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lunedì 16 settembre 2019

LA CASSAZIONE: NEL CASO DI UN CONTO COINTESTATO GLI EREDI HANNO GLI STESSI DIRITTI DEI TITOLARI. LA FIRMA CONGIUNTA NON IMPLICA IL POSSESSO DEI DEPOSITI. SECONDO LA CORTE L’ATTO DI COINTESTAZIONE NON PUÒ ESSERE CONSIDERATO UNA DONAZIONE DI TUTTO IL DENARO


L’ESEMPIO DI UNA MOGLIE CASALINGA...

Camilla Conti per “il Giornale”
conto cointestato 4CONTO COINTESTATO 
Occhio a tenere una parte dei propri risparmi su un conto corrente cointestato a marito e moglie o a madre/padre e figli. La Corte di Cassazione ha infatti deliberato che i soldi (e i titoli) depositati su un conto cointestato non sono di proprietà di entrambi. Cosa significa? La cointestazione permette ai cofirmatari di operare sul conto ma non comporta anche la cessione del relativo credito. Quindi, in caso di morte del titolare o di liti in famiglia i cointestatari non possono appropriarsi delle somme automaticamente.
conto cointestato 5CONTO COINTESTATO 
Nell' ordinanza 21963 la Cassazione ha accolto il ricorso dei figli di una donna deceduta dopo aver cointestato il proprio conto (ed il dossier titoli) con i nipoti che alla sua scomparsa avevano prelevato l' intero saldo. La terza sezione civile ha precisato che «la cointestazione di un conto corrente, salvo prova di diversa volontà delle parti, è di per sé un atto unilaterale idoneo a trasferire la legittimazione a operare sul conto, ma non anche la titolarità del credito, in quanto il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente è una forma, di cessione del credito che il correntista ha verso la banca e, quindi, presuppone un contratto tra cedente e cessionario».
conto cointestato 6CONTO COINTESTATO 
Traduciamo dal «legalese» ma prima facciamo una premessa. I titolari di un conto cointestato sono due o più soggetti che possono in autonomia prelevare, effettuare pagamenti, versare contante, ricevere bonifici, staccare assegni, gestire i titoli. In questi casi, il conto cointestato è a firma disgiunta ovvero ciascun titolare ha il potere di eseguire queste attività senza il consenso dell' altro. Nel conto cointestato a firma congiunta, invece, alcune operazioni di solito quelle superiori a un certo limite di importo, fissato in anticipo con la banca richiedono la firma di entrambi i correntisti.
conto cointestato 2CONTO COINTESTATO 
Nella vicenda esaminata, il giudice della Cassazione è partito dal presupposto che l' atto di cointestazione non può essere considerata una donazione di tutto il denaro depositato in banca. Prendiamo il caso esaminato dalla Corte: una persona muore e il suo conto corrente passa in successione ai tre figli, i quali non provvedono a ripartire anche il deposito bancario e i titoli gestiti dalla banca. Uno dei fratelli, però, senza dire nulla agli altri, si appropria del bancomat del padre e preleva una consistente somma di denaro.
conto cointestatoCONTO COINTESTATO
Gli altri gli fanno causa per avere indietro la somma. Il problema si può porre anche in presenza di marito imprenditore e moglie casalinga: il primo versa in banca il proprio stipendio e cointesta anche alla coniuge il conto per consentirle di eseguire prelievi e operare in cassa. Se la donna dovesse prelevare più di quanto il marito ha autorizzato o se, in caso di separazione, la stessa dovesse pretendere la metà del conto, potrebbe farlo?
Se il marito si oppone e dimostra in un tribunale che i soldi sul conto provengono esclusivamente dal suo stipendio, vince la causa. Se viene fornita una prova, insomma, non è automatico presumere che i titolari del conto cointestato possiedano il 50% ciascuno del denaro depositato in banca. La cointestazione non è quindi una specie di donazione della metà dei soldi presenti sul conto stesso.
Torniamo all' esempio di moglie e marito: se la moglie preleva più della propria metà dovrà restituire all' altro la sua parte o ricostituire il deposito. Non solo. Se il marito dimostra che i soldi sul conto li aveva messi solo lui, la moglie che ha prelevato anche un solo euro dovrà restituirlo. La banca, dal canto suo, non è responsabile se uno dei cointestatari preleva dal conto più della propria quota, né può impedirgli di farlo. Né può porre limiti alle operazioni. A meno che non sia presente la condizione «a firma congiunta». Fonte: qui

