che non ha nemmeno  la lealtà di buona parte delle sue milizie, invece che con Haftar, che ha la forza e gli appoggi militari che contano?  La risposta prefabbricata  è  che Sarraj   “è riconosciuto dalla comunità internazionale”. Già, ma quando e  perché lo ha riconosciuto la “comunità internazionale”?
Ovviamente, su pressione del presidente Obama e del suo ministro degli Esteri, Hillary Clinton:  che hanno scelto  la setta  dei   “Fratelli Musulmani”  come   organizzatori e gestori della primavere arabe  e conseguenti “cambi di regime” riusciti o tentati nei vari paesi islamici,  subito salutati dal media come trionfi della democrazia.


Marzo 2013: Morsi coccolato dal segretario di Stato Jonh Kerry

Il  miglior successo  fu l’Egitto. La Fratellanza sostenta dagli  USA ottenne anche i voti del popolo. Immediatamente  il nuovo presidente Mohamed Morsi,  da buon fratello, comincio a perseguitare la minoranza copta ed anche gli oppositori, dando a se stesso il potere di legiferare senza  controllo della magistratura. Siccome per il resto  la capacità di governo di Morsi non suscitò particolari entusiasmi fra  il popolo (mancarono i carburanti, l’elettricità andava e veniva)  lo stesso  popolo che era  stato sedotto dal sogno della democrazia islamica, accettò il necessario colpo di Stato di militari.
E in base a quale astuta analisi geopolitica la Hillary Clinton decise di puntare tutto sulla Fratellanza Musulmana? Probabilmente ricordate Huma Abedin, la bella musulmana che era  fra i  suoi più intimi collaboratori; moglie poi divorziata di Anthony  Weiner, ebreo, la cui brillante carriera pubblica fu interrotta quando  si scoprì che Weiner cercava di intortare sul web no so che  ragazzina minorenne postando le sue foto in erezione.


Più che consigliera una intima amica

Orbene, il padre di Huma,   Syed Zaynul Abedin   (1928-1993) – un indiano –   era un esponente di primo piano dei Fratelli Musulmani . Attivissimo, superlaureato ad Oxford, ha fondato in Usa e Gran Bretagna l”’Istituto per le minoranze musulmane”, con uffici  in Arabia Saudita e Londra e ha lavorato come direttore del Journal of the Institute – ora gestito da sua moglie Saleha Mahmoud Abedin.
Consulente della Lega Musulmana, il dottor  Abedin va accreditato della teoria detta “era civile”, ossia in apparenza ad un adattamento dell’Islam – e specificamente a quello professato dal fondatore della Fratellanza, Abul Ala Maududi – alla modernità e  alle sue ideologie secolariste, onde arrivare allo scopo,  “il ripristino del califfato”.
Quello che conta è  che quella  stagione è  superata, il progetto di consegnare  i paesi islamici  alla Fratellanza è  fallito  e scaduto.  Ora, Al Sarraj è il resto  – stiamo per dire il rimasuglio di quel progetto abortito  degli Obama-Clinton.  E Roma  ha continuato ad essere praticamente la sola a mantenersi obbediente a quel progetto ormai non più vigente .  Puntellando il  pericolante potere di Al Sarraj con fondi e motovedette, regali e  prestigio.  Ovviamente ricordate come i governi da Monti a  Renzi a Letta  si siano prodigati ad obbedire ad Obama ed a far propaganda  per la Clinton (Gentiloni andò addirittura a New York a organizzare  al consolato un incontro con gli italo-americani di potere, urlando “Votate Hillary!”  –  iniziativa che ha suscitato più irritazione che successo, ma ha appagato Gentiloni mostrare  il suo entusiasmo e dedizione per  Hillary).
Ora, anche i governi di dopo, grillo-leghisti come l’attuale  grillo-piddino,  mantengono la linea indicata  dai Clinton: succede,  quando non arrivano nuovi ordini da Washington . Nel frattempo,  in Libia è cambiato tutto . Macron, ormai da anni, ha puntato su Haftar fornendolo anche di armi,  con lo scopo finale accaparrare per la Francia  gli interessi italiani, ossia l’Eni con Total. Egitto e russi ormai stanno con Haftar.
E Sarraj, il Fratello Musulmano, capendo benissimo che la sua  posizione ha i giorni contati, ha fatto  l’accordo con Erdogan :  la geniale  Zona Economica Esclusiva attraverso il Mediterraneo orientale che si arroga  i giacimenti marini da gas e greggio  in quella zona.  Dunque oggi Erdogan è il  gran  protettore,  e insomma ha  sostituito noi  (Roma).
Le ultime di Erdogan  nell’area sono  interessanti.  Si è saputo solo oggi che il 19  novembre  la sua  marina da guerra  –  la fregata “TCG Gediz”   –  ha intimato di spostarsi a una nave israeliana di ricerche oceanografiche,la Bat Galim. “La Turchia non ha giurisdizione sull’area del Mar Mediterraneo in cui stavano lavorando i ricercatori”, spiega il Jerusalem Post, “ma la sua marina ha richiesto che Bat Galim si spostasse più a sud, come riportato per la prima volta sul Canale 13.


