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venerdì 18 gennaio 2019

GIAMPIERO MUGHINI SBROCCA SULLA FATTURA ELETTRONICA

ALTRO CHE ''I FORCONI O I GILET GIALLI'', NOI CITTADINI ITALIANI CON LA PARTITA IVA AVREMMO IL PIENO DIRITTO DI MINACCIARE E SQUASSARE VETRINE E AUTO E CASSONI DELLA MONNEZZA. 

RAZZA DI BASTARDI, PERCHÉ VENITE A RUBARMI ORE DEL MIO TEMPO, A RENDERMI TUTTO PIÙ DISPERANTE E PIÙ COSTOSO DELLA MIA VITA E DELLA MIA PROFESSIONE E DEL MIO REDDITO

Giampiero Mughini per Dagospia

mughiniMUGHINI
Caro Dago, credo tu sappia o stai sperimentando in prima persona la situazione umana e professionale di un comparto fra i cittadini italiani che dal 1° gennaio 2019 sta subendo un’aggressione selvaggia dall’Ente il più imbelle, il più barbaro, il più esente dalle regole che esista nel nostro Paese. I cittadini italiani cui mi riferisco sono i circa tre milioni di partite Iva, gente che ogni giorno arranca a conquistarsi la sua porzione di reddito a forza di fatica e di talento. L’Ente cui mi riferisco è lo Stato italiano, il démone che assedia così tante ore e giornate della nostra vita.

Altro che i ”gilets gialli” francesi, noi cittadini repubblicani italiani con la partita Iva avremmo il pieno diritto di minacciare e squassare vetrine e auto e cassoni della monnezza, a dire i modi con cui “il popolo” fa politica oggi.

FATTURA ELETTRONICA SIRIFATTURA ELETTRONICA SIRI
Su di noi partite Iva pesa difatti un diktat mostruoso, ossia che se vuoi campare del tuo lavoro devi prima emettere una fattura elettronica secondo criteri e tecnologie sino a ieri sconosciute da noi tutti, fatture da inviare a un destinatario che devi prima riuscire a identificare e che non è così facile da identificare. Una barbarie mostruosa, architettata dalla razza la più belluina e incapace di tutte, quelli dell’amministrazione pubblica.

Tutto ciò dovrebbe battere in breccia l’evasione dell’Iva, che pare sia molto alta in Italia e naturalmente non mi sfugge che questo è un fatto grave. Solo che io con questa evasione non ho niente ma proprio niente a che fare, non per miei meriti morali o perché io sia un lettore del “Fatto”.  Bensì perché nel mio lavoro – che ha per committenti case editrici, giornali, canali televisivi, assessorati alla cultura – io non posso sfuggire di un euro alla mannaia del fisco.
FATTURA ELETTRONICAFATTURA ELETTRONICA

Se non fatturo con tutti i crismi del caso alla Rai – e tanto per fare un esempio – è assolutamente impossibile che dopo tre o quattro mesi io venga pagato. Fatturo, mi assicuro che la fattura gli sia arrivata o non se la siano persa, e a quel punto vengo pagato.

Che cazzo volete da me, signori della fattura elettronica? Razza di bastardi, perché venite a rompermi i coglioni, a rubarmi ore del mio tempo, a rendermi tutto più disperante e più costoso della mia vita e della mia professione e del mio reddito, di cui già approfittate del 50 per cento e passa? Razza di bastardi, che ci voleva a mettere un tempo intermedio tra l’inizio e la necessità della fattura elettronica, in modo che tutti noi ci adeguassimo e imparassimo le maledizioni di questo sistema di fatture e pagamenti affidato alla glaciale idiozia di un server?

Sono stato dal mio (bravissimo) commercialista ieri pomeriggio per fare la fattura numero uno del 2019. Relativa a una prestazione professionale fatta il 30 novembre nei dintorni del comune di Cormons, una località italiana al confine con la Slovenia, e da Roma ci vogliono sei ore per andare e sei ore per tornare. Razza di bastardi, è così che lavora una partita Iva prima di consegnarvi il 50 per cento del frutto della sua fatica e del suo talento.

