DI MAIO E BONAFEDE SI FANNO SISTEMARE IL TAGLIO NELLA BARBERIA DI MONTECITORIO CHE VOLEVANO ABOLIRE, MENTRE IN COMMISSIONE BILANCIO LA GRILLINA MARIALUISA FARO PRENDE LA PAROLA PER SEGNALARE UNA GRAVE URGENZA: ''NELLA GIORNATA ODIERNA NON È STATO GARANTITO IL SERVIZIO DI RISTORAZIONE AI DEPUTATI'', DA RIPRISTINARE IMMEDIATAMENTE.
I PRIVILEGI UN TEMPO INSOPPORTABILI SONO DIVENTATI DIRITTI IRRINUNCIABILI PER I MIRACOLATI M5S
Volevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno, poi si sono accorti che il tonno era ottimo e se lo sono pappato alla grande.Da contestatori antiprivilegi a privilegiati con scorta e stipendione, abbarbicati alla poltrona, innamorati del potere che per puro caso si sono ritrovati in mano, i grillini sono diventati casta al quadrato, anche perché senza la manna politica li attenderebbe una vita da disoccupati senza reddito o la fatica di trovarsi un vero lavoro. E quindi eccoli trafficare beati nei meandri più reconditi della politica che volevano abbattere.
Potevano mancare i Cinque stelle nelle trame telefoniche di Luca Palamara, il pm tessitore di carriere e favori? Macché, e infatti nell'inchiesta sull'ex consigliere del Csm, indagato per corruzione, emergono i suoi rapporti cordiali con il mondo M5s romano, impersonato da Roberta Lombardi, dal presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito, grillino già arrestato per corruzione e poi tornato al proprio posto in Comune, e anche dalla deputata Giulia Sarti, già protagonista della Rimborsopoli pentastellata (faceva finta di restituire i soldi della Camera ma poi se li teneva).
LUCA PALAMARA
È De Vito che fa da intermediario tra le due parlamentari e Palamara. «Ho appena sentito Roberta Lombardi che mi ha detto avrebbe piacere di conoscerti», scrive a Palamara il 6 dicembre 2017. Qualche mese dopo invece si occupa di organizzargli un incontro con la Sarti: «Ciao Luca, ieri ho visto la Sarti. Sarebbe ben contenta di incontrarti. Mi sono permesso di lasciarle il tuo numero». Il magistrato risponde: «Bene! Se non dovessi rispondere perché al mare può mandarmi sms e la richiamo». Per la Lombardi, interpellata da Repubblica, è tutto normale: «Parlammo 30 minuti. Ricordo solo di essere uscita perplessa dalla chiacchierata».
Quel che un tempo avrebbe indignato, ora al massimo suscita perplessità. E che dire dei mitici privilegi dei parlamentari, tipo il barbiere a prezzi stracciati e soprattutto il ristorante con il controfiletto a 3 euro?
APRISCATOLE IN SENATO FOTO TWITTER BEPPE GRILLO
I grillini sono diventati i loro migliori clienti, Di Maio e Bonafede si fanno sistemare il taglio nella barberia di Montecitorio che una volta volevano abolire, mentre dei manicaretti del ristorante non se ne può fare più a meno, scherziamo. In commissione Bilancio, il 26 giugno scorso, non casualmente attorno all'ora di pranzo, prende la parola la grillina Marialuisa Faro, la quale - racconta il verbale della seduta - «segnala che nella giornata odierna non è stato garantito il servizio di ristorazione ai deputati. Chiede, pertanto, alla presidenza della commissione di rappresentare al presidente della Camera e al Collegio dei deputati questori la necessità che tale servizio sia assicurato nelle prossime giornate festive nelle quali saranno previsti i lavori della commissione».
GIULIA SARTI
Al che il collega grillino Giuseppe Buompane, in quel momento nelle veci di presidente della commissione, invece di segnalarla ai probiviri del M5s, promette che sarà sua «cura rappresentare tale esigenza al Collegio dei deputati questori». Questa Faro, catanese, direttrice di un'agenzia viaggi, si era già fatta notare con una mirabile pronuncia in un intervento alla Camera: «Bunchbank» al posto di «Bundesbank».
Forse dovuto ad un calo di zuccheri per una temporanea chiusura della buvette. I privilegi un tempo insopportabili sono diventati diritti irrinunciabili per i miracolati M5s. Come l'autobus esibito come mezzo di trasporto dal presidente della Camera Roberto Fico, ma subito sostituito con la più comoda auto blu con autista. Solo «per motivi di sicurezza», ovviamente. Fonte: qui
GREGORIO CAPASSO DALLO SCORSO AGOSTO INDAGA SULLA NOTTE NELLA VILLA DI BEPPE GRILLO, QUANDO IL FIGLIO CON AMICI EBBERO RAPPORTI SESSUALI CON UNA RAGAZZA CHE IN SEGUITO LI HA DENUNCIATI PER STUPRO (E NULLA TRAPELA).
