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giovedì 9 luglio 2020

ZINGARETTI REGALA LE CASE POPOLARI AGLI ABUSIVI

DALLA REGIONE LAZIO SÌ ALLA REGOLARIZZAZIONE DI 6MILA PERSONE CHE PRIMA DEL 2014 SI SONO IMPOSSESSATE SENZA TITOLO DI UN ALLOGGIO

UNA REALTÀ CHE, OLTRE A SACCHE DI POVERTÀ, COMPRENDE ANCHE ABUSI E PREVARICAZIONI AI DANNI DEGLI AVENTI DIRITTO, OLTRE A CASI DI VERO E PROPRIO RACKET SULLE CASE OCCUPATE…

 

case occupateCASE OCCUPATE

IL PROVVEDIMENTO Sanatoria per tutti gli occupanti abusivi delle case dell' Ater - oltre seimila casi a Roma - purché vi si siano insediati prima del 23 maggio 2014: il giorno in cui è entrata in vigore la legge Lupi sull' emergenza abitativa, che impedisce agli occupanti di ottenere la residenza e la regolarizzazione.

 

La giunta regionale ha approvato la delibera che mette in atto la decisione del consiglio regionale che a febbraio, nell' ultimo collegato al bilancio, con una scelta molto contestata aveva dato il via alla regolarizzazione delle occupazioni senza titolo: una realtà che, oltre a sacche di povertà ed emarginazione sociale, comprende anche abusi e prevaricazioni ai danni degli aventi diritto, oltre a casi di vero e proprio racket sulle case occupate. Il fenomeno ha evidentemente messo le radici in un contesto che, nel corso degli anni, è diventato sempre più fuori controllo, nonostante i recenti tentativi di riportare, almeno in parte, la legalità.

case occupateCASE OCCUPATE

 

L' ITER La nuova delibera della Regione definisce i termini e le modalità di presentazione della domanda e stabilisce l' iter procedurale. La richiesta di regolarizzazione potrà essere inviata al Comune dove è ubicato l' alloggio e all' Ater di competenza, a partire dal 1° settembre 2020 e fino al 27 febbraio 2021. Potrà essere inviata direttamente dall' interessato, tramite raccomandata o Pec, oppure ricorrendo alla consulenza di Caf, sindacati, patronati e comitati degli inquilini.

 

case occupateCASE OCCUPATE

Oltre alla data dell' occupazione, un altro elemento determinante sarà il reddito. Chi otterrà la sanatoria dovrà pagare una cifra sarà pari al canone Erp calcolato in base al reddito, per il periodo dell' occupazione dell' alloggio, per un massimo di cinque anni. Con una sanzione di 200 euro mensili, per la fascia di reddito più bassa, ridotta del 10 per cento per i nuclei familiari in cui siano presenti minori o del 20 per cento qualora siano presenti minori con disabilità.

 

I CRITERI Chi presenta la domanda per la sanatoria dovrà dichiarare di non essere proprietari o di non poter utilizzare altri alloggi adeguati alle esigenze del nucleo familiare sul territorio dove si trova l' alloggio occupato o di non essere proprietario di immobili con un valore superiore ai 100 mila euro sull' intero territorio nazionale.

 

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E inoltre dovrà dichiarare di non avere avuto in assegnazione alloggi realizzati con contributi pubblici o di non aver realizzato abusi all' interno dell' immobile abitato senza titolo. Nella legge approvata a febbraio, inoltre, per quanti hanno occupato dopo il 23 maggio 2014 viene prevista la possibilità di restare nell' abitazione avanzando domanda di casa popolare e aspettando in graduatoria, qualora l' assegnazione avvenga entro due anni. «Abbiamo votato contro questa norma, nel collegato al bilancio, perché non si sono scisse le posizioni di chi ha davvero diritto a una casa popolare da chi occupa abusivamente e fa compravendita di alloggi di edilizia residenziale pubblica», sottolinea Fabrizio Ghera, capogruppo di Fratelli d' Italia in consiglio regionale.


Fonte: qui

giovedì 14 maggio 2020

ZINGARETTI E LE MASCHERINE DELLA REGIONE LAZIO

VIDEO: LE IENE TORNANO SULLO SCANDALO DEGLI 11 MILIONI SGANCIATI DALLA REGIONE LAZIO PER MASCHERINE MAI ARRIVATE. OLTRE ALLA PROCURA SI SONO MOSSE L'IVASS, BANKITALIA, L'ANAC E LA CORTE DEI CONTI. MANCA SOLO BATMAN 

IL GOVERNATORE HA GESTITO IN PRIMA PERSONA IL BRUTTO AFFARE. 
COINVOLGENDO UNA SOCIETÀ BASATA ALLE CAYMAN E FINITA NEI PANAMA PAPERS
MASCHERINA GATE NEL LAZIO: IL PASSATO DI TULUMELLO



Antonino Monteleone e Marco Occhipinti tornano a occuparsi del mascherina gate del Lazio, la vicenda della fornitura di mascherine anti-Covid alla Regione Lazio, che sta creando più di un imbarazzo a Protezione Civile regionale e giunta Zingaretti. Parliamo di un affidamento diretto di mascherine, poi mai realmente arrivate a destinazione e offerte a un prezzo quasi doppio del loro valore di mercato, per il quale Regione Lazio ha anticipato più di 11 milioni di euro, che chissà se rivedrà, dopo che ha annullato la commessa, nonostante tutte le rassicurazioni del caso.

Cominciamo col farvi conoscere un altro imprenditore, che vende mascherine in tutta Italia, e che, come già gli altri che avete potuto sentire nei precedenti servizi, anche lui racconta di non essere stato scelto dalla Protezione Civile laziale nonostante i suoi preventivi fossero a prezzi inferiori.

carmelo tulumello nicola zingaretti carmelo tulumello nicola zingaretti
Invece sull’affidamento di 35.000.000 euro alla ditta che vende lampadine, con più di 11 milioni di euro e in particolare sulla vicenda delle fideiussioni a copertura di questo generoso anticipo (come già vi abbiamo raccontato qui: link articolo sito), il capo della Protezione civile del Lazio Carmelo Tulumello è stato smentito dalla Banca d’Italia. Quando gli avevamo chiesto perché si fosse fidato di un’azienda, la Ecotech, che vendeva lampadine e che aveva garantito l’acconto di 11 milioni di euro ricevuto dalla Regione con una fideiussione non valida, Tulumello aveva risposto: “Non valida, per quale motivo? Io ho le polizze firmate”.

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Una validità smentita dall’Ivass il 29 aprile prima del nostre domande. L’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni presso la Banca d’Italia aveva spiegato che la società erogatrice di una delle due polizze, la Seguros DHI Atlas, non è autorizzata a queste operazioni né in Italia né in Gran Bretagna, dove pure risulta registrata come intermediario finanziario. Ci sono molti altri elementi importanti che sembrano non tornare in questa storia, a partire dal numero di preventivi selezionati dalla Protezione civile laziale per la ricerca delle mascherine.