La fregata turca che ha minacciato la nave israeliana

“..il ministero degli Esteri turco ha convocato il massimo diplomatico israeliano ad Ankara all’inizio di questa settimana per informarlo che il piano di Israele di stabilire un gasdotto per l’Europa in quella parte del Mar Mediterraneo, in collaborazione con Grecia e Cipro, richiederebbe l’approvazione della Turchia”.
Come  risposta,  gli F-16 israeliano hanno preso a sorvolale la nave turca di estrazione, la “Yavuz”.
Come parte di una esercitazione aeronavale indetta da Sion su due piedi, proprio  nella  zona dove la fregata  turca  chiesto  alla nave  ebraica di spostarsi.
Ankara ha mandato a  Cipro Nord, dov’ è asserragliata  la minoranza turca (non riconosciuta  dalla comunità internazionale,  ma dal ’76)  un suo grosso drone armato, il Bayraktar TB2


ISTANBUL, TURKEY – SEPTEMBER 23: The ‘Armed Bayraktar TB2’ Unmanned Aerial Vehicle (UAV) is seen prior to performing demonstration flight during the ‘Teknofest Istanbul’ Aerospace and Technology Festival in Istanbul, Turkey on September 23, 2018.  Agency/Getty Images)

Armato, ossia fornito di Missili , che minaccia le  fregate e gli incrociatori che sono stati  mandati a Cipro per sostenere le giuste pretese di Cipro  (quella greca) sui  giacimenti petroliferi.  La nostra Martinengo è stata mandata lì’ a  quello scopo.  Essendo ovviamente vulnerabile al drone turco, un lettore mi chiede: non è che Erdogan ci  spara contro?
Ma no, tranquillo: la NATO  ci difenderà. Possiamo  invocare il famoso articolo 5.  Contro la Turchia, alleato  NATO?  La diceria che l’Alleanza sia in stato di morte cerebrale : al contrario. Piena di idee sempre nuove, ha ufficialmente indicato a tutti noi il nuovo nemico. La Cina.
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Dopo che Haftar ha sequestrato una nave turca, Erdogan aumenta il suo ruolo militare in Libia, facendo arrabbiare la Russia


Come avevamo previsto, la guerra libica 2.0 si è riversata nel Mediterraneo e ora è in procinto di diventare un grande rinnovato conflitto per procura internazionale che porta poteri regionali, in particolare Turchia, Egitto e potenzialmente Russia. 
L'esercito nazionale libico pro-Haftar (LNA), con base nell'est del paese devastato dalla guerra, ha annunciato sabato scorso di aver sequestrato una nave turca e di arrestare brevemente diversi membri dell'equipaggio turco mentre il mercantile veniva ricercato per le armi. "Una nave sotto la bandiera di Grenada, con a bordo una squadra di cittadini turchi, è stata arrestata", ha detto il servizio stampa dell'LNA È stato sequestrato  "perché è entrato nelle acque territoriali della Libia senza previa autorizzazione", ha aggiunto il portavoce dell'LNA.
A partire da lunedì, la nave e il suo equipaggio sono stati rilasciati, secondo l' AP , nel mezzo di crescenti tensioni per un controverso accordo di frontiera marittima che coinvolge Tripoli e Ankara, che dà entrambi i diritti di esplorazione del petrolio e del gas in Turchia nelle acque rivendicate dall'amministrazione di Haftar a Bengasi e amplia la cooperazione militare tra Erdogan e il governo di Tripoli GNA. 
Via l'AFP: la nave turca, registrata a Grenada, fu portata nel porto di Ras Al-Helal vicino alla città orientale di Derna.