MA NEGLI ANNI PRECEDENTI TAMPINAVA PALAMARA, MEMBRO DEL CSM, OFFRENDOGLI BIGLIETTI PER LA JUVE IN TRIBUNA VIP, CENE AL RISTORANTE E GITE IN BARCA.
Il procedimento contro Ciro Grillo e tre suoi amici, accusati di violenza sessuale da una ragazza italonorvegese, procede a rilento, anche a causa del Covid-19.
A fine agosto, mentre nasceva il nuovo governo, a Grillo junior e ai suoi compagni vennero sequestrati i cellulari. A gennaio il procuratore di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, ha ricevuto dal suo consulente la relazione sulle chat e i video contenuti nei telefonini dei ragazzi. Una perizia di cui non è trapelata nemmeno una parola.
CIRO GRILLO
Ma se Capasso, esponente della corrente moderata di Magistratura indipendente, è stato straordinario nel blindare il procedimento e i contenuti degli smartphone, di cui dopo quasi un anno si sa poco o nulla, il procuratore sardo deve oggi fare i conti con il grande risalto mediatico che sta avendo un altro processo, quello di Luca Palamara, ex potentissimo consigliere del Csm.
Infatti nelle carte del procedimento perugino spunta la chat che ha condiviso con Palamara. Il primo messaggio tra i due risale al 31 ottobre 2017, quando Capasso è pm a Latina e l' interlocutore è membro del parlamentino dei giudici. Il procuratore sardo, juventino sfegatato, dà inizio a un insistente «corteggiamento» per convincere il romanista Palamara ad andare a Torino con lui ad assistere alla sfida tra bianconeri e giallorossi del 23 dicembre 2017.
Capasso la prima volta scrive dopo una vittoria della squadra capitolina contro il Chelsea: «Caro Luca, stasera, da buon italiano, ho fatto un gran tifo per una bellissima Roma. Chissà magari riuscirò a trascinarti nel mio stadio per vedere assieme "la partita"...».
Palamara risponde: «Verrò sempre con grande piacere e ti aspetto presto». Inizia il pressing di Capasso: «Allora mi attivo... partita e cena al ristorante dello Stadium.
Tribuna Cento dove saremo ospitati. E vinca il migliore, Var permettendo. Un saluto affettuoso».
GREGORIO CAPASSO
La Tribuna Cento è il top: ha i posti più centrali e vicini al campo e, come si legge sul sito della Juve, «oltre ad una posizione privilegiata su poltrone di altissimo comfort» mette «a disposizione servizi di catering di altissimo livello in un ristorante esclusivo». Questi posti valgono circa 350 euro l' uno e vengono acquistati dalle aziende che li mettono a disposizione di clienti e personalità.
Il 5 novembre Capasso ricorda a Palamara la sua preziosa offerta: «Il 23 dicembre ho due inviti per una grande partita in primissima fila preceduta da un eccellente pranzo al ristorante dello Stadium. Poco prima di Natale [] Ps se vuoi, ma dubito, ho anche due inviti per la fila posizionata proprio dietro la panchina della squadra locale».
CIRO GRILLO
Praticamente un bagarino. Il tutto in tripudio di emoticon. Palamara: «Grazie. Mi organizzo e ti faccio sapere». Il 6 dicembre il procuratore sardo ripropone la mercanzia: «Caro Luca se sei pronto il 23 ci attende una grande partita. E in una posizione adeguata. Previa cena al ristorante interno». Palamara cincischia: «Grazie Gregorio un abbraccio e ci sentiamo inizio prossima settimana». Arriva l' antivigilia di Natale e Capasso è un tifoso solo: «Caro Luca sto andando a Torino...Attendevo con piacere un tuo cenno, ma mi rendo conto che il 23 dicembre non è agevole spostarsi e soprattutto lasciare a casa moglie e magari figli.
Speriamo di organizzarci per una prossima, importante occasione».
Il 31 gennaio Palamara gli scrive: «Contento?». Capasso: «Certo che sì Luca. Grazie per il sostegno. Quando vuoi ci vediamo. Per qualunque cosa, partite comprese». Di che cosa parla Palamara? Quel giorno non ci sono state partite, ma il riferimento potrebbe essere alla notizia che compare pochi giorni dopo su un giornale locale: il Tar del Lazio ha annullato il provvedimento relativo alla nomina di procuratore aggiunto di Latina di Carlo Lasperanza, accogliendo il ricorso presentato proprio da Capasso, che aveva partecipato al concorso.
GIOVANNI LEGNINI LUCA PALAMARA
Successivamente i due commentano le partite della Roma e la cavalcata Champions dei giallorossi. Il 24 aprile, invece, affrontano per la prima volta il tema delle nomine: «Se riusciamo giovedì plenum!!!» fa sapere Palamara, con riferimento all' incarico da procuratore a Tempio Pausania del collega. «Magari. Ma è stata finalmente approvata in commissione?», replica Capasso.
