Visualizzazione post con etichetta centro di accoglienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta centro di accoglienza. Mostra tutti i post

sabato 12 ottobre 2019

PISTOIA: DON BIANCALANI TRASFORMA LA CHIESA IN UN CENTRO DI ACCOGLIENZA PER 250 MIGRANTI

L'ULTIMA SFIDA DEL PARROCO DI PISTOIA: LA NAVATA È OCCUPATA DA LETTI A CASTELLO 
“IRREGOLARI? NO. QUI CI SONO RAGAZZI RIMASTI SENZA UN TETTO” 
LA COMUNITÀ, NEL FRATTEMPO, SI È DIMEZZATA
Alessandra Ziniti per “la Repubblica”

don biancalaniDON BIANCALANI
«Piano, c' è Baku che dorme. Lui fa le pulizie in un forno, lavora la notte e di mattina riposa. E lì c' è Ahmed che non sta bene per niente». Tocca abituarsi alla penombra della chiesa e soprattutto credere che quello che stiamo vedendo è vero per rendersi conto che su quei giacigli sulla mezzaluna sopraelevata che guarda sull' altare, sotto cumuli di coperte e stracci ci sono uomini. Decine di materassi ovunque, scarpe, zaini, vestiti, bottiglie d' acqua e detersivi. Ma anche corpi immobili, statue di sale sotto vecchi piumoni tirati fin sopra la testa.

Benvenuti a Vicofaro, dove la disobbedienza civile e l' umanità di un prete hanno ormai da tempo preso il sopravvento sulle ragioni e sul decoro di un luogo di culto. «Lo so, ormai siamo molto oltre e anche per questo siamo isolati nel nostro territorio. Questa è la parrocchia più grande della città, 7.000 fedeli, ma molti ci hanno ormai abbandonato. E quest' anno, al catechismo siamo passati da 120 a 20 bambini.

Però abbiamo acquistato tanti laici che vengono qui a praticare il Vangelo: avevo fame e mi hai dato da mangiare, sete e mi hai dato da bere, ero straniero e mi hai accolto».

don biancalani chiesaDON BIANCALANI CHIESA
Se volete sapere dove sono finite le migliaia di immigrati che il decreto sicurezza ha gettato per strada interrompendo processi di studio, integrazione e lavoro basta andare a trovare don Massimo Biancalani e i suoi 250 ragazzi ospitati ovunque: nella chiesa nuova, in quella vecchia adiacente, nel salone parrocchiale, nei corridoi e in quello che era il suo appartamento privato e che ormai condivide con chiunque venga a bussare alla sua porta.

Una distesa ininterrotta di materassi, letti a castello, giacigli di fortuna, panni stesi ovunque, sui corrimano sotto le statue dei santi e i quadri della Madonna, sulla balconata dell' anello superiore della chiesa foderata con le coperte termiche dorate. La domenica si celebra messa come nulla fosse. «I ragazzi sanno che devono stare in silenzio. O escono fuori o dormono».

don biancalaniDON BIANCALANI
Irregolari? No. Qui ci sono ragazzi come Diba, 19 anni, del Senegal, uno dei fortunati a cui è stata riconosciuta la nuova protezione "speciale", ma comunque rimasto senza un tetto.
«Ero un bambino di strada, abbandonato dalla famiglia, cresciuto con gli amici e partito con loro. Niger, Libia, poi Italia. Sono arrivato a 14 anni, prima una comunità per minori, poi al Cara di Mineo. E poi per strada. Degli amici mi hanno detto di venire qui e don Massimo mi ha accolto. Mi alzo ogni mattina alle 4.30, prendo il treno e vado a Prato, faccio le pulizie per due ore in una multisala e torno qui. Di pomeriggio prendo un altro treno, vado a Firenze e faccio il rider per Glovo. Alla fine del mese faccio 3-400 euro».

E c' è Ibrahim, il "capo", del Gambia, 22 anni festeggiati ieri. Aveva un permesso umanitario ma è scaduto e non glielo hanno rinnovato e ora aspetta il ricorso in tribunale.
E Abu, un permesso di lavoro, arrivato a bussare in piena notte alla porta della parrocchia in canottiera, pantaloncini e ciabatte da donna. E Colmar, un anno e quattro mesi di carcere accusato di essere uno scafista ma poi assolto e ora non può fare richiesta di asilo.


don biancalaniDON BIANCALANI
Sulla porta dell' ufficio di don Biancalani è appeso un foglio con una frase di don Milani. "Ogni parola imparata oggi è un calcio in culo domani". «È la prima cosa che spiego loro quando arrivano. I più piccoli li forziamo a studiare ma i più grandi, quelli che hanno famiglie nei loro Paesi, come facciamo a farli stare sui libri? Qui lavorano quasi tutti. Nell' industria manufatturiera di Prato sfruttati come schiavi dai cinesi ma anche dagli italiani.
Turni di 12 ore, da mezzogiorno a mezzanotte, pagati 2,50 euro l' ora, chi in nero, chi in finto part-time».