Tulumello ci aveva detto: “Noi le aziende le abbiamo chiamate direttamente, cercandole di notte anche su Internet, perché tutte quelle che noi chiamavamo non avevano prodotto, abbiamo ricevuto 22 preventivi, li abbiamo affidati tutti perché cercavamo materiale”. Eppure, dopo che Le Iene avevano scovato, nelle settimane scorse, due preventivi che offrivano mascherine alla regione a circa metà del prezzo prezzo di quelle poi acquistate, ora troviamo un altro imprenditore, che, ancora una volta, non si capisce perché sarebbe stato ignorato.

nicola zingaretti mascherina nicola zingaretti mascherina
Si chiama Ettore Minore ed è amministratore della Intertrade Italia: “Il giorno dopo parlo con Tulumello e mi dice: mi faccia un’offerta sulle chirurgiche. Eccola qua 0,70, finito tutto! Ho capito subito che non sarei mai andato avanti perché perché nel momento che mi dice che entro 48 ore queste due milioni di mascherine devono essere a Roma, le cose sono due: o non hai competenza sull’importazione di questi prodotti, oppure mi fai capire che non ho possibilità, perché il tempo che arriva il pagamento, già passano tre giorni. Il tempo che viene stoccata la merce, per caricarla su un cargo, passano altri due tre giorni. Il tempo che arriva l’aereo a Fiumicino sono una giornata e mezza, cioè in 48 ore tecnicamente non è possibile. Io avevo messo 7 giorni e quando mi ha detto 48 ore ho capito che non si andava avanti. Ho visto che questa cosa delle 48 ore non è stata chiesta a nessun altro”.

L’ex consigliera regionale Roberta Angelilli, di Carmelo Tulumello ci dice: “Lui non aveva una esperienza a livello di emergenza, di Protezione civile ad alto livello, non era mai stato in una sala operativa, poi c’è un fatto un po’ singolare, cioè che lui partecipa alle primarie del centrosinistra per candidarsi a Fara Sabina, perde le elezioni a giugno e a ottobre diventa capo della Protezione civile del Lazio? Diciamo che come minimo è un po’ inopportuno… c’era una competizione abbastanza serrata con altrettanti candidati che avevano delle comprovate esperienze nel settore dell’emergenza della Protezione civile...”

Candidati come l’ingegner Francesco Mele, oggi in pensione, ma che all’epoca del concorso si era già occupato di Protezione civile per 20 anni. E che racconta: “L’amministrazione ha ritenuto di fare più una scelta di tipo fiduciario nel senso dell’affidabilità politica più che dell’affidabilità tecnica. Di questa situazione sono rimasto piuttosto amareggiato perché alla fine le scelte sono sempre fortemente condizionate dalla politica”.
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E proprio sulla nomina di Tulumello, la Angelilli avanza più di un dubbio: “Uno dei requisiti fondamentali che venivano richiesti era una comprovata esperienza amministrativa nella gestione di procedure di acquisto di beni e servizi in situazioni di emergenza. Questo requisito scompare completamente nella scheda di valutazione, che i funzionari hanno sottoposto alla giunta che ha effettuato la nomina di Tulumello. Tulumello è stato selezionato con criteri che non sono quelli contenuti nel bando”. Insomma il bando che indica i criteri per nominare il nuovo capo della protezione civile individuava dei requisiti ben precisi, ma la giunta regionale guidata da Zingaretti che poi lo nomina lo fa seguendo una griglia di criteri diversi da quelli che prevedeva il bando. 

Un pasticcio denunciato anche da Roberta Bernardeschi, del sindacato dei dirigenti regionali Fedirez: “Siccome i bandi in genere vengono preparati presumibilmente, rispetto a chi deve poi vincerlo, noi abbiamo scritto guardate che avete sbagliato. Non ci hanno risposto. La cosa gravissima è che qui ci sta qualcuno che si può infettare perché non ci stavano le mascherine  e nonostante tutto sono stati spesi i soldi che sono della collettività, e allora chi l’ha scelto in questo modo dovrebbe risponderne personalmente in solido”.
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Una settimana fa avevamo provato a parlare di tutto questo “casino” con Nicola Zingaretti, ma il presidente della regione Lazio non aveva voluto chiarire più di tanto la vicenda. E avrebbe dovuto farlo, perché ci hanno raccontato che la Ecotech, la società di lampadine a cui è stato affidato l’incarico di procurare 35 milioni di euro in  mascherine, sarebbe stata aiutata da alcuni intermediari che conoscevano direttamente il vice capo di gabinetto di Nicola Zingaretti, Andrea Cocco.

Oggi sul “mascherina gate” indagano Procura, Corte dei Conti e Autorità anticorruzione. Qualche giorno fa, dopo settimane in cui aveva bollato la storia degli 11 milioni anticipati e a rischio semplicemente come fake news, Zingaretti, nel corso di una conferenza stampa, ammette: “Assicuro che stiamo facendo di tutto anche attraverso l’invio di tutta la documentazione alla procura della Repubblica per appurare cosa è accaduto e se qualcuno si è approfittato di una situazione di necessità rispetto a questo approvvigionamento”. 
E il servizio si chiude con una domanda: “Presidente Zingaretti, se qualcuno come dice lei si è approfittato di una situazione di necessità, dopo tutto quello che abbiamo visto, forse c’è anche qualcuno che gliel’ha consentito con una certa facilità?”.
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LE MAIL CHE INCASTRANO ZINGARETTI
Giacomo Amadori e Giuseppe China per “la Verità”

E alla fine spunta la mail che conferma che nel grande pasticcio delle mascherine del Lazio è coinvolto in prima persona, e non solo politicamente, pure Nicola Zingaretti, nonostante a marzo fosse a letto, causa coronavirus. Il governatore, per esempio, ha portato dentro all' affare una delle società più chiacchierate del Mascherinagate, la Wisdom glory holdings Ltd, domiciliata a Hong Kong, ma registrata alle Isole Cayman e inserita nel database degli Offshore leaks, creato nel 2013 dall' International consortium of jnvestigative journalists, lo stesso che ha realizzato il rapporto sui Panama papers.
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Dalla Wisdom la Regione Lazio ha ricevuto 2 milioni di Ffp2 al prezzo 4,6 milioni di euro. Leggiamo la mail che chiama in causa Zingaretti. Il 20 marzo l' ex presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, da un indirizzo intestato «Jewish affairs», Affari ebraici, scrive al vicepresidente della giunta, Daniele Leodori: «Come da richiesta di Nicola Zingaretti mi sono attivato per far fronte alle richieste d' aiuto della Regione Lazio, a cui va il mio plauso e solidarietà per questa crisi pazzesca e inimmaginabile.

Soprattutto augurio di pronta guarigione. Beck Gil è un mio carissimo amico israeliano di Ra' anana che vive in Cina, il quale opera nel settore di forniture sanitarie». Dopo l' introduzione Pacifici invia a Leodori i contatti di Gil «affinché nella massima trasparenza possiate coordinare il tutto per acquisto diretto e senza importatori che possano fare lievitare inutilmente i prezzi».
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Pacifici spiega anche che i prezzi sono comprensivi delle spese aeree e aggiunge: «Ti evidenzio che sta ricevendo richieste da tutto il mondo e quindi servono decisioni veloci». Il rappresentante della comunità ebraica fa riferimento anche al possibile acquisto di ventilatori per la terapia intensiva e conclude: «Resto a disposizione per altri canali.