Palamara: «Sì, caro. Proprio ora». Capasso: «Grazie Luca. Non dico altro». Palamara lo solletica: «Questa estate giro in barca». Capasso: «Ovvio. E calcetto...». Palamara il 9 maggio dà la conferma all' amico: «Plenum!!!». Capasso: «Grazie caro Luca ce l' abbiamo fatta. Io spero di festeggiare pure stasera (è prevista Juventus-Milan di Coppa Italia, ndr)». In estate i due si scambiano una serie di messaggi per organizzare una cena in Sardegna. Si ritrovano il 22 agosto e verso le 10 di sera
LUCA PALAMARA
Palamara gira a Capasso il numero di cellulare del capo di gabinetto del ministro Alfonso Bonafede, Fulvio Baldi, di cui probabilmente hanno parlato tra una portata e l' altra. Il 23 Capasso commenta: «Bella serata caro Luca e piacere di essere stati assieme. Se vuoi andare al Lamante dell' Oasi di Sabaudia fammi sapere». Lamante è il beach club dell' elegante hotel Oasi di Kufra, in provincia di Latina, dove evidentemente Capasso ha i giusti agganci.
LUCA PALAMARA
Il 6 settembre il neoprocuratore si rifà vivo: «Avrei bisogno di una cortesia, se puoi.
Domattina dovrei essere a Roma ed avrei urgente bisogno di parlare con la Fabbrini (Barbara, capo dipartimento dell' organizzazione giudiziaria al ministero della Giustizia, ndr) che non conosco personalmente. Se tu la conosci e puoi in qualche modo mettermi in contatto con lei ti sarei grato. [] Se ritieni che sia meglio potrei anche chiamare Baldi ma dovresti comunque anticiparglielo tu».
Verso sera Palamara risponde: «Grande Gregorio ti aspetta domani alle 11.15». Capasso: «Grazie caro. Vado e poi ti chiamo per vederci [] riservatamente che se mi beccano». Il 13 settembre Capasso informa Palamara di essere rimasto con un solo sostituto procuratore in organico e di essersi rivolto alle commissioni del Csm competenti: «Vedi un attimo che si può fare» è il suo invito. A fine settembre Palamara sbarca in Sardegna.
Il programma prevede giro alla Tavolara, arrampicata e cena con esponenti delle forze dell' ordine. Tra ottobre e novembre i due provano a organizzare un nuovo incontro conviviale sull' isola con Cosimo Ferri, parlamentare renziano ed ex capo della corrente di Mi. L' occasione per la «grande cena», in cui festeggiare l' ammissione di Capasso a un «corso riservato ai dirigenti degli uffici giudiziari» si presenta il 23 novembre. Da quel momento, a giudicare dalla chat, i rapporti si raffreddano e nel 2019 Capasso e Palamara si scambiano un solo messaggio, a tema calcistico. Fonte: qui
"IO ERO UNO DEI REFERENTI. OGNI GRUPPO ASSOCIATIVO AVEVA IL SUO PALAMARA"
“OGNUNO AVEVA QUALCOSA DA CHIEDERE, OGNUNO RITENEVA DI VANTARE PIÙ DIRITTI DEGLI ALTRI, ANCHE QUELLI CHE OGGI SI STRAPPANO LE VESTI E CHIEDONO LA MIA ESPULSIONE
IL “COMPAGNO” ALBAMONTE FREQUENTAVA LA PARLAMENTARE DEL PD DONATELLA FERRANTI…” (E PARTE LA QUERELA)
"FATTI MAI AVVENUTI": EUGENIO ALBAMONTE QUERELA LUCA PALAMARA
Il pm romano Eugenio Albamonte, segretario di Area e in passato presidente dell’Anm, querelerà Luca Palamara, ex presidente dell’associazione magistrati che è stato espulso. Lo annuncia lo stesso avvocato Paolo Galdieri.
“Palamara in una serie di interviste rese oggi (aLa Repubblica, a firma di Liana Milella, a Il Fatto Quotidiano a firma di Antonio Massari, a La Verità a firma Giacomo Amadori) lo ha diffamato - spiega Galdieri - parlando di fatti mai avvenuti, in particolare di non meglio precisate cene tra il mio assistito e l’onorevole Donatella Ferranti, già presidente della commissione Giustizia della Camera, nelle quali si sarebbe discusso della nomina del vicepresidente del Csm David Ermini e delle nomine di avvocati generali della Cassazione”.
LUCA PALAMARA
Pochi minuti dopo la notizia dell’espulsione dall’Anm, Palamara - che era andato al Palazzaccio per chiarire la sua vicenda ma, per una norma statutaria, non gli è stata data la parola - aveva detto “non farò il capro espiatorio”.