La chiesa trasformata in centro di accoglienza funziona in autogestione. Niente mensa, frigoriferi sparsi qua e là e due cucine in funzione 24 ore su 24, otto bagni chimici, un pozzo d' acqua. «Nessun contributo - spiega don Massimo - , si va avanti con donazioni, offerte, collette alimentari, con la generosità di associazioni e aziende private.
I ragazzi che lavorano contribuiscono come possono, con piccole cifre.
Però succede, ad esempio, che ci tagliano il gas perché non abbiamo pagato una bolletta da 4.000 euro.

don massimo biancalaniDON MASSIMO BIANCALANI
Lo farò con i miei risparmi di insegnante di religione. Tanta gente ha capito che di loro non c' è da aver paura. Mai avuto problemi di sicurezza. Io ho solo risposto all' appello che il Papa lanciò nel 2016 quando invitò i sacerdoti ad aprire le Chiese a questa gente. Purtroppo un appello caduto nel vuoto».

Fonte: qui

lunedì 5 agosto 2019

UNA RIVOLTA DEGLI IMMIGRATI IN UN CENTRO ACCOGLIENZA STRAORDINARIA PER RICHIEDENTI ASILO, NELLA PERIFERIA EST DI MILANO, METTE SOTTO ASSEDIO UNA VOLANTE DELLA POLIZIA

DUE AGENTI, CHE HANNO PROVATO AD ARRESTARE UN RAGAZZO, SONO STATI ACCERCHIATI, AGGREDITI E HANNO IL BRACCIO ROTTO…

Francesco Curridori per www.ilgiornale.it

MILANO - POLIZIOTTO AGGREDITO DA UN GRUPPO DI IMMIGRATI IN UN CENTRO ACCOGLIENZAMILANO - POLIZIOTTO AGGREDITO DA UN GRUPPO DI IMMIGRATI IN UN CENTRO ACCOGLIENZA
Una rivolta degli immigrati del centro accoglienza straordinaria per richiedenti asilo di via Aquila, nella periferia Est di Milano, ha messo sotto assedio una volante della polizia.
Tutto, racconta Milanotoday, è iniziato ieri intorno alle 14,30 quando un'ambulanza è entrata nel centro per aiutare un migrante di 19 anni che si era sentito male dopo lo scoppio di un incendio. Dalle prime indagini sembrerebbe che un cortocircuito abbia generato il divampare delle fiamme all'interno della stanza in cui si trovava il 19enne.

I sanitari del 118 hanno quindi immediatamente avvertito i vigili del fuoco che, giunti sul posto, hanno visto due giovani che cercavano di estrarre fuori il giovane spaccando le finestre della stanza. Poco dopo uno degli immigrati del centro avrebbe lanciato dei sassi contro il camion dei vigili del fuoco. Due agenti di una volante che si trovavano sul posto lo hanno subito arrestato ma una cinquantina di immigrati li ha accerchiati per difendere l'arrestato.

MILANO - RIVOLTA NEL CENTRO ACCOGLIENZA PER IMMIGRATIMILANO - RIVOLTA NEL CENTRO ACCOGLIENZA PER IMMIGRATI



L'aggressione è terminata solo dopo l'intervento di altre volanti e dei carabinieri e 7 persone (3 gambiani, 2 senegalesi, un maliano e un immigrato della Costa d'Avorio) sono state arrestate per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. Otto persone sono finite al pronto soccorso del Niguarda perché intossicate, mentre il 19enne e un altro ospite del centro sono state portate in codice giallo. Il centro è stato chiuso dai vigli e 45 immigrati ora si trovano nella ex caserma Mancini di via Corelli.

LA DURA CONDANNA DEL SAP
Dal Sap arriva una dura condanna dell'aggressione ai due poliziotti che hanno entrambi un braccio rotto. "Se non si interviene a livello normativo prevedendo ed applicando una pena severa alla condotta criminosa, chiunque in questo Paese potrà speronare una volante, distruggerla, accerchiare uomini in divisa, mandarli in ospedale o peggio, ucciderli.
MILANO - RIVOLTA NEL CENTRO ACCOGLIENZA PER IMMIGRATIMILANO - RIVOLTA NEL CENTRO ACCOGLIENZA PER IMMIGRATI

A questo gioco al massacro non ci stiamo", dichiara Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). "Questo è il 94° episodio di violenza che contiamo. Come Sap – prosegue Paoloni – abbiamo iniziato la conta a partire dal mese di giugno. 94 episodi e 183 agenti feriti. In 70 casi su 94, l’aggressore è un cittadino straniero che tenta di eludere un controllo o è sotto effetto di stupefacenti.È la conta dei nostri feriti che non interessa a nessuno ma interessa a noi e alle nostre famiglie. Anche un poliziotto ha il sacrosanto diritto di tornare a casa sano e salvo e a chi dice che questo è il nostro lavoro, rispondiamo che l’aver scelto un lavoro rischioso non legittima la violenza gratuita nei nostri confronti".

Fonte: qui