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Credimi è stato faticoso». Alla mail è allegata anche «l' offerta di mascherine per l' Italia» della Wisdom: 10 milioni di Ffp2 a 2,5 dollari l' una (2,3 euro), la prima metà in consegna entro 10 giorni, l' altra nei successivi 10. Anticipo del 30 cento. L' offerta per 2 milioni di mascherine (e non 10) verrà formalizzata il 23 marzo e la determina di affidamento sarà firmata il 25. Anche se la proposta arriva da una società chiacchierata, i prezzi sono decisamente più bassi di quelli della concorrente Eco Tech, la quale non ha consegnato neanche una mascherina Ffp3, né Ffp2 dei 9,5 milioni ordinati dalla Regione tra il 16 e il 20 marzo.

Entro il 30 aprile la ditta di Frascati avrebbe dovuto restituire alla Regione Lazio 13.520.000 euro di anticipi e pagare 320.000 euro di penali e 730.000 euro di danni ulteriori.
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Ieri la Regione ha annunciato festante il rientro, con 11 giorni di ritardo rispetto alla deadline, di poco più di un decimo del dovuto: «In data 11 maggio con due distinti bonifici, rispettivamente della Exor Sa (fornitore della Eco Tech, ndr) e della Eco Tech srl, la Regione Lazio ha ricevuto la restituzione di 1 milione e 746.000 euro». Nella nota diffusa dalla Regione viene scandito un piano di rientro concordato con la stessa Eco Tech, un cronoprogramma che ci siamo fatti puntualizzare dall' avvocato Cesare Gai, legale della ditta laziale: «Entro il 22 maggio Exor Sa verserà tutti i 4.530.000 euro incassati: 1 milione è già arrivato alla Regione e un altro è atteso nella giornata di oggi.

Invece con la Giosar Ltd abbiamo fatto un accordo transattivo: ha promesso di restituirci 4.740.000 in un' unica soluzione. A queste cifre si deve aggiungere che la Eco Tech ha già versato 746.000 euro, 1,8 milioni di euro rientreranno grazie alla vendita di 500 mila mascherine chirurgiche e altri 1,7 milioni dalla cessione di tute protettive all' Emilia Romagna». Gai è soddisfatto: «Riuscire a restituire 13,5 milioni di euro sarebbe un' opera meritoria». Purtroppo la Giosar Ltd non ha ancora indicato una data di scadenza per la restituzione di quanto già ricevuto il 18 e il 23 marzo sul proprio conto Barclays. L' avvocato Gai sospira: «Noi il bonifico l' abbiamo sollecitato. Quando lo faranno? Non dipende da noi».

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Però una cosa è certa, che «senza il contributo di Giosar questo piano di rientro non è attuabile». Sulla solvibilità della società inglese resta qualche dubbio: l' azienda è diretta dall' imprenditrice padovana Stefania Cazzaro che alle spalle ha già un fallimento.

L' esultanza della Regione per la restituzione di 1,75 milioni ha lasciato basita l' opposizione. Questo il commento di Fratelli d' Italia: «Se non fosse una questione tremendamente seria penseremmo di essere su Scherzi a parte. Non si capisce poi per quale motivo Tulumello (Carmelo, capo della Protezione civile regionale, ndr) debba aspettare fine maggio per riscuotere le somme, visto che in commissione Bilancio Leodori ci ha rassicurato sulla presenza di una polizza assicurativa». Polizza emessa da una società senza licenza. E che per questo, probabilmente, nessuno vuole rischiare di escutere.

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Intanto la consigliera regionale leghista Laura Corrotti (è vicepresidente commissione Protezione civile) e Fabrizio Santori, dirigente della Lega in Lazio aprono un altro fronte: «Con una delibera del 5 maggio l' Asl Roma 4 ha acquistato dalla ditta Jin Feng srl 10.000 mascherine chirurgiche a 0,90 centesimi al pezzo più Iva e 2 mila mascherine Ffp2 a 4,50 euro al pezzo più Iva, un prezzo decisamente alto, per un totale di 26.000 euro.

Una spesa probabilmente provocata dai danni della vicenda mascherine fantasma da oltre 35 milioni di euro che ancora oggi non è stata del tutto chiarita e che vede, ora, ogni Asl e azienda ospedaliera del territorio laziale correre ai ripari ed effettuare l' approvvigionamento per proprio conto per reperire i dispositivi di protezione ai propri operatori sanitari».

Il fornitore, la Jin Feng 3 srl, controlla un ristorante cinese a Civitavecchia e ha come oggetto sociale l' acquisto, la vendita e la gestione di locali pubblici legati alla ristorazione. I nomi dei titolari sembrano usciti da un film di Quentin Tarantino: Jin Mike, Jin Jack, Jin Wei Ming e Zhou Chunu. Anche loro hanno partecipato alla grande corsa alle mascherine.

Fonte: qui

giovedì 7 maggio 2020

LE MASCHERINE CALMIERATE DI ARCURI NON CI SONO

FEDERFARMA: ''È DA 15 GIORNI CHE GLI IMPORTATORI NON CONSEGNANO PIÙ. QUELLE CON MARCHIO CE NON SI TROVANO. QUELLE IMPORTATE CON AUTOCERTIFICAZIONE NON POSSONO ESSERE VENDUTE, PUR AVENDO MAGAZZINI PIENI, PERCHÉ L'ISS NON RIESCE AD EVADERE LE PRATICHE DI AUTORIZZAZIONE. E LE MASCHERINE CHE ARCURI  NON SONO ANCORA ARRIVATE''. 

ALLA FACCIA DELLA FASE DUE…

Carlo Terzano per www.startmag.it

“Da lunedì, se una mamma si recherà in farmacia con 1 euro, potrà ritirare due mascherine, una per sé e una per il suo bambino”. Lo diceva, non senza una buona dose di retorica, il commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, domenica sera ospite della trasmissione televisiva della Rai Che tempo che fa (prima mezz’ora circa, per chi volesse ascoltarlo). Parole che sembrano rimaste confinate negli studi televisivi di Fabio Fazio perché, basta uscire in via Mecenate e fare un giro per Milano, che di mascherine a 50 centesimi nemmeno l’ombra.

SE CI FOSSERO, NON COSTEREBBERO COMUNQUE 50 CENTESIMI
DOMENICO ARCURI MASCHERINADOMENICO ARCURI MASCHERINA
In realtà, anche se ci fossero per davvero, le mascherine a 50 centesimi annunciate da Arcuri non sarebbero comunque proposte a quel prezzo. Quando l’amministratore delegato di Invitalia annuncia che con un euro una madre potrà comprare due mascherine, sta infiorettando la realtà. E da un commissario la gente esige concretezza, non solo annunci.