I leader turchi suggeriscono che Ankara sta attualmente aumentando il suo sostegno al GNA, inviando aerei militari con truppe e armature in mezzo all'offensiva di Haftar contro la capitale. Indubbiamente, la Turchia è stata il sostenitore più aggressivo di Tripoli, offrendo equipaggiamento militare e persino potenza aerea, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito la maggior parte degli armamenti per l'esercito di Haftar, anche con l'assistenza dell'Egitto, dell'Arabia Saudita e persino della Russia (vale a dire, tramite mercenari presumibilmente con il Wagner gruppo ). 
Sabato il parlamento turco ha formalmente ratificato l'accordo di sicurezza e cooperazione militare con Tripoli.
Via TRT World: "L'accordo della Turchia con il governo della Libia riconosciuto dall'ONU a Tripoli è un segnale per gli altri stati mediterranei che Ankara può bloccare le loro rotte del gas".
Secondo Al Jazeera, ciò ha sollevato le sopracciglia a Mosca, che è tra un coro crescente di paesi che condannano il più profondo intervento della Turchia nel conflitto : 
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la Turchia potrebbe schierare truppe in Libia a sostegno del GNA, ma non è stata ancora presentata alcuna richiesta. Venerdì ha detto che la Turchia non ha potuto tacere sui mercenari sostenuti dalla Russia a sostegno delle forze di Haftar . 
La Russia, nel frattempo, ha affermato di essere molto preoccupata per la possibilità che la Turchia dispieghi truppe in Libia e che l'accordo sulla sicurezza abbia sollevato molte domande per Mosca. 
Erdogan discuterà del potenziale dispiegamento di truppe di Ankara in Libia con il presidente russo Vladimir Putin durante i colloqui in Turchia il mese prossimo, ha detto il Cremlino martedì. 
Nel frattempo, mentre Washington riconosce ufficialmente il GNA, l'amministrazione Trump per mesi ha verbalizzato il supporto per Haftar, da tempo considerato  "l'uomo della CIA in Libia" . "Haftar non è altro che un pirata", ha detto Erdogan all'inizio di quest'anno dopo che sei marinai turchi sono stati  brevemente arrestati  dalle forze pro-Haftar.
E questo incidente mercantile turco dell'ultimo fine settimana probabilmente aumenterà solo la presenza militare turca, anche perché la Turchia potrebbe essere impostata per esplorare le acque libiche come parte del recente accordo sul petrolio e gas con il GNA.
Secondo i rapporti della scorsa settimana sui media regionali, la Turchia è pronta a stabilire una base militare in Libia, che include una speciale  "forza di reazione rapida" che può schierarsi rapidamente se richiesto dal governo libico .
Secondo quanto riferito, le truppe turche stanno preparando un più ampio dispiegamento in Libia, tramite l'AP.
Affrontando l'accordo controverso nelle dichiarazioni rese la scorsa settimana, il presidente Erdogan ha detto a un  canale di notizie filo-governativo ,  "Difenderemo i diritti di Libia e Turchia nel Mediterraneo orientale".  Questo dopo  rapporti non confermati dai  media arabi che forze speciali turche sono già sbarcate a Tripoli. 
E soprattutto per la prospettiva di una guerra più ampia, il vicino Egitto ha condannato l'accordo GNA Turchia-Tripoli come "illegittimo" e ha persino segnalato che potrebbe arrivare il suo intervento militare .
Erdogan della Turchia e immagine del file Haftar dell'LNA.
Martedì scorso il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi ha avvertito sulla scia della Turchia e la Libia  un accordo , "Non permetteremo a nessuno di controllare la Libia ... si tratta di una questione di sicurezza nazionale egiziana".
Eccolo qui: un conflitto multipartitico sta emergendo mentre Bengasi e Tripoli continuano la loro battaglia di anni per il bottino della Libia post Gheddafi presumibilmente "liberata" dalla NATO nel 2011. Questo contrappone l'Egitto contro la Turchia e la Turchia contro la Russia   per non parlare della Grecia contro la Turchia e Haftar , poiché Atene sta già cercando di impedire alle navi turche di petrolio e gas di invadere le acque del Mediterraneo meridionale. 
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