Parlando con Repubblica ha detto: “Trovo fisiologico che chi ha determinate cariche rappresentative nella magistratura interloquisca con la politica. Ma trovo meno condivisibile che ci siano procuratori della Repubblica che vadano a cena con i politici”, facendo, a questo punto, anche il nome di Eugenio Albamonte.
«I GIUDICI CHE MI HANNO FATTO FUORI SONO LÌ SOLO GRAZIE ALLA POLITICA»
L' ex presidente dell' Associazione nazionale magistrati Luca Palamara ieri ha vissuto il giorno più nero della sua carriera: l' espulsione dall' associazione che aveva presieduto. Per l' appuntamento si era preparato un' accorata difesa di quattro pagine, in cui si leggono frasi come questa: «Ognuno aveva qualcosa da chiedere, ognuno riteneva di vantare più diritti degli altri, anche quelli che oggi si strappano le vesti, penso ad esempio ad alcuni componenti del collegio dei probiviri che oggi chiedono la mia espulsione».
DAVIGO ALBAMONTE
Chi sono questi probi viri che si strappano le vesti?
«In particolare mi riferisco a Bruno Di Marco, Giuseppe Amato, detto Jimmy, e Claudio Viazzi Di Marco è un esponente del sistema clientelare catanese, rientra perfettamente nelle logiche clientelari di Unicost, oltre a essere il difensore nel disciplinare di Giancarlo Longo, il mio coindagato nel penale. Quando finiva i disciplinari al Csm, dove faceva il difensore, mi è capitato spesso di trovarlo dentro alle stanze dei giudici».
GIUSEPPE AMATO
Viazzi che cosa le aveva chiesto?
«Lui, storico esponente di Md, nulla. Venne fregato quando scegliemmo il presidente della Corte d' appello di Genova. Lì io feci nominare Maria Teresa Bonavia».
Quindi secondo lei aveva il dente avvelenato?
«Non dico questo, io le porto dei dati di fatto».
E Amato, come è diventato procuratore di Bologna?
EUGENIO ALBAMONTE
«Jimmy è un amico, ma con me ha utilizzato quello stesso sistema per cui io sono stato espulso».
Un episodio specifico?
«Oltre a me frequentava in modo assiduo i componenti laici per arrivare all' obiettivo della nomina ed ero io a introdurlo personalmente».
Sono in conflitto d' interessi solo i probiviri? Oggi la segretaria della seduta era Alessandra Salvadori ed è intervenuto ripetutamente il segretario generale Giuliano Caputo. Nel voto contro di lei si è astenuta solo una sua fedelissima, Alessia Sinatra
«Salvadori e Caputo sono due magistrati che hanno beneficiato del sistema delle correnti e che oggi individuano in me l' unico responsabile».
LUCA PALAMARA GIUSEPPE CASCINI
La Salvadori si era interessata alla nomina del marito, è esatto?
«Forse non se lo ricordava».
Alcuni membri del Cdc, come Bianca Ferramosca e Francesco Minisci, si erano già dimessi da qualche settimana per le chat con lei. Mentre l' ex presidente dell' Anm Eugenio Albamonte, attuale segretario generale di Area, ha assistito al suo processo da dentro all' aula del Cdc al sesto piano della Cassazione
«Quello di Albamonte è un altro bel capitolo. Come è diventato magistrato segretario del Csm? Come è avvenuto il suo rientro in ruolo alla Procura di Roma?».
Come?
«Non voglio essere impreciso: vada a guardarsi le carte».
FRANCESCO LO VOI NICOLA GRATTERI GIUSEPPE AMATO
Lei parla delle cene e degli incontri «con i responsabili giustizia dei partiti politici di riferimento»: a chi pensa?
«Proprio al "compagno" Albamonte. Come io vedevo Cosimo Ferri lui frequentava la parlamentare del Pd Donatella Ferranti per discutere di nomine come quella dell' avvocato generale della Cassazione Francesco Salzano, uno degli scoop della Verità.
Le frequentazioni tra magistrati e politici sono sempre state all' ordine del giorno. C' è poi il discorso, inesplorato, dei rapporti tra procuratori e componenti laici. Questi ultimi vogliono avere il dominio sulle nomine e la dipendenza della magistratura dalla politica è un tema che non è mai stato sviluppato».
Oggi ha detto che neanche ai tempi dell' Inquisizione le avrebbe impedito di parlare
GIULIANO CAPUTO
«Il 3 marzo scorso io sono andato davanti ai probiviri con il mio difensore Roberto Carrelli Palombi. Nell' occasione domandai se mi contestassero i contenuti degli articoli di stampa, perché non capivo le accuse.
Sottolineai pure che quegli articoli erano basati sui brogliacci delle intercettazioni o su sbobinature mal fatte e spiegai che per potermi difendere avrei dovuto sentire gli audio originali. Che sono molto diversi dalle loro trascrizioni, come sto scoprendo in queste ore.
