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domenica 3 giugno 2018

Velina del 5 luglio 2010: “Giancarlo Elia Valori, Antonio Baldassarre, Claudio Bonvecchio e gli intellettuali massoni tra affari, politica, bugie e RAI Radiotelevisione italiana”


Non se ne abbia a male il “narcisismo” del Fratello Antonio Baldassarre se, nel titolo e nel contenuto di questa Velina, è menzionato per secondo, dopo il Fratello Giancarlo Elia Valori.
Del resto, non è colpa nostra se l’evergreen  Valori ci sembra più in auge  del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, nonché Ex Presidente RAI.
Più in auge  e più dinamico nella gestione di quel back-office del potere dove si decidono tante cose con più incisività e solidità di quanto non faccia la politica ufficiale, troppo spesso velleitaria, chiacchierona e priva di reali tattiche. Per non parlare delle strategie…
Il Fratello Valori, al contrario, da decenni è sulla cresta dell’onda, trasversalissimo tra destre e sinistre, capace di rafforzarsi e potenziarsi ad ogni cambio di legislativo e/o esecutivo.
E il Fratello Professor Giancarlo Elia Valori non è solo trasversale nella nostra piccola italietta…
No, fedele al principio iniziatico della coincidentia oppositorum, Egli spazia da una tradizionale ed ostentata amicizia con il milieu ebraico internazionale a frequentazioni amichevoli e ravvicinate con importanti esponenti del “mondo islamico”; si muove con disinvoltura nel bacino mediterraneo, ma ha solidi rapporti anche nelle Americhe e nell’Europa centro-settentrionale.
A Oriente come a Occidente. 
Non sono questi, oltre tutto, i punti cardinali di riferimento per un Massone? 
Meglio ancora, per un Massone che nel 1963 (a soli 23 anni) era già “Cameriere di Cappa e Spada” presso la Curia Vaticana e che in seguito è divenuto anche Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana?
Com’è noto, Valori fu iniziato Massone nel Grande Oriente d’Italia nel 1965, presso la Loggia Romagnosi.
Lui racconta poi che, già l’anno dopo, a causa del suo “progetto di dialogo” tra Massoneria e Cattolicesimo, fu sottoposto a processo massonico ed “espulso”.
Ahi, Fratello Giancarlo! Ma i “bravi cattolici” non dovrebbero raccontare sempre la verità…?
Tra il 1961 e il 1970 fu Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Giordano Gamberini, il quale inaugurò un fitto e fecondo dialogo tra Vaticano e Massoneria… Figuriamoci se in quel clima di ritrovata “cordialità e collaborazione” un pio Cattolico Massone come Valori non sarebbe stato adeguatamente valorizzato…
E’ che spesso uno se la racconta un po’ come gli pare.
Ma in questa sede non ci interessa concionare rispetto alle vere ragioni della provvisoria uscita di questo Fratello dalla sua prima Loggia.
Infatti, era la prima, ma non sarebbe stata l’ultima.
Ad inizio anni ‘70, il Fratello Licio Gelli (anch’egli cresciuto massonicamente nella “Romagnosi”) accolse amorevolmente il Fratello Valori nella P2. 
E, dunque, di nuovo, a tutti gli effetti, nel G.O.I. di Palazzo Giustiniani.
Dopo che nel 1981 le perquisizioni di Castiglion Fibocchi, chez Maitre Gelli, portarono alla luce gli elenchi “piduisti” (elenchi incompleti, molto incompleti, ve lo garantiamo Noi di Grande Oriente Democratico…) e il nome di Valori vi campeggiava come affiliato ma successivamente “espulso”, il “busillis” fu spiegato dallo stesso Fratello in questione ricorrendo a una presunta, quasi immediata, incompatibilità rispetto alla gestione gelliana della P2.
Cioè il pio Valori, turbato dalle occulte trame di potere tessute dal Venerabile Burattinaio (Sic!) se ne sarebbe distaccato, dedicandosi alla coltivazione di “fiori di loto” e “viole mammole”…
Tanto candore “floreale”, purtroppo, mal si concilia con le voci che corsero e corrono sui pesanti conflitti interni alla stessa P2, in cui la coppia Valori-Pecorelli fu momentaneamente “tacitata”: il povero Fratello Mino Pecorelli perdendoci la vita, morto ammazzato, l’immarcescibile Fratello Giancarlo Elia Valori costretto solo a mettersi un po’ da parte, in attesa di imminenti rivincite.
Che arrivarono prontamente, altroché se arrivarono.
E il Fratello Valori risorse come l’aurea Fenice. Buon per Lui.
Ma in questa sede non intendiamo soffermarci troppo lungamente su questa interessante figura di Libero Muratore cattolico, eroe di “più mondi”, sempre un po’ in bilico tra Roma, Teheran, Beirut e Tel Aviv…
Lo faremo in seguito, se e quando lo faremo.
In questa Velina vogliamo solo comparare tre intellettuali massoni, tre illustri professori appartenenti alla Libera Muratoria: il citato Valori, Antonio Baldassarre e Claudio Bonvecchio.
Eh già, perché il Fratello Valori non è soltanto accreditato come un Massone potente, molto potente, in Italia e all’estero. Il Fratello Valori è anche dotato di un incontestabile valore intellettuale.
Prova ne siano le diverse “lectiones magistrales” tenute in tanti contesti prestigiosi, in ogni angolo del pianeta.
Prova ne siano le tante pubblicazioni intriganti e generalmente apprezzate.
Come, ad esempio, il recente volume: Il Futuro è già qui, Rizzoli, Milano 2009.
Un libro indiscutibilmente interessante, dedicato -tra le altre cose- ad esaltare le grandi potenzialità presenti e future dell’area mediterranea, una “regione” che dovrebbe costituire un “centro di interessi privilegiato” per l’Italia ma anche per l’Unione Europea, sotto tutti i punti di vista: politico, economico, culturale.
Perciò ci si stupisce che i relatori e gli intervenuti alla presentazione di questo libro fossero dei perfetti sconosciuti, tutte persone di nessun peso nell’ambito degli assetti di potere italioti…
Pensate, al Palazzo della Cancelleria di Roma (dove si è svolta la kermesse), a presentare il volume del Fratello Giancarlo Elia Valori c’era soltanto Antonio Catricalà (Presidente Autorità Garante della concorrenza e del mercato), Antonio Martone (Avvocato Generale presso la Cassazione), Antonio Maccanico (già Segretario Generale della Camera dei Deputati, Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Presidente di Mediobanca, Deputato, Senatore, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ministro, attualmente Presidente dell’ Associazione Civita), Paolo Savona (Presidente Unicredit Banca di Roma) e Tarak Ben Ammar (Vice Presidente de La Centrale Finanziaria e storico socio e sodale del Fratello Presidente Silvio Berlusconi).
Tra gli intervenuti , personaggi ancora più anonimi e modesti: il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta (con delega ai Servizi di Sicurezza), il Generale Giorgio Piccirillo dell’A.I.S.I. (Agenzia Informazioni per la Sicurezza Interna, Agenzia che ha sostituito il SISDE), Il Presidente di Mediobanca Cesare Geronzi, il Presidente del Gruppo Gmc-Adnkronos, Giuseppe Marra, l’Amministratore Delegato di Telecom Italia Franco Bernabé, Il Presidente dell’Enel, Piero Gnudi, Andrea Monorchio, ex Ragioniere Generale dello Stato e Presidente della Commissione Controllo Autorità dei Lavori Pubblici, Monsignor Natalino Zagotto, Direttore e Vicario Episcopale del’Ufficio per la Vita Consacrata, nonché Priore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Gaetano Gifuni, già Segretario Generale del Senato e della Presidenza della Repubblica, il Finanziere Roman Zaleski, il Presidente dell’Unioncamere Lazio, Andrea Mondello, il Presidente del Collegio Sindacale della Camera di Commercio di Roma, Giovanni Sapia, ex Direttore Generale INPDAI, il Presidente dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture, Luigi Giampaolino ed altri Signori di egual blasone…
Ma l’ex Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Roma, Achille Toro, non c’era?
Ma come? Un così grande amico e conversatore telefonico del Fratello Giancarlo Elia Valori, non c’era?
Forse, dopo essere stato infine inquisito dopo tante inchieste da lui gestite in modo “assai discusso e discutibile”, stava a casa a rimuginare su qualcuna delle sue “buone opere” al servizio della Giustizia (non certo a vantaggio di amici e amici degli amici, come sussurrano i maligni…): buone opere come il sequestro dell’ “Archivio” di Gioacchino Genchi (Vicequestore della Polizia di Stato e Consulente di molte procure italiane in diverse importanti inchieste); Archivio dove, guarda la combinazione, si trovavano le intercettazioni di molte telefonate tra lo stesso Achille Toro e il Fratello Giancarlo Elia Valori. 
Telefonate svoltesi in periodi di tempo in cui il Procuratore Aggiunto Toro era incaricato di indagini relative ad imputazioni che riguardavano molti amici e sodali del Fratello Valori.
Addirittura, i due si sentivano quando il Fratello Valori era imputato presso la Procura di Roma per le vicende legate alle licenze Umts…Quando si dice la combinazione e la “coincidenza significativa”!
In ogni caso, lasciamo l’ex Procuratore Aggiunto Achille Toro alle riflessioni sulla sua vita al servizio della Giustizia e alla linea di difesa da assumere rispetto all’inchiesta che lo vede indagato: quell’inchiesta sui “Grandi Eventi” (Mondiali di nuoto 2009, G8 alla Maddalena, Celebrazioni per i 150 anni dello Stato italiano etc.) in cui sono coinvolti tanti altri Galantuomini, dal Sottosegretario Guido Bertolaso a Angelo Balducci, Diego Anemone e altri personaggi della cosiddetta “Cricca”…
E lasciamo il valoroso Fratello Valori alle sue sottili disquisizioni di Filosofia dell’Economia, di Socio-antropologia Teleologica sul Futuro dell’Umanità e di esaltazione retorica dell’Area Mediterranea. 
Lasciamolo a tali dotte dissertazioni che è meglio… e consente a tutti di “volare più alto” rispetto a tante altre vicende dai contorni un po’ più prosaici…
Ma si sa, certi intellettuali massoni, mentre additano agli altri sublimi “volte iperuranie”, per se stessi si accontentano di scenari assai più pragmatici, talvolta proprio “terra-terra”…