 Era stato infatti più aderente alla verità lo scorso 2 maggio, quando in conferenza stampa disse: “Da lunedì una mascherina chirurgica costerà 0,50 centesimi…” e poi aveva aggiunto “più l’Iva, finché l’Iva ci sarà”. E questo perché sulle mascherine bisogna ancora calcolare l’Iva, che porta il prezzo di vendita al di sopra dei 60 centesimi. Ovviamente non spetta ad Arcuri eliminare l’imposta e la misura sarà con ogni probabilità contenuta nel decreto aprile, ormai decreto maggio, che rischiamo di vedere per giugno. Ma fino ad allora una mamma con un euro potrà al più comprare una mascherina e ricevere 39 centesimi di resto.

IL PIANO DI ARCURI
Questo, comunque, il piano di distribuzione annunciato in pompa magna da Arcuri: “Abbiamo sottoscritto importanti accordi con: Federfarma, Assofarm, l’ADF che con le farmacie e le parafarmacie italiane hanno 26.000 punti vendita sul nostro territorio e hanno ripreso a mettere in vendita le mascherine chirurgiche entro il prezzo massimo fissato dall’ordinanza; Confcommercio, che raggruppa tra gli altri le catene della grande distribuzione Sigma, Sisal, Crai, Coal e Conad che ha nel suo insieme altri 13.000 punti vendita sul nostro territorio; Federdistribuzione, che raggruppa Esselunga, Carrefour, VeGè, Leroy Merlin e altre catene di distribuzione, che ha fino a 7.000 punti di vendita sul territorio; infine Coop, che ha 1100 punti vendita sul territorio nazionale. Contiamo nei prossimi giorni di sottoscrivere un uguale accordo l’Associazione nazionale dei tabaccai che ha altri 50.000 punti vendita sul nostro territorio”.
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LE MASCHERINE DI STATO
Non solo prezzi calmierati, perché sempre Arcuri aveva annunciato: “Tra 10 giorni inizierà la produzione delle mascherine con le macchine che abbiamo contribuito a realizzare: a metà giugno le nostre macchine produrranno 4 milioni di mascherine al giorno; a metà luglio 25 milioni e da fine agosto in poi 35 milioni di mascherine al giorno. Devo ringraziare molto le aziende italiane che ci hanno aiutato e che ci stanno aiutando con una solidarietà e una generosità straordinaria: a partire dalla IMA di Alberto Vacchi e Fameccanica del gruppo Angelini. Inoltre altre due grandi aziende italiane hanno messo a disposizione il loro know-how, le loro risorse e le loro intelligenze per ospitare molte di queste macchine che stiamo producendo: Luxottica e FCA”.
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CONFCOMMERCIO: PREZZO CHE NON STA NÉ IN CIELO NÉ IN TERRA
Il piano di Arcuri, ancora prima di partire, ammesso abbia davvero spiccato il volo, aveva subito incontrato le resistenze delle associazioni di categoria. Era stata lapidaria Confcommercio: “Con le attuali dinamiche di mercato il prezzo massimo di 50 centesimi è una cifra che non sta né in cielo né in terra”. La vicepresidente Donatella Prampolini aveva chiesto che si arrivasse almeno a 60 centesimi: “Altrimenti l’effetto immediato sarà che smetteremo di importarle. Intanto molte aziende hanno bloccato vendite e ordini”.

I DUBBI DI CONFINDUSTRIA
“Non credo che a oggi la produzione sia in grado di soddisfare la richiesta anche per la popolazione in generale, visto il numero di cui giornalmente avremo bisogno” nella Fase 2. Claudio Galbiati, numero uno di Confindustria Assosistema Safety, aveva così commentato – ai microfoni del Giornale Radio Rai – la disponibilità di mascherine prodotte in Italia in vista della cruciale Fase 2.
domenico arcuri 1DOMENICO ARCURI 

 “Molte aziende si stanno attivando per fornire la filiera produttiva più che le farmacie, quindi il grande pubblico. Mi aspetto che le aziende abbiano a disposizione dispositivi di protezione per far lavorare i propri lavoratori”, sulle farmacie “la certezza non l’abbiamo”. Una smentita a poche ore della dichiarazione di Arcuri del 25 aprile scorso, che invece aveva detto: “Siamo pronti a distribuire tutte le mascherine che serviranno per gestire la Fase 2”, sottolineando inoltre che al momento erano state distribuite 138 milioni di mascherine e che le Regioni hanno 47 milioni di mascherine nei magazzini.

DOPO LE MASCHERINE DI STATO, RIMBORSI DI STATO?
Per sanare i mal di pancia di produttori e distributori, alle farmacie che hanno acquistato mascherine e dispositivi di protezione ad un prezzo superiore ai 50 centesimi verrà garantito un «ristoro e assicurate forniture aggiuntive tali da riportare la spesa sostenuta, per ogni singola mascherina, al di sotto del prezzo massimo deciso dal governo». È quanto prevede un accordo firmato dal Commissario straordinario Domenico Arcuri con l’Ordine dei farmacisti, Federfarma e Assofarm.
distribuzione mascherine a madridDISTRIBUZIONE MASCHERINE A MADRID

LE MASCHERINE DI ARCURI SONO SPARITE
Oggi, a Repubblica, il presidente di Federfarma Marco Cossolo rivela: «È da almeno quindici giorni che gli importatori non le consegnano più». «Quelle con marchio CE – spiega al quotidiano romano – non si trovano e non mi interessa sapere la ragione. Quelle importate con autocertificazione non possono essere vendute, nonostante abbiamo magazzini pieni, perché l’Istituto superiore di sanità che deve autorizzarle non riesce ad evadere le pratiche. E infine le mascherine che Arcuri si è impegnato a rendere disponibili non sono ancora arrivate».

COSA DICE CITTADINANZATTIVA
luigi di maio pratica di mareLUIGI DI MAIO PRATICA DI MARE
Una indagine condotta da Cittadinanzattiva per La Stampa rileva che a “Milano tre farmacie su quattro sono sprovviste di chirurgiche. Stessa cosa a Genova (dove però sono in arrivo quelle gratuite acquistate dalla Regione), mentre a Torino la quota scende al 50%, ma un 25% le vende a tre volte tanto il prezzo prefissato”. “A Roma – si legge -, il giochino lo fa più del 28% mentre il 57% delle rivendite ne è sprovvisto. Percentuale che a Napoli sale al 62% con un quarto delle farmacie interpellate che le vende a 2 o 3 euro l’una”.

di maio e le mascherineDI MAIO E LE MASCHERINE
IL COMMISSARIO INCIAMPÒ SULLE MASCHERINE
E mentre in tutta Italia continuano i sequestri di quelle illegali, siamo arrivati al paradosso che sempre più Regioni ne dispongono l’obbligatorietà (la Fase 2 è infatti nata all’insegna del “mascherine per tutti“, sebbene non si sa ancora se servano davvero per proteggersi dal Coronavirus) ma le mascherine di Arcuri ancora non si vedono. Lascia perplessi se non sorpresi il fatto che, uno Stato moderno come il nostro che, seppur tra mille acciacchi e polemiche, è riuscito a fare fronte alla peggiore emergenza sanitaria dei tempi moderni che gli è esplosa in grembo, moltiplicando in tempo record le terapie intensive e facendo miracoli sul fronte organizzativo, non sia ancora riuscito a dotarsi di semplici dispositivi di stoffa. Ma anche questa è una delle tante contraddizioni tutte italiane, in cui Arcuri è inciampato.
Fonte: qui

