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domenica 28 giugno 2020

I mercenari russi sono entrati nel più grande giacimento petrolifero della Libia per bloccare la produzione

Nonostante l'offensiva di un anno del generale Khalifa Haftar per conquistare la capitale sia stata recentemente sconfitta e alla fine respinta, il suo esercito nazionale libico (LNA) controlla ancora la maggior parte dei principali giacimenti petroliferi del paese. 

Il comandante con base a Bengasi ha garantito per anni tutti i giacimenti petroliferi, specialmente nella metà orientale del paese, anche se la National Oil Corporation (NOC) ufficiale della Libia ha sede a Tripoli e opera sotto l'egida del governo di accordo nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite ( GNA). 

Haftar ha usato a lungo questa "arma petrolifera " minacciando di imporre un blocco totale sulle esportazioni . Ricordiamo che alla fine di gennaio e nel febbraio di quest'anno ha fatto proprio questo, dichiarando un  blocco "catastrofico" dei giacimenti petroliferi che ha portato la produzione quasi a zero per far morire di fame Tripoli e il NOC delle entrate dello stato vitale, che ha continuato fino ad ora .

Con il suo sogno di impadronirsi di Tripoli infranto, grazie in gran parte alla fornitura da parte della Turchia di un significativo supporto militare all'GNA, il blocco del petrolio sembra essere più severo che mai, ma questa volta secondo quanto riferito con l'aiuto russo .  

Dallo scorso anno è stato ampiamente riferito che la società mercenaria russa, il gruppo Wagner con base al Cremlino, è incorporata con le forze pro-Haftar. Ma questo ultimo sviluppo tramite Reuters venerdì farà sicuramente alzare le sopracciglia in Europa e Washington. Il NOC sta ora accusando la Russia di intromettersi nella sua produzione interna 

La National Oil Corporation (NOC) della Libia ha dichiarato venerdì che mercenari russi e altri stranieri sono entrati nel giacimento petrolifero di Sharara giovedì per bloccare la ripresa delle esportazioni di energia dopo un blocco di mesi da parte delle forze orientali.

La maggior parte dei principali giacimenti petroliferi della Libia sono sotto il controllo dell'esercito nazionale libico (LNA), con base orientale, che ha combattuto a fianco dei mercenari russi secondo le Nazioni Unite.

Questo dopo che il NOC ha cercato di riavviare la produzione a Sharara all'inizio di questo mese a seguito delle forze pro-Tripoli che respingevano l'LNA dalla periferia della capitale, che ha assistito a feroci combattimenti per mesi. 

"Mentre ai mercenari stranieri continuano a essere pagate ingenti somme di denaro per impedire al NOC di svolgere i suoi compiti essenziali, il resto della popolazione libica soffre" , ha detto Mustafa Sanalla .

Ha definito la perdita di entrate, che la maggior parte dei rapporti a partire da mesi fa stimava a 6 miliardi di dollari come causa del "disastroso decadimento della nostra infrastruttura petrolifera".

Gli appaltatori di sicurezza del Wagner Group con base al Cremlino sono stati a lungo segnalati sul campo in Siria a sostegno di Assad, e più recentemente - dallo scorso anno - anche in Libia a sostegno delle forze pro-Haftar.

La sospensione del petrolio ha implicazioni militari sul terreno, dato che l'esercito nazionale del GNA si affida alle entrate petrolifere del paese per acquistare armi tramite la banca centrale di Tripoli.

Resta inoltre che le esportazioni di petrolio rappresentano oltre il 90% delle entrate nazionali della Libia, e ancora una volta Haftar detiene da tempo la maggior parte dei giacimenti petroliferi della nazione. Trump un anno fa ha persino "ringraziato personalmente" Haftar per "aver assicurato il petrolio della Libia" in una situazione di guerra senza legge. 

Da allora la politica degli Stati Uniti nei confronti di Haftar è stata confusa e poco chiara , con momenti di Washington che si avvicinano per esprimere il sostegno definitivo, mentre rimane che gli Stati Uniti riconoscano ufficialmente e formalmente il GNA di Tripoli sotto il Primo Ministro Fayez Mustafa al-Sarraj. Fonte: qui

giovedì 26 gennaio 2017

L’impero romano? Soltanto i cristiani avrebbero potuto salvarlo

Thomas Couture, I Romani della decadenza (1847)

PER LO STORICO MICHELE DE JAEGHERE, IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA, DENATALITÀ E CORRUZIONE CAUSARONO IL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO 

I CONFINI ERANO UN COLABRODO, TRIBÙ DI “BARBARI” PREMEVANO AI CONFINI: LA STESSA SITUAZIONE CHE VIVONO OGGI L’ITALIA E L'OCCIDENTE

Andrea Colombo per “la Stampa”

Denatalità allarmante, corruzione endemica, tassazione abnorme, immigrazione fuori controllo. Non è il ritratto dell'Italia d'oggi, ma la Roma di 1500 anni fa. Lo dimostra lo storico francese, nonché direttore del Figaro Histoire, Michel De Jaeghere, nel corposo volume intitolato Gli ultimi giorni dell'impero romano (Leg edizioni, pp. 623, 34), un documentato studio in cui si ripercorrono le tappe della crisi che portarono al crollo di uno dei più potenti sistemi politico-militari al mondo.