FRANCESCO MINISCI ANM
Quando ho sollevato il problema, ho anche anticipato che non avrei reso dichiarazioni quel giorno, ma davanti al Comitato direttivo centrale, dove mi sarei assunto le mie responsabilità. Ma mi è stato impedito».
E poi?
«Complice l' uscita delle chat, c'è stata l' accelerazione per farmi male».
Ma lei si aspettava che non l' avrebbero fatta intervenire?
«Assolutamente no. La storia dell' Anm è una storia di libertà, di idee, di opinioni. Nel 1926 il regime fascista sciolse l' Anm perché c' era chi voleva esprimersi liberamente. Nel mio piccolo, anche a me è stato impedito di parlare».
La mozione per impedire al suo difensore di parlare è stata proposta da Giovanni Tedesco
DONATELLA FERRANTI
«Un imputato che si trova come giudice Tedesco, che non ha bisogno di sentire le ragioni dell' accusato, che cosa deve fare, spararsi? Come fa un giudice a dire di non aver bisogno di sentirmi? Siamo di fronte a un principio di civiltà giuridica. Non avevo chiesto di essere assolto, ma di potermi difendere».
Tedesco ha detto che la fase istruttoria era delegata ai probiviri
«E se io voglio parlare davanti al mio giudice, che è il Cdc e non i probiviri? A mio giudizio avrei dovuto poter prendere la parola oggi, per il ruolo che ho ricoperto e per la gravità delle contestazioni. A marzo non l' ho fatto perché quel giorno non erano formulate pienamente e chiaramente le contestazioni».
FRANCESCO LO VOI
Come si sente l' ex presidente dell' Anm a essere espulso dall' Anm?
«Ho provato un profondo dispiacere, ripensando ai tanti sacrifici fatti in quegli anni da presidente».
Il suo ex collega Antonio Ingroia ha detto che lei era stato scelto dal presidente Giorgio Napolitano come possibile ambasciatore per risolvere il conflitto tra il Quirinale e la Procura di Palermo
«Di questo argomento preferirei parlare in commissione antimafia, dove sono disponibile a farmi ascoltare».
Uno dei suoi sassolini nella scarpa sembra essere stata la scelta del procuratore di Palermo Franco Lo Voi. Gliela suggerì l' ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone?
«C' era un rapporto molto stretto tra Pignatone e Lo Voi».
Ha parlato di comunicati contro «i malcapitati politici di turno». Si riferiva a Salvini?
GIUSEPPE PIGNATONE
«Non solo a lui, è un discorso di carattere generale sulle prese di posizione politiche che in ambito associativo erano frequenti».
Nel discorso che non le hanno fatto pronunciare ha fatto cenno a nomine che hanno seguito solo logiche di potere nelle quali il merito è stato sacrificato sull' altare dell' appartenenza alle correnti, ma che la colpa di queste scelte non era solo la sua. A chi si riferisce?
«A tutti coloro con i quali mi relazionavo per trovare accordi che favorissero la realizzazione di un equilibrio nelle nomine».
LUCA PALAMARA LUCA LOTTI
I famosi pacchetti?
«Esattamente, che rappresentano l' aspetto più deteriore del correntismo».
Mi fa un esempio?
«Penso alle nomine del Massimario e dei consiglieri della Cassazione o della Direzione nazionale antimafia».
Perché ha scritto di non voler fare il capo espiatorio?
«Perché non posso essere individuato come l' unico responsabile di un sistema che non ha funzionato. Ero uno dei referenti di quel sistema, non il referente. Ogni gruppo associativo aveva il suo Palamara.
COSIMO FERRI
Ed anche dentro a Unicost le logiche clientelari erano molto diffuse, a prescindere dal mio ruolo. Soprattutto nell' area napoletana e catanese. Ma su questo e molte altre questioni ci sarebbe da scrivere un libro».
La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, quella che decide sulla sanzione para-disciplinare dei trasferimento d'ufficio «per incompatibilità ambientale», ha già avviato una ventina di istruttorie preliminari per valutare le posizioni di altrettante toghe che compaiono nelle chat di Luca Palamara. Se gli accertamenti dovessero confermare che le conversazioni e gli argomenti trattati superano soglie di inopportunità e imbarazzo tali da rendere problematico restare nell'incarico ricoperto senza perdere prestigio e credibilità, si potrebbe proporre la rimozione, da sottoporre al plenum dell'organo di autogoverno.
PALAMARA CANTONE
Come è accaduto con Cesare Sirignano, già sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, mandato via perché ritenuto coinvolto «nelle intenzioni e nelle strategie» dell'ex pm accusato di corruzione, tra cui il condizionamento della nomina del nuovo procuratore di Perugia; con espressione di valutazioni e giudizi su colleghi che ne hanno determinato un «appannamento dell'immagine di indipendenza ed imparzialità» che non gli consentiva di rimanere in quell'ufficio.