Nello studio del mio commercialista ci siamo messi in tre per riuscire a fare una fattura, non meno di un’ora di tentativi. Alla fine eravamo esausti. La fattura numero uno del 2019 è stata inviata. Oggi al mio commercialista è arrivata la notifica che il comune di Cormons aveva respinto la fattura perché “errata”. Il mio commercialista e la sua collaboratrice si sono messi a ispezionare il corpo del delitto. Era successo che avevamo fatto un clic prima di un altro, e siccome il computer è un idiota, a lui il tutto appariva fuori dalle regole. Mezz’ora di lavoro e la fattura è stata reinviata. Speriamo bene.
FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA

Adesso sto cominciando a preparare  la seconda fattura del 2019, quella a Dagospia. A tutta prima il server mi ha respinto o perché non mi conosceva o perché mi conosceva a troppo. Ho chiamato il mio commercialista. Mi ha fornito un altro link. Ho ricominciato. Solo che i dati fiscali di Dagospia che avevo e con i quali ho già fatto tre o quattro fatture al server non bastavano o non piacevano.

Sbagliato, errato, incompleto, la mail non è quella giusta. Passano i minuti e mentre nel mio studio risuonano solo le mie bestemmie. Telefono a Dagospia, che mi fornisca lui i dati che mancano. Ore della vita impiegate a fare in modo che il tuo lavoro sia pagato. Ore della tua vita buttate.E ancora sono alla fattura numero due.

La fattura numero tre la farò a Mediaset, un’azienda puntualissima nei pagamenti. Ma riuscirò a farla senza che quell’idiota di computer si metta di mezzo? Epperò io ci devo vivere con quei soldi, ho lavorato e faticato per averli. Se non la faccio la fattura elettronica, non mangio. Delinquenti, bastardi, idioti, ladri del nostro tempo e della nostra vita. Altro che la furia dei “gilets gialli”. 



P.S. "mamma mia ..." che bello al caldo in studio, eh ...




LA FATTURA ELETTRONICA? È GIÀ DIVENTATA UNA TASSA 
I COMMERCIALISTI NON LA COMPILANO GRATIS E CHI È OBBLIGATO A EMETTERLA SCARICA IL COSTO SUI CLIENTI 
AD ESEMPIO I BENZINAI STANNO CHIEDENDO AI CLIENTI UNA CIFRA EXTRA NEL CASO IN CUI RICHIEDANO FATTURA…
Antonio Signorini per www.ilgiornale.it

Un servizio aggiuntivo che il cliente paga, anche se non sa bene perché. Tra gli intoppi della fattura elettronica non poteva mancare lo scarico sui consumatori del costo del nuovo adempimento.

FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA
Le segnalazioni circolano da tempo in rete e ieri il Gazzettino di Venezia è entrato nello specifico e ha dato conto di più casi di benzinai che stanno chiedendo ai clienti una cifra extra nel caso in cui richiedano fattura, che è elettronica per forza. Non uno sol caso, ma un epidemia. C'è chi chiede un euro, tariffa fai da te più diffusa tra gli esercenti, chi si limita a 50 centesimi, ma anche chi ha chiesto ai clienti due euro per il disturbo.

Fai da te nordestino per fare fronte all'ennesimo adempimento fiscale. La fattura elettronica per le grandi aziende può essere solo un costo in più da mettere a bilancio, per un commerciante o un artigiano significa sottrarre tempo al lavoro. «Ce lo vedi un piccolo allevatore o un falegname delle nostre parti mettersi al computer e compilare il modulo per ogni vendita? Semplicemente aumenterà il nero», spiega un artigiano trentino.

Le piccole aziende segnalano da tempo i problemi legati all'avvio della fattura elettronica. Anche dai commercialisti è arrivato l'allarme. «Il momento più difficile sarà da inizio febbraio», ha spiegato il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Massimo Miani ad un recente forum dedicato alla e-fattura. «Stiamo migliorando, la struttura pubblica tiene, ma sul campo ci sono grossi problemi - ha rincarato il Consigliere delegato per la Fiscalità Maurizio Postal -: le attività commerciali, gli hardware sui territori sono sotto stress».

FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA
Ma tra i costi extra che sta comportando l'avvio della e-fattura c'è anche quello dei professionisti. Commercialisti e ragionieri arrivano a chiedere 100 euro extra per compilare le fatture elettroniche. Dall'inizio del mese la protesta è arrivata anche sui social media. «Il Commercialista chiede (giustamente) ad artigiani suoi clienti un compenso (14, tanto o poco? Non so) per emettere per loro conto le fatture elettroniche.

Artigiani si lamentano del costo. Commercialista: fate più nero», twitta Dario Stevanato, professore di Diritto tributario. Mirko posta la foto di uno scontrino non fiscale con scritto a penna «Inviare fattura elettronica». E spiega: «Siamo appena usciti dal locale dove pranziamo, ecco cosa si ottiene con la fattura elettronica: lo scontrino non valido a fini fiscali e una promessa con stretta di mano. Tranquillo, più avanti ti mando la fattura. Forse».