Ora dedichiamoci un po’ all’ “antico massone prestigioso”, Fratello Professor Antonio Baldassarre, così come è stato di recente definito in un articolo per il Corriere della Sera, dal giornalista Goffredo Buccini (per vedere l’articolo, clicca sulla Sezione del Sito www.grandeoriente-democratico.com : Documenti e Rassegna stampa oppure direttamente su Corriere della Sera del 14 giugno 2010 by Goffredo Buccini: “La battaglia dei massoni all’ombra dei partiti” ).
Pare che il Fratello Baldassarre se la sia presa un po’ a male…
Così come se la prese a male quando diversi anni fa-così ci riferiscono- il famigerato giornaletto “Cuore” pubblicò il suo nome (lievemente storpiato: Antonio Baldassarri anziché Baldassarre con la “e” finale) in un elenco di massoni indubitabili e acclarati.
In effetti, allora come oggi, ci pare che il Fratello Antonio non abbia tutti i torti nella sua stizzosa reazione.
Allora gli storpiarono il nome, oggi lo definiscono addirittura “antico”…
Antico a Lui? Ad un uomo che, a dispetto della settantina ormai raggiunta, si tiene in bella e buona forma con lo sci, i massaggi, l’abbronzatura, le vacanze e un certo “dongiovannismo” che, se non è paragonabile a quello del Fratello Silvio da Arcore, e se raramente è coronato da successo, tuttavia regala tutta intera l’illusione dell’eterna giovinezza…
Purtroppo si tratta di illusione, certo, ma riteniamo abbastanza indelicato togliere anche questa ad un Uomo ché è già stato duramente provato dai postumi traumatici della sua defenestrazione dalla RAI, dal suo mancato re-inserimento (almeno finora) in qualche incarico all’altezza del suo passato di Presidente della Corte Costituzionale, dalla recente batosta elettorale nell’elezione a Sindaco per il Comune di Terni (giugno 2009: batosta subita nonostante molte forze “fraterne”, di destra e di sinistra… si siano spese per annullare il grande divario che esisteva di partenza rispetto al candidato- poi vincente, Grazie a Dio- Leopoldo Di Girolamo).
Un uomo, il Fratello Antonio Baldassarre, duramente provato anche perché è stato recentemente indagato dalla Procura della Repubblica di Genova per “concorso in millantato credito” e, udite, udite, anche dalla Procura di Roma “per aggiotaggio informativo”, in una vicenda in cui è coinvolto insieme all’amico e collega e Fratello Giancarlo Elia Valori (si tratta di questioni legate al tentativo di acquisizione di Alitalia).
Perciò, scusateci, ma non Ci sembra il caso anche di alludere alla sua età e ai suoi capelli bianchi, dandogli dell’ “antico”.
Preghiamo il giornalista Goffredo Buccini di chiedere umilmente perdono al Fratello Baldassarre, in ginocchio, con il capo cosparso di cenere, e magari auto-infliggendosi qualche punizione con il cilicio: magari se lo farà prestare da Paola Binetti, su segnalazione del Fratello Baldassarre che, benché Massone, al pari di Valori (ma in età più tarda, provenendo in origine dalle file del PCI) non disdegna e anzi apprezza molto le frequentazioni curiali e vaticane.
Certo il Fratello Antonio si professa “ateo”, ma di quel genere di “ateismo” nuovo, inaugurato da tanti altri intellettuali amanti del Potere “a prescindere” (a partire da Marcello Pera, Ferdinando Adornato e Giuliano Ferrara)…
Quel genere definito “Ateismo Devoto”, tanto più utile al Vaticano del supporto (umanamente assai più autentico) di cattolici “adulti” e sinceramente credenti. Questi ultimi, infatti, sono esprits forts,  poco disposti ad obbedire in modo asinino alle spesso anacronistiche pretese del Magistero di subordinare l’attività legislativa e governativa di un Paese laico alle sue ingerenze ultra-clericali.
Il pluri-indagato Fratello Professor Antonio Baldassarre, comunque, pare se la sia presa con il Corriere della Sera e con il giornalista Buccini, anche per altre ragioni.
Egli, nei giorni scorsi, scriveva la seguente Lettera (pubblicata prima sulla Rivista on-line Terni Magazine www.ternimagazine.it e poi anche dal Corriere della Sera, con replica di Goffredo Buccini):


“Leggo sul Corriere del 14 giugno un articolo a firma di Goffredo Buccini in cui questi, citando un ‘ricorso’ di Gioele Magaldi contro l’elezione per la terza volta del Gran Maestro della Massoneria avvocato Gustavo Raffi, sottolinea che tale elezione è stata resa possibile a seguito di un ‘parere giuridico’ di un antico massone prestigioso come Antonio Baldassarre. A parte che i pareri sulla possibilità di rielezione sono stati espressamente richiesti dall’avvocato Raffi al Prof. Massimo Zaccheo e a me proprio in quanto non massoni (al fine di escludere eventuali coinvolgimenti nella questione degli estensori) e che gli stessi pareri sono autonomamente giunti alla medesima conclusione (positiva), in realtà il principio di completezza dell’informazione avrebbe dovuto comportare che il giornalista avesse citato anche la sentenza del giudice Covelli che ha respinto la presentazione del ricorrente e le sue false insinuazioni, riconoscendo l’imparzialità e la terzietà degli estensori dei citati pareri.
Antonio Baldassarre”

“Come il Professor Baldassarre sa bene, il Giudice Covelli ha respinto l’istanza cautelare dei ricorrenti ma la causa di merito è ancora pendente davanti al Tribunale Civile di Roma: solo per questo non mi sono dilungato, nell’articolo, a descrivere una vicenda giudiziaria complessa che contrappone esponenti del Grande Oriente. Indicando, a suo avviso erroneamente, il professore come massone non intendevo offenderlo, com’è di tutta evidenza (l’aggettivo ‘prestigioso’ tronca sul nascere qualunque dubbio in proposito), né revocarne in discussione l’imparzialità (non sarebbe comunque compito mio). G.B.”

