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venerdì 31 luglio 2020

SAPETE QUANTO HA FATTURATO IL QUADRILATERO DELLA MODA DI MILANO NEL PRIMO WEEKEND DI SALDI? ZERO!


GLI ITALIANI PASSANO E GUARDANO I CAPI IN VETRINA, MA TANTO NON SE LI POSSONO PERMETTERE.

E DEI RICCASTRI CINESI, ARABI, RUSSI E AMERICANI CHE AFFOLLAVANO VIA MONTENAPOLEONE NEANCHE L'OMBRA

MALE ANCHE LE CATENE LOW COST, CON CALI DEGLI AFFARI DEL 70%.

GLI STUDENTI E I LAVORATORI SONO TORNATI A CASA, LE FIERE SONO UN VAGO RICORDO: LA CITTÀ RISCHIA IL TRACOLLO


Francesco Rigatelli per “la Stampa”

 

via montenapoleone vuotaVIA MONTENAPOLEONE VUOTA

Zero. E' questo il fatturato del Quadrilatero della moda nel primo weekend di saldi a Milano. Non era mai accaduto prima d' ora, almeno da quando esiste il quartiere con la più alta concentrazione di negozi di lusso del mondo. In questo periodo Milano era meta di turisti cinesi, arabi, russi e americani.

 

Venivano per il Duomo, per le squadre di calcio, per una gita a Como, ma soprattutto per la moda. Si pianificavano vacanze e weekend con tanto di personal shopper e autisti per non perdere i saldi e trovare gli outlet migliori. Quest' anno, invece, via Montenapoleone appare deserta.

 

i bei tempi delle code in via montenapoleoneI BEI TEMPI DELLE CODE IN VIA MONTENAPOLEONE

Nessuno si mette in fila per i saldi. Qualche italiano fa «window shopping», insomma guarda le vetrine, o cerca un senso unico in monopattino, ma poco di più. «Il primo weekend di saldi è stato un disastro - rivela Marco Barbieri, segretario generale della Confcommercio milanese -. Il Quadrilatero della moda ha fatto zero.

 

Non sappiamo come sia possibile, ma ha registrato oltre -90 per cento rispetto al 2019. Il motivo è che certi prodotti gli italiani non se li possono permettere. Altre zone meno di lusso sono andate meglio. Meglio si fa per dire: corso Buenos Aires, via Torino e corso Vercelli vanno da -70 a -50 per cento. Il problema è che anche nelle aree più commerciali le spese sono state ridotte perché a fine luglio in città è rimasta poca gente e con le tasche vuote».

i bei tempi delle code in via montenapoleoneI BEI TEMPI DELLE CODE IN VIA MONTENAPOLEONE

 

Milano è senza studenti, lavoratori, turisti e fiere: una combinazione mortale che la fa sembrare ancora in lockdown. Se va bene quest' anno si passerà da 11 a 5 milioni di arrivi dall' estero. Fiere e congressi sono rimandati all' autunno con un punto interrogativo. Del milione di pendolari che ogni giorno entravano in città e ne uscivano la sera senza perdere l' occasione di un pranzo, di un aperitivo, di una cena o di un regalo, ne arrivano circa 300mila al giorno.

coronavirus gli effetti sul lusso 1CORONAVIRUS GLI EFFETTI SUL LUSSO

 



Di studenti universitari si riparlerà seriamente da gennaio. Le principali aziende non hanno ancora un piano per il rientro dei dipendenti in ufficio, ma pensano a una continuazione del lavoro da casa fino a Natale. I nuovi quartieri verticali sono spettrali e solo Unicredit finora ha scritto ai suoi bancari che a settembre se tutto va bene potranno rientrare nella Torre, ma fino al 50 per cento della capienza.

CORONAVIRUS, FASE DUE A MILANOCORONAVIRUS, FASE DUE A MILANO

 



Le vere vittime di tutto questo, settori di turismo e spettacolo a parte, sono le aziende di pulizie e di mense per uffici, i bar e i ristoranti. La pausa pranzo a Milano vale il 20 per cento del fatturato di un locale. Ancora a giugno i ristoranti segnano -70 per cento sul 2019 e gli alberghi -80, senza dimenticare che la metà degli hotel milanesi è chiusa e non si sa se e quando riaprirà.

