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mercoledì 23 gennaio 2019

IL TITOLO MPS SCENDE AL MINIMO STORICO (1,21 EURO) E ORA IL QUARTO GRUPPO CREDITIZIO ITALIANO VALE 1,38 MILIARDI



LA BANCA HA FATTO QUATTRO AUMENTI DI CAPITALE DAL 2008 AL 2017 PER UN TOTALE DI 18,4 MILIARDI 

HA MANDATO A CASA 10 MILA PERSONE E ALTRI 5.500 USCIRANNO ENTRO IL 2021 E LO STATO HA INVESTITO 5,4 MILIARDI NEL 2017 MA LA SUA QUOTA DEL 68% VALE MENO DI 900 MILIONI…

Nino Sunseri per “Libero quotidiano”

L'incubo di una nuova crisi di Mps incombe sul governo guidato da Giuseppe Conte.
Ieri il titolo è sceso dello 0,7% al minimo storico di 1,21 euro. Tutta la banca vale appena 1,38 miliardi. La Juventus grazie ai gol di Ronaldo capitalizza 1,5 miliardi. 

L'iceberg della Monte dei Paschi di SienaL'ICEBERG DELLA MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Secondo il mercato la nuova crisi potrebbe esplodere fra i piedi del governo com' era accaduto a Matteo Renzi (che in tv aveva consigliato l' acquisto di azioni Mps) e a Paolo Gentiloni. Prima ancora a Berlusconi e Monti. Perchè stupirsi? Sono dieci anni che il più antico istituto di credito del mondo scivola verso il baratro. Nel frattempo ha fatto quattro aumenti di capitale: 2008 (5 miliardi), 2014 (5 miliardi), 2015 (3 miliardi), 2017 (5,4 miliardi a carico dallo Stato).

MPS UNA STORIA ITALIANA MONTEPASCHI BY BELLOCCHIOMPS UNA STORIA ITALIANA MONTEPASCHI

Ha mandato a casa diecimila persone e altri 5.500 usciranno entro il 2021. Taglierà ancora 600 sportelli dopo aver pagato dieci anni fa quelli di Ambroveneta (un migliaio) nove milioni l' uno. Ha polverizzato i risparmi di migliaia di piccoli azionisti e ha azzerato i grandi soci: la Fondazione Mps si è liquefatta. Non ci sono più investitori dalle spalle larghe come Francesco Gaetano Caltagirone (era anche vice presidente), la Finamonte della famiglia Aleotti, Unicoop Firenze, Jp Morgan. Resiste Axa perproteggere il contratto di bancassurance.

il ministro giovanni tria (2)IL MINISTRO GIOVANNI TRIA

Insomma una strage di ricchezza cui non si sottrarrà nemmeno lo Stato: ha investito 5,4 miliardi nel 2017 prendendo il 68% del capitale. La partecipazione vale meno di 900 milioni ed è chiaro che solo un miracolo potrebbe permettere al Tesoro di ripetere il successo ottenuto dai governi di Gran Bretagna e Stati Uniti che hanno rivenduto, con buoni guadagni, le banche salvate nel 2008. Nulla di tutto questo è prevedibile in Italia.

Ancora ieri a Davos l' amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri ha escluso qualunque interesse per Mps pur dovendo sistemare la partita di Unipol Banca. Neanche Bper, di cui Unipol è grande azionista, sembra intenzionata a seguire il dossier. Ci sarebbero i colossi stranieri. Ma è ben difficile che con i gialloverdi al potere ci sia qualcuno intenzionato a mettere un centesimo in Italia.
CARLO CIMBRICARLO CIMBRI

Nel frattempo si è aggiunta la crisi di Carige che essendo molto più piccola è più facile da sistemare. La Bce ha deciso di riaccendere fari molto potenti sul sistema bancario italiano. Il ministro Tria ha incontrato la commissaria Vestager. La vendita di Mps che dovrebbe essere annunciata entro giugno sembra finita nel limbo delle buone intenzioni. Più probabile a questo punto che Mps torni totalmente pubblica. Non sarà facile vista l'opposizione della Ue. Ma è l'unica strada a meno di non procedere a uno spezzatino selvaggio.

Fonte: qui

domenica 16 ottobre 2016

GUERRA SUL CADAVERE DEL MONTEPASCHI SU CHI GUADAGNA DI PIU’ TRA ATLANTE E JPMORGAN. UNICREDIT IN DIFFICOLTA'

BALLO LA GESTIONE DELLE SOFFERENZE CARTOLARIZZATE E LE GARANZIE IN CASO DI DEFAULT DELL'MPS

CREDITO FONDIARIO (ATLANTE) E ITALFONDIARIO (JPMORGAN) IN CONFLITTO D’INTERESSI 

INTANTO UNICREDIT IN AFFANNO SVENDE IL 20% DI FINECO, MA CONSERVA IL 35%


Andrea Greco per la Repubblica

SEDE CENTRALE MONTE DEI PASCHI DI SIENASEDE CENTRALE MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Atlante termina l’esame dei crediti inesigibili di Mps confermandone il valore stimato a luglio e dunque l’investimento di 1,6 miliardi per la sua quota. Ma il nodo delle sofferenze senesi non è sciolto, per le aspre discussioni su chi comanderà nel veicolo che cartolarizzerà quei crediti tra il fondo capitalizzato da banche e assicurazioni italiane e Jp Morgan, finanziatore del prestito ponte da 5 miliardi che lo sosterrà finché non saranno pronte le garanzie del Tesoro utili a vendere agli investitori istituzionali la tranche più sicura di quei crediti.