Ci sembra che, per quanto lo riguardi, la “replica” di G.B. (Goffredo Buccini), sia inappuntabile e intellettualmente onesta.
Lo stesso non si può dire per l’incredibile e scandalosa Lettera del Fratello Baldassarre.
Che non definiremmo come un “massone prestigioso”, ma semplicemente come un massone che vuole occultare di essere stato e di essere tale (l’iniziazione ha carattere indelebile e non cessa mai, durante la vita, nei suoi effetti e conseguenze).
Il “prestigio” infatti, lasciamolo a chi, Libero Muratore alla luce del sole, abbia ben operato nella società civile, a vantaggio dei suoi simili, recando in tal modo beneficio sia ad altri esseri umani che alla Fratellanza alla quale ha avuto l’onore e il privilegio di essere ammesso.
Non capiamo invece quali “buone opere” Il Fratello Baldassarre abbia compiuto in favore del Grande Oriente d’Italia o della collettività sociale in cui ha mosso i suoi passi. 
Certo non gli si possono ascrivere  “a merito” il parere legale scritto “a uso e consumo” del “golpe massonico” del Fratello e Amico Gustavo Raffi, né le ipotesi di reato per cui è indagato dalla Procura di Genova e di Roma e, meno ancora, la pessima gestione della RAI, allorché ne è stato (fortunatamente per poco tempo) Presidente.
Ma vediamo più da vicino la Lettera del Fratello Baldassarre al Corriere, lettera che torniamo a definire “scandalosa” e “piena zeppa di menzogne spudorate”.
Intanto facciamo definitiva chiarezza su un punto: il Prof. Antonio Baldassarre fu iniziato apprendista massone nel Grande Oriente d’Italia negli stessi anni in cui alcuni massoni romani del G.O.I., dopo l’appropriazione di Palazzo Giustiniani da parte del Senato della Repubblica, si riunivano in Via degli Specchi.
Il Fratello Antonio Baldassarre venne iniziato in Massoneria negli stessi anni in cui, a partire dalla nomina dell’8 agosto 1986 da parte del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, inizia come “giudice” a frequentare quella Corte Costituzionale di cui diverrà il più giovane Presidente della storia nel 1995.
Soprattutto, il Fratello Antonio Baldassarre viene portato nel Grande Oriente d’Italia dal Fratello Elvio Sciubba.
Chi era Elvio Sciubba, si diranno i più giovani (e meno consapevoli) fra i cronisti?
Elvio Sciubba è stato anzitutto un importante massone, 33°grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato.
Ma è stato anche un importante membro della Loggia P2, sopravvissuto al suo apparente “crollo” (e sottolineiamo “apparente”), nonché un punto di riferimento costante, durante la Guerra Fredda, dell’Ambasciata americana a Roma e della Central Intelligence Agency di Langley, Virginia; della cosiddetta C.I.A., insomma.
A Via degli Specchi, a Roma, Il Fratello Elvio Sciubba condusse per mano il Professor Baldassarre all’iniziazione quale Apprendista Libero Muratore. E consigliamo il Fratello Antonio nel non insistere nella sua “smentita”, perché ci sono ancora documenti e testimonianze delle sue frequentazioni a una Loggia che poi, per diverse vicissitudini, fu “dispersa”, così come il Fratello Sciubba fu sottoposto ad alcuni procedimenti disciplinari massonici.
Anzi, visto che nella sua Lettera al Corriere della Sera, Antonio Baldassarre parla di “false insinuazioni” a proposito di Gioele Magaldi in relazione a questa vicenda, gli consigliamo fraternamente di desistere da questo atteggiamento e di ritirarsi “con la coda fra le gambe”. Altrimenti, conoscendo la facilità del ricorso alla Querela da parte del nostro Direttore e Fratello Magaldi, il Presidente Emerito della Corte Costituzionale potrebbe trovarsi nell’ imbarazzante situazione di rispondere in Tribunale della sue dichiarazioni volte ad attribuire (con spudorata faccia tosta) patenti di “falsità” a chi rende note cose straconosciute agli “addetti ai lavori” e ignote solo per il grosso pubblico e per parte degli operatori mediatici.
Ma nella sua Lettera, la propensione alla menzogna del Fratello Baldassarre non si limita alla negazione della sua identità di massone; no, egli si permette anche il lusso di citare a sproposito la Dott.ssa Covelli, Giudice del Tribunale Civile di Roma (alla quale, peraltro, facciamo le condoglianze per un recente lutto che pare l’abbia colpita).
Baldassarre dice (mentendo spudoratamente) che la Giudice Covelli “ha respinto la presentazione del ricorrente e le sue false insinuazioni, riconoscendo l’imparzialità e la terzietà degli estensori dei citati pareri” (Sic!!!).
Come si permette Antonio Baldassarre di “mettere in bocca” a un Magistrato affermazioni che questi non ha mai fatto, né oralmente né per iscritto?
La Giudice Covelli non solo non ha respinto la “presentazione del ricorrente” (la “causa di merito” circa l’ineleggibilità di Gustavo Raffi a Gran Maestro per il quinquennio 2009-2014 non è stata ancora trattata), ma non ha respinto alcuna insinuazione e men che mai ha riconosciuto (perché mai avrebbe dovuto farlo?) l’imparzialità e la terzietà degli estensori dei citati pareri.
Imparzialità e terzietà che, per quanto riguarda il Fratello Baldassarre, non ci sarebbero state nemmeno se Egli non fosse stato massone: può essere “terzo e imparziale” un Signore che, da diversi anni, si presenta all’Assemblea annuale del Grande Oriente d’Italia (Gran Loggia di Rimini) oppure ad altri eventi nella sede nazionale del G.O.I. (Villa Medici del Vascello) “a braccetto” del Gran Maestro Raffi e si intrattiene con lui fino a sera tarda, tra grandi bevute, mangiate e amabili pacche sulla spalla, baci e abbracci?
Certo, a proposito di “insinuazioni”, quelle che Noi di Grande Oriente Democratico non reputiamo assolutamente degne di fede sono le “voci” secondo cui lo stesso Fratello Antonio Baldassarre si sarebbe vantato con il Gran Maestro Raffi, rassicurandolo sull’esito finale del procedimento pendente presso la Terza Sezione del Tribunale Civile di Roma (relativo alla carenza o meno di jus eligendi per Raffi, quale Gran Maestro per un terzo mandato e 15 anni consecutivi, anche in palese deroga di alcune norme ispiratrici della Commissione e della Legge Anselmi sulla P2).
Secondo queste voci (a nostro parere indegne di fede), Antonio Baldassarre si sarebbe vantato con Raffi, dicendo che lui e il Prof. Zaccheo erano in grado, attraverso il marito della Dott.ssa Covelli, di esercitare pressioni su questa integerrima Giudice, nonché su altri dello stesso Tribunale Civile di Roma.
Si tratta con tutta evidenza di “insinuazioni” senza fondamento, ma se anche fosse vero (e Noi di G.O.D. non lo crediamo) che Baldassarre vada in giro a dire o a pensare di poter porre in essere indebite “pressioni”, tutto ciò si scontrerebbe con l’onestà e l’assoluta incorruttibilità della Giudice Covelli e degli altri Magistrati del Tribunale Civile di Roma, qualità che abbiamo avuto modo di poter constatare in termini indubitabili.
E comunque, benché il Fratello Baldassarre sia stato recentemente inquisito per “concorso in millantato credito” dalla Procura di Genova, non pensiamo assolutamente che Egli possa spingersi ad azioni così spregevoli di “millantato credito” ai danni dell’immagine e della reputazione dei Magistrati del Tribunale Civile di Roma, solo per “farsi bello” con il suo amico e Gran Maestro Raffi.
Infine, a proposito della “massonicità” di Antonio Baldassarre, giova ricordare che egli, nel 2005, aveva chiesto (senza peraltro ottenerlo) al nostro Direttore Gioele Magaldi (all’epoca Maestro Venerabile della Loggia Monte Sion di Roma), di “fare iniziare” come apprendista libero muratore suo figlio, Paco Baldassarre. Anche su questo non temiamo smentite, perché ci sono ampie testimonianze.
Così come non temiamo smentite sul fatto che sia stato iniziato in Massoneria (da qualche tempo ha anche il grado di Maestro) nel Grande Oriente d’Italia, e proprio nella Loggia Monte Sion di Roma, il Fratello Roberto Giovannelli, nel 2002 nominato Segretario/Assistente del Presidente RAI Antonio Baldassarre. 
Chi è Roberto Giovannelli?
Nel 2002, proprio Il Fratello Baldassarre lo definiva pubblicamente il suo prezioso “braccio destro”, un uomo con cui aveva un’amicizia quarantennale…
Roberto Giovannelli, classe 1943, già Responsabile della formazione quadri e dei trasporti della CGIL di Terni, già area PCI, è un uomo che, “in piccolo”, può essere paragonato, per trasversalità e ubiquità delle sue amicizie e relazioni, al Fratello Giancarlo Elia Valori.
Certo, Il Fratello Roberto Giovannelli non è un intellettuale (anzi, a suo riguardo, più d’uno ha usato il detto: “Contadino, scarpe grosse e cervello fino…”) ma questo non toglie che si tratti di un uomo furbo, abile, scaltro e sempre pronto a fiutare il “vento del Potere”, ovunque esso soffi…
Così, mentre il Fratello Antonio Baldassarre costruiva una carriera “luminosa” e “brillante”, occupando poltrone di evidente spessore istituzionale (Presidenza Corte Costituzionale, Presidenza RAI), il Fratello e “amico quarantennale” Roberto Giovannelli tesseva e ritesseva utilissime trame nel “back-office” del Potere e del Sotto-Potere, accreditandosi come utile interlocutore dell’entourage dell’Ex Direttore del SISMI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) Generale Niccolò Pollari, di diversi Generali della Guardia di Finanza, di Alti Ufficiali del Corpo dei Carabinieri, di alcuni Gabinetti di Ministero, di importanti Dirigenti sindacali, politici e dell’amministrazione burocratica dello Stato. 
Per non parlare di giornalisti vari, di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo e, dulcis in fundo, di alcuni storici Top Manager RAI, alcuni dei quali ancora molto ben installati nelle proprie poltrone.
Uno fra tutti, Gianfranco Comanducci-amico comune di Giovannelli e dell’ex Direttore Generale Agostino Saccà (la “trasversalità” e naturale “capacità di empatia umana” di Giovannelli è tale che egli ha potuto essere amico di costui, nonostante quest’ultimo sia sempre stato acerrimo nemico del suo amico quarantennale Baldassarre).
Gianfranco Comanducci è attualmente uno dei quattro Vice Direttori Generali della Rai, con Deleghe alla gestione del Personale. Ma Giovannelli è buon amico anche dell’attuale Consigliere di Amministrazione RAI Alessio Gorla, ex Dirigente RTI, Delegato Mediaset in Sudamerica e tra i principali Organizzatori e Coordinatori della campagna elettorale di FORZA ITALIA nel 1994.
Ci facciamo una domanda: ma non è che per caso, in barba ai “tagli” e ai “sacrifici” cui sono sottoposti tutti gli italiani, tutti i ministeri, tutte le forze dell’ordine, la Magistratura, gli enti nazionali e locali dello Stato, in RAI si usa ancora elargire profumatissime CONSULENZE a chi in realtà non reca alcun valore aggiunto al Servizio Pubblico della RAI Radiotelevisione italiana?
Chiediamo ufficialmente lumi al riguardo ai Responsabili del Personale della RAI, ma ci risulta che fino a poco tempo fa il suddetto Fratello Roberto Giovannelli continuava a usufruire di un costoso (per i contribuenti che pagano il canone RAI) Contratto di Consulenza, a fronte di un lavoro che (dicono i maligni) consisteva soprattutto nel continuare a curare le proprie relazioni e i propri contatti di interesse personale, sotto il “mantello protettivo” del marchio RAI e con consistente remunerazione in termini di quattrini (sin dal febbraio 2003, allorché decadendo Baldassarre come Presidente, sarebbe dovuto “andare a casa” anche il suo Assistente/Segretario e “braccio destro” Roberto Giovannelli).
Noi, conoscendo e apprezzando le indubbie qualità professionali di Giovannelli, ma anche la sua indiscutibile integrità morale, siamo certi che Egli-per senso dello Stato e orrore degli “sprechi” e delle “consulenze” elargite per aderenza clientelare- abbia da tempo rinunciato al Contratto di Consulenza RAI, qualora si sia reso consapevole che esso viene remunerato a fronte di scarso o nullo apporto al predetto Servizio Pubblico.
Se invece tale Contratto di Consulenza perdurasse, siamo certi che esso comporta un esborso da parte della Rai (e dei contribuenti) in ragione di certi, documentabili e irrinunciabili servigi che il Giovannelli offre all’Azienda di Viale Mazzini.
Invitiamo comunque i Responsabili interni dell’azienda Rai ad attivare un’Ispezione generale e approfondita sulle tante, troppe Consulenze elargite a piene mani negli ultimi anni e, qualora tale Ispezione latitasse o venisse fatta con superficialità, invitiamo anche la Magistratura italiana competente a voler fare accertamenti e verifiche su questa “voce” delle Uscite/Costi dell’Azienda diretta attualmente da Mauro Masi.