 

coronavirus gli effetti sul lusso 6CORONAVIRUS GLI EFFETTI SUL LUSSO

Nel mentre il problema di tutti è la mancanza di liquidità. A maggio e a giugno, secondo Confcommercio, il 90 per cento degli esercenti non ha ricevuto gli aiuti pubblici e a oggi il 50 per cento non ha visto migliorare la propria situazione.

 

Quasi come smacco ulteriore per la metropoli in difficoltà c' è la crescita dell' hinterland.

 

coronavirus fase due bar riaprono a milano 22CORONAVIRUS FASE DUE BAR RIAPRONO A MILANO

Per la prima volta Milano viene superata da paesi satelliti come Legnano o la Brianza a nord e San Donato, Melegnano e San Giuliano a sud. Nuove frontiere dello sviluppo, le cui economie locali si giovano improvvisamente del lavoro da casa dei pendolari, che hanno più soldi in tasca e li consumano tutti sul territorio, svuotando la città e arricchendo la provincia.

 

Se negozi e ristoranti a Milano registrano una media di -70 per cento, a giugno in molti centri minori si arriva a meno della metà, attorno a -30 per cento. Sembrerà poco, ma di questi tempi magri è il mondo alla rovescia. Fonte: qui



IMPRESE TURISTICHE ASSASSINATE (SE E’ VERA LA BOZZA DI DECRETO CHE GIRA)

IL TESTO PREVEDE CHE CI SIANO ANCORA 9 SETTIMANE DI CASSA INTEGRAZIONE, MA ONEROSA, CIOÈ CON UN CONTRIBUTO DA PARTE DELLE IMPRESE FINO AL 18%.

NON BASTA: IL DECRETO PREVEDE CHE SIANO BLOCCATI I LICENZIAMENTI PER 20 SETTIMANE, A MENO CHE L’IMPRESA NON CHIUDA

QUESTO È IL REGALO CHE LA CATALFO E FRANCESCHINI FANNO AL TURISMO ITALIANO PER SCHIANTARLO DEFINITIVAMENTE

DAGONEWS

PASQUALE TRIDICO NUNZIA CATALFOPASQUALE TRIDICO NUNZIA CATALFO

Se fosse vera la bozza di Decreto che gira in queste ore e che sarebbe pubblicata a breve, si decreterebbe la fine di migliaia di imprese turistiche italiane. Il testo prevede che ci siano  ancora 9 settimane di cassa integrazione, ma onerosa, cioè con un contributo da parte delle imprese fino al 18%. Non solo! Il Decreto prevede che siano bloccati i licenziamenti per 20 settimane, a meno che l’impresa non chiuda.

 

di maio catalfoDI MAIO CATALFO

Quindi le imprese turistiche che a migliaia non riescono a ripartire possono tenere il personale in cassa integrazione per 9 settimane, pagando un balzello, e poi devono riassumerlo pure se non gli necessita, a meno che non scelgano di chiudere.

 

Questo è il regalo che la Catalfo e Franceschini fanno al turismo italiano per schiantarlo definitivamente, mentre buttano miliardi per reddito di cittadinanza e Quota 100.

catalfoCATALFO

 

Le imprese sperano che sia un decreto fake e che Conte metta fine allo sconcio dei disastri che crea ogni giorno la coppia Catalfo-Tridico, sotto il totale disinteresse di Franceschini impegnato in ben altre strategie.




MA È IL MISE O CONFINDUSTRIA?