MASCHERINE, KARATE E 30 MILIONI DI EURO IN APPALTI SOSPETTI: IL PASTICCIO DELLA REGIONE LAZIO, CON ZINGARETTI CHE NON RISPONDE ALLE DOMANDE DELLE ''IENE'' (VIDEO) 
CHI PROVAVA A CONTATTARE LA REGIONE OFFRENDO MASCHERINE A PREZZI COMPETITIVI VENIVA IGNORATO, MENTRE SI PREFERIVA UNA MICRO DITTA CHE VENDE LAMPADINE. 
ECCO I RAPPORTI OPACHI COI VERTICI DELLA PISANA

VIDEO:


IL LAZIO HA IGNORATO LA DITTA CHE OFFRIVA I DPI A PREZZO MINORE
Fabio Amendolara e Giuseppe China per “la Verità”

le iene inchiesta sulle mascherine regione lazio 7LE IENE INCHIESTA SULLE MASCHERINE REGIONE LAZIO 
Da quando La Verità ha scoperto che è stato il trait d' union tra la Eco Tech e la Regione Lazio per la storia delle mascherine mai consegnate, viene inseguito dai giornalisti. «Ho avuto tantissime telefonate». Ma l' uomo dello snodo, che ha detto a tutti che ha cercato di lavorare in maniera corretta e trasparente, «però», afferma: «Mi sono ritrovato in una bomba non volendo». Una bomba. Ivan Gilardi, ex karateka trentenne, era in contatto diretto con Andrea Cocco, vicecapo di gabinetto di Nicola Zingaretti, già capo della sua segreteria politica.

«Loro hanno saputo che avevo delle aziende con cui collaboravo», spiega alla Verità, «da lì è nato poi in maniera naturale il tutto. Ho girato una email che avevo mandato alla Protezione civile, come rappresentante dei prodotti delle aziende che avevo sotto mano. Poi ho girato tutti i contatti e mi hanno detto che la situazione poteva essere verificata, che i prodotti interessavano. Questo è stato il mio ruolo». Il karateka sta praticamente confermando una parte della storia che ha anticipato ieri La Verità.

E che si trova nelle 20 pagine di memoriale che l' avvocato Cesare Gai ha depositato in Procura a Roma, dove risultano indagati per inadempimento in pubbliche forniture Sergio Mondin e la moglie Anna Perna, gli amministratori della Eco Tech. Gilardi, insomma, avrebbe riferito ai Mondin che la Regione aveva necessità di mascherine. Il suo nome compare anche nell' elenco dei preventivi proposti. E il 12 marzo avrebbe offerto Ffp3 ed Ffp2 al prezzo di 3,90 euro cada una. Una proposta che il ragazzo avrebbe fatto tramite il suo indirizzo email. E che ora conferma. «Però», spiega, «io stavo promuovendo quegli articoli, poi mi hanno inserito anche all' interno di una lista». Come se fosse un' azienda a sé stante.
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«Non ho mai lavorato nella pubblica amministrazione in vita mia», afferma, «ero un ragazzo che faceva karate 35 anni fa in palestra da mio padre (il maestro, ndr). Io non l' avevo mai visto Cocco. Poi mi contatta perché gli danno il mio numero. Gli serviva quel materiale. Necessità, come in tutta italia». Le Iene ieri sera sono riuscite a beccare il padre di Gilardi, Bruno, maestro di karate di Cocco: «Avevo conosciuto 30 anni fa Andrea Cocco, era stato mio allievo da ragazzino a 17 o 18 anni, in palestra». E a questo punto Le Iene si chiedono se sia stato papà Bruno a mettere in contatto suo figlio con Cocco per la fornitura delle mascherine.

Ivan, però, continua a negare le conoscenze pregresse: «Cocco mi chiama e dice: "Tu stai lavorando al materiale delle mascherine. Guarda che serve anche alla Regione Lazio, non ci conosciamo, però perché non mandi un' offerta alla Protezione civile?".
Io ho mandato un' offerta. Questo è stato». Poi Gilardi spiega come, da profano, si è ritrovato in quel mondo: «Da inizio febbraio ho contattato aziende per quello che era diventato un lavoro nuovo per me». Niente amici degli amici, insomma. E lui era il gancio con Eco Tech.

Come conferma il legale dell' impresa dei Mondin, l' avvocato Giorgio Quadri: «È venuto la prima volta da Tulumello (Carmelo Tulumello, capo della Protezione civile laziale, ndr) perché lui penso sia stato un primo contatto tra Tulumello o diciamo la Protezione civile o chi per lui, ed Eco Tech». Gilardi, invece, ribalta la storia.
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Era la Regione a caccia. «A Cocco», ripete, «è stato dato il mio numero. Lui ha chiamato me». All' inizio Gilardi avrebbe quindi cercato di entrare nell' affare da solo. D' altra parte, a quel punto, stando al suo racconto, aveva il contatto giusto che gli era caduto dal cielo.
«Io all' inizio mi sono presentato come Ivan Gilardi per cercare di lavorare», racconta, «mi hanno detto che le mascherine ci possono interessare e che serviva un' offerta».

Ma lui non era pronto. E dice: «Mi hanno detto questi articoli possono essere validi, ci serve però qualcosa che non sia una semplice mail scritta da Ivan». A quel punto dalla Regione devono aver finalmente capito che il karateka non aveva l' ombra di una mascherina e gli hanno chiesto il contatto dell' azienda. La Eco Tech. Anche lei senza mascherine. Mentre sulla scrivania dei burocrati della Protezione civile c' era già anche un altro preventivo. L' aveva inviato Filippo Moroni, un imprenditore che lavora in Cina da anni e che ha una fabbrica a Shenzhen. Non solo: Moroni ha un contratto con il governo cinese e si occupa proprio di materiale medicale.

Ha riempito di mascherine Usa e Brasile. E ora si sfoga: «Ho inviato oltre 120 mail tra Protezione civile nazionale e Regione Lazio e non ho mai ricevuto una risposta, poi ho scoperto che gli appalti per oltre 30 milioni di euro sono stati assegnati a ben altre società con ben altri prezzi».

Moroni, infatti, sostiene di aver offerto il 19 marzo mascherine Ffp2 a 1 euro e 89 al pezzo. Ma sembrano aver preferito altri tre preventivi molto più costosi. E mentre dalla Regione Lazio puntavano su Gilardi cercandolo con insistenza, Moroni si affannava inutilmente con una funzionaria: «Chiamavo quasi tutti i giorni la dottoressa Roberta Foggia (funzionaria della Protezione civile, ndr), che a un certo punto mi ha addirittura minacciato di querelarmi per stalking per la quantità di telefonate che la riguardavano». Un cortocircuito che, per tornare alla bomba, sembra proprio aver fatto da innesco.
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Da ''Le Iene''

Con Antonino Monteleone e Marco Occhipinti torniamo a parlare del “mascherina gate” della Regione Lazio, di cui vi abbiamo già raccontato nel corso della precedente puntata. A fine articolo, troverete le 10 domande che, sulla vicenda, abbiamo posto a Nicola Zingaretti il Presidente della Regione Lazio, che ci ha fatto rispondere dal capo della Protezione Civile regionale Carmelo Tulumello.