La nostra comparazione di intellettuali massoni, iniziata con il Fratello Giancarlo Elia Valori e proseguita con il Fratello Antonio Baldassarre, si chiude con una rapidissima presentazione del Fratello Professor Claudio Bonvecchio.
Dichiariamo subito che, se dovessimo stilare una “classifica relativa” tra questi tre Professori massoni esaminati, la simpatia e l’apprezzamento di Grande Oriente Democratico andrebbero indiscutibilmente al Fratello Bonvecchio. Perciò, metteremmo costui al primo posto, il Fratello Valori al secondo e il Fratello Baldassarre al terzo, se non altro per le troppe menzogne scritte nella sua recente Lettera al Corriere della Sera…
Insomma, Antonio! Un po’ di contegno e ritegno!
Sei o non sei anche apprezzato Docente di Institutiones iuris civilis publicipresso la Pontificia Università Lateranense? Nonché amico dell’ex Rettore di detta Università, Sua Eccellenza l’Arcivescovo Salvatore (detto “Rino”) Fisichella, già Vescovo Ausiliare di Roma, già Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e attuale Presidente del Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione? E allora, comportati bene e non dire bugie, per di più in pubblico! Che altrimenti ti cresce il naso…
Tornando al Fratello Bonvecchio, diciamo subito che, potendone osservare la recente intervista di Klaus Davi su KlausCondicio in visione su You Tube (vedi l’intervista riportata sul sito ufficiale del G.O.I.: www.grandeoriente.it ) non nascondiamo come il predetto Fratello ci ispiri soprattutto molta tenerezza…
Certo non ne condividiamo l’atteggiamento reticente e “negazionista” ricalcato quasi alla Lettera sull’intervista del Gran Maestro Raffi concessa a Lucia Annunziata: quando qualcuno intervista Raffi o i suoi Colonnelli, costoro non sanno mai nulla…Non sanno chi sia Massone fra i cosiddetti VIP…Glissano sull’identità massonica di determinati politici, giornalisti, magistrati, alti ufficiali, alti burocrati, banchieri, esponenti della Curia o dell’Episcopato…A sentir loro la Massoneria inizia i suoi affiliati solo tra innocui e insignificanti operai e impiegati (A Noi, in Massoneria, di impiegati e operai è capitato di incontrarne lo 0,1% sul totale del Fratelli…).
E non condividiamo, di Bonvecchio, la “non-spiegazione” del perché le donne non dovrebbero essere ammesse in Massoneria: Bonvecchio ha farfugliato che è così per Tradizione…
In nome della Tradizione, allora, tanto varrebbe non aver abbattuto neanche l’Ancien Regime, il Potere Temporale della Chiesa, la discriminazione in base alla nascita, al censo o alla razza; lo stesso “diritto di famiglia” italiano, tardivamente riformato pochi anni fa nelle sue direttive misogine, paternaliste e maschiliste.
In nome della Tradizione bisognerebbe negare alle donne il diritto di studiare, esercitare determinate professioni, persino votare o avere capacità giuridica.
Si vergogni di queste “fregnacce” sulla Tradizione il Fratello Bonvecchio e si ricordi che il suo Gran Maestro Raffi, nel 1999 e ancora nel 2004, giurava di voler affrontare e risolvere il problema delle donne in Massoneria (chiedendo il voto dei Fratelli anche in base a questo impegno), perché gli sembrava “vergognosa” (sono parole Sue) la condizione delle Stelle d’Oriente del G.O.I., libere muratrici di Serie C che vengono iniziate e accolte solo in quanto mogli, sorelle o figlie di Massoni Maschi, dai quali sono controllate e dirette quasi si trovassero “in stato di minorità”.
Inoltre, ci ha fatto sbellicare dalle risa il Fratello Bonvecchio, allorché, incalzato sul punto dall’intervistatore Klaus Davi, ha affermato che Gioele Magaldi e Grande Oriente Democratico sarebbero tollerati e non colpiti da ritorsioni da parte dell’establishment raffiano, in quanto “in seno al Grande Oriente d’Italia guidato da Gustavo Raffi si accetta il Dissenso e lo si rispetta”…
Ah,ah, ah… meglio delle barzellette del Fratello Berlusconi!
Queste altre “frescacce” però, il Fratello Bonvecchio non le vada a raccontare al candido, inconsapevole e sprovveduto Klaus Davi (e all’altrettanto ignaro pubblico di You Tube); le racconti piuttosto ai Fratelli intimiditi, minacciati, perseguitati, danneggiati in mille modi soltanto per aver osato “alzare la testa” ed esprimere liberamente le proprie opinioni critiche rispetto a Raffi e alla sua gestione del G.O.I.
Il Fratello Bonvecchio racconti queste “favole” al Fratello Gioele Magaldi, che dal maggio 2007, nonostante due sentenze di reintegro disposte dal Tribunale Civile di Roma, ancora non ha potuto riprendere a frequentare i normali lavori di Loggia…E che, il prossimo 14 luglio, la IV Sezione della Corte Centrale Massonica (secondo i maligni, di strettissima aderenza raffiana) si appresta nuovamente a tentare di “espellere” dal G,O.I. (sempre secondo voci maligne che si rincorrono in questi giorni)…
Ma nonostante (o forse anche in ragione di) tutte queste amenità spassose elargite da Bonvecchio a Klaus Davi e agli spettatori della sua trasmissione KlausCondicio, il sentimento che Egli ci ispira, come dicevamo sopra, è soprattutto la tenerezza.
In effetti, ad ascoltare attentamente la sua intervista, ci si rende conto che il Fratello Professor Bonvecchio è in buona fede. Era in buona fede quando, durante le elezioni 2009 per la Gran Maestranza (invalide e inquinate dalla partecipazione dell’ineleggibile Raffi) sciorinava le sue tesi all’insegna del sacrificium intellectus di “brechtiana memoria”: anche se fosse una “forzatura”, diceva più o meno, bisogna eleggere Raffi perché Costui è inviato dalla Provvidenza ed è e sarà, in saecula saeculorum, il miglior Gran Maestro Possibile…
Ed era in buona fede all’intervista di Klaus Davi, quando quasi su ogni domanda ripondeva pressappoco così: “non mi risulta… io non so, se c’ero non ho visto… se ho visto non ho sentito… se ho sentito non ho capito… non ho mai conosciuto massoni così, colì o colà…la Massoneria di Raffi e un’Eterna Primavera di Beltà e Progresso civile e spirituale…”.
Il Fratello Bonvecchio, ne siamo ormai certi, era ed è in buonissima fede. 
Quando egli nega o afferma di non sapere e non capire, non mente. Evidentemente, a lui come ad altri onesti intellettuali arruolati sul Carro raffiano (un altro che ci sembra “errare” in buona fede è il Fratello Professor Morris Ghezzi) la premiata Ditta “Gustavo Raffi & Giuseppe Abramo” non ha ritenuto di compartecipare le sottili strategie e tessiture di potere pluriennale che da Villa Medici del Vascello si irradiano verso altri santuari del Potere Italiota, per fare ritorno al Gianicolo sotto forma di utili e dividendi di varia natura.
Ecco perché il Fratello Claudio Bonvecchio e il Fratello Morris Ghezzi ci ispirano anzitutto tenerezza, comprensione e fraterna simpatia: sono le “inconsapevoli foglie di fico”, utilizzate strumentalmente da un Potere che tiene moltissimo a mascherarsi e a celare la sua vera natura.
Poi, non possiamo non apprezzare la solida e interessante produzione scientifica del Fratello Prof. Bonvecchio (così come quella del Prof. Ghezzi, in altri ambiti di studio), segnatamente sulla tradizione gnostica e sulla simbologia esoterica, trattate alla luce di una strumentazione filosofica di elevato spessore e di rara capacità ermeneutica.
Alla luce di ciò, al Fratello Prof. Bonvecchio (e al Fratello Professor Ghezzi) rivolgiamo un augurio sincero: AD MAIORA! Speriamo un giorno di poter collaborare fraternamente all’edificazione di un Grande Oriente d’Italia che sia davvero “una casa di vetro” e che, invece di nascondersi dietro “mille maschere”, possa contribuire a migliorare concretamente la vita (soprattutto morale e spirituale) dei suoi adepti, così come dei cittadini italiani tutti, disperatamente bisognosi di una Massoneria “che sappia fare bene il suo mestiere”, per il Bene e il Progresso dell’Umanità e alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

Chiudiamo questa non breve (ma necessaria) Velina del 5 luglio 2010 con l’anticipazione che, nelle prossime ore, verranno pubblicate su www.grandeoriente-democratico.com delle interessanti novità (soprattutto in termini di ATTUALITA’ POLITICA) nella Sezione Comunicazioni dei lettori/visitatori e un Editoriale di Gioele Magaldi dal titolo: “PDL, PD e Massoneria. Silvio Berlusconi e Gustavo Raffi fra gioco delle parti, disastro economico e istituzionale, DDL intercettazioni”
LA REDAZIONE di Grande Oriente Democratico (www.grandeoriente-democratico.com ).

La storia (infinita) di Paolo Savona e della massoneria


paolo savona
Fabrizio D’Esposito sul Fatto di oggi torna sulla storia di Paolo Savona e della massoneria, scatenata ieri da un articolo del Corriere che attribuiva a Di Maio un’insinuazione sull’appartenenza dell’attuale ministro agli Affari Europei alla massoneria americana. L’articolo racconta della vicinanza di Savona ai repubblicani: tra loro c’era il sardo Armando Corona detto Armandino, corregionale di Savona. I due erano amici e Corona nel 1982 fu chiamato a un compito severo e per certi versi immane. “Ripulire la massoneria dalla P2 di Licio Gelli”, come disse anni dopo un altro sardo d’élite, Francesco Cossiga. Quindi:
Indi ci sono i sospetti su logge più “coperte”e di sapore internazionale. Di qui il presunto riferimento alla massoneria americana attribuito a Di Maio. Quello che è certo è che dopo gli anni repubblicani, Savona fu vicino al “gladiatore” Cossiga, cultore appassionato di grembiuli a cavallo tra la Chiesa e il Tempio massonico.
È l’esclusivo mondo della cattomassoneria (teismo più deismo dal punto di vista speculativo) oggi ancora attiva e in prima linea nella guerra al nuovo corso di papa Francesco (ma questa è un’altra storia).
Ieri però Bisi ha smentito l’appartenenza alla massoneria di Savona:
paolo savona massoneria
L’esponente più famoso di questa filiera, un tempo potentissimo, è stato l’ex piduista, nonché grande amico di Savona, Giancarlo Elia Valori. E non è un caso che in questi giorni, l’economista non voluto da Mattarella sia stato difeso sul Tempo da Luigi Bisignani, altro cattomassone ed ex piduista di vaglia.


Bisignani ha accusato Mario Draghi di essere il vero nemico di Savona e ha fatto un perfido riferimento a due “confraternite”: “Sono da sempre di due confraternite opposte in politica economica: keynesiano Draghi, neo-monetarista Savona”.
 Fonte: qui

SAVONA COL CAPPUCCIO?! - IL "CORRIERE" LANCIA L'ULTIMA DI GIGGINO-PINOCCHIO: "NON AVEVAMO CAPITO CHE SAVONA ERA COSI' PERICOLOSO, CHE E' ISCRITTO ALLA MASSONERIA AMERICANA". MA COME, IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO IN MANO AI MASSONI? 

LA SMENTITA (A META') DEL GRAN MAESTRO STEFANO BISI: "AL GRANDE ORIENTE ITALIANO NON E' ISCRITTO, SULLE LOGGE INTERNAZIONALI NON POSSO RISPONDERE"...