I GRILLINI STANNO TRASFORMANDO LO SVILUPPO ECONOMICO IN UNA SUCCURSALE DI VIALE DELL’ASTRONOMIA: NELLE PROSSIME SETTIMANE ARRIVERÀ MARCELLA PANUCCI, CHE PRENDERÀ IL POSTO DI SALVATORE BARCA DA POMIGLIANO. CHE L'AMICO DI MAIO VORREBBE PIAZZARE ALLA CONSAP

NOMINATO CONSIGLIERE PER LA POLITICA INDUSTRIALE ELIO CATANIA, CHE NEL 2011 VENIVA DEFINITO “UN POVERACCIO” DALL’ELEVATO BEPPE GRILLO, ACCUSANDOLO DEL FALLIMENTO DI FERROVIE DELLO STATO…


Alessandro Da Rold per “la Verità”

 

vincenzo boccia e marcella panucciVINCENZO BOCCIA E MARCELLA PANUCCI

Il ministero dello Sviluppo economico somiglia sempre di più a una succursale di viale dell' Asrtronomia, sede di Confindustria, tanto da ricordare gli anni di Federica Guidi. Non lo dicono gli uscieri, ma le nomine che il ministro 5 stelle, Stefano Patuanelli, sta perfezionando nelle ultime settimane. È di ieri l' altro la notizia della scelta di Elio Catania come consigliere per la politica industriale del ministero.

 

BEPPE GRILLO CONTRO ELIO CATANIA NEL 2011BEPPE GRILLO CONTRO ELIO CATANIA NEL 2011

Mentre nelle prossime settimane dovrebbe arrivare Marcella Panucci, ex direttore generale sotto la presidenza di Vincenzo Boccia, come segretario generale al posto di Salvatore Barca, amico dell' ex ministro Luigi Di Maio.

 

LUIGI DI MAIO E SALVATORE BARCALUIGI DI MAIO E SALVATORE BARCA

L' incarico di Catania, si specifica nella nota, «è a titolo gratuito e avrà la durata del mandato governativo del ministro». Catania è un boiardo di Stato a tutto tondo, un collezionista di poltrone instancabile. A quanto pare da mesi è entrato nelle grazie di Patuanelli.

 

Il ministro è cresciuto nelle giovanili della Democrazia cristiana e con tutta probabilità ha colmato con la nomina dell' ex presidente di Atm, Ibm, Fs (ora è anche vicepresidente del Cnel) la nostalgia degli anni ruggenti della prima Repubblica.

 

Catania è stato anche presidente di Confindustria digitale, membro della Luiss, vicepresidente di Alitalia, ma è in Ferrovie dello Stato che ha con tutta probabilità lasciato il segno più evidente, cioè quello del fallimento.

 

elio cataniaELIO CATANIA

A dirlo non è l' opposizione, ma Beppe Grillo, l' inventore del grillismo anti casta. Il comico genovese nel 2011 dedicò un post sul suo blog a Catania (è ancora visibile in Rete) dove definiva il neo senior advisor del ministro 5 stelle Patuanelli «il poveraccio».

 

Si legge: «Fu cacciato dalla presidenza delle Ferrovie dello Stato da Padoa Schioppa. Se ne andò con un buco di 465 milioni di perdite e con sette milioni di euro di buonuscita.

 

Per il successo ottenuto fu premiato con la poltrona di consigliere di amministrazione da Intesa San Paolo e con la presidenza dell' Azienda di Trasporti di Milano.

 

Pisapia lo ha licenziato dall' Atm. Catania non potrà più far fronte alle spese senza le remunerazioni da presidente e amministratore delegato tra i 366.000 e i 450.000 euro (fisso più variabile).

 

STEFANO PATUANELLISTEFANO PATUANELLI


Dovrà accontentarsi dei gettoni come consigliere di amministrazione Telecom (110.000 euro annui più altri 100.000 per le funzioni nei comitati), di Intesa San Paolo (150.000) e della misera pensioncina Inps da 12.276 euro netti al mese. Doppie e triple cariche con pensione d' oro al seguito. In un momento di crisi questa è benzina sul fuoco». E poi Grillo si domandava. «Quanti sono i Catania d' Italia?».

 

BEPPE GRILLO E ROCCO CASALINOBEPPE GRILLO E ROCCO CASALINO



Di sicuro sono molti, ma il principale segue ora la politica industriale del governo sostenuto proprio dal comico genovese. Le sorprese al Mise non finiscono qui. Si attende a breve la nomina a segretario generale di Marcella Panucci, che dopo 25 anni in viale dell' Astronomia, è stata accompagnata alla porta dal nuovo presidente Carlo Bonomi.