CESARE SIRIGNANO
Per Sirignano è in corso anche un procedimento disciplinare avviato dalla Procura generale della Cassazione, come per Palamara e i cinque ex componenti del Csm dimessisi dopo che, un anno fa, sono state diffuse le intercettazioni del loro incontro con l'ex pm e due deputati in cui si mettevano a punto le strategie per nominare un procuratore di Roma gradito ai presenti.
Decisioni analoghe per altri magistrati potrebbero arrivare per decisione del procuratore generale Giovanni Salvi, che da un paio di mesi ha messo al lavoro un gruppo di sostituti per analizzare tutto il materiale trasmesso dalla Procura di Perugia. Che a conclusione dell'inchiesta penale è diventato molto più voluminoso: tutte le conversazioni telefoniche e via chat di Luca Palamara, sia quando sedeva al Csm sia dopo.
LUCA PALAMARA
Fino a maggio 2019, quando è venuta alla luce l'indagine a suo carico. L'attuale Csm, rinnovato per quasi un quarto proprio a seguito del «caso Palamara», attende le determinazioni del pg della Cassazione, ma nel frattempo s' è dato nuove regole e nuove procedure per le nomine. Che hanno determinato scelte considerate di prestigio, a volte sofferte ma comunque trasparenti. A volte all'unanimità, o con maggioranze molto ampie; altre volte frutto di divisioni e dibattiti alla luce del sole e schieramenti diversificati, anche trasversali e non predeterminati.
GIOVANNI SALVI FOTO DI BACCO
Fra queste ultime ce ne sono tre considerate particolarmente importanti proprio perché più o meno direttamente connesse alle vicende di cui è stato protagonista l'ex pm indagato per corruzione. La nomina del pg Salvi, il titolare delle azioni disciplinari prossime venture, è stata decisa il 14 novembre 2019 con 12 voti a favore (i togati di Area e Autonomia e indipendenza più i laici indicati dai Cinque stelle); 4 e 3 sono andati ad altri due candidati, 5 consiglieri si sono astenuti. Michele Prestipino è stato nominato procuratore di Roma, il 4 marzo scorso, con 14 voti al ballottaggio con un altro candidato, raccogliendo il consenso dei togati di Area e Unità per la costituzione, e 3 su 5 dei consiglieri eletti con Autonomia e indipendenza, più i togati di espressione grillina.
Più di recente, mercoledì scorso, Raffele Cantone è diventato procuratore di Perugia grazie ai 12 voti espressi dai togati di Area e i sette laici espressione di Cinque stelle, Forza Italia e Lega (l'unico indicato dal Pd, David Ermini, è vicepresidente e di norma non vota). Maggioranze diversificate, a volte persino risicate. Che hanno dato luogo anche alle spesso evocate «spaccature» in seno all'organo di autogoverno, che però al Csm rivendicano come segnale di libertà di espressione: niente a che vedere com accordi di potere e lottizzazioni.
EUGENIO ALBAMONTE
PALAMARA FINGE DI FARE I NOMI MA SONO QUELLI NOTI (PER ORA)
Che un uomo come Luca Palamara, passato in una manciata di giorni dagli altari del potere alla polvere dell'incriminazione, abbandonato e misconosciuto da tutti quelli che gli baciavano la pantofola, perda alla fine equilibrio e lucidità, fa parte dell'animo umano. Così la reazione apparentemente furibonda di Palamara alla sua espulsione dall'Associazione nazionale magistrati, di cui era stato a lungo presidente e leader indiscusso, rischia di venire letta come un gesto scomposto.
Perché in una serie di dichiarazioni Palamara tira in ballo con nomi e cognomi una sfilza di magistrati che finora sono scampati ai guai giudiziari e disciplinari che lo stanno travolgendo: e che lui indica invece come collusi o comunque beneficiari del sistema di spartizione delle cariche giudiziarie da parte del Consiglio superiore della magistratura passato alle cronache come «sistema Palamara».
LUCA PALAMARA
Ma se Palamara, come dice ieri qualcuno, «ha dato fuori di matto», bisogna riconoscere che in questa follia c'è del metodo. Infatti se si esaminano con attenzione i nomi che Palamara squaderna dopo avere promesso «adesso faccio i nomi», si scopre che il pm romano (attualmente sospeso dal servizio) fa solo e soltanto i nomi di magistrati che erano già comparsi negli articoli di stampa che riferivano il contenuto delle chat trovate sul suo telefono dal virus della Guardia di finanza.
