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giovedì 14 novembre 2019

IL CUORE È UNO DEGLI ORGANI MAGGIORMENTE IN RELAZIONE COL CERVELLO: LA FREQUENZA CARDIACA, PER ESEMPIO, CAMBIA IN BASE ALLO STATO PSICOLOGICO ED EMOZIONALE E, SECONDO UNA RICERCA AMERICANA, UN FORTE STRESS EMOTIVO FA AUMENTARE FINO A QUATTRO VOLTE IL RISCHIO DI INFARTO


I PAZIENTI DEPRESSI, DOPO UN ATTACCO CARDIACO, VANNO PIÙ FACILMENTE INCONTRO A RECIDIVA RISPETTO A…

Antonio G. Rebuzzi* per “il Messaggero”
*Direttore Cardiologia intensiva - Policlinico Gemelli - Università Cattolica Roma

menteMENTE
«Ogni affezione della mente che si manifesti con dolore o con piacere, con speranza o con paura, è la causa di una agitazione la cui influenza si estende al cuore». Con queste parole, già nel 1628 il medico inglese William Harvey, primo a descrivere il sistema cardiocircolatorio dell'uomo, chiariva lo stretto rapporto che lega mente e cuore.

cuore e mente 3CUORE E MENTE 
Questa osservazione, semplice ma profonda, sembra essersi persa nella medicina moderna. Oggi siamo bravi nel trattare le malattie, molto meno attenti nel trattare i pazienti e spesso incapaci di trattare le persone. Noi cardiologi abbiamo sviluppato eccezionali tecniche diagnostiche ed interventistiche.

cuore e mente 5CUORE E MENTE 
Utilizziamo medicine all'avanguardia, ma prestiamo poca o nulla attenzione allo stato psicologico delle persone che curiamo. Eppure proprio il cuore è uno degli organi maggiormente in relazione col cervello. La frequenza cardiaca, ad esempio, cambia in base allo stato psicologico ed emozionale.

LE INFORMAZIONI
cuore e mente 1CUORE E MENTE 
Nel cuore ci sono oltre 40.000 neuroni, e le informazioni che vengono da questi raccolte sono indirizzate al cervello innescando reazioni che si ribaltano a loro volta sul sistema cardiovascolare. Così come patologie dell'organismo quali diabete, obesità o ipertensione possono danneggiare il cuore, alla stessa maniera lo danneggiano patologie della mente o alterazioni della psiche. Ce lo ricorda il prof. Glenn N. Levine del Baylor College of Medicine di Houston (Texas) in un editoriale pubblicato sulla rivista Circulation. Come noto, uno stress molto forte ed improvviso può aumentare di tre o quattro volte il rischio di attacchi anginosi fino all'infarto in chi è predisposto.

cuore e mente 4CUORE E MENTE 
Il terremoto di Northrige, vicino Los Angeles, nel 1994 fece aumentare del 260% le morti di origine cardiaca nell'area metropolitana rispetto ai giorni precedenti. Nella sindrome di Takotsubo, altrimenti classificata come cardiomiopatia da stress, un'emozione profonda (un lutto come una separazione) induce nel cuore una disfunzione marcata, delle modifiche dell'elettrocardiogramma ed un rialzo degli enzimi cardiaci tipici dell'infarto, senza che vi sia alcuna ostruzione delle coronarie.

cuore e mente 2CUORE E MENTE 
Stesso discorso di aumento notevole del rischio cardiovascolare vale per la depressione. C'è una chiara relazione tra grado di depressione e varie patologie cardiache. Nel Multi Etnic Study of Atherosclerosis (studio di prevenzione a cura dell'American Heart Association) le persone hanno in dieci anni un rischio di sviluppare fibrillazione atriale del 34% superiore ai non depressi. Stessa storia per le malattie coronariche.

I pazienti depressi dopo un infarto vanno più facilmente incontro a recidiva rispetto a quelli non depressi. Anche il recupero dopo un intervento di by pass aorto-coronarico è più lento e con maggiori complicanze nei depressi. Va ricordato che la depressione spesso si associa a aumento del fumo ed incremento del peso, e conseguente maggiore rischio cardiaco.

cuore e mente 6CUORE E MENTE 
L'OSPEDALE
La perdita di autostima diventa un killer per le malattie coronariche. Mentre un atteggiamento ottimistico è stato in vari studi correlato a più basse percentuali di ospedalizzazioni e ridotta mortalità. Come medici, siamo perciò obbligati a tener conto non solo delle malattie, ma anche dei malati. Curare non significa solo tendere ad una assenza di malattia ma anche occuparsi del loro benessere psichico.