 

A prendere il suo posto in Confindustria è stata Francesca Mariotti, fidatissima di Bonomi, che manterrà un interim fino a dicembre.

 

FRANCESCA MARIOTTIFRANCESCA MARIOTTI

Poi si dice potrebbe arrivare Stefano Firpo, che finita la sua parentesi proprio al Mise è ora in Intesa San Paolo: la sua candidatura è sostenuta da Alberto Bombassei. I ritardi della nomina della Panucci sono dovuti a quelli dei rinnovi dei vertici di Consap, dove Di Maio vuole piazzare l' amico Salvatore Barca, attuale segretario generale di Patuanelli.

 

A chiudere la ragnatela tra governo e Confindustria c' è poi Domenico Arcuri, attuale super commissario di Giuseppe Conte, fidanzato con l' ex vicepresidente di Confindustria Antonella Mansi. Nel frattempo Bonomi due giorni fa attaccava il governo chiedendo riforme. Risponderanno Catania e Panucci.


Fonte: qui





lunedì 27 luglio 2020

VISSANI SI CUOCE IL GOVERNO E LA VICEMINISTRO: “CONTE? NON SAPREBBE MAI GESTIRE UN RISTORANTE. IL PROBLEMA DEI POLITICI È CHE DI SOLITO IL CONTO LO PAGA UN ALTRO”


“LA CASTELLI CI INVITA A CAMBIARE MESTIERE? MEGLIO CHE SIA LEI A FARLO. PURTROPPO VIVIAMO IN UN TEMPO IN CUI QUELLI CON LA LAUREA BREVE DIVENTANO MINISTRI…”

“LO STATO INIZI A RIDARMI I SOLDI CHE MI DEVE. CHE COSA ABBIAMO DI DIVERSO RISPETTO ALLA FIAT, CHE HA PURE LA SEDE FISCALE ALL' ESTERO?

RUTTE? SE VIENE IN ITALIA GLI METTO LE MANI ADDOSSO..."



Federico Novella per “la Verità”

 

castelliCASTELLI

Ragazzi, devo fare l' intervista, fate silenzio!». Il maestro Gianfranco Vissani, antesignano degli chef-star italiani, richiama all' ordine la ciurma delle cucine del suo ristorante di Baschi, in Umbria, sulla riva del lago di Corbara. Ma in sottofondo continua ad arrivare lo sfrigolio delle padelle sui fuochi.

 

vissaniVISSANI

«Abbiamo riaperto dieci giorni fa, con mille sacrifici: l' ho fatto soprattutto per i dipendenti. Magari ci avessero fatto uno sconto sulle tasse. Zero. Anzi, siamo stufi della gogna mediatica». Il Che Guevara della cucina italiana, per usare una sua definizione, promette di scatenare una guerriglia legale: «Questi qua non si rendono conto di quanto è grave la situazione. Non ci ascoltano. Organizzerò una class action contro il governo».

 

Non si placano le polemiche dopo la frase del viceministro Laura Castelli sui ristoratori. Gliela ripeto testuale: «Se una persona decide di non andare più a sedersi al ristorante, bisogna aiutare l' imprenditore a fare un' altra attività». Che cosa risponde?

«Meglio che sia lei a cambiare mestiere. Purtroppo viviamo in un tempo in cui quelli con la laurea breve diventano ministri. Queste sono le conseguenze».

 

Lei sarebbe disposto a reinventarsi?

castelliCASTELLI

«Lo faccio da sempre. Da noi si lotta e si cambia ogni anno: abbiamo rinnovato il menu, le sale, abbiamo acquistato i macchinari migliori per la sanificazione. È tutto sterilizzato: dai tavoli alle divise. Cinquant' anni di esperienza ti danno la forza di restare in piedi».

 

E il distanziamento?

«Quello da noi c' era anche prima. Tavoli sempre stati a 2 metri di distanza. Però».

Però?

«Però spiegatemi perché in spiaggia si sta pigiati come sardine, e poi da noi i camerieri devono stare in apnea con la mascherina. Chissà perché, i vigili i controlli li fanno solo nei ristoranti».

vissaniVISSANI

Comunque la storica rivista gastronomica del Gambero Rosso ha dato ragione alla Castelli.