Braccio aggiunge un aneddoto: «Ristoratore col sistema impallato per il cliente precedente. Mi guarda con una punta di panico: anche a lei serve la #FatturaElettronica?. Io: guardi, mi hanno fatto talmente girare i coglioni che non voglio nemmeno lo scontrino. Stretta di mano, sipario».

Fonte: qui

giovedì 10 gennaio 2019

FATTURA ELETTRONICA, I RISCHI, LE ESENZIONI ....



FATTURA ELETTRONICAFATTURA ELETTRONICA
«Mi fa la fattura?», in Italia, dove vengono evasi ogni anno tra i 110 e i 140 miliardi di euro, si tratta di una domanda scomoda. Quantomeno insolita. E da qualche giorno questa stessa domanda è addirittura diventata motivo di ansia per i portatori sani di partite Iva, titolari di bar e ristoranti, impiegati amministrativi di piccole e medie aziende. Il motivo di tanto disagio sta nell’introduzione, a partire dal primo gennaio, della fatturazione elettronica. Una rivoluzione che manda in pensione la vecchia ricevuta cartacea, sostituita da un sistema di contabilità digitale.

Si compila il formato online della e-fattura, si preme il tasto invio e il documento viene spedito allo Sdi, Sistema di intermediazione, piattaforma digitale gestita da Sogei, società di informatica del ministero dell’Economia. Se la fattura è stata compilata correttamente, viene accolta e inoltrata all’Agenzia delle Entrate che, a questo punto, avendo a disposizione moltissime informazioni sulle attività economiche delle imprese, potrà facilmente individuare gli evasori. Bello, vero? Peccato che nell’Italia dei garbugli e dei pizzicagnoli l’intera questione assume una dimensione tutt’altro che lineare. L’Espresso vi porta tra i risvolti della nuova e-fattura, che promette di cambiare tutto, lasciando gli evasori al proprio posto.

In Europa saremmo i secondo a sperimentarlo. Prima di noi c’è arrivato il Portogallo, dove il sistema già funziona. Il programma di Lisbona si chiama “e-fatura” ed è stato introdotto nel 2013 dai tecnici della Troika che hanno collegato tutti i registratori di cassa del Paese all’agenzia delle entrate, così da tenere traccia di ogni ricevuta o scontrino emesso. Non solo.

Ogni cittadino può verificare online ciascuna spesa effettuata, ottenere le detrazioni fiscali senza dover conservare le ricevute cartacee, inviare in automatico la dichiarazione dei redditi e partecipare a una lotteria della fortuna, che consente di vincere fino a 50 mila euro per ogni 10 euro di spesa. Così si incentiva il consumatore a chiedere lo scontrino al commerciante. In base ai dati dell’agenzia statistica portoghese, tra il 2012 e il 2016 il gettito Iva è aumentato del 12,5 per cento.

In Italia però le cose possono andare diversamente, se non altro perché il sistema di tracciabilità digitale non coinvolge l’ultimo miglio della catena delle compravendite avvenute sul territorio nazionale. L’Agenzia delle Entrate è stata meticolosa nello spiegare come effettuare le e-fatture “business to business”, cioè fra aziende e titolari di partite Iva, mentre solo negli ultimi giorni di dicembre ha chiarito cosa succederà per la fatturazione “business to consumer”, cioè la fattura rilasciata da un commerciante, un professionista o un artigiano a un cittadino.

«I dettagli stanno arrivando in questi giorni. Pare che il negoziante rilascerà al cliente un certificato provvisorio per testimoniare l’avvenuto pagamento. Contemporaneamente l’esercente invierà l’e-fattura all’Agenzia delle Entrate. Poi il cittadino dovrà accedere al sistema digitale tramite la Carta Nazionale dei Servizi o attraverso lo Spid, perché solo le fatture elettroniche faranno fede ai fini delle detrazioni. Dunque, i cittadini dovranno dotarsi di una password, ma i contorni sono ancora piuttosto sfumati», dice Agostino Bonomo, presidente della Confartigianato Veneto.

Saranno esentati dalla fatturazione elettronica medici e farmacisti e quindi bisognerà continuare a conservare nel cassetto gli scontrini della farmacia o del pediatra per poi estrarle al momento della dichiarazione dei redditi per ottenere la detrazione fiscale.