Ma andiamo per ordine. Vi avevamo mostrato come la Regione Lazio si fosse impegnata ad acquistare 35 milioni di euro in mascherine anti-Covid, con un incarico diretto, dando anche, un anticipo di 11 milioni alla ditta che doveva fornirle, la Ecotech, un’azienda che in realtà non ha mai gestito affari di questo tipo, perché impegnata nella vendita di lampadine a Led (e che tra l’altro non aveva poi consegnato gran parte di quelle mascherine). Abbiamo scoperto un’altra cosa molto strana. Ce la racconta la consigliera d’opposizione Angelilli: “È comparso un nuovo preventivo che è stato mandato il 19 marzo alla Protezione Civile del Lazio, un preventivo di un imprenditore noto, credibile, tra l’altro anche ideatore di una startup innovativa, ad un prezzo minore delle offerte di cui abbiamo parlato fino a questo momento. Ma non è stato proprio preso in considerazione, non si capisce perché”.

Ce ne parla Filippo Moroni, l’imprenditore italiano già noto alle cronache per i suoi progetti innovativi come la stampante in 3D per smartphone. "Lavoro in Cina da 4 anni e ho una fabbrica a Shenzhen, un contratto con il governo cinese: ci occupiamo di nuovi progetti industriali, per cui anche materiale medicale. Sono andato umilmente attraverso il centralino alla Regione e poi sono andato fino alla Protezione Civile, in particolare all’ufficio di Tulumello, nella persona di Roberta Foggia. Ho parlato per circa una settimana, ma è stato un dialogo surreale, quasi assurdo: ho dovuto anche registrare ad un certo punto queste telefonate perché mi sembrava veramente di parlare con un’entità metafisica...”.
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Il suo preventivo, racconta ancora Moroni, non si capirebbe perché non farebbe parte dei 22 preventivi che la regione Lazio ha preso in considerazione. “Io non ho mai ricevuto una risposta, se sono stato preso in considerazione non credo nemmeno perché ho scoperto che gli appalti per oltre 30 milioni di euro sono stati assegnati a ben altre società con ben altri prezzi, e sono sicuro che i nostri prezzi erano assolutamente corretti perché viviamo in Cina, siamo a pochi minuti dai produttori”. Insomma l’imprenditore Filippo Moroni sostiene di aver offerto, il 19 marzo, mascherine FFP2 a 1 euro e 89 al pezzo e a questo punto proprio non si capirebbe perché la Regione Lazio ne abbia preferiti altri 3, molto più costosi.

Scopriamo così come le abbia poi acquistate a 3 euro e 50 a mascherina da una ditta, a 3 euro 60 quelle della famosa Ecotech e a 3 euro e 90 da un’altra ditta ancora. Moroni prosegue: ”Che un preventivo si perda ci posso anche stare, che sette-otto preventivi si perdano assolutamente no, casualmente tra l’altro i preventivi più economici e i più corretti di tutti. Anche perché io chiamavo quasi tutti i giorni la dottoressa Roberta Foggia che ad un certo punto mi ha addirittura minacciato di querelarmi per stalking, per la quantità di telefonate che la riguardavano.”

Moroni racconta ad Antonino Monteleone di avere iniziato a chiamare e a mandare il suo primo preventivo alla Protezione Civile  il 15 marzo. Qualche giorno dopo, il 20, lo stesso Moroni fa un appello pubblico: “Vi scongiuro, superate la burocrazia che sta bloccando tutto. Ogni ora che passa sono decine di morti in più”. Un appello che, a suo dire, la Protezione civile non avrebbe proprio preso benissimo… Ascoltiamo una telefonata intercorsa tra Moroni e Roberta Foggia, funzionaria della Protezione civile: "Io questa mail la prendo e la porto a denunciarla ok? Ricominciamo da capo, nel caso i suoi tempi di consegna sono congrui alle nostre esigenze la chiamiamo ok?”.

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Moroni, in base alle trattative contrattuali, avrebbe proposto una consegna in 7 giorni, ma nessuno, sostiene, l’avrebbe più richiamato. Eppure, in quegli stessi giorni, il vicepresidente della regione Lazio Daniele Leodori, in Consiglio Regionale, diceva: “Fino al 20 marzo noi abbiamo ovunque cercato aziende che potessero darci un lume di speranza nel reperimento di dispositivi di emergenza”.

Ma come? La Regione cercava disperatamente mascherine e Moroni, in quegli stessi giorni, cercava disperatamente di vendergliele. Qualcosa, evidentemente, non ha funzionato.

Una vicenda, questa del “mascherina gate”, che si starebbe estendendo anche a un’altra giunta regionale, sempre guidata dal Partito democratico, quella dell’Emilia-Romagna. Il governatore emiliano Stefano Bonaccini infatti avrebbe versato un anticipo di 2 milioni e 600 mila euro sempre alla Ecotech, l’azienda che ha vinto l’appalto nel Lazio, azienda che però poi, come sostenuto dalla stessa giunta regionale, avrebbe fornito all’Emilia-Romagna solo tute protettive.

Monteleone va dal Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, a chiedere spiegazioni della vicenda delle mascherine. “Speriamo che non siamo stati truffati, se siamo stati truffati chiederemo giustizia e spero che Le Iene si schierino con gli eventuali truffati e non con gli eventuali truffatori solo perché sono del PD. Io spero che Le Iene non diventino i portavoce di salvini leghisti", dice. Antonino Monteleone ci tiene a precisare: "Guardi però è da settimane che vi segnaliamo come va sta cosa e fate orecchie da mercante e infatti…". “No no no, questo lo dice lei perché deve fare audience, io spero che Le Iene si schierino al fianco degli eventuali truffati...”.

Nessuna spiegazione insomma. Al presidente Zingaretti avremmo voluto chiedere alcune cose, sui preventivi più convenienti spariti nel nulla e sulle polizze assicurative che sembrano farlocche. Avremmo anche voluto sapere con quali criteri sono state scelte le aziende a cui dare anticipi milionari del 50 per cento. Come è successo per la ditta Worldwide Luxury Corner di Patrizia Colbertaldo, che nella vita oltre ad essere una “holistic life coach”, nel 2008 era candidata nella lista a sostegno di Paolo Orneli, candidato dal Pd a Presidente di Municipio ad Ostia. Quello stesso Orneli che oggi riveste il ruolo di assessore allo sviluppo economico della Giunta Zingaretti.

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Parliamo, in questo caso, di 2 milioni di anticipo e anche qui di problemi e ritardi con la consegna delle mascherine.Tutto molto particolare, insomma: candidata nel Lazio non eletta, la ditta a casa propria, due milioni e mezzo di euro d’anticipo. Ma la Regione Lazio, ci chiediamo, come li sceglie i fornitori?