Emiliano Fittipaldi su twitter
EMILIANO FITTIPALDIEMILIANO FITTIPALDI
Il Corriere lancia la bomba in una frase (virgolettata nella versione online, senza sulla carta) attribuita a Di Maio: "Non avevamo capito che Savona era così pericoloso, e che è iscritto alla massoneria americana". O Di Maio smentisce, o è delirio vero
#scusepernonfareilgoverno


DI MAIO SAREBBE PREOCCUPATO DALL’ISCRIZIONE DI PAOLO SAVONA ALLA MASSONERIA
Da "Giornalettismo.com"

Una notizia riportata dal Corriere della Sera rischia di minare le fondamenta dell’ennesimo accordo di governo tra il Movimento 5 Stelle e la Lega. Non si tratta di un virgolettato vero e proprio, ma di un’affermazione che sarebbe stata «rubata» a Luigi Di Maio nella riunione con i gruppi pentastellati in Parlamento. Secondo la testata di via Solferino, il leader del Movimento 5 Stelle avrebbe parlato con Carlo Cottarelli della presunta iscrizione di Paolo Savona – nel precedente accordo nome designato per il ministero dell’Economia – alla massoneria americana.
luigi di maio da barbara d urso a pomeriggio 5 1LUIGI DI MAIO DA BARBARA D URSO A POMERIGGIO 5 1

Savona massone, la battuta di Di Maio «rubata» dal Movimento 5 Stelle
La preoccupazione di Di Maio sarebbe giustificata dallo statuto del Movimento 5 Stelle, che impone agli iscritti e alle persone vicine al partito di non essere legate a nessun tipo di loggia massonica (cosa che provocò anche una certa tensione pre-elettorale, con il candidato Catello Vitiello – poi eletto – messo fuori dal Movimento prima del 4 marzo). Paolo Savona, ovviamente, non fa parte del Movimento 5 Stelle, ma il fatto di essere il designato ministro dell’Economia di un governo apertamente sostenuto dai pentastellati può rappresentare più di un motivo di imbarazzo.
luigi di maio elio lannuttiLUIGI DI MAIO ELIO LANNUTTI

«Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, Di Maio avrebbe riferito a Cottarelli che Savona è iscritto alla massoneria americana – ha attaccato Michele Anzaldi, del Partito Democratico – È vero? Se fosse confermato, Di Maio e il Movimento 5 stelle accetterebbero comunque che l’economista venga nominato ministro? Se è l’ennesima bufala, perchè Di Maio non smentisce, come giustamente nota il giornalista Emiliano Fittipaldi su twitter?».

Savona massone, se vero perché Di Maio lo propone come ministro?
paolo savonaPAOLO SAVONA
Insomma, c’è già polemica politica intorno a quanto scritto dal Corriere. Una notizia che, tra l’altro, deve essere ancora completamente verificata, ma che sta gettando un certo scompiglio in queste ore già particolarmente agitate. Luigi Di Maio, tra le altre cose, nella riunione con i parlamentari del Movimento si è lasciato sfuggire di essere trattato come «il Calimero della politica».

Ma se fosse confermata la notizia di Paolo Savona iscritto alla massoneria americana, stupisce come il leader del Movimento 5 Stelle lo abbia proposto per un altro ruolo all’interno della squadra di governo, una mossa che indicherebbe la sua sudditanza nei confronti di Matteo Salvini e – di conseguenza – andrebbe a giustificare la definizione di «Calimero della politica». Da questo punto di vista, si attendono ulteriori sviluppi e la vicenda potrebbe non essere chiusa qui
PAOLO SAVONA E GIANCARLO ELIA VALORIPAOLO SAVONA E GIANCARLO ELIA VALORI
GOVERNO. GRAN MAESTRO: SAVONA MASSONE? IN ITALIA NO, ALL'ESTERO...
(DIRE) - Paolo Savona iscritto alla massoneria americana? La frase attribuita a Luigi Di Maio, e riportata dal Corriere.it, non trova riscontri, almeno in Italia. Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, lo esclude: "Al Grande Oriente d'Italia Savona non e' iscritto. Per quanto riguarda le logge internazionali, io non posso rispondere perche' non ho l'anagrafe mondiale. In ogni caso, andrebbe chiesto a Di Maio, che peraltro ne avrebbe parlato in un contesto riservato".

A dire il vero un riferimento al "Fratello Savona" c'e' anche in Italia. Lo fa un articolo pubblicato dal sito del Grande Oriente Democratico (link: http://www.grandeoriente-democratico.com/Mario_Monti_e_i_Poteri_Forti_facciamo_un_po_di_chiarezza.html ), risalente al giugno del 2012, dedicato ai 'poteri forti', in cui si contestava la figura di Mario Monti e si apprezzava invece quella di Paolo Savona. Il Grande Oriente democratico nasce dall'iniziativa di Gioele Magaldi, espulso dal Grande Oriente d'Italia, e autore di vari scritti sulla massoneria. "Dubito che Magaldi possa costituire un riferimento univoco", taglia corto Bisi con un filo di ironia.
STEFANO BISI
STEFANO BISI
"In ogni caso- osserva- va chiarito che l'appartenenza o meno alla Massoneria di Savona non e' il tema vero. La massoneria rischia di essere il capro espiatorio. Qui la questione e' se M5s e Lega riescono a mettersi d'accordo oppure no". Fonte: qui

VALORI, IL MASSONE PIÙ POTENTE D’ITALIA, IL 28 OTTOBRE SCENDE A VIBO VALENTIA


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Il 28 ottobre 2017, alle ore 17:00 a Vibo Valentia, in una sala del complesso Valentianum, a Piazza San Luca, Giancarlo Elia Valori (proprio lui!) presenta il suo ultimo libro “Geopolitica dell’Incertezza“.
Il titolo, va detto subito, è dei più efficaci per descrivere la complessità di cui il nostro si interessa da sempre: la geopolitica che giustamente come nulla è sinonimo di incertezza. Lo farà mettendo a tavolino in una sala che si presume colma di pubblico d’eccellenza personalità che si ritiene scelte all’altezza di un tale compito. Uno gli italiani lo conoscono bene  in quanto è il gen. Nicolò Pollari, siciliano, plurilaureato, certamente in grado di fornire un contributo di qualità a un tale dibattito. Pollari oggi è Consigliere di Stato (carica con cui finì la carriera Giovanni De Lorenzo) ma come forse sapete è stato ben altro (almeno nella mia personale graduatoria) in quanto ha diretto il SISMI per alcuni anni, lasciando un segno forte in quella struttura che spesso è stata guidata da uomini che culturalmente non valevano un unghia del signor generale. Certo Pollari è anche uno che ha ritenuto Pio Pompa qualcuno, tanto da metterlo in organica per chiamata diretta e consentirgli di combinare un po’ troppi pasticcetti nel Servizio, struttura che avrebbe meritato di spendere i suoi fondi diversamente. “Accuscì”, credulone che si fece infinocchiare perfino dall’assassina del povero Maurizio Gucci e dalla complice cartomante napoletana Giuseppina Auriemma,  è veramente la macchia indelebile del signor generale. Comunque Pollari, che non è calabrese e non dovrebbe vivere da quelle parti (il vibonese) per Giancarlo Elia Valori, ad oggi, scenderà a Vibo per ragionare di complessità geopolitiche e delle incertezze che le caratterizzano. Il generale lo deve proprio stimare a questo politologo per scomodarsi fino a questo punto.  Per gli  altri è tutto più facile perché sono lì. come nel caso del sindaco Elio Costa, per dovere di ospitalità vista la caratura del personaggio autore del libro di Rubettino. Perché che Giancarlo Elia Valori sia di caratura non abbiate dubbi. Gli altri sono notoriamente dei massoni di peso come lo è da sempre Valori. Atipica riunione comunque di cui vale la pena parlare – su questo marginale ed ininfluente blog – con largo anticipo. Riunione culturale a cui mi voglio dedicare, in spirito di servizio, aggiornando i miei 6 lettori con le ultime notizie (tutte fonti aperte) che riguardano i relatori e le loro vicende personali, in alcuni casi giudiziarie ed altre di gossip proveniente prettamente dal mondo massonico. Che notoriamente è particolarmente litigioso e maldicente. Avranno le loro buone ragioni per litigare. Forse litigano e si ammazzano (si fa per dire ovviamente) perché ancora massoneria e potere si accompagnano indissolubilmente. Potere e denaro, si direbbe semplificando. Del sindaco di Vibo, Elio Costa, si raccontano,  anche in sede giudiziaria, cose di non facile interpretazione che potrebbero essere tutte campate in aria e semplicemente frutto di invidia. Oppure no. Cose che vanno raccontate con la massima prudenza perché Elio Costa è stato per decenni magistrato e quindi nessuna allusione potrebbe rimanere impunita anche se fosse semplicemente la trasposizione di una fonte aperta. Comunque, provo e riporto, sperando di non dover andare a giustificarmi in Procura.
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ELIO COSTA ha conseguito la maturità classica presso il liceo  classico Michele Morelli di Vibo Valentia, si è laureato in giurisprudenza presso l’Università di Messina con lode.       Magistrato dall’aprile 1967 ha svolto le seguenti funzioni:
Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di  Vibo Valentia, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, Sostituto Procuratore Generale presso  la Corte di Appello di Roma fino al 15 Novembre 2014,  data in cui si è collocato in pensione. Dal 1 luglio 2007 fino al 1 luglio 2008 è stato applicato alla Procura di Tivoli dove ha svolto le funzioni di Procuratore della Repubblica in assenza di titolare.