Gli altri esonerati sono i titolari di partita iva che sceglieranno il regime forfettario, meglio noto come flat tax, riservato a chi dichiara ricavi inferiori ai 65 mila euro. In base a uno studio condotto dall’Associazione italiana dottori commercialisti, il 78 per cento delle partite Iva dichiara meno di quella cifra e sarà quindi escluso dall’obbligo della fatturazione elettronica. Dunque, è molto probabile che l’idraulico o l’imbianchino non fornirà fattura.

«Il danno per gli studi professionali e le imprese artigiane strutturate sarà elevatissimo», avverte Andrea Dili, commercialista e titolare di Tabula, società di ricerca e consulenza sui temi del welfare e della previdenza. Gli agevolati dalla flat tax non solo pagheranno solo il 15 per cento di Irpef, ma avranno il vantaggio diretto sull’Iva: «Per essere chiari, a parità di parcella netta, un avvocato che aderisce al forfettario potrà costare al proprio cliente il 22 per cento in meno (pari al costo dell’Iva) di un avvocato che non vi aderisce. E la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi con l’estensione del regime forfettario da 65 a 100 mila euro di ricavi che entrerà in vigore dal 2020. Cioè, si favorisce la piccola dimensione aziendale, mentre chi sta cercando di espandere l’attività sarà penalizzato», dice il commercialista.

FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA
Ma allora, chi dovrà farsi carico della fatturazione elettronica? Sicuramente le medie imprese, quelle che già si sobbarcano il peso della complessa burocrazia italiana e l’onere maggiore della sesta pressione fiscale più alta al mondo. L’Api, associazione piccole e medie imprese, ha condotto per L’Espresso un sondaggio fra i propri iscritti, secondo cui il 54 per cento degli imprenditori ritiene la fatturazione elettronica inutile.

«Se l’e-fattura dovesse funzionare, verrebbero meno molti balzelli burocratici. Ma gli imprenditori temono una replica del flop Sistri, il sistema di tracciamento digitale dei rifiuti speciali, introdotto nel 2011, mai partito e costato parecchi miliardi alle aziende», racconta Stefano Valvason, direttore generale di Api Lombardia, che spiega come già oggi chi sta sperimentando l’e-fattura riscontra una serie di difficoltà.

agenzia entrate firenzeAGENZIA ENTRATE FIRENZE
«Il 13 per cento delle fatture inviate allo Sdi non supera i controlli e viene scartato, creando una serie di problematiche ai contabili delle aziende. E poi, siamo davvero sicuri che il sistema sia in grado di sostenere una mole di 40 miliardi di transazioni l’anno? Perché se la e-fattura non dovesse funzionare, l’effetto sarebbe devastante per quelle imprese che hanno investito quattrini per formare il personale, acquistare il software, implementare i sistemi informatici e così via», continua il direttore.

Nell’avanzata Lombardia solo il 56 per cento del territorio è cablato con la banda ultra larga, mentre altrove la connessione salta non appena la mole di dati da trasferire si fa consistente: «E se la linea dovesse interrompersi al momento dell’invio di una e-fattura? Esiste una procedura d’emergenza? E chi opera in zone prive di connessione come farà?», si domanda Valvason. Fortunatamente i primi nove mesi saranno senza sanzioni per i ritardi e gli errori.

Veniamo ora ai risultati attesi. Secondo le previsioni della relazione tecnica dell’ultimo decreto fiscale, il gettito netto garantito dall’introduzione della fatturazione elettronica viene stimato in 300 milioni per il 2019, oltre un miliardo per l’anno successivo e 1,91 per il 2021. Resta da capire se gli evasori totali saranno stanati dall’e-fattura. Secondo Giuseppe Marino, professore di Diritto Tributario all’Università Statale di Milano, potrebbe accadere il contrario: «I costi che stanno dietro la fatturazione elettronica e la diffidenza dei piccoli può portare a sommergere quello che è emerso».

La previsione di Marino è una riduzione della dimensioni aziendale media: «Servirebbe una politica fiscale che accompagni la crescita dimensionale delle imprese, perché è più difficile gestire il denaro in nero nelle aziende di medie e grandi dimensioni, maggiormente soggette all’ispezione del Fisco. Se invece si mantiene un’economia da pizzicagnolo è più semplice sfuggire ai controlli ed evadere il fisco». E visto che la flat tax non solo garantisce una riduzione dell’Irpef, ma consente di ovviare all’introduzione dell’e-fattura, probabilmente molti imprenditori verranno colpiti dalla sindrome di Peter Pan. Un imprenditore che sogna di restare piccino. Un ossimoro.