E’ uno scontro non solo di potere e culture, ma anche di commissioni, e di garanzie in caso i flussi di recupero di quei crediti malandati non bastassero a pagare le cedole dei futuri bond spacchettati. Senza un compromesso in pochi giorni rischia di saltare l’agenda del nuovo ad Mps Marco Morelli, che punta a convocare l’assemblea sull’aumento il 18 novembre e avviarlo sul mercato, con contestuale vendita delle sofferenze, il 5 dicembre (l’indomani del referendum costituzionale).
jpmorgan dimon renzi padoanJPMORGAN DIMON RENZI PADOAN

La buona notizia è che i valori stimati a luglio erano realistici. Così ieri Atlante ha reso noto di «avere concluso, tramite Credito Fondiario, la due diligence» sulle sofferenze Mps, e «confermare il proprio investimento di 1,6 miliardi nella tranche mezzanine (a rischio medio, ndr) alle condizioni concordate con Mps». Sempre ieri Italfondiario, che per Jp Morgan ha svolto simili perizie sugli stessi crediti, ha esposto i suoi dati a Londra alle tre banche che dovranno spartirsi i 5 miliardi di prestito ponte: Jp Morgan, Citi e Mediobanca (l’italiana per quote residuali).

MARCO MORELLIMARCO MORELLI
Anche nella City si dice che i numeri originari, che valutavano le sofferenze Mps al 33% del nominale, erano giusti. I dissidi ora sono sul chi-fa-cosa. Negli accordi il ruolo di master servicer, che coordina e gestisce i flussi di cartolarizzazione, va a Credito Fondiario. C’è maretta sulla scelta degli altri servicer, che cureranno l’incasso dei recuperi creditizi. Italfondiario è nella rosa stretta dei candidati a gestire la piattaforma Juliet, quella che Mps sta vendendo e in futuro gestirà un terzo dei 9,2 miliardi più le nuove sofferenze di Siena.

Credito Fondiario e Italfondiario sono entrambe in conflitto d’interesse, perché con una mano valutano crediti che con l’altra, presto, dovranno recuperare. Altre divergenze riguardano l’escussione delle garanzie a fronte dei 9,2 miliardi di sofferenze Mps qualora il veicolo fallisse. Atlante e i suoi soci temono che Jp Morgan prenda troppo peso (è anche garante primo dell’aumento Mps), mentre gli americani chiedono garanzie per il rischioso maxi finanziamento: solo al suo rimborso, previsto prima di marzo, Atlante potrà comandare da sola nel veicolo.
MUSTIERMUSTIER

Intanto l’ad di Unicredit Jean Pierre Mustier ha piazzato uno dei suoi contropiede cedendo sul mercato il 20% di Fineco. Pochi l’aspettavano - tra cui chi martedì ha venduto la banca online facendole perdere il 4% - perché Fineco era tra le pedine da vendere interamente per rafforzare Unicredit, che ne aveva già ceduto un 10% a luglio. Ora invece la capogruppo s’è impegnata «a non disporre di ulteriori azioni di Fineco per 360 giorni dal regolamento dell’operazione».

finecoFINECO
Tra l’altro la vendita di tutta Fineco era complicata dai 12 miliardi di euro che nelle sue gestioni sono investiti in bond Unicredit a tassi attorno al 2,5%, e ne sostengono i ricchi margini: i candidati compratori chiedevano uno sconto a riguardo. Mustier ha preferito vendere alla Borsa, con sconto del 6,4% sui 4,78 euro di ieri, tagliando il nodo. Unicredit incassa circa 542 milioni e resta al 35% di Fineco che «continuerà a controllare e consolidare».
Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/guerra-cadavere-montepaschi-chi-guadagna-piu-atlante-133819.htm

Unicredit: allo studio un maxi aumento di capitale? 

Secondo un’analisi apparsa su La Repubblica, l’amministratore delegato di Unicredit, Mustier, sarebbe rimasto positivamente sorpreso dai buoni riscontri ottenuti dai sondaggi realizzati tra investitori in merito all’aumento di capitale della banca. 
Mustier, alla luce di queste buone indicazioni, potrebbe ora pensare ad incrementare l’importo totale della ricapitalizzazione di Unicredit a 13 miliardi di euro. Una decisione di questo tipo sarebbe ispirata da quella che, secondo alcuni ambienti ben informati, sarebbe la strategia di azione dell’Ad di Unicredit. E’ la stessa La Repubblica a citare una frase che ben rappresenterebbe il modo di agire di Mustier: “quando c’è denaro in giro è meglio fare di più che fare di meno“.

Fonte: qui