Ma la domanda che più ci preme è un’altra: qualcuno ha presentato alla Regione Lazio la Ecotech, l’azienda che ha vinto la fornitura di mascherine per 35 milioni di euro pur non essendo minimamente del settore? La consigliera di FDI Angelilli prosegue: ”Il vice presidente della giunta regionale Daniele Leodori ha mostrato una serie di preventivi tra cui un preventivo che era di un tal Ivan Gilardi. Questo preventivo sarebbe stato più oneroso quindi peggiore di quello della Ecotech. Questo Ivan Gilardi abbiamo saputo che avrebbe messo in contatto la Ecotech con la Regione Lazio e soprattutto avrebbe partecipato a delle riunioni con l’ufficio di gabinetto di Zingaretti".

Ma chi è davvero questo Ivan Gilardi? La Regione Lazio ne parla come un imprenditore che avrebbe fatto un’offerta poi scartata, in quanto non competitiva, mentre l’opposizione lo indica come il possibile contatto della Ecotech con la Regione. Filippo Roma va a conoscerlo.
E l’uomo risponde così: "Io mi sono avvicinato come intermediario per alcune società, nazionali ed internazionali avendo dei rapporti esteri e mi sono mosso come vede lei. Io mi sono mosso sia singolarmente che poi, rendendomi conto che non era nelle mie possibilità l’accesso in determinati settori perché comunque non avevo una struttura in grado di fornire...”. Insomma Gilardi conferma di avere fatto una proposta alla Regione, ammettendo di non avere a disposizione né le strutture né le possibilità di accedere a certi settori. Ma allora, ci chiediamo, a che titolo avrebbe partecipato alle riunioni con Ecotech e con il gabinetto di Zingaretti in Regione?

“Ho partecipato in una riunione come consulente commerciale della Ecotech... Dopo ci siamo risentiti perché io avevo mandato le varie proposte anche per conto, no per conto, anche a Ecotech… loro mi hanno chiamato dicendomi: guardi, ma anche lei ha mandato una proposta? Dico, sì… Allora dice: ‘guardi mi sembra una persona valida siamo in carenza di personale se mi vuole dare una mano… a curare la parte commerciale’...”.

Gilardi aggiunge anche di aver chiamato un assessore di cui non si ricorda il nome. Ma è forse il papà Bruno quello che conosceva qualcuno in Regione? Il padre di Ivan Gilardi sembra confermare la circostanza: ”Io avevo conosciuto ma 30 anni fa, Andrea Cocco e la famiglia di Andrea Cocco, vice capo di gabinetto di Zingaretti sì, ma era stato mio allievo da ragazzino a 17-18 anni in una palestra di karate”. Bruno Gilardi dunque, papà di Ivan, sarebbe stato il maestro di karate di Andrea Cocco, il vice capo di gabinetto di Nicola Zingaretti. E visto che si conoscevano, non è che forse papà Bruno avrà chiamato il suo ex allievo per parlare di mascherine?

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Sembra quindi che Bruno Gilardi, dopo aver telefonato ad Andrea Cocco, vice capo di gabinetto di Nicola Zingaretti per avere informazioni sulle mascherine, abbia ricevuto il giorno dopo una chiamata dallo stesso Daniele Leodori, vicepresidente della Regione Lazio. E che Leodori abbia riferito che le mascherine erano sia per la sicurezza alimentare che per la sicurezza dei lavoratori.

Sul ruolo ricoperto da Ivan Gilardi però, ci sarebbe un’altra versione, quella data da Giorgio Quadri, l’avvocato della società Ecotech, quella che vincerà l’affidamento per 35 milioni, spiega: ”Ivan Gilardi è un giovanotto che è venuto su con noi al primo colloquio con Tulumello e è venuto anche a un primo incontro in Regione Lazio con con Tulumello e Cocco… è venuto la prima volta da Tulumello perché penso che lui sia stato il primo contatto tra Tulumello o diciamo Protezione civile o chi per lui, e Ecotech”.

L’avvocato di Ecotech dunque in questa telefonata racconta che sarebbe stato Ivan Gilardi il contatto tra la società che ha preso l’appalto per le mascherine e la Regione Lazio, una versione che contrasta con il racconto dello stesso giovane. Gilardi sostiene che sarebbe finito agli incontri con il gabinetto di Zingaretti, quasi per caso, perché portato lì in qualità di consulente un po’ improvvisato della Ecotech. Insomma, per come si stanno mettendo le cose, da quando è partita l’indagine della Procura, Ivan Gilardi adesso sembra molto preoccupato…

Noi nel mentre abbiamo provato a mandare 10 domande al presidente Nicola Zingaretti, in quanto è lui che ha la delega alla Protezione Civile nel Lazio. L’ufficio stampa però ci ha fatto capire che, siccome riguardano l’operato del capo della protezione civile dott. Tulumello, è a lui che sono state girate. Le risposte di Tulumello, che potete leggere integralmente qui sotto, non hanno dissipato tutti gli interrogativi che abbiamo sollevato fin qui. In particolare sul perché alcuni preventivi vantaggiosi non siano stati considerati e siano spariti nel nulla. Una domanda a cui Tulumello si limita a rispondere che non ne era a conoscenza.

Insomma, ci rimane un grande dubbio: ma perché mai la Regione Lazio avrebbe dovrebbe dare un affidamento diretto di 35 milioni di euro, con 11 milioni di anticipo, per reperire mascherine a un venditore di lampadine che si fa accompagnare agli incontri in Regione da un giovane, che per sua stessa ammissione, non ha nessuna esperienza nel campo? A voi sembra poi così strano che le mascherine alla fine non siano più arrivate?

Eccoci alle 10 domande de Le Iene a Nicola Zingaretti a cui la Regione Lazio ha voluto che rispondesse il dott. Tulumello, capo della protezione civile nazionale.
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1) Perché non avete fatto un avviso pubblico sui giornali per cercare ditte che vendevano mascherine e tutti i dispositivi medici utili all’emergenza nel mese di gennaio e febbraio?

L’Agenzia di Protezione civile è stata individuata quale struttura di supporto per l’acquisto dei DPI in data 5 marzo 2020 con decreto del Presidente della Regione Lazio del 5 marzo 2020. Da quel momento in poi, nel pieno rispetto di tutte norme, deroghe e procedure previste dalle norme emergenziali abbiamo cercato di acquistare tutto ciò che trovavamo. Eravamo in guerra. Se avessimo scelto la strada degli avvisi pubblici oggi non avremmo 13 mln di mascherine nel magazzino a disposizione dei nostri medici e infermieri. Non a caso le norme introdotte hanno chiaramente previsto la deroga ad ogni forma di avviso pubblico.