sabato 23 febbraio 2019

NON SAPPIAMO ANCORA DOVE METTERE LE SCORIE NUCLEARI

CON I PERMESSI FERMI DA ANNI, SI BLOCCA LA DISMISSIONE DELLE EX CENTRALI 
A GARIGLIANO LE OPERAZIONI SONO FERME PERCHÉ MANCANO LE AUTORIZZAZIONI 
E MENTRE SOGIN CHIUDE IL MIGLIOR ANNO PER SMANTELLAMENTI, C’È IL RISCHIO COLLO DI BOTTIGLIA…
Luca Zorloni per www.wired.it

I contratti sono stati affidati, le attività preparatorie completate. Manca solo l’autorizzazione dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), l’autorità di controllo, perché Sogin, l’azienda di stato incaricata dello smantellamento nucleare in Italia, attacchi il vessel della centrale di Garigliano, in Campania. Ossia il contenitore del combustibile radioattivo esausto. Uno dei passaggi più delicati per dismettere le ex centrali e chiudere il capitolo del nucleare in Italia.

SOGIN - RISULTATO DEL DECOMMISSIONINGSOGIN - RISULTATO DEL DECOMMISSIONING
L’operazione, annunciato lo scorso settembre dall’amministratore delegato di Sogin, Luca Desiata, attende ancora il via libera dell’Isin. Nel complesso, l’azienda dichiara di avere 34 autorizzazioni inchiodate, di cui 14 da più di tre anni. “Se l’Isin ci dà l’ok, andiamo avanti”, spiega l’ad. Ma la convinzione è che il disco verde non arriverà prima di giugno, quando scade il mandato dei vertici di Sogin.

“L’Isin attende il momento di discontinuità di giugno, perché per avviare lo smantellamento del vessel, vuole avere garanzie sulla continuità gestionale dell’azienda”, osserva Desiata: “Quindi non mi aspetto l’ok prima della conferma o della sostituzione dei vertici”.

Confermare il tandem al timone, l’ad Luca Desiata e il presidente Marco Ricotti, o scegliere nuovi rappresentati. È questo il rebus da sciogliere al ministero dello Sviluppo economico. Dove per qualche settimana è anche circolata l’ipotesi di un commissariamento, utile solo ad anticipare una scadenza di legge, e poi accantonato, come ha confermato a Wired il sottosegretario alla partita, Davide Crippa.

sogin nuovo logoSOGIN NUOVO LOGO
Le poltrone di Sogin sono sempre state contese dalla politica. Desiata e Ricotti tagliano il traguardo del mandato in un’azienda dove, in media, i manager non durano più di due anni. “Questo non ha giovato alla gestione: abbiamo attività pluriennali, serve continuità”, spiega l’ad. Sogin è un’azienda che interessa ai partiti non tanto per i soldi che muove, quanto per la materia che maneggia: lo smantellamento delle quattro ex centrali italiane (oltre a Garigliano, Trino Vercellese, Latina e Caorso), di quattro ex impianti di lavorazione del combustibile (Rotondella, Bosco Marengo, Casaccia e Saluggia), più l’impianto di Nucleco alle porte di Roma e il reattore del centro europeo di ricerca a Ispra, in provincia di Varese.