Docente di diritto e procedura penale presso la scuola di Polizia di Vibo Valentia per diversi anni; ha partecipato, quale relatore, a numerosi convegni  ed incontri di studio organizzati dal CSM su tematiche relative alla criminalità organizzata ed ai sequestri di persona a scopo di estorsione in particolare; è stato componente del gruppi di lavoro istituiti presso il Ministero della Giustizia per lo studio delle problematiche connesse  alle attività delle sezioni della polizia giudiziaria, nonché  presso l’ufficio di automazione dei servizi e per l’informatica  per la predisposizione di proposte volte alla integrazione dei servizi informatici a livello locale e centrale.
Presidente della Scuola Superiore di Magistero Sociale “Diakonia” di Vibo Valentia, dove ha insegnato Ordinamento dell’assistenza sociale; componente della commissione per gli esami di avvocato rispettivamente presso la Corte di Appello di Catanzaro, Reggio Calabria e Roma; componente del comitato direttivo dell’A.N.M.; Vice Presidente del Consiglio Nazionale di Magistratura Indipendente; Presidente fino al luglio 2014 del Comitato Etico presso l’Autorità per i Contratti Pubblici; Sindaco del Comune di Vibo Valentia. Avendo svolto funzioni requirenti in territori contraddistinti da contesti criminogeni decisamente mafiosi, ha avuto modo di acquisire una specifica professionalità nella lotta alla criminalità organizzata, conseguendo incisivi risultati anche nell’applicazione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali, più volte segnalati in note di elogio ed in pubblici riconoscimenti.
Nel settembre  del 1971, con delibera della Giunta Comunale  di Vibo Valentia gli è stata conferita la cittadinanza onoraria “per l’attività estremamente meritoria svolta a salvaguardia della civiltà e della dignità della città”. Nel maggio 1997 è stato premiato dal centro Culturale Calabrese con la seguente motivazione: “Per avere, sempre e dovunque, estrinsecato il ruolo non facile di custode del diritto in tutte le sue proiezioni nel sociale, con  coerenza e senso di responsabilità, nell’intento costante di tutelare la giustizia da ogni straripamento illecito nella consapevolezza di contribuire alla crescita della società sana, civile e moralmente irreprensibile, nel rispetto assoluto delle leggi”.
Nel 2001 gli è stato conferito il premio “PRO BONO IUSTITIAE” alla memoria del giudice Rosario Livatino per l’opera svolta in qualità di Procuratore della Repubblica di Palmi in difesa della vita umana.
La intensa attività requirente non ha impedito un convinto impegno nel volontariato Vibonese (è Presidente dell’A.V.O. dal 1978), in favore delle fasce sociali più sole e più deboli.
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Si legge in rete:
Spunta anche il nome dell’attuale sindaco di Vibo Valentia, Elio Costa, o meglio del “giudice Costa”, nel decreto del Tribunale di Reggio Calabria, Sezione “Misure di Prevenzione”, con il quale sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di 28 milioni di euro all’imprenditore vibonese Angelo Restuccia, 80 anni, originario di Rombiolo ma residente a Mesiano di Filandari, ritenuto contiguo e funzionale agli interessi dei clan Mancuso e Piromalli. Costa viene tirato in “ballo” nella sua funzione di magistrato per un presunto mancato interrogatorio nei confronti di Angelo Restuccia e per via di una sua casa a Capo Vaticano che sarebbe stata visionata dall’imprenditore ed oggetto di lavori da parte dei suoi operai.
Questa la ricostruzione degli eventi messa nera su bianco nel decreto di sequestro firmato dai magistrati del Tribunale di Reggio Calabria – in accoglimento di una proposta della Dda – Ornella Pastore, Vincenza Bellini e Alessandra Borselli.
È il 10 giugno del 2013 ed Angelo Restuccia nel corso di un dialogo con un’altra persona non meglio identificata – intercettato dagli investigatori – fa riferimento a convocazioni della Guardia di finanza, “specificando – scrivono i giudici del Tribunale di Reggio – che si trattava di lavori edili per la realizzazione di case popolari a Porto Salvo. Nel prosieguo Restuccia, che aveva fatto risalire al 1987 la realizzazione di detti lavori,asseriva di essere riuscito sempre a cavarsela perché andava lui a trovare determinate persone, alludendo verosimilmente ai Tripodi, escludendo ogni tipo di ingerenza delle stesse”. “ Sempre così gli dicevo io, no? E la scivolavo, no?” sono le esatte parole riportate dai giudici nel decreto di sequestro e che sarebbero state pronunciate da Restuccia nel corso dei dialoghi captati.
“Che Restuccia stesse parlando della stessa vicenda collegata ai Tripodi, già oggetto di un precedente discorso – scrive ancora il Tribunale di Reggio – si ricava dalle successive rivelazioni allorquando ha affermato che si era dovuto recare al Tribunale di Vibo Valentia per essere interrogato dalla Pasquin che di fatto aveva chiesto di eseguire l’interrogatorio al suo avvocato”, mentre in altro passaggio Angelo Restuccia, secondo la ricostruzione dei magistrati reggini, “lasciava intendere alla moglie che la Pasquin era stata coinvolta astutamente in questioni illecite (“a questa l’hanno tirata nel sacco”) “.
Secondo i giudici del Tribunale di Reggio Calabria, quindi, Angelo Restuccia sarebbe stato convocato dalla Guardia di finanza per essere interrogato dall’allora giudice Patrizia Pasquin in servizio al Tribunale di Vibo. A questo punto, però, secondo il racconto che Angelo Restuccia fa nelle intercettazioni, il giudice avrebbe detto al legale di Restuccia: “E interrogalo tu per me. Io lo devo interrogare? Interrogalo tu che io non me ne impiccio. “L’avvocato mio stesso – riferisce Restuccia al suo interlocutore – ad interrogarmi”.
Il giudice Costa e la casa a Capo Vaticano. A questo punto, il Tribunale di Reggio Calabria, Sezione “Misure di Prevenzione”, così continua testualmente nella ricostruzione degli eventi. “Restuccia poi accostava la Pasquin – scrivono i magistrati – al giudice Costa (perché lei capiva chi era colpevole, chi non era colpevole e come…come lo stesso giudice Costa”, questa la frase esatta pronunciata da Restuccia nelle intercettazioni) riferendo di essere stato convocato da quest’ultimo in occasione di un interrogatorio, atteso che era implicato in diverse situazioni “con questa gente” (“poi chiama a me per interrogarmi, non mi ricordo per che cosa allora, che ne avevamo di impicci allora, in tutti i modi con questa gente…delinquente in giro”).
“Restuccia riferiva che nell’occasione il giudice Costa, il quale aveva costruito una villa a Capo Vaticano e non l’aveva mai abitata per via di una lesione di una trave, invece di interrogarlo, gli aveva chiesto un parere per la casa, conducendolo lì ove l’aveva visionata. Restuccia rivelava inoltre – evidenziano i magistrati – di aver mandato a casa del magistrato gli operai per gli interventi del caso risolvendogli il problema”.
“Poi gli ho mandato io gli operai per montare le tegole e tutto…l’ha abitata…mi ha incontrato dopo una ventina di anni e “avevate ragione” ha detto, “sennò ancora quella casa io ancora non l’abitavo e c’era quale pericolo?” Questa la frase che Angelo Restuccia avrebbe detto nelle intercettazioni riferendosi alla casa a Capo Vaticano dell’allora giudice Costa in servizio quale sostituto procuratore a Vibo Valentia.
“Altresì lo stesso Restuccia – scrivono i magistrati di Reggio – dopo aver asserito “mi chiamavano ma non è che mi hanno condannato mai” lasciava trasparire di avere ricondotto l’assenza di conseguenze penali al fatto di aver celato la verità, di aver mentito agli inquirenti, avendo riferito di essersi recato sempre lui dai suddetti soggetti “non sapendo che erano mafiosi” e di aver contato sul fatto che comunque avevano la disponibilità di veicoli commerciali (pale, camion ed escavatori)”.
Una prima raffica (tranquilli, di parole) niente male soprattutto perché vengono messe in ordine da quelli che io considero magistrati e investigatori tra i migliori d’Italia. Ma quale “tra”. Diciamolo: i migliori d’Italia. I più coraggiosi d’Italia, speriamo non gli ultimi dei moicani.
A proposito di questo Angelo Restuccia, coetaneo di Silvio Berlusconi, GIUSEPPE BAGLIVO, il 12 MAGGIO 2017, alle ore 16:52 immetteva in rete altre informazioni sempre sulla testata elettronica Il Vibonese.
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È uno degli imprenditori edili più noti del Vibonese, Angelo Restuccia80 anni, originario di Rombiolo, ma residente a Mesiano di Filandari,destinatario del sequestro milionario di beni (valore complessivo 28 milioni di euro) eseguito stamane dalla Guardia di finanza nell’ambito di un’attività investigativa coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. Il suo nome compare ripetutamente negli atti dell’inchiesta “Costa pulita” dove figura anche come parte offesa. In particolare, fra i capi d’imputazione elevati nei confronti di Domenico Mancuso, 42 anni, detto “Micu Ninja”, figlio del boss Giuseppe Mancuso, vi è il reato di estorsione per aver “costretto fra il 2009 ed il 2011 l’imprenditore Restuccia Angelo, che stava eseguendo la realizzazione di un immobile in Limbadi per le monache “Ancelle del Buon pastore”(struttura per anziani, preti e ragazze madri, di circa 100 posti letto), a pagare la somma di denaro di almeno 5.000 di euro, consegnati da Restuccia a tal “Rodolfo” affinchè li consegnasse a sua volta – si legge nel campo di imputazione – a Mancuso Domenico, con conseguente ingiusto profitto conseguito da Mancuso. Nell’ambito della ricostruzione di tale episodio delittuoso, gli investigatori sottolineano che Angelo Restuccia, sentito a sommarie informazioni, ha dichiarato che nel corso dei lavori gli era stata bruciata una pala meccanica del valore di circa 35 mila euro  e tale circostanza era stata denunciata  ai carabinieri di Limbadi.
“Angelo Restuccia – annota la Dda di Catanzaro – ammetteva di conoscere oltre che Mancuso Pantaleone cl.’47, anche Mancuso Pantaleone di Nicotera Marina, detto Scarpuni, e Mancuso Domenico, figlio di Giuseppe Mancuso”. Domenico Mancuso, secondo la versione data da Restuccia agli investigatori, si sarebbe recato sul cantiere  di Limbadi a trovare Marino Luciano Artusa, negando però di aver dato a questi ultimi denaro, salvo aver realizzato per il boss Pantaleone Mancuso (cl.’47, alias “Vetrinetta”) una vasca per la raccolta dell’acqua, per la quale gli sarebbe stato pagato solo il costo del materiale. 
Luciano Marino Artusa, 56 anni, è invece un dipendente, in qualità di autista dei mezzi, della “Restuccia Costruzioni” ed il 7 aprile scorso è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Costa pulita” per associazione mafiosa, in qualità di “partecipe e latore di più ordini e direttive inviate o ricevute da Mancuso Pantaleone”. E’ una figura che viene richiamata dai magistrati di Reggio Calabria nell’ambito dei lavori di tre corpi di fabbrica del centro commerciale “Annunziata” a Gioia Tauro eseguita dall’impresa Restuccia nel momento in cui Pantaleone Mancuso “nel corso di un successivo incontro risalente all’ottobre 2011” rimprovera Artusa e lo invita a recapitare un messaggio per Angelo Restuccia per una convocazione.
I rapporti con “Vetrinetta”. L’imprenditore Angelo Restuccia “recandosi da Mancuso Pantaleone ’47 – scrivono gli investigatori – gli ha confermato che i loro rapporti, in tutti i casi in cui Mancuso avesse avuto bisogno di lui, potevano essere tenuti per il tramite di Artusa Luciano Marino”, indicato quale “affiliato alla cosca Mancuso e dipendente dello stesso Restuccia”.  La conoscenza con Luigi Mancuso. Dal provvedimento della Dda di Reggio Calabria si ricava inoltre che nel corso di dialoghi intercettati, lo stesso Angelo Restuccia “rivela di conoscere Mancuso Luigi da lungo tempo e di essere stato compagno di scuola della suocera” del boss di Limbadi il quale, “al suo rientro dopo un processo a Napoli, aveva voluto immediatamente incontrarlo per parlargli”. Lo stesso Restuccia ammetteva poi di conoscere pure Diego Mancuso incontrato dopo il furto ad una sua pala unitamente a Francesco Mancuso, alias “Tabacco”.
La costruzione del nuovo ospedale di Vibo.  Non mancano quindi le sorprese e diversi episodi inediti. Altro incontro con Luigi Mancuso, ad avviso degli inquirenti, si sarebbe infatti tenuto nella frazione Caroni di Limbadi. E qui le “sorprese”. È Angelo Restuccia, intercettato a parlare con la propria moglie, a svelare che nel corso di tale incontro avvenuto nel 2013, dopo aver chiamato in disparte Luigi Mancuso e avergli consegnato qualcosa, quest’ultimo gli aveva comunicato di avere in serbo una sorpresa per lui, cioè per l’imprenditore Angelo Restuccia: “la costruzione di una parte del nuovo ospedale di Vibo Valentia”. Per i giudici è significativo che Luigi Mancuso abbia “parlato della costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia pochi giorni dopo l’aggiudicazione della gara d’appalto, quando cioè era conosciuto il vincitore, benchè le risultanze siano state pubblicate circa due mesi dopo tale conversazione intercettata”.
Ad avviso del Tribunale, sezione “Misure di Prevenzione” del Tribunale di Reggio Calabria, ci si trova quindi dinanzi ad un imprenditore “indiziato di appartenenza mafiosa, emergendo un rapporto di sicura contiguità funzionale con le cosche Mancuso e Piromalli con le quali Angelo Restuccia ha sempre avuto interessenze economiche raggiungendo accordi con tali clan”.
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 Io non so se questo Angelo Restuccia si inventa tutto quando riferisce di aver frequentato il giudice Costa, oggi sindaco di Vibo e il  28 ottobre padrone di casa alla presentazione del libro del massone più potente d’Italia  (che ovviamente non è Stefano Bisi, ne, tantomeno. Luigi Bisignani) ma certamente se si pensa a quando i magistrati non andavano nei ristoranti per evitare di sedersi vicino a persona  inopportuna, il mondo è veramente incerto e non solo per quanto riguarda la geopolitica. Direte che quello è il sindaco e quello si prende Giancalo Elia Valori. Ma l’avvocato Giorgio Santoro non è di Vibo per cui penso che il grande amico di Kim Jong-un, Giancarlo Elia Valori se lo sia andato a scegliere. E forse (speriamo che forse non sia termine sufficiente per una denuncia) proprio perché l’avvocato è un esponente massone di gran peso. Tanto da far intitolare un’altra notizia di fonte  aperta:

Cosenza: chi ha tradito Giorgio Santoro, avvocato e “pezzo grosso” della massoneria?

Per avere certezza che l’avvocato cosentino evasore totale, proprietario di 17 immobili e di 60 conti correnti, fosse il civilista Giorgio Santoro, abbiamo dovuto attendere quasi dodici ore. Tante ne sono passate dalle 9 del 7 aprile scorso (giorno e orario in cui la notizia, diffusa dalla Guardia di Finanza, è diventata di dominio pubblico) alle 21 (orario nel quale finalmente siamo stati certi del coinvolgimento di Santoro). Un’omertà incredibile in una città come Cosenza dove custodire un segreto è quasi impossibile. Eppure ieri nessuno (avvocati, finanzieri, giornalisti…) se la sentiva di dare in pasto ai pochi cronisti non ancora venduti al regime il nome di Giorgio Santoro. Le motivazioni stanno, forse, in quello che stiamo per scrivere.
Giorgio Santoro è un avvocato civilista molto noto nel foro di Cosenza ma se si scava bene nella sua vita e nel suo curriculum ci si accorge immediatamente che è molto più famoso per la sua appartenenza alla massoneria che per la sua professione di avvocato. Anche se sappiamo bene che i due ambiti hanno mille intrecci.
Santoro oggi è un “pezzo grosso” della Gran Loggia Federale d’Italia, un mondo che pochi conoscono a fondo e che forse deve essere attentamente studiato. Ma fino al 2008 faceva parte della più antica e strutturata Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi ed Accettati Muratori (ALAM), Massoneria Universale di Rito Scozzese Antico Accettato, Obbedienza di Piazza del Gesù, Palazzo Vitelleschi… Luigi Danesin era il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro, mentre l’avvocato Giorgio Santoro era il Gran Maestro Aggiunto, nonché Delegato Magistrale Regionale della Calabria. Nel 2008, come spesso accade nella massoneria, avviene una scissione per iniziativa di diversi fratelli che hanno lasciato la Gran Loggia d’Italia a seguito dell’elezione a Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro del prof. Luigi Pruneti.
Nell’altra coalizione era candidato alla carica di Luogotenente proprio il fratello Giorgio Santoro, che – almeno secondo quanto affermano alla Gran Loggia D’Italia, che però sono gli avversari di Santoro – “… non accettò la sconfitta e andò via creando una diaspora nell’Obbedienza in Calabria, non solo per i fratelli che andarono con lui ma anche perché molti andarono via decidendo di non aderire a nessun’altra istituzione massonica. Era il periodo in cui si raggiunse il minimo storico di numero di affiliati in Calabria…”. Le motivazioni di tale scisma furono molteplici. La struttura organizzativa è costituita da Logge autonome che si sono federate per condividere un percorso massonico similare e, per finalità rappresentative, sono unite in una Gran Loggia che svolge funzioni di regolamentazione dei Rituali Massonici, i cui componenti sono eletti da un Gran Consiglio Federale composto da tutti i Maestri Venerabili delle Logge della Comunione.
Attualmente le due cariche di Gran Maestro e di Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato sono state affidate, per elezione dai rispettivi corpi massonici competenti, all’avvocato Giorgio Santoro di Cosenza, già Gran Maestro Aggiunto fino al 2007 della Gran Loggia d’Italia e Membro Effettivo di quel Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico ed Accettato fino al successivo marzo 2008, allorquando si allontanò da quella famiglia massonica. In Puglia il rappresentante locale è il Vice-Presidente del Gran Consiglio Federale ed è il prof. Pietro Iaquinta, docente universitario cinquantenne, anch’egli fuoriuscito nel 2008, noto in tutta la Regione e sempre molto attivo.
La famiglia Santoro non è una famiglia qualsiasi. Al di là della professione avvocatizia di Giorgio, c’è anche quella del fratello (non solo massone, ma proprio di sangue) Graziano, titolare di una avviatissima farmacia a Cosenza, in via Caloprese. E non solo. Perché la famiglia Santoro, proprio attraverso l’impresa guidata da Graziano, è anche proprietaria della famosa sala ricevimenti a cinque stelle Palazzo del Capo di Cittadella, de L’Eremo del Duca e di molti terreni costieri a Bonifati. 
Successivamente al cambio di loggia di Giorgio Santoro, accadono molte cose ma la più importante di tutte è la clamorosa ascesa imprenditoriale di Graziano, che con la sua impresa edilizia vince la gara d’appalto per la costruzione del porto di Diamante, entrando in contatto ovviamente con tutti i big della politica regionale.
In politica, si sa, essere massoni aiuta e non poco. E significa avere molti incarichi professionali, siano essi legati alle attività edili ma anche ad incarichi avvocatizi ed alle consulenze. Quelle consulenze ed incarichi che escono dal Tribunale di Cosenza ma anche dalla Regione, dai Comuni e dalle Province. È così che si fanno soldi. Nella difesa, non solo penale, ma soprattutto civile, degli interessi dei boss, nel giro delle progettazioni, in quello delle perizie tecniche. Se una loggia massonica è in crescita, crescono anche i suoi iscritti e loro ne avvertono subito la potenza, dandosi da fare per affiliare altri nuovi iscritti. Il potere politico va di pari passo con tutto questo e spesso vi soggiace. Massoneria e politica, insomma, camminano a braccetto. Ma delle questioni relative al porto di Diamante, delle quali ci siamo già interessati, scriveremo a parte.
In questa sede invece ci interessa commentare l’indiscrezione che sta dilagando in queste ore. Sembra che l’avvocato Giorgio Santoro si stesse preparando, con un certo clamore, ad un ritorno in grande stile nella Gran Loggia d’Italia dopo l’uscita di scena dell’acerrimo rivale Luigi Pruneti. Da qui – secondo i maligni – sarebbero scaturite le “soffiate” alla Guardia di Finanza per arrivare all’operazione di ieri e alla scoperta di tutti gli altarini. Insomma, una vendetta da parte dei suoi nemici all’interno dell’Istituzione. Per il momento si tratta di indiscrezioni, ma, come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. 
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Indiscrezioni ma che si presentano credibili anche perché io, per qualche anno, al piano di sopra del Tempio di Palazzo Vitelleschi, a Via San Nicola dei Cesarini 3, Roma (largo Argentina) ho avuto i miei  uffici e quindi, per osmosi, mi sono impratichito di queste dinamiche latomistiche litigiose.
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Sempre per non farci mancare nulla leggetevi anche il pezzo recuperato tra quelli che pubblica Roberto Galullo sul suo Guardie o Ladri.