Fonte: qui

domenica 15 settembre 2019

LA CIA, L’AGENZIA DI SPIONAGGIO, CONVINTA CHE I RUSSI VOLESSERO CONTROLLARE LA MENTE UMANA, AFFIDARONO AL CHIMICO SIDNEY GOTTLIEB UN PROGETTO PER SOPPRIMERE IL CARATTERE DELL’INDIVIDUO CHE CREO' LSD


IL MEDICO INVESTÌ 240 MILA DOLLARI NELL’ACQUISTO DI TUTTE LE SCORTE DELLA NUOVA DROGA IMMETTENDOLA NEGLI USA E FINENDO PER ALIMENTARE INVOLONTARIAMENTE LA RIBELLIONE GENERAZIONALE DELLA CONTROCULTURA CALIFORNIANA…

Massimo Gaggi per "www.corriere.it"

sidney gottlieb 7SIDNEY GOTTLIEB 
La Seconda guerra mondiale è finita da pochi anni. L’Europa, ancora distrutta, è spaccata in due. L’Unione Sovietica, ormai potenza nucleare, fa paura. L’America continua a vivere nel terrore anche quando doma il maccartismo e mette fine alla «caccia alle streghe».

È l’alba della Guerra fredda e la Cia, convinta che gli scienziati russi stiano cercando di trasformare l’essere umano in un’arma controllando la sua mente e attribuendogli una nuova personalità, decide di giocare d’anticipo affidando a un brillante chimico, Sidney Gottlieb, un progetto che ha gli stessi obiettivi: scoprire se è possibile sopprimere il carattere di un individuo sostituendolo con un altro creato artificialmente.

lsd 9LSD 





Gottlieb, un uomo inquieto, scosso da pulsioni etiche che lo spingono a rifiutare la religione ebraica, quella della sua famiglia, per battere altre strade, dall’agnosticismo al buddismo zen, accetta di guidare un programma segreto che lo porterà a usare molti uomini come cavie (alcuni moriranno, altri impazziranno) convinto che, per quanto alto, questo sia un prezzo che vale la pena pagare per difendere la libertà dell’America e dell’Occidente.
sidney gottlieb 5SIDNEY GOTTLIEB 

Ottenuta carta bianca e molti soldi, privo di controlli, Gottlieb investe 240 mila dollari nell’acquisto di tutte le scorte di una nuova droga, l’Lsd, che trova in giro per il mondo. Può essere la materia prima per trasformare la personalità: il chimico decide di sottrarla ai russi (e alla Cina di Mao, ancora isolata ma già temuta).

Inizia, invece, a sperimentare lui l’Lsd: prima in centri di detenzione sotto controllo americano in Germania, Giappone e nelle Filippine. Serve a tenere i test lontani da occhi Usa indiscreti, ma anche a ottenere l’aiuto di medici e chimici nazisti: la Cia usa i dati degli esperimenti fatti nei campi di concentramento tedeschi e giapponesi. Anche i metodi ricordano quelli degli abissi del dottor Mengele, l’«angelo della morte»: detenuti non protetti (spie nemiche, assassini psicopatici) torturati e drogati per misurare fino a che punto può arrivare la resistenza della mente umana.
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Poi Gottlieb trasferisce, in modo meno cruento, i suoi esperimenti negli Stati Uniti: distribuisce l’Lsd a penitenziari e ospedali psichiatrici per esperimenti di varia intensità. Questa storia agghiacciante della quale rimangono poche tracce (gli archivi del programma, chiamato MK-Ultra, furono distrutti quando Gottlieb lasciò la Cia) non è inedita: alla fine degli anni Settanta il caso venne fuori durante le indagini del Congresso sulle attività clandestine dell’intelligence Usa.
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Ormai sepolto da decenni, riemerge ora nella ricostruzione di un giornalista, Stephen Kinzer, che, dopo anni di ricerche, ha appena pubblicato Poisoner in Chief (avvelenatore capo), un libro nel quale ricostruisce questa pagina tragica della storia americana.

Tragica e paradossale: il programma che la Cia aveva ideato per cercare di mettere sotto controllo l’umanità finì, invece, per alimentare involontariamente la ribellione generazionale della controcultura californiana degli anni Sessanta e Settanta: gli hippy e i tanti giovani che cercavano la libertà nella droga.

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L’Lsd di Ken Kesey, l’autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, veniva da un esperimento sponsorizzato dalla Cia. E anche la droga di Robert Hunter dei Grateful Dead o quella di Allen Ginsberg, il poeta della beat generation e dell’Lsd, arrivò, indirettamente, dai massicci acquisti dell’intelligence.

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Ormai consapevole di poter distruggere una mente, ma di non poterne creare un’altra, Gottlieb, che per i servizi segreti produsse anche veleni — regali tossici per Fidel Castro, un fazzoletto avvelenato per uccidere un colonnello iracheno, una freccia avvelenata per eliminare un leader congolese, tutti attentati falliti — si ritirò nel 1972 quando andarono via i capi della Cia che lo avevano coperto. Passò i suoi ultimi anni creando comuni dedite alle danze folk e alla pastorizia e facendo il filantropo: gestore di un lebbrosario in India e poi a fianco dei malati terminali in un hospice.

Fonte: qui