Se lo aspettava?

«E che cos' è il Gambero Rosso? Venderà sì e no due copie. Una volta era una guida gastronomica, oggi si è ridotta a un volantino. Loro fanno politica, io no».

 

Cinquantamila ristoratori hanno firmato una lettera di protesta: «Ci hanno dato dei pigri e degli incapaci: non siamo più disposti a giustificare e a scusare». C' è anche la sua firma.

«Vorrei assumere per qualche tempo il viceministro nel mio locale, insieme con il premier.

Sarebbe utile per tutti. Una sorta di tirocinio, per fargli vedere come si lavora qui».

 

Perché, al governo non lo sanno?

«Conte non saprebbe mai gestire un ristorante. Il problema dei politici è che quando si siedono al tavolo, di solito il conto lo paga un altro».

gianfranco vissani al bano 2GIANFRANCO VISSANI AL BANO 2

 

E quindi?

«E dunque il funzionamento dell' azienda non gli interessa. Vorrei che iniziassero a mantenere le promesse che hanno fatto. E che magari cominciassero a ridarmi i soldi che mi devono».

laura castelli con mascherinaLAURA CASTELLI CON MASCHERINA

 

Perché, lo Stato le deve dei soldi?

«Come no. A cominciare dal banchetto per Massimo D' Alema, nel 1999. Si ricorda, a Firenze? C' era tutti i grandi della terra: Bill Clinton, Tony Blair, Lionel Jospin, Gerhard Schroeder».

 

La storica celebrazione della «Terza Via» a sinistra. Com' è andata a finire?

gianfranco vissani al banoGIANFRANCO VISSANI AL BANO

«Mai visto una lira per quel pranzo, e ancora aspetto. E voglio precisare che Massimo non c' entra. Chiedete allo staff, a Claudio Velardi. Anni dopo mi dissero che nessuno aveva chiesto che apparecchiassi. Forse i piatti sono piovuti dal cielo?».

 

E poi?

CONTE E RUTTECONTE E RUTTE

«E poi aspetto dallo Stato 300.000 euro per i beni confiscati alla mafia.

Firmai il contratto col prefetto Morcone in persona. Soldi di 10 anni fa: adesso forse sono diventati qualcosa di più. Se sommiamo tutti gli arretrati, secondo me arriviamo al milione».

 

Ma la ripartenza nei locali non c' è mai stata?

«Io non faccio politica né voglio farla. Non me ne importa niente. Parlo da addetto ai lavori.

CASTELLICASTELLI

Sono il presidente onorario di Ristoritalia, rappresento 100.000 ristoratori in tutto il Paese. E le dico che la situazione è drammatica».

 

Fino a che punto?

«Ci sono locali, anche quotati, che riaprono e poi chiudono dopo una settimana. Sono stato a Jesolo l' altro giorno, una zona solitamente molto movimentata: tutto sbarrato».

 

È arrivata la cassa integrazione ai suoi dipendenti?

«Nelle ultime settimane a qualcuno sono arrivati 400 euro, su uno stipendio di 1.300. Molti dipendenti non ho potuto riprenderli con me. Intanto però continuiamo tutti a pagare le tasse come se nulla fosse successo. Perché devo pagare quella sulla spazzatura dopo quattro mesi di chiusura?».

 

Si aspettava uno sconto?

«Con una mano danno, e con l' altra prendono. Serviva un anno bianco fiscale, un periodo di sospensione, perlomeno un semestre».

conte rutteCONTE RUTTE

 

Invece?

«Facciamo fatica a farci ascoltare. Quando abbiamo incontrato Conte a Roma ci ha detto: "Non è colpa mia". D' accordo: ma almeno ci dia una mano, stiamo parlando di un settore che vale il 13% del Pil».

 

La sento arrabbiato.

«Ci vogliono male. Ci trattano peggio. E sono stufo della gogna mediatica. Sto pensando a una class action contro il governo».

 

Addirittura?