Una massoneria nella massoneria: ecco la culla dei mammasantissima di ‘ndrangheta (non ancora svelati) secondo il pentito Virgiglio

Da alcuni giorni racconto i contenuti dell’ordinanza emessa il 7 agosto a carico di Paolo Romeo (già condannato con sentenza passato in giudicato per concorso esterno in associazione mafiosa e, forse per questo, servito e riverito dai cosiddetti salotti della Reggio bene) dopo il rinvio disposto dalla Cassazione. La sezione del Riesame del tribunale di Reggio Calabria – presidente Tiziana Drago, Erica Passalalpi e il giudice relatore Angela Giunta – ha stabilito che ci sono tutti gli elementi per «affermare l’esistenza dell’autonomo organismo associativo posto in posizione di vertice e costituito dalla cupola riservata della ‘ndrangheta».
Per i magistrati non ci sono dubbi. Per l’avvocato Paolo Romeo «…anche alla luce delle più recenti acquisizioni investigative, deve ritenersi confermato il suo attuale ruolo di componente apicale della direzione strategica della ‘ndrangheta, chiamata ad operare ad un livello superiore rispetto alle sue singole articolazioni territoriali e ad intervenire in situazioni in grado di coinvolgere interessi criminali più elevati». Sarà la Giustizia a dire una parola definitiva su colpevolezza o innocenza per lui e per tutti gli altri indagati ma intanto registriamo la decisione del collegio.
Oggi voglio raccontarvi quanto dichiara il collaboratore di giustizia Cosimo Virgiglio che (non sta a me giudicarlo anche perché ho imparato sulla mia pelle ad essere allergico ai pentiti) il 2 marzo 2016 tomo tomo cacchio cacchio, come direbbe Totò, comincia a raccontare cose straordinariamente interessanti che sembrano avvalorare (neppure qui sta a me per fortuna cercare riscontri) l’ipotesi accusatoria della Procura di Reggio Calabria, secondo la quale c’è un mondo diverso, separato e distinto dalla ‘ndrangheta, che sempre ‘ndrangheta è ma è riservato e invisibile e detta tempi e strategie economiche e sociali. Non solo della Calabria. Una visione logica che, semmai, troppo a lungo la magistratura ha lasciato inesplorata.
Ebbene Virgiglio dice una cosa più o meno conosciuta: vale a dire che i “santisti” sono il varco attraverso il quale il mondo massonico entra nella ‘ndrangheta (secondo lui non viceversa) e dice una cosa meno nota e molto ma molto più interessante. Vale a dire che non per il solo fatto di essere “santista”, si è autorizzati ad entrare automaticamente in contatto con il mondo della massoneria.
Nossignori, per mettere in contatto i due mondi (entrambi a me, come dire, avversi ed indigesti) c’è (ci sarebbe secondo lui) bisogno di ulteriori soggetti “cerniera” in giacca, cravatta e laurea, che siano in grado di curare le relazioni tra i due mondi senza essere indirettamente individuabili.
«Ribadisco che il sistema allargato composto tanto dagli elementi massonici che da quelli tipicamente di ‘ndrangheta – dirà al pm Giuseppe Lombardo – aveva come obiettivo finale quello di garantire alla componente massonica, fortemente politicizzata, la gestione dei flussi elettorali. La componente di ‘ndrangheta mirava al consolidamento degli ingenti capitali sporchi, già formati, che andavano ricollocati sul mercato, anche estero, mediante strumenti finanziari evoluti, gestiti attraverso gli appartenenti alla massoneria».
Virgiglio ciò che racconta lo racconta per aver fatto parte della Loggia Due Mondi di Reggio Calabria. Accanto a questa loggia, secondo il suo racconto, esisteva la loggia “La Fenice” che copriva l’ambito riservato ed invisibile della stessa componente massonica. Una massoneria nella massoneria. Fantastico!
E che il lavoro della Dda di Reggio Calabria non sia certo esaurito con il processo Gotha in corso lo si capisce leggendo tutta l’ordinanza del Tdl di Reggio, ad esempio laddove Virgiglio dice che al vertice della loggia “La Fenice” c’erano due soggetti che vengono omissati nel provvedimento. Chi saranno? Lo scopriremo solo seguendo il lavoro della Procura di Reggio Calabria.
Dunque, come sostengo da tempo immemore, non possiamo certo credere che le figure già individuate dalla Dda siano le sole e le più brillanti “capocce” al vertice della ‘ndrangheta invisibile e riservata. Con tutto il rispetto ma alcune non possono che rappresentare, per quel che mi riguarda, uno stuzzicante contorno. Che sia o meno provato con eventuale sentenza passata in giudicato il loro profilo criminale (mi auguro di no per loro) non mi sembrano certo all’altezza di volare su quell’aeroplano sopra la ‘ndrangheta di cui Virgiglio ha parlato lunedì a Presa Diretta.
Ma vivaddio è lo stesso Virgiglio che ce lo dice e, sempre vivaddio, sarà la Procura a curarsi di trovare i riscontri. Il buon (si fa per dire) Virgiglio dirà infatti, nello stesso interrogatorio, che «….di tale contesto occulto facevano parte numerosi soggetti collegati all’ambiente criminale di tipo mafioso, che per evidenti ragioni non potevano essere inseriti nelle logge regolari, ovvero nella parte visibile. Tra questi soggetti, inseriti nella componente occulta, ricordo tale avvocato Romeo, che se non sbaglio, si chiama Paolo…l’onorevole Pietro Araniti, tale…omissis…confermo che tale componente occulta era retta direttamente dalla Gran Loggia del Principe Alliata».
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Un’altro dei relatori previsti per fare cornice ai due big (Valori e Pollari) è altrettanto persona importante. Si tratta del super blasonato accademico Giovanni Antonino Puglisi, anch’esso massone dichiarato ma in questo caso mi sembra che sia del GOI e quindi, non me ne voglia il professore, poco riconosciuto internazionalmente. Ma io, come è notorio, non solo mi posso sbagliare ma conto, con le mie opinioni in materia, poco o niente Che loro si sentano tutti Giuseppe Mazzini è notorio. Che lo siano, è altra cosa
Giovanni Antonino Puglisi, detto Gianni (Caltanissetta22 giugno 1945), è un docente e banchiereitaliano, Rettore dell’Università degli Studi di Enna “Kore”. È stato inoltre presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. Laureato in Lettere, Puglisi è stato allievo di Armando Plebe all’Università di Palermo, diventando nel 1968 subito dopo la laurea assistente alla sua cattedra di Storia della filosofia. In quello stesso Ateneo, scala rapidamente tutti i gradini del percorso accademico: ordinario nel 1976, nel 1979 diventa prima preside della Facoltà di Magistero, poi di Scienze della Formazione.
Iscritto dal 1964 al Partito Socialista Italiano, ha poi ricoperto fino al 1994 il ruolo di segretario generale del Sindacato Nazionale Università della CGIL. Avvicinatosi negli anni Novanta a Forza Italia, non ha però accettato la candidatura a sindaco di Palermo per il Polo della Libertà contro l’uscente Leoluca Orlandopropostagli nel 1997 da Silvio Berlusconi. Nel 1999 è nominato vice presidente della Fondazione Banco di Sicilia. Nell’anno accademico 1998-1999 diviene docente ordinario di Letteratura comparata e dal 2001 al 2015 anche Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano. Dal dicembre 2011è rettore dell’Università degli Studi di Enna “Kore”, ed è vice presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane).
Il 13 gennaio 2003 è nominato Assessore alla cultura del comune di Palermo, nella giunta di centrodestra guidata da Diego Cammarata, dalla quale si è dimesso nel 2005. Sotto il secondo governo Berlusconi, durante il periodo di Franco Frattini ministro degli Esteri, nel 2004 Puglisi è nominato presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, confermato nel 2007 dal ministro Massimo D’Alema con il secondo Governo Prodi e nel 2011 dal ministro Giulio Terzi di Sant’Agata con il Governo Monti, fino alle sue dimissioni nel 2016. Nel 2009 è consulente del presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo per i Beni culturali, l’università e la ricerca.nÈ vice presidente della commissione per la Promozione della Cultura Italiana all’Estero del Ministero degli Esteri e membro del consiglio d’amministrazione dell’Enciclopedia Treccani. Molti gli incarichi anche in ambito economico-finanziario. È stato presidente dal 2005 al 2016 della Fondazione Banco di Sicilia, oggi Fondazione Sicilia, che è azionista di Unicredit e della Fondazione Lauro Chiazzese della ex Sicilcassa. È inoltre consigliere d’amministrazione dell’ACRI (Associazione della Casse di Risparmio Italiane e delle Fondazioni bancarie), della Fondazione con il Sud e di “Banca Sistema”, realtà volta a garantire liquidità alle imprese attraverso la gestione dei crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione.
La sua peculiare posizione di presidente e di consigliere d’amministrazione di numerosi enti, sparsi su tutto il territorio nazionale, è stata al centro di una documentata inchiesta giornalistica del quotidiano la Repubblica, da cui sono emersi “anomali” meccanismi di finanziamento di tali enti, adottati dallo stesso Puglisi grazie a risorse economiche della Fondazione Sicilia. In pratica, dalle verifiche fatte dal quotidiano sui bilanci della Fondazione presieduta dal Rettore, sarebbe risultato che l’ente presieduto da Puglisi avrebbe concesso costanti elargizioni in denaro ad altre istituzioni nelle quali lo stesso Puglisi ricopriva importanti incarichi gestionali (vicepresidenze, consigli di amministrazione). È anche presidente del Teatro Biondo di Palermo, dell’omonima fondazione, e della Società Siciliana per la Storia Patria. È presidente di Civita Sicilia.
Il Comune di Milano nel 2009 gli ha conferito la “Medaglia d’Oro di Benemerenza Civica” (Ambrogino d’oro). Nel 2010 diviene presidente del Consorzio Nettuno e consigliere d’amministrazione dell’università telematica Uninettuno. Sempre in ambito accademico, nel giugno del 2011, l’Università di Salamanca gli ha conferito una Laurea Honoris Causa in Filologia.
Puglisi è anche un noto esponente della Massoneria del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.
Nel 2015 viene messo in minoranza nel Cda della libera Università IULM, è l’inizio del suo declino, dettato oltre che dai misfatti anche dall’età anagrafica.
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Signori ma che vogliamo di più?
Oreste Grani/Leo Rugens
Una sola cosa: che le indagini della Dda continuino e ci svelino l’altra metà della verità di Archi. Il tutto per continuare a fissare nella memoria in quale clima ambientale scende Valori accompagnato dal buon Nicolò Pollari.
CONTINUA.
Fonte: qui