Michel De Jaeghere - Gli ultimi giorni dell impero romanoMICHEL DE JAEGHERE - GLI ULTIMI GIORNI DELL IMPERO ROMANO
Grazie all'analisi di De Jaeghere appare chiaro che dal IV secolo in poi non è solo la violenza dei barbari che premono ai confini a prevalere. È anche un senso di stanchezza, di smarrimento, di incapacità di difendere gli agi conquistati in tanti secoli di pax romana. Per arginare la minaccia barbarica l' impero iniziò a stanziare somme spropositate per eserciti e armamenti. 

La tassazione crebbe a dismisura. 

La cittadinanza romana da onore e privilegio si trasformò in un fardello difficile da sostenere, tanto che intere popolazioni, soprattutto del ceto contadino, cercarono protezione sotto i re germanici e parteciparono ai saccheggi dei barbari.

Perse le tradizioni militari dell'era repubblicana, allentata la disciplina nelle legioni, gli imperatori si trovarono costretti a ricorrere a un esercito di mercenari, poco motivati e disposti a vendersi al miglior offerente. De Jaeghere sottolinea che ai margini dell' impero fremevano sacche di anarchia in balìa delle tribù locali che, spinte dalle invasioni degli Unni o attratte dallo stile di vita sfarzoso dei Romani, spesso sconfinavano creando disastri. Le frontiere erano un colabrodo.

omosessualita antica romaOMOSESSUALITA ANTICA ROMA
I Romani si illusero di poter controllare queste tribù foraggiandole in vari modi o arruolandole nelle loro fila. Ma il tentativo di colmare lo spopolamento delle campagne e delle città, tramite una politica che incoraggiava l'immigrazione, ebbe l' esito inaspettato di ritrovarsi con il nemico in casa.

La penetrazione massiccia nel tessuto imperiale di popolazioni barbariche comportò inoltre un boom della schiavitù. Se nella Roma repubblicana i cittadini erano per lo più piccoli proprietari terrieri, con l'avvento delle conquiste si moltiplicò il numero dei latifondisti che gestivano immensi poderi grazie alla disponibilità illimitata di manodopera a costo zero.

ROMA ANTICA E ASSEDIO DEI BARBARIROMA ANTICA E ASSEDIO DEI BARBARI
De Jaeghere nota che «la schiavitù di massa (35% della popolazione italiana al tempo di Augusto) aveva paralizzato ovunque l'innovazione tecnologica». Infatti «sarebbe diventato sempre meno caro far lavorare degli schiavi piuttosto che mettere a punto delle macchine».

L'usura era diventata pratica diffusa.

De Jaeghere contesta la tesi, resa celebre da Voltaire e Gibbon, che l'avvento del cristianesimo fosse un elemento cruciale della decadenza dell' impero. Secondo la vulgata più diffusa gli imperatori sarebbero stati più interessati alle dispute teologiche che alle strategie militari. Inoltre la fine del paganesimo, religione civica che sanciva la fedeltà dei cittadini allo Stato, avrebbe aperto le porte all'anarchia. De Jaeghere ribalta questa prospettiva e sostiene, al contrario, che l'impero crollò proprio perché il cristianesimo non ebbe il sopravvento.
ROMA ANTICA E I BARBARIROMA ANTICA E I BARBARI

Non solo i Padri della Chiesa, con in prima linea sant'Ambrogio, esortavano gli imperatori a combattere contro i barbari innalzando il vessillo del Cristo a difesa della città eterna, ma consideravano Roma la nuova Gerusalemme, che avrebbe diffuso in tutto i suoi territori il verbo di Gesù.

La legislazione imperiale sotto l'influsso del cristianesimo tentò di arginare la degenerazione dei costumi e introdusse misure contro l'usura, l'aborto, il divorzio e l'omosessualità.

IMPERO ROMAIMPERO ROMA
Alcune leggi imposero di sopperire alle necessità delle classi più povere. Ma questi provvedimenti venivano costantemente disattesi, la corruzione era diventata l'unica legge di Roma, gli aristocratici vivevano al di là del bene e del male, i miserabili diventavano sempre più miserabili. Formalmente l'impero era cristiano, ma il sistema era in putrefazione.

Oggi in Europa c'è un gran parlare di crisi della civiltà occidentale.

Molti i segnali che indicano un esaurimento della spinta propulsiva che aveva fatto del Vecchio continente un faro e che ancora oggi richiama milioni di disperati.

Ma forse basta rileggere la storia per capire che alcuni processi possono ripetersi, pur nelle mutate circostanze.

«
L' impero romano ci serve da avvertimento», conclude De Jaeghere.

Ed è un monito inquietante.

13 Gennaio 2017