«Sì, ci dovranno spiegare che cosa abbiamo di diverso rispetto alla Fiat, che riceve miliardi di garanzie pur avendo la sede fiscale all' estero».

 

Se non altro, dopo l' accordo europeo, arriveranno all' Italia più di 200 miliardi. Non è sollevato?

«Mi pare sia una fregatura. I primi soldi arriveranno l' anno prossimo, o sbaglio?».

 

Troppo tardi?

«Se a settembre non prolungano la cassa integrazione, tempo tre mesi e chiudiamo. E non parlo dei ristoranti stellati: delle stelle non importa più niente a nessuno».

gianfranco vissaniGIANFRANCO VISSANI

 

A chi pensa?

«Penso ai ristoranti gestiti per anni dalle famiglie, agli esercizi all' interno delle discoteche, degli aeroporti, delle stazioni, ai servizi di catering, i bistrot, le panetterie, le pasticcerie. La ristorazione in Italia è ovunque, fa parte della nostra vita. Sono tutti nostri affiliati che non hanno più ossigeno».

 

Pare che in autunno si studi un ritocco della tassa di successione, per far fronte al bisogno di denaro fresco.

«Ci provino. Con i locali chiusi, nessuno pagherà più».

 

Conte ha gestito bene la trattativa a Bruxelles?

«Poteva e doveva essere più duro. Non mi pare che gli altri si siano molto spaventati».

 

Gli altri?

vissaniVISSANI

«Rendiamoci conto: mi pare di aver capito che rischiamo di farci dare i voti dagli olandesi. Gente che alle 4 del pomeriggio, di solito, è già ubriaca».

 

Ce l' ha con il presidente Rutte, il capo dei frugali?

«Quello che non cedeva su nulla per acchiappare qualche voto in più a casa sua: se passa dall' Italia, gli metto le mani addosso. Qualcuno mi venga a spiegare perché ci ostiniamo a mantenere i paradisi fiscali in Europa: Olanda, Irlanda, Lussemburgo».

 

VISSANI BEATO TRA LE DONNEVISSANI BEATO TRA LE DONNE

Dunque non ha fiducia nel piano europeo?

«L' Europa doveva essere una comunità costruita sulla solidarietà. Purtroppo, abbiamo visto tutti che la realtà è un' altra. Mentre gli Stati Uniti si sono fondati sul sacrificio di chi ha combattuto dando la vita, l' Europa si fonda semplicemente sull' euro. Una moneta fatta a tavolino che ha dimezzato la nostra ricchezza».

 

Che cosa le fa più rabbia?

«Dicevano che non avrebbero lasciato indietro nessuno, invece c' è una metà del Paese che muore e l' altra metà pagata dallo Stato per starsene a casa. Forse vogliono vederci tutti mangiare davanti al pc in smart working? Credetemi, se non interveniamo subito, tra 5 anni arriveranno americani, giapponesi e cinesi a conquistare i nostri ristoranti».

 

Che cosa si aspetta?

«Mi aspetto che qualcuno si renda conto che la rinascita non può che arrivare dalle cucine dei ristoranti e delle trattorie».

 

Cioè?

conte rutteCONTE RUTTE

«Siamo un Paese che vive sulla convivialità, sull' accoglienza, sul contatto quotidiano che comincia la mattina al bar con il caffè. Il lockdown ha rotto questo equilibrio e ci ha messo in ginocchio. Per questo bisogna occuparsi seriamente di rilanciare il turismo».

Fosse facile.

«Il cibo è la nostra storia. Dovrebbe essere ovunque. Vorrei vedere assaggi di prosciutto anche nei negozi di abbigliamento, come fanno in Spagna con il Patanegra. Talvolta dimentichiamo i tesori che abbiamo in casa: quando vedo certi posti dove fanno il purè con la schiuma non ci vedo più».

vissaniVISSANI

 

Il suo sogno?

«Un ritorno all' antico, all' epoca d' oro degli anni Sessanta, alla grande cucina del territorio, alla favola di Capri ammirata in tutto il mondo. Ecco, mi immagino il nuovo miracolo italiano iniziare nel posto migliore: a tavola». Fonte: qui