garigliano esterni soginGARIGLIANO ESTERNI SOGIN
I numeri
Dai dati del preconsuntivo 2018, presentati da Desiata, emerge che l’anno scorso si è chiuso con un andamento delle attività di decommissioning per 80,4 milioni di euro. “È l’anno migliore”, spiega l’ad. L’ultimo picco datava 2015 ed era pari a 67,7 milioni. Il 2018 si dovrebbe chiudere con un margine operativo lordo di circa 5 milioni, in linea con l’anno scorso, e con ricavi da consulenze all’estero per 14,9 milioni di euro, con le prime entrate da contratti siglati in Estremo oriente (Corea del sud, Cina e Taiwan). La previsione del budget 2019 è “di poco superiore a 100 milioni di euro”, aggiunge Desiata. Anche se “30-40 milioni sono vincolati da autorizzazioni non arrivate”, precisa.
SOGIN - PIANO DI SPESA PER IL DECOMMISSIONINGSOGIN - PIANO DI SPESA PER IL DECOMMISSIONING

Il nuovo piano industriale
Martedì 26 febbraio lo stato maggiore di Sogin sarà al ministero dello Sviluppo economico per presentare il nuovo piano industriale. I numeri, innanzitutto. Sulla base di 80 milioni di euro di smantellamento si dovrebbero innestare i progetti strutturali, ossia la cementificazione dei rifiuti liquidi alto-radioattivi al Cemex di Saluggia e all’Icpf di Rotondella e lo smaltimento delle resine da Caorso. “Mi aspetto un contributo aggiuntivo complessivo di 40-50 milioni ogni anno dal 2020 al 2024”, preannuncia Desiata.

I lavori sono stati avviati. A febbraio è stata assegnata la gara del Cemex e a gennaio lanciata quella per l’Icpf. Ma il collo di bottiglia restano le autorizzazioni. È uno dei “rischi esogeni” che possono rallentare il piano di decommissioning, che rientrerà nel progetto di ottimizzazione dei tempi e dei costi che Sogin deve presentare entro giugno all’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera). Ossia l’organo che ripaga le spese dell’azienda pescando dalle bollette delle famiglie italiane. Per la precisione, dalla compenente A2.

LA CENTRALE NUCLEARE DI GARIGLIANOLA CENTRALE NUCLEARE DI GARIGLIANO
Sogin lavora a rimborso e l’Arera ha chiesto un taglio dei costi. Attività già avviate, per esempio con la riduzione dell’organico (123 lavoratori in meno, dai 1.296 del 2015) e degli appalti all’esterno. Per la prima volta, nel piano 2018, 1,7 milioni di lavori sono stati svolti internamente. L’obiettivo di Desiata è di arrivare a una percentuale tra il 3% e il 5% del budget annuale. Sogin ha costituito un albo di fornitori per accelerare le gare e sta rinegoziando i contratti all’estero con Francia e Regno Unito per il riprocessamento del combustile esausto. Ottenendo, finora, 26 milioni di risparmio su 1,1 miliardi. Un negoziato è in corso per strappare altri sconti sui 600 milioni rimanenti.

L’incognita del deposito nazionale
Ma perché il decommissioning arrivi in porto, ci sono due ostacoli da superare. Il primo è il potenziamento dell’Isin, che ha in organico 90 persone, di cui un terzo sulla soglia della pensione. Senza, le autorizzazioni languono sulle scrivanie e il piano di smantellamento pure.

LA MAPPA DELLE CENTRALI NUCLEARI IN ITALIALA MAPPA DELLE CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA
Il secondo, e più importante, è l’avvio del percorso per individuare la località dove costruire il deposito nazionale delle scorie nucleari. La carta per identificare le aree potenzialmente idonee, la Cnapi, è pronta dal 2015, ma sotto chiave. “Sogin attende il nulla osta per la pubblicazione”, conferma Desiata. Nei mesi scorsi la mappa è stata rivista ancora una volta.

Nel frattempo il tempo corre verso il 2025, scadenza entro la quale l’Italia dovrà far rientrare le scorie radioattive stoccate all’estero. Pena firmare nuovi contratti, aggiungendo nuovi oneri ai 7,2 miliardi di spesa per tombare i rifiuti nucleari. Per Desiata si potrebbe ovviare ai ritardi iniziando a costruire i moduli che conterranno queste scorie. Ma per farlo, occorre mettere nero su bianco il nome del luogo dove sorgerà il deposito. E ancora non ce n’è nessuno in vista.

Fonte: qui