2) Perché avete dichiarato di non aver ricevuto per  mascherine 3 M preventivi inferiori a quello che avete poi scelto, se come abbiamo mostrato, ne avete ricevuto almeno uno della ditta Exor il 19 febbraio?
Non ho mai avuto diretta conoscenza e disponibilità del preventivo che citate, prima di aver appreso della sua esistenza dagli organi di informazione. Per altro, la vantaggiosità di quel preventivo sarebbe stata tutta da verificare visto che, come indicato chiaramente dal documento anche in vostro possesso, non comprende diverse spese aggiuntive – e non quantificate – che avrebbero ovviamente aumentato il prezzo delle mascherine che citate. Infine, la società proponente è la stessa alla quale si è rivolta la Ecotech e che non è stata in grado di realizzare la fornitura. 

3) Come fa il dott. Tulumello a dichiarare di non sapere di questo altro preventivo di mascherine 3 M, se oltre alla mail ricevuta il 19 marzo dalla Protezione Civile, il dott. Antonelli, suo capo segreteria, aveva parlato con i proponenti nella persona del dott. Rattà?

Come già spiegato, non ho avuto conoscenza e disponibilità diretta del preventivo. 
nicola zingarettiNICOLA ZINGARETTI
4) A parte il preventivo della Exor, sulle mascherine FFP2 il preventivo Ecotech da voi scelto è comunque superiore di 1 euro ad altre due offerte, aggiudicate dalla Regione Lazio e regolarmente consegnate, delle società cinesi Wisdom Glory Holdings e Goldbeam Company. Chi ha presentato la Ecotech alla Regione Lazio, che tipo di verifiche sono state fatta sulla sua affidabilità, visto che non si era mai occupata di mascherine?

Non sono preventivi comparabili poiché non si tratta del medesimo prodotto! Al netto del preventivo da voi citato della ditta EXOR (per il quale, si ribadisce, restano ignoti i supplementi di prezzo da aggiungere), il preventivo della ditta Eco.tech era il più vantaggioso tra quelli ricevuti per mascherine di marca 3M! La Eco.tech si è presentata via email, attraverso un proprio agente, come hanno fatto decine di aziende. Il contesto emergenziale drammatico e senza precedenti ci ha portato a raccogliere tutte le disponibilità che riuscivamo ad individuare e se problemi di questo tipo sono sorti esclusivamente con un fornitore, riuscendo comunque a soddisfare le esigenze delle strutture ospedaliere, evidentemente non siamo stati degli sprovveduti. 

5) In audizione in Consiglio Regionale Lazio la Regione ha sostenuto che il Consiglio regionale dell’Abruzzo avrebbe acquistato le mascherine chirurgiche ad un prezzo unitario di 5 euro. È possibile che in Abruzzo le abbiano pagate 0,76 centesimi ciascuna, oltre ad acquisirne 250.000 gratis attraverso una donazione?
Il consiglio regionale dell’Abruzzo, come tutte le regioni, ha effettuato diversi acquisti. Tra questi ci sono gli stock di mascherine chirurgiche a 5 euro al pezzo, il tutto verificabile chiaramente dal codice indicato nel materiale a vostra disposizione da tempo (digitare su google cig Z1C2C7D0B9 Abruzzo).

6) La Ecotech viene definita particolarmente competitiva perché si sarebbe “accontentata” del 50% di acconto sul totale della fornitura. In Abruzzo il 50% viene versato dalla regione in un deposito bancario vincolato ed erogato all’arrivo della fornitura. In Veneto la stessa Eco tech ha firmato un contratto con la regione senza ricevere l’acconto del 50%. Perché nel Lazio questo trattamento di favore?
Nessun trattamento di favore. La ditta ha richiesto questa modalità di pagamento la cui possibilità è stata introdotta dall’Ordinanza del Capo Dipartimento n. 639/2020 e ribadita dal D.L. 9/2020, prevedendo anche la possibilità di pagare anticipatamente tutta la fornitura, proprio per consentire di rispondere ad una dinamica di mercato fatta in questo modo. 

7) Chi è Ivan Gilardi e che rapporti ha e avuto con la Presidenza Zingaretti
In un momento di emergenza chiunque avesse avuto contatti con fornitori o produttori di dispositivi è stato invitato a metterli in contatto con la protezione civile Regionale, quindi non escludo possibili conoscenze. Ma poi, è stato esclusivo compito della protezione civile regionale fare le valutazioni. Aggiungo, visto il momento di grande emergenza, che fino al 20 marzo la protezione civile regionale ha approvato tutti i preventivi pervenuti.

8) Nelle premesse di entrambe determinazioni si insiste nell’affermare che dal 15 aprile la Ecotech avrebbe presentato alla Regione una documentazione relativa all’avvenuta stipula di una polizza assicurativa a copertura degli acconti ricevuti dalla Regione a garanzia di 10 milioni di euro con la ITC International Brokers. Confermate che all’epoca della determina tale polizza assicurativa fosse davvero in essere?

NICOLA ZINGARETTINICOLA ZINGARETTI
Si conferma il contenuto di quanto espressamente indicato nelle determinazioni di risoluzione e, segnatamente:
·      con email in data 15.04.2020, la ECO.TECH. SRL dava evidenza dell’avvenuto pagamento del premio della polizza assicurativa nei confronti della soc. ITC – INTERNATIONAL BROKERS srls, garantendo un importo pari a € 10.000.000,00; 
·      in data 16.04.2020, la ECO.TECH. SRL inoltrava email con la quale la soc. ITC – INTERNATIONAL BROKERS srls confermava la circostanza della ricezione del pagamento del premio e la conseguente operatività della copertura assicurativa della polizza;

9) In entrambe le determinazioni si fa riferimento a ulteriori coperture fideiussorie acquisite dalla Seguros DHI Atlas di Londra a garanzia di 14 milioni di euro, sempre sugli acconti versati alla Ecotech, precisando che la Regione, consultando il sito internet FCA e il sito della Companies House Uk, avrebbe accertato l’idoneità della Seguros a sottoscrivere polizze fideiussorie. Confermate ancora queste dichiarazioni?
Si conferma quanto riportato nelle determinazioni di risoluzione e, segnatamente:
- dal sito internet della FCA – Financial Conduct Authority la SEGUROS DHI- ATLAS risulta effettivamente iscritta al n. 776865 a far data dal 09.05.2017 ai fini antiriciclaggio; 
- dal sito internet si è potuto verificare che: 

La SEGUROS DHI-ATLAS risulta effettivamente iscritta al n° 07966108 a far data dal 27 febbraio 2012 per attività ausiliarie di intermediazione finanziaria; 
alla data del 19.09.2019 il capitale risulta pari a 31.789.000 GBP, interamente versato; 
10) Ritenete opportuno aggiudicare senza gara per affidamento diretto una commessa per milioni di mascherine ad una ditta che non ha esperienza nella vendita di dispositivi di protezione individuale, dando un anticipo del 50 per cento, quando il titolare della ditta è una ex candidata in una lista a sostegno di un Presidente di Municipio del Pd, Paolo Orneli, che oggi riveste la carica di assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio?
Come già ampiamente chiarito, l’assessore Orneli non conosce la titolare dell’azienda a cui fate riferimento. Per quanto mi riguarda, non si tratta di ritenere opportuno o meno un fatto ma di rispettare la normativa, cosa che la Regione Lazio ha sempre fatto.

Fonte: qui