Fonte: qui

venerdì 4 gennaio 2019

FALSA PARTENZA PER IL NUOVO PORTALE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE CREATO AD HOC PER LA GESTIONE TELEMATICA DELLA FATTURAZIONE ELETTRONICA

MOLTI OPERATORI CHE HANNO CERCATO DI INVIARE PER CONTO DI CLIENTI LE PRIME FATTURE DELL'ANNO SI SONO TROVATI DI FRONTE AL PRIMO DISSERVIZIO 
IL MESSAGGIO APPARSO SULLA SCHERMATA È INEQUIVOCABILE: "IL SISTEMA NON È AL MOMENTO DISPONIBILE"

Franco Grilli per "www.ilgiornale.it"

FATTURA ELETTRONICAFATTURA ELETTRONICA
Falsa partenza per il nuovo portale dell'Agenzia delle entrate creato ad hoc per la gestione telematica delle fatture pilastro, appunto, della rivoluzione della fatturazione elettronica, per combattere l’evasione dell’Iva.

Perché al secondo giorno di attività si registrano già problemi non da poco sulla piattaforma.

Era da aspettarselo e come scrive La Verità, molti operatori che hanno cercato di inviare per conto di clienti le prime fatture dell'anno si sono trovati di fronte al seguente intoppo-disservizio: "Il sistema non è al momento disponibile". Insomma, non certo un inizio da sogno.

FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA





Ma già negli ultimi giorni del 2018 c'era chi aveva segnalato criticità nell'accadere al sistema per poter inserire i dati dei propri clienti in vista del cambiamento in opera dal primo di gennaio.

FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA



Ma nonostante ciò, l’Agenzia delle entrate ha minimizzato, o meglio ha negato che vi siano problemi sul sito. Sarà, ma il servizio di fatturazione elettronica non sembra proprio essere operativo a pieno regime.

Fonte: qui

sabato 29 dicembre 2018

DAL PRIMO GENNAIO PARTE LA FATTURAZIONE ELETTRONICA: VORREBBE DARE UN COLPO ALL’EVASIONE, MA SARÀ UN FLOP, PERCHÉ MANCANO LE TECNOLOGIE ADEGUATE E LE REGOLE SONO COMPLICATISSIME



I CONTROLLI SARANNO INDIRIZZATI SOLO A CHI RISPETTERÀ LE REGOLE, CHE SARÀ INVOGLIATO AL NERO. 
ECCO CHI DEVE USARLA E COSA CAMBIA

SULLA FATTURA ELETTRONICA IL FLOP È ASSICURATO AUMENTERÀ IL NERO
Bruno Villois per “Libero Quotidiano”

FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA
Si scoprono le carte della manovra di bilancio 2019 e, anche questa volta, l' argomento modernizzazione non tiene banco, anzi proprio non esiste neppure un barlume che faccia presagire interventi e identifichi risorse per ridurre il gap dei ritardi. Gli altri Paesi evoluti destinano da decenni miliardi pro modernizzazione e il loro sviluppo è mediamente pari al doppio del nostro.

La modernizzazione si basa su 3 capisaldi indispensabili: ricerca, innovazione, formazione. Per ciascuno di loro facciamo poco, purtroppo non solo nel pubblico ma anche nel privato. Nell' attuale manovra ci sono 4 miliardi in meno per la scuola, la metà degli ultimi due anni per l' innovazione tecnologica, nulla per la ricerca, bel colpo per un paese che in ciascuno dei tre campi è agli ultimi posti in Europa e a metà classifica nel mondo.

A NESSUNO IMPORTA
partite iva 1PARTITE IVA 1
La politica, ormai da decenni, non coglie e recepisce il bisogno e va detto né sindacati né i corpi intermedi si scaldano per questa carenza. Nonostante carenze e ritardi ogni tanto chi governa, pur sapendo che non ci sono le condizioni per farlo, si lancia in operazioni utili ma non compatibili con il nostro livello di modernizzazione e allora si sprofonda nel caos.