C'è una sola eccezione: Eugenio Albamonte, una delle «toghe rosse» più in vista d'Italia, esponente dell'ala sinistra di Magistratura democratica. Ad Albamonte, Palamara rinfaccia due vicende: una sono gli incontri con Daniela Ferranti del Pd per scegliere il nuovo vicepresidente del Csm; l'altra, più scomoda, è il passaggio come segretario al Csm e poi il ritorno in Procura a Roma.
FRANCESCO MINISCI ANM
«Quello di Albamonte è un altro bel capitolo», dice nell'intervista alla Verità, invitando a verificare come avvennero i passaggi. Ma il trattamento riservato ad Albamonte ha una spiegazione: il rientro della «toga rossa» in ruolo avvenne quando Palamara non faceva ancora parte del Csm. E quindi viene citato solo per dimostrare che anche prima di questi anni, i sistemi in voga non erano diversi. Per il resto, Palamara picchia a destra e manca: ricorda che Bruno Di Marco, il presidente dei probiviri che lo hanno espulso, difendeva un magistrato finito in carcere, Giancarlo Longo, siciliano come lui; accusa un altro proboviro, il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, di avere ottenuto il suo posto grazie ai «meccanismi di cui oggi si parla».
E poi ce n'è per tutti, da toghe di sinistra come Claudio Viazzi e Francesco Minisci, ex presidente dell'Anm, a giudici di centro come Giuliano Caputo, attuale segretario dell'associazione, o Bianca Ferramosca di Roma, o Alessandra Salvadori di Torino. Colleghi che vengono tirati in ballo da Palamara a volte con le buone, specificando che si tratta di gente di valore; a volte più brutalmente. Un gesto scomposto? Mica tanto. Perché in realtà le rivelazioni di Palamara non rivelano niente.
LUCA PALAMARA GIUSEPPE CASCINI
I nomi che detta ai taccuini sono gli stessi che le chat, compulsate in queste settimane da buona parte dei magistrati italiani, avevano già messo in luce. Possibile che non ci sia almeno un caso di nomina «aggiustata», un solo esempio di carriera trattata a forza di lusinghe e promesse, oltre a quelle intercettate dal trojan dell'indagine perugina? Ovviamente no, perché i buchi temporali dell'inchiesta sono enormi: le intercettazioni telefoniche partono il 3 marzo 2019, quando Palamara non fa più parte del Csm da sei mesi; il trojan risale ai messaggi scambiati da Palamara a partire dal 2018.
Tutto il prima, i tre anni iniziali di Palamara al Csm, quelli di molte scelte decisive, sono rimasti fuori dall'inchiesta. Ci sono nomine cruciali, e manovre sottobanco: la più clamorosa di tutte, quella che nel 2017 fece inserire da una «manina» la norma che permetteva ai magistrati fuori ruolo di rientrare e venire subito promossi. Se saltassero fuori i dialoghi di quegli anni, sulla magistratura si abbatterebbe un'altra bufera. Sono quelli i veri segreti che oggi Palamara custodisce ancora. E ieri manda un messaggio implicito ma chiaro: «di quelle cose per ora non parlo». Per ora. Fonte: qui
SAPETE COME HANNO FATTO A INFILARE IL TROJAN NEL CELLULARE DI PALAMARA?
QUEL VECCHIO FURBONE NON ERA CADUTO NEL TRANELLO DEI VARI SMS ED EMAIL CON LINK DA CLICCARE, COSÌ IL PM (SENZA DIRLO AL GIP) HA CHIESTO ALLA GENTILE VODAFONE DI BLOCCARE TUTTE LE CHIAMATE IN USCITA. A QUEL PUNTO LA TOGA DELLE TOGHE SI È TROVATO UN MESSAGGIO SULLO SCHERMO…
OCCHIO: IL VIRUS CHE TUTTO ASCOLTA E TUTTO ACCHIAPPA NON È REGOLATO DALLA LEGGE
Antonino Monteleone, inviato de “Le Iene”, per ''ilGiornale''
LUCA PALAMARA
Scopriremo col tempo se Luca Palamara è davvero un corrotto che ha asservito la sua funzione di membro del Csm in cambio di favori e utilità oppure se quella tra Luca Palamara e l'imprenditore Fabrizio Centofanti era un'amicizia contrassegnata dalla generosità del più danaroso tra i due.
Di certo l'inchiesta della Procura di Perugia, che indagando su un presunto sistema corruttivo che nascerebbe in Sicilia (il cosiddetto «sistema Siracusa»), ha scoperchiato e messo a nudo il meccanismo di funzionamento dell'organo di autogoverno della magistratura italiana è destinato a segnare uno spartiacque anche nella delicata e spinosa materia delle intercettazioni. Sono necessarie alcune premesse veloci, ma importanti.