Così fu nel 1983 quando il ministro delle Finanze Francesco Forte impose l' obbligo dei registratori di cassa, declamando l' operazione come l' anti evasione per eccellenza, purtroppo fu subito una Caporetto. I produttori non erano pronti per far fronte alla domanda di registratori, allora si puntò sugli scontrini omologati, ma erano poche le tipografie autorizzate a realizzarli e così il costo di ogni rotolino schizzò fino 6/8 volte quello dei non autorizzati e infine i registratori costavano molto e solo una parte minoritaria poteva essere detratta dalle tasse.
FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA

Ci vollero parecchi anni prima che la situazione si normalizzasse e i registratori di cassa incisero e incidono tutt' ora in misura ininfluente sull' evasione fiscale. Adesso ci risiamo con la fatturazione elettronica che a partire da gennaio, vorrebbe dare un colpo all' evasione, soprattutto all' Iva, la cui evasione-elusione annua si aggira sui 30 miliardi.

Lo stato non è pronto
Proposito giusto e opportuno, ma come per i registratori di cassa, si andrà incontro ad un flop di vaste proporzioni, tale da rischiare di far aumentare ciò che si combatte. Le motivazioni che fanno presagire questo scenario sono molteplici:

PARTITE IVAPARTITE IVA
1) Il triangolo fornitori-Agenzia Entrate-cliente rischia di incepparsi per carenza di tecnologie adeguate, nel caso succeda si innescherebbero difficoltà infinite nei pagamenti tra fornitore e cliente.

2) Un' infinità di piccole partite Iva, che sono circa l' 80% del loro totale, non è in grado di adempiere alle non certo facili regole della fatturazione elettronica, quanti saranno quelli che o chiuderanno o ridurranno le attività in chiaro a favore di quelle in nero?

3) I controlli e le sanzioni saranno aleatori e pericolosamente indirizzati solo a quelli che rispetteranno a puntino le regole, innescando il rischio di invogliarli al nero

Bene sarebbe stato iniziare con un programma campione in 2/3 regioni tra quelle più efficienti ed escludendo per l' intero periodo sanzioni, in modo da adottare tutte le modifiche opportune e investire in innovazione tecnologica per dotare l' Agenzia delle entrate di mezzi adeguati per far fronte ai volumi derivanti. Invece non ci sarà nessun periodo di prova e tanto meno investimenti.

PARTITE IVAPARTITE IVA
ARRIVA LA FATTURA ELETTRONICA CHI DEVE USARLA E COSA CAMBIA
Luca Romano per www.ilgiornale.it

Nuovo anno, nuove regole del Fisco. Dal primo gennaio debutta ufficialmente la fatturazione elettronica. Tutti i titolari di partite Iva infatti dovranno utilizzare i nuovi strumenti e rilasciare fatture tramite il web per poi inviarle all'Agenzia delle Entrate. Gli ostacoli su questo percorso però non sono pochi.

È dunque il caso di fare chiarezza per chi dovrà approcciarsi all'uso di questo nuovo strumento. Di fatto la fatturazione elettronica, come ricorda il Corriere, riguarda la cessione di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti in Italia. Si tratta delle transazioni tra le stesse partite Iva oppure quelle che vanno verso un consumatore finale. Restano fuori dal nuovo corso della fatturazione le partite Iva che applicheranno il regime dei minimi. La fatturazione elettronica deve essere compilata via pc, smartphone o tablet. Poi deve essere inviata al cliente tramite il Sistema di Interscambio in formato "xml".

PARTITE IVAPARTITE IVA
A questo punto proprio il sistema verifica i dati contenuti nella fattura e la consegna al destinatario con una ricevuta di consegna che arriva a chi ha emesso il documento. Ogni tre mesi l'Agenzia delle Entrate comunicherà le imposte di bollo. Tra gli ostacoli da superare ci sono le riserve sulla privacy. Milioni di dati verranno scambiati online e questo potrebbe metterli a rischio. Inoltre bisogna capire se la rete telematica reggerà il peso dello scambio imponente di fatturazioni in tutta Italia.

Le Entrate hanno previsto un gettito da 1,9 miliardi di euro. "Abbiamo appreso con favore — afferma al Corriere Marina Calderone, presidente dei consulenti del Lavoro — il provvedimento che elimina per il primo semestre del 2019 le sanzioni per la mancata o ritardata fatturazione elettronica.

Adesso invece l’introduzione sarà più progressiva. Restano forti invece le perplessità sulle diverse velocità di connessione alla rete Internet esistenti nel Paese". Per capire come andranno davvero le cose bisogna attendere il primo gennaio quando scatterà l'"ora X" per la fatturazione elettronica.

Fonte: qui

P.S. la solita contorsione burocratica all'italiana... ma non era meglio che fosse stata l'Agenzia delle Entrate a fornire il software ai contribuenti???