LUCA PALAMARA
Uno: in tema di intercettazioni telefoniche e informatiche la riforma targata dall'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando e quella, ancor più manettara, firmata dall'attuale inquilino di Via Arenula Alfonso Bonafede - e le sospensioni della sua entrata in vigore - hanno spinto perfino il pubblico ministero di Perugia Gemma Miliani a definire «magmatico» il quadro normativo in vigore. Due: perché il lettore lo abbia chiaro: per alcuni reati non c'è più il limite che vede «nei luoghi di privata dimora» uno spazio interdetto all'orecchio delle Procure. E questo limite cade anche quando «Non vi è il fondato motivo di ritenere» che in quei luoghi si stia commettendo «attività criminosa».
MATTARELLA CON PALAMARA
Tre: non si mette in discussione l'utilità dello strumento in sé e quindi la necessità che - visto il dilagare della corruzione nella pubblica amministrazione - il «virus di Stato» possa infettare i dispositivi (computer, tablet, telefoni) di chi è sospettato di tradire la fedeltà all'istituzione servita.
TROJAN MALWARE
Quattro: le riforme che avrebbero dovuto limitare fortemente la pubblicazione delle intercettazioni alle sole ritenute «rilevanti» non hanno impedito lo sputtanamento della vita privata di Palamara e non solo. Ma fatte le debite premesse qui il tema è un altro: è interessante osservare «come» avviene l'infezione dei nostri apparati e leggendo le carte di Perugia appare un provvedimento molto particolare adottato dal pubblico ministero.
Per infettare un dispositivo elettronico di ultima generazione, al netto di molte variabili tecniche che sarebbe superfluo elencare in questa sede, serve un «aiutino» da parte del proprietario.
ANDREA ORLANDO
La polizia giudiziaria lancia l'esca e i nostri investigatori si arrovellano su come rendere appetitosa quest' esca che di solito è un link contenuto in un sms che riceviamo da un contatto che ci sembra familiare; l'allegato contenuto in una mail che riteniamo attendibile; ecc.; ma il pesce... deve comunque abboccare. Ecco nell'inchiesta di Perugia alcuni «pesci» si sono fatti furbi e non abboccano. Nemmeno Luca Palamara.
VODAFONE 5G
Dunque si passa alle maniere forti. La Guardia di finanza, esperta in materia, suggerisce al Pm la strada da seguire: bloccare tutte le chiamate in uscita dal telefono di Palamara, dunque costringerlo - nel tentativo di risolvere il problema - ad abboccare a qualunque «esca».
Il Pm chiede il permesso di infettare il telefono di Palamara, ma non dice niente al Gip, che autorizza a marzo del 2019, del metodo che gli ha suggerito la Guardia di finanza (lo scriverà in una nota a piè di pagina nella richiesta di proroga) e che intende adottare per costringere Palamara a cadere nella rete del trojan realizzato dalla società Rcs Spa di Milano.
LUCA PALAMARA
Così il 30 aprile il Pm Miliani firma il «Decreto di interruzione temporanea chiamate uscenti su apparato mobile» in pratica un ordine per il gestore Vodafone di rendere inutilizzabile il telefono di Palamara «al fine di simulare un disservizio» tramite il quale «procedere all'infezione».
ALFONSO BONAFEDE
E Palamara, spiazzato da questo inconveniente e dopo avere tentato invano di risolvere il problema con l'assistenza clienti, non appena sul display del suo iPhone appare un pop-up che recita pressappoco così: «Rilevata anomalia chiamate in uscita, clicca qui per il reset della configurazione di rete» non ci pensa due volte, clicca e da quel momento lo smartphone non è più (solo) il suo. Bene qual è il problema? Apparentemente nessuno, ma forse c'è. La legge stabilisce per quali reati si può intercettare.
ANTONELLO SORO
Eppure niente dice sulle tecniche da adottare in materia di trojan. Tanto che persino il Garante per la privacy, Antonello Soro rivolge al Parlamento un appello a «circoscrivere l'ambito applicativo» di questo strumento sia per prevenire la «vulnerabilità del compendio probatorio, se allocato in server esteri» o, peggio, che «degenerino in strumenti di sorveglianza massiva».
TROJAN MALWARE
Chiedere al gestore telefonico, che prima si limitava ad un'opera «passiva», cioè mettere a disposizione il flusso telefonico e telematico del bersaglio, di compiere un'azione «attiva» che consiste nel simulare un malfunzionamento e interrompere le chiamate in uscita, può considerarsi una perdita di «neutralità» del fornitore del servizio che la legge dovrebbe disciplinare più opportunamente?
SERGIO MATTARELLA E LUCA PALAMARA
Sembra uno scherzo del destino, ma l'effetto devastante del «virus di Stato» manifesta i suoi effetti proprio in un'inchiesta che vede al centro un magistrato e la sua rete fatta di colleghi in toga e mondo politico e che ha «sconcertato» il presidente della Repubblica potrebbe avere l'effetto di spingere a un'urgente riflessione sulla necessità che tecnologie dal potenziale illimitato siano sottoposte a limiti ancora più stringenti. Fonte: qui